Super Seppi! Errani e Fognini sognano

Editoriali del Direttore

Super Seppi! Errani e Fognini sognano

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TENNIS ROLAND GARROS – Dalla crisi del tennis americano, che però ora punta sugli “afro”, alla crisi sentimentale Wozniacki-McIlroy, per finire a Fabio Fognini e Camila Giorgi.

PARIGI – La stampa americana piange sulla crisi del tennis nazionale, con Isner che è il solo ad avere una classifica da…americano d.o.c. (n.11 ) quando il n.2 è n.67 (Johnson, il figlio di John..più anonimo di così…), il n.3 è n.79 (Sock…traduzione calzino) e il n.4 è n.80 (Young che tanto più giovane non è) e due donne di colore uniche superstiti fra le ragazze…che per una volta non sono le Williams ma la Townsend e la Stephens (altri due cognomi banalotti…ma non è colpa loro), però forse è significativo che proprio quando non ci sono più in gara le de Williams – che tutti si attendevano l’un contro l’altra armata al terzo turno – tre dei cinque superstiti made in USA siano afroamericani. Cole Williams sarebbero stati 5 su 7.
Un fenomeno abbastanza inconsueto. Forse il segno di un cambio epocale? Certamente un pochino le due Williams hanno influito, lasciato un segno fra le giovani americane, anche se magari Stephens (che non ha un gran rapporto con Serena) e Townsend che è ancora giovanissima, magari non lo avvertono.
Il New York Times oggi è tornato sulla vicenda della dolorosa (per la Wozniacki) separazione fra il campione di golf McIlroy e la ex n.1 danese a pochi mesi dall’annunciato matrimonio. Ha colpito un po’ tutta l’opinione pubblica il fatto che l’annuncio del break sia arrivato in 3 minuti di telefonata e pochissimi giorni dopo grandi dichiarazioni d’amore. Per la Wozniacki un brutto colpo, non meno doloroso di quello che patì Flavia Pennetta che conviveva da tempo con Carlos Moya e, avendo più o meno le stesse aspettative di Caroline, subì un vero e proprio choc che si tradusse in notti insonni, pianti, perdita consistente di peso e , se non ricordo male, una dozzina abbondante di sconfitte al primo turno.

Auguro sinceramente a Carolina, come augurai a suo tempo a Flavia, di trovare la forza di reagire e magari, dopo un po’ di tempo per riprendere a respirare normalmente, imitare Flavia che un anno e mezzo dopo colse i suoi risultati migliori e raggiunse il suo best ranking. Per Caroline magari raggiungere il best ranking sarà un po’ più difficile: al massimo lo potrà eguagliare. E non è probabile.
Ma che il New York Times sia andato a rispolverare le separazioni illustri di 40 anni fa, Evert e Connors, o di 10 anni fa, Clijsters e Hewitt, intervistando anche Chris (“We both wanted to be no.1 , I had to be married to my tennis“, volevamo entrambi essere n.1 del mondo, io dovevo sposarmi con il mio tennis. Io e Jimmy girammo il mondo per due anni e mezzo ognuno inseguendo i propri obiettivi. Troppe volte io non potevo essere lì per lui, lui non poteva essere qui per me. Le emozioni erano su e giù, magari per me, magari per lui, il focus ne risentiva, non poteva funzionare”) fa capire che in una pagina del primo quotidiano al mondo (come diffusione) per metà dedicata al ko delle Williams e all’exploit della Townsend sulla francesina con il nasino all’insù, Alizee Cornet, l’attenzione ai casi del cuore, più che al gossip o a dei risultati sportivi, resta sempre interesse prioritario. Non solo mediatico. I media offrono al pubblico quel che il pubblico vuole leggere e sapere.

 

La Serbia, con i soliti tre (più il fortunato Lajovic che ha sfruttato appieno un tabellone favorevole) ha più chances degli Stati Uniti di fare strada nel torneo. Djokovic può addirittura vincerlo, come sappiamo, ma anche la Ivanovic e la Jankovic sono fra quelle che possono sognare ora che Serena e la Li Na sono andate a casa. Il destino della Jankovic potrebbe incrociarsi con quello della nostra Errani, perchè Sara che non ha perso un set stavolta con la Pfizenmayer anche se ha sofferto un po’ nel secondo set, troverà sulla sua strada l’israeliana Glushko, top 100 per un soffio (n.98) e vittoriosa sulla Flipkens.

Guai a credere che Sara la sottovaluti, guai anche ad illudersi che ammetta che trovarsi al terzo turno una Glushko è una bella cosa. Sarà per dimostrarsi politically correct nei confronti dell’avvesaria di turno, oppure perchè proprio non crede mai che una partita possa essere facile (e magari è questa la sua forza), ma Sara gioca con una delle peggior classificate qualificatesi per il terzo turno e insomma non può proprio lamentarsi.

Vincesse ritroverebbe la Jankovic, osso duro ma già…masticato e digerito al Foro Italico. Sara non guarda neppure il tabellone, noi dobbiamo farlo per informare il lettore sui possibili sviluppi e quindi vi dico che battere Glushko ed eventualmente Jankovic (o Cirstea) vorrebbe dire trovarsi nei quarti una di queste quattro: Soler Espinosa, Bertens, Petkovic, Mladenovic. Beh se non è un tabellone da sogno questo! Sara non lo guarda e non sogna, io lo guardo sogno. Pazienza se una delle prossime mattine mi sveglierò deluso.

Restando sul tennis italiano che questo giovedì ha celebrato 3 vittorie senza perdere un set, e 2 sconfitte senza vincerne uno, se mi rallegro per Seppi che arriva al terzo turno senza aver perso un set ma solo 11 games nel primo turno (Giraldo n.34) e 10 nel secondo (Monaco n.54 con un passato da top-ten) pur avendo affrontato due avversari assai tosti sulla terra rossa, mi rattrista il fatto che anche lui – come Bolelli battuto 62 63 62 – debba andare a sbattere nel muro di Valencia, David Ferrer, finalista qui l’anno scorso e probabilissimo semifinalista quest’anno. “Non ho mai fatto più di quattro games nei duelli con lui (e sono stati sei)”. Insomma per vincere dovrebbe sparargli anche se il mio suggerimento “giocargli il rovescio lungolinea” venisse seguito con tanta costanza quanto successo. In effetti Andreas se potesse giocherebbe sempre incrociato. E più si allungasse lo scambio più perderebbe terreno.

Vengo al terzo vincitore di giornata, lasciando l’amaro in fundo.
Anche Fabio Fognini ha vinto la sua seconda partita senza perdere un set. I suoi erano avversari meno difficili, ma come dicono sempre tutti i tennisti – senza tema di poter essere smentiti -tutti gli avversari bisogna batterli. Ha giocato bene Fabio e non ha mai davvero rischiato di perdere il match. Anche nel terzo set, quando è andato al tiebreak, dopo il 2-0 d’abbrivio ha subito senza perdere la calma un net fortunoso del suo avversario ma non si è scomposto come avrebbe fatto in altre occasioni e ha chiuso il tiebreak per 7-2
Riprendo qui quanto ha scritto Roberto Salerno che ha seguito il suo match punto per punto: il buon momento è continuato in conferenza stampa, quando un rilassato Fognini ha ironicamente risposto a chi gli ha chiesto un po’ ingenuamente se pensasse alla semifinalecome no? anche a vincere il torneo, tanto per quello che costano i sogni…”.

Molto concentrato sulla partita di sabato contro Monfils – che spera di giocare sullo Chatrier “un’arena molto importante e dove il pubblico si farà sentire, ma a me il pubblico contro non fa impressione” – ha ricordato i precedenti che sono “un po’ pazzi… ma d’altra parte noi due siamo dei giocatori un po’ pazzi”.
Alla fine Fabio ha tenuto a precisare che il ricordo di Roma fa ancora molto male. “Ho lavorato tanto in questo periodo e sono stati sei mesi duri, in cui ho speso molto. Anche la Coppa Davis ha portato via molta energia. Ci eravamo ripromessi di migliorare sul duro e ci siamo riusciti. Ero arrivato in Europa con buone speranze poi ci sono stati i brutti momenti di Barcellona, Madrid e soprattutto Roma. Mi dispiace quello che è accaduto, ho giocato da schifo (sic!), ma voglio che si sappia che sono il primo ad essere deluso. Giocare così male lì, in quel posto, in un torneo a cui tengo molto… Speravo mi fossero più vicini i tifosi, che mi capissero. Non è che fischiando risolvano granché. Ma la gente nn la puoi cambiare …– ha aggiunto…- Ma è andata così adesso sono contento per come sta andando questo torneo”.

Nel 2010 contro Monfils, un match giocato in due manches per l’oscurità che polarizzò l’attenzione di milioni di francesi in prime-time televisivo, Fognini colse una delle sue più belle vittorie. A Umago ci fu un bis di quel match, e fu anch’esso spettacolare.
Se Fabio riuscisse a superare l’ostacolo francese – Monfils ha sempre giocato bene qui a Parigi, il pubblico lo esalta, ma se ora non è più un top-ten ma n.24 un motivo ci sarà – non dico certo che la strada sarebbe in discesa, però avrebbe un avversario (più Garcia Lopez che Young) addomesticabile per arrivare ai quarti contro la sua vittima di Napoli in Davis, Andy Murray che però sia con Kohlschreiber prima sia con Gasquet o Verdasco dopo non farà certo una passeggiata. Ma, come dice Fognini anche se non è giusto chiedergli e forse parlare di possibile semifinale a uno che ha perso al primo turno a Barcellona, Madrid e Roma (anche se ci ha infilato nel mezzo una finale a Monaco di Baviera).

Mi sono lasciato l’amaro in fundo, anche se Bolelli deve essere già contento di essersi qualificato e di aver passato un turno guadagnando preziosi punticini per risalire.
Capitolo Camila Giorgi: si può diventare top-20, o addirittura top-10, come magari certi suoi colpi lascerebbero pensare, se poi non si ha mai un piano B, si tira sempre e comunque forte anche quando le gambe sono lontane da una palla, si pretende di vincere in una sorta di folle rischiatutto anche contro una tennista che ha vinto due Slam e finalista in un altro, che è stata n.2 del mondo?
Camila, miss Eleganza e Dolcezza, ti risponde sempre alla sua maniera, con il sorriso quasi timido, la voce sommessa, quasi irraggiungibile per timpani inadeguati nonostante il microfono. Provo a sintetizzare con minor dolcezza e brutale sintesi i suoi concetti senza virgolettarli perchè non esattamente espressi così: un punto sullo 0 a 0 o sul 40-30 lo gioco uguale, non c’è differenza. Una superficie o l’altra…è uguale, non c’è differenza, Un’avversaria o l’altra, faccio il mio gioco, non c’è differenza.
E a fine partita se gli chiedi se rimpiange qualcosa per come ha giocato dice, più o meno: “Da fuori e dopo è facile, ma ormai la partita è finita, non la si può rigiocare“. Alla famosa considerazione, spesso sentita e ripetuta…che da una sconfitta si può anche imparare e magari, la volta dopo, si può impostare un match in un modo diverso Camila non pare proprio credere.

Ma è possibile che sia davvero così, che non ci si possa aggiustare un po’ a seconda delle circostanze, di un sole in faccia, di un vento, di un’avversaria che gioca meglio incontrando le palle piatte di quelle liftate (o magari viceversa)? Per carità, Camila è arrivata a ridosso delle prime 50 del mondo – e ci entra fra una settimana – seguendo le proprie idee, e quelle di papà Sergio.
Quindi fin qui ha ragione lei anche se noi potremmo credere – e io lo credo sinceramente – che con un po’ più di acume tattico, di applicazione sulla varietà degli schemi da poter giocare a seconda delle situazioni, Camila, 22 anni, sarebbe almeno fra le prime 30 se non fra le prime 20.
Ma siccome argomentazioni del genere sono state già sollevate e scritte mille volte da più persone, se lei e il suo padre-coach non sono persuasi c’è ben poco da fare e da raccomandarsi.
C’è una cosa però, da ultimo, che non mi convince: perché se lei dice che tutti i punti sono uguali, e intende giocarli in modo uguale, le succede – come oggi a quanto ha detto lei stessa – che “ho perso i punti importanti?“.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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