Super Seppi! Errani e Fognini sognano

Editoriali del Direttore

Super Seppi! Errani e Fognini sognano

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TENNIS ROLAND GARROS – Dalla crisi del tennis americano, che però ora punta sugli “afro”, alla crisi sentimentale Wozniacki-McIlroy, per finire a Fabio Fognini e Camila Giorgi.

PARIGI – La stampa americana piange sulla crisi del tennis nazionale, con Isner che è il solo ad avere una classifica da…americano d.o.c. (n.11 ) quando il n.2 è n.67 (Johnson, il figlio di John..più anonimo di così…), il n.3 è n.79 (Sock…traduzione calzino) e il n.4 è n.80 (Young che tanto più giovane non è) e due donne di colore uniche superstiti fra le ragazze…che per una volta non sono le Williams ma la Townsend e la Stephens (altri due cognomi banalotti…ma non è colpa loro), però forse è significativo che proprio quando non ci sono più in gara le de Williams – che tutti si attendevano l’un contro l’altra armata al terzo turno – tre dei cinque superstiti made in USA siano afroamericani. Cole Williams sarebbero stati 5 su 7.
Un fenomeno abbastanza inconsueto. Forse il segno di un cambio epocale? Certamente un pochino le due Williams hanno influito, lasciato un segno fra le giovani americane, anche se magari Stephens (che non ha un gran rapporto con Serena) e Townsend che è ancora giovanissima, magari non lo avvertono.
Il New York Times oggi è tornato sulla vicenda della dolorosa (per la Wozniacki) separazione fra il campione di golf McIlroy e la ex n.1 danese a pochi mesi dall’annunciato matrimonio. Ha colpito un po’ tutta l’opinione pubblica il fatto che l’annuncio del break sia arrivato in 3 minuti di telefonata e pochissimi giorni dopo grandi dichiarazioni d’amore. Per la Wozniacki un brutto colpo, non meno doloroso di quello che patì Flavia Pennetta che conviveva da tempo con Carlos Moya e, avendo più o meno le stesse aspettative di Caroline, subì un vero e proprio choc che si tradusse in notti insonni, pianti, perdita consistente di peso e , se non ricordo male, una dozzina abbondante di sconfitte al primo turno.

Auguro sinceramente a Carolina, come augurai a suo tempo a Flavia, di trovare la forza di reagire e magari, dopo un po’ di tempo per riprendere a respirare normalmente, imitare Flavia che un anno e mezzo dopo colse i suoi risultati migliori e raggiunse il suo best ranking. Per Caroline magari raggiungere il best ranking sarà un po’ più difficile: al massimo lo potrà eguagliare. E non è probabile.
Ma che il New York Times sia andato a rispolverare le separazioni illustri di 40 anni fa, Evert e Connors, o di 10 anni fa, Clijsters e Hewitt, intervistando anche Chris (“We both wanted to be no.1 , I had to be married to my tennis“, volevamo entrambi essere n.1 del mondo, io dovevo sposarmi con il mio tennis. Io e Jimmy girammo il mondo per due anni e mezzo ognuno inseguendo i propri obiettivi. Troppe volte io non potevo essere lì per lui, lui non poteva essere qui per me. Le emozioni erano su e giù, magari per me, magari per lui, il focus ne risentiva, non poteva funzionare”) fa capire che in una pagina del primo quotidiano al mondo (come diffusione) per metà dedicata al ko delle Williams e all’exploit della Townsend sulla francesina con il nasino all’insù, Alizee Cornet, l’attenzione ai casi del cuore, più che al gossip o a dei risultati sportivi, resta sempre interesse prioritario. Non solo mediatico. I media offrono al pubblico quel che il pubblico vuole leggere e sapere.

 

La Serbia, con i soliti tre (più il fortunato Lajovic che ha sfruttato appieno un tabellone favorevole) ha più chances degli Stati Uniti di fare strada nel torneo. Djokovic può addirittura vincerlo, come sappiamo, ma anche la Ivanovic e la Jankovic sono fra quelle che possono sognare ora che Serena e la Li Na sono andate a casa. Il destino della Jankovic potrebbe incrociarsi con quello della nostra Errani, perchè Sara che non ha perso un set stavolta con la Pfizenmayer anche se ha sofferto un po’ nel secondo set, troverà sulla sua strada l’israeliana Glushko, top 100 per un soffio (n.98) e vittoriosa sulla Flipkens.

Guai a credere che Sara la sottovaluti, guai anche ad illudersi che ammetta che trovarsi al terzo turno una Glushko è una bella cosa. Sarà per dimostrarsi politically correct nei confronti dell’avvesaria di turno, oppure perchè proprio non crede mai che una partita possa essere facile (e magari è questa la sua forza), ma Sara gioca con una delle peggior classificate qualificatesi per il terzo turno e insomma non può proprio lamentarsi.

Vincesse ritroverebbe la Jankovic, osso duro ma già…masticato e digerito al Foro Italico. Sara non guarda neppure il tabellone, noi dobbiamo farlo per informare il lettore sui possibili sviluppi e quindi vi dico che battere Glushko ed eventualmente Jankovic (o Cirstea) vorrebbe dire trovarsi nei quarti una di queste quattro: Soler Espinosa, Bertens, Petkovic, Mladenovic. Beh se non è un tabellone da sogno questo! Sara non lo guarda e non sogna, io lo guardo sogno. Pazienza se una delle prossime mattine mi sveglierò deluso.

Restando sul tennis italiano che questo giovedì ha celebrato 3 vittorie senza perdere un set, e 2 sconfitte senza vincerne uno, se mi rallegro per Seppi che arriva al terzo turno senza aver perso un set ma solo 11 games nel primo turno (Giraldo n.34) e 10 nel secondo (Monaco n.54 con un passato da top-ten) pur avendo affrontato due avversari assai tosti sulla terra rossa, mi rattrista il fatto che anche lui – come Bolelli battuto 62 63 62 – debba andare a sbattere nel muro di Valencia, David Ferrer, finalista qui l’anno scorso e probabilissimo semifinalista quest’anno. “Non ho mai fatto più di quattro games nei duelli con lui (e sono stati sei)”. Insomma per vincere dovrebbe sparargli anche se il mio suggerimento “giocargli il rovescio lungolinea” venisse seguito con tanta costanza quanto successo. In effetti Andreas se potesse giocherebbe sempre incrociato. E più si allungasse lo scambio più perderebbe terreno.

Vengo al terzo vincitore di giornata, lasciando l’amaro in fundo.
Anche Fabio Fognini ha vinto la sua seconda partita senza perdere un set. I suoi erano avversari meno difficili, ma come dicono sempre tutti i tennisti – senza tema di poter essere smentiti -tutti gli avversari bisogna batterli. Ha giocato bene Fabio e non ha mai davvero rischiato di perdere il match. Anche nel terzo set, quando è andato al tiebreak, dopo il 2-0 d’abbrivio ha subito senza perdere la calma un net fortunoso del suo avversario ma non si è scomposto come avrebbe fatto in altre occasioni e ha chiuso il tiebreak per 7-2
Riprendo qui quanto ha scritto Roberto Salerno che ha seguito il suo match punto per punto: il buon momento è continuato in conferenza stampa, quando un rilassato Fognini ha ironicamente risposto a chi gli ha chiesto un po’ ingenuamente se pensasse alla semifinalecome no? anche a vincere il torneo, tanto per quello che costano i sogni…”.

Molto concentrato sulla partita di sabato contro Monfils – che spera di giocare sullo Chatrier “un’arena molto importante e dove il pubblico si farà sentire, ma a me il pubblico contro non fa impressione” – ha ricordato i precedenti che sono “un po’ pazzi… ma d’altra parte noi due siamo dei giocatori un po’ pazzi”.
Alla fine Fabio ha tenuto a precisare che il ricordo di Roma fa ancora molto male. “Ho lavorato tanto in questo periodo e sono stati sei mesi duri, in cui ho speso molto. Anche la Coppa Davis ha portato via molta energia. Ci eravamo ripromessi di migliorare sul duro e ci siamo riusciti. Ero arrivato in Europa con buone speranze poi ci sono stati i brutti momenti di Barcellona, Madrid e soprattutto Roma. Mi dispiace quello che è accaduto, ho giocato da schifo (sic!), ma voglio che si sappia che sono il primo ad essere deluso. Giocare così male lì, in quel posto, in un torneo a cui tengo molto… Speravo mi fossero più vicini i tifosi, che mi capissero. Non è che fischiando risolvano granché. Ma la gente nn la puoi cambiare …– ha aggiunto…- Ma è andata così adesso sono contento per come sta andando questo torneo”.

Nel 2010 contro Monfils, un match giocato in due manches per l’oscurità che polarizzò l’attenzione di milioni di francesi in prime-time televisivo, Fognini colse una delle sue più belle vittorie. A Umago ci fu un bis di quel match, e fu anch’esso spettacolare.
Se Fabio riuscisse a superare l’ostacolo francese – Monfils ha sempre giocato bene qui a Parigi, il pubblico lo esalta, ma se ora non è più un top-ten ma n.24 un motivo ci sarà – non dico certo che la strada sarebbe in discesa, però avrebbe un avversario (più Garcia Lopez che Young) addomesticabile per arrivare ai quarti contro la sua vittima di Napoli in Davis, Andy Murray che però sia con Kohlschreiber prima sia con Gasquet o Verdasco dopo non farà certo una passeggiata. Ma, come dice Fognini anche se non è giusto chiedergli e forse parlare di possibile semifinale a uno che ha perso al primo turno a Barcellona, Madrid e Roma (anche se ci ha infilato nel mezzo una finale a Monaco di Baviera).

Mi sono lasciato l’amaro in fundo, anche se Bolelli deve essere già contento di essersi qualificato e di aver passato un turno guadagnando preziosi punticini per risalire.
Capitolo Camila Giorgi: si può diventare top-20, o addirittura top-10, come magari certi suoi colpi lascerebbero pensare, se poi non si ha mai un piano B, si tira sempre e comunque forte anche quando le gambe sono lontane da una palla, si pretende di vincere in una sorta di folle rischiatutto anche contro una tennista che ha vinto due Slam e finalista in un altro, che è stata n.2 del mondo?
Camila, miss Eleganza e Dolcezza, ti risponde sempre alla sua maniera, con il sorriso quasi timido, la voce sommessa, quasi irraggiungibile per timpani inadeguati nonostante il microfono. Provo a sintetizzare con minor dolcezza e brutale sintesi i suoi concetti senza virgolettarli perchè non esattamente espressi così: un punto sullo 0 a 0 o sul 40-30 lo gioco uguale, non c’è differenza. Una superficie o l’altra…è uguale, non c’è differenza, Un’avversaria o l’altra, faccio il mio gioco, non c’è differenza.
E a fine partita se gli chiedi se rimpiange qualcosa per come ha giocato dice, più o meno: “Da fuori e dopo è facile, ma ormai la partita è finita, non la si può rigiocare“. Alla famosa considerazione, spesso sentita e ripetuta…che da una sconfitta si può anche imparare e magari, la volta dopo, si può impostare un match in un modo diverso Camila non pare proprio credere.

Ma è possibile che sia davvero così, che non ci si possa aggiustare un po’ a seconda delle circostanze, di un sole in faccia, di un vento, di un’avversaria che gioca meglio incontrando le palle piatte di quelle liftate (o magari viceversa)? Per carità, Camila è arrivata a ridosso delle prime 50 del mondo – e ci entra fra una settimana – seguendo le proprie idee, e quelle di papà Sergio.
Quindi fin qui ha ragione lei anche se noi potremmo credere – e io lo credo sinceramente – che con un po’ più di acume tattico, di applicazione sulla varietà degli schemi da poter giocare a seconda delle situazioni, Camila, 22 anni, sarebbe almeno fra le prime 30 se non fra le prime 20.
Ma siccome argomentazioni del genere sono state già sollevate e scritte mille volte da più persone, se lei e il suo padre-coach non sono persuasi c’è ben poco da fare e da raccomandarsi.
C’è una cosa però, da ultimo, che non mi convince: perché se lei dice che tutti i punti sono uguali, e intende giocarli in modo uguale, le succede – come oggi a quanto ha detto lei stessa – che “ho perso i punti importanti?“.

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Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

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Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

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I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

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Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


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Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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