La settimana degli italiani: solo un infortunio ferma la Vinci, Giorgi in ripresa

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La settimana degli italiani: solo un infortunio ferma la Vinci, Giorgi in ripresa

Torna la rubrica “la settimana degli italiani” che analizza le prestazioni degli azzurri nel torneo combined di Indian Wells. Andreas Seppi si ferma al cospetto di John Isner, Roberta Vinci è costretta al ritiro negli ottavi di finale per un infortunio al tendine di achille. Delude Sara Errani mentre Camila Giorgi fa ben sperare

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Indian Wells, primo grande torneo combined del 2016, è terminato per il tennis azzurro con un bilancio complessivo di quattro vittorie e quattro sconfitte nei singolari, tra buone notizie (la Vinci che risale la top ten), speranze da verificare (Camila Giorgi in ripresa), delusioni (Errani fuori subito) e tristi conferme (il settore maschile che non riesce ad avere risultati positivi nel circuito ATP).

Tra gli uomini, Andreas Seppi è stato l’unico azzurro, tra quelli iscritti per diritto di classifica al Masters 1000 californiano, che vi ha effettivamente partecipato: Fognini è ancora convalescente dall’infortunio agli addominali, mentre Lorenzi, Bolelli e Cecchinato hanno invece deciso per motivi di programmazione diversi tra loro, di cancellarsi. Il solo Salvatore Caruso ha poi deciso di provare ad entrare in tabellone tramite la porta di servizio delle qualificazioni: il 23enne siciliano, n° 253 del ranking ATP, non ha visto però premiato il suo tentativo ed è subito uscito per mano dell’argentino Renzo Olivo, 167esimo nella classifica mondiale, che ha vinto 4-6 7-6(2) 6-2 in 2h16’.

Andreas, reduce dal felice week-end di Davis sulla terra rossa di Pesaro, non è mai riuscito ad esprimersi bene ad Indian Wells: in 10 partecipazioni, non ha mai vinto due partite di fila e le tre volte (dal 2013 al 2015) nelle quali ha raggiunto il terzo turno, vi è riuscito grazie al bye al turno iniziale in quanto testa di serie. In questa edizione non aveva tale privilegio e così è dovuto subito scendere in campo contro lo statunitense Donald Young, in un match che presentava diverse insidie: il talento mancino dell’avversario, giocatore che si esprime al meglio sulle superfici rapide e peraltro sostenuto dal pubblico di casa, l’unico precedente a sfavore (Olimpiadi di Londra 2012) e la temperatura rigida (si è giocato di sera dopo una lunga attesa dovuta alla pioggia). Andreas, dopo un inizio di gara con problemi alla risposta e molti errori di dritto che gli sono costati il primo set, è riuscito a prendere sempre più il pallino del gioco ed a far sbagliare l’avversario, via via sempre più nervoso, sino a consegnare al tennista di Caldaro il match dopo 2h20’con il punteggio di 4-6 6-4 6-3.
Al secondo turno Andreas era atteso da un altro statunitense, ma di ben altro spessore tecnico e miglior ranking rispetto a Young, John Isner, undicesima testa di serie del torneo. Gli appassionati italiani ricorderanno bene la bella vittoria, l’unica ottenuta dall’altoatesino nei tre precedenti, sul gigante americano al Foro Italico nel 2012, ma purtroppo questa volta non è andata nella stessa maniera. In un primo set dominato dai servizi, nel quale non vi sono palle break (Andreas perde addirittura solo cinque punti sul proprio servizio) l’epilogo del tie-break arriva inevitabilmente: in tale frangente due banali errori gratuiti sui due turni di battuta iniziali di Andreas spalancano la strada ad Isner, che usa al meglio la sua arma migliore e sfodera tre ace ed un servizio vincente quando tocca a lui servire, conquistando così il primo set. Nel secondo parziale, Seppi perde subito il servizio, perdendo di fatto l’incontro contro un avversario che metterà a referto a fine match 23 ace in due set ed un tie break, in un match durato 1h13’ ed archiviato col punteggio di 7-6(1) 6-4 a favore del gigante americano, già finalista ad Indian Wells nel 2012. La speranza è che Andreas riesca ad esprimersi a Miami meglio che ad Indian Wells, visto che, come ha confidato al nostro inviato in California, preferirà prendersi cura dell’anca, non giocando, come già avvenne l’anno scorso, durante la logorante primavera europea sulla terra battuta (la stessa partecipazione a Roma, stando alle sue parole, è ancora incerta).

 

Passando alle donne, la nostra prima giocatrice, Roberta Vinci, ha esordito nel torneo affrontando al secondo turno (in qualità di decima testa di serie era esentata dal primo) una delle giovani russe emergenti nel circuito WTA in questi mesi, la ventiduenne Margarita Gasparyan, nr° 44 del ranking, in una elegante sfida tra le ormai pochissime giocatrici che giocano il rovescio ad una mano.
L’incontro era ostico sulla carta ed il campo lo ha confermato, regalando continui colpi di scena e cambi di scenari: e dire che Roberta dopo un’entrata in partita lenta (era sotto 1-3) con un parziale di cinque game aveva vinto il primo set in quarantaquattro minuti. Nel secondo parziale, Roberta rimonta nuovamente da 1-3 sotto, dal 3 pari ambo le giocatrici conservano facilmente il servizio sino al tie-break, dove accade tutto ed il contrario di tutto: prima la russa va avanti 6-1, dopodiché Roberta incredibilmente sale sul 7-6, ma la Gasparyan non molla, lo annulla e, complice un errore di dritto della nostra giocatrice, si aggiudica il parziale al sesto set point. Giunti al terzo, la Vinci subisce il contraccolpo della grandissima occasione sprecata e si ritrova sotto 0-4 in pochi minuti, ma prima rimonta sul 3-5, poi riesce a portare nuovamente la russa al gioco decisivo: sul 5 pari del tie-break Roberta è più lucida, compie le scelte giuste e si ritrova così dopo 2h46’ a vincere col punteggio di 6-3 6-7(7) 7-6(5). Una vittoria che conferma l’avvenuta maturazione di Roberta, la quale, come solo le campionesse sanno fare, riesce a portare a casa la partita anche quando gioca male, riuscendo meglio delle avversarie a tenere i nervi saldi: quest’anno è già la terza vittoria al tie-break del terzo (dopo quelle con Babos a San Pietroburgo e Kasatkina a Doha).

Al terzo turno Roberta non ha avuto necessità di appellarsi alle sue qualità caratteriali: ha giocato così bene sin dai primi minuti che la sua avversaria, Elina Svitolina, ventunenne ucraina al quattordicesimo posto del ranking, che pure aveva vinto l’ultimo dei due precedenti con Roberta, non ha potuto fare altro che cedere il passo in una partita a senso unico, terminata 6-1 6-3 in un’ora e un minutoAl turno successivo Roberta, scesa in campo già certa di avere conquistato il nono posto della classifica di singolare, si ritrova contro Magdalena Rybarikova, numero 95 del ranking, ottimo accoppiamento per essere un ottavo di un Premier Mandatory, ma pur sempre un avversario ostico per Roberta, come testimoniato dai precedenti che vedevano la slovacca in vantaggio 3-1. La partita è stata purtroppo condizionata quasi subito dal risentimento al tendine di Achille che la Vinci aveva patito nel terzo set della sfida con la Gasparyan: dopo 43 minuti di partita, sotto 2-6 0-2 0-40 la tarantina è stata costretta a ritirarsi, non migliorando così il suo miglior risultato in carriera nel torneo californiano (in otto partecipazioni, era già arrivata agli ottavi nel 2012, quando perse dalla Sharapova in due set). La nostra giocatrice può essere senz’altro soddisfatta di questo torneo, che l’ha fatta salire in classifica e nel quale ha vinto due partite diversissime tra di loro, che la confermano completa ad alti livelli. Preoccupa solo un po’ l’infortunio: Roberta deve prenderlo come un avvertimento datole dal suo corpo di non giocare troppi tornei e conservarsi per gli eventi più importanti. Scelte come quella delle scorse settimane di partecipare dopo un mese di gare a Kuala Lumpur probabilmente non vanno ripetute, considerando anche che ha la “fortuna” di non avere, sino a fine luglio, punti da difendere (ad eccezione degli ottavi di Madrid e della finale di Norimberga).

Camila Giorgi rientrava nel circuito tre settimane dopo la pessima prestazione di Dubai, nella quale era stata sconfitta al primo turno dalla Petkovic 6-2 6-1 in poco più di un’ora di gioco, prova che aveva destato più di una preoccupazione, specie se correlata al pessimo periodo in termini di risultati che per Camila perdura purtroppo dal giugno scorso. Infatti, dopo la vittoria di ‘s-Hertogenbosch, non ha purtroppo raggiunto nemmeno un quarto di finale ad eccezione di quello di Hobart a gennaio, quando era testa di serie numero 2. Indian Wells restituisce invece una Giorgi in ripresa, che con un po’ di fortuna in più avrebbe potuto fare un ottimo torneo in una location che evidentemente la fa rendere bene: due anni fa in California ottenne una delle più belle soddisfazioni raggiunte sin qui in carriera, battendo al terzo turno la Sharapova, dopo una cavalcata partita dalle qualificazioni e proseguita sconfiggendo Cirstea e Petkovic, chiusa agli ottavi dal derby perso con la Pennetta.
Opposta quest’anno al primo turno alla teutonica Julia Georges, numero 63 del ranking WTA, già sconfitta dalla marchigiana due volte senza perdere un set, Camila è ripartita col piede giusto comandando gli scambi e sbagliando poco come le riesce quando è in buona giornata: alla tedesca sono rimaste le briciole, come dimostra il punteggio finale di 6-3 6-2 in 1h11’ con il quale si è guadagnata l’accesso al secondo turno e l’onore del centrale nel programma serale, nella sfida contro Ana Ivanovic, tennista con la quale aveva perso in due set nell’unico precedente dello scorso settembre a Tokyo. Camila parte molto ben centrata, in sostanza sovrastando l’avversaria ed aggiudicandosi così il primo set col punteggio di 6-2 in poco più di mezzora. Poi qualcosa s’inceppa, Ana le prende le misure e così si va al terzo. La Giorgi riesce ad ergersi sino al 5-4 e, con la Ivanovic al servizio, arriva a due match-point, annullati da un servizio vincente e da un suo errore di dritto. Le due giocatrici arrivano al tie-break decisivo: anche in questo frangente Camila ha un’opportunità, portandosi sul 3-1, ma ancora una volta subisce la rimonta, che le costerà anche il match, vinto dalla Ivanovic dopo 2h8’ 2-6 6-2 7-6(5).

Indian Wells amaro per Sara Errani (che in California in otto partecipazioni non aveva mai superato il terzo turno, ad eccezione del 2013 quando arrivò ai quarti, dove perse dalla Sharapova) che perde all’esordio dall’ucraina Lesia Tsurenko, numero 36 del ranking WTA, in un match caratterizzato dal forte vento e dal nervosismo della nostra giocatrice per una discutibile decisione del giudice di sedia nel sesto game del primo set, che l’ha fatta distrarre ed uscire mentalmente dalla partita, persa 3-6 4-6 in 1h30’. In ogni caso, un match deludente per la prova offerta dalla nostra giocatrice, che ha giocato sempre corto e perso il servizio sei volte su otto: con statistiche come queste, non degne di una top 20 e contrastanti con la splendida settimana vissuta a Dubai, Sara rischia purtroppo di ripiombare nel difficile, soprattutto psicologicamente, inizio di stagione (conforta parzialmente il fatto che stia giocando bene in doppio, dove, dopo la finale di Doha, ad Indian Wells ha raggiunto le semi con la georgiana Kalashnikova).

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ATP

Bella vittoria di Sonego a Metz, ma va fuori Mager. Sconfitta inattesa per Seppi a Nur-Sultan

Lorenzo straripante contro Fucsovics, mentre Andreas si incarta con la wild card Skatov

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ATP 250 Nur-Sultan

La giornata azzurra inizia con la brutta sconfitta di Andreas Seppi nel suo match di esordio all’Astana Open contro la wild card locale Timofey Skatov, n. 280 ATP, al suo secondo incontro del circuito maggiore. 7-6 (3) 4-6 6-1 per quasi tre ore di battaglia in cui è stato decisivo il lunghissimo primo parziale, andato al ventenne kazako (di nascita, non frutto della campagna acquisti della federtennis nazionale) dopo aver recuperato un break e annullato quattro set point. Troppo incostante Andreas nel corso del match e alla fine la stanchezza si è fatta sentire.

Peccato, perché tutto era iniziato come previsto: il nostro fa valere la differenza di livello in termini di ritmo e solidità, arrivando 4-1 in virtù del break al secondo gioco. Skatov, con la sua eastern di rovescio, serve praticamente solo kick a velocità contenute verso il lato sinistro di Seppi. Batti sul rovescio, girati sul dritto: più semplice di così… Il trentasettenne di Caldaro allenta un po’ la presa, incappa in un brutto game di servizio mentre l’altro trova continuità e la partita si riapre. Determinante il turno di battuta di Skatov sul 4-5, quando risale da 15-40 e salva due vantaggi esterni per poi chiudere dopo ventidue punti. Sui quattro set point per Andreas, l’allievo di José Altur ha invece indirizzato la battuta verso il dritto avversario, in un paio di occasioni ottenendo il punto diretto, nelle altre due uscendo vincitore dallo scambio prolungato. Tie-break con Skatov che non sbaglia più e mette le mani sull’insperato primo set dopo un’ora e venti minuti.

Il suo momento prosegue fino al 3-0 del secondo set, poi la Seppia nazionale torna nei propri panni (e anche Timofey, diciamolo), infila una serie di cinque giochi e pareggia con un 6-4 che potrebbe far svanire qualsiasi velleità kazaka. Invece resta lì, Skatov, fa suoi i primi tre game ai vantaggi che restano nella gambe e nella testa dell’azzurro, il quale peraltro mette in campo meno di una prima su tre nel parziale (46% nel match). Dopo dieci punti di fila per il 173 cm di Petropavlovsk, c’è il moto di seppioso orgoglio finale che tuttavia non evita il 6-1. Prima vittoria ATP per Skatov e secondo turno contro Ymer o Ivashka, assente, come del resto Gerasimov, nel tie di Coppa Davis contro l’Argentina a Baires.

 

Martedì, secondo incontro dalle ore 8 italiane, tocca invece a Lorenzo Musetti che incrocerà per la prima volta il qualificato australiano Marc Polmans.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

ATP 250 Metz

Va meglio in Francia, con la convincente vittoria di Lorenzo Sonego che pareggia il bilancio negli scontri diretti con il (quasi) sempre ostico Marton Fucsovics, n. 41 ATP, ma 26° della Race. Un 6-3 6-2 in un’ora e dodici minuti che lascia poco spazio alle interpretazioni, con un Lorenzo tornato in grande spolvero, dopo le delusioni post-Wimbledon, in quella che è in ogni caso la sua miglior stagione: vittoria n. 25 (18 sconfitte), best ranking al 23° posto raggiunto un mese fa, titolo a Cagliari, finale a Eastbourne e la splendida semifinale contro Djokovic a Roma. I piedi che di nuovo girano a mille hanno supportato l’aggressività, i recuperi, l’agonismo – insomma, tutte le caratteristiche del miglior Sonego. Anche Fucsovics sta avendo un’ottima annata e anch’egli ha un po’ tirato il fiato dopo i quarti raggiunti sui Sacri Prati, ma nel lunedì francese c’è stato poco da fare con questo avversario.

Il primo parziale si decide con il break al quarto gioco, propiziato da un grossolano errore sullo smash del ventinovenne di Nyiregyhaza; Sonego va a prendersi i successivi due punti a rete senza dare tempo di riordinare le idee all’altro che si fa infine sorprendere dalla risposta azzurra (o, forse, dal suo stesso servizio). Meno di metà di prime in campo per Lorenzo, che però vince tanti e più punti con la seconda.

Fucsovics, grande atleta e solidissimo negli scambi, è il classico tennista che non si batte da solo. Tranne quando lo fa. In questa sfida, sono senz’altro più i meriti dell’azzurro che, inesorabile in risposta sulle seconde, passa subito avanti dopo il riposo. Marton si inguaia ancora al quinto gioco, che finisce con il cedere con un doppio fallo e un dritto al volo comodamente appoggiato sul grigio oltre la linea di fondo. Non si arrende, però, e si fa ammirare quando gira uno scambio con un recupero incredibile su un contropiede che pareva irraggiungibile e poi, fintando la smorzata, scodella il dritto vincente con nonchalance. Al punto successivo, che potrebbe riaprire il game, tocca a Sonego l’ottimo recupero sul notevole lob magiaro in sensibile mezza volata – sensibilità che però svanisce del tutto sul successivo tentativo di drop shot. Sul 5-1 è ormai show, Fucsovics vince uno scambio ravvicinato con un passante in tweener spalle alla rete, ma può solo accorciare lo svantaggio perché Sonego chiude con la battuta a disposizione.

73% di punti vinti al servizio e nessuna palla break concessa – di più, mai permesso all’avversario di arrivare a “40” in risposta. Quinta testa di serie sorteggiato nel quarto inferiore presidiato da Carreño Busta, al secondo turno Sonego troverà il vincente fra il qualificato Holger Rune e un lucky loser, non ancora annunciato, che sostituirà in tabellone Popyrin.

Niente da fare invece per Gianluca Mager, fermato 6-3 7-6(5) dal n. 36 ATP Nikoloz Basilashvili nel primo confronto diretto in assoluto. Il risultato del primo set è frutto di una partenza dell’azzurro praticamente senza la prima di servizio (uno su dieci). In grossa difficoltà sulla seconda, rischia addirittura lo 0-4 ma, sulla palla del doppio break, la risposta resta sulle corde di Basilashvili. Mager si procura poi un’opportunità del rientro anche grazie a una delle classiche pause del ventinovenne di Tbilisi, il quale si riprende però in tempo per cancellare l’occasione giocando con la sua solita spinta. Ritrovata in fretta la solidità, Nikoloz si fa bastare l’iniziale vantaggio per assicurarsi il set.

Gianluca non controlla la risposta sulla pesante prima georgiana e sfuma il possibile 2-0, ma il servizio è finalmente arrivato a dargli una mano e anche negli scambi da fondo riesce a essere meno falloso. Tra gran colpi e brutture, il ventiseienne di Sanremo salva il settimo gioco, mentre sul 5-4 sbaglia un dritto in palleggio a due punti dal set. L’impressione è che ci sia spesso un’immotivata fretta da parte di Mager e il testa a testa nel tie-break è risolto dal passante di Basilashvili che punisce l’avventurosa – se non precipitosa – discesa a rete del nostro.

Il tabellone aggiornato di Metz

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ATP

Il futuro dell’ATP: dal 2023 tornei Masters 1000 sempre più grandi, sempre più ricchi

Gaudenzi presenta l’ATP del futuro: dieci Masters 1000 di cui sette nel formato di 11-12 giorni. Montepremi in aumento con orizzonte fino al 2030

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In un documento che L’Équipe ha avuto modo di consultare, Andrea Gaudenzi, presidente dell’ATP, ha confermato alcuni punti del piano strategico su cui l’organo di governance del tennis maschile sta lavorando da 18 mesi, che sarebbero stati già approvati dal Board e dovrebbero essere applicati a partire dal 2023. Si tratta nello specifico di un accordo su una nuova formula di spartizione degli utili tra tornei e giocatori, livelli più alti di montepremi garantiti a lungo termine e l’aumento del numero dei tornei Masters 1000, sette dei quali avranno l’opportunità di disputarsi sulla lunga distanza di 12 giorni (come Indian Wells e Miami già oggi) causando una modifica sostanziale nell’equilibrio del calendario maschile.

“Queste misure rappresentano un passo avanti significativo per il nostro sport e nel modo in cui i nostri giocatori e gli organizzatori dei tornei operano nell’ambito della partnership paritaria dell’ATP Tour“, ha affermato Gaudenzi. “È solo attraverso questo spirito di partnership, trasparenza e coincidenza di interessi che possiamo davvero massimizzare il nostro potenziale e concentrarci sulla concorrenza che affrontiamo nel sempre più ampio panorama dello sport e dell’intrattenimento“.

Queste misure arrivano in un momento in cui sono in forte aumento le controversie sulla legittimità della governance ATP mentre crescono le recriminazioni di molti giocatori, che si considerano finanziariamente danneggiati dai tornei. Creata sotto la guida di Novak Djokovic e Vasek Pospisil, la PTPA (Associazione Giocatori di Tennis Professionisti) è il simbolo di questa ribellione interna rispetto alla quale, in un certo senso, questa riforma dell’ATP costituisce una reazione.

 

Le principali misure da ricordare

  • Nella categoria Masters 1000, il montepremi ‘globale’ dovrebbe aumentare dagli attuali 62,5 milioni di dollari (53,2 milioni di euro) del 2021 ai 76,4 milioni di dollari (65 milioni di euro, +22%) durante la prima stagione in cui entrerà in azione questo piano (2023), con incrementi annuali del 2,5% a seguire.
  • Il bonus di fine anno derivante dai Masters 1000 passerà da 11,5 milioni di dollari (9,8 milioni di euro) a 15,5 milioni di dollari (13,2 milioni di euro) per arrivare a 18,4 milioni di dollari (15,6 milioni di euro) nel 2030. Sarà diviso tra trenta giocatori (attualmente sono 12).
  • Maggiore trasparenza attraverso dati finanziari verificati da organismi indipendenti per i Masters 1000, che forniscano piena trasparenza ai giocatori per un periodo di 31 anni.
  • Per quanto riguarda il calendario: aumento del numero di tornei Masters 1000 chiamati a diventare eventi di 11-12 giorni, con altri cinque tornei che adotteranno un formato simile a quello già utilizzato oggi per Indian Wells e Miami, per un totale quindi di sette Masters 1000 ‘allungati. Ci saranno venti giorni aggiuntivi di gioco in questa categoria e “305 “posti di lavoro” in più all’anno per i giocatori tra singolare, doppio e tornei di qualificazione grazie a questi tabelloni ampliati“, ha detto Gaudenzi. 
  • Saranno previsti 10 Masters 1000 (invece dei 9 attuali) e 16 ATP 500 (invece dei 13 attuali) .

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Flash

WTA Lussemburgo: Ostapenko abdica, secondo titolo in carriera per Tauson

La lettone si sveglia nel secondo set, ma finisce per cedere al terzo. Buona prestazione per la danese che vince la seconda finale su due disputate

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Prosegue il settembre d’oro delle 2002 grazie alla vittoria di Clara Tauson nel WTA 250 di Lussemburgo. La danese vince il secondo titolo su due finali giocate, superando in tre set la campionessa in carica Jelena Ostapenko (nel 2020 il torneo non si è disputato causa pandemia) e andando a sedersi poco lontano dalla top 50 (da lunedì sarà numero 52, migliorando di diciotto posizioni il suo best ranking). La partita si è animata ed è diventata interessante da metà secondo set in poi, dopo che per un’oretta l’incostanza e il nervosismo della lettone avevano reso le cose molto facili a Tauson.

Entrambe giocano in maniera molto aggressiva da fondo, spingendo molto bene con ambedue i fondamentali. La differenza però, almeno a inizio match, è che Tauson mantiene la palla in campo con buon margine, mentre Ostapenko o piazza il vincente o sbaglia entro i primi tre colpi (più spesso la seconda). La danese trova dunque il break già nel terzo game e bissa poi nel nono, chiudendo 6-3 e guadagnandosi il diritto di servire per prima anche nel secondo set. Le difficoltà continuano per una nervosissima Ostapenko, che salva una palla break nel quarto gioco e riesce a mantenersi in scia nel punteggio. Sul 3-3, la lettone ottiene per la prima volta la chance di strappare il servizio all’avversario, ma la manca. Il nastro gliene regala un’altra smorzando in maniera imprendibile un suo slice un po’ tremebondo e Jelena stavolta non vanifica il dono della sorte, giocando in maniera molto aggressiva. L’improvviso break destabilizza Tauson che non riesce a esprimersi al meglio nei game successivi, ritrovandosi in poco tempo da una posizione di totale controllo a dover giocare un insidioso terzo set.

L’urlo con cui Ostapenko accompagna la vittoria del parziale lascia presagire battaglia e così è. La lettone addirittura sale 2-1 con un break a zero, ma si fa subito recuperare da Tauson. Il gioco decisivo probabilmente è il quinto, durato ben sedici punti: Ostapenko si procura due palle break (la prima con un gran pallonetto vincente), ma la danese riesce a cancellarle entrambe con coraggio e tiene alla fine il servizio. Lo scoglio superato permette a Tauson di recuperare sicurezza e di rimettere dunque pressione sull’avversaria, che infatti al primo momento delicato crolla. Chiamata a servire per rimanere in partita sul 5-4, Ostapenko abdica con quattro erroracci non forzati e concede a Tauson la gioia del secondo titolo in carriera.

 

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