Statistiche Montreal: gli effetti del colpo della strega

Numeri

Statistiche Montreal: gli effetti del colpo della strega

I numeri della finale Zverev-Federer certificano un livello piuttosto basso di gioco condizionato dalle precarie condizioni fisiche del campione svizzero

Pubblicato

il

 

Difficile fare un commento sulla finale di Montreal vinta da Sascha Zverev a poche ore di distanza, quando tutti sanno ormai che Roger Federer rinuncerà a giocare a Cincinnati e quindi a contendere a Nadal il numero uno del ranking, a causa dei dolori alla schiena che gli hanno tenuto sgradita compagnia nel corso della finale stessa.

Questo problema ha tormentato il fuoriclasse di Basilea già in passato e non abbiamo dubbi sul fatto che abbia avuto un peso sull’esito del match di Montreal. 

Ma in che misura e come? Le statistiche possono aiutarci a dare delle risposte a queste domande?

 

In parte sì. Diamogli un’occhiata.

RENDIMENTO AL SERVIZIO

Federer nel complesso ha messo in campo un modesto 51% di prime palle (48% al termine del primo set) contro l‘ottimo 69 % del tedesco. Lo svizzero ha vinto il 70% dei punti con la prima palla di servizio contro l’80% del suo avversario.

Con la seconda battuta i due finalisti hanno fatto più o meno partita pari: circa il 60% di punti conquistati da parte di entrambi; più precisamente 61 contro 58 per cento sempre a vantaggio del teutonico.

Le velocità medie dei due servizi: 205/178 km/h per Zverev; 184/154 km/h per Federer.

Sei a due a favore di Zverev gli ace mentre Federe “vince” due a uno nel conteggio dei doppi falli.

Federer rispetto alle sue performance medie del 2017 è stato molto deficitario nella percentuale di prime in campo (51 contro 63) e di punti conquistati con il medesimo fondamentale (70 contro 80), mentre la percentuale di punti conquistati con la seconda è in linea con quella dell’anno in corso, la sua migliore in carriera.

Il giovane Zverev ha fatto invece meglio rispetto alle sue già eccellenti medie annuali sia con la prima battuta ( 69 contro 65 per cento di prime in campo e 80 contro 75 per cento di punti vinti), sia con la seconda ( 61 per cento di punti vinti contro 55)

Su una superficie che lo stesso Roger ha definito particolarmente veloce, differenze di rendimento con il primo servizio così marcate sono già una prima sentenza.

COLPI VINCENTI / ERRORI NON FORZATI

La statistica cara agli esteti del tennis.

Federer:

Totale: 8 / 18 (quasi un’eresia tennistica) Diritto: 3 / 6.  Rovescio: 3 / 10.    Ace / Doppi falli: 2 / 2

Se Atene piange, Sparta però non ride.

Ecco i modesti numeri di Zverev:

Totale: 20 / 19  Diritto: 9 / 7. Rovescio: 5 / 11.   Ace / Doppi falli: 6 / 1

Il quoziente per lui è positivo solo grazie ai sei ace contro un doppio fallo. Il suo colpo di rimbalzo migliore, il rovescio, decisamente deficitario.

Si ha la sensazione che, come spesso accade, il rendimento del vincitore sia stato negativamente influenzato dalle condizioni fisiche dello sconfitto. Insomma: il nuovo numero sette del mondo si è limitato al minimo sindacale per portare a casa gli $ 895.000 del montepremi. Difficile dargli torto.

PUNTI VINTI

63 a 49 a favore di Alexander Zverev.

Il 75% di questi punti (83) si sono conclusi entro i quattro scambi e il 57 % per cento li ha vinti Zverev. 

Ancora Zverev sugli scudi negli scambi compresi tra i cinque e i nove colpi: 15 a 9 per lui mentre, controintuitivamente, perde 4 a 1 negli scambi sopra i nove colpi.

Il giovane teutonico ha quindi vinto sul terreno in cui Federer è considerato il migliore di ogni epoca insieme a Pete Sampras: la conquista dei punti brevi.

Una seconda sentenza.

Poco significativo nel complesso il rendimento a rete dei due finalisti che hanno vinto il 70% dei punti giocati al volo; ma l’uno su quattro di Federer nel primo set è da record negativo (8 su 10 nel secondo è decisamente più….federeriano)

Infine, Zverev ha salvato tutte e tre le palle break concesse mentre Federer solo quattro su sei.

Le due che non è riuscito a salvare sono state equamente divise tra il primo e il secondo parziale.

La terza e ultima sentenza emessa dall’incontro.

E mentre Gasquet, che contro Zverev ha avuto il match-point al secondo turno, si mangia le mani per tacere d’altro, noi ci diamo appuntamento nell’Ohio.

See you!

Continua a leggere
Commenti

ATP

Numeri: il dominio di Djokovic nel tennis maschile dal 2011 ad oggi

Dalle settimane trascorse al numero uno al confronto contro gli altri grandi: Ferruccio Roberti raccoglie alcuni dati che testimoniano chi sia stato il più grande di quest’era tennistica

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @AustralianOpen)

62 – Il numero percentuale delle settimane trascorse come 1 ATP da Novak Djokovic dal 4 luglio 2011 -giorno successivo alla prima vittoria di Wimbledon che lo proiettò sulla cima del ranking – a oggi. Una cifra di per sé impressionante che probabilmente sarebbe potuta essere ancora più significativa se il serbo non avesse saltato la seconda parte del 2017 e se l’anno scorso non avesse scelto di mettersi nelle condizioni di non poter partecipare a due Slam e quattro Masters 1000 (e a Wimbledon i punti fossero stati assegnati).

Altri numeri aiutano a comprendere meglio quanto fatto dal serbo dalla seconda metà del 2011 ad oggi: dal luglio di dodici anni fa ha vinto 19 dei 42 Slam (il 45,2%) e 29 dei 75 (38,6%) Masters 1000 a cui ha preso parte. In questo stesso periodo ha vinto 190 dei 245 (77.6%) match disputati contro colleghi nella top ten e, più in generale, si è imposto in 670 dei 768 incontri disputati (l’87,2%, una percentuale che sale al 89.3 considerando solo le partite non giocate sulla terra rossa). Della prima top 20 che lo vide al numero 1 sono rimasti sul circuito Nadal, Murray, Monfils, Gasquet e Wawrinka, mentre in quella attuale solo l’immenso campione maiorchino e Carreno Busta erano già tennisti professionisti nel momento in cui Djokovic salì per la prima volta al numero 1 del mondo. 

Non per fare inutili paragoni tra campioni che hanno avuto ciascuno la loro fantastica parabola, ma per comprendere meglio questo approfondimento sul periodo che parte da quando Nole è diventato numero 1, si può osservare come solo Nadal, di un anno più grande di Djokovic, ha avuto numeri in qualche modo paragonabili al serbo. In questo lasso temporale Rafa ha comunque vinto dodici Slam e diciassette Masters 1000, occupando la prima posizione del ranking ATP per 107 settimane, ma perdendo 18 dei 31 scontri diretti giocati con Novak  e sconfiggendolo solo 2 delle 14 volte in cui lo ha affrontato lontano dalla terra battuta. Ancora più pesante lo score con l’altro leggendario “big three”, Roger Federer: nato quasi sei anni prima di Djokovic, compiva di lì a un mese 30 anni la prima volta che Nole diventava numero 1 e ha inevitabilmente pagato la differenza d’età. Ad ogni modo, l’immenso campione svizzero nel periodo che stiamo analizzando ha vinto 4 Slam e 11 Masters 1000, è stato numero 1 ATP per 25 settimane complessive e contro Nole ha vinto 9 delle 27 volte in cui si sono confrontati. 

 

Quando domenica scorsa ha sconfitto in finale degli Australian Open Stefanos Tsitsipas il serbo aveva 35 anni 8 mesi e 6 giorni, ma non è un record: sei volte è accaduto che tennisti più anziani del serbo vincessero uno Slam (il primato assoluto è di Ken Rosewall, che vinse gli Australian Open del 1972 avendo compiuto da poco più di un mese i 37 anni). Così come non è un record di longevità il ritorno al numero 1 del ranking ATP da parte di Djokovic: Roger Federer nel giugno 2018 lo è stato a meno di due mesi dal compiere 37 anni. Quel che impressiona di Nole è piuttosto come a quasi 36 anni riesca ad avere non solo elevatissimi picchi di rendimento -non impossibili ai campioni come lui- ma anche di continuità, una caratteristica molto più rara per gli over 35 negli sport professionistici. A tal riguardo basti pensare che sconfiggendo Tsitsipas pochi giorni fa il serbo ha vinto 38 degli ultimi 40 incontri giocati (e tutti gli 11 match nei quali ha sfidato colleghi nella top 10).

 ParTit.Fin.Part. Gioc.Part. Vin.Part. Per.% Vitt.  % set vinti% game vinti% t.b. vinti
Australian Open18109789891.882.962.363.8
Roland Garros182 4101851684.277.160.255.9
Wimbledon17 7 196861089.678.758.667.2
US Open16 394811386.276.060.061.4
Indian Wells145950984.776.359.769.6
Miami135144786.382.161.683.3
Monte Carlo15 2 48351372.967.058.080.0
Madrid 12 3 0 3930976.969.656.050.0
Roma16  6 74641086.576.059.663.2
Montreal/ Toronto11 44 37784.179.458.073.3
Cincinnati14  52401276.971.156.361.1
Shanghai 4 0 3934587.281.461.471.4
Parigi Bercy 16 6 3 5445983.374.258.370
O2 Arena (ATP Finals)11  46341273.968.356.570.6
Dubai12  150 43786.078.459.869.2

Non c’è un centrale che ha fatto la storia recente del tennis a non aver conosciuto le vittorie di Novak Djokovic, unico tennista ad aver conquistato almeno due volte tutti gli Slam, tutti i Masters 1000 (e le ATP Finals). Il decimo successo agli Australian Open, torneo che in assoluto ha vinto più di tutti, fa supporre che con ogni probabilità la Rod Laver Arena sia il campo dove si giocherebbe la sua partita della vita. Più per ricapitolare qualche numero della sua carriera a beneficio dei lettori che per ricavare un dato oggettivo (nel susseguirsi delle edizioni di uno stesso torneo cambiano in parte le condizioni di gioco, basti pensare ad esempio alle modifiche apportate alla superficie e/o alle palline), sono andato a recuperare alcune sue statistiche nei tornei più importanti del circuito e in quelli nei quali ha giocato un elevato numero di match, come Dubai. Dalla tabella in cui sono raccolti i dati arriva la conferma che in effetti gli Australian Open sono il torneo in cui Djokovic ha il più alto rendimento e non solo perché è quello a cui ha preso parte più volte (18, così come al Roland Garros). A Melbourne il serbo vanta la miglior percentuale di vittorie rispetto ai match giocati (91.8%) e di set vinti rispetto a quelli disputati (82.9%). Ovviamente, non sorprende che un sette volte vincitore di Wimbledon abbia numeri eccellenti anche sui campi di Church Road, mentre un pochino stupisce che gli Internazionali d’Italia – dove vanta un ottimo score con sei successi e altrettante finali – siano il torneo sul rosso dove si esprime meglio e in assoluto uno dei migliori per il suo rendimento. In ogni caso numeri incredibili: solo a Monte Carlo, Madrid e Cincinnati (la O2 Arena dove si giocavano le Finals è un discorso a parte, vista l’altissima caratura degli avversari) non ha vinto almeno l’80% delle partite. Not too bad…

Continua a leggere

ATP

E rimasero in due: Djokovic e Nadal a confronto alla vigilia del primo Slam dell’anno

Tutti i numeri della più grande rivalità della storia del tennis tra Novak Djokovic e Rafael Nadal. 60° faccia a faccia in vista a Melbourne?

Pubblicato

il

Originariamente erano in quattro, i Fantastici Quattro, o per meglio dire, i Fab Four: Novak Djokovic, Roger Federer, Andy Murray, Rafael Nadal, in rigoroso ordine alfabetico. Hanno riscritto la storia del tennis, costruito miti e partite leggendarie che ancora riecheggiano, ma l’età che avanzava e gli acciacchi dello svizzero, insieme a un’anca di ferro per Sir Andy, hanno lasciato solo due di loro ancora in cima. Nole e Rafa, Rafa e Nole, ancora loro quasi 17 anni dopo quel primo incontro, il 7 giugno 2006, quando il serbo dopo due set fu costretto al ritiro, spianando al maiorchino la strada verso il suo secondo Roland Garros. Da allora, di Coppe dei Moschettieri Nadal ne ha vinte altre 12, arrivando a 22 Slam totali (record assoluto che Djokovic è intenzionato a superare come ha ammesso lui stesso in conferenza), con Nole sempre lì, a vincere e dominare, forse in maniera a tratti anche più netta di quanto il mancino di Manacor sia mai riuscito a fare. L’attuale n.5 del mondo è però fermo a quota 21 Major, e sogna proprio nell’imminente Australian Open di poter raggiungere l’eterno rivale in cima, oltre a diventare il secondo giocatore della storia ad avere una doppia cifra in termini di vittorie in un singolo torneo dello Slam (l’altro lo abbiamo già scoperto tra le righe precedenti).

E l’occasione per Nole sarebbe non solo quella di raggiungere Nadal a quota 22, ma di farlo battendolo in finale in quella che sarebbe la loro sessantesima sfida, con il serbo che conduce per 30-29. Già, un tabellone che sembra voler indirizzare tutto ad una “resa dei conti finale” tra i due, che non solo si sono incrociati così tante volte nella loro carriera, ma in tanti numeri, e forse anche aspetti, sono simili. Partiamo dal numero di trofei vinti: entrambi sono a quota 92, con il serbo che ha vinto 38 Masters 1000 contro 36, e 6 ATP Finals in loco dell’unico titolo di rilievo che manca a Rafa. Lo spagnolo, da parte sua, può vantare un oro olimpico e 5 trionfi in Coppa Davis (dove certo anche il livello del resto del team incide), anche se deve scontare un ampio distacco per quanto riguarda le settimane trascorse al primo posto del ranking mondiale, 209 contro 373, che va anche, senza dirlo, a costituire il primato di ogni epoca. Record assoluto, che può vantare Djokovic, anche per quanto riguarda i premi accumulati in carriera (solo dai montepremi nei tornei): 156,136,601 dollari americani contro i 128,081,950 di Rafa.

Dei due il più anziano è lo spagnolo – seppur di poco meno di un anno – che gira nel circuito dal 2001, e ha addirittura affrontato 2 volte (battendolo in entrambi i casi) l’attuale coach di Djokovic, Goran Ivanisevic. Nole sarebbe arrivato nel circuito solo nel 2003, vincendo il primo titolo sulla terra di Amesfoort, in Olanda, il 23 luglio del 2006. Chiaramente anche il primo titolo di Nadal arrivò sulla terra rossa, ma due anni prima, il giorno di ferragosto 2004 all’Orange Prokom Open di Varsavia. Una carriera iniziata quasi in simultanea, e proseguita con continue rincorse e illusioni, tallonamenti e duelli epici, sfidandosi anche per precocità: Nadal arrivò in top 5 per la prima volta a 18 anni e 11 mesi, Novak a 19 e 11 mesi, quasi esattamente due anni dopo l’ingresso del mancino di Manacor, che all’esordio del serbo tra i primi 5 al mondo aveva però già vinto anche due Roland Garros. Andando a misurare un altro dato certamente importante quando si confrontano due grandissimi, vale a dire la percentuale di vittorie, assistiamo a un ennesimo bilancio praticamente uguale: 83,5%, con un record di 1035-204 per Diokovic, e 83,1%, con un 1065-216 per Nadal, dunque ancora una volta un viaggio su binari paralleli, in questo caso lungo tutto una carriera.

 

Un’ultima variabile da esaminare, che alla vigilia del primo Slam della stagione ha un peso ancor maggiore, sono i numeri dei due nei tornei dello Slam (con un occhio di riguardo all’Australian Open, che potrebbe scrivere un’ennesima pagina di storia). Se Nadal è primo per trofei vinti, ad aver disputato più finali è però Djokovic, con 32, la prima delle quali allo US Open 2007, persa in tre set da Federer (che è secondo nella speciale classifica a quota 31); Nadal occupa la terza posizione, con 30 atti decisivi Major alle spalle, con la prima finale che coincise anche con la prima vittoria, al Roland Garros 2005 contro Puerta. Un po’ più ampio (seppur ancora abbastanza esiguo) il margine tra i due per quanto riguarda le semifinali Slam, con Nole che conduce per 43 a 38…ma se ci focalizziamo solo sul Down Under, la rivalità assume nette tinte serbe.

Il cannibale di Belgrado si è affermato ben 9 volte su 9 finali giocate a Melbourne, mentre Rafa può vantare “solo” 2 titoli, a fronte di 6 finali raggiunte, che comunque dimostrano la predisposizione ad arrivare in fondo anche qui del maiorchino. Infine, i numeri delle semifinali raggiunte all’ombra della Rod Laver Arena sono speculari agli atti conclusivi: ancora 9 per il serbo, che quando arriva tra gli ultimi quattro in Australia vince sempre, mentre 7 semifinali per Nadal, con l’unica sconfitta per mano di Jo Tsonga nel 2008. E, ironia della sorte, il francese perse in finale proprio contro Nole, che quel 27 gennaio 2008 conquistò il primo dei suoi 21 titoli Major. Domani inizierà un’altra avventura, forse per uno dei due l’ultima (anche se lui è profondamente in disaccordo), in terra australiana, dove diedero vita, il 29 gennaio 2012, alla finale più lunga della storia degli Slam, 5 ore e 53 minuti di partita, vinta da Djokovic 7-5 al quinto. Curiosamente era il loro trentesimo incontro, e tra due settimane, esattamente 11 anni dopo, il 60° potrebbe ancora valere il titolo dell’Australian Open. Perché gli anni passano, cambiano scenari e avversari, regolamenti, si riducono i Fab, ma due sono ancora lì, rimasti a incantare, e tracciare storia, non cronaca.

Continua a leggere

ATP

I recordman del quinto set: Nastase il maratoneta, Borg il più vincente, Fognini il re delle rimonte azzurre

Quali sono i tennisti dell’Era Open più forti nei quinti set? Statistiche importanti per Federer e Djokovic, non compare Nadal

Pubblicato

il

Bjorn Borg - Wimbledon 1976

I tennisti più osannati nella storia del tennis sono quei giocatori che nelle loro carriere si sono dimostrati indomabili maratoneti o Re quasi invincibili al quinto set. Di categorie analizzabili ce ne sono un’infinità, prendiamo in considerazione alcune di esse facendo riferimento ai numeri raccolti da Luca Marianantoni su SuperTennis.

Ilie Nastase, il Maratoneta

Partiamo dalla prima statistica presa in esame: coloro che hanno ottenuto in carriera un numero di vittorie al quinto parziale superiore a 30. In questa particolare classifica il leader indiscusso è il rumeno Ilie Nastase, il quale di match al quinto ne ha vinti addirittura ben 42, mai nessuno come lui nell’Era Open. La più importante e pesante a livello emotivo delle partite fatte proprie, dal campione del Roland Garros 1973 ad oltranza nella sempre dirimente quinta frazione, è stata certamente la finale dello US Open del 1972 nella quale si aggiudicò il titolo ai danni del mitico Arthur Ashe.

 

Al secondo posto, in questa speciale graduatoria, figura un tennista ancora in attività: Il serbo Novak Djokovic con 37 successi maturati al quinto e decisivo set. Dietro di lui, a chiusura del podio, ci sono le 36 affermazioni di Ivan Lendl. Poi, dopo la quarta piazza occupata in modo piuttosto sorprendente dal croato Marin Cilic con le sue 34 partite portate a casa sulla lunga distanza e al parziale finale, per completare il quintetto dei migliori compare un’accoppiata a pari merito: a quota 33 si stagliano Roger Federer e Pete Sampras. Dopodiché, altra coppia appaiata: Lleyton Hewitt e Boris Becker – recentemente scarcerato e rientrato in patria – con i loro 32 sigilli al foto-finish.

La Top Ten dei più grandi maratoneti del tennis da quando si è materializzata la fusione tra professionisti e dilettanti, viene ultimata tra gli altri dal secondo ceco e dal secondo australiano di questo ristretto club di eletti della racchetta: Jan Kodes che ha toccato la soglia dei 31 incontri vinti alla distanza e sull’ultimo scatto, e John Newcombe.

Il vincitore di tre edizioni di Wimbledon (1967 – 1970 – 1971) si trova in bella compagnia nell’aver centrato 30 vittorie al quinto set: al suo fianco si segnalano il francese Yannick Noah e l’argentino Guillermo Vilas. Tra gli italiani, i primi riscontrabili scorrendo la classifica sono Fabio Fognini e Andreas Seppi, rispettivamente con 24 e 23 successi. Nettamente staccato Adriano Panatta, solo 15 gioie per il tennista romano quando l’area si faceva decisamente rarefatta.

Nastase, inoltre, è anche primo per numero di quinti set disputati: la bellezza di 65, con un bilancio per il rumeno che recita 42-23. Poco sotto, è situato Kodes con solamente tre parziali decisivi in meno giocati sulla lunga distanza: 62, il raffronto in questo caso tra quelli vinti e quelli persi è in perfetta parità – 31,31 -. Si conferma, anche in questa seconda statistica considerata nell’analisi, sempre e comunque padrone indiscusso della medaglia di bronzo Ivan “Il Terribile”: per Lendl sono 58, le quinte frazioni che lo hanno visto protagonista con un bottino che ci dice 36 intascate e 22 lasciate per strada. Compie, invece, un balzo di due posizioni rispetto ai dati prima citati Hewitt: per lui sono 57, suddivisi in 32 vinti e 25 persi. Mantiene salda la quinta piazza King Roger: per Federer sono 56 i quinti set disputati in carriera, il cui bottino complessivo vede un +10 (33-23). Scende, al contrario, perdendo qualche posizione Cilic con i suoi 54 quinti parziali (34-20).

Vilas, Stan The Man Wawrinka e Noah pongono fine al lotto dei migliori otto “maestri” in questo peculiare ed esclusivo raggruppamento. I primi due con 53 set finali assaporati nei match tre su cinque, diversamente sono 50 per l’ultimo moschettiere ad ergersi campione presso Bois De Boulogne. Per cui, Top 10 monca delle ultime posizioni poiché nessun altro tennista ha giocato almeno 50 quinti set. Fra le file azzurre, nella situazione specifica ruoli ribaltati rispetto a prima: è l’altoatesino Seppi il primatista a quota 44 (23-21), segue Fogna con 38 (24-14).

Bjorn Borg, il più Vincente

Se invece vogliamo scandagliare la vera qualità dei numeri esaminati, quindi osservando e mettendo in luce chi emerge quando la stanchezza fa annebbiare la mente e il braccio si irrigidisce, è necessario andare a scovare e verificare la miglior percentuale di match vinti al quinto set. Qui, c’è un tennista che si pone ben al di sopra di tutti gli altri: il leggendario Bjorn Borg. L’orso svedese manifesta la propria egemonia avendo vinto l’81,8% delle partite della sua carriera decise al quinto set: il bilancio che si può estrapolare è 27 match vinti, 6 persi. Il campione scandinavo al quinto parziale, ha perso soltanto da Roger Taylor nei quarti di Wimbledon del 1973, contro Vijay Amritraj allo US Open del ’74, sempre nel 1974 con Nastase nella finale di Madrid e nella WCT Challenge CUP di due anni dopo (1976). Infine sono riusciti nell’impresa di farlo cadere sotto i loro colpi alla quinta frazione: John McEnroe nell’ultimo atto dell’Open degli Stati Uniti 1980, e nella stessa stagione Lendl in quello di Basilea.

Dal canto suo, come è facilmente intuibile dai numeri sopra evidenziati, Borg è stato capace di rendere immortali alcuni dei suoi grandi successi inserendo nei propri percorsi immaginifici almeno un paio di maratone a torneo. Se poi questi successi, sono anche prove del Grande Slam il valore di tali titoli non può che crescere a dismisura: 3 Slam accompagnati nelle rispettive campagne trionfali da incredibili maratone. Furono 3 quelle messe a segno nell’affermazione al Roland Garros 1974 – contro Van Dillen, Ramirez e Orantes – e altrettante quelle di cui si rese protagonista a Wimbledon ’77 contro Edmondson, Gerulaitis e Connors -. Invece furono “solamente” 2 quelle a Church Road nel 1979: contro Armitraj e Roscoe Tanner.

Con la stessa percentuale di Bjorn (81,8%), vi è anche il sudafricano John Kriek ma la cui statistica assume inevitabilmente meno importanza avendo disputato e vinto meno match se confrontato con l’undici volte campione Slam. Tra i tennisti che non hanno ancora appeso la racchetta al chiodo, al primo posto troviamo Kei Nishikorianche se il nipponico manca dalle competizioni da diverso tempo e negli ultimi mesi ha pensato ad un possibile ritiro – con il 79,4% (27-7). Di rilievo anche il bilancio di 37 vittorie e 10 sconfitte di Nole Djokovic (78,7%). Da sottolineare, inoltre, il 77,3% di Tommy Robredo con un ottimale 17-5 e il 75,7% di Aaron Krickstein (28-9).

Infine c’è la graduatoria riguardante gli indomabili guerrieri, ovvero sia quei tennisti capaci di realizzare più volte nella loro carriera una rimonta da uno svantaggio di due set e sublimare gli sforzi profusi completando l’impresa al quinto parziale. Prima di tutto, partiamo da una costatazione: dal 1968 in poi nessun giocatore è stato in grado di vincere più di 10 incontri trovandosi ad inseguire con il proprio avversario ad un solo set dal raggiungimento del successo. Proprio a quota 10 risultano classificabili come recordman della categoria: Krickstein, Federer, Andy Murray, Becker e Fabio Fognini. Con 9 troviamo invece Todd Martin e Vitas Gerulaitis. Ad 8 Cilic, Borg e Jimbo Connors.

Fabio Fognini, Il Re delle Rimonte azzurre

Dunque il Re delle rimonte del tennis azzurro è il 35enne di Arma di Taggia: ha recuperato da una situazione di due set sotto contro Istomin a Wimbledon 2009, Monfils al Roland Garros 2010, sempre nel 2010 con Russell ai Championships, Roger Vasselin allo US Open 2012, Kuznetsov a Wimbledon 2014, Nadal a Flushing Meadows 2015, Gabashvili allo US Open 2016, Pella nella Coppa Davis 2017, Opelka all’Australian Open 2020 e Karatsev a New York 2022.

Dunque terreno di caccia preferito per i rimontoni liguri, è lo US Open: quattro ribaltoni compiuti nello Slam statunitense, seguono i sacri prati londinesi con tre recuperi mozzafiato e dulcis in fundo fra le prove Majors Roland Garros e Australian Open con una. Unica e allo stesso tempo epica quella realizzata nel teatro della Davis, in una Buenos Aires spinta dal suo capo popolo per eccellenza: Diego Armando Maradona.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement