Magda Linette supera Camila Giorgi e trionfa al WTA del Bronx! [AUDIO]

Italiani

Magda Linette supera Camila Giorgi e trionfa al WTA del Bronx! [AUDIO]

L’azzurra viene sconfitta dopo una gran lotta e manca di un soffio il suo terzo titolo WTA in carriera

Pubblicato

il

Magada Linette - Bronx Open 2019 (via Twitter, @WTA)

[Q] M.Linette b. C.Giorgi 5-7 7-5 6-4 (da New York, il nostro inviato)

RIMPIANTO GIORGI – Rimane l’ottima settimana da parte di Camila Giorgi che si arrende dopo una lunga maratona, non la prima di un torneo caratterizzato da grandi battaglie, nel quale Camila ha dimostrato ottime doti da lottatrice nei match vinti al tie break del terzo contro Andrea Petkovic al secondo turno e contro Qiang Wang in semifinale: quest’oggi son state tante le occasioni sprecate dalla tennista di Macerata che si è arresa dopo due ore e 29 minuti di grande lotta.

La partenza dell’azzurra non è stata delle migliori, dopo un break ottenuto in apertura Camila ha avuto parecchi problemi con il servizio, commettendo quattro doppi falli nei primi due turni di servizio che le son costati altrettanti break, ma per sua fortuna anche il servizio di Linette ha funzionato molto poco e si é giunti al 3-3. Dopo non aver sfruttato qualche chance in risposta, Giorgi ha iniziato a servire meglio tenendo agevolmente due turni potenzialmente complessi che le han permesso di agguantare l’avversaria sul 5-5: nelle fasi conclusive del set Camila ha premuto sull’acceleratore, riducendo a zero gli errori e imponendosi tramite ripetute accelerazioni lungolinea che han costretto la polacca ad arrendersi lasciando il primo parziale all’azzurra con lo score di 7-5.

 

In apertura del secondo set Linette è stata brava a ripartire da zero, lasciando andare un po’ di più i colpi impedendo alla tennista di Macerata di comandare costantemente e costringendo l’azzurra a commettere tanti errori per non perdere campo, grazie ad una grande profonditá con ambo i fondamentali: subito sopra 4-1, dopo qualche polemica con l’arbitro la tennista polacca ha rallentato nuovamente la spinta permettendo a Camila di tornare in cattedra e agganciare la sua avversaria sul 4-4. Il primo dei due games chiave della partita è stato il nono del primo set, quando Linette ha tenuto un servizio pesantissimo annullando quattro palle break che avrebbero consentito all’italiana di andare a servire per il match, ma la tennista di Poznan ha iniziato a sbagliare molto poco, incitandosi al termine di ogni punto conquistato. Nonostante l’occasione mancata, Giorgi ha reagito nel game successivo, ha annullato sempre in spinta due set point e ha tenuto il servizio ma non è riuscita a fare altrettanto sotto 6-5: dopo aver commesso 0 doppi falli in tutto il secondo set l’azzurra ne ha commesso uno deleterio nel dodicesimo game, non ha più  ricevuto aiuti dal servizio e ha perso il secondo set col medesimo punteggio con cui aveva vinto nel primo. 

A partire bene nel terzo parziale è Camila che brekka in apertura la sua avversaria, torna a servire bene incrementando sensibilmente la percentuale di prime in campo e si issa sino al 3-1: è proprio questo il momento in cui l’azzurra non riesce a sferrare la zampata decisiva, manca quattro palle break complici qualche buon servizio di Linette e qualche errore di dritto dell’azzurra che consente alla polacca di rientrare in partita con una carica emotiva ancora maggiore. Nonostante il game tenuto sul 3-2, la sensazione percepibile a bordocampo é che la partita non fosse più nelle mani di Camila che stava iniziando ad accorciare sempre più gli scambi, sembrando meno lucida rispetto alla sua motivatissima avversaria: la lampadina dell’italiana si spegne definitivamente quando, sopra 4-2, come dicono dagli spalti inizia a giocare più a baseball che a tennis provando accelerazioni spesso impossibili che finiscono fuori di parecchio, e con un nettissimo parziale di 16 punti a 3 perde la partita e la possibilità di conquistare il terzo titolo in carriera. 

LE DICHIARAZIONI DELL’AZZURRA:  
Un’altra buona settimana, tante buone prestazioni che ti consentono di rientrare tra le prime 50: cosa è mancato oggi per vincere? 
La partita è girata su pochi punti, sono comunque soddisfatta del livello espresso questa settimana.

Adesso gli US Open, il primo turno contro Maria Sakkari è ostico, a Cincinnati non è andata bene, come affronterai questa sfida?
Mi concentrerò come sempre sul mio gioco, i tanti minuti giocati questa settimana mi faranno sicuramente bene.

Cosa prevede la programmazione dopo gli US Open?
Giocheró tutti i tornei della tournée asiatica. 

Un in bocca al lupo per i prossimi tornei, sperando che la condizione fisica ti assista.
Crepi il lupo!

Continua a leggere
Commenti

Flash

L’Italia brilla a Ortisei con Musetti e Sinner. Il primo si ferma ai quarti, Jannik va in semi

Sinner non perde neanche un set e in semifinale affronterà Hoang da favorito. Nuovo best ranking per lui e anche per Musetti, eliminato da Ofner

Pubblicato

il

Jannik Sinner - ATP Challenger Ortisei 2019 (foto Felice Calabrò)

MUSETTI INCIAMPA AI QUARTI – Lorenzo Musetti ottiene la tredicesima vittoria di fila dopo i due successi ITF ad Antalya, vincendo tre belle partite ad Ortisei e approdando al secondo quarto di finale in carriera a livello Challenger, prima di fermarsi al cospetto dell’austriaco Ofner. In un primo set in cui non è mai stato in vantaggio, Lorenzo aveva rimontato bene dallo svantaggio di 1-5 nel tie-break salvo perdere i due punti cruciali sul 5-5 e uscire mentalmente dal match. Peccati di inesperienza che avrà tempo di colmare data la giovanissima età, che lo rende il più giovane classe 2002 in classifica ATP (salirà alla posizione 363, nuovo best ranking).

Lorenzo ha comunque dimostrato di trovarsi molto a suo agio sui veloci campi indoor del torneo altoatesino, adottando una tattica di gioco più aggressiva e facendo notare dei buoni miglioramenti al servizio. Dopo aver sconfitto Hassan al primo turno, Musetti aveva vinto il derby con Mager in due set e poi aveva lasciato appena quattro giochi a Zapata Miralles, quattordicesima testa di serie.

Jannik Sinner – ATP Challenger Ortisei 2019 (foto Marco Corriero)

SINNER NON SI FERMA – Non si ferma invece Jannik Sinner che con tantissima umiltà, dopo l’eclatante successo alle Next Gen Finals, è sceso in campo ad Ortisei col massimo delle motivazioni raggiungendo le semifinali senza perdere nessun set contro Miedler, Marcora (che in precedenza aveva estromesso l’altro giovane azzurro Zeppieri) e Gaio (doppio 6-4). Jannik, come più volte ripetuto da Piatti, ha il solo obiettivo di giocare il maggior numero possibile di partite di alto livello e questo dal 2020 sarà ancora più probabile dato che il ranking del giovane pusterese è sempre più in ascesa. Con questi tre successi infatti Sinner è già virtualmente numero 88 del ranking ATP, ma certamente non si vuole fermare qui. Il francese Antoine Hoang, suo prossimo avversario, è avvisato.

La vittoria del torneo proietterebbe Sinner alla posizione 78, seduto alla quale diverrebbe il sesto giocatore italiano dopo Berrettini, Fognini, Sonego, Cecchinato e Seppi.

Continua a leggere

Flash

Sinner: “Barazzutti mi voleva a Madrid, ma io ho rinunciato”

Stralci dell’intervista a Jannik pubblicata oggi da Corriere dell’Alto Adige e Corriere del Trentino. “No alla Davis per preparare il 2020. Ma vorrei vincerla con gli azzurri. A Berrettini ‘ruberei’ la continuità. Le critiche? Te ne devi fregare”

Pubblicato

il

Jannik Sinner - ATP Next Gen Finals 2019 (foto via Twitter, @nextgenfinals)

A seguire l’intervista realizzata da Francesco Barana a Jannik Sinner e pubblicata questa mattina su Corriere dell’Alto Adige e Corriere del Trentino


Magari in futuro sarà «una stella del tennis», come profetizza Novak Djokovic. Chissà. Jannik Sinner oggi è soprattutto un ragazzo di rara educazione. L’abbiamo incontrato ieri all’Hotel Cavallino Bianco di Ortisei, suo quartier generale in questi giorni in cui è impegnato nel Challenger di Val Gardena (ieri sera ha battuto Marcora 6-3 6-4 ed è approdato ai quarti dove incontrerà Gaio) […] Jannik, esuberante e vivido in privato, nelle interviste misura le parole. Riservato, non ama troppo parlare coi mass media: «Ma so che devo abituarmi anche a questo, è giusto».

Sinner, intanto sono i suoi colleghi che danno interviste su di lei…
Si riferisce a Djokovic? Ho letto quello che ha detto.

Sorpreso?
Sì un po’. Mi ha fatto piacere. Lui è una leggenda.

Nel 2020 compirà 19 anni. Federer a 19 anni ha cominciato a vincere primi tornei ATP…
Roger ha cominciato e poi non ha più finito. Ma ognuno ha il suo percorso e ora vivo tutto abbastanza tranquillamente. Nel 2020 l’obiettivo è un altro.

Quale?
Devo alzare il livello dei tornei e arrivare a giocare 60 partite. Non sarà facile. Sarà molto importante fare una buona preparazione e iniziare bene a gennaio. Per questo, finito il torneo di Ortisei, torno a Bordighera ad allenarmi.

Domanda al ragazzo e non al tennista: non le manca l’adolescenza?
Non mi manca niente, ho fatto questa scelta di vita. Anzi, è una fortuna alla mia età girare il mondo e fare queste esperienze. Poi, sì, ogni tanto c’è la voglia di tornare a casa.

I suoi genitori sono molto discreti. Niente a che vedere con il «padre-tiranno» di Agassi descritto in «Open»…
Loro mi hanno insegnato fin da piccolo a essere indipendente. Mi seguono, ma non si intromettono. Sanno che ci sono i maestri.

In una recente intervista, scherzando, ha detto che era un «rompiballe»…
Quando volevo una cosa andavo già a prendermela. Ero così anche nello sci. Ma fuori dall’agonismo scherzavo e giocavo tanto. In realtà non sono cambiato, fuori dal campo sono ancora adesso un bambino, mi diverto un sacco ed è anche giusto a questa età. Anzi, spero di restare un “bambino” il più a lungo possibile.

È il suo modo per stemperare le tensioni agonistiche?
Sì, più vinci e più sale la tensione su dite, le cose attorno ti cambiano, anche fuori dal campo: le interviste, le persone che parlano di te. Finora sto gestendo tutto abbastanza bene.

Dopo l’exploit di Anversa e il trionfo di Milano le pressioni sono enormi…
È normale che ci siano, si tratta di gestirle nel modo migliore. È cambiato molto all’esterno, ma non sono cambiato io.

Però ha abituato bene e ora le aspettative dei tifosi sono alte. Non è un rischio?
Mi rendo conto che quando inizi a vincere, poi fa strano quando perdi. E magari qualcuno arriva pure a criticarti, non rendendosi conto di quanto è difficile il nostro sport. La soluzione? Te ne devi fregare e pensare solo a quello che fai.

Il 2019 e stato anche l’anno di Matteo Berrettini. Potendo, cosa gli «ruberebbe»?
La continuità. Lui riesce a mantenere nell’intera partita un rendimento altissimo. Io invece sono ancora discontinuo a grandi livelli. Lo si è visto con Wawrinka agli US Open.

In compenso ha la dote innata di restare lucido e calmo nei momenti determinanti.
Merito dei miei genitori. Ho preso il loro carattere.

Nel resto del Paese invece impazza da tempo la Sinner-mania. Molti la volevano già in nazionale per la Coppa Davis…
In realtà Barazzutti (il capitano dell’Italia, ndr) dopo Milano me lo ha chiesto, ma con il mio staff abbiamo preferito rinunciare. Quest’anno ho giocato tanto e credo che adesso sia giusto concentrarmi sulla preparazione della nuova stagione.

In Alto Adige qualcuno discute di doppio passaporto. Ma lei si sente italiano, giusto?
Io mi sento e sono italiano. Totalmente. Ancor di più da quando vivo a Bordighera. Ormai parlo italiano quasi meglio che tedesco. Mi piacerebbe giocare con l’Italia la Davis e magari anche vincerla non sarebbe male.

Continua a leggere

ATP

Berrettini: ”Rimanere in top 10 non è il primo obiettivo del 2020”

LONDRA – Le parole di Matteo Berrettini dopo la vittoria con Thiem, la prima di un italiano al Masters: “Mi porto a casa una grande esperienza e un grande… rosicamento per le sconfitte nette”

Pubblicato

il

Matteo Berrettini, conferenza - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Spazio sponsorizzato da Generali

Con Immagina Benessere di Generali eviti le lunghe liste d’attesa e hai gli esami di alta diagnostica subito disponibili e rimborsabili

da Londra, il nostro inviato

Attendiamo il primo italiano della storia che vince una partita al torneo dei Maestri nella solita Interview Room 1, l’unica che ha ospitato la conferenza stampa dei primi 8 del mondo. La Room 2 è riservata il più delle volte ai doppisti e ad eventuali emergenze o imprevisti dell’ultimo minuto. In un’ambientazione meno formale della Main Room del Roland Garros (più simile all’aula Magna di un’Università prestigiosa che a una sala interviste di un grande evento sportivo) e non certo poco capiente, ma nulla di paragonabile alla sterminata Interview Room 1 dell’Arthur Ashe. Divagazioni logistiche a parte, è qui che attendiamo Matteo Berrettini, al solito dopo una corsa tanto tribolata quanto inutile – perché qualche minuto d’attesa c’è anche stavolta.

Le TV internazionali devono attendere molto di più perché intervengono a ruota della conferenza stampa generale, ma già vedere il tennista Prakash Amritraj, figlio di Vijay (giocatore indiano che battè McEnroe nell’84, l’anno in cui John perse solo tre match, ma anche semifinalista in doppio a Wimbledon e capitano di Davis dell’India finalista nel ‘74 e nell’87) pronto per il network dell’ATP, così come i colleghi di Eurosport e di ESPN USA, ESPN International,  Tennis Channel, BBC e Amazon dà subito a l’idea (come l’ha già data a Matteo) del palcoscenico in cui ci troviamo.

 

Berrettini arriva disteso ma con occhio deciso, quasi avesse chiaro cosa rispondere a qualunque domanda, in inglese come in italiano.


L’anno prossimo il tuo obiettivo è mantenere la top 10, ma se ti dicessi preferisci restare nei primi 10 o vincere un 1000 cosa rispondi?
Vincere un trofeo è qualcosa di molto molto speciale. Vincere un Master 1000 significa essere stato il migliore del mondo in quella settimana. Poi se mi chiedi che cosa sceglierei… se mi avessero detto l’anno scorso dopo Roma cosa avrei sperato alla fine del 2019? posso dirti che non è il mio obiettivo restare nella top 10. Voglio migliorare tante cose e non ho la top 10 come obiettivo numero uno, posso anche uscire e rientrarci.

Qual è la cosa che ti è piaciuta di più e quella meno in questo torneo, sotto tutti i punti di vista, sia dentro che fuori dal campo?
La cosa che più mi è piaciuta è l’impianto e la sua atmosfera, l’ambiente del campo è una cosa speciale che non si trova in nessun torneo. Quella che non mi è piaciuta è aver perso due partite su tre.

Qual è la cosa migliore che ti porti a casa da Londra, che non avevi quando sei arrivato?
Un po’ di sano rosicamento, qui ho preso due belle legnate, era un po’ che non le prendevo, vero che le ho prese dai due dei più forti ma rosico, anche se so che mi aiuteranno molto per il futuro.

Il Berrettini di fine 2019 non può che essere contentissimo della sua annata, ma stai pensando alla possibilità di diventare un giorno n.1 del mondo?
Sai, io adesso penso un passo alla volta, ma è anche vero che così come arrivato alle Finals senza nemmeno immaginarlo e mi sono detto ‘se c’è da ballare balliamo’, ora non ci penso ma sono uno ambizioso. Quindi perchè no?

Hai fatto un bel torneo ma non ha qualche rimpianto per esserci arrivato forse un po’ stanco? Non pensi magari ‘se avessi avuto il 10% in più in termini fisici e di testa avrei potuto fare meglio?’
Credo di aver giocato bene le mie partite con Djokovic ho messo il 71% di prime, con Roger ho fatto bene. Non ho rimpianti riguardo al livello fisico e mentale con cui sono arrivato qui. Poi è difficile dire cosa sarebbe successo se avessi avuto il 10% in più.

Tra due anni le Finals saranno a Torino, cosa credi possa essere migliorato in generale?
Qui l’organizzazione e il trattamento che riservano a noi giocatori è fantastica, davvero non saprei dire in cosa si possa fare meglio. A Torino ovviamente spero di esserci e la cosa che più mi stimola è che il Masters 1000 di Roma mi dà una carica come se stessi giocando uno Slam. A Torino sarebbe la stessa cosa.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement