Tsitsipas: «Roger, Nole e Rafa generazione super, ma ora tocca a noi» (Crivelli). Jaume e Alex, crescono i cloni (Semeraro). Rublev e Munar per grazia ricevuta (Cocchi). Fognini pianifica il futuro. Nello staff anche Barazzutti (Sonzogni). “Torino ha una chance”. Parte il sogno Atp Finals (Semeraro)

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Tsitsipas: «Roger, Nole e Rafa generazione super, ma ora tocca a noi» (Crivelli). Jaume e Alex, crescono i cloni (Semeraro). Rublev e Munar per grazia ricevuta (Cocchi). Fognini pianifica il futuro. Nello staff anche Barazzutti (Sonzogni). “Torino ha una chance”. Parte il sogno Atp Finals (Semeraro)

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Tsitsipas: «Roger, Nole e Rafa generazione super, ma ora tocca a noi» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

La corrispondenza di amorosi sensi trova il suo culmine all’ormai scomparso torneo di Atene, dove Apostolos Tsitsipas è giudice di linea e Julia Salnikova una delle giocatrici in tabellone. Scoppia la passione e dal matrimonio greco-russo nasceranno 4 figli. Il primogenito, Stefanos, prende in mano la racchetta a tre anni, palleggiando con il papà maestro. Sono passati 17 anni e il ragazzo ne ha fatta di strada: Tsitsipas non è solo la stella più brillante delle seconde Next Gen Finals, ma il ventenne più rampante del circuito.

Stefanos, come si passa da numero 91 a 15 Atp in dieci mesi?

Guadagnare 76 posizioni è impressionante. È stato un anno grande, le finali hanno aumentato la mia consapevolezza e ho imparato tante cose da portare con me nel 2019. Ho conosciuto meglio me stesso e anche i miei avversari. Ovviamente l’obiettivo è migliorare, crescere e maturare anche fisicamente. Ci vorrà tempo, realisticamente penso di poter puntare alla top ten. E poi ci sono i risultati del 2018 da difendere per non scendere in classifica, ottenere tante vittorie nei grandi appuntamenti dà una svolta decisiva alla carriera.

La Next Gen sembrava un’operazione di marketing, invece sta tenendo a battesimo un gruppo di giocatori fantastici.

È vero, e possiamo stimolarci a vicenda. Soprattutto ci rispettiamo molto, siamo consapevoli del valore di ciascuno.

II tentativo di scalzare Federer, Nadal e Djokovic, però, ha scottato molti giocatori…

Stiamo parlando di una generazione favolosa. Ma io credo che anche la mia abbia straordinarie qualità. Ognuno ha doti che lo rendono molto forte e competitivo. Sono amico di Tiafoe, è un ragazzo divertente, e poi mi piace molto vedere giocare Shapovalov, un talento unico. Ci conosciamo tutti molto bene, e mi sento di poter dire che siamo tutti ragazzi con la testa a posto. Ho imparato ad apprezzare Hurkacz, è molto umile e cordiale, e anche Rublev è un ragazzo con i piedi per terra.

Quanto ha contato per lei, come persona e come giocatore, respirare due culture: greca dal padre e russa dalla madre?

Mi ha reso quello che sono, e orgoglioso di esserlo. Mi dà la possibilità di confrontarmi ogni giorno con idee e modi di pensare diversi e mi arricchisce. Direi che sono russo con orientamento greco. Come modo di pensare mi sento più vicino alla mia natura russa, ma l’esteriorità è tutta greca.

Lei è allenato da suo padre, Apostolos: quanto è impegnativo tenere distinti i due ruoli?

Ammetto che a volte è difficile, vorresti parlare col tuo coach e ti ritrovi davanti tuo padre. Ma il segreto è che ci rispettiamo fuori e dentro il campo, consapevoli dei momenti in cui è necessario dare la prevalenza a un aspetto sull’altro.

Mai pensato di cambiare?

Non ne vedo la necessità: papà è il miglior allenatore del mondo ed è il coach perfetto per me. [segue]

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Jaume e Alex, crescono i cloni (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

A Milano per le Next Gen Finals ci sono Il Demone e il Bravo Ragazzo, due delle facce che vedremo in giro per il mondo nei prossimi due lustri di tennis, e a mandarli sono un paio di soggetti mica male: Lleyton Hewitt e Rafa Nadal. Hewitt, n.1 del mondo per 80 settimane, è l’uomo che da anni suggerisce i trucchi del mestiere ad Alex De Minaur, 19 anni, n.31 del mondo, nato a Sydney da papà uruguaiano e mamma spagnola; Nadal si sta invece allevando in casa, nella sua neonata Academy di famiglia a Manacor, il talento di Jaume Munar, 21 anni, n.76 del mondo nato a Santanyl, a sud-ovest di Maiorca: l’erede della porta accanto. Magari chiamarli cloni è eccessivo, ma sicuramente l’imprinting c’entra qualcosa. Jaume, ad esempio, da piccolo lo chiamavano Jimbo, il vecchio soprannome di Connors, perché sul campo mette il corazòn e “los uevos” (gli attributi), come dicono da quelle parti. Allenandosi con Nadal da quel punto di vista non poteva che migliorare. «Sì, con Rafa ho chattato tutta la settimana», ha raccontato ieri dopo aver vinto in tre set contro Tiafoe. «Che cosa mi ha detto? Beh, semplice: “Vinci!”… Dopo due sconfitte ho provato ad accontentarlo. Nei giorni scorsi avevo sbagliato parecchio, ne ho parlato con il mio coach, a caricarmi è stato anche sapere che tutti i ragazzi dell’Academy mi stanno guardando e tifano per me. Mi alleno ogni giorno con loro, cerco di essere un modello. In realtà lì guardano tutti Rafa, è lui il punto di riferimento, è un combattente; adesso sta passando un momento difficile ma si riprenderà». Munar ha iniziato a giocare a 8 anni, come Rafa si definisce «un tipo tranquillo, che sta bene in casa e con gli amici», e in comune con Pex-Niño ha la passione per il golf. L’australiano De Minaur dai 5 ai 13 anni è cresciuto ad Alicante, dove ancora si allena con il suo storico coach Adolfo Gutierrez. A inizio anno era n.208 del mondo, in undici mesi ha scalato 177 posizioni mulinando diritti e rovesci come faceva, con ancora più cattiveria, il suo mentore Hewitt. “Down Under” da tempo si aspettano il boom di Nick Kyrgios, ma grazie alle finale a Sydney e Washington il n.1 australiano ora è lui, The Demon, che con il suo tennis asfissiante si candida a incubo tennistico per i colleghi della prossima generazione. «Sono cresciuto ammirando Lleyton, la sua voglia di non mollare mai – dice – ed è stato lui a insegnarmi a credere in me stesso». E’ alto come Munar, 1.83, ma pesa sette chili in meno (69 contro 76), il resto proprio come nel caso di Jaume lo fa la tigna, anche se lui preferisce il cemento e lo spagnolo è più a suo agio sulla terra. Avrebbero anche potuto essere connazionali, viste le ascendenze di Alex, che però ha scelto l’Australia: «Non è facile diventare tennisti pro’, bisogna viaggiare tanto e spendere molti soldi. Se non sei ricco ti serve aiuto e quello me lo ha dato Tennis Australia. A Sydney ho trovato strutture e opportunità migliori». Nessuno dei due, per ora, ha dimostrato di soffrire per l’inevitabile paragone con il modello. «Certo, in Spagna abbiamo avuto tanti giocatori forti», dice Jaume, «Nadal, Ferrer, Bautista. Non mi spaventa Il confronto, perché sono convinto di poterlo diventare anch’io, a patto di migliorare in tutto, dal rovescio al diritto, al servizio». Per Alex il lato da migliorare è quello fisico: «Certo, sono molto rapido e leggero, ma nel tennis di oggi serve anche un po’ di potenza».

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Rublev e Munar per grazia ricevuta (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Andrey può sorridere, ha la chance di rifarsi dalla delusione dello scorso anno quando, alla prima edizione delle Next Gen Finals, era stato sconfitto in finale da Hyeon Chung. Le sue sorti dipendevano da Alex De Minaur, già qualificato, che ha svolto il compito richiesto da Andrey battendo Taylor Fritz in tre set. Un sferzata di energia per il russo, che non ha vissuto la stagione che sperava, fermato per quasi tre mesi da un problema alla schiena. È rimasto in attesa a vedere il match tra l’australiano e il giovane papà Usa: «In carriera non mi era mai successo che un mio passaggio del turno dipendesse dalla vittoria di un altro giocatore…» ha detto dopo il match vittorioso con il nostro Caruana: «Ho sentito molto la pressione, anche perché quando non dipende solo da te come nei tornei normali, è tutto molto diverso». Ieri mattina però è entrato in campo più deciso del solito. L’avversario era alla sua portata, ma dal Rublev di questi ultimi tempi ci si può aspettare di tutto: «Stavo bene – ha detto -, ho tenuto il miglior atteggiamento di questi tre giorni in campo, due o tre volte meglio rispetto agli altri match. Diciamo che mi ha salvato l’atteggiamento, perché tecnicamente ho giocato forse il peggior tennis degli ultimi tempi. Sono rimasto concentrato, non mi sono mai lamentato con me stesso e pensavo solo a vincere punto dopo punto. Se voglio vincere partite a questo livello devo essere sempre concentrato e non mettermi a parlare in campo e arrabbiarmi». Precetti da tenere bene in mente nella sfida di stasera con Tsitsipas. Di certo avrà ricevuto le congratulazioni del mentore Nadal, che lo ha accolto nella sua Accademia: Jaume Munar ha centrato la semifinale grazie al netto successo contro Frances Tiafoe. Le sue sorti dipendevano da Tsitsipas che doveva battere Hurkacz, suo diretto rivale. Oggi per il pupillo di Rafa c’è l’impegno difficile contro Alex De Minaur, il 19enne salito di 177 posizioni nel ranking quest’anno, e a sua volta guidato da un altro fenomeno come Hewitt. Con la terza sconfitta nel torneo, per mano di Rublev, Liam Caruana saluta Milano. Il ragazzo nato a Roma e cresciuto tra California e Texas ha avuto un assaggio di tennis ad alto livello. Un sapore che fa venire voglia di tornare a frequentare palcoscenici prestigiosi: «È stata un’esperienza bellissima per me — ha detto Liam —, sono stato a contatto con i sette migliori giovani al mondo». Dal confronto coi grandi porta a casa nuove convinzioni: «Ho capito che devo rinforzarmi soprattutto fisicamente. Con Rublev ho sofferto molto, lui picchia forte e non dà ritmo. Devo lavorare tanto sulla risposta, che al momento è il mio punto debole. Ma vado via col sorriso perché anche da queste sconfitte si imparano molte cose».

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Fognini pianifica il futuro. Nello staff anche Barazzutti (Cristian Sonzogni, La Gazzetta dello Sport)

Mentre alla 02 Arena di Londra i migliori otto al mondo (o quelli che restano al netto degli infortuni) cominciano ad allenarsi per l’ultimo titolo che conta, Fabio Fognini è a casa a godersi un meritato riposo. Fabio alle Atp Finals non ci andrà, nemmeno da riserva, perché Karen Khachanov e Borna Coric hanno sprintato meglio di lui. Ma di motivi per sorridere, il numero 1 d’Italia, ne ha. Per esempio, sapere che l’operazione alla caviglia destra, per il momento, è scongiurata. Non che sia tutto risolto, ma la situazione appare in via di miglioramento, e andare sotto i ferri non è un’opzione sul tavolo, anche perché comporterebbe un lungo stop, non preventivabile in termini di tempi di recupero. Ora lo aspettano gli allenamenti a Miami. Lo attende uno staff rodato che è un meccanismo perfetto e che ora ha un segreto in più. Si chiama Corrado Barazzutti, che già da qualche tempo si vedeva al suo angolo. È stato lo stesso Fognini a rendere noto che il capitano di Davis sarà parte del team durante la prossima stagione. Come c.t., Barazzutti si relaziona con Fabio da anni e lo segue ovviamente nei tornei più importanti. Il fulcro del progetto resta coach Davin, ma Corrado sarà al fianco del numero uno italiano in qualcuno degli appuntamenti in cui il coach argentino avrà impegni personali e darà anche consigli sulla programmazione. Con tre obiettivi neppur troppo nascosti: la top ten, un successo di grande prestigio, magari in uno Slam («Fabio se lo meriterebbe, sarebbe il coronamento della carriera», è da tempo il mantra del c.t.) e perché no la Coppa Davis, un pensiero stupendo con quattro giocatori italiani nei primi 60 del mondo (Fognini, Cecchinato, Seppi e Berrettini) e competitivi su ogni superficie, qualunque dovesse essere il format. Fabio sta dunque pianificando la ripresa degli allenamenti in vista di una stagione 2019 che partirà, come sempre, dalla trasferta in Australia. E da obiettivi nuovi e stimolanti. [segue]

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“Torino ha una chance”. Parte il sogno Atp Finals (Stefano Semeraro, La Stampa)

«Torino? Ha sicuramente una chance». Le parole di Chris Kermode, presidente e ceo dell’Atp, il sindacato dei giocatori che gestisce il circuito mondiale e nel prossimo marzo dovrà decidere quale sarà la sede futura delle Atp Finals, sono incoraggianti. Allargano il cuore di chi spera di vedere assegnata a Torino per cinque anni (2021-2025) il torneo di fine anno che riunisce i migliori otto tennisti del mondo. La gara per l’assegnazione non è però facile: 40 città sparse fra Medio ed Estremo Oriente, Europa e Americhe hanno inviato una lettera di interessamento; fra queste ce ne sono 10 che possono pareggiare ciò che offre al momento Londra. Fra il 15 dicembre e fine anno verrà resa nota una short-list di 3-5 candidate e la vincitrice sarà annunciata durante il torneo di Indian Wells, a inizio marzo. Entro la mezzanotte la Federtennis, il Comune e la Regione Piemonte dovranno consegnare il dossier sulla candidatura, che ha tutto il sostegno del Coni (e di Coni servizi) e del governo. Per entrare nella gara bisogna però coprire un minimo di 20 milioni di dollari (tassa di entrata + montepremi). Non una cifra banale da reperire. Vista la congiuntura facile immaginare che il grosso dell’impegno graverebbe sulla Fit, e non sulle casse di Comune e Regione. C’è chi è in grado di offrire molto di più, da Pechino a Doha, da Shenzen a Dubai, forte dell’appoggio di munifici fondi di investimento statali. Altre piazze (Berlino o Mosca) possono mettere sul piatto la presenza dei migliori tennisti del dopo-Federer. La candidatura più forte resta Londra, che ospita il «Masters» fin dal 2009, ma la Brexit rischia di sparigliare le carte, come conferma il boss dell’Atp. «Non se ne è ancora parlato, ma sarà un fattore quando dovremo decidere il futuro della manifestazione. Non si tratta solo di chi offre di più, e non ci possiamo legare al nome di un giocatore, serve un pacchetto completo. Dobbiamo essere sicuri di avere per altri cinque anni un grande evento, con stadi pieni». Un aspetto che porterebbe ad escludere il Medio Oriente, dove abbondano i capitali ma scarseggiano gli spettatori. [segue]

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Cecchinato e Sonego agli ottavi. A Montecarlo ko Wawrinka e Khachanov (Vidovich). Sonego e Cecchinato, i guerrieri della terra (Crivelli). Ceck e Sonego, che spettacolo (Semeraro). Sonego, un trionfo granata (Pasini)

La rassegna stampa di mercoledì 17 aprile 2019

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Cecchinato e Sonego agli ottavi. A Montecarlo ko Wawrinka e Khachanov (Ilvio Vidovich, La Nazione)

In Italia non siamo abituati a tennisti che servano aces e servizi vincenti, che non subiscano ripetuti break. Volandri, Fognini, Lorenzi, Caratti, Furlan… l’elenco sarebbe lungo. Ma finalmente eccone uno diverso. Lorenzo Sonego, 23 anni, n. 96 Atp, aiutato dai 191 cm d’altezza ma anche da una tecnica sopraffina sia in battuta sia in smorzata oltre che da una bella testa, dopo aver battuto Seppi senza concedere una palla break (76 64) si è ripetuto —15 discese a rete vincenti su 15 — con l’identico punteggio contro il russo Khachanov, n.12 Atp e testa di serie n. 8. Khachanov è un anno più giovane di Sonego. Lo scorso anno a novembre aveva vinto il suo primo Masters 1000 a Bercy. L’ultimo azzurro nei quarti qui fu Fognini (oggi alle prese con il francese Simon) nel 2013. Fabio raggiunse le semifinali. Cecchinato, persi i primi 8 game di fila, ha rimontato e sconfitto Wawrinka (06 75 63) che aveva servito sul 5-4 nel secondo.

 

Sonego e Cecchinato, i guerrieri della terra (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Cuore da combattente immortale e spavalderia da guerriero nordico. Grazie Marco, grazie Lorenzo: e non si dica che gli italiani, quando la lotta scotta, perdono l’orientamento, perché risalire da 0-6 0-2 con una eliminazione quasi sicura, come riesce a un indomabile Cecchinato, oppure affibbiare una lezione strategica e tecnica al numero 12 del mondo partendo dalle qualificazioni, come succede a un maturatissimo Sonego, è segno di talento enorme e di una qualità che non si insegna, il coraggio. Altrimenti non emergi dall’abisso in cui ti avevano cacciato le bordate di un Wawrinka old style, pesantissimo di braccio mentre il Ceck rema a due metri dalla riga di fondo, con il servizio che viaggia attorno al 40% di prime e il dritto che non punge. Una tragedia. In trenta minuti, lo svizzero è avanti otto game a zero e padrone assoluto della scena. Eppure, dove non arriva il gioco, Cecchinato compensa con una dote innata la capacità di non uscire mai dal match, di starci attaccato sempre con le ultime stille di energia e volontà fino a quando il destino cambia. E allora, basta conquistare finalmente il primo game, quello del 2-1 del secondo set, per rimettere fuori la testa e ricominciare dalle basi: ritrovato il servizio, almeno si rendono più complicati i game in cui lo svizzero deve rispondere, attendendo il primo varco un cui infilarsi quando alla battuta c’è l’altro. E il varco arriva quando Stan si alza dalla sedia per chiudere, sul 5-4. Un paio di risposte brucianti del numero uno italiano, un paio di errori banali di Stan e una partita morta resuscita. Il pubblico lo capisce e diventa l’amico fidato di Ceck, che ricomincia a martellare con il dritto l’ormai stranito rivale, fino all’apoteosi con la racchetta battuta con forza sul cuore. Una lezione memorabile, che replica la benedizione impartita da Sonego a Khachanov, il russo dal servizio e dai colpi a rimbalzo bionici sorpreso dalla lucidità di quell’italiano allampanato che serve più veloce di lui, si muove meglio e lo insidia con imprendibili palle corte e il dritto a sventaglio (15 vincenti). Lorenzo si è presentato a Montecarlo sabato mattina catapultato dall’aereo che lo aveva raccolto a Marrakech la sera prima dopo la sconfitta nei quarti con Tsonga: e sabato pomeriggio alle quattro ha giocato il primo match delle qualificazioni. Un supereroe magari timido, ma di intelligenza tennistica superiore, come dimostrano i 15 punti su 15 ottenuti a rete, perché contro i bombardieri non devi aspettare, ma devi anticiparli per non farti sommergere. Malgrado i quasi 24 anni (li farà a maggio), è la prima vittoria contro un top 20, perché la maturazione sta arrivando per gradi. Lo sapeva coach Gipo Arbino: bisognava lavorare sul fisico e sul rovescio e non avere fretta. Voleva costruirsi una classifica per evitare le qualificazioni al Roland Garros, adesso è già numero 74 e chissà dove si fermerà.

Ceck e Sonego, che spettacolo (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Montecarlo, l’Italia entra in rovesciata negli ottavi. A Lorenzo Sonego e Marco Cecchinato ieri sul centrale è riuscito un doppio dbaltone. Ceck, da testa di serie n 11, ha rimesso in piedi un match che pareva già finito contro Stan Wawrinka, oggi n 36 e ancora in cerca della vera forma dopo il doppio intervento al ginocchio di due anni fa. In bacheca Stan ha pur sempre tre tornei dello Slam, Roland Garros compreso, ed è stato 3 del mondo. Così quando si è ritrovato a servire per il match sul 6-0 5-4, dopo aver sommerso di mazzate l’azzurro per un set e mezzo, pareva finita. Ma Cecchinato è uno che sa rinascere attraversando il fuoco. Una incertezza dello svizzero e il Ceck si è rifatto sotto. Gli ha scippato il secondo set, ha salvato 4 palle break a inizio del terzo, poi ha raccolto i resti, fisici e mentali, dell’avversario. Poi via a preparare il match contro Guido Pella, n.35 Atp, vincitore a sorpresa su Marin Cilic. Il palermitano ha già battuto tre volte su quattro l’argentino. In attesa che le finali Alp finiscano a Torino, da Torino arriva il giocatore che ha distrutto in due set (7-6 6-4) il tennis da troll di Karen Khachanov, n. 12 del mondo. Il russo già pregustava l’ingresso in top 10, invece a ottenere il best ranking da lunedì sarà Sonego, oggi n 96 e già sicuro di arrivare almeno al numero 74. Sono i primi ottavi Atp in carriera per Lorenzo in un Masters 1000 e la prima vittoria su un top-20, ed è un sogno che si prolunga. Il suo prossimo avversario uscirà dal match fra l’ungherese Marton Fucsovics (n.37) e l’inglese Cameron Norrie (56). «Dopo il viaggio infinito da Marrakech non mi aspettavo di giocare un torneo così buono. Oggi ho capito sin dall’inizio che il match era duro, ma non impossibile. Poi si vive per vincere partite così, con il pubblico che ti spinge». Contro Seppi ,Sonego aveva servito il 91 % di prime palle, ieri ha ottenuto 15 punti su 15 a rete. «Lorenzo ha il carattere giusto, non si fa spaventare» dice coach Gipo Arbino. «Quando siamo arrivati gli ho detto. `hai dormito solo tre ore? Che sarà mai, vai in campo e dai tutto’». Adesso riprovaci, Italia: oggi tocca a Fognini contro Simon.

Sonego, un trionfo granata (Giorgio Pasini, Tuttosport)

Il cuore. Quello granata di Lorenzo Sonego, che per la prima volta batte un top. 20 del mondo e approda agli ottavi in un Masters 1000. Quello da chi quel livello l’ha già raggiunto come Marco Cecchinato, che quando su Montecarlo sta per scendere il buio acciuffa per i capelli il match contro un fino allora ingiocabile Stan Wawrinka, poi lo batte in rimonta (0-6 7-5 6-3). L’impresa del giorno però è di Sonego, che contro il più giovane (23 anni il torinese, 22 il moscovita) ma decisamente più avanti in classifica (12 del mondo contro 96) Karen Khachanov, gioca un match di coraggio in continua spinta, senza paura dei colpi pesanti del russo. Sull’onda di una settimana interminabile di emozioni Lorenzo Sonego. 23 anni, per la prima volta vincente su top 20 e avanti in un Masters 1000, Lorenzo carica il dritto. E fa male: 15 vincenti, come per altro i punti a rete con un 100% che fa impressione. Risultato? Primo set conquistato con decisione al tie-break (a 4), partita chiusa (6-4) al primo match point gestendo anche lo stop medico richiesto dal russo sul 5-3 per chiamare il fisioterapista. Finisce con l’allievo di Gipo Arbino a urlare tutta la sua gioia. Sonego ora aspetta (giocherà domani) il vincente tra l’ungherese Marton Fucsovics (n.37) e il britannico Cameron Norrie (56). In serata sul centrale Cecchinato prima viene traumatizzato da Wawrinka (8 game di fila, 32 punti a 12), quindi quando tutto sembrava perduto (0-6 4-5 con l’avversario al servizio) viene aiutato dai primi due errori dello svizzero, lo breakka e sorprende per il 7-5. Quindi porta a casa un infinito primo game del terzo set, cancellando quattro palle break, e resta aggrappato al match, salendo di ritmo ed efficacia, mentre il buon Stan pagava fretta e stanchezza. Ora Ceck agli ottavi trova l’argentino Guido Pella (n.35), battuto tre volte su quattro. Il terzo azzurro agli ottavi potrebbe essere Fabio Fognini, che oggi affronta il padrone di casa Gilles Simon.

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Fognini più forte dei guai: “Tiro fino a Parigi, poi…” (Crivelli). A Sonego il derby azzurro. Cuore Fognini (Guidobaldi)

La rassegna stampa di martedì 16 aprile 2019

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Fognini più forte dei guai: “Tiro fino a Parigi, poi…” (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Il veterano che soffre, l’ambizioso che spinge, il leoncino che sale. Un trio da spaghetti western illumina il Principato: d’altronde non è questo il torneo des italiens? E se ci sono vittorie che vanno oltre il significato di un semplice 1° turno passato, quella di Fognini si iscrive alla categoria, segnando forse l’attesa svolta di una stagione tribolata. Dopo 16 game di un’altra prestazione scialba e frustrante, con 19 errori gratuiti solo nel primo set, Fabio è praticamente fuori dal torneo: il russo Rublev si guadagna cinque palle break per il 5-1 del secondo set che chiuderebbe il conto e manderebbe il nostro all’inferno dei dubbi. E invece, tra un paio di regali altrui e qualche provvidenziale magia (tipo un ace di seconda), Fogna scampa il pericolo e poi nel terzo domina, prendendosi ossigeno vitale: «Non mi importa come è arrivato, ho anche avuto fortuna (lui usa una parola con la c, n.d.r.), però è un successo fondamentale. Perché non sono in fiducia, soffro per i risultati che non arrivano e alla mia età faccio più fatica a accettarlo». Pensi alla testa, e invece i guai arrivano dal fisico: «Ho un dolore al gomito destro che non guarisce, ma non è quello a preoccuparmi: con la caviglia sono indietro, è peggiorata. La decisione l’ho presa, non è ancora tempo di rivelarla: comunque tiro fino a Parigi con la speranza di imbroccare la settimana giusta, perché in allenamento ho buone sensazioni». A Fognini arrivano indirettamente i complimenti di Cecchinato, avanti senza problemi grazie al ritiro di Dzumhur (muscoli addominali): «Essere il numero uno italiano è il sogno di bambino che si realizza e una bella responsabilità: ma Fabio è appena due posizioni dietro e una carriera eccezionale». Il Ceck iniziò proprio a Montecarlo un anno fa l’ascesa al cielo, ma il vestito di specialista solo della terra gli va stretto: «Sono un giocatore completo. E sarebbe il momento di esaltare l’Italia che ha 20 tennisti tra i primi 200». Vero. E allora applausi a Sonego, che vince il derby con Seppi senza concedere palle break […].

 

Montecarlo, a Sonego il derby azzurro. Cuore Fognini (Laura Guidobaldi, Giorno-Carlino-Nazione Sport)

Comincia sul serio nel Principato con il primo dei tre Masters 1000 sulla terra (Montecarlo, Madrid e Roma) che precedono la tappa finale del Roland Garros la grande stagione sulla terra battuta. Manca solo Federer. Rafa Nadal, n.2 Atp, è il favorito d’obbligo sui campi rossi. Qui nel magnifico Country Club ha vinto 11 volte, come a Parigi, ma le sue ginocchia hanno scricchiolato a Indian Wells dove si era ritirato. Novak Djokovic, n.1 del mondo e vittorioso nel primo Slam dell’anno (in Australia), ma poi battuto malamente a Indian Wells (da Kohlschreiber che riaffronterà oggi) e Miami (da Bautista Agut che sarà domani l’avversario di Nadal), non fa misteri di quello che sarebbe il suo match da sogno: «Cosa sognare di meglio che vincere il Roland Garros e battere Nadal in finale? Nessuno l’ha mai fatto». Nadal, entusiasta per la resurrezione del suo idolo Tiger Woods campione a Augusta, non sogna altro che di star bene, dopo un anno mezzo in cui «ogni tre settimane ho avuto un problema fisico… Ma mio zio Tony ha sbagliato e si è scusato per aver dichiarato che non sono un tennista ma un ‘malato che gioca a tennis’. Chi parla tanto spesso sbaglia». Ieri intanto per gli italiani un tris di vittorie. Tutte assai diverse. Quella di Fognini, tanto per cambiare, la più folle: il tennista di Arma di Taggia perdeva 6-4, 4-1 con 5 palle break per il 5-1 per il giovane russo Rublev n.90 ATP (ma best ranking 31) che se ne è mangiate due probabilmente decisive prima che Fognini — sotto gli occhi della moglie Flavia e di Barazzutti — facesse un ace con la seconda palla e rovesciasse l’andamento del match (46 75 64) in modo incredibile. «Ci vuole anche un po’ di c…» è stato il commento del ligure. Quest’anno non ne aveva azzeccata una. Cecchinato invece ha approfittato sul 4-0 del ritiro di Dzumhur. Stasera ha Wawrinka. Lorenzo Sonego, vincendo il derby con Seppi, 76 64 senza concedergli neppure una palla break, si è garantito il posto sicuro al Roland Garros. «Era il mio obiettivo».

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Montecarlo al via. Cecchinato e Fognini cercano riscatto (Corriere della Sera). Fognini, Ceck e Seppi in campo a Montecarlo (Il Secolo XIX)

La rassegna stampa di lunedì 15 aprile 2019

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Montecarlo al via. Cecchinato e Fognini cercano riscatto. Berrettini subito k.o (Corriere della Sera)

Non parte bene il Master 1000 di Montecarlo, terzo stagionale e primo sulla terra battuta, per i colori azzurri: ieri all’esordio Matteo Berrettini è stato battuto dal bulgaro Gregor Dimitrov per 7-5, 6-4. In tabellone altri quattro italiani: Marco Cecchinato […] scende in campo contro il bosniaco Dzumhur; Fabio Fognini (n.18) cerca con il russo Rublev un po’ di sollievo in una stagione che si sta rivelando molto amara e Andreas Seppi (n.47) sarà impegnato nel derby con Lorenzo Sonego (n.103), uscito dalle qualificazioni (dove invece si sono fermati Fabbiano e Ocleppo junior). Con sei top-10 al via (assente Federer) la finale più attesa è quella tra il n.1 Novak Djokovic, vincitore 2013 e 2015, […] e il n.2 Rafa Nadal, che sul centrale del Montecarlo Country Club ha sollevato undici trofei (record assoluto). Alexander Zverev (n.3), Dominic Thiem (n.5), Kei Nishikori (n.6), Stefanos Tsitsipas (n. 8), Marin Cilic (n.11) e Karen Khachanov (n.12) completano la top 10 in tabellone: le prime otto teste di serie entreranno in gara direttamente al secondo turno.

 

Fognini, Ceck e Seppi in campo a Montecarlo (Il Secolo XIX)

Entra nel vivo il torneo di Montecarlo. Djokovic e Nadal grandi favoriti, la voglia di riscatto di Fognini e la voglia di conferme di Cecchinato sono alcuni dei temi in scena sulla terra rossa. Ieri ha esordito il primo italiano, Matteo Berrettini, numero 54 Atp, sfortunato nel sorteggio che lo ha opposto al bulgaro Dimitrov numero 29. Il giovane romano si è battuto bene, annullando anche quattro set point nella prima frazione, ma alla fine ha ceduto 7-5 6-4 dopo avere avuto la palla del 5-4 nel secondo.

[…].

Si sono intanto concluse le qualificazioni, di altissimo livello. Dei tre tennisti azzurri impegnati solo Lorenzo Sonego, numero 103, è riuscito ad approdare al tabellone principale approfittando del ritiro dell’argentino Trungelliti. Niente da fare invece per Julian Ocleppo, 21 anni, battuto 6-3 6-1 dall’altro argentino Guido Andreozzi, e per Thomas Fabbiano, numero 94 che ha ceduto 6-4 6-1 a un altro argentino, Juan Ignacio Londero. Le speranze del tennis italiano sono legate ora a Marco Cecchinato, numero 16 del ranking mondiale, che deve fare punti in vista del Roland Garros dove pagherà la cambiale della semifinale 2018; affronta all’ora di pranzo il bosniaco Damir Dzumhur, numero 53. Fabio Fognini, numero 18, reduce da un inizio stagione piuttosto negativo, proverà a rifarsi sull’amata terra rossa europea; nel pomeriggio avrà il russo Andrey Rublev, numero 92. Derby tricolore, nel tardo pomeriggio, fra Andreas Seppi, numero 47, e Sonego.

[…]

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