Australian Open, rivincita coi fiocchi per Pavlyuchenkova: Stephens è fuori

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Australian Open, rivincita coi fiocchi per Pavlyuchenkova: Stephens è fuori

La giocatrice russa torna ai quarti dopo due anni a Melbourne. Dopo gli screzi della sfida di Pechino, questa è una doppia rivincita per lei: Stephens esce dal torneo nervosa e insoddisfatta

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In un match dai “cento” volti, Anastasia Pavlyuchenkova (n. 44 WTA) batte per la prima volta in carriera Sloane Stephens e accede nuovamente ai quarti di finale di un Major (l’ultima volta era accaduto proprio a Melbourne, nel 2017). Una Stephens che, quest’oggi, si è rivelata incerta e non sufficientemente incisiva nei momenti salienti del match mentre la russa, nonostante alcuni alti e bassi, ha saputo essere nel complesso più concreta, chirurgica e potente. Ora per lei ci sarà l’outsider statunitense Danielle Collins, che ha travolto l’ex n. 1 del mondo Angelique Kerber.

È la rivincita di Pechino 2018 quando, con tanto di screzio tra le due, vinse Stephens in tre set (Sloane aveva vinto anche il primo precedente). L’americana accusò la sua avversaria infatti di aver chiamato un Medical Time Out senza averne davvero bisogno. Resta il fatto che questa versione di Pavlyuchenkova sembra in grado di dire la sua contro qualsiasi avversaria.

 

Stephens entra in campo alquanto carica e mette a segno subito il break alla terza opportunità salendo 2-0. La russa invece fallisce le sue tre possibilità del controbreak, permettendo così a Sloane di inanellare cinque punti e allungare il passo sul 3-0. Pavlyuchenkova però trova progressivamente le misure e rientra nel set; si riavvicina così sul 4-5 e porta poi Stephens al tie-break. Negli ultimi punti la russa però si rivela imprecisa, al cospetto di un’avversaria attenta e concreta; la firma sulla sua condanna però è della stessa Pavlyuchenkova che commette doppio fallo sul primo set point a sfavore.

Arriva anche il break in apertura di secondo set per la statunitense che non dà segnali di distrazione e allunga poi sul 2-0. La russa è nota combattente però, e quando si trova con l’acqua alla gola riesce a dare il meglio di sé. Infatti, ora, lascia andare il braccio, entra di nuovo con i piedi in campo scaraventando i suoi fendenti e recupera superando Sloane sul 3-2. Una Stephens che, dal canto suo, si dimostra poco audace nel difendere il vantaggio; i ruoli si ribaltano, quella intraprendente diventa ‘Nastia’ e il set prende la direzione opposta al primo.

Per cominciare il terzo parziale, un game maratona; il primo gioco dura più di sedici minuti, durante i quali Sloane annulla ben 8 palle break ad un’avversaria sprecona. Poi, tra alti e bassi, soprattutto da parte di Stephens, Pavlyuchenkova sale in vantaggio 3-2 per dimostrarsi ancora più aggressiva, determinata e propositiva; prende poi il largo sul 5-2, con una Stephens che non sa trovare il bandolo della matassa e subisce la spinta dell’avversaria. La sua difficoltà è evidente quando picchia la racchetta sul cemento per la rabbia. Il match continua ad essere altalenante poiché ora è Stephens ad infliggere un break a zero a Nastia che, come troppo spesso le accade, trema quando sta per vincere. Ma questa volta dura solo un attimo. Alla fine, la tennista russa ottimizza definitivamente il vantaggio e riesce a chiudere il match con lo score di 6-7(3) 6-3 6-3. Dopo due anni – e ancora in Australia – Pavlyuchenkova accede nuovamente ai quarti di finali di uno slam. Con ulteriore licenza di ‘uccidere’.

Risultato:

A. Pavlyuchenkova b. [5] S. Stephens 6-7(3) 6-3 6-3

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Australian Open 2022, Day 5: Berrettini-Alcaraz match clou, Giorgi sfida Barty, occasione per Sonego

Segui con noi la quinta giornata dell’Australian Open 2022

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Rod Laver Arena - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

04:04 Barbora Krejcikova rimonta il secondo set e se lo aggiudica 6-4, trascinando Ostapenko al terzo set. Sonego ha finalmente ottenuto il controbreak alla nona chance, ora conduce 5-4 nel secondo set. Maria Sakkari ha vinto il primo set 6-4 contro Veronika Kudermetova.

03:47 – Sonego non riesce a recuperare il break di svantaggio, Kecmanovic avanti 4-2 nel secondo. Sulla RLA, Jelena Ostapenko era avanti 6-2, 3-1 su Barbora Krejcikova, ma ora la situazione è 3-3 nel secondo set. Sulla MCA Badosa avanti 6-2, 2-1 e servizio su Marta Kostyuk.

 

03:25 – Prende una brutta piega il mach di Sonego: Kecmanovic, dopo aver vinto il primo set 6-4, è andato avanti di un break subito anche nel secondo parziale, 1-0 e servizio.

02:58 – È iniziato l’incontro di Lorenzo Sonego sull’Arena 1573. Kecmanovic ha preso un break di vantaggio in avvio di set, conduce 4-2 nonostante Sonego abbia avuto diverse chance del controbreak. Intanto ha chiuso Jessica Pegula, 7-6(3), 6-2 su Parrizas Diaz.

02:26 Victoria Azarenka è la prima giocatrice a raggiungere gli ottavi di finale. In 67 minuti ha sconfitto Elina Svitolina per 6-0, 6-2. Jessica Pegula in dirittura di arrivo: dopo aver vinto il primo set per 7-6(3), l’americana conduce 3-0 e servizio sulla spagnola Nuria Parrizas Diaz.

01:43 – Sulla RLA partenza rapidissima di Azarenka che si aggiudica il primo set per 6-0 contro Svitolina, che perde pure il servizio in apertura di secondo set. Equilibrio sulla MCA tra Parrizas Diaz e Pegula, 4-4.

01:00 – Quinta giornata dell’Australian Open 2022. Si comincia a fare sul serio con i terzi turni della parte alta dei tabelloni di singolare. Dopo la sfida spettacolo tra Kyrgios e Medvedev di giovedì sera, il torneo propone un’altra partita molto attesa, quella che vede il nostro Matteo Berrettini, testa di serie n. 7 affrontare il giovane emergente Carlos Alcaraz, testa di serie n. 31. Programmato come terzo incontro sulla Rod Laver Arena, il match dovrebbe iniziare verso le 4 del mattino italiane. Prima di loro due match femminili: Azarenka-Svitolina e Krejcikova-Ostapenko. Sull’Arena 1573 ci sarà il match di Lorenzo Sonego che prova a raggiungere gli ottavi in Australia affrontando il serbo Miomir Kecmanovic. Qui il programma completo della giornata.


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Australian Open: Medvedev-Kyrgios che show. Perché l’australiano mi ricorda Fognini. Ma che personalità il russo!

Un match da cento replay. A Nick e Fabio non è mai mancato il talento. Ma la testa. A Daniil anche…fino a 3 anni fa. Ma poi il russo, mai banale, ha saputo mettersi in discussione. È decisamente molto intelligente

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Se non era difficile prevedere che Nick Kyrgios avrebbe cercato di dare spettacolo contro Medvedev, non era facile prevedere che ci sarebbe riuscito a lungo.

Oggi si può dire che c’è ampiamente riuscito. Al di là di ogni previsione anche se ha perso un gran match che è stato anche un fantastico show. Per merito suo e della varietà creativa delle sue soluzioni, ma anche per la straordinaria resilienza del n.2 del mondo, capace di controllarsi come non sarebbe mai stato capace tempo addietro.

“Cinque anni fa avrei spaccato un paio di racchette e avrei probabilmente perso” ha detto il russo, rispondendo nel corso di una “diretta” con Mats Wilander su Eurosport-Discovery.

 

Lo si può criticare quanto si vuole, ma è indubbio che le partite migliori di Kyrgios, come quelle di Fognini, meritano di essere viste e il prezzo del biglietto. Per me Kyrgios e Fognini hanno tantissimo in comune. Mi riesce quasi difficile dissociarne il pensiero al riguardo.

I due meritano anche di essere definiti per quello che sono: due tennisti di grandissimo talento, evviva!, ma anche di grandissima maleducazione. Purtroppo!

Sarei stato, se fossi stato loro padre, fortemente orgoglioso del loro tennis e grandemente imbarazzato per i loro comportamenti. Non tutte le volte, nel primo come nel secondo caso. Ma diverse volte.

Nei giorni scorsi su Facebook (i cui commenti non sono abituato a leggere per cui spesso, se qualcuno non me li segnala, li perdo e non credo di perdere chissà che cosa) sono stato violentemente attaccato da alcuni Fognini-fans per quello che ho scritto su Fognini nel mio editoriale di qualche giorno fa. Ci sono stati anche alcuni, però, che invece hanno sottolineato diversi punti in cui evidenziavo le qualità di Fabio.

Non sono pentito di quel che ho scritto. Lo riscriverei pari pari anche oggi. Non mi faccio certo influenzare da chi non riesce a leggere con obiettività imparziale quel che scrivo. Poi, per carità, nobody is perfect e non costituisco davvero un’eccezione. Ma coloro che intravedono sempre pregiudizio e malafede in quel che leggono riguardo a quel scrivo non li sopporto proprio. Io posso sbagliare, ma scrivo quel che penso senza retropensieri per il gusto di accanirmi.

Potrei aggiungere a quell’articolo magari sfuggitovi che in tanti, e non solo io, abbiamo fortemente sperato che quando Fognini diventò n.13 del mondo nel 2013 potesse mettere la testa a posto. Che potesse d’improvviso maturare al punto da diventare un top-ten nell’arco di massimo un paio d’anni. Nel 2013 aveva 26 anni. Il tempo c’era. Se ci fosse riuscito sarebbe piaciuto moltissimo celebrarne il decollo a lui e a noi tutti che viviamo a stretto contatto con il mondo del tennis.

È evidente che già l’essere approdato a n.13 del mondo, di uno sport giocato da milioni di persone, era già un fantastico traguardo, ma a vederlo giocare nelle giornate di grazia, e nonostante l’handicap di un servizio che non avrebbe mai potuto essere quello di un Medvedev, di un Berrettini e di tutti quei giocatori più alti d’un metro e novanta, ci si sentiva tutti autorizzati a sognare un qualcosa di più: in un grande exploit in uno Slam (e non un solo quarto di finale in non so più quanti Slam), in un Masters 1000 (come quello che è arrivato soltanto a Montecarlo 2019, dopo un primo turno nel quale era stato lì lì per perdere malamente).

Che il suo mancato arrivo tra i top-ten molto prima del 2019 fosse principalmente un problema di testa non lo dice Ubaldo Scanagatta – che secondo i miei detrattori lo sosterrei perché scioccamente ce l’avrei con lui…- o tanti altri miei colleghi che l’hanno scritto allo stesso modo. Lo ha ammesso mille volte con grande e apprezzabilissima onestà, lo stesso Fabio Fognini. Se andaste su Internet trovereste dove e quando lo ha detto.

Ancora nel 2015 io speravo che arrivasse quel famoso clic che lo trasformasse da ottimo e fantastico giocatore per qualche giorno o magari settimana all’anno, in un campione a tutto tondo per 20 tornei, lungo tutto l’anno. Ne bastano 10 molto buoni per diventare top-ten. E’ sempre stato un problema di continuità.

Così come nella quarta serata di questo Open d’Australia avrei voluto essere seduto nella Rod Laver Arena per respirare quella grande e magica atmosfera vissuta nel corso di questo splendido duello Medvedev-Kyrgios – uno dei tre match più spettacolari fin qui – mi ritenni fortunato di essermi ritrovato invidiabilmente seduto nell’Arthur Ashe Stadium quando nel corso dell’US Open 2015 Fabio Fognini rimontò due set di handicap a Rafa Nadal che non aveva mai perso in uno Slam dopo essere stato avanti due set a zero (ci è poi riuscito anche Tsitsipas qui in Australia lo scorso anno)

E allora oggi ecco entusiasmarmi per il tennis di Kyrgios, ma anche per quello di Medvedev (non fraintendetemi che poi al russo arrivo…), e a fare le stesse considerazioni che facevo nel 2013 per Fognini n.13 del mondo che era capace di mettere k.o. (e più d’una volta) campioni come Nadal, come Murray…: Nick Kyrgios ha 26 anni, quasi 27, come allora Fognini, ma nonostante il formidabile talento che ha, nonostante che abbia battuto quasi tutti i più forti tennisti del mondo quando ha sentito l’ispirazione giusta, oggi è n.115 del mondo perché gioca e si impegna solo quando gli va, ma non è mai stato più su del n.13 del mondo. Già, per l’appunto proprio n.13 come Fognini nel 2013. Che strana coincidenza. E allora, come mi chiesi allora per Fabio, mi chiedo oggi per Nick – anche se lui è capace di dirti che non sa nemmeno che cosa farà domani, figurarsi quest’anno: “Non lo so, forse giocherà a tennis, ma ora il mio unico programma è… andare a cena” – ma metterà mai la testa a posto? Non sarebbe un peccato se non lo facesse? Non ci toglierebbe tante altre bellissime giornate di tennis ispirato, creativo, diverso da quello della maggior parte degli altri tennisti e non solo quando fa i tweener o i servizi da sottomano?

Allora se scrivo qualcosa del genere significa che ce l’ho con Kyrgios? Che gli voglio male? Niente affatto. Anzi Kyrgios mi sta proprio simpatico. E vi dirò di più, di certo sorprendendovi. A me, anche se mi ha fatto arrabbiare decine di volte, Fognini non riesce a starmi antipatico. Non ci crederete, ma è così. Il che non significa che certe volte gliene avrei dette di tutte. Vi sembra contraddittorio? Pazienza. Non devo convincervi. Se mi credete bene e se non mi credete è un problema vostro.

Ricordo, insistendo ancora mezzo minuto sul paragone Kyrgios-Fognini, che molti quando scrivevo “Ma Fognini riuscirà a cambiare testa?”, replicavano quel che replicherebbero certamente oggi anche per Kyrgios: “Se non lo ha fatto finora a 26 anni, ormai non lo fa più”.

E’ possibile che anche Kyrgios non cambi più. Però amici, avete fatto caso a quanti anni compierà Daniil Medvedev l’11 febbraio, fra una ventina di giorni: 26 anni!

Medvedev non ha sempre avuto la testa che ha oggi. Quella testa, e quella personalità,  che ha dimostrato controllandosi egregiamente mentre il pubblico tutto schierato dalla parte di Kyrgios lo buheggiava fra prima e seconda di servizio, fosse quello oppure non fosse un coro collettivo di “siuuuu” a ricordo di Cristiano Ronaldo. Medvedev ha mostrato uno straordinario self control, un eccezionale sangue freddo. Quanti avrebbero perso la testa al suo posto?

Io ho trovato che, al di là del suo tennis che certo può apparire sgraziato – ma mentre quello di Fognini è anche elegante, invece anche quello di Kyrgios mi pare abbastanza sgraziato – Medvedev abbia giocato in condizioni ambientali difficilissime una grande partita. Ha ceduto due volte il servizio, ha perso un set contro un Kyrgios sempre più adrenalinico, ma non si è disunito, né tantomeno distratto.

E trovo che sia stato straordinario anche nell’intervista post match sul campo con Jim Courier quando la gente continuava a urlargli addosso coprendo la voce sua e di Courier mentre lui si “toglieva il sassolino dalla scarpa” – come ha avuto modo di dire felicemente Simone Eterno nella sua telecronaca per Eurosport – e diceva “Stare calmi è l’unica cosa che si può fare quando il pubblico grida buuuh tra la prima e la seconda di servizio”  prima di dare una fantastica lezione di civiltà a tutti quelli che continuavano a ululare: “Non riesco a sentire Jim Courier, abbiate rispetto, ha vinto qui (grande Daniil!). Rispettate almeno lui perché sta parlando!”.

Ragazzi, questo è un vero campione, il n.2 del mondo, il favorito n.1 del torneo adesso, il campione dell’ultimo US Open, dell’ultima Coppa Davis, di due ATP Cup, il finalista dell’Australian Open 2021 e ha…un paio di attributi grossi così.

Chapeau! E ancora più chapeau perché lui, tennista mai banale in campo e fuori, è proprio l’esempio di uno che ha saputo imparare a vivere, è maturato, ha messo la testa a posto sebbene anche lui, come Fognini e Kyrgios, non ce l’avesse  a posto proprio per nulla.  

Io ero a Wimbledon 2017 quando opposto al belga Bemelmans, secondo turno a Wimbledon 2017, perse al quinto set e a fine partita aprì il portafogli per tirarne fuori un bel mucchio di monetine e lanciarlo al giudice di sedia. Non avevo mai visto niente di simile. Pensai che fosse pazzo!

Ed ero a New York 2019, quindi meno di 3 anni fa, aveva 23 anni e mezzo, non era più un pischello, quando alle prese con  Feliciano Lopez, strappò letteralmente di mano in maniera incomprensibile e inaccettabile un asciugamano a un ragazzino raccattapalle venendo giustamente beccato dal pubblico che continuò a farlo anche nel match successivo…solo che Daniil dopo averlo provocato “Se mi fischiate gioco meglio, mi caricate…” poi seppe rimediare, con intelligenza, e con grande sense of humour riuscì poi a portarlo tutto dalla sua parte.

Banale lui non sarà mai. Ma stupido nemmeno.

Poco più di un mesetto fa a Madrid fu capace di dire, in mezzo a un subisso di fischi: “Sono felice che la squadra abbia raggiunto la finale. Sono state due settimane fantastiche: battere la Spagna a Madrid è stata la cosa migliore della settimana, in spogliatoio eravamo davvero contenti di aver eliminato la squadra di casa, è una bella sensazione”.

E aggiunse: “È molto divertente, e lo dico dal 2019, la gente non ha ancora capito come farmi perdere: dovete tifare per me, altrimenti continuerò a vincere; comunque va bene, continuate così!”.

Dai, ragazzi, non è divertente avere personaggi così, quando tutti giocano a fare i santarellini, i politically correct?

Chiudo dicendo che Berrettini, Sonego e Sinner mi fanno sognare un’altra grande settimana per il tennis italiano. La prossima; Sinner ci sarà di sicuro, gli altri due non lo so. Ma ci conto.

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Australian Open, la preview di Berrettini-Alcaraz: i bookmakers scelgono lo spagnolo

Nella notte italiana i due si sfideranno per un posto negli ottavi, ma c’è in palio anche un tabellone semplice in ottica semifinale

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2022 AUSTRALIAN OPEN, Matteo Berrettini (ITA), Photo © Ray Giubilo

Sarà praticamente un quarto di finale anticipato il terzo turno in programma tra Carlos Alcaraz e Matteo Berrettini, in programma come terzo match della notte italiana sulla Rod Laver Arena di Melbourne (probabilmente attorno alle 04 italiane). Nonostante la giovanissima età, il tennista spagnolo ha impressionato tutti in questo inizio di torneo, e non stupisce che per i bookmakers sia addirittura il favorito contro un numero sette del mondo abituato al cemento come Matteo Berrettini. Per il popolare sito di scommesse Bet365, Carlitos è a 1.57, contro il 2.37 di Berrettini, e ancora più bassa è la quota per Bwin che vede Alcaraz favorito ad 1.55, opposto al 2.40 del suo sfidante italiano. L’agenzia di scommesse più “gentile” con Berrettini è BetFair, che dà il finalista di Wimbledon a 2.35 contro l’1.56 della testa di serie numero 31 del tabellone. Insomma, nonostante la differenza di età e di ranking, per tutti gli scommettitori sarà una partita da sfavorito per il nostro tennista.

I NUMERI E LA TATTICA

Ma sarà così anche a livello tecnico? L’unico precedente tra i due non induce all’ottimismo, disputato nei quarti di finale dell’ATP 500 di Vienna 2021 e vinto da Alcaraz con il punteggio di 6-1 6-7(2) 7-6(5). La partita era stata dominata dal tennista spagnolo nel primo set, complice un Berrettini estremamente falloso sia da fondo che al servizio. Nel secondo set Berrettini aveva risalito la china con l’aiuto del servizio, annullando quattro palle break e riuscendo a portare la partita al tie-break, dove il suo servizio molto più incisivo rispetto a quello di Alcaraz era riuscito a fare la differenza. Copione identico nel terzo, dove però i due si erano scambiati un break a testa e nel tie-break un punto perso da Berrettini in avvio di parziale gli era costato la partita, durata quasi tre ore. Alcaraz era stato bravo nel reggere l’urto del dritto di Berrettini, costringendo l’italiano a giocare tanti scambi lunghi e soprattutto riuscendo a rispondere alla maggior parte dei servizi, cosa che pochi possono fare nel circuito ATP.

Quello della risposta sarà il tema tattico cruciale della sfida. La finale di Wimbledon e in generale la maggior parte delle partite giocate da Berrettini sul veloce hanno dimostrato che Berrettini soffre in maniera particolare i giocatori capaci di rispondere con continuità al suo servizio. Per “fortuna” di Matteo i giocatori in grado di fare la differenza nei suoi turni di servizio si contano sulle dita di una mano nel circuito, e sono tra i top come Medvedev e Djokovic. Alcaraz però sta rapidamente scalando le gerarchie, e già nel 2021 si è imposto (per il sito UltimateTennisStats) come il sesto in classifica nella categoria della percentuale di punti vinti in risposta con il 40,38%.

 

Il tennista spagnolo è anche settimo al mondo per percentuale di game vinti in risposta con il 29,93%, non troppo lontano dal 33,68% di Novak Djokovic secondo e dal 37,50% di Nadal primo (il dato di quest’ultimo è però inficiato dalle poche partite disputate). In sostanza, Alcaraz si sta già imponendo come uno dei migliori ribattitori del circuito, cosa che, unita alla superiorità netta sulla diagonale del rovescio rispetto a Berrettini, può fare la differenza. Il piano tattico di Alcaraz sarà molto probabilmente quello di rimettere, per dirla in modo banale, di là più prime possibili di Berrettini, un tennista che si esalta molto di più nello scambio corto in cui può sfruttare la sua combinazione devastante servizio-dritto. La partita di Vienna ha consegnato anche un dato statistico interessante: sulla seconda di servizio Berrettini ha raccolto il 45% dei punti vinti, un dato molto basso per uno dei migliori del circuito in questo fondamentale. Merito di Alcaraz, che non si è fatto problemi ad attaccare il servizio di Berrettini alla minima apertura concessagli, un tema che sarà cruciale nella partita di questa notte

Considerato tutto questo e con tutti gli esperti e gran parte degli appassionati che danno per favorito il ragazzo di El Palmar, è giusto celebrare il “funerale” tennistico di Berrettini? Sicuramente no. Il tennista italiano ha molte armi da giocarsi, oltre a quella più ovvia dell’esperienza contro un ragazzo che con questo è solamente al quinto Slam giocato in carriera. Innanzitutto se le ultime prestazioni di Alcaraz mostrano un tennista anche migliorato rispetto allo scorso anno, va comunque considerato lo scarso livello degli avversari dei primi due turni, un terraiolo come Alejandro Tabilo e un declinante Dusan Lajovic, entrambi svariate categorie sotto anche al peggior Berrettini. Anche a Vienna non si era comunque presentato il miglior Berrettini, che contro un Alcaraz non in giornata di grazia al servizio aveva raccolto solamente una palla break in tutto l’incontro.

Meno netto è stato il percorso di Berrettini nei primi turni. La testa di serie numero sei ha lasciato un set in entrambe le partite affrontate contro Brandon Nakashima e Stefan Kozlov. Possiamo considerarlo un segnale di scarsa forma? Probabilmente no: se si va a vedere i migliori Slam disputati da Berrettini si può notare come l’italiano sia un tennista che tende a carburare, anche per caratteristiche fisiche, più va avanti nel torneo. Nell’edizione 2021 di Wimbledon, dove poi è arrivato in finale, Berrettini aveva lasciato un set al primo turno contro il redivivo Guido Pella.

Anche allo US Open 2021, dove poi Berrettini ha disputato un ottimo match contro Djokovic, il numero sette del mondo ha lasciato per strada un set contro Moutet e Otte, facendosi addirittura trascinare al quinto da Ilya Ivashka. Tra l’altro non si può non considerare Nakashima come un avversario di buon livello nonostante la giovane età, e sia con lui che con Kozlov Berrettini ha dimostrato che, nonostante i problemi intestinali, quando conta può alzare sensibilmente il livello.

Una chiave tattica per Berrettini sarà sicuramente la risposta, non un punto forte del tennista italiano ma che potrebbe essere agevolata da Alcaraz. Lo spagnolo è sicuramente in miglioramento costante al servizio, ma resta comunque un tennista che concede chance durante i suoi turni di battuta. Berrettini ha mostrato dei miglioramenti in risposta tra l’ATP Cup (specialmente contro Medvedev) e il primo turno contro Nakashima, in cui è sembrato meno attaccabile sul rovescio – sarà importante in questo senso l’utilizzo dello slice per togliere ritmo ad un giocatore a cui piace aggredire in avanti qual è Alcaraz. Ovviamente, come in tutte le partite di Berrettini, la vittoria dipenderà dai suoi due punti di forza che lo rendono un top player su tutte le superfici, il servizio e il dritto.

Se l’italiano riuscirà a rendere gli scambi più corti possibili e terrà botta negli scambi lunghi, in cui lo spagnolo chiuderà quasi sicuramente in vantaggio, ci sarà spazio per una grande vittoria che spalancherebbe probabilmente le porte di un tabellone molto agevole per la semifinale. Occhio anche alle discese a rete, che potrebbero essere un’arma tattica importante da usare per Berrettini per accorciare gli scambi. Va infine considerato che le condizioni outdoor potrebbero favorire una palla più carica come quella del tennista capitolino, aspetto sottolineato dal giocatore stesso.


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