La più rivoluzionata delle nuove Yonex VCORE 2018, la 98

Area test

La più rivoluzionata delle nuove Yonex VCORE 2018, la 98

Recensione e test della nuova Yonex VCORE 98, una corda in meno e tanta giocabilità in più per il paradiso dei quarta categoria.

Pubblicato

il

Detto delle modifiche estetiche generali della nuova linea VCORE di Yonex, il modello 98 è sicuramente quello più interessante dal punto di vista dei miglioramenti. Perché? Partiamo dalle modifiche che sono state applicate su tutta la linea:  i nuovi grommet, i passacorda migliorati che permettono alle corde verticali di entrare dritte anche nei fori diagonali ottenendo così una migliore tenuta della tensione; la tecnologia Aero-Fin che favorisce l’aerodinamicità del telaio, oggetto addirittura di test in galleria del vento per verificare che le nuove scanalature rendessero veramente il telaio meno resistente all’aria; la grafite Namd, una fibra che rende il telaio più flessibile assicurando però un ritorno veloce alla posizione iniziale (snapback), così la palle rimane per maggior tempo sul telaio permettendo di migliorare gli impatti e le derivanti vibrazioni. La grande novità di questa 98 rispetto alla versione SV 98 è che manca una corda: dal 16×20 della versione VCORE SV 98 Yonex passa al 16×19 di questa VCORE 98. In cosa si traduce questo? In un elevato grado di giocabilità per i tennisti con swing meno definitivi, in pratica il paradiso dei quarta categoria.

Test in campo
Un telaio estremamente sottile e connotato da un profilo praticamente costante (un solo millimetro di sbalzo lungo tutta la lunghezza) è la prima cosa che salta all’occhio quando impugniamo la nuova 98. Basta qualche minuto di palleggio per capire che ci troviamo in mano un telaio meno rigido della versione precedente (qualche punto in meno di rigidità dichiara la casa madre). Questo fattore ha due lati positivi: il primo è che la palla rimane più a lungo sul piatto corde nell’impatto, e quindi lo shock è più morbido, con meno vibrazioni; l’altro è che questa perdita di flessibilità consente di facilitare le esecuzioni in top spin per via del (più facile) rotolamento del piatto corde sulla palla. E proprio questo è lo scopo di Yonex, considerato che ora manca una corda rispetto alla versione precedente. Lo schema d’incordatura 16×19 è quello oramai diventato classico, uno dei migliori per favore il top spin, un effetto imprescindibile nel gioco di qualsiasi tennista. Rispetto alla SV l’impressione è che questa versione esiga meno in termini di braccio per generare velocità di palla. Gli impatti sono precisi e compatti, il suono quando colpiamo la palla nel centro dello sweet-pot è ovattato. A livello di feeling, rispetto alla versione 100, la sensazione è che ci si trovi in mano un telaio un pelino più esigente; si può spingere molto con questa 98 da fondo campo, bisogna colpire con decisione, e allo stesso tempo avere un ottimo controllo. Il top spin esce molto bene e viene generato con facilità, a rete come al servizio si lascia preferire negli impatti piatti, che sono morbidi e stabili. Qualche grammo in più di peso (305 grammi senza corde rispetto ai 300 senza corde della nuova VCORE 100) si fa sentire, nulla però che possa impensierire il tennista dotato di uno swing deciso e fluido, un terza categoria o un quarta categoria comunque con un buon braccio. Incordata anche questa con corde Yonex Poly Tour Fire a 22/23 chilogrammi, alla fine l’impressione a livello di giocabilità rispetto alla versione 100 è che questa 98 sia destinata a un pubblico più “maturo” tennisticamente. Non che non sia capace di regalare soddisfazioni anche al quarta categoria dai colpi incerti, ma questo telaio è comunque stato progettato per chi sa bene cosa fare e come farlo e che, quindi, necessiti di una racchetta che risponda precisamente ai suoi movimenti. Questo tipo di tennista può preferire la versione 98 di questa VCORE alla versione 100 della linea VCORE PRO, ovviamente più esigente.

 

Caratteristiche Tecniche
Ovale: 98 in² / 632 cm²
Lunghezza: 27in / 68,5cm
Peso non incordata:  305 grammi
Bilanciamento:   32,4 cm
Swingweight:  322
Rigidità: 65
Spessore del telaio: 22mm / 22mm / 21mm
Materiale:  H,M, Graphite, Naometric XT, Namd
Schema corde:   16 verticali / 19 orizzontal

Continua a leggere
Commenti

Area test

Il test della scarpa Aero Knit, la rivoluzione in casa K-Swiss

Recensione e test della K-Swiss Aero Knit, una scarpa rivoluzionaria che impressiona a partire dall’estetica

Pubblicato

il

K-Swiss è un brand che oramai non abbisogna di presentazioni, considerato che produce scarpe da tennis da 53 anni. In questo periodo il marchio americano ha sempre cercato di innovare i suoi prodotti all’insegna della tecnologia, dovremmo quindi sorprenderci oggi nell’ammirare il modello Aero Knit?

La scarpa introdotta nel 2019 si smarca completamente dalle produzioni già famose in casa K-Swiss, che pure sono riproposte in maniera aggiornata e migliorata nel catalogo attuale. Fedele alla sua vocazione innovativa, il brand americano ha concepito e realizzato una scarpa totalmente nuova a cominciare dall’estetica. “Non sembra neanche una scarpa da tennis” ha detto qualcuno al circolo tennis dove l’abbiamo provata nell’ammirarla, perché anche la colorazione proposta è di quelle che non passano inosservate.

 

La Aero Knit è una scarpa aerodinamica, leggera, e che promette un ottimo ritorno di energia dopo gli urti con il terreno. Si tratta del modello più leggero prodotto da K-Swiss, con i suoi 356 grammi per la taglia 10.5 US, corrispondente a un piede lungo 28.5 centimetri. Aero Knit include molte tecnologie proprietarie, come Infi-Knit che protegge o supporta il piede, o la Surge technology che si occupa dell’ammortizzazione e del conseguente ritorno di energia. Non si tratta di una scarpa shoeless, senza lacci, come si potrebbe pensare ad un primo sguardo. Colorata con un blu brillante con inserti arancio e neri, specie nella parte alta, quella che copre per l’appunto il laccio che consente di stringere ancora di più al piede la scarpa.

Test in campo
Prima ancora di provarla sulla terra battuta, di questa Aero Knit impressiona la sensazione subito dopo la calzata. È avvolgente, la tomaia ospita il nostro piede prendendo rapidamente la sua forma, senza esercitare troppa pressione, ma facendo sentire il piede protetto. Come immaginerete infatti, il dubbio più grande verso una scarpa del genere è proprio nel capire come si comporterà, considerato che si tratta appunto di una scarpa praticamente senza lacci, dal punto di vista della scivolata interna del piede verso l’esterno, quando “punteremo” a terra il piede per una improvvisa frenata o un cambio di direzione. La testiamo sulla terra battuta e bastano pochi minuti per “conoscerla” a dovere. Infatti, la sensazione che proviamo è quella di avere il piede protetto a dovere senza dover rinunciare a un peso estremamente ridotto, con i vantaggi che ne conseguono in termini di leggerezza in campo e propensione allo sprint. Quando corriamo e blocchiamo improvvisamente il piede caricandogli sopra tutto il peso del corpo, la scarpa risponde egregiamente. Lo scivolamento interno del piede verso l’esterno è praticamente nullo, e francamente non ci aspettavamo una risposta del genere. Il laccio coperto si limita a due asole, quindi consente una stretta ulteriore di questa sorta di calzino aggiuntivo sulla nostra caviglia. Più ci giochiamo e più proviamo sensazioni positive. La scarpa risponde benissimo anche agli urti grazie al sistema di ammortizzazione Surge Technology, il battistrada infine è duro il giusto, un ibrido che va bene sia per la terra battuta che per le superfici veloci. Fantastico, infine, l’effetto che si ottiene usando un calzino nero: sembrerà di avere un corpo unico fra scarpa e calzino. Un’altra soluzione raffinata in casa K-Swiss per un modello che è vincente anche in campo per le prestazioni.

Continua a leggere

Area test

K-Swiss pronta per il 2019 con l’aiuto di Dunlop

Dunlop distribuirà in Italia i prodotti del brand americano K-Swiss, che ha presentato la sua linea tennis 2019

Pubblicato

il

Dunlop è un marchio con oltre 130 anni di storia nello sport. Oggi è di proprietà di Sumitomo Rubber Industries, già leader mondiali nella produzioni di pneumatici, così come anche il marchio Srixon, una firma molto famosa nel golf e che nel tennis aveva in Kevin Anderson il suo testimonial. Dopo questa acquisizione è nata la linea di racchette Dunlop Srixon, il cui modello CX 200 è proprio quella usata dal tennista sudafricano. Dunlop ha aggiunto una nuova giocatrice nel suo Tour Team: Qiang Wang, tennista numero uno in Cina e attuale numero 18 del ranking WTA.

Dunlop ha raggiunto anche un accordo con il marchio americano K-Swiss per la distribuzione italiana. Il marchio americano contraddistinto dalle cinque band che tagliano lo stemma è stato fondato nel 1966 a Los Angeles dai fratelli svizzeri Art ed Ernie Brunner, con l’obiettivo di creare la prima scarpa da tennis in pelle. K-SWISS, le cui scarpe sono vendute oggi in 80 paesi, ha presentato di recente la sua nuova linea tennis 2019.

 

Le linee di abbigliamento sono denominate Hypercourt e Heritage, rispettivamente per gli amanti della modernità e dell’elengaza sul campo da tennis. A queste si aggiunge una vasta gamma di calzature, il prodotto per il quale K-Swiss è più famoso nel tennis. Oltre alla riproposizione migliorata della scarpa Hypercourt, cui si affiancano le linee Ultrashot 2, Bigshot e Aero Court, si segnala la novità Aero Knit, una scarpa tanto leggera quanto innovativa e moderna per gli innesti tecnologici.

Il brand statunitense, sin dalle origini, ha puntato sulla qualità di ogni singolo prodotto. La mission dell’alta qualità non è mai stata tradita e oggi, dopo ben cinquantadue anni dalla creazione, lo studio e la ricerca dietro ogni calzatura rivestono ancora un ruolo primario per l’intero processo di produzione. 


Aero Knit è la rivoluzionaria scarpa di K-Swiss, anche la più leggera del catalogo, combina design e performance nella forma migliore

Questa la nuova linea tennis 2019 di K-Swiss:

Continua a leggere

Area test

Il test della Vitas 100, la più versatile delle Snauwaert

Recensione e test in campo della Snauwaert Vitas 100, dedicata a Vitas Gerulaitis

Pubblicato

il

Snauwaert Vitas 100

Abbiamo scritto del ritorno in campo di Snauwaert, il brand che fu di Vitas Gerulaitis, Mikael Pernfors, Brian Gottfried e Miloslav Mecir. Il rientro si è concretizzato con l’introduzione di due le linee di prodotto, Grinta e Vitas. Di queste, la Vitas 100 è il telaio che potrebbe incontrare maggiormente il favore del pubblico, sia per l’ampio piatto corde che ne favorisce la giocabilità, sia per via del risultato estetico proposto, un telaio con una forma particolare, che inevitabilmente si segnalerà come elemento di distinzione nell’affollatissimo mercato delle racchette di oggi.

Caratteristiche:
Piatto corde: 100 pollici (645 centimetri quadrati)
Peso: 300 grammi
Bilanciamento: 31,5 cm dal manico
Swingweight: 314 kgcmq
Schema d’incordatura: 16×19
Rigidità: 69RA (rilevata)
Profilo M-C-T: 24-26-25 mm
Lunghezza: 27 pollici (Standard)

 

Guardiamo anzitutto all’estetica del telaio. La forma pentagonale colpisce subito favorevolmente. Infatti, caratteristica di queste Snauwaert, è l’ampia apertura del telaio nella zona centrale del piatto corde, a ore 3 e a ore 9 di un immaginario orologio sovrapposto al piatto. Proprio in questa zona è presente la tecnologia BIONIC X-section, che riprende la sezione variabile delle ossa umane per fronteggiare i diversi tipi di flessione richiesti al telaio a seconda degli impatti. Se guardiamo la racchetta di profilo vediamo che questo è variabile ma in una forma contenuta fra i 24 e i 26 millimetri. Il risultato è un telaio dalla forma affusolata che promette buona aerodinamicità. Il grip proposto da Snauwaert si chiama Air Bubble, è spesso circa 2mm, è traforato e ha una buona presa. Il colore di questa linea è un nero in versione opaco con inserti verdi, presente sugli steli, sul manico e nella parte alta del telaio. Il modello Vitas è disponibile anche con dimensioni piatto corde ampio 105 e 110 pollici con diversi pesi. Veramente bello il risultato finale di questa Vitas 100.

Test in campo
La prima qualità che apprezziamo nel test in campo della Vitas 100 è la facile manovrabilità in aria. Rispetto alla Grinta 98 Tour, un modello più esigente, riscontriamo una maggior facilità nel generare velocità di palla. I colpi escono in maniera molto decisa. Molto buoni anche gli impatti, secchi e decisi, sembrano quelli di una racchetta non profilata, che di solito sono la scelta migliore per avere sensazioni di stabilità e precisione subito dopo l’impatto. Man mano che colpiamo con questa Vitas, apprezziamo anche il risultato nello spin generato. Il 16×19 scelto come schema d’incordatura esalta le rotazioni; un colpo ben eseguito in top spin con una sbracciata fluida risulterà in un rimbalzo molto alto nella metà campo dell’avversario. In questa zona di campo la Snauwaert fa vedere il meglio del repertorio.

Abbiamo in mano un attrezzo abbastanza classico, che non è avaro di potenza ma che neanche è un telaio in grado di favorire la spinta senza metterci del proprio in fase di esecuzione. Questo depone a vantaggio di quei giocatori dalla sbracciata decisa, che non hanno bisogno di particolare spinta da parte della racchetta e che potranno tenere maggiormente in campo la pallina dopo aver colpito. Il colpo eseguito di piatto non sembra essere la soluzione preferita con la Vitas. Il telaio è progettato per esaltare lo spin, anche minimo, ed è quando chiudiamo con il polso il movimento che abbiamo le sensazioni di impatto migliori. Anche il taglio in backspin avviene in maniera molto naturale, la racchetta restituisce una buona e lunga sensazione di dwell-time, ovvero il tempo nel quale la palla rimane a contatto con le corde, e cioè quell’attimo in più che è decisivo per tenere o meno in campo la palla.

Se abbiamo detto che in fase di spinta la Vitas 100 si lascia amare per le soluzioni in topspin, possiamo dire che in fase difensiva si beneficia dell’ampio sweet-pot del telaio. Specie nella parte centrale del piatto corde, si hanno buone sensazioni di impatto anche in caso di colpi non centrati. Per quanto riguarda il gioco di volo ritorniamo a citare la sensazione iniziale, quella di una facile maneggevolezza dell’attrezzo. A rete beneficiamo dell’impatto stabile e deciso, la torsione del telaio assicura un’ottima resa quando l’assetto braccio racchetta è corretto. Si lascia preferire una soluzione con leggero taglio sotto la palla rispetto al colpo piatto. E lo stesso al servizio o nello smash, dove i risultati migliori si hanno quando decidiamo di usare l’effetto, sia usando la soluzione slice che la soluzione in kick, specie in caso di seconda palla liftata, rispetto alla classica botta piatta.

Giudizio
In definitiva la Vitas 100 è una racchetta molto versatile e che ha le caratteristiche giuste per diventare un best seller: facilità di rotazioni, maneggevolezza e ampio piatto corde a favorire la buona resa dei colpi anche in situazioni non ottimali d’impatto. La concorrenza nel settore, quello delle racchette pesanti 300 grammi, è molto ampia, ma il nome scelto per questa linea è di quelli che non temono paragoni.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement