Pagelle: la siesta di Rafa, i sogni di Sascha – Ubitennis

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Pagelle: la siesta di Rafa, i sogni di Sascha

Madrid regala qualche speranza a chi cerca un’alternativa a Nadal, ma a Parigi sarà un’altra storia. Zverev, Thiem e Shapovalov pronti al salto. Kvitova da sogno mentre Djokovic è un pianto. La perla della settimana è sempre italiana

Antonio Garofalo

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E al cinquantunesimo set Rafa Nadal (6) si riposò. Poi si è trovato e si è riposato anche nel cinquantaduesimo e così ha finito addirittura per perdere una partita. Roba da matti. Il tracollo è cominciato. Verdasco ne farà brandelli a Roma e a Parigi ne vedremo delle belle. In fondo se Rafa era finito due anni fa, cosa dovremmo dire ora che va per i trentadue? Mica sono tutti come quel vacanziero svizzero che si ritrova numero 1 del mondo mentre sorseggia Moët et Chandon in ciabatte in qualche atollo sperduto mentre tutti gli altri comuni mortali si sporcano le scarpette di rosso.

Intanto Alexander Zverev (9) ha vinto il terzo Masters 1000 e si appresta a difendere il titolo romano. Qualcuno lo individua come l’alternativa più credibile a Re Rafa al Roland Garros, ma sarà il caso che cominci a vincere qualche partita importante anche in uno Slam, prima di cominciare anche solo ad immaginare che ne possa vincere sette di fila.

Qualche chance in più sicuramente l’avrà Dominic Thiem (8,5), se non altro perché due semifinali a Parigi le ha già giocate. La terra di Madrid sarà anche più veloce ma a battere tre volte sulla terra Rafa ci sono riusciti in pochi, anzi in due: uno non gioca più (Gaudio), un altro di questo passo rischia di fare la stessa fine, perché è davvero deprimente vedere uno come Djokovic (4,5) trascinarsi in questo modo.

 

Ma insomma, forse è meglio non assegnare a nessuno l’etichetta di anti-Rafa, anche perché forse porta male, vedi il Del Potro (4,5) madrileno che a Nadal può fare forse il solletico. Ah, ci sarebbe uno anche dalle nostre parti che qualche grattacapo al maiorchino l’ha dato, ma Fabio Fognini (4,5) sta inanellando risultati che non hanno alcuna spiegazione tecnica, soprattutto dopo l’ottimo avvio di stagione sul duro e che possiamo solo sperare nascondano una voglia matta (speriamo non troppo matta eh!) di Roma e Parigi.

Non puoi prendertela con Kevin Anderson (7) se in semifinale di un 1000 sulla terra ci arriva Kevin Anderson, ma per fortuna i lampi accecanti di Denis Shapovalov (8) ci fanno sperare che la bellezza possa ancora coniugarsi con l’efficacia.

Da questo punto di vista, noi che abbiamo sempre avuto un debole per Petra Kvitova (9) non siamo obiettivi nel darla tra le favorite per il prossimo Slam, ma la serenità del suo sguardo e la luce del suo sorriso promettono magie. Intanto si è rivista la Kiki Bertens (8,5) di un paio di stagioni fa e in fondo in questo tennis femminile, soprattutto su terra, davvero c’è spazio per tutte.

Chiudiamo qui anche perché è già tempo di Roma. A proposito, pare che a Parigi durante il Roland Garros realizzeranno un campo da tennis sotto la Tour Eiffel, ma non lo dite al Codacons se no avvisano i cuginetti francesi. E va bene, noi siamo l’Italia, il paese del conflitto d’interessi eletto a sistema, dove il capitano di Fed Cup (3) allena anche individualmente una giocatrice (e fino a qui…) e durante un match del torneo di pre-quali organizzato da chi le paga lo stipendio, esulta in maniera scomposta al punto della vittoria della sua pupilla. Ma in fondo l’avversaria si chiamava Grymalska, può mai essere italiana? “Osmosi di cattive maniere dal limitrofo campo pallonaro di italopitechi” direbbe lo Scriba…

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Pagelle: l’umile Serena e il Federer birichino

Primi scambi del 2019 con vecchi leoni alla ribalta. Federer mattatore a Perth tra gli sguardi preoccupati di Mirka. Il bluff di Nole, i tormenti di Rafa e la censura di Serena Williams

Antonio Garofalo

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Anno nuovo, vita nuova amici. L’anno che verrà è iniziato con tutti i sintomi del rinnovamento che bussa alle porte del nostro amato tennis. Rafa Nadal (S.V.) si è rotto ancor prima di cominciare la stagione sul cemento disarmato, Andy Murray ha brindato ubriacandosi per lasciare alle spalle lo sciagurato 2018, Roger Federer (7) si è levato dal letto del 2019 tennistico passeggiando sui giovani aspiranti al trono: è vero la Hopman Cup è solo un’esibizione (anche se gli amici di Skysport24 hanno festeggiato i 100 tornei vinti da Roger…) , ma andatelo a raccontare a Tsitsipas e soprattutto a Zverev che al cospetto del Re ha già spaccato le prime racchette del nuovo anno.

La kermesse di Perth comunque ci lascia in eredità una strepitosa Belinda Bencic (9), non tanto per le sue performance in campo (lì la bravura è stata nello scegliere il compagno) quanto al microfono in un’esilarante discorso di premiazione. Certo gli sguardi di intesa e affetto con Rogerino non saranno sfuggiti alla padrona del giocattolo e sarà meglio che il signor Vavrinec faccia poco il piacione se vorrà portare a casa la pelle dalla trasferta australiana.
Dicevamo del nuovo che avanza, il giovane Ivo Karlovic (7) piegatosi solo dinanzi al ragazzino Anderson (8), Kei Nishikori (8) che torna a vincere una finale dopo mille anni e soprattutto riesce a stare in campo intero per una settimana, Bautista Agut (9) che si improvvisa dominatore spazzando via tutti.
Si, anche Novak Djokovic (5), ancora magnanimo dopo il finale di stagione scorso e chissà se sono scricchiolii del vecchio Nole-pre Cecchinato (bravo Ceck, 7 semi e nuovo best ranking) che riaffiorano o è solo un bluff, un tentativo di depistaggio per fa tornare un po’ di interesse nel circuito. Detto che anche gli imberbi  Berdych (7,5) e Tsonga (7) sono tornati a dare segnali di vita, resta da augurarsi che i NextGen si sveglino, altrimenti avrà davvero avuto ragione Fabio Fognini.
Tra le donne la diciottenne Bianca Andreescu (8) ha fatto capire a tutti, se ancora ce ne fosse bisogno, che ci attende un’altra stagione di sorprese e di tornei aperte a più o meno tutte. Ma la notizia della settimana è la dimostrazione di grande umiltà e di sincero pentimento di Serena Williams (2) che dopo il burrascoso finale di stagione scorso si è finalmente cosparsa il capo di cenere dinanzi alla stampa mondiale in quel di Perth, rispondendo a tutte le domande dei cronisti. Sulla Hopman Cup e sul suo stato di forma, perché la signorina non accetta domande sugli Us Open. Peccato che i giornalisti presenti non abbiano avuto il coraggio e la dignità di alzarsi e lasciare Serena da sola. Ma arriveranno gli Australian Open, un torneo serio, nel quale mica si possono scegliere le domande a cui rispondere? O no?

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Pagelle: il primo 10 del giovane Zverev, ma brutto torneo

Si conclude con la grande sorpresa la stagione maschile. Zverev pronto per il grande salto. Djokovic stanco o distratto. Il raccattapalle di Federer e un Master soporifero

Antonio Garofalo

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Ebbene sì, c’eravamo illusi durante il Masters femminile che il punto più basso della stagione fosse stato toccato, ma l’esibizione (5 di stima) dei migliori otto maschietti del circuito – se possibile – è stata ancora più avvilente. Il finale a sorpresa però finirà per far passare questo torneo alla storia, come la prima grande vittoria di Sascha Zverev (10). Sembra incredibile ma all’improvviso, sul 4-4 del primo set, il robot si è inceppato e d’incanto è sembrato rispuntare il Novak Djokovic (8) ante-Cecchinato. Chissà se le due ultime scoppole in finale contro Khachanov e Sascha sono solo frutto della stanchezza dopo un’incredibile rincorsa durata sei mesi o il segno di una nuova era alle porte. Con questo dubbio ce ne andiamo in off-season sognando che l’Australia arrivi presto.

I due round robin sono stati stimolanti quasi quanto un girone di Nations League e per fortuna durante le semifinali ci ha pensato l’incauto raccattapalle (10) a restituire un po’ di interesse alla vicenda. Il povero bambino ha visto tramutarsi un ipotetico sogno – chiacchierare a tu per tu con Roger Federer – in un incubo, anche se il toro disegnato sulla canotta con le inequivocabili iniziali RN destano qualche sospetto.

Il competente pubblico londinese è comunque riuscito a dimostrare tutta la sua imparzialità, riuscendo nell’incredibile impresa di far risultare Sascha Zverev più antipatico di quello che in realtà è. Marin Cilic (5) ha dimostrato che al Masters proprio non riesce a ritrovarsi e la scusa della finale di Coppa Davis regge fino ad un certo punto. La figura del comprimario l’ha fatta anche Dominic Thiem (4,5) che indoor si trova come il pecorino sulla pizza.

 

Kei Nishikori (4,5) ha fatto il fenomeno per un giorno, per poi ritornare nelle consuete vesti di giocatore improponibile per questi livelli, nemmeno così alti peraltro. Almeno non si è rotto e questa è già una novità. John Isner (4) contrariamente a ciò che sembra ha fatto la figura del vaso di coccio tra quelli di ferro. Diciamo che questa qualificazione strappata grazie a qualche forfait di troppo è un premio alla carriera, una vacanza-premio a Londra che ha lasciato poche tracce agonistiche.

Kevin Anderson (7) in questo clima da ultimi giorni di scuola ha fatto la sua degna figura, da festeggiare anche con il lancio della cagnolina su twitter. Certo, il modo in cui ha ceduto al Federer di questi tempi e a Nole fa capire come siamo messi male, in attesa che con Zverev sboccino Tsitsipas, Khachanov e Shapovalov.

Insomma alla fine il vecchietto terribile Roger Federer (7), scivolando, sbuffando e ansimando ha fatto la sua dignitosa figura. Mica possiamo pretendere che a 37 e spicci si facciano miracoli in continuazione anche contro i rampanti nipotini? Se poi ci si mettono contro anche i raccattapalle…

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Pagelle: più Roger per tutti da Pune a Marrakech

Roger Federer trionfa per la nona volta a Basilea. Una nuova programmazione per un finale travolgente? Svitolina maestra tra la noia ma non ditelo a Serena

Antonio Garofalo

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Perché non lo fai, Roger? Sarebbe straordinario, davvero, se Roger Federer (9) fresco novantanovenne decidesse all’improvviso di dedicarsi a se stesso e non più all’ostinata corsa contro il tempo e contro tutti i record. Ma si, Roger, lasciali perdere questi noiosi tornei di due settimane, tanto ne hai già 20 in bacheca e non vale nemmeno più la pena sfiancarsi per arrivare magari ai quarti esausto. E lascia perdere pure questi altri tornei super-frequentati dai tuoi vecchi nemici e dai giovani rampanti, questi 1000 da 1000 e una notte.

Su Roger, bevi l’elisir di lunga vita e assolvi il tuo dovere terreno di divulgare il verbo tennistico in ogni angolo del mondo. Annuncia solennemente il tuo ritiro dai palchi sovrani e dai campi di battaglia e gira il mondo con moglie e figli illuminando i campi di tornei affascinanti e meno stressanti. Fino a quaranta, cinquanta fino a quando vuoi tu: vuoi mettere giocare a Pune tra il delirio delle folle che ti trascinerebbero a camminare sul Gange.

Oppure deliziare i neozelandesi di Auckland? E a Quito? Ad altezze imperiali mai frequentate! Roger a Marrakech, sai che spettacolo! Ti concediamo un passaggio ad Halle e Stoccarda, ma solo come preparazione ad Antalya. E poi in vacanza a Umago, Gstaad e Kitzbuhel, mare e montagna, con un salto a Los Cabos tanto sei ubiquo. Ti pare giusto che a San Pietroburgo non ti abbiano mai visto? E a Chengdu? Pensaci Roger, quattro, cinque, dieci anni a divertirti e divertire senza più ansie e tra il visibilio delle folle. Dovrebbe convincerti anche l’Atp, vedrai che spunterebbero tornei ovunque, persino in Italia!

 

Vorrai mica lasciarci tutti in balia degli eventi? Tra Anderson (8) e Nishikori (7) a darsi battaglia al Masters? Tra geni estemporanei alla Copil (8,5) e giovani amletici alla Shapovalov (5) o magari iracondi come Taitsipas (6 ma 3 per la scena col raccattapalle).

O ancora peggio, vorrai mica abbandonarci in balia delle donne? Si potrà dire che è stato un Masters agghiacciante o si rischia che Serena ci accusi di sessismo? Onora a Elina Svitolina (10) una che quando arriva in fondo non perde mai e che magari come a tante altre in passato dal Master troverà la linfa vincente anche per gli Slam. E in bocca al lupo alla povera Woznacki (10) chiamata ad una battaglia infida e difficile.

Per il resto, ci scuserete ma non riusciamo ad esaltarci per una Stephens (8) che corre tanto e tira poco, per una Bertens (7,5) che chissà se mai tornerà da queste parti, per Pliskova (6,5) che si squaglia sul più bello, per una Kerber (5) cotta. Le uniche che avrebbero un qualcosa in più, o erano già in vacanza come Osaka (4,5) o non ne avevano voglia come Kvitova (4).

Avanti, inizia Bercy. C’è Nadal, c’è Djokovic. Ma la domanda è una sola: Roger c’è o non c’è? (per ora sembrerebbe di sì). Dai Ruggè, lascia stare, preparati per Pune…

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