ATP: istruzioni per l’uso – Rovescio, slice e risposta

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ATP: istruzioni per l’uso – Rovescio, slice e risposta

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TENNIS FOCUS – Un’altra stagione di tennis è andata in archivio. In attesa che cominci la prossima abbiamo deciso di volgere lo sguardo all’anno che è stato e compilare un piccolo prontuario che ci porterà attraverso i fondamentali del gioco e i loro migliori interpreti: da Federer a Djokovic, passando per Murray, Nadal e…Dolgopolov! Paul Sassoon, traduzione di Giulio Gasparin

Con la vittoria di Novak Djokovic alle ATP Finals di Londra ed il primo successo targato Svizzera in Coppa Davis è finita ufficialmente questa sorprendente stagione di tennis. Per l’inizio della prossima, i fan dovranno aspettare poco più di un mese, mentre i loro idoli saranno intenti a ricaricare le batterie ed allenarsi in vista di un altro anno di grande tennis. (clicca qui per l’articolo in inglese)

Prima che ciò possa accadere, noi di Ubitennis.com abbiamo deciso di volgere lo sguardo all’anno che è stato e compilare un piccolo prontuario che ci porterà attraverso i fondamentali del gioco e i loro migliori interpreti.

 

Questa settimana abbiamo analizzato tre nuovi fondamentali, ma ogni mercoledì ci saranno altre nuove categorie a tenervi compagnia nell’attesa del primo torneo dell’anno.

Se l’aveste perso, qui trovate l’analisi di servizio e dritto.

  • Risposta

1) Novak Djokovic:
Il numero uno del mondo è un felino in risposta, grazie a dei riflessi sovraumani, si avventa sul servizio del proprio avversario e spesso lo punisce se non abbastanza efficace. La combinazione di queste capacità di lettura e anticipazione, assieme ad una formidabile abilità nei fondamentali da fondo, lo rende il miglior giocatore al mondo in risposta. Nel 2014 ha vinto un terzo dei punti in risposta alla prima di servizio (33%) e addirittura il 58% sulla seconda, ottenendo il break nel 33% dei giochi in risposta.

2) Rafael Nadal:
Il maiorchino è un eccellente giocatore in riposta, ma al contrario del serbo non è un giustiziere così di frequente. Lo spagnolo però è in grado di prendere controllo delle operazioni già da questo colpo, così da portarsi in testa alle statistiche in risposta: 35% dei punti fatti rispondendo alla prima e 56% con la seconda, trovando il break nel 35% dei game giocati con l’avversario al servizio. C’è da dire, comunque, che queste statistiche sono un po’ viziate dall’assenza dello spagnolo dai campi veloci della stagione americana e poi quella indoor.

3) Andy Murray:
Pur rimanendo per lo scozzese una stagione difficile quella è appena chiusasi, egli ha portato a casa, al solito, ottimi risultati nei game di risposta. A spiegare la difficile situazione di classifica e risultati è il rendimento al servizio non a livello con i suoi giorni migliori. Ad ogni modo, il terzo posto nella classifica in risposta è rimasto ben saldo nelle sue mani, con numeri non lontani dai due che lo precedono: 33% di punti fatti rispondendo alla prima, 55% alla seconda e 32% di game in risposta vinti.

4) Kei Nishikori:
Il finalista degli US Open è costretto dalla sua debolezza al servizio a compensare con ottime qualità in risposta, per questo Nishikori si presenta in questa classifica e promette di salire ancora. Grazie ad una posizione molto vicina alla riga di fondo già dal primo colpo, il giapponese anticipa molto la proprio risposta togliendo tempo a chi si ritrova a servire, specialmente sulla seconda. Il rischio che corre risulta poco fruttifero sulla prima (solamente il 30% dei punti vinti, 15° in classifica), ma ottimo sulla seconda di servizio (53%).

5) David Ferrer:
Il quinto posto di Ferrer in questa classifica si deve soprattutto ai numeri più che ad un effettivo merito tecnico-tattico. Lo spagnolo non ha la risposta fulminante di Djokovic, né la capacità di prendere immediatamente in mano lo scambio del compatriota Nadal, ma ha la solidità mentale e fisica per cui alla fine il risultato è lo stesso: il break. Nel 2014 è il giocatore con più punti vinti sulla prima di servizio (34%) e il secondo sulla seconda (56%), così da essere in grado di ottenere il break nel 33% dei game di risposta.
Rovescio

1) Novak Djokovic:
Il numero uno del mondo è giustamente anche il numero uno quando si parla di rovesci. Se nel comparto offensivo, il suo colpo bimane potrebbe essere considerato secondo a quello ad una mano di Wawrinka, il rovescio del serbo è un colpo più completo, più solido e più incisivo e sicuro anche in difesa. Djokovic può giocare questo fondamentale in ogni modo e posizione del campo, mantenendo un’altissima qualità anche staccando la mano sinistra e giocando lo slice. Può attaccare e difendere con eguale disinvoltura e passare dall’uno all’altro atteggiamento senza difficoltà. Se per poco il numero uno del mondo non è stato incluso tra i migliori 5 dritti, su questo lato nessuno si avvicina a detronizzarlo.

2) Stan Wawrinka:
Per quanto riguarda potenza ed eleganza, si potrebbe dire che il colpo dello svizzero sia il migliore del circuito. Stan ha una grande capacità di accelerazione e apertura di angoli, ma come spiegato, è un colpo che non può rivaleggiare Djokovic, per la mancanza di affidabilità in difesa. Inoltre, lo svizzero manca di alcune soluzioni che invece sa produrre il numero uno al mondo.

3) Kei Nishikori:
Se il giapponese è riuscito in questo 2014 a vincere il primo Master 1000 e a raggiungere la prima finale slam e del master di fine anno, la ragione è sicuramente da ritrovarsi nella qualità del suo rovescio. Il suo lungo linea, specialmente, si è dimostrato un colpo letale ad ogni tipo di avversario. Quando Kei riesce a mettere i piedi sulla linea di fondo è capace di prendere in mano lo scambio e chiudere con il suo prezioso rovescio, arma che spesso gli consente anche grandi recuperi o imprendibili passanti.

4) Andy Murray:
Anche se lo scozzese ha fatto fatica a recuperare la sua forma migliore in questo 2014, ci sono stati sprazzi di ottimo gioco per lui, specie con l’amato rovescio e soprattutto a fine stagione. Questo colpo è sicuramente il suo punto di forza, perché in un gioco di solidità da fondo, con il rovescio, Murray raramente sbaglia, ma non solo, riesce a mettere pressione al proprio avversario con colpi potenti e precisi, anche da molto fuori dal campo. Anche la varietà è dalla sua grazie alla capacità di mescolare topspin, colpi piatti e slice.

5) Ernests Gulbis:
Al solito, scegliere il quinto classificato è difficile, poiché significa escludere definitivamente tutti gli altri. Alla fine Gulbis è stato preferito a Kohlschreiber e Federer, perché il lettone ha avuto una stagione fenomenale ed è stato il suo rovescio a portarlo così in alto. Il suo colpo bimane gli ha vinto moltissimi punti ed è stato sempre l’ancora di salvezza nei momenti più difficili.

  • Slice

1) Roger Federer:
Da molti e per lungo tempo, il rovescio dell’elvetico è stato considerato il tallone d’Achille, ma, c’è da dire che non vi è nel circuito uno slice di rovescio altrettanto efficace e affidabile. È un colpo che permette al rossocrociato di recuperare in difesa e, nelle manovre d’attacco, aumenta le possibilità di sorpresa: al rovescio in top può alternare la palla corta o lo slice profondo, che permette una discesa a rete comoda. Tutte queste variazioni tengono l’avversario in attesa, evitando che questi possa anticipare le mosse del campione svizzero, vero maestro nel nascondere le proprie intenzioni.

2) Andy Murray:
Il campione di Wimbledon nel 2013 ha, come visto, un fenomenale rovescio bimane, ma eccelle anche nello staccare la mano sinistra per effettuare lo slice. Murray usa questo colpo soprattutto in difesa, ma è un’arma a cui ricorre anche per rompere il ritmo dello scambio. Solo Federer usa lo slice con un’efficacia tattica maggiore.

3) Novak Djokovic:
Come la maggioranza dei bimani, anche il numero uno al mondo non ricorre spesso a questo colpo, ma ciò non deve oscurarne l’efficacia. Djokovic è uno dei migliori giocatori in difesa e quando insegue un colpo profondo e penetrante alla sua sinistra, spesso ricorre allo slice per rallentare il ritmo e recuperare campo. Pur non usando spesso lo slice per poter scendere a rete, il serbo è maestro a mascherare le intenzioni di palla corta.

4) Grigor Dimitrov:
Troppe volte si è paragonato il giovane bulgaro a Federer, ma quando il metro di paragone è il rovescio, è difficile dare contro a queste similarità. Certamente non è ancora ai livelli dello svizzero, ma lo slice è tra tutte le sue soluzioni, quella che più spesso lo ha tirato fuori dai guai quest’anno.

5) Alexandr Dolgopolov:
L’ucraino è tra i giocatori in attività quello che forse più di tutti merita l’appellativo di imprevedibile. Forse, a volte, nemmeno lui sa quale colpo andrà ad eseguire mentre si avvicina alla palla. Gran parte di questo suo “delirio” tennistico è scaturito dalla facilità con cui può cambiare le rotazioni con il suo rovescio. La quantità di rotazione laterale che imprime alla pallina è ciò che rende il gioco dell’ucraino così difficile da gestire.

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WTA

Johanna Konta si ritira dal tennis

La tennista britannica annuncia il proprio ritiro su Twitter: “Sono grata per la carriera che ho avuto”. Lascia con quattro titoli, un best ranking di numero 4 e tre semifinali Slam

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Johanna Konta - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Johanna Konta ha deciso di smettere di giocare a tennis. La britannica classe ’91 ha reso pubblico il suo ritiro con un tweet molto sobrio, introdotto da una semplice didascalia: “Un piccolo aggiornamento da parte mia”. Di seguito riportiamo le sue parole, serene e colme di soddisfazione per quello che ha trovato lungo il proprio cammino dai successi alle persone conosciute.

Grata. Questa è la parola che probabilmente ho usato di più nel corso della mia carriera e penso che sia quella che alla fine la descrive meglio. La mia carriera da giocatrice è giunta al termine e sono incredibilmente grata per come si è sviluppata. Tutte le prove sembravano indicare che non ce l’avrei fatta in questa professione. Tuttavia la mia fortuna si è materializzata nelle persone che sono entrate nella mia vita e hanno avuto impatto sulla mia vita in un modo che trascende il tennis. Sono incredibilmente grata per queste persone. Voi sapete chi siete. Grazie alla mia resilienza e alla guida degli altri, sono riuscita a vivere i miei sogni. Sono riuscita a diventare quello che volevo e che dicevo di voler essere da bambina. Mi ritengo davvero molto fortunata. Molto grata.”

La decisione di Konta arriva al termine di un 2021 dal sapore dolceamaro. La britannica ha infatti avuto molte difficoltà a trovare la propria miglior forma e il proprio miglior gioco a causa di alcuni problemi fisici (inclusa la positività al Covid che le ha impedito di prendere parte a Wimbledon, lo Slam di casa), ma ha parzialmente mitigato le precoci sconfitte con il titolo conquistato sull’erba di Nottingham in finale su Shuai Zhang, il quarto della sua carriera e il primo da oltre quattro anni. L’ultimo trofeo risaliva infatti all’aprile del 2017, quando sul cemento di Miami ebbe la meglio su Caroline Wozniacki, ma come si intuisce erano altri tempi e un’altra Konta.

Dopo un altro piccolo exploit a Montreal, dove ha eliminato (per la prima volta dopo cinque sconfitte su cinque) la testa di serie numero 3 Elina Svitolina (l’ultima top 10 battuta era stata Karolina Pliskova allo US Open 2019), è stata costretta a ritirarsi contro Cori Gauff. Sconfitta al primo turno di Cincinnati da Muchova, Konta si è chiamata fuori dallo US Open e non è più scesa in campo, senza far trapelare più alcuna notizia fino a oggi mercoledì 1 dicembre.

Questa settimana il ranking la vedeva al 72esimo posto, dopo essere crollata anche al numero 82 in ottobre, il suo peggior piazzamento dal 2015, quando era sul punto di esplodere ad altissimi livelli. Non va dimenticato infatti che, al di là dei quattro titoli (su nove finali), Konta vanta un best ranking di numero 4 e soprattutto ha raggiunto la semifinale in tre prove dello Slam su quattro (solo allo US Open non è mai andata oltre i quarti).

In Australia nel 2016 si è arresa alla futura vincitrice Angelique Kerber; a Wimbledon nel 2017 era stata Venus Williams ad arrestarne la corsa, mentre la vera grande occasione di giocarsi una finale l’ha avuta probabilmente al Roland Garros 2019 quando fu sorpresa dalle due settimane d’oro di Marketa Vondrousova (poi battuta da Ashleigh Barty).

Johanna Konta – Wimbledon 2017

Una carriera di tutto rispetto, condotta sempre con grande classe in campo e fuori. Un tennis brillante e versatile che era una gioia da seguire e che mancherà. Thanks Jo. Anche noi siamo grati.

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Coppa Davis

Coppa Davis: nuova formula con gironi in Europa e fase finale ad Abu Dhabi. Sarebbe il colpo di grazia?

Le Finali di Coppa Davis “costrette” all’esilio negli Emirati. Dubbi su quanto pubblico potra assistere ai match di Abu Dhabi

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Coppa Davis a Madrid - Finali 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’indiscrezione trapelata qualche giorno fa che suggeriva Abu Dhabi come potenziale la nuova sede delle Finali di Coppa Davis aveva generato qualche preoccupazione sul futuro successo della manifestazione, ma ora che sono emersi altri dettagli sui piani di sviluppo di Kosmos per i prossimi cinque anni le preoccupazioni sono cresciute e sono più che legittime.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano inglese The Daily Telegraph, lo stesso che aveva dato per primo la notizia del possibile spostamento negli Emirati Arabi, la rinnovata formula della manifestazione vedrà la partecipazione di 16 squadre, divisi in quattro gironi da quattro, e la fase di round robin verrà ospitata da quattro località europee da definirsi. Le prime due classificate di ogni girone si qualificheranno poi per la fase a eliminazione diretta, che avrà luogo invece ad Abu Dhabi, secondo un contratto di cinque anni che sarà firmato da Kosmos con gli organizzatori degli Emirati.

Maggiori dettagli saranno ufficializzati domenica prossima alle 11 quando in un albergo del centro di Madrid Kosmos Tennis presenterà alla stampa il nuovo meccanismo delle Finali di Coppa Davis. Tuttavia se queste indiscrezioni dovessero essere confermate c’è di che temere per la sorte della manifestazione.

 

Quando Kosmos Tennis aveva rilevato dalla Federazione Internazionale la gestione commerciale della Coppa Davis, uno dei capisaldi della loro visione era quello che intendeva trasformare la più antica competizione a squadre dello sport in un evento che riunisse tutti i Paesi partecipanti nello stesso luogo nel corso di un periodo di tempo circoscritto, esattamente come succede per i Mondiali di calcio e per le Olimpiadi. Infatti nelle immagini che sono state trasmesse nell’ultima settimana dalle tre sedi di Madrid, Innsbruck e Torino si poteva veder campeggiare lo slogan “The World Cup of Tennis”. Ma se ciò poteva essere con la sede unica di Madrid dell’edizione inaugurale del 2019, il modello che sembra stia per essere adottato appare sempre più lontano da questa visione.

Il trasloco ad Abu Dhabi può essere giustificato soltanto se si riesce a trasformare la Coppa Davis in un “destination event” in tutto e per tutto, nel quale la presenza e il calore del pubblico sugli spalti fa principalmente affidamento agli appassionati dei Paesi in gara che seguono la propria nazionale in trasferta che non l’interesse della popolazione locale. È inverosimile infatti pensare che gli spettatori di Abu Dhabi o della relativamente vicina Dubai (circa 130 km) possano da soli riempire gli spalti delle fasi conclusive della Coppa Davis.

Tuttavia, se i gironi dovessero veramente svolgersi in quattro città europee, sarebbe molto complicato per i tifosi programmare la trasferta in Medio Oriente non potendo avere la certezza che la loro squadra sarà qualificata ai quarti di finale fino a qualche giorno prima di dover partire. Una cosa è chiedere ai fans di pianificare un viaggio negli Emirati per assistere alla manifestazione ed eventualmente prolungare il soggiorno per seguire anche le finali, un’altra è aspettarsi che possano modificare i loro piani in maniera così significativa nel giro di pochi giorni.

E anche dal punto di vista dei giocatori la situazione si profila tutt’altro che ideale: passi per le 6-7 ore di volo che separano l’Europa da Abu Dhabi (si tratterebbe di un volo simile a un costa a costa negli Stati Uniti, con tanto di fuso orario), ma ci si troverebbe anche a dover cambiare completamente scenario, passando dall’indoor di un palazzetto europeo ai campi all’aperto sotto il sole mediorientale.

Il Telegraph suggerisce che la scelta di Abu Dhabi sia stata più o meno forzata, dato che non erano state presentate alternative credibili. E allora viene da pensare che Kosmos abbia fatto il passo più lungo della gamba mettendo sul tavolo la favolosa cifra di 3 miliardi di dollari per 25 anni, sovrastimando il potenziale commerciale della Coppa Davis, e ora stia cercando di trovare qualunque soluzione per non rimetterci anche la camicia.

Ne sapremo sicuramente di più tra qualche giorno quando potremo mettere insieme tutti i pezzi e fare una valutazione più completa della situazione, ma gli ingredienti per un potenziale disastro ci sono tutti.

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Coppa Davis

Coppa Davis, Italia-Croazia 0-1. Un brutto Sonego cede a Gojo, ora serve un’impresa

Clamorosa sconfitta di Lorenzo Sonego contro Borna Gojo, 249 posizioni dietro l’azzurro nel ranking. Ora Sinner dovrà vincere contro Cilic per consentirci di giocarci tutto contro il fortissimo doppio croato

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Lorenzo Sonego alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Jose Manuel Alvarez/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

da Torino il nostro inviato

B. Gojo (CRO) – L. Sonego 7-6(2) 2-6 6-2

Una brutta versione di Lorenzo Sonego cede al numero 276 del mondo Borna Gojo e la Croazia si porta in vantaggio nel quarto di finale a Torino. I rimpianti dell’azzurro sono tutti per il primo set nel quale era avanti 4-1 con palla del 5-1 ed invece il croato è riuscito a recuperare e a dominare il tie-break. La reazione nel secondo set sembrava aprire la possibilità ad una rimonta come accaduto con Mejia sabato, invece Lorenzo trovava grandissime difficoltà nei game di risposta e finiva con l’arrendersi dopo 2 ore e 19 minuti. Tocca adesso a Jannik Sinner che dovrà battere l’ex numero 3 del mondo Marin Cilic per portare l’Italia al doppio decisivo contro la fortissima coppia croata. Resta la grande amarezza per una sconfitta clamorosa patita da Sonego dinanzi al suo pubblico, contro un avversario che dista da lui ben 249 posizioni in classifica.

 

La partita

Come di consueto oramai, Lorenzo Sonego è chiamato ad aprire le danze per l’Italia in questa Coppa Davis 2021. Dopo il minuto di raccoglimento per il grande Prof. Parra, scomparso nella notte, e gli inni nazionali, il PalaAlpitour è tutto per il torinese e sugli spalti fa capolino qualche bandiera granata, in onore della fede calcistica del numero due azzurro che ha anche un passato come ala destra nella squadra del cuore.

Il capitano croato Verdan Matric conferma Borna Gojo, numero276 del mondo, ventitre anni che nella giornata di esordio aveva sorpreso il più quotato australiano Popyrin, preferendolo a Nino Serdarusic che ieri aveva dato il punto decisivo per la qualificazione contro l’Ungheria.

La claque croata si presenta con un’orchestrina che accompagna con una melodia balcanica ogni punto dei propri eroi, deliziando tutti i presenti.

Gojo capisce presto che non è il caso di stare a scambiare da fondo e si getta in avanti tre volte nei primi quattro punti, ma il nostro alfiere è troppo solido per essere sorpreso nei primi giochi.

Nel quarto game arrivano tre palle break tutte insieme sotto la spinta di Lorenzo e un tifoso in maglia granata urla “ Brekalo!”: non sappiamo se si riferisca al centrocampista del Toro o se sia un’invocazione a Sonego, fatto sta che ci pensa Gojo ad affossare il diritto in rete e a regalare il vantaggio all’Italia, concretizzato nel successivo game di servizio di Lorenzo (4-1).

Lorenzo ha anche una palla del doppio break nel sesto gioco che lo manderebbe a servire per il set, ma il croato si salva con la prima. Nel gioco successivo arriva il primo momento di difficoltà dell’azzurro che scivola subito 0-30 con due errori di diritto, recupera con un ace ed una prima vincente, ma finisce per perdere il servizio sulla prima chance croata, mettendo lungo il lob dopo un lunghissimo scambio (4-3).

Qui però vengono fuori le doti da “polpo” di Lorenzo che raccatta l’impossibile per procurarsi una nuova chance di break, annullata da un diritto tirato alla cieca da Gojo che colpisce un pezzetto di riga: niente da fare, dopo 39 minuti, svanita la chance del 5-1 siamo invece in perfetta parità: 4-4.

Si arriva così al tiebreak senza particolari sussulti e Lorenzo parte subito male con un banale rovescio in palleggio in rete. Gojo sale in cattedra dimostrando di non valere la sua attuale classifica, anzi denotando una gran lucidità tattica ed un bel tocco venendo a prendersi i punti a rete ( anche con il serve&volley) con Sonego lontanissimo dalla riga di fondo. Il tiebreak è un monologo croato (7-2) ed il nastro vincente sul setpoint non toglie nulla ai meriti di Gojo. Come successo nel match con Mejia, Sonego parte male e con una pessima resa con la prima di servizio ( solo 55% di punti con la prima in campo), ma i rimpianti sono soprattutto per la palla del 5-1 sprecata malamente dall’azzurro.

Il break ottenuto in avvio di secondo set, con la decisiva complicità del croato, dà un po’ di fiato a Sonego che però si mette subito di nuovo nei guai con un tris da paura, doppio fallo, errore di diritto a campo aperto, errore di rovescio: finalmente però arriva san servizio in suo aiuto e Lorenzo sventa l’immediato controbreak, cominciando anche a stanare il suo avversario con precisi drop shot. Lo smash che gli procura il 2-0 fa esplodere il pubblico e l’urlo da gladiatore dell’azzurro ammette anche il fattore folla alla partita. Gojo accusa il colpo e stavolta Sonego è bravo a spingere da fondocampo e a concretizzare subito la chance del 3-0 pesante con doppio break che indirizza irrimediabilmente il set. Finalmente partono gli “ Italia! Italia!” dalla tribune del PalaAlpitour e Lorenzo, come di consueto, trae dal pubblico l’energia necessaria per rimettere il punteggio in parità (6-2), grazie anche ad una ritrovata consistenza con il servizio (73% di prime in campo, con 15 punti su 16 portati a casa), colpo chiave che gli permette di aprirsi il campo per chiudere con il diritto a sventaglio.

Il problema dell’azzurro restano però i game di risposta, poiché dal 4-0 del secondo set, Sonny fa una fatica terribile quando il croato è al servizio: un solo punto in quattro game consecutivi di risposta è troppo poco, considerando che Gojo non ha propriamente le caratteristiche di Ivanisevic.

La banda croata riprende il suo concertino con rinnovata vigoria, virando anche verso melodie più anglosassoni (“When the saints go marching in”) e Sonego nel quarto gioco è di nuovo nei guai: va sotto 15-40 con due errori in impostazione e completa il disastro con un orribile schiaffo a volo di diritto (1-3). Un altro game di servizio a zero di Gojo ( imbarazzante parziale di 16 punti a 1 sul servizio croato) porta il ventitreenne di Spalato a due passi dall’impresa.

Quando l’orlo del precipizio è vicino, 4-1 15-30, una volee smorzata di rovescio e due diritti in spinta rimettono Lorenzo in scia (4-2). Serve una mano croata per rientrare in lotta e un facile diritto,  un comodo smash ed un rovescio affossati in rete rendono lo stadio una bolgia offrendo all’Italia due palle del contro break: Gojo si aggrappa al servizio e sventa la minaccia. Un diritto lunghissimo del croato, dà la terza chance a Sonego, ma la risposta del torinese è lunga di un crine di cavallo. E’ l’ultima occasione, perché  il croato riesce a tenere il servizio ed al cambio di campo chiude la partita.

L’applauso del suo pubblico non può consolare Lorenzo. Adesso all’Italia serve l’impresa.

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