Pagelle: la siesta di Rafa, i sogni di Sascha

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Pagelle: la siesta di Rafa, i sogni di Sascha

Madrid regala qualche speranza a chi cerca un’alternativa a Nadal, ma a Parigi sarà un’altra storia. Zverev, Thiem e Shapovalov pronti al salto. Kvitova da sogno mentre Djokovic è un pianto. La perla della settimana è sempre italiana

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E al cinquantunesimo set Rafa Nadal (6) si riposò. Poi si è trovato e si è riposato anche nel cinquantaduesimo e così ha finito addirittura per perdere una partita. Roba da matti. Il tracollo è cominciato. Verdasco ne farà brandelli a Roma e a Parigi ne vedremo delle belle. In fondo se Rafa era finito due anni fa, cosa dovremmo dire ora che va per i trentadue? Mica sono tutti come quel vacanziero svizzero che si ritrova numero 1 del mondo mentre sorseggia Moët et Chandon in ciabatte in qualche atollo sperduto mentre tutti gli altri comuni mortali si sporcano le scarpette di rosso.

Intanto Alexander Zverev (9) ha vinto il terzo Masters 1000 e si appresta a difendere il titolo romano. Qualcuno lo individua come l’alternativa più credibile a Re Rafa al Roland Garros, ma sarà il caso che cominci a vincere qualche partita importante anche in uno Slam, prima di cominciare anche solo ad immaginare che ne possa vincere sette di fila.

Qualche chance in più sicuramente l’avrà Dominic Thiem (8,5), se non altro perché due semifinali a Parigi le ha già giocate. La terra di Madrid sarà anche più veloce ma a battere tre volte sulla terra Rafa ci sono riusciti in pochi, anzi in due: uno non gioca più (Gaudio), un altro di questo passo rischia di fare la stessa fine, perché è davvero deprimente vedere uno come Djokovic (4,5) trascinarsi in questo modo.

 

Ma insomma, forse è meglio non assegnare a nessuno l’etichetta di anti-Rafa, anche perché forse porta male, vedi il Del Potro (4,5) madrileno che a Nadal può fare forse il solletico. Ah, ci sarebbe uno anche dalle nostre parti che qualche grattacapo al maiorchino l’ha dato, ma Fabio Fognini (4,5) sta inanellando risultati che non hanno alcuna spiegazione tecnica, soprattutto dopo l’ottimo avvio di stagione sul duro e che possiamo solo sperare nascondano una voglia matta (speriamo non troppo matta eh!) di Roma e Parigi.

Non puoi prendertela con Kevin Anderson (7) se in semifinale di un 1000 sulla terra ci arriva Kevin Anderson, ma per fortuna i lampi accecanti di Denis Shapovalov (8) ci fanno sperare che la bellezza possa ancora coniugarsi con l’efficacia.

Da questo punto di vista, noi che abbiamo sempre avuto un debole per Petra Kvitova (9) non siamo obiettivi nel darla tra le favorite per il prossimo Slam, ma la serenità del suo sguardo e la luce del suo sorriso promettono magie. Intanto si è rivista la Kiki Bertens (8,5) di un paio di stagioni fa e in fondo in questo tennis femminile, soprattutto su terra, davvero c’è spazio per tutte.

Chiudiamo qui anche perché è già tempo di Roma. A proposito, pare che a Parigi durante il Roland Garros realizzeranno un campo da tennis sotto la Tour Eiffel, ma non lo dite al Codacons se no avvisano i cuginetti francesi. E va bene, noi siamo l’Italia, il paese del conflitto d’interessi eletto a sistema, dove il capitano di Fed Cup (3) allena anche individualmente una giocatrice (e fino a qui…) e durante un match del torneo di pre-quali organizzato da chi le paga lo stipendio, esulta in maniera scomposta al punto della vittoria della sua pupilla. Ma in fondo l’avversaria si chiamava Grymalska, può mai essere italiana? “Osmosi di cattive maniere dal limitrofo campo pallonaro di italopitechi” direbbe lo Scriba…

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Pagelle: The Sinner takes it all

Jannik Sinner trionfa a Milano, lì dove partì Federer. Delirio tricolore con Berrettini alle Finals e la tessera Gold

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Jannik Sinner - Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

Ha preso tutto Jannik (10): il trofeo, la gloria, i soldi, il futuro. E l’amore di Milano e di tutta l’Italia del tennis. È bastata una settimana da wildcard nel torneo più sperimentale del mondo, con regole che si spera non vengano mai approvate sul serio, per far innamorare l’Italia del giovanottone rosso di capelli e dinoccolato e far presagire trionfi in ogni Slam, numero uno del mondo e così via.

Certo, la definizione “tommasiana” di classe calza davvero a pennello per Jannik che ha avuto la capacità straordinaria di giocare alla grandissima tutti i killer point (3): con una cattiveria tale che sorge il sospetto che li abbia giocati così per cancellare quell’obbrobrio di regola dalla faccia della terra. Il povero De Minaur (7) se ne torna a casa con un’altra X di consolazione, alla terza potrà completare il tris, ma per lui è stata una grande stagione e certo non poteva immaginarsi di trovarsi di fronte quell’ossesso.

Ma insomma, Sinner trionfatore alle NextGen Finals, Berrettini (9) in campo nel Masters dei grandi – sebbene sconfitto nettamente da Nole all’esordio, ma ha ancora due match per rifarsi – e poi le finali Davis con l’Italia sicura protagonista: tre settimane da raccontare direbbe il grande Fred, tre settimane che coronano un grande 2019. L’anno d’oro del tennis italiano, da festeggiare con un’altra iniziativa, la strepitosa Tessera Gold (10!) della FIT.

Perché si, amico giocatore di periferia, non sogni di scalare le classifiche e migliorare la tua posizione? Non sogni magari di arrampicarti in quella meravigliosa avventura delle pre-quali? E allora, spendi questi 129 euro e giocati le tua carte scegliendo quando giocare, utilizzando palline nuove, avendo un coach in panchina. Cosa dici? Il tuo avversario non ha la tessera Gold? Eeeee amico mio! Lavoro-guadagno-pago-pretendo! Mica siamo tutti uguali? Davvero pensi che una federazione debba offrire pari condizioni a tutti nell’attività sportiva? Sei fuori strada, amico tennista: chi paga merita un aiuto, chi contribuisce economicamente a sostenere le magnifiche sorti e progressive del tennis italiano deve avere un meritato vantaggio in campo!

Italiani! Con tante tessere Gold, Berrettini vincerà le Finals, Sinner (a cui è stata consegnata una tessera ad honorem) sarà presto numero 1, Cagliari ospiterà a breve il quinto Slam e magari vostro figlio sarà il dominatore del domani! Accorrete signori, accorrete! E soprattutto fatelo subito, perché poi chi comanda non vi farà più salire “sul carro del vincitore”…

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Pagelle: Berrettini nell’Olimpo, dove Roger Federer è di casa

Nella settimana che consacra Berrettini tra i top 10 e lancia lo sprint per Londra, Federer centra il decimo successo a Basilea. Anche Thiem profeta in patria, mentre Kyrgios e Ruud…

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Roger Federer - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @SH_RolexMasters)

Piange Rogerino nostro, davanti al suo pubblico. O meglio davanti ad un pubblico ancor più suo di quanto non sia già suo tutto il pubblico del mondo. Piange Roger Federer (10) come fosse il suo primo titolo e non il numero 103, forse perché tutte le vittorie sono uguali o forse perché l’ultima vittoria è quella più vicina a quella che davvero sarà l’ultima. Anche se a vederlo danzare su quel campo svizzero, a vederlo giocare di controbalzo contro un ragazzino che ha la metà dei suoi anni o contro quello che in Australia lo aveva costretto a sentire per la millesima volta il concetto di “passaggio di consegne”, tutto diresti tranne che la sua carriera volge al termine.

Anche l’ottimo de Minaur (8) ha capito quanto sia diverso giocare contro Federer rispetto a tutti gli altri, ma gli diamo una buona notizia: non ne troverà tanti così sulla sua strada.

Così come Federer nella sua Basilea, anche Dominic Thiem (9) è profeta in patria, respingendo in finale le velleità del mitologico Schwartzman (8), dopo aver fermato la corsa di Matteo Berrettini (9). Nove come il numero che oggi trova accanto al suo nome, con il vago sentore che sia un numero destinato ad abbassarsi. La settimana cruciale è appena iniziata per capire se il sogno Finals può diventare realtà, ma tanto Matteo il Masters lo giocherà di sicuro, se non quest’anno, il prossimo, o quello dopo ancora e così via. La sua strada è segnata e ora che ha trovato in Ajla una sparring partner di livello cui concedere qualche ora di shopping in giro per le capitali europee, non lo ferma più nessuno.

 

Jannik Sinner (8) ha confermato tutto quello che già sapevamo ed anche se non si è ripetuto contro Monfils, siamo certi che il 2020 sarà l’anno dell’esplosione definitiva. Purtroppo Fabio Fognini (5) è arrivato cotto a fine anno e salvo un miracolo parigino, per rivedere Londra dovrà attendere il prossimo Wimbledon: insomma, questa città tra una bomba e un’altra non gli va proprio a genio…

Intanto Casper Ruud (4), inerme spettatore delle mattane romane di Nick Kyrgios (3), ha pensato bene di dare dello stupido via etere al suo amichetto, il quale da bullo di periferia lo ha invitato a dirgli queste cose a quattro occhi: poi si chiedono perché rimpiangeremo i Fab Four…

Complimenti infine al diciannovenne brasiliano Thiago Seyboth Wild, numero 342 del mondo che ha centrato un’impresa nel Challenger di Lima: ha battuto niente meno che un semifinalista del Roland Garros (2)! Purtroppo non c’è bisogno di ricordare di chi stiamo parlando: sic transit gloria mundi…

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Pagelle: il cuore di Andy, la stella di Jannik e il sole di Shapo

Le lacrime vincenti di Murray, il primo successo di Shapovalov e l’ascesa di Sinner. Nadal si sposa, Tipsarevic si ritira e Bencic va al Masters. Mentre Federer e Djokovic…

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Andy Murray - Anversa 2019 (foto via Twitter, @atptour)

Che noia il tennis al di fuori degli Slam e dei Masters 1000, non succede mai nulla, soprattutto in questi torneini minori, ‘sti 250 che sono praticamente dei Challenger camuffati. Nella settimana in cui Matteo Berrettini si è riposato in vista dello sprint decisivo per le Finals, più o meno tutti i suoi rivali – da Fognini a Goffin, Monfils e Schwartzman (4 a tutti per l’occasione persa) hanno giocato per lui, arrendendosi in fretta.

È stata comunque una settimana da ricordare per il tennis azzurro, sia perché Andreas Seppi (7,5) è tornato a giocare una semifinale e battendo un altro pseudo aspirante a Londra, Khachanov, sia perché soprattutto è sbocciata definitivamente la stella di Jannik Sinner (9).

Nella patria di Jannik ovviamente si fa a gara a chi lo aveva predetto per primo. “L’ho scoperto prima io, lo vidi ad un torneo under 3 e si capiva subito di che pasta era fatto”. “No, no, già dalle prime ecografie era chiaro il suo talento”, ha riferito il ginecologo della mamma. Alla fine l’ha spuntata l’urologo del papà: “Negli spermatozoi di papà Sinner c’era già scritto tutto”. Per la verità, per gli addetti ai lavori di primo livello, Sinner è già il passato, non conta più nulla. “Sì vabbè Sinner, ma io ho visto un 2005 che è un fenomeno assoluto…”.

A proposito di Jannik, l’idolo della settimana è comunque Mario Frick (10), ex centravanti del Liechtenstein e del Verona che ha chiamato i suoi due figli maschi Yannick e Noah: genio! “La Vie C’est Fantastique quando segna Mario Frick”.

 

Intanto la mamma di Novak Djokovic non se ne riesce a fare una ragione. “Mio figlio è il più bravo, il più forte, il più bello, il più gentile, il più affettuoso con il pubblico eppure la gente non gli perdona di essere venuto fuori nell’era di Nadal e Federer”. Dijana cara, che ci vuoi fare “every beatle is beautiful for his mother” come direbbe Pino Daniele e quindi mettiti l’anima in pace.

Che poi quei due oramai fanno comunella ovunque, non solo in Laver Cup ma prevedono anche un dopo carriera core a core: ed infatti Roger non ha ancora deciso quando si ritirerà ma ha deciso che insegnerà tennis ai bambini nella Academy di Rafa. Ancora non si sa se il rovescio sarà insegnato ad una mano o a due, se ad ogni punto potrà esultarsi con il ‘vamos’ o un ‘c’mon’ e soprattutto quanto secondi impiegheranno gli allievi a servire tra un punto e l’altro. Decideranno le due signore, Mirka e la freschissima signora Nadal, Xisca. Federer intanto ha annunciato che giocherà le Olimpiadi di Tokyo. Ci ha pensato a lungo, ma alla fine la sua è stata una decisione di cuore. Un Uniqlo grande cuore.

La settimana ha regalato il ritorno di Andy Murray (10), che a gennaio sembrava aver dato l’addio tra le lacrime, a luglio è riapparso a Wimbledon in coppia con Serena quasi per omaggiare il suo pubblico e invece ad ottobre torna a vincere un torneo, grazie anche allo sciagurato Wawrinka (8), un altro che comunque avevamo dato per perso e invece è tornato ad alti livelli: le vie del talento e dell’amore per il tennis sono infinite.

Anche quelle della sofferenza, come insegna anche Tipsarevic (8), che ha dato l’addio alla sua maniera. Nella settimana in cui è arrivato anche l’agognato primo titolo di Denis Shapovalov (8), uno che spesso si confonde tra tutto il talento che ha ma che a 20 anni ha tutto il tempo per recuperare il distacco dai vari Tsitsipas, Medvedev, Khachanov e compagnia. Alla quale sarà il caso di iscrivere anche Rublev (8), un altro che ha un caratterino particolare ma che ha i mezzi per fare sfracelli.

E buone nuove arrivano anche dal circuito femminile, dove Belinda Bencic (9) ha coronato la sua stagione del definitivo rientro al top con la qualificazione al Master e Jelena Ostapenko (8) dopo un paio d’anni abbondanti – con l’aiuto di Bartoli – ha cominciato forse a dimostrare di aver smaltito la sbornia del Roland Garros vinto.

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