Ora l'Italia è favorita, meglio Seppi vinca subito però. L'incognita dei giudici di linea, evviva l'Hawk-Eye

Editoriali del Direttore

Ora l’Italia è favorita, meglio Seppi vinca subito però. L’incognita dei giudici di linea, evviva l’Hawk-Eye

Pubblicato

il

 
 

Quando nell’Europa dell’Est era difficilissimo vincere. Occhio di Falco…santo subito. Troppi errori “patriottici”. Bravi i “nostri” a tenere i nervi saldi in condizioni difficili. La contraddizione di un tiebreak pieno di mini-break

 LE MIGLIORI FOTO DI GIORNATA

 

La buona notizia è che, dopo il doppio vinto in 4 set da Bolelli e Fognini (un team che si è dimostrato davvero solido di nervi per i tanti errori arbitrali quasi sempre a favore dei padroni di casa – Barazzutti ha detto 11 errori a nostro danno su 13, Golubev ne ha invece contati 5 a suo sfavore; non ci fosse stato l’Occhio di Falco sarebbe stato un disastro…e mi ero permesso di sottolineare l’importanza della sua presenza alla vigilia del confronto – oltre che tecnicamente assai valido) nonostante un terzo set perso al tiebreak dopo 6 matchpoint mancati, il pronostico di questa sfida di Astana non è più al 50 per cento, ma l’Italia ora è favorita. Anche se Seppi contro il Kukushkin visto contro Bolelli dovrà sudarsela. E sarebbe proprio meglio evitare il 2 pari, direbbe Monsieur La Palisse (e Barazzutti).
La cattiva notizia viene da Ostrava dove l’Australia, pur priva di Kyrgios, era già avanti 2-0 sulla Repubblica Ceca orfana di Berdych e Stepanek dopo i primi due singolari grazie alla vittoria di Tomic su Vesely e alla rimonta da due set a zero sotto del giovane Kokkinakis su Rosol, ragione per cui è molto probabile che un’Italia eventualmente vittoriosa ad Astana debba recarsi a luglio in Australia per il match dei quarti di finale. Un match probabilmente quasi proibitivo, soprattutto se lo si dovesse giocare sull’erba.

Ma facciamo un passo alla volta, intanto gli azzurri devono battere il Kazakhstan. Barazzutti, e non solo lui, sarebbe ben contento di evitarsi il dilemma di una scelta da effettuare sull’eventuale malaugurato 2 pari in caso di sconfitta di Seppi: schierare di nuovo Bolelli oppure Fognini? “In questo momento è aria fritta parlarne” dice Barazzutti e non ha torto. Diciamo che il problema potrebbe presentarsi, ma anche che nessuna soluzione può essere suggerita oggi: dipende da troppe cose, troppe valutazioni. Fra le altre l’inesperienza di Bolelli a giocare match di questa importanza e la sua deludente partita con Kukushkin. Compensata però psicologicamente dal fatto di essere stato proprio Simone a detta di tutti (kazaki compresi: “Teneva facilmente il suo servizio, per noi era uno stress talvolta tenere il nostro”) nettamente il migliore in campo nel doppio. L’unico a non perdere un servizio, sei games di battuta tenuti a zero. Fognini, dal canto suo, si è allenato molto poco su questa superficie perché non solo era ancora a Buenos Aires fino allo scorso weekend, ma si era anche dimenticato di fare la visita medica necessaria per poter fare attività agonistica – gli atleti la devono fare ogni anno – ed ha dovuto farla lunedì. Magari poteva pensarci prima…ma è anche vero che un giorno in più non avrebbe cambiato di molto la situazione. Diciamo poi che il tutto rientra un po’ nel personaggio Fognini, un tantino…scapestrato. Posso dirlo senza che si offenda? Il doppio, naturalmente giocato dalla coppia che non era stata annunciata da Barazzutti, ma che tutti sapevamo che sarebbe scesa in campo. Se ascoltate l’audio vedrete come si è divertito Fognini a commentare una domanda dei giornalisti kazaki che chiedevano come mai fossero scesi in campo loro due e non Lorenzi e Fognini : “Abbiamo vinto l’Australian Open…” è stata una delle risposte, al di dei simpatici e spiritosi siparietti fogniniani che potreste ascoltare, mentre Barazzutti era incerto se ridere o meno.

E’ stato un doppio di buona qualità tecnica, con pochissimi break, come deve essere un buon doppio. Barazzutti osservava che il campo a suo dire era velocissimo, anche se nei giorni scorsi i giocatori avevano detto il contrario. E’ vero però che, come ha giustamente sottolineato Corrado, quando i giocatori servivano bene era difficile riuscire a rispondere bene. Per questo è apparso lì per lì strano l’andamento contraddittorio del tiebreak del terzo set, quello che ha caratterizzato il match, quello durato 25 minuti con 6 matchpoint cancellati agli azzurri e i kazaki che lo hanno portato a casa al quinto setpoint. Infatti i 28 punti del 15-13 per Golubev e il compagno dal cognome impronunciabile Nedovyesov hanno visto Bolelli subire 4 minibreak su 8 punti (bilancio in parità), Fognini 4 su 6 (2-4), Golubev unico in attivo (4-3) e il suo partner 3-4. Insomma in totale 15 punti persi da chi batteva su 28 a fine di un terzo set nel quale tutti i games di battuta erano stati tenuti a zero o a 15, salvo due a trenta! Nemmeno l’ombra di un game ai vantaggi, di un break point. Come al solito lucidissimo Golubev, che ha giocato alla grande il tiebreak pur prendendo dei rischi enormi (“In doppio si è costretti a tirare sempre, non si possono giocare colpi interlocutori”…e difatti lui o metteva dentro fucilate o sbagliava di metri, mai una mezza misura) e assai meno bene nei primi set nei quali era stato invece decisamente migliore il suo compagno, spiegava: “Le palle erano diventate vecchie, era più facile rispondere. Ecco il perché”. Effettivamente nei giorni scorsi ci era stato detto il problema di queste palle, velocissime appena uscite dal tubo, lentissime dopo soltanto pochi games. E il tiebreak è durato 25 minuti, quanto a volte dura un intero set.

Agli errori arbitrali ho accennato. Spesso gli italiani hanno dovuto vincere il punto due volte, una volta anche tre. Un errore interrompeva la loro azione quando il punto era fatto per tre quarti. La cosa non poteva non innervosirli. Barazzutti è stato ammonito per la prima volta in carriera dopo una dozzina di anni da capitano. Aveva ragione, ma non era facile neppure la posizione del giudice di sedia. La sola cosa che avrebbe potuto fare sarebbe stato cambiare un giudice di linea particolarmente affetto da miopia patriottica. Ma non ha avuto la prontezza di spirito di farlo – come ha sottolineato Barazzutti – soprattutto nei confronti di quel giudice che per l’appunto era lo stesso che si era macchiato di simili errori il giorno prima. Speriamo di non rivederlo in campo nel corso del match fra Seppi e Kukushkin. Barazzutti farà bene a segnalarlo al giudice di sedia prima dell’inizio, in modo che stavolta il giudice di sedia e l’ineffabile pessimo Egli sappia prendere provvedimenti tempestivi.
Chi segue il tennis e la Coppa Davis da tantissimi anni, come il sottoscritto, ricorda bene come fosse difficile vincere nei Paesi dell’Europa dell’Est, ma anche a Milano quando giocava Fausto Gardini in un clima da corrida che lo stesso Fausto contribuiva a creare aizzando la folla – e Gardini al Bonacossa non credo abbia mai perso, se non ricordo male – perché i furti arbitrali erano all’ordine del giorno e l’Occhio di Falco non esisteva. Ricordo bene la finale di Davis di Praga 1980 con l’arbitro di cui ricordo addirittura il nome, Antony Bubenik, che rubò tutto quel che si poteva rubare a Panatta che giocava con Tomas Smid (l’incontro mi pare fosse quello, ma forse rubò anche nel doppio). Fatto sta che soltanto dopo quell’incontro la federazione internazionale presieduta dall’inglese Derek Hardwick, che era rimasto inerte quando nel ’72 Ion Tiriac aveva “istruito” alla perfezione i giudici di linea rumeni per la finale contro gli Stati Uniti (e Ion battè Tom Gorman che era n.10 del mondo -e non Stan Smith  n.2 del mondo come avevo scritto in precedenza, prima che l’ottimo MDionis mi segnalasse  con alcuni post il mio errore perchè in realtà Tiriac da Smith aveva perso 6-0 al quinto dopo un’eroica maratona…e Smith quell’anno aveva vinto Wimbledon battendo Nastase 7-5 al quinto! Nastase in realtà avrebbe dovuto approfittare della sua superiorità sulla terra rossa per vincere  il match con Smith, prendersi la rivincita… e invece lo perse…e Tiriac non gli perdonò per due anni di non aver fatto vita seria prima della finale che avrebbe permesso alla piccola Romania una vittoria storica sui grandi Stati Uniti: quando l’Italia incontrò la Romania a Mestre, a memoria direi nel ’74, Tiriac giocò il doppio accanto a Nastase senza ancora parlargli!. Vero è che Tiriac aveva organizzato le cose per creare  ogni tipo di difficoltà agli USA: le righe erano di polvere bianca che sparivano…all’occorrenza!

), decise che non bastava più un solo giudice arbitro “terzo” per i match di Coppa Davis. Dal 1981 infatti per gli incontri di Coppa Davis oltre al giudice arbitro ci sono anche due giudici di linea “neutrali”, di Paesi terzi. Ad un certo momento il modo più…semplice per prendersi un vantaggio illegittimo era diventato il giudice del fallo di piede, che li chiamava nei momenti strategicamente più importanti senza che gli arbitri “neutrali” potessero fare granché per rimediare. Poi si suggerì agli arbitri di sostituire i giudici palesemente meno corretti. E’ quello che avrebbe voluto Barazzutti ieri. Devo dire però che nella prima giornata, forse perché non c’erano poi stati incontri così combattuti, i giudici di linea si erano comportati abbastanza bene, sbagliando poche volte e non sempre a senso unico.

Vedremo domani. Voglio anche dire che in questo Paese, al di fuori di quanto accaduto oggi, ho notato invece una straordinaria onestà di fondo. Nei locali dove sono stato a cena o a bere qualcosa, le ragazze lasciano borsette e addirittura portafogli senza che nessuno li tocchi. In Italia sparirebbero in meno di un minuto. Qui no. Anche allo stadio non sparisce nulla, nemmeno se lasci qualcosa abbandonato sugli spalti per un’ora, come è capitato proprio a me.

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

ATP Umago: adesso sono gli altri Paesi, Francia, USA e perfino la Spagna a invidiare il tennis italiano. I migliori siamo noi

In prospettiva l’avvenire è più azzurro che di altri colori grazie a Sinner, Berrettini, Musetti, Sonego, Zeppieri e altri. Alcaraz fra un po’ rischia di essere il solo spagnolo top-player

Pubblicato

il

Continua il periodo dei record del tennis italiano in pieno Rinascimento. Dopo che tre italiani erano giunti in finale la scorsa settimana, fra Gstaad, Amburgo e Palermo, ora tre italiani sono contemporaneamente in semifinale al torneo di Umago, come non era più successo da 35 anni.

Io c’ero a St.Vincent quell’anno, 1987 – ed era con me anche colei che due anni dopo sarebbe diventata mia moglie – quando Cane’, Cancellotti e Pistolesi fecero la fine, con il cileno Rebolledo, dei Curiazi con l’unico Orazio molti anni prima di Cristo.  

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Umago

 

Il rischio che quella storia si ripeta a Umago, con Carlitos Alcaraz grande favorito del torneo, c’è tutto, sebbene lo spagnolo di Murcia e dintorni abbia nel frattempo maturato una sorta di complesso nei confronti dei tennisti italiani, avendo lui perso a Melbourne da Berrettini, a Wimbledon da Sinner e ad Amburgo da Musetti, pur essendo sempre partito con il favore dei pronostici. Ma se va in finale contro Sinner forse sarà un pochino meno favorito di altre volte, sebbene la terra rossa per lui sia forse superficie più congeniale rispetto all’erba.

In questo momento, con Rafa Nadal ancora in piena corsa, il tennis spagnolo sta meglio di quello italiano, visto che ha due tennisti compresi fra i top 10, mentre noi abbiamo al momento il solo Sinner top 10e all’ultimo dei dieci posti.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Però in prospettiva io credo si possa dire che il tennis italiano sta meglio di quello spagnolo. Se guardiamo la race, a partire dalla settimana prossima, abbiamo tre tennisti  fra i primi 20 e la loro età non può non farci ben sperare sul loro avvenire. Rafa Nadal è un fenomeno pazzesco, ma insomma il suo certificato anagrafico dice che fra un paio d’anni – anche se continuasse a vincere il Roland Garros – dovrà sventolare bandiera bianca. E anche Djokovic non è eterno. Idem Carreño Busta, Bautista Agut etcetera.

I nostri invece non potranno che migliorare. Tutti e tre. Berrettini, Sinner e Musetti. Tre giocatori così diversi che è un piacere che… lo siano. E che lascino curiosi i nostri appassionati su chi diventerà più forte fra loro.

Io non faccio che incontrare gente che mi chiede chi lo sia, ci abbia maggiori prospettive. Io rispondo che intanto siamo super fortunati ad avere questi dubbi. E poi anche che rispetto al passato, anche a quello glorioso degli anni Settanta, siamo fortunati a poter contare su questi ragazzi che sono di una serietà professionale, con il sostegno dei loro team, senza paragoni.

Sono tutti e tre veramente dedicati al tennis, impegnati a migliorarsi giorno per giorno, consapevoli che soltanto con un lavoro continuo per superare ì proprio limiti – che ancora ci sono ed è inevitabile che ci siano in conseguenza della loro giovane età – potranno fare quella carriera che sognano, aspirare legittimamente a diventare top 5, magari n.1. 

Chiaro che quei traguardi non dipendono solo da loro. Ci sono anche gli altri. Ed alcuni sono giovanissimi come Alcaraz, ma anche ancora giovani come Zverev, Tsitsipas, Rublev, o appena un po’ meno giovani come Medvedev, che non sono meno determinati e professionali dei nostri in rapporto ai medesimi obiettivi. Però, nessuna nazione ad oggi ha 3 giovani contemporaneamente in grado di sognare con qualche ragione quei traguardi.

Per questo ritengo che l’Italia stia meglio di tutti gli altri Paesi. E francamente non era mai successo. Infatti negli anni Settanta il tennis americano era ancora di un’altra categoria, e anche quello australiano. 

Riguardo alla risposta su chi sia in prospettiva il più forte dei nostri tre… oggi come oggi mi pare si possa dire che fra i primi due, Berrettini e Sinner (citati in ordine alfabetico) e il terzo c’è ancora una certa differenza, un mini-gap. E questo perché mentre i primi due sembrano in grado di essere oggettivamente competitivi su più superfici, per ora Lorenzo, che e’ peraltro il più giovane sia pur di poco, ha dimostrato di sapersi esprimere ai migliori livelli soprattutto sulla terra rossa (come spiegano anche i ‘Numeri’ di Ferruccio Roberti).

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Sono certo imparerà ad accorciare i movimenti di preparazione dei colpi anche per i campi duri. Sono cose che si imparano se non si commette l’errore commesso a suo tempo da alcuni nostri giocatori, Cancellotti e Volandri in primis, che quasi rifiutarono di credere in loro stessi su superfici diverse dalla tera battuta.

È anche vero, peraltro, che a quei tempi, sulla terra rossa si giocavano molti più tornei e si poteva quindi difendere la classifica meglio di oggi. Oggi infatti senza punti conquistati anche su altre superfici è praticamente impossibile conquistare le prime posizioni del ranking ATP.

Credo che tutti i nostri tre tennisti di punta, ma anche Sonego che è arrivato a ridosso dei primi 20 del mondo, e non c’è certo arrivato per caso, ma soltanto grazie a una notevole continuità di risultati – ultimamente venuta a mancare con alcune partite perse in modo quasi incredibile, come l’ultima da 4-0 nel terzo – meritino la nostra fiducia riguardo ai loro progressi. Ora poi sembra essersi aggiunti anche Zeppieri che ricordo tre anni fa in Australia avermi assai ben impressionato.

Io non ho paura a sbilanciarmi. Credo che fra un anno saranno tutti più in alto di dove si trovano oggi. Dico tutti, infortuni permettendo. Ma anche riguardo agli infortuni, sono certo che le loro esperienze, a volte dolorose, li aiuteranno a curarsi sempre meglio, a prevenire, a non ripetere certe possibili ingenuità. 

In conclusione, dopo che per anni hanno abbiamo guardato con una qual certa invidia, se non gelosia, al tennis francese prima, a quello spagnolo poi, oggi credo che siano gli altri a dover essere invidiosi, gelosi, del tennis italiano.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

UniCredit Firenze Open, chi in campo? Dagli azzurri al sogno Djokovic, le ipotesi

Firenze avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon e metterà in palio punti preziosi per la qualificazione alle ATP Finals di Torino

Pubblicato

il

Jannik Sinner – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Il grande tennis torna a Firenze. C’era stato, ma al C.T.Firenze 1898– lì nel 1910 era stata fondata la Federazione Italiana Tennis con Piero Antinori primo presidente – negli anni Cinquanta fino all’avvio del tennis Open del 1968 (open ai professionisti).

Lo svedese Sven Davidson vinse due edizioni ma i campioni visti sui campi delle Cascine furono tanti: Drobny, tre volte campione a Roma, i più grandi australiani, Newcombe che avrebbe vinto 3 volte Wimbledon, Cooper (3 Slam), Roche, Rose, gli americani Patty e Larsen, il cileno Ayala, il messicano Osuna, l’argentino Morea, e fra le donne Althea Gibson, Maureen Connolly, Esther Bueno una decina di Slam in tre e fra le più grandi tenniste di tutti i tempi, oltre ai nostri Pietrangeli, Gardini, Merlo, Sirola.

Per un club non era facile far fronte ai bilanci dei tornei professionistici, ma nel ’73 – e per 21 anni fino al ‘94 – ecco ricomparire il grande tennis internazionale a Firenze. C’erano più di 5.000 spettatori e centinaia fuori dai cancelli a tribune esaurite nel ’73 per 4 ore di tennis straordinario culminato con il successo 6-4 al quinto di Ilie Nastase, n.1 del mondo, su Adriano Panatta.

 

Negli anni in cui chi scrive fu direttore del Torneo di Firenze, trionfarono i nomi più belli e noti: da Panatta (1974) a Bertolucci (tre vittorie consecutive 1975-1977), Clerc, Ramirez, Gerulaitis, e poi anche Gomez, Larsson e tre volte un altro n.1 del mondo, Thomas Muster (’91,’92,’93) prima dell’ultima edizione del ’94 vinta dall’uruguagio Filippini.

Che livello avrà l’Unicredit Open Firenze, un ATP 250 del 10-17 ottobre 2022, 625.000 euro di montepremi, quasi due milioni di budget gestionale (che si accolla la FIT)?

Molti top-players saranno a caccia di punti per qualificarsi alla seconda edizione delle finali ATP di Torino a novembre. Zero punti a Wimbledon, zero nei cancellati tornei cinesi che ne distribuivano tanti (Shanghai era un Masters 1000, Pechino un 500).

Spesso nelle settimane degli ATP 250 ci sono tre tornei in concorrenza. Ma Firenze, per il torneo ospite del moderno PalaWanny di San Bartolo a Cintoia – si gioca al coperto e su cemento – avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon. Però la settimana dopo Firenze Napoli ospiterà un altro ATP 250. Se non foste spagnoli dove scegliereste di giocare? In questi giorni Ruud, n.6 ATP, sta giocando un ATP 250. Perché no a Firenze?

Se già partecipassero i migliori italiani, magari con entrambi i nostri leader Sinner e Berrettini, cui si aggiungessero Musetti, Sonego, Fognini, sarebbe già un bel vedere. Fra i 32 in tabellone ci saranno certamente anche tanti tennisti di ottimo ranking. L’entry list verrà definita solo dopo l’US Open. Ma anche se il nuovo ed esordiente direttore del torneo Paolo Lorenzi non ha voluto sbilanciarsi, io scommetterei invece che qualcuno fra Rublev, Ruud, Tsitsipas, Shapovalov, Cilic, Hurkacz, Schwartzman, Dimitrov, Bautista Agut, Rune, Khachanov, lo vedremo a Firenze. E Djokovic? E’ un sogno. Ha detto che non andrà a caccia di punti, ma da qualche parte dovrà pur giocare, almeno per allenarsi. Firenze tira. E sognare non costa niente.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

ATP Firenze: quando ero il direttore del torneo… Aneddoti di fine anni Settanta con Clerc, Lendl, Ramirez, Panatta

Il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta ha anche diretto il Torneo delle Cascine negli Anni Settanta. Qui riprendiamo solo un paio di aneddoti vissuti (in parte già pubblicati), mentre ne ricerchiamo altri con Arthur Ashe, Jean Francois Cajolle, Jan Kodes, Guillermo Vilas, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci

Pubblicato

il

Nessuno conosceva Josè Luis Clerc… quando nella seconda settimana di maggio 1978 venne a giocare le qualificazioni del torneo internazionale di Firenze, che dopo tre anni di sponsor Vat 69 era diventato Lotto-Spalding per un paio di anni prima di diventare AlitaliaFirenze.


Per la verità nella terza settimana di aprile Josè Luis aveva battuto a Nizza Tonino Zugarelli prima di perdere – al terzo set peraltro – da Higueras, n.25 ATP, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Il suo manager era Pato Rodriguez, un ex tennista cileno (classe 1938) che aveva giocato a lungo in Coppa Davis negli anni’60 e ‘70. Pato mi chiese – ero direttore del torneo ATP di Firenze, 50.000 dollari di montepremi – se potevo programmare Clerc come primo match del giorno (ore 13) “perché Josè Luis (un ragazzone pieno di tic…) è molto nervoso e nelle attese, come quando si deve aspettare che finisca il match sul campo dove è stato designato a giocare, si logora. Se puoi dargli una mano…”.

Bene: io gliela detti e, incuriosito da quel tipo, andai a vederlo. Tirava, sia di dritto sia di rovescio, bordate impressionanti. Senza tregua. Un ritmo da far paura. Tutte pallate senza paura e gli stavano quasi tutte dentro. Lo feci giocare per tre turni di qualificazione sempre alle 13. E scrissi subito sul quotidiano locale, La Nazione, dopo il primo match di “quali”, che credevo di avere intravisto un fenomeno. Ovviamente volevo anche promuovere il torneo. Ma ci credevo. Josè Luis vinse il torneo, primo “qualificato” della storia ATP capace di tanto. Fu il suo primo torneo vinto di 25. Batté al primo turno Peter Carter, l’australiano che sarebbe diventato il primo coach internazionale di Roger Federer (morì in un incidente automobilistico in Sud Africa), poi il colombiano Molina, l’ecuadoriano Ycaza, l’australiano John Alexander (n.8 del mondo nel ’75), il francese Patrice Dominguez in finale, tre set su cinque dominandolo per tre set a zero.

Nel corso dell’anno Clerc vinse altri due tornei, Buenos Aires e Santiago, dopo aver raggiunto finali a Gstaad, South Orange (perdendole entrambe con Vilas, ma battendo tennisti come Okker e McEnroe… dopo che a Parigi aveva lasciato sei game a un Ivan Lendl diciottenne, 6-3 6-0 6-3) e anche a Toronto e Aix en Provence: in quel torneo in Francia sapete chi batté? Noah, Smid e Lendl prima di perdere sul traguardo finale dal solito Vilas. Clerc sarebbe diventato n.4 del mondo nell’agosto dell’81, dopo aver vinto anche Firenze (finale su Ramirez), Roma (Panatta, Lendl e Pecci dai quarti in poi) e quattro tornei di fila negli USA: Boston, Washington, North Conway e Indianapolis. Due volte in finale batté finalmente Vilas… inimicandoselo per sempre! Qualcuno si potrebbe chiedere perché Jose Luis, con quel ranking avesse giocato (e vinto) anche il piccolissimo torneo di Firenze. La risposta è: me lo aveva promesso che sarebbe tornato quando aveva vinto nel ’78. Ma di solito quelle sono promesse che i tennisti che diventano forti non mantengono. Lui invece è stato coerente, serio e non lo dimenticherò. Ogni volta che ci vediamo ci abbracciamo!

Quando aspettammo Ivan Lendl oltre…il regolamento. E Roberto Lombardi non me lo perdonò

 

Ricordo in particolare un curioso episodio, avvenuto circa quarant’anni fa a Firenze. Io ero giovanissimo direttore del torneo ATP di Firenze. Roberto Lombardi giocava le qualificazioni di quel torneo. Lo zio di Peter Korda, mi pare si chiamasse Pavel, mi aveva chiesto di iscrivere alle qualificazioni un ragazzino che a suo dire era promettentissimo: si chiamava Ivan Lendl. Il problema fu che questo diciassettenne si era perso un treno, aveva viaggiato tutta la notte, non sarebbe arrivato in tempo per il check-in. Decidemmo di sorteggiarlo ugualmente, in considerazioni di quelle vicissitudini e dell’età del ragazzino. Era toccato in sorte a Roberto Lombardi. Pregai quindi Roberto, dieci anni più anziano (lui del ’50 e Ivan del ’60) di aspettarlo. Per convincerlo gli dissi: “Dai, non perderai mica da un ragazzino di 17 anni che è stato tutta la notte in un treno e arriverà suonato?”.

Lui accettò sportivamente di aspettarlo. Beh, potete immaginare come andò a finire. Vinse il ragazzino ceco. Facile facile. Per anni Roberto me l’ha scherzosamente rimproverato: “M’hai fregato, m’hai fregato… lo sapevi che era fortissimo!”. Ecco, io voglio ricordarmi sempre quel Roberto lì, quello che scherzava sempre, quello che al ristorante chiedeva sempre quello che non c’era (“Lombardi? Il peggior cliente di ristorante del mondo” era l’affettuosa definizione che di lui dava Maestro Rino), quello che amava sempre recarsi nei posti “più trend”. Non sono sicuro che Ivan Lendl si ricordi di quell’episodio. Non ho avuto occasione di ricordarglielo. Abbiamo riso insieme invece ricordando quella vota in cui lui aveva vinto il suo ennesimo Roland Garros (credo fosse il terzo…) e in sala stampa gli chiesi che cosa avesse pensato che avrebbe fatto a fine carriera… “Magari il giornalista? “ gli suggerii. E lui: “Di certo non sogno di diventare come certi giornalisti senza capelli!” rispose guardandomi fisso con il suo tipico humour freddo, lui che alcuni avevano ribattezzato Buster Keaton, perché la sua comicità non era quasi mai accompagnata da un sorriso, e altri doctor Frankestein per la sua maschera molto particolare. Di aneddoti vissuti in quegli anni ne ricordo tanti altri, con Arthur Ashe, con Jean Francois Caujolle, John Alexander, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci e andrò a ripescarli meglio però nella mia memoria per pubblicarli prossimamente sperando che vi piacciano.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement