US Open interviste, Nadal: "Non ho perso io, l'ha vinta Fabio. Ho lottato fino alla fine"

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US Open interviste, Nadal: “Non ho perso io, l’ha vinta Fabio. Ho lottato fino alla fine”

US Open interviste, Fabio Fognini batte Rafael Nadal 3-6 4-6 6-4 6-3 6-4. L’intervista del dopo partita a Rafael Nadal

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Rafael Nadal - US Open 2015
 
 

Hai avuto la sensazione che qualcosa iniziasse ad andare diversamente tra i primi due set e gli ultimi tre?
Ha giocato alla grande. Non è un match che ho perso io, anche se ho avuto le mie occasioni. E’ un match che ha vinto lui. Quindi accetto la sconfitta. Non sono felice che lui abbia giocato meglio di me ma è ciò che è accaduto. È lui che ha giocato meglio di me, giusto? Io non ho giocato male, ho giocato un match normale ma non è bastato. Quindi ciò non mi fa piacere. Ma accetto che lui oggi sia stato più bravo di me.

Hai avuto problemi alle gambe, crampi?
No. Tutto ok.

Una curiosità, quando eri sempre sotto di un break nel quinto set e poi recuperavi, quali erano le tue sensazioni?
Ho combattuto fino all’ultimo punto, sempre, ho avuto un buon approccio. Non è bastato per vincere oggi. Quest’anno ho perso un paio di partite come questa. La cosa positiva, ad ogni modo, è che la mia mente mi abbia permesso di lottare fino alla fine come ho fatto durante tutta la mia carriera. Cosa che quest’anno spesso non è successa. Per cui  sono felice per questo. Sono contento per il pubblico, avevo un gran supporto. Semplicemente un’emozione speciale essere in campo con quel sostegno. Mi ha fatto molto piacere. Ho cercato di combattere fino all’ultima palla. Credo di averlo fatto ma oggi non è bastato.

 

Che programmi hai per il resto della stagione?
Probabilmente la Coppa Davis e poi Pechino, Shangai, Basilea, Parigi.

Londra?
Non te lo posso dire adesso. Ancora non so se riesco a qualificarmi.

Questa sconfitta è più pesante di altre?
No. È un’altra sconfitta. Non più difficile. Come ho detto, la mia mente mi ha consentito di combattere fino alla fine. Era qualcosa che mi mancava da un po’, quella sensazione di essere in partita. A causa del nervosismo, per l’ansia che ho avuto per un bel po’ in questa stagione, non sono stato in grado di farlo. Non ero in grado di combattere come ho fatto oggi. Per cui per me è un progresso. La prendo come una cosa positiva e so cosa devo fare. Ci lavorerò.

È la prima volta negli ultimi 11 anni che non vinci un torneo del Grande Slam. Che significato ha per te?
L’unica cosa che ha senso è che ho giocato peggio che negli ultimi 10 anni. Questa è la realtà. Comunque per me è stato straordinario vincere 10 anni di seguito un torneo del Grande Slam. Non credo nessun altro lo abbia fatto. Puoi immaginare quanto sia difficile farlo. Accetto che questa non era la mia stagione e continuo a combattere fino a fine stagione per finire in maniera positiva. Finire la stagione con la sensazione di aver migliorato qualcosa dall’inizio della stagione, questo è quello che credo di fare. Credo di avere delle buone basi adesso. Come ho detto, la cosa positiva è che non sto giocando dei match terribili come ho fatto ad inizio stagione. Quando perdo, perdo a causa del mio avversario che mi batte, non perché lo perda io il match, come ho fatto tante volte ad inizio stagione. Questo è un progresso per me, per cui posso partire da qua adesso. Questo è un punto di inizio. So cosa devo fare e ci lavorerò.

Hai perso tre volte con Fabio, per cui lo conosci molto bene. Ha fatto qualcosa in particolare che ti ha sorpreso questa sera? Non ho mai visto qualcuno mettere a segno 70 vincenti contro di te.
Probabilmente sono più lento. Non so (sorride).

Qual è la tua idea in proposito?
Non so. È un giocatore con grande talento, con colpi grandiosi, ne ha giocati alcuni sorprendenti. Ma quello che io sto facendo peggio è giocare peggio di come ho fatto negli ultimi anni. È così. Possiamo parlare per un’ora cercando un ragione. Ma lo sport per me è semplice: se giochi con meno sicurezza e colpisci la palla senza far male all’avversario, cosa che credo dovrei fare, allora loro hanno possibilità di attaccare. Sto giocando con un po’ meno errori adesso. Ho migliori sensazioni sulla palla. Adesso mi resta da ritrovare la velocità, quella maggior velocità di palla, per il vincente. Voglio difendere, difendere un po’ più profondo e colpire vincenti con maggiore facilità. È stato difficile per me trovare i vincenti questa sera. Ma è così. Non una grande storia. Bisogna solo migliorare piccole cose che fanno una grande differenza.

Ti senti più lento?
No. Stavo scherzando.

Dici di sentirti bene a livello mentale adesso. Cosa senti di diverso? Cosa non va ancora bene come vorresti?
Se colpisci la palla un po’ meno profondo, l’avversario ha più spazio. Se colpisci la palla con meno sicurezza, non c’è il solito topspin. Se colpisci meno profondo, correrai più lento. Ma non è proprio così, è l’avversario che colpisce la palla prima e sembra che sei più lento, giusto? È facile da capire, facile da spiegare, difficile da cambiare. Ma ci proverò.

Tiger era nel tuo box. Avete lo stesso numero di successi major e ESPN ha fatto un sondaggio su chi vincerà prima il 15°, tu o Tiger. La nuova generazione sta venendo fuori nel golf e nel tennis. Chi ha più possibilità di vincere il 15°, tu o Tiger?
Spero che l’anno prossima accada per entrambi. È stato un grande onore per me avere Tiger nel mio box. Come sportivo per me è un grande esempio. Il suo atteggiamento sui campi da golf per è sempre stato di grande ispirazione . Quando lo vedevo giocare, quando vedevo il suo atteggiamento in campo, osservavo gli occhi quando stava per colpire, quando doveva colpire colpi difficili, decisivi. È molto particolare. Non vedo molti sportivi colpire con quella sicurezza, con quella intensità di sguardo quando c’è un momento importante. Per questo per me è un grande esempio ed una grande fonte di ispirazione. Io non ho idoli. Ma per me è lui la cosa più simile ad un idolo.

 

La traduzione delle dichiarazioni di Nadal alla stampa spagnola (da New York, Vanni Gibertini)

“Non sono stato io a perdere, è stato lui a vincere. Credo di aver giocato un po’ meglio rispetto alle ultime uscite, anche se avrei potuto servire meglio di come ho fatto. Ho sbagliato un po’ di più in tutti i settori, e purtroppo cose come queste fanno la differenza. Purtroppo lui è stato migliore di me stasera, ma questo è lo sport, e bisogna accettarlo.”

“Sono felice di aver giocato a questo livello, perché non era mai capitato in tutto il resto di questa stagione.”

“Quello che la stampa dice di me non ha alcun effetto sulla mia fiducia, sulla mia condizione mentale. Credo di aver abbastanza esperienza per sapere come affrontare situazioni di questo tipo. Il mio lavoro non è preoccuparmi di quello che si dice di me, ma è quello di cercare di migliorare le cose che non vanno. I grandi risultati si conseguono con piccoli progressi quotidiani.”

“Il trend del mio gioco è positivo, sto migliorando. Sto lavorando sulla parte nervosa e su come gestire l’ansia durante le partite. Ora non provo lo stesso livello di ansia durante i match rispetto a quanto era accaduto nel resto della stagione.”

“Oggi sono stato aggressivo, senza però avere una buona qualità di palla. Quando sono in una posizione di vantaggio e non riesco a chiudere il punto, vuol dire che la qualità dei miei colpi non è quella che dovrebbe essere. Ed è su questo che devo lavorare.”

“Se tutto rimane com’è ora, andrò in Danimarca per la Coppa Davis.”

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Raducanu: “A fine torneo rifletterò sul fatto di aver battuto due grandi campionesse come Serena e Vika”

Dopo Serena Williams, anche Azarenka viene travolta dalla campionessa in carica dello US Open

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Due grandi vittorie ottenute contro due grandi campionesse della storia del tennis. Prima Serena Williams, poi Azarenka, entrambe battute da Emma Raducanu che sembra tornare a dare segnali importanti in un torneo di Cincinnati nella quale sta recitando il ruolo di protagonista.

È stata un’altra partita davvero difficile. Vika è una grande campionessa che ha vinto tanti tornei e slam. Sapevo che dovevo pensare al mio gioco e non dovevo guradare la mia avversaria. L’obiettivo era prepararsi al meglio e adesso sono molto soddisfatti di come ho giocato e di come sono riuscita a conservare a lungo la concentrazione”.

Nel corso del secondo set la britannica ha conquistato undici punti di fila tracciando la rotta definitiva: “Non stavo pensando troppo al punteggio, volevo raccogliere quanti più punti possibili e ha funzionato. Ci sono stati sicuramente alcuni momenti in cui l’inerzia avrebbe potuto cambiare e lei avrebbe potuto recuperare quel secondo set. Sono davvero contenta di come sia riuscita a superare quei momenti”.

 

Che significa aver superato Williams e Azarenka nel giro di 24 ore?

“È ​​sempre difficile quando le cose vanno troppo bene (scherza). Quando vinci tante partite di fila senti che qualcosa potrebbe facilmente andare storto. Per questo ho sempre cercato di restare concentrata anche quando ero avanti un set e 4-1. Mi sono davvero concentrata sul tenere il servizio, specialmente nell’ultimo game di servizio, perché penso che verso la fine stesse colpendo delle palle davvero centrate e gli scambi stavano diventando complicati”.

La numero tredici del ranking WTA ha impressionato col servizio e con i colpi da fondo: Penso che quando giochi con due grandi campionesse come Williams e Azarenka, sei entusiasta dal poter condividere il campo con loro e prendi qualsiasi lezione, e apprezzi davvero l’opportunità nel confrontarti con due campionesse del genere. Iniziare il game bene era fondamentale contro entrambe. Vika ha un rovescio incredibile, mentre Serena ha il miglior servizio del circuito. Per questo mi sono concentrata su me stessa: non si può pensare a chi c’è oltre la rete”.

Raducanu ha ribadito di voler trovare una continuità importante: “In altre circostanze ho giocato molto tesa. La sfera emotiva ha spesso preso il sopravvento. Mi sono detta di dover far bene questi due tornei americani e ci sto riuscendo fin qui”.

Poi ha parlato del suo stato di forma fisico: “Sto cercando continuità. Non è importante la vittoria in sé, quanto la possibilità di poter continuare a giocare e trovare continuità. Determinati comportamenti li alleni solo in gare ufficiali. Vediamo come va questo torneo e poi decidiamo cosa fare per il prosieguo”.

La prossima sfida opporrà Raducanu all’americana Pegula. “Ha vissuto una settimana fantastica a Toronto ed è nella top 10. Sta giocando un buon tennis, di sicuro. Sarà un’altra partita difficile per me, e giocando qui penso che il pubblico la supporterà. Ho vissuto questa situazione contro Serena. Non credo che sarà peggio di quella sfida dal punto di vista ambientale, quindi sono preparata”.

Poi ha sottolineato l’affetto della gente ricevuto dopo la vittoria su Serena Williams: “Molti messaggi, ma non potevo rispondere o esaminarli tutti. Mi sento sempre un pò male a non farlo, ma sto solo cercando di rimanere davvero concentrata, e questo mi ha sicuramente aiutata. Non ho aperto molti messaggi, solo poche persone. Non ho davvero guardato il mio telefono. Un’ora dopo, poco prima di entrare, dovevo chiamare il mio fisioterapista, e ho appena visto i messaggi, non si sono aperti. Ero tipo, devo solo concentrarmi (ndr ridendo)”.

Quando finirà il torneo dovrà pensare a quanto fatto a Cincinnati: “Penso che dopo il torneo dovrò fare due passi indietro e pensare al fatto di aver battuto due campionesse incredibili. È un risultato davvero buono che sottolinea i sacrifici fatti”.

Paolo Michele Pinto

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Taylor Fritz: “Faccio un passo alla volta per guadagnarmi la top 10”. “Il coaching? È una regola stupida”

Sul prossimo avversario Rublev: “Lui è un giocatore molto aggressivo come me. Devo fare il mio gioco ed esserlo altrettanto

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Non è cosa da poco battere il giocatore del momento, Nick Kyrgios, per due set lascandogli la miseria di soli 5 game. Taylor Fritz sogna in grande e lo fa a casa sua, davanti al suo pubblico, nel suo Paese; ha promesso che il suo obbiettivo è ancora quello di entrare in top ten, ma senza porsi dei limiti, perché oggi è a tutti gli effetti il volto del tennis a stelle e strisce.

IL MODERATORE: Primo incontro con Nick, un buon amico. Come ti sei sentito là fuori oggi?

TAYLOR FRITZ: È stato bello. Penso che la cosa più importante per me sia stata andare là fuori e servire abbastanza bene, prendermi cura del mio servizio, perché se in qualche modo lui ti breakka dopo è difficile strappargli il servizio e rischi che lui scappi via.

 

D. Hai una sensazione all’inizio di una partita se il tuo servizio funziona bene? Sai se prima del match funzionerà?

TAYLOR FRITZ: Sì, onestamente è solo il ritmo nel servire. Purtroppo per me con gli infortuni di quest’anno ci sono stati momenti in cui mi sentivo come se il mio servizio fosse davvero buono, e poi dopo una pausa di un paio di settimane torno e non è più lo stesso. Ad essere onesto, penso che l’ultima settimana il ritmo di servizio fosse davvero pessimo. Pensavo di servire davvero male. È cambiato quando ho iniziato a fare clic a metà del mio warm up mattutino. Ho iniziato a sentirmi bene. Poi, in campo oggi, stavo solo tenendo quel segnale acceso nella mia testa immagino, in modo da sentirmi bene. Sì, il ritmo è stato fantastico per tutta la partita.

Q. So che giochi e ti alleni molto con Nick. Com’è la sensazione di affrontare quel servizio, ad esempio devi avere un movimento rapido? È una cosa difficile da leggere?

TAYLOR FRITZ: Sì, viene solo dalla sua racchetta È molto difficile da leggere. Colpisce molto bene i suoi punti. In genere non mi appoggio ai servizi delle persone perché sono piuttosto lungo e ho molta portata, e mi sento di rispondere a tutti quei servizi che non sono precisi. Mi sentivo decisamente come se dovessi appoggiarmi a Nick, perché io so che su un punto importante probabilmente gli mancherà il suo servizio oppure può colpire nel posto giusto e non ti da possibilità di rispondere. Mi sentivo come se dovessi scegliere un lato per colpire la risposta.

Q. So quanto ti piace analizzare la partita mentre stai andando là fuori nella tua mente e provare a capire cosa succederà. Fino a che punto parli a questo proposito con Mike ora che puoi avere un dialogo? Ad esempio, quanto si arriva in profondità nell’analisi?

TAYLOR FRITZ: Con lui, non troppo in profondità dopo la partita, perché in genere i dialoghi continuano durante gli allenamenti dove possiamo farlo subito dopo che ho colpito una palla o dopo che è successo qualcosa, posso parlargli a proposito. Sai, possiamo fare botta e risposta. Quindi, quando si tratta della partita, parliamo di certe cose, ma non si va troppo in profondità con le partite.

D. Durante la partita, ora che la regola è disponibile, non lo usi davvero tanto?

TAYLOR FRITZ: No, onestamente non me ne sono nemmeno accorto. Io non ho parlato con Mike e lui non ha parlato con me una sola volta da quando il coaching è diventato una regola. È una regola stupida.

D. Perché è una regola stupida?

TAYLOR FRITZ: Perché il tennis è uno sport individuale. Perché non lo stiamo rendendo uno sport individuale? Una parte enorme del tennis è, nella mia mente, come il tennis è tanto mentale quanto è fisico e gran parte di esso è che devi immaginarlo in campo per te stesso. Devi essere l’unico a capirlo. Penso che sia ridicolo che tu possa essere mentalmente non lì, non bravo analiticamente, non bravo a elaborare cose e inventare strategie, e puoi avere qualcuno ti dice cosa fare. Lo odio

D. Quanto è ancora importante per te essere tra i primi 10? Forse i tuoi obiettivi sono cambiati a causa di quanto successo nella stagione.

TAYLOR FRITZ: È un obiettivo enorme. Sto solo crescendo come ragazzo, essendo uno dei primi 10 giocatori al mondo, è sempre qualcosa che sogni. È ancora un grande obiettivo, ma penso che a volte quando arrivi molto vicino a raggiungere questi traguardi, ti fa quasi, suppongo, arretrare un po’. Abbiamo quasi rivalutato. Abbiamo detto, va bene, non ci stiamo pensando alla top 10 più. Adesso pensiamo ai primi 5. Questo è corretto – con quella mentalità, così sarà più facile entrare nella top 10, credo.

D. Top 5 ti porta nella fascia del numero 1? Sarà questo il prossimo obbiettivo?

TAYLOR FRITZ: Esattamente. Fai un passo alla volta.

Q. Tu e Nick avete avuto una grande stagione insieme. Siete amici anche fuori dal campo. Voi parlate di come state giocando l’un l’altro o no?

TAYLOR FRITZ: No, quando parliamo, non parliamo davvero di, Oh, tipo, stai giocando alla grande, io sto giocando alla grande. Andiamo, buon per noi. Non abbiamo davvero quelle conversazioni.

D. Ovviamente conosci abbastanza bene Rublev a questo punto da molti anni. Cosa stai cercando in questo incontro? Ti concentrerai solo su te stesso o…

TAYLOR FRITZ: Devo — se posso servire come ho fatto di nuovo oggi, sarebbe davvero bello. Ho bisogno di attaccare il più possibile. Lui è un anche un giocatore molto aggressivo come me. Sento di dover provare a batterlo sulla forza. Non posso essere io quello passivo, lasciandoglielo fare, tipo spostarmi in giro per il campo. Ho solo bisogno di concentrarmi su me stesso, fare il mio gioco ed essere aggressivo.

D. Ti è stato chiesto di Novak e del tuo pensieri su quello?

TAYLOR FRITZ: No.

D. Cosa ne pensi?

TAYLOR FRITZ: È dura. Penso da un lato è difficile fare alcune eccezioni alle regole per certe persone. Non so come mi sento al riguardo, ma poi, allo stesso tempo, penso che non siamo il Paese più sicuro per i contagi del COVID. Quindi quale sarebbe il problema nell’affittare il miglior giocatore del mondo per venire a giocare agli US Open? Ma come ho detto, allo stesso tempo, sono in conflitto, perché io non so come mi sento a fare eccezioni speciali per una persona solo per quello che sono. Quindi vedo entrambi i lati della questione, a dire il vero. È difficile, sai, differenziare ovviamente. Va bene per ogni giocatore se Novak non è nel sorteggio (sorridendo).

D. Come difensore, ti piacerebbe che fosse lì o sei felice che non ci sia?

TAYLOR FRITZ: Oh, non lo so. Novak è una delle poche persone in tour che non ho mai battuto, quindi non lo so (sorridendo).

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Swiatek e il problema palline: “Non capisco perché siano diverse dai maschi. Sono troppo leggere”

La n.1 del mondo fa partire la crociata: “Queste palle sono orribili. Incordiamo le racchette sempre più tese e rischiamo infortuni”

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Iga Swiatek - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Altra vittoria per la polacca Iga Swiatek, 6-4 7-5 sulla statunitense Sloane Stephens, la 50esima stagionale, in cui si sono alternate strisce interminabili di successi a qualche batosta tutto sommato comprensibile per una numero 1 così giovane. La 21enne Iga in conferenza stampa si è dilungata molto – su sollecitazione dei giornalisti, questo va riconosciuto – su un tema finora poco esplorato. E cioè la differenza di palline tra uomini e donne usate durante questa parte di stagione sul cemento nordamericano. La marca utilizzata fino agli US Open è sempre quella, Wilson, ma a quanto pare quelle della WTA sono più leggere con conseguenze sul gioco tutt’altro che trascurabili. Sulla diversità di palline si è espresso ieri anche Nadal, il quale ha sminuito tutto (“Vedo che la palla femminile ha il numero in rosso […] non credo sia affatto un argomento importante“), ma, dopo aver ascoltato le ragioni di un’altra numero 1, forse cambierà opinione.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Cincinnati

D. In campo hai detto di essere contenta della vittoria perché negli ultimi giorni è stato un po’ complicato e un po’ difficile. Cosa intendevi con questo? La tua performance, cosa ne hai ricavato?
IGA SWIATEK: Beh, sicuramente fiducia e capacità di, non so, resettare dopo quello che è successo negli allenamenti. Mi sento come se avessi alti e bassi durante gli allenamenti qui. Ci sono molte ragioni, ma non voglio davvero entrare nel merito perché sto cercando di concentrarmi sul futuro e non di tornare alle aspettative e a tutto ciò che è successo negli ultimi tornei sul cemento. Quindi sono davvero orgogliosa della mia stagione, ma voglio essere di nuovo senza paura, quindi sto cercando di rifarlo.

 

D. Cosa ne pensi delle palline degli US Open? Ti piacciono?
IGA SWIATEK: Oh, mio ​​Dio. Beh, onestamente, non mi piacciono. Ho sentito anche molti giocatori lamentarsi. Giocatrici donne, perché abbiamo palle diverse rispetto agli uomini. So che suona strano (sorridendo). Ma in fondo il fatto è che sono più leggere. Volano da pazzi. Sai, al momento abbiamo un gioco davvero potente. Non è come 10 anni fa tranne Serena, dove credo che le ragazze giocassero più lentamente, giusto? Adesso giochiamo potente e non riusciamo a lasciar andare i colpi con queste palle. So che ci sono molte giocatrici che si lamentano e molte di loro sono in top 10. Facciamo più errori, di sicuro. Quindi non penso che sia davvero bello da vedere.

Non so perché sono diverse da quelli degli uomini. Non lo so, forse 15 anni fa probabilmente le donne hanno avuto qualche infortunio al gomito perché le palline erano più pesanti, e le hanno cambiate in palline femminili, ma in questo momento siamo così preparate fisicamente che non credo succederebbe. Inoltre non troviamo quelle palle in Europa, o effettivamente, quando le acquistiamo in negozio, sono totalmente diverse da quelle del torneo, quindi quando mi alleno con le palle degli US Open a casa, mi alleno con quelle maschili. Penso che anche questa situazione sia piuttosto difficile in termini di infortuni, perché stiamo incordando le nostre racchette sempre più tese, e questo è davvero fonte di confusione per le braccia e le mani e per il nostro tocco. Non so se magari ne hai parlato con Ash [Barty] quando giocava, ma nemmeno a lei piacevano queste palle. Sento che è davvero difficile controllarle, ma tutte hanno le stesse condizioni, quindi stiamo cercando di fronteggiarle. Non capisco perché siano diverse, onestamente.

D. Quando le persone si sono lamentate, sai qual è stata la risposta?
IGA SWIATEK: Da parte di chi?

D. Quando le persone si lamentano, non so, agli US Open o…
IGA SWIATEK: Beh, è ​​più come se ci lamentassimo tra di noi. So che l’anno scorso ne abbiamo parlato con la WTA, con Steve [Simon, Presidente della WTA]. Prima di tutto abbiamo parlato di usare una palla per tutto lo swing, perché nel 2019 ho giocato quattro tornei: Washington Toronto, Cincinnati, US Open. Washington erano palline Penn. Toronto erano palline US Open. Cincinnati, ancora Penn. US Open, ovviamente quelle US Open. Ma quest’anno è cambiato, quindi almeno siamo coerenti in questo momento. Tuttavia, penso che quelle palle siano orribili, specialmente dopo tre giochi tosti diventano sempre più leggere. Alla fine, non puoi nemmeno servire a 170 chilometri all’ora perché sai che volerà da matti. Sì, penso che siano piuttosto brutte. Scusate.

D. A Toronto c’erano anche le Wilson, le palline degli US Open? Con che palle giocavi a Toronto?
IGA SWIATEK: Palline US Open. Quindi in questo momento è diventato tutto uguale, ma comunque, io e Paula Badosa l’anno scorso, abbiamo parlato con Steve [Simon, Presidente della WTA] del passaggio a palline maschili. Non credo che sarebbe un problema perché è sempre la stessa azienda, è Wilson, ma sì, forse dovremmo spingere un po’ di più. In realtà ho smesso di farmi sentire e cercare di convincere la WTA, perché è avvenuta la guerra in Ucraina e mi sono concentrata su qualcos’altro. Ma onestamente, in qualsiasi torneo che gioco con queste palle, non mi sento a mio agio. Forse questo sarà il primo (sorridendo).

D. È l’unico periodo dell’anno in cui ci sono diverse palline maschili e femminili?
IGA SWIATEK: Anche a Dubai. Ma non abbiamo il torneo maschile a Dubai. Non contemporaneamente. A Dubai giochiamo con le stesse palle degli US Open.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Cincinnati

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