Aranxta Sanchez Vicario: “Sono in rovina”

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Aranxta Sanchez Vicario: “Sono in rovina”

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Condannata nel dicembre 2009 a pagare quasi tre milioni e mezzo di euro al Tesoro spagnolo per evasione fiscale “mi vengono richiesti dei soldi che non posso in nessun modo pagare”
L’ex atleta si è recata nei giorni scorsi al tribunale di Barcellona per spiegare le sue ragioni riguardo a una condanna datata dicembre 2009 che la obbligava a pagare quasi tre milioni e mezzo di euro al Tesoro spagnolo a titolo di risarcimento per evasione fiscale.
Sono completamente rovinata” ha dichiarato in aula.
L’ex tennista spagnola ha detto che le quattro persone che gestivano il patrimonio accumulato durante la sua carriera, circa 45 milioni di euro – il padre Emilio, suo fratello Javier-Joseph Bonaventura, l’avvocato Castellanos e Francisco de Paula suo manager – hanno abusato della sua fiducia e si sono appropriate indebitamente del denaro.
Arantxa ha attribuito loro i reati di appropriazione indebita, cattiva gestione, slealtà professionale e falsità.
La spagnola sostiene di aver giocato a livello professionistico sin dalla tenera età di 14 anni, fino al 2004, data dei Giochi Olimpici ad Atene. In questo lasso di tempo il padre e l’avvocato Castellanos avrebbero preso tutte le decisioni relative alla gestione delle sue entrate sportive. Arantxa così non si è mai preoccupata della gestione delle sue rendite, fino a quando si è trovata a che fare con l’ispettorato delle finanze che le ha comminato una sanzione per errata liquidazione della sua imposta sul reddito.

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Federer: “Quando lasciai la scuola, mio padre mi concesse al massimo tre anni”

Lunga intervista di Roger Federer a Zeit Magazin. Nell’estratto che vi proponiamo, parla dei suoi inizi. E c’è un aneddoto su papà Robert che vale la pena conoscere

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Mentre gli altri tennisti si scontrano, cautamente sul campo per qualche esibizione o meno cautamente fuori dal campo, Roger Federer resiste in una bolla. Reduce da due interventi allo stesso ginocchio in pochi mesi, ha dato appuntamento al 2021 per recuperare al meglio e nel frattempo si gode la famiglia, collabora alla creazione di un paio di scarpe e rilascia una lunga intervista a Zeit Magazin.

Quando parlo in tedesco ho sempre la sensazione di dover fare più attenzione perché non lo parlo spesso, sono fuori allenamento” esordisce Roger. Tedesco e ‘svizzero tedesco’, sono infatti due lingue diverse. “Con i miei figli, mia moglie, il mio allenatore (si riferisce a Luthi, ndr) e il mio fisioterapista parlo in svizzero tedesco. Con il mio team parlo inglese, mia mamma viene dal Sudafrica quindi parlo inglese anche con lei”. E i sogni, come molte persone bilingui, li fa sia in inglese che in svizzero tedesco.

Il tennis è uno sport speciale. Ecco perché a volte ti ritrovi a parlare con te stesso“. Ed è uno sport solitario, dove capita persino di esagerare e urlare a se stessi. Quando Roger era poco più che uno junior promettente, gli capitava spesso: “I miei genitori stavano impazzendo. Mi dissero che se avessi continuato, non avrebbero più viaggiato con me“. Come per ogni tennista promettente, si tratta di un momento in cui i genitori sono costretti a investire parecchio: tra i 13 i 17 anni, mamma Lynette e papà Robert hanno dovuto scucire circa 30.000 franchi all’anno. Il giovane Roger, nel frattempo, tentava di sistemare tutti i pezzi del puzzle della sua psiche ma non ci riuscì subito, anzi, quando aveva 16 chiese quasi con timore ai suoi genitori di poter lasciare la scuola. “Ti concedo due o tre anni. Se non va bene, torni dritto a scuola“, fu la risposta del padre.

 

Dopo neanche un anno è già professionista, dopo tre anni gioca la prima finale ATP, dopo quattro vince il primo torneo e dopo sei anni, quando sta per compierne 22, è già campione di Wimbledon. La minaccia di papà Robert è servita.

A proposito di papà Robert, che da questo aneddoto sembra emergere come un uomo burbero, c’è invece da dire un’altra cosa assai romantica. Roger la racconta poco più avanti nel corso dell’intervista, parlando del suo rapporto con Nadal: “I primi a congratularsi con lui dopo la vittoria di Wimbledon 2008 furono i miei genitori“. E non si tratta di una boutade, come testimonia questa foto che abbiamo ritrovato in giro per il web. C’è Rafa al colmo della gioia intento ad abbracciare papà Sebastián, e accanto mamma Ana María e lo zio Toni; sulla sinistra, appena incluso nell’inquadratura, c’è un omino col cappellino rosso che sorride. Come se Wimbledon lo avesse vinto suo figlio. E se invece vi dicessimo che suo figlio, Wimbledon, lo ha appena perso dopo una finale mozzafiato?

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Il governo cinese cancella gli eventi sportivi del 2020: swing asiatico a forte rischio

La General Administration of Sport of China ha annunciato che non verrà ospitato alcun evento internazionale nel 2020, con pochissime eccezioni di cui il tennis non fa parte. Il danno economico, in particolare per la WTA, sarebbe enorme

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Shanghai 2. (Credit: ubitennis.com)

La Cina non autorizzerà eventi sportivi internazionali sul suo territorio fino alla fine del 2020. La notizia è di quelle che potrebbero avere un impatto devastante sul futuro a breve e medio termine di molte discipline, e in particolare su quello del tennis. Il sito xinhuanet.com riporta la pubblicazione di un piano dal titolo “plan of resuming sport events based on science and order” (piano per la ripartenza degli eventi sportivi basato su scienza e ordine, appena appena huxleyano), secondo il quale solo i trial per le Olimpiadi invernali del 2022, in programma a Pechino e nella vicina Zhangjiakou, sarebbero consentiti.

Va ricordato che il calendario della tournée in Estremo Oriente era già stato fortemente ridimensionato con la sospensione – dal forte sapore di cancellazione – di Chengdu, Zhuhai (per la sovrapposizione con la seconda settimana del Roland Garros) e Tokyo fra gli uomini, e di Hiroshima, Tianjin e Hong Kong fra le donne.

 

L’annuncio del governo cinese aggiungerebbe all’elenco i tornei ATP di Pechino e Shanghai, nonché gli eventi WTA di Pechino, Wuhan, Nanchang, Zhengzhou, Shenzhen, Wuhai e Guangzhou, con i soli Tokyo e Seoul che a quel punto sarebbero a rischio a loro volta. Già solo l’elenco fa capire che tipo di buco si verrebbe a creare per il circuito femminile, da anni dipendente dal mercato asiatico – molti ricorderanno il montepremi da record delle WTA Finals dello scorso anno.

Una contingenza inquietante è che sarebbe difficile pensare anche solo a dei tornei alternativi: il continente americano è fuori discussione per ovvi motivi, mentre l’Australia non ha un bacino così ampio e in più ha già il suo slot poco dopo. Forse si potrebbe prendere in considerazione un’espansione della tournée europea indoor, ma con il pubblico contingentato e i rubinetti degli sponsor otturati dall’assenza totale o parziale del pubblico, quanti potrebbero farsi avanti sapendo di andare in perdita, e nemmeno di poco?

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Barazzutti: “Fognini non sarà pronto per lo US Open (che forse nemmeno si farà)”

In un’intervista a Supertennis, il coach Corrado Barazzutti ha parlato della convalescenza di Fabio Fognini e dell’obiettivo ATP Finals. “Ci alleneremo per Madrid, Roma e Parigi”

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Fabio Fognini e Corrado Barazzutti al Roland Garros dello scorso anno. (Credit: Roberto Dell'Olivo)

Come noto, Fabio Fognini si è sottoposto a un’operazione a entrambe le caviglie, per liberarsi definitivamente degli acciacchi che l’hanno condizionato per diverso tempo. A questo proposito, il suo allenatore Corrado Barazzutti ha parlato con Supertennis delle condizioni dell’azzurro.

Il capitano di Coppa Davis ha sottolineato che Fabio, andato sotto i ferri a fine maggio, non parteciperà alla tournée nord-americana, gettando peraltro parecchi dubbi sul fatto che si disputi, e con una timeline molto precisa: “Non ci sono i tempi. E poi, se vuoi la mia opinione, neanche si giocherà in America.  La situazione mi pare troppo grave e non credo che migliorerà in tempi brevi. Dato che negli USA non fanno alcun tipo di lockdown, e non lo vogliono neanche fare, presumo che il numero dei contagi sarà sempre molto alto e quindi, secondo me, finirà che rinunceranno al torneo. Mi risulta che comunque una decisione verrà presa tra il 13 e il 15 di questo mese“.

Ha poi aggiunto: “Andare negli States in questo momento è molto complicato. In Europa ti muovi. Puoi anche andare in macchina se vuoi, senza alcun tipo di rischio. L’America ha anche la frontiera chiusa. Si parla di organizzare dei charter, è una complicazione assurda. La mia sensazione è che i giocatori non ci vogliano andare. È troppo pericoloso giocare in un Paese dove lasciano il coronavirus circoli tranquillamente“.

 

Dopo l’annuncio delle modifiche al ranking su base biennale, per certi versi la situazione ha iniziato ad arridere alle prospettive dell’azzurro, che potrà concentrarsi sull’amata terra europea senza la preoccupazione di perdere i punti ottenuti lo scorso anno, in particolare perché le sue migliori performance (Montecarlo, Canada e probabilmente Shanghai) sono avvenute in tornei che o non si disputeranno o sono in forte dubbio, e questo comporta un tesoretto che potrebbe spingerlo fino all’O2 Arena londinese e alle ATP Finals, qualora dovesse ottenere dei grandi risultati nel trittico Madrid-Roma-Parigi. Barazzutti conferma: “Ci alleneremo e ci prepareremo per la stagione sulla terra sperando che si possa giocare come previsto a Madrid, Roma e Parigi. Per poi magari proseguire la con stagione europea indoor, fino alle ATP Finals. Vedremo se il virus consentirà di portare avanti questo programma“.

In ogni caso, ciò che conta adesso è la riabilitazione: “Da lunedì ricomincerò ad allenarlo con tutte le attenzioni. Ricominceremo con una serie di allenamenti graduali che saranno ovviamente concordati con il suo fisioterapista e con il medico che l’ha operato. In base a come reagirà potremmo intensificare più o meno queste allenamenti. […] Quello che posso dire di sicuro è che adesso Fabio sta bene. Ha accelerato la guarigione. Insomma tutto è a posto. Da lunedì si riparte. Con prudenza, sotto controllo dei medici ma con molta fiducia“.

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