Pagelle: la siesta di Rafa, i sogni di Sascha

Madrid regala qualche speranza a chi cerca un'alternativa a Nadal, ma a Parigi sarà un'altra storia. Zverev, Thiem e Shapovalov pronti al salto. Kvitova da sogno mentre Djokovic è un pianto. La perla della settimana è sempre italiana

Pagelle: la siesta di Rafa, i sogni di Sascha
Alexander Zverev - Madrid 2018 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

E al cinquantunesimo set Rafa Nadal (6) si riposò. Poi si è trovato e si è riposato anche nel cinquantaduesimo e così ha finito addirittura per perdere una partita. Roba da matti. Il tracollo è cominciato. Verdasco ne farà brandelli a Roma e a Parigi ne vedremo delle belle. In fondo se Rafa era finito due anni fa, cosa dovremmo dire ora che va per i trentadue? Mica sono tutti come quel vacanziero svizzero che si ritrova numero 1 del mondo mentre sorseggia Moët et Chandon in ciabatte in qualche atollo sperduto mentre tutti gli altri comuni mortali si sporcano le scarpette di rosso.

Intanto Alexander Zverev (9) ha vinto il terzo Masters 1000 e si appresta a difendere il titolo romano. Qualcuno lo individua come l’alternativa più credibile a Re Rafa al Roland Garros, ma sarà il caso che cominci a vincere qualche partita importante anche in uno Slam, prima di cominciare anche solo ad immaginare che ne possa vincere sette di fila.

 

Qualche chance in più sicuramente l’avrà Dominic Thiem (8,5), se non altro perché due semifinali a Parigi le ha già giocate. La terra di Madrid sarà anche più veloce ma a battere tre volte sulla terra Rafa ci sono riusciti in pochi, anzi in due: uno non gioca più (Gaudio), un altro di questo passo rischia di fare la stessa fine, perché è davvero deprimente vedere uno come Djokovic (4,5) trascinarsi in questo modo.

Ma insomma, forse è meglio non assegnare a nessuno l’etichetta di anti-Rafa, anche perché forse porta male, vedi il Del Potro (4,5) madrileno che a Nadal può fare forse il solletico. Ah, ci sarebbe uno anche dalle nostre parti che qualche grattacapo al maiorchino l’ha dato, ma Fabio Fognini (4,5) sta inanellando risultati che non hanno alcuna spiegazione tecnica, soprattutto dopo l’ottimo avvio di stagione sul duro e che possiamo solo sperare nascondano una voglia matta (speriamo non troppo matta eh!) di Roma e Parigi.

Non puoi prendertela con Kevin Anderson (7) se in semifinale di un 1000 sulla terra ci arriva Kevin Anderson, ma per fortuna i lampi accecanti di Denis Shapovalov (8) ci fanno sperare che la bellezza possa ancora coniugarsi con l’efficacia.

Da questo punto di vista, noi che abbiamo sempre avuto un debole per Petra Kvitova (9) non siamo obiettivi nel darla tra le favorite per il prossimo Slam, ma la serenità del suo sguardo e la luce del suo sorriso promettono magie. Intanto si è rivista la Kiki Bertens (8,5) di un paio di stagioni fa e in fondo in questo tennis femminile, soprattutto su terra, davvero c’è spazio per tutte.

Chiudiamo qui anche perché è già tempo di Roma. A proposito, pare che a Parigi durante il Roland Garros realizzeranno un campo da tennis sotto la Tour Eiffel, ma non lo dite al Codacons se no avvisano i cuginetti francesi. E va bene, noi siamo l’Italia, il paese del conflitto d’interessi eletto a sistema, dove il capitano di Fed Cup (3) allena anche individualmente una giocatrice (e fino a qui…) e durante un match del torneo di pre-quali organizzato da chi le paga lo stipendio, esulta in maniera scomposta al punto della vittoria della sua pupilla. Ma in fondo l’avversaria si chiamava Grymalska, può mai essere italiana? “Osmosi di cattive maniere dal limitrofo campo pallonaro di italopitechi” direbbe lo Scriba…

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