I tornei della settimana: Pechino e Tokyo, l'ora delle capitali

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I tornei della settimana: Pechino e Tokyo, l’ora delle capitali

Il carrozzone del tennis professionistico si sposta nelle città più importanti e ricche di fascino dell’estremo oriente. Si cercano i successori di Djokovic, Nishikori e Sharapova

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Ancora Oriente. I due circuiti principali proseguono spediti il mini-tour asiatico e la prossima settimana metteranno in calendario tre prove di grande interesse. Le donne giocano solo nel combined di Pechino mentre gli uomini saranno di scena anche a Tokyo.

ATP PECHINO – Nell’impianto che ospitò i giochi olimpici del 2008 si disputa l’edizione numero 17 del China Open. In realtà il torneo ha vissuto due fasi ben distinte, divise tra loro da una pausa durata sei anni. Michael Chang è l’indiscusso dominatore della prima con tre titoli consecutivi conseguiti sempre partendo con la testa di serie n°1. Quella del 1996 tra Rusedski e Damm è stata l’unica finale che non vedeva in campo teste di serie.
Nel secondo periodo invece (2004-2014) ci sono stati dapprima cinque campioni (e altrettanti finalisti) diversi e, successivamente, un solo padrone: Novak Djokovic. L’attuale leader del ranking ATP ha alzato cinque volte il trofeo cinese ed è imbattuto a Pechino a livello ATP con un record di 24 vittorie; l’unica sconfitta la subì nella semifinale dei giochi olimpici del 2008 contro Nadal, torneo in cui il serbo si aggiudicò la medaglia di bronzo.
Due volte la testa di serie n°1 ha perso al debutto nel torneo; Carlos Moya nel 2004 e il connazionale David Ferrer nel 2008.
Nel 2006 il torneo è stato il primo, fuori dagli Stati Uniti, ad utilizzare l’occhio di falco.

Così l’anno scorso – La “manita” di Nole arriva puntuale e senza troppi affanni. Il serbo sorvola Pechino come aveva fatto le ultime quattro volte e non lascia agli avversari nemmeno un set. In termini di punteggio è Vasek Pospisil, al secondo turno, ad impegnarlo di più: 6-3 7-5 lo score con cui il canadese si inchina al campione in carica. Per tutti gli altri sono lezioni piuttosto severe, anche considerato il valore degli stessi: Dimitrov nei quarti rimedia sei giochi, Murray in semifinale uno in più mentre il finalista Berdych viene travolto 6-0 6-2.
Il ceco, terza scelta del seeding e sorteggiato nella parte bassa, si aggiudica dunque il torneo degli umani e lo fa con autorità, giungendo in finale con un record di 8-0 nei set e 48-20 nei games. Delude, in quella porzione di tabellone, Rafa Nadal (2), sconfitto dal qualificato Martin Klizan in tre partite (6-7 6-4 6-3). In precedenza lo slovacco aveva beneficiato del ritiro di Gulbis (7) quando però si trovava già in vantaggio per 6-2 3-0. Niente sorprese invece in alto con i quattro favoriti nei quarti e il successo contro pronostico di Murray (6) sul vincitore degli US Open Cilic (4). Due gli italiani in gara, Fognini e Seppi, subito eliminati rispettivamente da Gulbis e Robredo.

 

ALBO D’ORO

1993 Michael Chang b. Greg Rusedski 7-6 6-7 6-4
1994 Michael Chang b. Anders Jarryd 7-5 7-5
1995 Michael Chang b.Renzo Furlan 7-5 6-3
1996 Greg Rusedski b.Martin Damm 7-6 6-4
1997 Jim Courier b. Magnus Gustafsson 7-6 3-6 6-3

2004 Marat Safin b. Mikhail Youzhny 7-6 7-5
2005 Rafael Nadal b. Guillermo Coria 5-7 6-1 6-2
2006 Marcos Baghdatis b. Mario Ancic 6-4 6-0
2007 Fernando Gonzalez b.Tommy Robredo 6-1 3-6 6-1
2008 Andy Roddick b. Dudi Sela 6-4 6-7 6-3
2009 Novak Djokovic b. Marin Cilic 6-2 7-6
2010 Novak Djokovic-David Ferrer 6-2 6-4
2011 Tomas Berdych b.Marin Cilic 3-6 6-4 6-1
2012 Novak Djokovic b. Jo-Wilfried Tsonga 7-6 6-2
2013 Novak Djokovic b. Rafael Nadal 6-3 6-4
2014 Novak Djokovic b. Tomas Berdych 6-0 6-2

ATP TOKYO – Il più “anziano” tra i tornei asiatici spegne quest’anno le 44 candeline e lo farà nel colossale impianto dell’Ariake Coliseum. Il Rakuten Japan Open vanta un albo d’oro di tutto rispetto con diversi campioni che sono stati anche vincitori di major. Il detentore del maggior numero di titoli è Stefan Edberg, che ha vinto quattro delle cinque finali consecutive disputate nella metropoli nipponica, seguito da Pete Sampras con 3 trofei.
Dal 1994 nessuno è più riuscito a confermarsi campione; l’unico ad andarci vicino è stato Nadal, campione nel 2010 e sconfitto in finale l’anno dopo. Sfortunato invece Milos Raonic, finalista delle ultime tre edizioni e sempre battuto.
In quattro occasioni la testa di serie n°1 ha perso al debutto: Ashe nel 1974, Rafter nel 1998, Del Potro nel 2009 e Wawrinka dodici mesi fa.

Così l’anno scorso – Più che dimezzata la truppa dei favoriti fin dal turno iniziale, il Rakuten 2014 si è concluso in gloria per i tifosi locali. Per la seconda volta in tre anni Kei Nishikori è profeta in patria e vanifica il terzo assalto consecutivo al titolo da parte del bombardiere canadese Raonic.
Ma il primo nipponico a meritare una citazione è senza dubbio Tatsuma Ito, che sfrutta a dovere la wild-card concessagli dagli organizzatori ed estromette uno spento Wawrinka (1) in due set: 7-5 6-2. Ito però fallisce la classica prova del nove cedendo al secondo turno al tedesco Benjamin Becker, bravo a spingersi poi fino alle semifinali. Altre quattro “teste” cadono all’esordio; nobile quella di Ferrer (2), battuto in rimonta dal connazionale Granollers, un po’ meno quelle di Tsonga (5), Bautista Agut (6) e Dolgopolov (8), eliminati rispettivamente da Przysiezny, Simon e Sock.
Così, con queste premesse, normale che nei quarti rimangano solo due favoriti: Nishikori (4) nella metà alta e Raonic (3) in quella inferiore. Detto di Becker, l’altro semifinalista è Gilles Simon, implacabile nei tie-break che lo tengono in vita sia contro Bautista Agut che contro il volitivo lussemburghese Gilles Muller. Il francese però non può nulla contro la potenza di Milos, che ritrova Nishikori in finale due anni dopo averci perso in tre set (6-0 al terzo).
L’ultimo atto è incerto fino alla fine e Nishikori ci arriva col fiato corto a causa delle due intense settimane che l’hanno preceduto (il giapponese infatti viene dalla vittoria di Kuala Lumpur). Kei si aggiudica il segmento iniziale al tie-break ma quando cede il secondo per 6-4 sembra proprio che la stanchezza debba prendere il sopravvento. Nishikori però non vuole deludere i suoi tifosi e trova l’energia per prevalere e tornare sul podio del torneo di casa.

ALBO D’ORO

1972 Toshiro Sakai b. Jun Kuki 6-3 6-3
1973 Ken Rosewall b. John Newcombe 6-1 6-4
1974 Rod Laver b. Juan Gisbert 5-7 6-2 6-0
1975 Raul Ramirez b. Manuel Orantes 6-2 5-7 6-3
1976 Roscoe Tanner b. Corrado Barazzutti 6-3 6-2
1977 Manuel Orantes b. Kim Warwick 6-2 6-1
1978 Adriano Panatta b. Pat Dupre 6-3 6-3
1979 Terry Moor b. Pat Dupre 3-6 7-6 6-2
1980 Ivan Lendl b. Eliot Teltscher 3-6 6-4 6-0
1981 Balasz Taroczy b. Eliot Teltscher 6-3 1-6 7-6
1982 Jimmy Arias b. Dominique Bedel 6-2 2-6 6-4
1983 Eliot Teltscher b. Andres Gomez 7-5 3-6 6-1
1984 David Pate b. Terry Moore 6-3 7-5
1985 Scott Davis b. Jimmy Arias 6-1 7-6
1986 Ramesh Krishnan b. Johan Carlsson 6-1 6-3
1987 Stefan Edberg b. David Pate 7-6 6-4
1988 John McEnroe b. Stefan Edberg 6-2 6-2
1989 Stefan Edberg b. Ivan Lendl 6-3 2-6 6-4
1990 Stefan Edberg b. Aaron Krickstein 6-4 7-5
1991 Stefan Edberg b. Ivan Lendl 6-1 7-5 6-0
1992 Jim Courier b. Richard Krajicek 6-4 6-4 7-6
1993 Pete Sampras b. Brad Gilbert 6-2 6-2 6-2
1994 Pete Sampras b. Michael Chang 6-4 6-2
1995 Jim Courier b.Andre Agassi 6-4 6-3
1996 Pete Sampras b. Richey Reneberg 6-4 7-5
1997 Richard Krajicek b. Lionel Roux 6-2 3-6 6-1
1998 Andrei Pavel b. Byron Black 6-3 6-4
1999 Nicolas Kiefer b. Wayne Ferreira 7-6 7-5
2000 Sjeng Schalken b. Nicolas Lapentti 6-4 3-6 6-1
2001 Lleyton Hewitt b. Michel Kratochvil 6-4 6-2
2002 Kenneth Carlsen b. Magnus Norman 7-6 6-3
2003 Rainer Schuettler b. Sebastien Grosjean 7-6 6-2
2004 Jiri Novak b.Taylor Dent 5-7 6-1 6-3
2005 Wesley Moodie b. Mario Ancic 1-6 7-6 6-4
2006 Roger Federer b. Tim Henman 6-3 6-3
2007 David Ferrer b. Richard Gasquet 6-1 6-2
2008 Tomas Berdych b.Juan Martin Del Potro 6-1 6-4
2009 Jo-Wilfried Tsonga b. Mikhail Youzhny 6-3 6-3
2010 Rafael Nadal b. Gael Monfils 6-1 7-5
2011 Andy Murray b. Rafael Nadal 3-6 6-2 6-0
2012 Kei Nishikori b. Milos Raonic 7-6 3-6 6-0
2013 Juan Martin Del Potro b. Milos Raonic 7-6 7-5
2014 Kei Nishikori b. Milos Raonic 7-6 4-6 6-4

WTA PECHINO – Il quarto e ultimo Premier Mandatory stagionale si svolge all’Olympic Green Tennis Center, così denominato dal 2008 quando ospitò il torneo olimpico di tennis; in precedenza il torneo si disputava al Pechino Tennis Center. Lo splendido complesso si sviluppa attorno al magnifico Diamond Court, dall’architettura suggestiva. Anche se la prima edizione risale al 2004 (anno in cui il torneo venne promosso a Tier II), l’antenato dell’attuale torneo è originario di Shanghai dove vennero disputate tre edizioni dal 1994 al 1996 e altre quattro dal 2000 al 2003.
Svetlana Kuznetsova e Serena Williams sono le uniche giocatrici ad aver vinto due volte il titolo; la russa ha anche perso due finali, come la serba Jelena Jankovic (vincitrice nel 2008). La Russia ha messo una sua rappresentante in finale dieci volte su quindici e in cinque occasioni ha portato a casa il titolo. Da quando si gioca a Pechino l’unica non testa di serie ad aver giocato (e vinto) la finale è Maria Kirilenko (2005).

Così l’anno scorso – Sedici delle prime diciotto al mondo e nove delle prime dieci; un seeding eccellente per il più importante torneo tra gli US Open e le WTA Finals di Singapore. Ci sono le due Williams ma si ritireranno entrambe prima di scendere in campo; Venus negli ottavi contro la Kvitova, Serena nei quarti contro Sam Stosur. Sempre nei quarti il torneo perde, sempre per forfait, la seconda favorita Simona Halep, che dà via libera alla Ivanovic.
Anche in assenza delle prime due teste di serie, Pechino offre comunque semifinali di grande spessore ma la sola combattuta è quella tra Kvitova e Stosur, che la ceca si aggiudica dopo aver ceduto il set centrale; nettissimo invece il 6-0 6-4 con cui Maria Sharapova liquida la serba Ivanovic.
Equilibrata la finale. Nei sei precedenti, Sharapova e Kvitova si erano affrontate una sola volta nel match conclusivo di un torneo (Wimbledon 2011, vinse Petra 6-3 6-4) ma la russa aveva vinto le ultime quattro sfide. Cinque, al termine del China Open, con Masha che aggiungeva un’altra prestigiosa vittoria al terzo set al suo lungo palmares. Titolo n°33 in carriera per la siberiana, che qualche settimana più tardi avrebbe perso dalla Kvitova nelle finali WTA a Singapore.
Cinque le italiane in tabellone e bilancio più agro che dolce. Tre eliminazioni al primo turno (Giorgi, Schiavone e Errani, dolorosa quest’ultima sconfitta dalla giapponese Nara) e una al secondo (Pennetta, sconfitta dalla Suarez Navarro dopo aver battuto la McHale). Ottimo invece il cammino di Roberta Vinci, approdata ai quarti di finale a spese di Shvedova, Radwanska (5) e Makarova (12) e battuta solo dalla Kvitova in due partite combattute (7-6 6-4).

ALBO D’ORO

2000 Megan Shaughnessy b. Iroda Tulyaganova 7-6 7-5
2001 Monica Seles b. Nicole Pratt 6-2 6-3
2002 Anna Smashnova b. Anna Kournikova 6-2 6-3
2003 Elena Dementieva b. Chanda Rubin 6-3 7-6
2004 Serena Williams b. Svetlana Kuznetsova 4-6 7-5 6-4
2005 Maria Kirilenko b. Anna Lena Gronefeld 6-3 6-4
2006 Svetlana Kuznetsova b. Amelie Mauresmo 6-4 6-0
2007 Agnes Szavay b. Jelena Jankovic 6-7 7-5 6-2
2008 Jelena Jankovic b. Svetlana Kuznetsova 6-3 6-2
2009 Svetlana Kuznetsova b. Agnieszka Radwanska 6-2 6-4
2010 Caroline Wozniacki b. Vera Zvonareva 6-3 3-6 6-3
2011 Agnieszka Radwanska b. Andrea Petkovic 7-5 0-6 6-4
2012 Victoria Azarenka b. Maria Sharapova 6-3 6-1
2013 Serena Williams b. Jelena Jankovic 6-2 6-2
2014 Maria Sharapova b. Petra Kvitova 6-4 2-6 6-3

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ATP

Borna Coric: “Contro Nadal senza pressione, mi godrò il momento. Non è un problema fare quello che ami”

Il croato prepara la prima sfida dopo 5 anni contro un suo idolo, e parla delle proprie condizioni fisiche

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Borna Coric - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Quando arrivi troppo in alto, poi puoi solo cadere. Borna Coric forse non è arrivato così in alto come avrebbe voluto (e potuto) ma la caduta, anche grave, l’ha presa eccome. Il 14 ottobre 2018 gioca la prima finale 1000 della carriera, qualche settimana dopo si attesta al n.12, il suo best ranking, sembra che finalmente quella grande promessa tanto attesa sia stata mantenuta. Da lì non c’è stato l’atteso salto di qualità, ma solo tanti problemi in serie, con l’infortunio alla spalla che lo ha tenuto fuori dal marzo del 2021 allo scorso marzo. Ora, però, qualche luce la vede: ieri una bella vittoria contro Lorenzo Musetti, e oggi il privilegio di sfidare il suo idolo Rafa Nadal, che batté a Basilea nel primo incontro nel 2014, perdendo l’ultimo precedente nel 2017 in Canada (in mezzo anche uno schiacciante 6-1 6-3 di Borna proprio qui a Cincinnati nel 2016, e una vittoria del maiorchino allo US Open 2015).

Lo stadio era pieno per il nostro quarto di finale“, racconta Coric ai microfoni dell’ATP dopo il successo su Lorenzo Musetti. “Mi ricordo che mi piaceva, ero super felice, mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle. Ero nel momento, stavo vivendo il mio sogno”. Quella vittoria, in quell’ottobre di 8 anni fa, arrivò nel momento in cui il croato stava salendo la scala del tennis, in cui doveva emergere, non ancora maggiorenne. Condizioni ben diverse da oggi, con un infortunio alla spalla in più, e gli anni che passano da reggere: “Non è mai facile tornare dopo un grave infortunio. Sono stato fuori per un anno e non è mai facile tornare e giocare un buon tennis, quindi ogni vittoria che si ottiene è estremamente importante anche per la mia fiducia e per la mia classifica, che non è ancora lì dove voglio che sia“.

La questione della sua spalla, oramai la principale quando si parla di Coric, viene ben approfondita dall’attuale n.152 al mondo, consapevole di quanto possa condizionarlo, e di quanto vada ben trattata e allenata: “Devo essere onesto, ben presto è diventato normale per me perché se voglio fare il mio lavoro, che è giocare a tennis, devo farlo. Non credo sia un enorme sacrificio avere 30 minuti in più di lavoro per arrivare a giocare a tennis. Puoi fare ciò che ami, non è un grosso problema. Se di solito vengo un’ora prima dell’allenamento, ora devo venire un’ora e mezza. Questo è tutto“. “Ma non ci penso più quando gioco ad essere sincero“, prosegue il croato, “perché anche se provo un po’ di dolore, e a volte capita, so che niente si può rompere. Non posso fare più danni, quindi a volte devo solo accettare che avrò un po’ di dolore e per me va bene“.

 

Certamente il suo gioco, soprattutto la sua mentalità e il suo approccio, si sono dovuti adattare ai problemi occorsi negli anni, come dimostrano queste parole. Parole di resilienza e abnegazione, quasi alla Nadal, la cui forza mentale è ciò che più lascia a bocca aperta: “Amavo tutto del suo gioco, in cui non c’è niente di sbagliato. Quindi puoi guardare ogni colpo e provare a farlo, perché è uno dei migliori del Tour. Riguarda più lo spirito combattivo, da cui penso che tutti possiamo imparare, e che può essere il nostro idolo“. Ma, dopotutto, va ricordato che stasera i due si affronteranno in campo, battezzando il ritorno in campo di Nadal più di un mese dopo il quarto a Wimbledon contro Fritz, per quella che in ogni caso sarà una partita speciale per Borna Coric, 9 vittorie in carriera contro top 5, l’ultima contro Thiem (n.4) all’ATP Cup 2020. “Giocherò senza alcune pressione“, conclude l’ex n.12 del mondo, “Ora posso divertirmi ancora di più perché non ho avuto questo tipo di partite e la competizione negli ultimi due anni. Mi diverto ancora di più rispetto a quando avevo 17 o 18 anni, e dato che sono stato a giocare a Challengers e tutto il resto, ora posso divertirmi ancora di più“.

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ATP

Opelka ancora contro l’ATP: “Un sistema corrotto che va a discapito della remunerazione del talento”

Il gigante statunitense si sfoga su Twitter criticando l’operato del Board dell’ATP e del consiglio dei giocatori in merito alle modifiche del calendario

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Reilly Opelka – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @FILAtennis)

Assente dai campi da gioco dalla sconfitta contro Nick Kyrgios in quel di Washington, torna a fare sentire la sua voce fuori dal coro Reilly Opelka. Il servebot statunitense è noto per esprimere sempre la sua opinione sui social e nelle interviste su quello che non funziona nei rapporti tra tornei e giocatori, con aspre critiche nei confronti di Gaudenzi, più volte invitato alle dimissioni. Pertanto, non sorprende che in seguito alle ultime novità nel panorama tennistico, Opelka abbia detto sulle modifiche del calendario previste a partire dal 2023 e non solo.

Riepiloghiamo, a partire dal prossimo anno vi saranno diverse novità nel calendario. La più significativa riguarda i tornei più importanti a livello ATP, ossia i Masters 1000. Infatti, dal 2023 non saranno solo Indian Wells e Miami i tornei che si svolgeranno su 2 settimane, bensì anche Roma, Madrid e Shanghai. Dal 2025 la riforma riguarderà anche gli altri due mille nord americani, Canada e Cincinnati.

Questa riforma si innesta in un periodo di “compravendite” per quanto riguarda i diritti di alcuni tornei. Lo scorso febbraio la USTA, proprietaria dei diritti del torneo ATP di Cincinnati, ha messo in vendita la licenza andando a caccia di un acquirente disposto a spendere un importo almeno a nove cifre. Acquirente che secondo le ultime voci dovrebbe essere Ben Navarro, celebre milionario statunitense, proprietario del torneo femminile di Charleston.

 

A fine 2021 ero stato invece il torneo di Madrid a cambiare “organizzazione”, con l’uscita di scena di Ion Tiriac e l’ingresso della società di managemente IMG, già proprietaria dei diritti del torneo di Miami.

Questo giro di denaro ha mandato su tutte le furie Opelka alla luce delle disparità che secondo lui vi sono a livello ATP, tra quanto spetta ai tornei e quanto invece finisce del prize money a disposizione dei giocatori.

Quindi fatemi capire bene, Madrid e Cincinnati vengono vendute per $ 400 milioni / $ 300 milioni. Nello stesso anno il Board dell’ATP decide di concedere ai Masters 1000 una tonnellata di giorni in più, riducendo nel contempo le players commitment protections, portando a sanzioni molto più severe per eventuali Masters 1000 saltati”.

Ma le critiche non si sono limitate solo alle decisioni dell’ATP. Con un sarcasmo per nulla celato Reilly ha giudicato negativamente l’operato dei rappresentati ei giocatori, rei di non aver negoziato accordi negli interessi dei giocatori stessi che loro rappresentano.

“Sembra che il board dei rappresentati dei giocatori abbia fatto una grande lavoro nel negoziare per nostro conto. Hanno ottenuto un incremento del 2% dei prize money e acconsentito alla più grande presa in giro [Opelka la definisce ‘biggest known sucker play’] per la compartecipazione dei ricavi [dei tornei], accettando una percentuale sul profitto netto, invece che lordo”.

Opelka rincara la dose evidenziando come l’accordo permetta ai tornei di poter “manipolare” i numeri secondo il proprio tornaconto:[Questo accordo] permette ai tornei di continuare la pratica di manipolazione dei loro numeri. Basta chiedere a chiunque è coinvolto nel processo le differenze tra i numeri che i tornei presentano ai potenziali venditori rispetto a quelli che utilizzano durante la negoziazione dei prize money”.

La frecciata finale è rivolta alla USTA: “Quanto ha pagato la USTA per la licenza [del torneo di Cincinnati]? Prima che qualcuno polemizzi sul fatto che un atleta professionista parli di denaro, qui si parla di denaro, ma si parla di un sistema corrotto che sistematicamente va a discapito della remunerazione del talento in questa così detta partnership.

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ATP

Alexandr Dolgopolov torna a farsi sentire: “Tonnellate di bandiere sui tornei”

L’ex tennista ucraino, tra i più attivi sul tema della guerra, rumoreggia su Twitter dopo il recente episodio a Cincinnati

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dolgopolov

In campo, una gioia per gli occhi, una manna per gli amanti del bel tennis estroso, mai regolare, in una carriera da artista maledetto fino in fondo, in cui ha dovuto combattere con tanti infortuni, ritirandosi a soli 32 anni, nel 2021. Alexander Dolgopolov è stato uno dei più chiacchierati tennisti degli ultimi anni, genio e sregolatezza, e tutt’ora finisce spesso in discussioni di sorta, ma purtroppo per motivi ben più seri, che esulano dal campo da tennis. Sin dalla primissima dichiarazione di guerra della Russia, il tennista ucraino si è sempre apertamente schierato sulla vicenda, condannando in toto anche i tennisti e gli sportivi russi, appoggiando con vigore ad esempio la decisione di Wimbledon, ed imbracciando egli stesso il fucile per difendere il proprio Paese.

E così, dopo l’episodio di lunedì in quel di Cincinnati (torneo in cui nel 2015, come ricordò al momento del ritiro, giocò la partita con più rimpianti della carriera) era impensabile che non si sarebbe schierato. Il fatto è però, in tutta onestà, quantomeno discutibile: durante il derby russo tra Potapova e Kalinskaya, una tifosa era cinta dalla bandiera ucraina con in testa il Vinok, una corona di fiori tipica della tradizione del Paese. La prima delle due atlete si sarebbe lamentata con la giudice di sedia, portando la sicurezza ad allontanare dai campi la donna senza che avesse fondamentalmente fatto nulla, con la motivazione che “stesse agitando le due tenniste“. La giustificazione decisamente non regge, specie considerando l’eco e le ripercussioni che potrebbe avere a lungo andare un atto del genere, partendo dalla reazione di Dolgopolov.

Sorpreso che nessuno è stato molestato o insultato in questa occasione, nessun ucraino ha giocato lì“, scrive su Twitter l’ex n.13 al mondo, “Le persone che lo dicono sono patetiche. Nient’altro che discriminazione. Sentirsi insultato dalla bandiera di un paese attaccato dal tuo paese, cosa potrebbe significare? Tonnellate di bandiere sui tornei“. Le parole di Dolgopolov sono tutt’altro che pacate, com’era lecita aspettarsi, e la sua “chiamata a raccolta” di bandiere per i prossimi tornei, US Open in particolare, potrebbe non essere un appello nel vuoto, e rivelarsi l’inizio di un gran caso mediatico. Anche considerando altre righe, ben più dure, scritte in precedenza sull’episodio sempre sul suo Twitter: “Solo così lo sapete. Un atleta russo è arrivato negli Stati Uniti e ha deciso di cacciare Lola, che è una meravigliosa persona di cuore, ma anche cittadina americana, nata in Uzbekistan, per essersi seduta in silenzio a una partita di tennis con una bandiera ucraina. Vengono a casa tua e dettano le loro regole“. Gli echi di guerra, purtroppo, sono fin troppo presenti anche sui campi da tennis.

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