ATP Challenger Bergamo: Luca Vanni e la bellezza dei sogni

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ATP Challenger Bergamo: Luca Vanni e la bellezza dei sogni

A Bergamo Vanni è nei quarti e si gode il momento, ricordando i momenti difficili di inizio carriera. Il Pala Agnelli esulta per Jannik Sinner. In serata exploit di Stefano Napolitano: eliminato Donskoy

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Luca Vanni - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

Sono trascorsi quattro anni da quell’incredibile settimana a San Paolo. Poco più che sconosciuto, un ragazzo toscano di nome Luca Vanni incantò il Ginasio Ibirapuera e sfiorò un clamoroso titolo ATP.  Ancora oggi, quella partita appare nei suoi sogni. Per ricostruirsi la classifica e tornare a vivere certe emozioni, il Trofeo Faip Perrel di Bergamo (46.600€, Greenset) è una tappa importante. Reduce da un buon inizio di stagione, Vanni ha centrato i quarti vincendo piuttosto agevolmente il derby azzurro contro Lorenzo Giustino. 6-3 6-1 in poco più di un’ora, più facile del previsto.

“Sono sorpreso anch’io, all’inizio ero molto testo – racconta Vanni – vedendo il risultato del primo turno, molto netto, ho recuperato in streaming il match precedente di Giustino. In realtà, si limitava a servire bene e tenere la palla in campo, mentre il suo avversario era molto falloso. Oggi la situazione è girata a mio favore. Ho cancellato una palla break in avvio, ma per il resto è stato un match abbastanza sotto controllo. Una volta preso un break di vantaggio, lui si è disunito e i miei turni di servizio si sono sviluppati abbastanza agevolmente”.

È impossibile non voler bene al ragazzone di Foiano della Chiana. I suoi modi ispirano simpatia ma lui va oltre, cerca l’empatia e tende a fidarsi, anche quando gli interlocutori sono i giornalisti. La storia di Vanni è molto affascinante perché costellata di difficoltà. Le più recenti riguardano i pensieri di ritiro e un problema cronico a un ginocchio. Lo scorso anno, di questi tempi, aveva quasi deciso di lasciar perdere. Era sceso al numero 340 ATP, e i punti conquistati nei Futures non gli sarebbero serviti a niente.

 

MALEDETTO GINOCCHIO Ero molto preoccupato per la situazione economica, anche con l’idea futura di mettere su famiglia. A quel punto, il mio ex coach Fabio Gorietti mi disse di giocare dieci tornei di fila e poi fare il punto della situazione. Nella mia testa ho accettato questo scenario, anche perché fisicamente stavo bene. Non avevo tanta voglia di girare, poi ho quasi vinto il ricco Challenger di Glasgow. La settimana dopo non ho fatto in tempo ad andare a Karshi, in Uzbekistan, allora mi sono spostato direttamente a Samarcanda e ho vinto il torneo, peraltro in tre giorni: doppio turno al giovedì, doppio turno al venerdì, finale al sabato. Ho riassaporato belle sensazioni, si sono riaperte le porte dei Challenger e delle qualificazioni Slam… e in due settimane è cambiato tutto.

Oggi è numero 152 ATP, quella condizione in cui i soli prize money servono a mantenersi, ma tutto sommato si vive bene grazie agli introiti delle gare a squadre. “Lucone”, come è noto nell’ambiente, non si accontenta. Però c’è un ginocchio che non lo lascia in pace. Ho una calcificazione sotto la rotula, probabilmente dovuta all’operazione del 2013. Gioco sotto l’effetto del Voltaren e sto facendo un ciclo di onde d’urto, ma per ora non si vedono miglioramenti. Il problema mi condiziona. Se osservate con attenzione alcune partite, si nota un deficit di gioco. A volte sono davvero limitato, dipende dall’effetto del Voltaren. E mi dà fastidio anche nella vita di tutti i giorni. Per questo non gioco il doppio, anche se mi piacerebbe. Lunedì ho un’altra visita con il medico che mi ha già visto dopo l’Australian Open, mentre a Indian Wells dovrei incontrare il dottore che ha curato Bolelli. Lui aveva avuto un problema molto simile al mio, anche se sopra la rotula. Speriamo di poter risolvere la causa, perché fino a oggi sto combattendo gli effetti.

Se il fisico dovesse lasciarlo in pace, Vanni è convinto di giocare a tennis ancora a lungo. “Sarò sincero. Lo faccio perché a certi livelli è conveniente, mentre il mondo del lavoro è un’incognita. È difficile prendere le cifre che intasca un giocatore intorno al numero 150 ATP. Ci si può arrivare con il tempo, ma non è facile. E poi ci sono tanti esempi: penso a Karlovic e Lorenzi. Sognare non costa niente: da bambino andai agli Internazionali d’Italia, vidi Edberg-Sampras e nacque il sogno di giocare sul Centrale di Roma. Ce l’ho fatta”. E allora, perché smettere di sognare?

UNA CARRIERA NATA PER CASO – Quando avrà terminato la sua carriera, magari con qualche capitolo in più da raccontare, Vanni vorrebbe scrivere una biografia. Per raccontare non solo i momenti belli, ma anche quelli difficili. Quali, per esempio? “Diventare adulto, indipendente. È la vita. Ci sono ragazzi di 18-19 anni che tra sponsor e aiuti istituzionali hanno decine di migliaia di euro: per me non è stato così. Quando mi allenavo da Alberto Castellani mio padre mi dava 200 euro per la settimana, 300 al mese per l’affitto e 2.000 ogni tre mesi per le rate degli allenamenti. Ci sono stati momenti in cui ho pensato di non farcela, anche perché capita di dover giocare quando non ne hai voglia. Ma come avrei potuto farlo? Mio padre lavorava 10 ore al giorno nella sua azienda, facendo tanti sacrifici… E io lo ripagavo con poca voglia? A un certo punto, ho pensato di cavarmela facendo qualche lezione.

Mi allenavo al CT Giotto di Arezzo con ragazzi di terza categoria, poi facevo qualche ora al giorno, sia lì che a Montevarchi. Erano 500-600 euro al mese, ma almeno mi potevo allenare gratis e utilizzare la palestra. L’attività professionistica è nata per caso: una volta, Federico Raffaelli mi invitò a giocare un Futures a Cesena. Accettai perché era vicino, mi qualificai e feci il mio primo punto ATP. Due mesi dopo ero numero 600 del mondo. A quel punto, con le gare a squadre, puoi pensare di vivere con il tennis anche se è una vita molto difficile. Se vai a giocare nel weekend in Francia o in Germania, arrivi stanco ai tornei. Ho fatto questa vita a lungo, la faccio ancora oggi. Per fortuna, da numero 150, le cifre sono diverse.

La trasparente umanità di Vanni emerge quando gli si chiede cosa dovrebbe succedere per smettere di sognare quella finale a San Paolo. “Sogno di giocare partite importanti, solo così posso cancellare quel ricordo. Ma non si cancellerà mai, perché è pur sempre una finale ATP. Ma la vita è bella: se stai bene e stanno bene le persone che ti vogliono bene, tutto passa in secondo piano. Possono succedere cose ben peggiori, e allora chissenefrega di una finale ATP. Troppo spesso ci facciamo condizionare dalle stupidaggini”. Lezione recepita. Vanni proverà a proseguire la sua avventura bergamasca già dai quarti, nei quali affronterà il berga Arthur De Greef, giocatore ostico ma che gli sta dietro in classifica. Luca vuole scrivere ancora tanti capitoli. Per mettere nero su bianco la sua storia ci sarà tempo.

SINNER ESALTA IL PALA AGNELLI  C’è una storia che però è appena iniziata. Una storia che ha scritto le sue prime righe al Pala Agnelli di Bergamo. Jannik Sinner vola nei quarti di finale, confermando – anzi, amplificando – le grandi sensazioni trasmesse nei giorni scorsi. Quello contro Viktor Galovic era un match complicato anche sul piano mentale, visto che entrambi di allenano a Bordighera, presso il Piatti Tennis Center. E il croato ha molta più esperienza di lui. Prima di mettere piede a Bergamo, aveva vinto una sola partita nel tabellone principale di un torneo Challenger (a Ortisei). Ma Bergamo sta assistendo alla nascita di una stella. La provenienza conduce a inevitabili paragoni con Andreas Seppi, un po’ perché lo ricorda nelle movenze, un po’ nel modo di portare il rovescio. Però Sinner ha fatto scelte diverse, lasciando l’Alto Adige già a 14 anni, e mostrando qualche emozione anche durante i match.

Jannik Sinner – ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

Ogni tanto si incita, cerca lo sguardo di coach Andrea Volpini, ma soprattutto fa parlare la racchetta. Il suo modo di stare in campo esprime personalità. Lo ha dimostrato nel 7-5 1-6 6-4 contro Galovic, in cui ha vinto il primo set nonostante si sia fatto riprendere per due volte un break di vantaggio. Ma il capolavoro è arrivato nel terzo: dopo aver perso nettamente il secondo, è andato in svantaggio di un break (1-0), lo ha ripreso subito e poi ha firmato lo strappo decisivo nell’ultimo game. Dal 30-30, ha giocato due scambi con qualità e personalità immense, costringendo in un angolo Galovic. Alla fine alzava le braccia, consapevole che è arrivata la prima svolta della sua carriera.

La wild card concessa dalla FIT non poteva essere sfruttata meglio. Per rendere l’idea della portata dei suoi risultati, lunedì prossimo diventerà l’Under 18 con la migliore classifica ATP, scavalcando il taiwanese Tseng. Il suo risultato, comunque, fa già la storia del Trofeo Faip-Perrel: è di gran lunga quartofinalista più giovane nella lunga storia del torneo. È terminata l’avventura di Raul Brancaccio: al Palasport di Alzano Lombardo, si è arreso in due set al francese Tristan Lamasine. Per il campano rimane una buona esperienza, tappa di un percorso di crescita che sui campi in cemento avrà bisogno ancora di qualche stop.

LA BELLA IMPRESA DI NAPOLITANO – Era quasi ora di cena quando Stefano Napolitano ha firmato una splendida impresa, estromettendo la testa di serie numero 1 Evgeny Donskoy. Una partita splendida, molto ben giocata, in cui Napolitano ha confermato di trovarsi alla grande a Bergamo. Ha impostato il match alla perfezione, spingendo sul punto debole del suo avversario (il rovescio) e chiudendo 6-3 il primo set. Nel secondo, mostrava una crescita mentale davvero notevole. Tanti piccoli dettagli hanno certificato la crescita mentale di Napolitano: sotto 3-2, incassava un break a zero commettendo troppi errori.

Era bravo a trovare l’immediato controbreak, peraltro in un game in cui si era trovato 0-40, ma era stato riacciuffato da Donskoy. Il russo è un giocatore rapido, che prova e mettere grande intensità nel suo gioco, ma diventa vulnerabile se costretto sulla difensiva, specie dal lato sinistro. Napolitano doveva tribolare parecchio per agguantare il 4-4 (annullate tre palle break, tutte col servizio), poi si arrivava al tie-break. Sul 3-2 Donskoy, il punto che avrebbe potuto segnare in negativo la partita: su uno schiaffo al volo dell’azzurro, Donskoy tirava un colpo di puro istinto, cadendo, mettendo la racchetta senza pretese. Ne usciva una traiettoria assassina, con la palla che colpiva il nastro e diventava imprendibile per l’azzurro.

Difficilissimo accettare di perdere un punto del genere. Non a caso, Donskoy volava sul 6-2, con quattro setpoint a disposizione. Napolitano non faceva una piega e alzava ulteriormente il suo livello, ricucendo lo svantaggio, punto dopo punto. In particolare, era bravissimo nel punto che gli ha dato il 6-6, uno scambio giocato ad alta intensità. Cancellate le scorie mentali, dava battaglia fino al ventiduesimo punto, quando un servizio vincente lo spingeva nei quarti di finale. Un successo bello e importante, contro l’unico top-100 in tabellone, che potrebbe anche rappresentare una svolta. Affinché sia così, tuttavia, dovrà battere Tristan Lamasine (ci ha perso l’unico precedente, tre anni fa a Noumea).

Ufficio Stampa Trofeo Faip-Perrel

Risultati ottavi di finale:

Roberto Marcora (ITA) b. Andrea Vavassori (ITA) 7-5 6-3
Luca Vanni (ITA) b. Lorenzo Giustino (ITA) 6-3 6-1
Jan Choinski (GBR) b. Jay Clarke (GBR) 7-5 1-6 6-1
Tristan Lamasine (FRA) b. Raul Brancaccio (ITA) 6-3 6-4
Jannik Sinner (ITA) b. Viktor Galovic (CRO) 7-5 1-6 6-4
Arthur De Greef (BEL) b. Baptiste Crepatte (FRA) 6-2 6-4
Stefano Napolitano (ITA) b. Evgeny Donskoy (RUS) 6-3 7-6(10)
Gianluigi Quinzi (ITA) b. Elliot Benchetrit (FRA) 7-6(8) 6-2

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Lo US Open ha annunciato il montepremi di quest’anno

Pochi cambiamenti nel prize money, leggero aumento per il premio di primo turno, 3 milioni di dollari al vincitore. Oltre 7 milioni al Players Relief Fund

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Continuano i preparativi per gli US Open, nonostante le incertezze dovute al Coronavirus negli Stati Uniti. L’USTA ha annunciato oggi il montepremi dello Slam americano, con 43 milioni di dollari destinati al singolare e al doppio.

Il prize money resta sostanzialmente invariato rispetto lo scorso anno, con il premio totale di questa edizione che sarà il 95% di quella precedente. Addirittura aumentati del 5% i premi del primo turno di singolare per uomini e donne, con il vincitore del torneo che riceverà 3 milioni di dollari. Nessuna novità per il doppio, che manterrà lo stesso montepremi dello scorso anno.

Ci saranno altri 7,6 milioni di dollari nel pacchetto economico di quest’edizione, destinati al Players’ Relief Fund. Una decisione presa dall’USTA vista la riduzione dei partecipanti del doppio e l’eliminazione delle qualificazioni del singolare. I fondi saranno divisi equamente tra ATP e WTA.

 

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Binaghi: “L’ATP ci ha chiesto di allungare gli Internazionali d’Italia”. Ipotesi 96 giocatori e dieci giorni

Roma mini-Slam? Sembrava cosa fatta due anni fa, poi non se ne fece nulla. Ora lo scenario d’emergenza potrebbe favorire il torneo italiano: “Il fatto che Madrid non si giochi più ci ha aperto un bel portone”. Ma sarà il virus a decidere

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Se Madrid è caduta, Roma resiste. E prova ancora a ottenere il pubblico. Lo conferma il presidente della FIT Angelo Binaghi, che a margine della Giunta del CONI ha condiviso alcune novità sulla situazione organizzativa degli Internazionali d’Italia 2020.

L’ATP ci ha chiesto di allungare gli Internazionali BNL d’Italia, con 96 iscritti e tre giorni in più di partite. Pagherebbe anche la differenza di montepremi” ha detto Binaghi un po’ a sorpresa, poiché appena pochi giorni fa Andrea Gaudenzi si era espresso sullo swing europeo senza prospettare questa ipotesi. Sempre sulle pagine di ANSA, si leggono altre dichiarazioni di Binaghi che subordina l’ipotesi di un maxi-evento da dieci giorni alla possibilità di giocare a porte aperte. “Ne riparleremo dopo il prossimo DPCM, se ci verrà data la possibilità di aprire il torneo al pubblico allora è una possibilità che vogliamo percorrere. Altrimenti, con soli costi in più non potremmo permettercelo. Può succedere che il torneo non finisca di domenica“.

Nonostante sembra che il ministro dello sport Vincenzo Spadafora abbia intrapreso una campagna (infruttuosa) per destituire i presidenti federali in carica da molti anni, tra cui Binaghi, il numero uno della FIT assicura che c’è una certa comunione d’intenti e che Spadafora voglia che il torneo si svolga a tutti i costi. “È una grande occasione per dimostrare al mondo che siamo bravi a organizzare un grande torneo. Il fatto che Madrid non si giochi più ci ha aperto un bel portone perché consente di poter avere più spazio per il ritorno dei tennisti da New York”. Sempre grazie al supporto di Spadafora, Binaghi conta di poter ottenere un’esenzione della quarantena – che farebbe gioco sia ai tornei statunitensi che agli Internazionali d’Italia. “Abbiamo chiesto al ministero dello Sport la possibilità che i giocatori provenienti dagli Stati Uniti non siano sottoposti alla quarantena”.

 

MAXI-MILLE E PUBBLICO, QUANTE SPERANZE? – Non è certo la prima volta che si parla della possibilità di rendere gli Internazionali d’Italia un evento più ampio – anzi, due anni fa sembrava cosa fatta per il 2019 – ma questa volta le circostanze potrebbero davvero giocare a favore di Roma. Tutto dipenderà dall’evoluzione dello scenario epidemico, perché alla fine la situazione di Madrid sembrava rosea appena dieci giorni fa e invece l’alt è arrivato, inderogabile, dalle autorità sanitarie e dalle amministrazioni locali. Né Feliciano né Tiriac hanno potuto farci nulla, e se in Italia dovesse verificarsi un simile aumento dei casi (ieri, martedì 4 agosto, la Spagna ha fatto registrare quasi 6.000 nuovi casi) accadrebbe probabilmente lo stesso al torneo di Roma.

Abbiamo presentato al ministro e al Comitato Tecnico Scientifico una proposta di accesso con posti solo numerati e col 50% della capienza” ha spiegato Binaghi, ma sappiamo che questa proposta è stata già rifiutata. In attesa di capire quale margine di manovra avrà la FIT e se verrà formulata una nuova proposta – il ‘Decreto Agosto’ a cui fa riferimento Binaghi dovrebbe essere approvato in settimana – resta il nodo del rimborso dei biglietti, un tema sul quale il presidente non fa promesse: “Valuteremo insieme a Sport e Salute anche in base alle decisioni sull’afflusso di pubblico“.

A tal proposito, si guarda speranzosi alla marcia d’avvicinamento di Parigi al Roland Garros, dove secondo gli accordi maturati finora tra federazione francese e governo si dovrebbe giocare a porte aperte. “Ho parlato con il presidente della federazione francese – ha detto Binaghi – e mi ha detto che hanno confermato il permesso per il 50% di presenze del pubblico. E la Francia ha 1500 contagi al giorno rispetto ai nostri 300”.

La situazione è chiara, ma tutto può cambiare da un momento all’altro. La cancellazione di Madrid è una notizia per Roma, per quanto possa definirsi tale la notizia della cancellazione di un torneo, perché aumenta la finestra temporale tra la fine dello US Open e l’inizio dello swing sulla terra (anche se prima si giocherà a Kitzbuhel) e sopratutto ‘costringe’ i giocatori che vogliono mettere nelle gambe partite sulla terra a recarsi a Roma. Il comportamento del virus in molti altri Paesi, però, non può lasciare completamente tranquilli fino al momento in cui si giocherà il primo quindici al Foro Italico.

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Qualificazioni ‘Cincinnati’, entry list: c’è Sinner, Azarenka campionessa declassata

Svelati i partecipanti delle qualificazioni per il combined ATP/WTA di Cincinnati trasferitosi a New York: 7 italiani tra uomini e donne. Non mancano i veterani con Lopez, Gasquet, Azarenka e Zvonareva

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Jannik Sinner - Indian Wells 2020 (foto Luigi Serra)

Mentre in Europa il calendario tennistico perde pezzi, negli Stati Uniti si procede con l’organizzazione del mega-evento con sede a Flushing Meadows, che ospiterà in serie prima il Masters 1000 di Cincinnati e poi gli US Open. Si partirà il 20 agosto alle 11:00 con le qualificazioni del Western & Southern Open, della durata di due giorni. Sono stati resi noti i contendenti e tra gli uomini ci saranno solo giocatori presenti tra i primi 100 della classifica mondiale (fatta eccezione per Mackenzie McDonald che ha usato il ranking protetto rientrando da un infortunio) e cinque di questi sono italiani.

Tutti i riflettori saranno puntati su Jannik Sinner, alla sua seconda apparizione a livello ‘1000’ dopo il debutto vincente lo scorso anno sulla terra di Roma. Il 18enne altoatesino a livello ATP in carriera ha superato le qualificazioni tre volte su sei, tuttavia non ha mai dovuto affrontare una concorrenza così agguerrita. Gli altri italiani presenti sono: la testa di serie n. 1 Lorenzo Sonego (che è fuori dal main draw di un solo posto), Gianluca Mager, Stefano Travaglia e Andreas Seppi. Questi ultimi tre sono presenti anche nella lista dei partecipanti al Challenger di Todi che inizierà il 17 agosto, cioè tre giorni prima di Cincinnati. La loro presenza a questo punto sembra in forte dubbio per uno dei due eventi e non sono i soli a trovarsi in questa situazione di doppia iscrizione.

Tra gli altri spicca anche il semifinalista della passata stagione Richard Gasquet che finora è stato parecchio critico sia sul calendario che sulla ripartenza palermitana. Un’altro francese che ha fatto bene in questo torneo con due quarti di finale, ma che adesso è costretto a passare per la porta di servizio è Gilles Simon, che tenterà la 12esima partecipazione. Mentre per il 38enne Feliciano Lopez si tratterebbe della presenza numero 17. Tra i tennisti Next Gen infine sarà interessante dare uno sguardo al funambolico Alexander Bublik e al più concreto Mikael Ymer.

 
(clicca per ingrandire)

Tra le donne il parterre non è da meno, con addirittura due ex campionesse del torneo. Si tratta della numero 58 Victoria Azarenka e della n. 268 Vera Zvonareva, quest’ultima presente grazie al ranking protetto. A guidare il tabellone sarà la n. 55 Su-Wei Hsieh seguita da Alja Tomljanovic, mentre i colori azzurri saranno difesi da Camila Giorgi e Jasmine Paolini, entrambe ancora impegnate sulla terra siciliana. Con la posizione n. 68 c’è anche Carla Suarez Navarro, giocatrice dal grande talento che prima dell’arrivo del COVID-19 aveva annunciato l’intenzione di chiudere la carriera a fine 2020. Non sono arrivate ulteriori conferme da parte sua ma nel bel mezzo del lockdown aveva detto ai microfoni di Mundo Deportivo che “se non si dovesse più giocare nel 2020, considererei la possibilità di ritirarmi a Madrid 2021”. Per gli appassionati del rovescio a una mano quindi sarebbe meglio non perdere quest’occasione per vederla giocare.

(clicca per ingrandire)

TUTTE LE ENTRY LIST DEL TORNEO DI CINCINNATI

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