Wimbledon, Federer: le otto finali, prima della nona

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Wimbledon, Federer: le otto finali, prima della nona

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TENNIS WIMBLEDON – Il fuoriclasse svizzero giocherà tra poche ore la sua nona finale di Wimbledon della carriera. Andiamo a rivivere tutte le otto precedenti nelle quali 7 volte è uscito vincitore.

La nona finale per l’ottavo titolo, un altro dei tanti record di Federer. E se Roger dovesse vincere, Pete Sampras e William Renshaw verrebbero staccati consentendogli di diventare definitivamente l’unico vero Re di Wimbledon.

Che i prati di Londra siano la seconda casa per Federer lo si sa da tempo, e non è affatto un caso che le tre finali più importanti degli ultimi due anni di carriera il rossocrociato le abbia raggiunte qui: due nel 2012, tra Wimbledon e Olimpiadi, una poche ore fa battendo Raonic.

 

9 match per il titolo su 12 partecipazioni dal 2003 a oggi, in partite che sempre o quasi hanno regalato grandi emozioni. Ecco qui il ricordo delle otto finali che hanno preceduto quella del 2014, tappe fondamentali nella carriera di Federer e probabilmente della storia del tennis.

 

2003 – Roger Federer d. Mark Philippoussis 7-6 6-2 7-6

Il “predestinato” che aveva sconfitto Sampras nel 2001 non ha ancora mantenuto le attese, ma nel 2003 indovina il torneo giusto: un solo set lasciato per strada (contro Mardy Fish al terzo turno), le teste di serie Schalken e Roddick demolite nei quarti e in semifinale e l’occasione di aggiudicarsi il suo primo titolo contro un avversario come lui giovane e potente ma decisamente alla portata.

Di là dalla rete c’è infatti un altro predestinato (o almeno sembrerebbe), quel Mark Philippoussis che ha sorpreso tutti battendo Agassi negli ottavi e che dopo essere sopravvissuto alla furia del tedesco Popp (sconfitto 8-6 al quinto) è arrivato in scioltezza alla finale.

Una battaglia di servizi (88% dei punti con la prima per Roger che scaglia anche 21 ace) di cui Federer viene a capo con un risultato “isoscele”, per dirla alla Tommasi, risultando ingiocabile alla battuta: nessuna palla break concessa, contro le cinque dell’australiano, di cui due trasformate da Roger nel secondo set. La chiave dell’incontro è il tie-break del primo set e soprattutto lo scambio di 15 colpi (bellissimo e rarissimo in un match ancora improntato sul serve&volley) che sul 2-2 consegna a Federer il vantaggio, numerico e psicologico, con un dritto lungo linea da antologia. Il suo avversario sbaglierà poi due dritti di centimetri e commetterà un doppio fallo sanguinoso sul 5-4 finendo per perdere il tie 7-5. Nel secondo Federer controlla breakkando due volte l’avversario, mentre nel terzo parziale Roger deve sempre rincorrere, ma non trema nei propri turni di servizio e chiude al primo match point grazie alla risposta sul nastro di Philippoussis. È il primo di 17 slam e di 7 Wimbledon.

 

2004 – Roger Federer d. Andy Roddick 4-6 7-5 7-6 6-4

La prima di tante finali di Wimbledon in cui si incontreranno le teste di serie n. 1 e n. 2. Andy Roddick, campione in carica dello Us Open ed ex numero 1 del ranking scalzato proprio da Federer in febbraio dopo l’Australian Open, raggiunge la finale spazzando via gli avversari a suon di ace e dritti vincenti e soprattutto di tie-break vinti, ben 5 su 5 fino al match con Federer. L’unico tie-break perso gli costerà il torneo, ed è quello del terzo set in una finale equilibratissima.

Anche Federer è in forma, concede un solo set a Hewitt nei quarti e per il resto mantiene la velocità di crociera. Parte però contratto, Roddick lo breakka subito al terzo gioco e mantiene il vantaggio fino a fine set, continuando a martellare anche nel secondo senza farsi scoraggiare dal  doppio break subito in apertura, recuperando dal 4-0 Federer al 4-4. Roddick però non completa la rimonta, sul 6-5 lo svizzero si procura un’altra palla break che è anche set point e si inventa un passante di dritto pazzesco.

Roddick ha le sue chance anche nel terzo, va avanti di un break ma si fa recuperare con due attacchi sciagurati. Nel tie-break Federer sfodera il suo miglior tennis (notevoli soprattutto due passanti di rovescio, uno chiude il parziale) e nel quarto set aspetta il fatidico settimo gioco per strappare la battuta all’avversario e chiudere la pratica con un rovescio lungolinea e un ace.

 

2005 – Roger Federer d. Andy Roddick 6-2 7-6 6-4

Torneo dominante per Federer, che dagli ottavi in poi non lascia più nulla agli avversari. Nemmeno a Roddick, che invece ha fatto molta più fatica a raggiungere l’atto finale venendo a capo del lucky loser Bracciali e dello specialista Grosjean solo al quinto set e di Johansson in semifinale grazie a due tie-break, nel terzo e nel quarto set, tiratissimi.

Roger però non ha ottenuto nel 2005 i risultati dell’anno precedente, e sia in Australia che al Roland Garros ha perso in semifinale. Ci si aspetta quindi un epilogo equilibrato, sulla falsariga di quello del 2004.

Si gioca molto più dal fondo rispetto alle ultime edizioni, ma sono tre passanti strepitosi (e un dritto fuori di Roddick) a consegnare il primo break del match a Federer. L’americano non gioca al suo livello, Federer invece è concentratissimo: solo 12 errori non forzati a fronte di 49 vincenti.

A-Rod ha una piccola occasione, quando toglie il servizio all’avversario nel terzo gioco del secondo set, ma restituisce quasi subito il vantaggio e si ritrova anche ad annullare un set point sul 5-4 Federer. Il tie-break è senza storia, Roger lo vince in scioltezza e breakka Andy in apertura di terzo parziale, andando a chiudere senza altri patemi con un servizio vincente per il terzo Wimbledon consecutivo.

 

2006 – Roger Federer d. Rafael Nadal 6-0 7-6 6-7 6-3

Nadal ha sconfitto per la seconda volta consecutiva Federer al Roland Garros, nell’occasione in finale. Ma Wimbledon è un’altra storia. Il Re svizzero è un carro armato per tutto il torneo: non perde set fino alla finale, e dei 18 parziali giocati soltanto uno (il secondo vinto al tie-break con Mahut al terzo turno) termina oltre il 6-4.

Nadal invece va sotto 2-0 col qualificato Kendrick al secondo turno: ma si salva e di lì in poi non perde nemmeno un set.

Il divario tra i due sull’erba appare da subito abissale: 6-0 Federer in una manciata di minuti per un primo set che sembra il prologo a una mattanza.

Nadal però inizia a tessere la sua trama difensiva, quando può attacca e Federer inizia a sbagliare (32 unforced alla fine). Nel secondo parziale lo spagnolo va a condurre 2-0, si fa recuperare ma ottiene il jeu decisif nel quale annulla due set point (uno con una pregevolissima stop volley) prima di cedere al dritto del campione di Basilea. Due set a zero Federer e pratica archiviata? Nemmeno per sogno: ancora una volta Nadal riesce a issarsi al tie-break e lo domina. Ecco che allora Federer torna a salire in cattedra, ottiene due break, se ne fa recuperare uno al momento di servire per il torneo sul 5-1 ma sul 5-3 non fallisce il quarto alloro consecutivo grazie allo slice out di Nadal.

 

2007 Roger Federer d. Rafael Nadal 7-6 4-6 7-6 2-6 6-2

Per la prima volta la storia bussa alla porta di Federer, e Roger sente la pressione: può vincere cinque Wimbledon consecutivi, come solo Borg prima di lui nell’era open.

Il cammino dello svizzero è abbastanza semplice, anche grazie al walkover di Haas in ottavi e all’inconsistenza di Gasquet in semifinale. Nadal ha un percorso molto più difficile, come al solito va in difficoltà nella prima settimana ma si salva vincendo 7-5 al quinto con Soderling al terzo turno e recuperando due set di svantaggio a Youzhni in ottavi. Nei quarti ridicolizza Berdych, in semifinale va sotto 1-0 con Djokovic, recupera e poi beneficia del ritiro del serbo.

È di nuovo Federer-Nadal, in un centrale tutto “aperto” per i lavori in corso riguardanti il tetto. La finale più bella tra i due assieme a quella dell’anno successivo, con continui capovolgimenti di fronte, scambi pazzeschi, tocchi di fino.

Nadal strappa il servizio a Federer una volta in più, 4 contro 3, ma perde i tie-break del primo e del terzo set e soprattutto non converte le palle break che avrebbero potuto dare un epilogo diverso alla partita, sull’1-1 e sul 2-2 del quinto set. Federer riemerge dalle difficoltà da campione e sfrutta la sua, di occasione, quando in vantaggio 3-2 e sul 15-40 servizio Nadal inverte l’inerzia dello scambio e chiude con un dritto lungolinea pennellato. Il match finisce lì e Nadal cederà anche il turno finale di battuta con Federer pronto a chiudere lo smash del 6-2. Borg è raggiunto.

 

2008 Rafael Nadal d. Roger Federer 6-4 6-4 6-7 6-7 9-7

Una finale epica, una delle più belle della storia del torneo e del tennis che consegna il trono di Wimbledon a Nadal sul far della sera e dopo svariate interruzioni, contro un Federer certamente non al meglio della sua forma ma tenace nel rimanere attaccato a un match che avrebbe potuto perdere molto prima senza alcune invenzioni di puro genio.

Roger è appena stato umiliato in finale al Roland Garros, ma il tabellone di Wimbledon e i suoi prati preferiti lo aiutano: raggiunge la finale senza perdere set e non incontrando alcun top -20.

Nadal però è in stato di grazia, beneficia anch’egli di un tabellone non troppo ostico e arriva in finale perdendo un solo set, contro Gulbis.

La finale inizia subito in salita per lo svizzero, che perde la battuta nel terzo gioco e non la riconquista più: per la seconda volta in carriera va sotto di un set in finale a Wimbledon. Ma se Roddick nel 2004 gli aveva consentito di rientrare, Nadal non è dello stesso avviso: Federer ottiene in apertura di secondo parziale l’unico break della sua partita, ma dal 4-2 si spegne di fronte ai dritti terrificanti dello spagnolo che indovina un parziale di 4-0 andando avanti due set a zero.

Il Re però non vuole abdicare, tiene con tenacia i suoi turni di battuta in tutto il terzo e quarto set, si issa al tie-break vincendo bene quello del terzo e compiendo un autentico capolavoro in quello del quarto, quando prima va sotto 5-2 per recuperare fino al 6-5 in suo favore a suon di dritti, poi si ritrova sotto prima 7-6 e poi 8-7: il primo championship point è annullato con un servizio vincente, il secondo con un passante di rovescio lungolinea passato alla storia.

La partita viene interrotta per pioggia sul 2-2 40-40 del quinto set, quando Roger sembra averne invertito l’inerzia. Al rientro in campo lo svizzero piazza due ace per portarsi 3-2, ma Nadal è un mostro di fisicità e concentrazione: serve tre volte per rimanere nel match, strappa il servizio a Federer sul 7-7, trema ancora quando deve chiudere ma al quarto match point detronizza il Re e vince il suo primo Wimbledon.

 

2009 Roger Federer d. Andy Roddick 5-7 7-6 7-6 3-6 16-14

Settima finale in sette anni per Federer, che ormai è nella leggenda nel tennis.

Un Federer che ha appena raggiunto Sampras nel record più ambito, quello di major vinti, e ha completato, finalmente, il career grand slam vincendo a Parigi dopo l’impronosticabile sconfitta di Nadal contro Soderling.

Si presenta a Wimbledon tranquillo di poter staccare Sampras, anche perché lo spagnolo non c’è. Il cammino sino alla finale è abbastanza agevole, ma nell’atto conclusivo di là dalla rete c’è una vecchia conoscenza: Andy Roddick, che dopo alcune stagioni non all’altezza della sua fama, sembra essere tornato quello di qualche anno prima.

E se ne accorge presto Federer, che si vede scivolar via di mano il primo set quando, servendo sul 6-5, commette un paio di errori banali che consegnano il parziale ad A-Rod.

Sembra che l’americano possa finalmente involarsi al suo primo successo sui prati londinesi quando sul 6-2 del tie-break del secondo set qualcosa si inceppa. Roger ci mette del suo, ma la volèe di rovescio sbagliata da Roddick a campo aperto sul 6-5 grida ancora vendetta.

Federer ringrazia, si porta sul 2-1 nel computo dei set grazie a un altro tie-break ma non ha evidentemente capito di trovarsi di fronte a un Roddick diverso, che lo breakka ancora sul 2-1 del quarto set e va a vincere 6-3.

Il quinto set è una battaglia di nervi: Federer si aggrappa al servizio più di Roddick (50 ace a 27 il computo finale), mentre l’americano è bravo a mantenere la calma quando si trova a servire per restare nel match per ben 10 volte consecutive. L’undicesima però gli è fatale: sul 15-14 Federer l’americano prima sbaglia un dritto d’approccio, poi ne stecca un altro sul rovescio profondo di Roger, consegnando il primo break della partita e l’incontro al suo rivale di sempre.

“So come ci si sente a perdere così” dirà Federer all’avversario, alludendo all’anno precedente. “Sì, ma quando hai perso tu ne avevi già vinti cinque”, sarà la risposta dal sorriso amaro di Roddick, alla terza finale persa contro lo stesso avversario.

Con questo successo Federer si assicura il primato slam (15) e consolida anche altri due record: la finale più lunga rimane quella con Nadal dell’anno prima, quella del 2009 diventa prima in classifica per numero di game giocati (ben 77).

 

2012 Roger Federer d. Andy Murray 4-6 7-5 6-3 6-4

Federer non vince un major dall’Australian Open 2010. Da allora in 9 slam ha conquistato una sola finale. E quando al terzo turno va sotto di due set con Benneteau, bloccato da problemi alla schiena che lo infastidiranno fino ai quarti, sembra che nemmeno l’erba di Londra possa aiutarlo a riemergere. Contro il francese si trova più volte a due punti dal baratro, ma se ne cava fuori, giocando con intelligenza gli ottavi con Malisse e impressionando nei quarti con Youzhny e in una semifinale di tutta concretezza con Djokovic, numero 1 del mondo.

Di là dalla rete un britannico: Andy Murray è finalmente approdato in finale, dopo un percorso molto sofferto ma esaltante.

Di nuovo in palio la storia: Murray può essere il primo britannico dai tempi di Fred Perry a vincere Wimbledon, Federer può raggiungere Sampras e Renshaw a quota 7 championship vinti.

Per la terza finale consecutiva Federer inizia perdendo il primo set, lasciato per strada dopo aver recuperato il break iniziale a causa di un altro guizzo di Murray sul 4-4. Nel secondo parziale l’equilibrio regna sovrano ma avanti 6-5 e sotto 30-0 sul servizio del britannico Federer va a giocare in un posto che Murray non conosce, citando Agassi. Il primo 15 arriva dopo una smorzata al bacio, ma sono la palla del 30-40 e quella che chiude il set a estasiare il pubblico. Prima una demi volèe dal coefficiente di difficoltà elevatissimo, poi una stop volley di rovescio dopo un attacco in controtempo micidiale. Lì gira il match.

Sull1-1 inizia a cadere la pioggia, il gioco si interrompe ma questa volta si sa che l’interruzione sarà unica: si copre il Centre Court col tetto e Roger inizia a disegnare il campo, l’attesa è solo per capire quando Murray capitolerà. Sul 5-4 del quarto set il passante di dritto di Murray termina in corridoio e Federer si può sdraiare sui prati di Wimbledon.

Per la settima e ultima volta, almeno fino a oggi.

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ATP

Australian Open, il padre di Djokovic: “Sotto questi ricatti è probabile che Novak non giochi”

Intervistato da un programma televisivo in Serbia, Srdjan spiega: “Novak vorrebbe giocare, ma è suo diritto dire o non dire se si è vaccinato”

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Novak Djokovic - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

“È improbabile che Novak Djokovic giochi l’Australian Open se le condizioni sono queste”. Ad affermarlo è Srdjan Djokovic, il padre del numero uno del mondo, durante un’intervista in Serbia, a TV Prva. Come noto, il primo Slam dell’anno ha imposto la vaccinazione obbligatoria per i giocatori che vorranno prendere parte al torneo, mentre Novak, nove volte campione del torneo, non ha mai detto ufficialmente se si sia vaccinato o meno (e ciò fa pensare, ovviamente, che abbia rifiutato di sottoporsi all’immunizzazione).

Mentre il figlio Novak è impegnato in Coppa Davis, Srdjan interviene sul tema e lo fa senza mezzi termini: “L’essere vaccinati o meno risponde a un diritto personale di ogni individuo. Nessuno può violare la privacy del singolo perché ognuno ha il diritto di decidere per la propria salute. Se Novak si è vaccinato o meno è un argomento che riguarda esclusivamente lui: non lo so e anche se lo sapessi non lo direi pubblicamente. Non credo che lo rivelerà, e sotto questi ricatti probabilmente non giocherà l’Australian Open. Inoltre non è chiaro il perché vaccini come quello russo e quello cinese non siano ritenuti validi secondo i criteri dell’Australia”.

Djokovic senior rincara la dose, facendo capire quale sia al momento la linea di pensiero del numero uno del mondo: “È imbarazzante il fatto che ci sia qualcuno che possa prendersi il diritto di escludere dal torneo il nove volte campione dell’Australian Open. Novak vorrebbe competere, ma se giocherà o meno dipenderà dalla posizione delle autorità e degli organizzatori”.

 

Djokovic, a proposito della questione, è stato evasivo durante una conferenza stampa alle ATP Finals di Torino, trincerandosi dietro un “aspettiamo e vedremo quello che succede”. Se Djokovic saltasse l’Australian Open, oltre a rinunciare alla possibilità di rincorrere quel Grande Slam saltato nel 2021 solo per la sconfitta in finale allo US Open, perderebbe la chance di arrivare a 21 Slam vinti, superando Roger Federer e Rafael Nadal nella classifica dei giocatori con più titoli di sempre (Rafa dovrebbe essere regolarmente in campo a Melbourne e potrebbe quindi cercare a sua volta di staccare i rivali). Djokovic ha sempre giocato a Melbourne Park sin dal 2005.

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Editoriali del Direttore

Perché potremmo chiamarla ancora Coppa Davis…

Panatta, Pietrangeli, Bertolucci, Barazzutti che polemizza con la FIT, sono tutti d’accordo, però non è tutto da buttare. Esempio gli outsider Gojo, Piros, Machac, Quiroz, Mejia, Rodionov che impegnano le star. I soldi, i diritti tv, va tutto bene così?

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’amico e collega Angelo Carotenuto sulla sua quotidiana newsletter lo slalom.it, il meglio del racconto sportivo, osserva quel che vedrete in fondo a questo mini-articolo. E io gli rubo il titolo! Carotenuto  lo fa in questi giorni in cui Nicola Pietrangeli dice in un’intervista esclusiva che “Lattuale Coppa Davis è un obbrobrio, il signor Dwight Davis si rivolta nella tomba e poi in giorni in cui Paolo Bertolucci proclama “Non chiamatela più Coppa Davis, questa è un’altra cosa“, in cui Adriano Panatta dice: “Magari il match della scorsa notte con la Colombia si fosse giocato a Bogotà!, qua a Torino di guardare Croazia-Ungheria non frega nulla a nessuno”, in cui Corrado Barazzutti dice: “Ormai comandano i soldi, e pure le tv…” prima di lanciare una terribile stilettata alla FIT dopo 20 anni da capitano di Coppa Davis, ma un triste epilogo che ha visto intervenire gli avvocati di Fit e dell’ex capitano non riconfermato…a mezzo stampa (Corrado lo ha saputo dai giornali…dopo essere andato a braccetto con Binaghi per un ventennio)  in favore di Filippo Volandri: “La Coppa Davis ha cambiato formula grazie anche al voto della FIT”.

Barazzutti dice il vero, stavolta. Infatti è stato Giancarlo Baccini a procurare voti quasi certamente decisivi alla riforma che ha stravolto la tradizionale Davis Cup, visto il modesto margine con cui prevalse la cordata favorevole alla riforma propugnata dal presidente americano ITF David Haggerty. Baccini è un vecchio giornalista, ex barricadiero di sinistra, che per buona sorte della nostra unica gloria italica in Davis non fece proseliti quando gridava in coro in prima fila e in mezzo ai manifestanti del 1976 slogan simili a questo: “No, nessuna volee con il boia Pinochet!“.

Fosse stato per lui, oggi ahinoi consigliere FIT e “consigliori” del presidente dopo aver avuto tutta una serie di rapporti professionali di vario tipo con la Federtennis, non avremmo vinto neppure quell’unica leggendaria Coppa Davis cui Domenico Procacci darà grande lustro con la sua docuserie (ne ho visto un primo spezzone e mi è piaciuto moltissimo, ho riso e pianto a vederlo…avrà sicuro grande successo). Baccini si recò a Orlando nell’agosto del 2018 all’assemblea ITF durante la quale si doveva votare la riforma della Davis, e ci andò con un preciso mandato, quello di negoziare anche i futuri diritti tv per la Coppa Davis. Ovviamente per garantirli a Supertennis di cui era il responsabile. Prima il business, poi il tennis. 

 

Infatti soltanto poche ore dopo il voto che sancì l’approvazione di questo nuovo formato la FIT diramò un comunicato stampa nel quale si annunciava l’esito della votazione e, contestualmente, l’assegnazione dei diritti delle Finali di Coppa Davis a SuperTennis. Baccini votò sì, quindi, come ha ricordato Barazzutti che da capitano di Coppa Davis era bene al corrente, all’epoca, delle vicende che la riguardavano.E oggi possiamo constatare che Supertennis ha i diritti esclusivi sulla Coppa Davis. Non li ha la RAI nè Mediaset che trasmettono in chiaro, non li hanno Sky e  Eurosport che trasmettono a solo abbonati in pay, ma almeno hanno numeri importanti. Va bene così per la massima diffusione del tennis?

Chi li vorrà, soprattutto se l’Italia della Davis si dimostrerà forte come pensiamo tutti e in grado di vincerla o anche solo di raggiungere semifinali e finali nei prossimi 5,6 anni, dovrà pagarli cari. La FIT agisce da tempo come un’azienda commerciale. E anche media, in concorrenza con giornali, siti, tv. E magari è pure giusto, per certi versi. Solo che non si dovrebbe esagerare. A dire il vero, se per il calcio c’è l’obbligo – interesse nazionale? – di far vedere sul massimo canale pubblico e di Stato (in chiaro come lo è anche Supertennis, ma con un’audience ben diversa) le competizioni internazionali della nazionale azzurra, non si capisce bene perchè la cosa non debba valere anche per il tennis. Forse perchè finora eravamo sport minore, vincevamo troppo poco per essere interessanti agli occhi dell’opinione pubblica.

Ma se la squadra del suo fortunato capitano Volandri (che ha i suoi meriti per aver avvicinato anche i team privati e i loro coach al clan FIT che per anni li osteggiava), con Sinner, Sonego, Fognini, Musetti e Bolelli – e in un prossimo futuro che si spera non sia davvero a Abu Dhabi – dovesse arrivare in semifinale a Madrid (e con la Croazia siamo favoriti) perchè la RAI o Mediaset non dovrebbero poter trasmettere quell’evento? Che interesse può avere la FIT (salvo i soldi eh…) che ha il compito istituzionale di promuovere il tennis, di nascondere quell’evento a una Rai (o Mediaset) che trasmettono in chiaro consentendone la programmazione soltanto su Supertennis che ha un’audience modestissima, quasi insignificante (sebbene vada riconosciuto che svolge un eccellente lavoro)?

Vedremo insieme gli sviluppi di queste vicende, sperando che chi accenna spesso all’onestà intellettuale di certe prese di posizioni e conseguenti decisioni, la mostri anche in queste situazioni. E qui chiudo riportando fra virgolette quanto scritto, con la consueta originalità di pensiero, da Angelo Carotenuto già domenica mattina sulla sua newsletter:      

“A proposito di passato e di tradizioni. In tre giorni di Coppa è già successo che il ceko Machac, numero 143 al mondo, abbia battuto contro pronostico il francese Gasquet. Il croato Gojo (276 al mondo) ha vinto contro l’australiano Popyrin che è 61. L’ungherese Zsombor Piros, 282 del mondo, ha messo sotto un altro australiano meglio piazzato di lui in classifica, John Millman. E come Sonego contro Mejia, anche il russo Rublev ha sofferto contro l’ecuadoriano Roberto Quiroz, numero 291 al mondo. La Serbia ha perso con la Germania pur avendo Djokovic. Forse possiamo ancora chiamarla Coppa Davis”.Dopo di che nella giornata di domenica, a confortare la tesi espressa da Carotenuto, Galan 111 Atp ha battuto Isner n.24, Tiafoe n.38 ha dovuto cancellare matchpoint a Mejia n.275 del mondo, Rodionov ha battuto Koepfer 85 posti davanti a lui, Piros ha superato Cilic n.30 del mondo e prossimo avversario di Sinner oggi, Lopez ha sconfitto nientemeno che Rublev a dispetto della sua veneranda età. Beh quando si diceva che in Coppa Davis altri fattori, ben diversi dal ranking ATP,  subentravano per dar corpo a un risultato…anche con questo nuovo formato non mi pare che le cose siano cambiate un granchè.”

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Coppa Davis

Coppa Davis, il Kazakistan batte il Canada e vola ai quarti di finale

Kukushkin trionfa dopo una battaglia di quasi tre ore contro Schnur. Bublik regola in due set Pospisil. Per i kazaki ai quarti una delle due migliori seconde.

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Mikhail Kukushkin - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Diego Souto / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Kazakistan – Canada 3-0

Alla Madrid Arena, il Kazakistan ha conquistato con sofferenza i due singolari e si è aggiudicato il tie che vale il primo posto nel Gruppo B e l’accesso ai quarti di finale della Coppa Davis contro una delle due migliori seconde classificate.

Dopo la pessima prestazione contro la Svezia, il capitano canadese Dancevic ha sostituito Diez con il ventiseienne Schnur mentre Schukin ha confermato Kukushkin, nonostante gli scarsi risultati del 2021 e la sconfitta con Elias Ymer.

 

M. Kukushkin b. B. Schnur 6-3 6-7(5) 7-5

Ottimo impatto con il match per Kukushkin, mentre inizio subito complicato per il canadese. Nel quarto game, Schnur ha dovuto fronteggiare la prima palla break. Il rovescio, più croce che delizia per il canadese, affondato a rete dal canadese ha regalato il 3-1 Kazakistan. Schnur ha avuto subito l’occasione di piazzare il controbreak ma una gran prima ad uscire del kazako ha annullato la palla break. Kukushkin non sembra soffrire le caratteristiche dell’avversario con Schnur che non sembra avere le armi per impensierire il kazako.

Kukushkin, in totale controllo, ha tenuto a zero per la terza volta il servizio e ha messo le mani su un primo parziale, chiuso con l’86% di punti vinti con la prima. 12 vincenti a fronte di soli 6 gratuiti per il kazako, saldo negativo (3 vincenti e 14 gratuiti) per il canadese.

Nel secondo parziale, Kukushkin ha iniziato tenendo un turno di battuta tutt’altro che agevole, ma Schnur non è stato bravo ad approfittarne del calo del kazako. Nel terzo game, un fallo di piede chiamato a Schnur ha fatto disunire il canadese, che con un doppio fallo ha offerto una palla break all’avversario. Il canadese è riuscito ad annullarla con un bel rovescio lungolinea. Il game di sofferenza è continuato per Schnur, che è riuscito a salvare altre due palle break, portando a casa il turno al servizio senza mai perdere la lucidità.

Schnur è salito di livello rispondo con maggiore continuità e aumentando la sua presenza a rete. Nel dodicesimo game Kukushkin ha l’occasione di mettere in cassaforte la sfida. Schnur si è salvato sulla prima palla break, ma il dritto a rete affondato dal canadese hanno offerto l’occasione a Kukushkin di servire per il match.

Da quel momento inizia lo psicodramma di Kukushkin. Due match point per il kazako, che però si irrigidisce. Spreca il primo con diritto out, poi una seconda morbidissima è diventata terreno fertile per Schnur che ha punito il kazako con un rovescio lungolinea. Kukushkin ha avuto una terza opportunità ma il dritto va ancora una volta lungo. Il rovescio di Schnur è salito di livello e con una risposta di rovescio ha piazzato il controbreak.

Kukushkin è in confusione. Schnur si è issato sul 6-3 conquistando tre palle set. Kukushkin ha annullato le due palle set ma alla terza ha affondato il dritto a rete sulla prima esterna di Schnur.

Si val terzo. Kukushkin si è trovato subito sotto 40-0. Ha annullato le tre palle break grazie al servizio e agli attacchi poco mirati di Schnur, ma il kazako ha continuato ad essere sempre più sfiduciato e un rovescio in manovra che finisce malamente largo ha regalato il break in apertura al Canada. Continuano le montagne russe in questo match, con il canadese che pasticcia al servizio regalando tre palle del contro break al kazako. Schnur ha annullato la prima ma con un doppio fallo ha regalato il gioco a Kukushkin.

Il canadese ha verticalizzato molto di più il gioco, situazione che il kazako non gli aveva permesso di sviluppare nel primo set. La stanchezza affiora e dopo i primi quattro game durati quasi trenta minuti, i game di servizio scorrono più velocemente. Si arriva al dodicesimo game con Schnur che non ha retto la pressione e con due errori ha regalato il match al kazako dopo due ore e 53 minuti.

A. Bublik b. V. Pospisil 6-2 7-6(6)

Inizio solido dei due giocatori al servizio. Pospisil va in difficoltà nel quinto game. Pospisil ha commesso due errori gravissimi a rete, prima una volée finita lungo e poi uno smash affondato a rete ed è break per il Kazakistan. Pospisil ha perso solidità ed è arrivata subito una palla del doppio break per Bublik grazie a una demi-volée non riuscita del canadese. Pospisil si è salvato affidandosi al servizio con un ottima prima a 201 km/h. Quando si entra nello scambio, Bublik ne ha di più. Pospisil affonda il diritto a rete e poco dopo un passante lungolinea di rovescio di Bublik è valso il 5-2 Kazakistan.

Un game con tre ace, di cui uno di seconda, e una seconda vincente hanno messo il sigillo sul set. 6-2 Kazakistan in ventisei minuti. Set chiuso con l’89% di punti con la prima per Bublik.

Nel secondo set, Pospisil ha concesso subito due palle break. A supporto del canadese è giunto il servizio, con due ace che tolgono le castagne dal fuoco. Il canadese offre altre due occasioni a Bublik per conquistare il break, ma il rovescio del kazako lo tradisce. Primo passaggio a vuoto sul suo servizio per Bublik, che ha offerto la possibilità a Pospisil di riaprire il match. La combinazione servizio dritto ha salvato il kazako. Il mix tra genio e sregolatezza che caratterizza Bublik lo si vede nell’ottavo game con il kazako che prova un servizio da sotto che non beffa Pospisil che punisce Bublik con la palla corta.

Il diritto ha abbondato Pospisil. Il colpo gli scappa via e ha regalato due palle break a Bublik. La prima è stata annullata a rete dal canadese, la seconda da un servizio potente. Il canadese ha aumentato il livello del suo servizio, tirando su un game pieno di difficoltà. L’equilibrio ha continuato a regnare fino al tie-break. Bublik si è portato avanti di un minibreak dopo la volée alta sbagliata da Pospisil. Il doppio fallo del kazako ha riaperto la contesa. Pospisil si è issato sino al 6-4 ma non è riuscito a concretizzare le due palle set. Prima vincente del kazako e una palla corta di Bublik hanno portato il tie-break nuovamente in equilibrio. Pospisil ha perso completamente la misura del campo col dritto e ha offerto la prima palla match a Bublik, che con un ace di seconda ha sigillato il match in cinquantanove minuti.

A. Golubev/ A. Nedovyesov b. B. Schnur/ P. Polansky 6-4 6-7 (6) 6-1

Dopo i due match di singolare,è andato in scena l’ininfluente doppio che ha visto di fronte la coppia kazaka Golubev/ Nedovyesov e quella canadese Schnur/Polansky. Il primo set ha visto i canadesi soffrire al servizio sin dal primo game, nel quale si sono trovati ad affrontare due palle break. Medesima situazione nel settimo game, ma i canadesi sono stati bravi ad annullarle in entrambi i casi. Nel nono game è arrivato finalmente il break decisivo per il Kazakistan che è valso il 6-4 finale. Un set in cui i kazaki hanno ceduto solo quattro punti sul loro servizio.

Il secondo set, con Schnur al servizio, ha visto il Canada fronteggiare altre tre palle break ma sono stati abili i canadesi ad uscirne indenni. Il Kazakistan ha cominciato a soffrire un po’ di più sul suo servizio, con la prima occasione per il break Canada fronteggiata da Golubev. I canadesi non hanno sfruttato l’occasione e Polansky, nel game successivo, ha ceduto il servizio. Sembrava essere chiusa per i kazaki ma Nedovyesov ha ceduto il servizio a zero. Si è arrivati al tiè-break chiuso da Schnur con le volée alta al secondo set point per l’8-6 finale

Il terzo set è stato un monologo kazako con i canadesi che non hanno mai tenuto il servizio, conquistando l’unico game del set breakkando Golubev.

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