Magda Linette supera Camila Giorgi e trionfa al WTA del Bronx! [AUDIO]

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Magda Linette supera Camila Giorgi e trionfa al WTA del Bronx! [AUDIO]

L’azzurra viene sconfitta dopo una gran lotta e manca di un soffio il suo terzo titolo WTA in carriera

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Magada Linette - Bronx Open 2019 (via Twitter, @WTA)

[Q] M.Linette b. C.Giorgi 5-7 7-5 6-4 (da New York, il nostro inviato)

RIMPIANTO GIORGI – Rimane l’ottima settimana da parte di Camila Giorgi che si arrende dopo una lunga maratona, non la prima di un torneo caratterizzato da grandi battaglie, nel quale Camila ha dimostrato ottime doti da lottatrice nei match vinti al tie break del terzo contro Andrea Petkovic al secondo turno e contro Qiang Wang in semifinale: quest’oggi son state tante le occasioni sprecate dalla tennista di Macerata che si è arresa dopo due ore e 29 minuti di grande lotta.

La partenza dell’azzurra non è stata delle migliori, dopo un break ottenuto in apertura Camila ha avuto parecchi problemi con il servizio, commettendo quattro doppi falli nei primi due turni di servizio che le son costati altrettanti break, ma per sua fortuna anche il servizio di Linette ha funzionato molto poco e si é giunti al 3-3. Dopo non aver sfruttato qualche chance in risposta, Giorgi ha iniziato a servire meglio tenendo agevolmente due turni potenzialmente complessi che le han permesso di agguantare l’avversaria sul 5-5: nelle fasi conclusive del set Camila ha premuto sull’acceleratore, riducendo a zero gli errori e imponendosi tramite ripetute accelerazioni lungolinea che han costretto la polacca ad arrendersi lasciando il primo parziale all’azzurra con lo score di 7-5.

 

In apertura del secondo set Linette è stata brava a ripartire da zero, lasciando andare un po’ di più i colpi impedendo alla tennista di Macerata di comandare costantemente e costringendo l’azzurra a commettere tanti errori per non perdere campo, grazie ad una grande profonditá con ambo i fondamentali: subito sopra 4-1, dopo qualche polemica con l’arbitro la tennista polacca ha rallentato nuovamente la spinta permettendo a Camila di tornare in cattedra e agganciare la sua avversaria sul 4-4. Il primo dei due games chiave della partita è stato il nono del primo set, quando Linette ha tenuto un servizio pesantissimo annullando quattro palle break che avrebbero consentito all’italiana di andare a servire per il match, ma la tennista di Poznan ha iniziato a sbagliare molto poco, incitandosi al termine di ogni punto conquistato. Nonostante l’occasione mancata, Giorgi ha reagito nel game successivo, ha annullato sempre in spinta due set point e ha tenuto il servizio ma non è riuscita a fare altrettanto sotto 6-5: dopo aver commesso 0 doppi falli in tutto il secondo set l’azzurra ne ha commesso uno deleterio nel dodicesimo game, non ha più  ricevuto aiuti dal servizio e ha perso il secondo set col medesimo punteggio con cui aveva vinto nel primo. 

A partire bene nel terzo parziale è Camila che brekka in apertura la sua avversaria, torna a servire bene incrementando sensibilmente la percentuale di prime in campo e si issa sino al 3-1: è proprio questo il momento in cui l’azzurra non riesce a sferrare la zampata decisiva, manca quattro palle break complici qualche buon servizio di Linette e qualche errore di dritto dell’azzurra che consente alla polacca di rientrare in partita con una carica emotiva ancora maggiore. Nonostante il game tenuto sul 3-2, la sensazione percepibile a bordocampo é che la partita non fosse più nelle mani di Camila che stava iniziando ad accorciare sempre più gli scambi, sembrando meno lucida rispetto alla sua motivatissima avversaria: la lampadina dell’italiana si spegne definitivamente quando, sopra 4-2, come dicono dagli spalti inizia a giocare più a baseball che a tennis provando accelerazioni spesso impossibili che finiscono fuori di parecchio, e con un nettissimo parziale di 16 punti a 3 perde la partita e la possibilità di conquistare il terzo titolo in carriera. 

LE DICHIARAZIONI DELL’AZZURRA:  
Un’altra buona settimana, tante buone prestazioni che ti consentono di rientrare tra le prime 50: cosa è mancato oggi per vincere? 
La partita è girata su pochi punti, sono comunque soddisfatta del livello espresso questa settimana.

Adesso gli US Open, il primo turno contro Maria Sakkari è ostico, a Cincinnati non è andata bene, come affronterai questa sfida?
Mi concentrerò come sempre sul mio gioco, i tanti minuti giocati questa settimana mi faranno sicuramente bene.

Cosa prevede la programmazione dopo gli US Open?
Giocheró tutti i tornei della tournée asiatica. 

Un in bocca al lupo per i prossimi tornei, sperando che la condizione fisica ti assista.
Crepi il lupo!

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5 su 13 al secondo turno degli Australian Open. In cosa sono diversi Fognini, Berrettini, Sinner e Seppi

MELBOURNE – Il ritratto di Matteo, “dipinto” da un maestro della penna. Sharapova giù a precipizio. Il tonfo di Aliassime segue quello di Shapovalov. Gulbis fenomenale. Camila Giorgi ineffabile

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Fabio Fognini - Australian Open 2020

da Melbourne, il direttore

Nei primi due giorni di uno Slam, se non si verificano clamorose sorprese, è consuetudine occuparsi primariamente del tennis italiano e, per solito, segnalare il cammino dei big, quasi sempre simil-passeggiate per i vari Nadal – a caccia del 20esimo Slam e del record di 2 Slam vinti per ciascuno dei 4 Majors che nessuno può vantare dai tempi di Rod Laver (Federer e Djokovic hanno vinto un solo Roland Garros…) – Federer e Djokovic, anche se il serbo superfavorito verso l’ottavo Australian Open un set lo ha già lasciato per strada. Le sorprese sono state modeste e hanno riguardato soprattutto, in senso purtroppo negativo, il Canada che ha visto uscire di scena al primo turno i suoi due migliori prospect, la testa di serie n.13 Shapovalov (k.o. lunedì con Fucsovics) e la n.20 Auger-Aliassime (battuto questo martedì dal redivivo Gulbis risorto dalle quali e dal n.256). Il lettone è un fenomeno. Questo link lo spiega.

Nel femminile è “saltata” per mano dell’immarcescibile Svetlana Kuznetsova, 34 anni, con due Slam in bacheca e un indimenticabile ricordo di una maratona combattuta con Francesca Schiavone (“Come potrei dimenticare quel 16-14… salutami Francesca, ho saputo che ha sconfitto la malattia vero? Le ho mandato un Instagram di incoraggiamento quando ho saputo della malattia, l’avrà visto…”), la finalista dell’ultimo Roland Garros, la ceca Marketa Vondrousova, n.15 WTA, mentre non fanno notizie le sconfitte di Johanna Konta, n.12, afflitta da un assillante problema a un ginocchio e battuta dalla tunisina Jabeur abilissima con il suo tennis classico ed elegante a muovere le avversarie, e ormai nemmeno più quella di Maria Sharapova, battuta 6-3 6-4 da Donna Vekic n.19, dopo aver dilapidato un vantaggio di 4-1 nel secondo set.

Per Maria, che aveva raggiunto il terzo turno un anno fa, c’è una terrificante discesa agli Inferi: sarà n.369, sì, avete letto bene, a fine Australian Open. Se vorrà continuare a restare nel grande tennis potrà farlo soltanto grazie a wild card. Tanti tornei gliele offriranno, questo è poco ma sicuro. Di certo non riesco ad immaginarla a giocare tornei dei circuiti minori. E con quel ranking non potrà nemmeno entrare, se mai lo volesse, nelle qualificazioni. Di sicuro Palermo l’avvicinerà. Ma lei, che mi ha detto di essere comunque soddisfatta dei suoi due mesi in Italia e della sua esperienza con Riccardo Piatti a prescindere dai risultati fin qui ottenuti – “Ma la classifica mi preoccupa poco, lo scorso anno ho giocato solo otto tornei, i punti non potevano essere tanti” e tuttavia avrebbero potuto essere di più, se non avesse sofferto di continuo dei problemi alla spalla e avesse giocato un po’ meglio -, dovrà cercare comunque di programmarsi al meglio per tentare di risalire la corrente dopo esser così malamente sprofondata.

Accenno qui al fatto che ieri avevo scritto che non sarei stato per nulla sorpreso se Fognini, che aveva giocato benino pur finendo sotto di due set con Opelka, fosse riuscito a rimontare. Ci speravo proprio e sono contento che ce l’abbia fatta. Fabio c’è infatti riuscito. Bravo, perché ha servito sempre benissimo, per i suoi standard, e ha risposto bene anche sulle “seconde” di Opelka, ingiocabile o quasi quando metteva la “prima”. Si è beccato con Bernardes dopo un penalty point che è arrivato poco dopo che aveva vinto terzo e quarto set? Beh, il lupo perde il pelo ma non il vizio. “Non mi piaci, non so più come dirtelo. Quando dico che non ti voglio più sulla sedia è perché fai pena. Ma solo quando parla Nadal venite cambiati. Fabio è così, prendere o lasciare. Fa vedere cose stupende con la racchetta in mano e poi… è capace tafazzianamente di farsi male prendendo quella stessa racchetta a pugni, fino a farsi diventare la mano così rossa, tutte le nocche che paiono esplose, che io ho creduto che se la fosse bruciata e mi chiedevo come fosse riuscito a portare a termine la partita in quelle condizioni. Spero che quello stato non pregiudichi la sua partita di domattina alle nove italiane, dopo questa splendida rimonta.

Bell’impresa la sua, oltretutto non nuova: Fabio ha vinto otto volte rimontando da uno svantaggio di due set, e c’è riuscito in tutti i quattro Slam, anche se certo la rimonta più prestigiosa e memorabile, resterà sempre quella fatta ai danni di Nadal a New York. “È un record migliore di quelli di Federer ha scherzato”, ma qualcuno ha ribattuto: “No, Federer ha anche questo”. Non so se sia vero però, e non ho tempo di verificare. Intanto Luca Brancher, che Ubitennis ha ritwittato, ha individuato gli altri otto tennisti che hanno vinto rimontando da sotto due set in tutti i Majors. Chi non segue Ubitennis su Twitter, sulla pagina di Facebook, su Instagram (ci volete aiutare a superare il muro dei 10.000, sì o no?)… peggio per lui!

Qui a Melbourne quest’anno eravamo presenti con il contingente più numeroso di sempre, 13 azzurri, 9 uomini e 4 donne. C’erano stati anni in cui le donne erano state anche parecchie, ma gli uomini sempre pochini. Del resto mai avevamo chiuso un anno con otto uomini nei primi 100 e quindi qualificati nel main draw senza dover passare per le forche caudine delle qualificazioni. A fine primo turno la pattuglia azzurra si è parecchio assottigliata: da 13 a 5, una donna, Camila Giorgi a dispetto del suo n.102 nel ranking WTA e nelle sue ormai non più sorprendenti affermazioni (“Cosa so dire di Kuznetsova o Vondrousova? So che una è mancina e l’altra è destra. Non mi intendo di tennis femminile… Io mi devo preoccupare solo di fare il mio gioco”) e quattro uomini. Cioè la metà di quelli all’avvio, ma in quella sono compresi i tre più attesi, Berrettini, Fognini e Sinner e poi l’irriducibile Seppi con i suoi 35 anni lui n.85, capace di conquistare l’ennesima vittoria contro pronostico su Kecmanovic (n.54) serbo di stanza a Bradenton da Bollettieri, sulla prediletta superficie australiana.

Ricordo di aver conosciuto Seppi la prima volta qui in Australia 14 anni fa, parlava un italiano stentato, si capiva che in casa sua a Caldaro si parlava soltanto tedesco. È incredibilmente cambiato da allora. Mi direte che è normale, ma quando ieri – ora che da tre anni passa un paio di mesi all’ano nella sua casa in Colorado con la moglie che gli darà una figlia fra un mese – ha detto: “In fondo la vita in Colorado, lassù su montagne più alte, non è poi così radicalmente diversa da quella in Alto Adige, solo che gli americano sono più aperti, più pronti ad aiutarti, sì più simpatici degli altoatesini…, beh, mi ha un po’ stupito, ma mostra quanto sia davvero cambiato dacché pareva un ragazzo introverso, quasi musone. Oggi è un ragazzo delizioso, simpatico, spiritoso, allegro, maturo, certamente intelligente e beneducato, sempre iperdisponibile. Avercene di ragazzi così.

Chissà se anche Sinner, che rispetto a Andreas ha fatto prima le sue scelte di vita trasferendosi alla corte di Piatti già a 13 anni ed è già oggi molto più disinvolto di quanto fosse Andreas alla sua età, passerà attraverso una simile evoluzione. Intanto tutti i grandi che l’hanno conosciuto e ci si sono allenati si dicono impressionati dalla sua umiltà, la sua seria determinazione e anche altre sue qualità umane al di là di quelle tennistiche che lo mettono già oggi su un piano di assoluta e precoce eccellenza.

Più di due parole meriterebbero anche due degli azzurri sconfitti: sia Sonego contro un super Kyrgios, ingiocabile al servizio al punto da non concedere una pallabreak in tre set e tuttavia vittorioso solo grazie ai due tiebreak finali, sia Cecchinato che è stato avanti di un break in tutti e tre i set persi con Zverev – il siciliano ha condotto 4-2 nel primo, 5-3 nel secondo, 1-0 nel terzo, ma si è subito fatto ribreakkare – hanno giocato ottimi match. Semmai quel che mi ha lasciato un tantino perplesso è la sensazione che entrambi fossero tutto sommato contenti della partita giocata, dell’esperienza vissuta. “Sono match come questi che mi aiutano a migliorare, magari ne giocassi tanti così contro un avversario che serve come Kyrgios – diceva Sonego – di sicuro imparerei a rispondere sempre meglio…”.

Simile soddisfazione, perché forse temeva di far peggior figura Cecchinato, che ancora sul cemento non ha troppa fiducia in se stesso e l’aver giocato alla pari con Zverev gli pare un buon segno. Hanno ragione entrambi, però io ricordo come era imbufalito Sinner a New York quando perse – giocando un gran match alla pari – in 4 set da Wawrinka. “Potevo vincere tutti i set, non solo il terzo!”, diceva l’altoatesino dai capelli rossi. Forse non si dovrebbe mai accettare nessuna sconfitta con il sorriso, se si aspira ad essere campioni. Sinner sogna di diventare n.1, forse Sonego, peraltro ragazzo stupendo, e Cecchinato – che conosco meno – si accontenterebbero anche di molto meno. Non è una piccola differenza, alla fine. Nell’ambizione a volte si deve essere anche un tantino presuntuosi.

Marco Cecchinato – Australian Open 2020

Peraltro dopo un anno e mezzo non sempre brillante, Cecchinato va capito. Mentre Sonego è più giovane, più inesperto, ha cominciato davvero tardi ad affermarsi, quindi ci sta che si sia messo in testa di fare un passo alla volta. In fondo Sinner, da quando ha 13 anni, ha ben chiaro dove vuole arrivare. Le sue scelte, ai danni anche dello sci in cui eccelleva, le ha fatte già allora. Il coraggio di lasciare la propria famiglia già a quell’età, la dice lunga sulla visione e la determinazione di Jannik. Lorenzo e Marco sono cresciuti in un modo più… normale, più tradizionale, hanno cominciato a lavorare sognandosi seri professionisti di tennis un bel po’ più tardi.

Ma fra stanotte e domattina dei cinque superstiti azzurri giocano soltanto tre. Sulla carta Berrettini contro l’americano n.100 Sandgren (che raggiunse qui i quarti due anni fa), terzo match a partire dall’una sul campo 1573 Arena (dopo Suarez Navarro-Sabalenka e Mertens-Kovinic) e Fognini alle 9 del mattino contro l’australiano Thompson n.66 ATP, sembrano avere il compito meno difficile. Per Sinner il solido ungherese Fucsovics, n.67 e 28 anni l’8 febbraio, con un best ranking di n.31 rappresenta invece un osso duro. Un anno fa qui raggiunse gli ottavi e batté Querrey. Lunedì ha sorpreso Shapovalov, il che dovrebbe bastare a far capire che davvero Sinner non parte favorito. Incrociamo le dita. Intanto, mentre Jannik è il primo ragazzo di 18 anni e 5 mesi a superare un turno in uno Slam dal tempo di Nargiso al Roland Garros nel 1988, leggete quel che mi ha detto Rafa Nadal al suo riguardo.

Di Berrettini, di cui mi permetto di apprezzare insieme alle tante qualità umane e tennistiche anche la grande simpatia della bella Ajla Tomljanovic – c’è stato uno scambio divertente fra lei e il sottoscritto in sala stampa, con Ajla certo di buon umore per aver dominato 6-1 6-1 la lettone Sevastova, testa di serie n.31… lei ha cominciato a sorridere ancor prima che io le rivolgessi la mia domanda, certo si aspettava qualcosa che concernesse Matteo Berrettini e aveva intuito bene – vorrei segnalare un brillante pezzo che scrisse pochi mesi fa Massimo Gramellini nella sua nota ed apprezzatissima rubrica quotidiana che esce sulla prima pagina del Corriere della Sera.

Prima di riprenderlo voglio solo dire ai lettori di Ubitennis che una volta, 25 anni fa, Massimo fu inviato da La Stampa a seguire un match di Coppa Davis. Non poteva considerarsi un esperto di tennis, anche se gli piaceva molto, mi assicurò. E la sua penna era già brillante, brillantissima, anche se era giovanissimo. Ricordo che Rino Tommasi lo capì subito. “Ubaldo vedrai che Massimo diventerà un grande giornalista”. Massimo e io seguimmo quel match seduti accanto. Ricordo che gli spiegai il mio metodo per segnare i punti di un match. Complicato a prima vista, ma lui lo afferrò subito. E anche anni dopo me lo ricorda. Leggete qui il Gramellini ormai affermato anche come personaggio televisivo.

“Se dico Matteo, probabilmente penserete a un prete in bicicletta o a un paio di politici che avevano l’Italia in mano e l’hanno persa davanti allo specchio. Invece all’estero il Matteo più famoso è Berrettini, che si è issato definitivamente nel gotha del tennis mondiale. Berrettini ha qualcosa che lo rende interessante anche agli occhi di chi non segue lo sport: contraddice l’immagine dell’italiano di successo. Siamo tutti cresciuti con lo stereotipo rinascimentale del talento estroso e collerico, imprevedibile e però inaffidabile. Simpatico e volgare, romantico e spietato, smanioso di piacere e felice di apparire. Ci disegnano così e certe volte sembra che solo assecondando questo modello ci si possa ritagliare un posto nel mondo. Berrettini non ha la scintilla di un Federer e nemmeno di un Fognini (lui sì, fedele al clichè). Ma ha altre doti. Sa mantenere la calma e imparare dagli errori, detesta piangersi addosso e rifugge la ribalta mondana. Se questo Paese rimane in piedi nonostante tutto, non dipenderà dal fatto che, dietro la prima linea dei piacioni, si muove un esercito silenzioso di Berrettini? Viva il Matteo diverso, una sorta di svedese nato a Roma, ma con residenza fiscale a Montecarlo. Perché anche un italiano atipico, quando si tratta di tasse, resta pur sempre un italiano”.

Chapeau Massimo, non so se ricordi ancora come si segna il punteggio di un match di tennis, ma se sei stato per tale sciocchezza un grande allievo, per il resto ho l’impressione di trovarmi davanti a un gran bel maestro di scrittura. E non mi pare il caso di aggiungere una sola riga in più.

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Flash

La notte dell’Australian Open è fatale a Cecchinato e Cocciaretto

Niente da fare la giovane Elisabetta, che regala comunque qualche buon colpo al cospetto di Kerber. Buio pesto per Ceck, che incappa nell’ottava sconfitta Slam di fila contro Zverev

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Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

[7] A. Zverev b. M. Cecchinato 6-4 7-6(4) 6-3 (da Melbourne, il nostro inviato Vanni Gibertini)

Sin dall’inizio si percepiva che la posta in palio fosse piuttosto pesante, questo nonostante il match fosse un primo turno. Entrambi i giocatori vengono da periodi piuttosto complicati: Zverev è in pieno tentativo di recupero, dopo una off season di fatto saltata a causa delle esibizioni giocate con Federer in Sud America e in Cina e di un’operazione agli occhi cui si era sottoposto in dicembre a New York, mentre Cecchinato è alla ricerca di un risultato di prestigio per lanciare la stagione 2020 dopo un 2019 estremamente deludente.

Il tedesco era reduce da sette ore di allenamenti giornalieri nel corso della settimana precedente per infilare tutta la preparazione invernale nel periodo pre-Australian Open e rimettere insieme il suo servizio così fragorosamente deflagratosi durante la ATP Cup. Un brutto doppio fallo sul 2-3 faceva riaffiorare sinistri presagi per Zverev, che concedeva il primo break dell’incontro, peraltro siglato da un magnifico passante di rovescio di Cecchinato. Ma anche Zverev è capace di tirare rovesci e il break rientrava subito facendo subito aumentare il nervosismo dell’azzurro, che quando commetteva l’errore gratuito per mandare il tedesco a palla break, si faceva ammonire per un lancio di racchetta molto simile a quello contestato da Shapovalov nella giornata precedente (e anche questo senza rottura). Il break arrivava pochi minuti più tardi, figlio di altri errori portati dalla poca lucidità: simbolico uno smash al volo su una palla difficilissima tirato sul gancio della rete.

 

Nonostante la delusione per un primo set pasticciato nel frangente decisivo, Cecchinato non si scomponeva, limitava gli errori, che peraltro arrivavano anche da parte di Zverev, e manteneva il comando del punteggio dopo aver iniziato a servire per primo. Con uno splendido game fatto di accelerazioni e slice a fil di rete allungava sul 5-3 e andava a servire per il set, ma subiva la reazione di Zverev che a specchio si riprendeva immediatamente il controbreak. La battaglia da fondocampo era entusiasmante: l’italiano aveva un colpo in più per finire il punto, la smorzata, ma non era sufficientemente incisivo negli affondi quando doveva avanzare. Il tie-break era la logica conclusione: due gratuiti da fondo mandavano Zverev sul 4-2, un punto più tardi Cecchinato evitava di andare sotto 2-6 con una magia in controsmorzata, ma sui suoi due servizi sul 5-4 Zverev non falliva e dopo 1 ora e 38 minuti si issava sul punteggio di due set a zero.

Nell’ intervallo tra i set atmosfera nella Margaret Court Arena veniva scaldata da una delle canzoni australiane più famose, “You’re The Voice” di John Farnham, anche se la temperatura era pressoché perfetta per giocare a tennis. Il terzo set cominciava come gli altri due, con Cecchinato a guadagnare un break di vantaggio e a cederlo appena dopo. E di nuovo, come negli altri set, era Zverev a trovare l’allungo vincente, sul 5-3, effettuando un paio di bei recuperi su altrettante smorzate di Cecchinato. Due ore e 23 minuti di tennis più che piacevole, ma che alla fine nonostante i vantaggi iniziali in tutti e tre i set di Marco, hanno premiato il giocatore con maggiore capacità di sfruttare la spinta da metà campo sulle palle più corte dell’avversario.

Per Zverev il secondo turno contro il vincente tra Ruud e Gerasimov (partita conclusa al quinto set), mentre per Cecchinato c’è l’inizio della tournée sudamericana nella quale difende la vittoria di Buenos Aires e per la quale passa la strada verso il ritorno alle posizioni di classifica cui è più abituato.

[17] A. Kerber b. [Q] E. Cocciaretto 6-2 6-2 (Michelangelo Sottili)

Diciottesima del ranking dopo aver iniziato il 2019 al secondo posto, con un incerto avvio di stagione e i deludenti risultati raccolti negli ultimi Slam, Angelique Kerber è ancora troppo forte per Elisabetta Cocciaretto, che resiste però un’ora e ventidue minuti prima di arrendersi con un doppio 6-2 alla campionessa di Melbourne 2016. Sconfitta che nulla toglie alla diciottenne (per qualche giorno ancora) e al suo splendido percorso nel tabellone cadetto che l’ha portata a ridosso delle prime 150.

Inizia subito in salita il match di Elisabetta, che cede il servizio in apertura dopo un game fiume. Resta in scia, ma di nuovo Angie le strappa la battuta. Cerca di tenere in campo un’altra percentuale di prime, la marchigiana, peraltro senza una gran percentuale di trasformazione, mentre sulla seconda va prevedibilmente in grande difficoltà. La differenza di categoria è evidente e, se Cocciaretto sembra spesso in grado di tenere lo scambio e piazza diverse buone accelerazioni, alla fine i giochi sono quasi tutti appannaggio di Kerber. Costretta a giocare sopra ritmo, la nostra commette inevitabilmente anche molti errori non forzati (36 contro i 14 di Angie), ma riesce spesso a sfondare il muro di Brema, con quei 32 vincenti che quasi doppiano quelli dell’avversaria. Il vero solco è scavato dagli errori forzati, tipico di quando si affronta un avversario di livello superiore che non fa della ricerca del winner a ogni costo la sua filosofia di gioco.

Tra i due set, c’è anche un MTO per Elisabetta che si fa trattare la coscia destra, già fasciata all’ingresso in campo un problema che si amplifica contro una che muove bene la palla come la tedesca. Kerber si avvia inarrestabile verso la vittoria, fino ai due match point che significano anche il bagel, ma Elisabetta non ci sta: va bene la pluri-vincitrice Slam contro l’esordiente, passi l’ex numero 1 del mondo contro la giovanissima qualificata, ma quando è troppo è troppo, e “Coccia” muove il punteggio brekkando Angie per la prima volta, poi accorcia tenendo a zero la battuta. Kerber non è lì per (farsi) scherzare, torna a far valere il servizio mancino e chiude con un altro 6-2.

“Penso che avrà un grande futuro” dice Angelique con il sorriso della vittoria riguardo all’avversaria. “Ogni anno che torno mi sento sempre più vecchia con tutte queste nuove giocatrici” scherza la neo-trentaduenne che, al prossimo turno, è attesa dalla wild card di Brisbane Priscilla Hon.

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Australian Open

Australian Open: Kyrgios gioca sul serio, Sonego sconfitto con onore

Nick c’è con la testa, Lorenzo gioca due set alla pari ma li perde al tie-break: “Sono partite da cui imparo tanto”. Kyrgios si propone come mina vagante del torneo

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Nick Kyrgios - Australian Open 2020 (via Twitter, @atptour)

[23] N. Kyrgios b. L. Sonego 6-2 7-6(3) 7-6(1) (da Melbourne, il nostro inviato)

Dire che la serata alla Melbourne Arena è perfetta per giocare a tennis è poco. Temperatura gradevole, aria pulitissima (che di questi tempi, da queste parti, non è scontato), una bella luce di inizio tramonto, il pubblico assiepato in ogni ordine di posti. Lorenzo Sonego, il ragazzo di Torino allenato da Giampiero Arbino, detto Gipo, affronta la croce e delizia degli appassionati australiani, Nick Kyrgios, che è il paradigma del genio e della sregolatezza nel tennis attuale. Quando hai davanti uno che è perfettamente in grado di nascondere la palla a Djokovic e Nadal, ma poi è capace di perdere da chiunque se quel giorno ha solo voglia di andare a casa a guardare l’NBA, le opzioni tecnico-tattiche non sono molte. Bisogna stare lì a difendere i propri turni di servizio a ogni costo, aspettando l’eventuale inciampo dell’avversario. Se non arriva, c’è poco da fare.

Parte Sonego alla battuta, tirando a tutta (214 kmh per il primo ace dell’azzurro), come a far capire a Kyrgios che in campo il fucile di grosso calibro non ce l’ha solo lui. Chiaramente, Nick se c’è da scatenare la sparatoria non è certo il tipo da tirarsi indietro. Il risultato è che i primi quattro game volano via in pochi minuti, tra gli applausi sorprendentemente “bipartizan” del pubblico, che non eccede nel tifo per il ragazzo di casa. L’impressione è che Lorenzo, con la sua aria un po’ stralunata e lo sguardo sorridente, stia simpatico agli “aussie”, e ci sta, qui apprezzano lo sport e i suoi protagonisti ben oltre i miseri campanilismi nazionalistici, dovrebbero prenderne nota in tanti da noi.

Sul 2-2, dopo uno scambio di mazzate notevoli, arriva la prima palla break della partita in favore di Kyrgios, annullata alla grande da Sonego con un dritto diagonale in uscita dal servizio. Nick se ne conquista una seconda in attacco, ma fallisce il passante di rovescio. Non sono trascorsi nemmeno 20 minuti, e siamo già in una fase potenzialmente decisiva del primo set. L’australiano ha davvero voglia di azzannare il turno di battuta di Lorenzo, e poco dopo un recupero largo dell’azzurro su una buona palla corta di Kyrgios decreta il break, alla terza opportunità. Voluto e meritato, poco da dire. Una volta arrivato sopra nel punteggio, Nick diventa incontenibile, risponde in anticipo e spazzola drittoni in chiusura, e si prende un secondo break. Il 6-2 è inevitabile, è passata poco più di mezz’ora. Il 74% di prime palle in campo (59% Sonego), quando si parla di roba che viaggia dai 215 kmh in su, è il dato che spiega meglio la superiorità dell’australiano fino adesso. 12 vincenti, 5 errori Nick, 7-2 Lorenzo, stanno giocando bene, ma uno dei due per ora è semplicemente più forte.


Non riuscivo a rispondergli, ha un servizio impressionante per varietà di angoli e precisione. Ed è bravissimo a leggere il gioco, magari accorciava, io gli tiravo nell’angolo, e lui era già li che mi aspettava. Sa già prima dove tiri, questo credo che ce l’abbia di natura

 

Il rischio, davanti a un Kyrgios voglioso e concentrato (il che può significare ingiocabile, come sanno bene tutti, mostri sacri da decine di Slam compresi), è di farsi prendere dalla frenesia, andando sovraritmo per l’ansia di non farsi aggredire. Bravo Sonego a rimanere ordinato senza strafare, pur tenendo alto il ritmo e spingendo a tutto braccio appena possibile. Sul 4-3 Lorenzo, servizio Nick, una brevissima interruzione dell’energia elettrica nello stadio diverte molto il pubblico, che crea un bell’effetto di luci con i cellulari. La cosa si risolve in pochi istanti, siano benedetti gli impianti a LED. Fosse successo con i riflettori alogeni vecchio stampo, prima di riaccenderli (dovevano raffreddarsi), sarebbero dovuti passare parecchi minuti. Il set continua in modo equilibrato, e questo è un grande merito di Sonego, quando Kyrgios sta in campo di buzzo buono farsi travolgere è un attimo.

Sullo scambio sentivo di tenere il livello, il drittone lo reggevo. Sfortuna nei sorteggi? Ma meno male, giocare partite così mi fa imparare più velocemente, mi capitasse più volte di giocare con gente che serve così e gioca così, potrei avvicinarmi di più al loro livello

Applausi di Nick e di tutta l’arena per una splendida palla corta di Lorenzo, e per una successiva chiusura acrobatica a rete sul 5-5, poco dopo siamo al tie-break. Considerato che Kyrgios in tutto il set ha fatto tre punti in risposta, e Sonego quattro, è un epilogo più che giusto. Uno scambio di terrificanti mazzate concluso da Nick con la palla corta vincente dà all’australiano un minibreak, Lorenzo lo recupera subito con uno splendido dritto, ma poi un errore in lunghezza lo manda di nuovo sotto. Sul 5-3, Kyrgios mette prima un gran rovescio lungolinea, poi chiude a rete dietro al drop shot, ed è due set a zero per lui. 23 vincenti e 17 errori Nick, 16-9 Lorenzo, bellissima partita, peccato per l’italiano non aver avuto spiragli significativi per incidere nel punteggio (zero palle break finora nel match).

Per quello che ho visto penso che lui in realtà ci tenga al tennis, e che si diverta in campo e col pubblico. Nei punti importanti non ne fa quasi mai di sciocchezze, palle strane, guarda i tie break, li ha giocati perfetti

Nel terzo set, Kyrgios entra in fase “tweener”, divertendo ripetutamente il pubblico con i colpi tra le gambe e facendo pure punto con un pallonetto in contropiede su cui Sonego sbaglia lo smash. Sono brutti segnali per l’italiano, che infatti nel quarto game affronta una palla break potenzialmente letale, ma si salva col servizio. Il passante basso di Kyrgios ne porta una seconda, cancellata da un ace. Bravo l’azzurro, ma sta camminando in bilico sul proverbiale cornicione. Sul 2-2 una risposta vincente di dritto spaventosa sulla prima palla di Nick vale a Lorenzo il meritato boato della Melbourne Arena, ma l’australiano sale 3-2 senza affanni. Senza sussulti, ma con un bel tennis di attacco e spinta da parte di entrambi, si arriva al 6-6, e per quello che si è visto, un altro tie-break alla fine è una conclusione abbastanza giusta del parziale, anche se Kyrgios ha avuto un paio di occasioni.

“Lui è correttissimo, se dà di matto lo fa con se stesso. Il mio problema oggi è stato non riuscire a rispondergli, sto cercando di migliorare proprio alla risposta come è riuscito a fare Matteo (Berrettini). Queste partite mi servono a questo, a capire dove stare in risposta, in allenamento lavoro quasi solo su quello

Un drittaccio scappato lungo regala subito un minibreak a Kyrgios, un paio di bastonate alla battuta lo portano 4-1, Sonego è nei guai adesso. Un doppio fallo dell’azzurro e un colpo steccato portano l’australiano al 6-1 e servizio, il primo match-point è quello buono. Ottima prova di Lorenzo, contro un Nick Kyrgios di questo livello sarebbero stati spazzati via dal campo in tanti, averlo tenuto a lottare punto a punto per due set va registrato come un risultato positivo. Zero palle break concesse da Nick in tre set di cui due lunghi, solo per dare un’idea. Il ragazzo di Camberra c’è, e dovranno starci attenti tutti.

Sono stati due mesi difficili, è bello essere qua, buon anno a tutti a proposito! Lui è forte, lo sapevo, ho dovuto giocare bene. Sono contento di quello che stiamo raccogliendo con le donazioni, con i miei ace, grazie a tutti quelli che donano e ci sostengono. Stare qua fuori con voi ragazzi mi fa sentire forte, grazie ancora! Ho fatto una buona preparazione, mi sento bene, spero di potermi giocare le mie possibilità nel tabellone. ma non guardo avanti, penso turno per turno!”, racconta Nick a John McEnroe, e si gode il boato del pubblico quando il campione americano annuncia che donerà 1000 dollari per ogni set vinto da Kyrgios.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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