La Francia domina a Metz, Bedene l’intruso

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La Francia domina a Metz, Bedene l’intruso

Tre semifinalisti su quattro sono transalpini. Pouille e Tsonga si affronteranno in un derby. Paire sfiderà lo sloveno Bedene, con il quale ha litigato agli US Open

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Benoit Paire - Winston-Salem 2019 (via Twitter, @WSOpen)

10 delle 16 edizioni del torneo ATP di Metz sono state vinte da giocatori di casa. E anche quest’anno ci sono altissime probabilità che quest’eventualità si ripeta. Il 75 per cento per l’esattezza, considerato che 3 dei quattro tennisti approdati in semifinale sono francesi. Si tratta di Benoit Paire, Lucas Pouille e Jo-Wilfried Tsonga, in ordine di classifica. Pouille ha già vinto il torneo una volta nel 2016, Tsonga ha addirittura trionfato per tre volte a Metz (2011, 2012, 2015). A tentare di rompere le uova nel paniere transalpino, ci sarà lo sloveno Aljaz Bedene, n.76 del ranking ATP. 

L’intruso balcanico ha sorpreso nei quarti finale lo spagnolo Pablo Carreno Busta, che a sua volta aveva eliminato al secondo turno il primo favorito del seeding David Goffin. Bedene si è imposto con il punteggio di 6-4 7-5 in poco meno di un’ora e mezza di partita. A decidere l’incontro sono stati due break, rispettivamente nel settimo e nel dodicesimo gioco dei due parziali. Nella sua ottava semifinale a livello ATP in carriera, la seconda in questa stagione dopo quella ottenuta a Rio, lo sloveno sfiderà Benoit Paire. 

Da parte sua, l’imprevedibile tennista di Avignone ha rispettato pienamente l’onore dei pronostici nel derby contro Gregoire Barrere, imponendosi per 7-6 6-4. Partenza a rilento per Paire che è andato sotto 3 a 0 nel primo parziale. Il n.3 del seeding ha poi recuperato e si è imposto per 7 punti a 4 nel tie-break. Il secondo set sembrava avviato verso lo stesso esito ma nel non gioco Barrere  ha perso il servizio e regalato il match al suo avversario. Tra Paire e Bedene c’è un precedente freschissimo, quello del secondo turno degli US Open, vinto al tie-break del quinto set dal tennista di Lubiana, dopo aver rimontato due set di svantaggio. L’incontro è stato segnato dal nervosismo, con il francese che alla fine si era rifiutato di stringere la mano al suo avversario. Insomma, potremmo vederne delle belle nella semifinale di Metz.

 

Ben meno acrimonia ci dovrebbe essere nella semifinale della parte bassa tra Pouille e Tsonga. Il primo si è guadagnato l’accesso nei top 4 del torneo grazie al sofferto successo in tre set sul serbo Filip Krajinovic. Primo set vinto da Krajinovic per 6-4 grazie ad un break nel terzo gioco, con Pouille che ha fallito diverse occasioni per rifarsi sotto. Il giocatore francese sembrava avviato alla sconfitta dopo aver perso il servizio nel settimo gioco del secondo parziale.  Pouille ha però subito realizzato un contro-break ed è poi andato a conquistare il set per 7-5. Forse demoralizzato, Krajinovic ha lasciato campo libero al suo avversario nel parziale decisivo, perso per 6-2. 

Tsonga ha invece approfittato del ritiro del secondo favorito del torneo, il georgiano Nikoloz Basilashvili, sul 4 a 1 in proprio favore nel terzo set. Il veterano di Le Mans aveva in precedenza perso il primo set per 7-5 e perso il secondo per 6-3. I precedenti tra i due francesi sono sul due pari, con Pouille che ha vinto gli ultimi due faccia a faccia. 

Risultati:

A. Bedene b. P. Carreno Busta 6-4 7-5
[3] B. Paire b. [WC] G. Barrere 7-6(4) 6-4
[4] L. Pouille b. F. Krajinovic 4-6 7-5 6-2
J.W. Tsonga b. [2] N. Basilashvili 5-7 6-3 4-1 rit.

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ATP Finals: esordio shock per Berrettini, Djokovic gli lascia solo tre giochi

LONDRA – Il primo match del Gruppo Borg è da incubo per Matteo che ripete una prestazione simile a quella con Federer a Wimbledon. Situazione già in salita

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Novak Djokovic - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Gruppo Borg (1a giornata)

[2] N. Djokovic b. [8] M. Berrettini 6-2 6-1 (dal nostro inviato a Londra)

Non poteva andare peggio il primo match di Berrettini alle ATP Finals. Matteo ha chiaramente pagato lo scotto dell’inesperienza. Era teso come le corde di un violino. Dopo aver perso i primi sei punti, compreso uno smash in cui è rimasto probabilmente accecato dalle luci dei riflettori – che ha ricordato molto da vicino uno altrettanto facile ciccato a Wimbledon contro Federer, quando fu sconfitto 6-1 6-2 6-2: il punteggio dei primi due set è sinistramente uguale – Matteo si è un tantino ripreso, ma ha sbagliato un dritto rigore sulla seconda palla break conquistata da Djokovic e da quando è andato sotto 3-2 è stato un calvario. Cinque break consecutivi, a uno che serve come Matteo, non dovrebbe poterli fare neppure il miglior ribattitore del mondo, quale certamente è Nole Djokovic

 

Il serbo ha giocato bene, ma soprattutto con molta sagacia tattica, ha rallentato sul rovescio di Matteo che ha commesso parecchi errori gratuiti, 18 solo nel primo set. Un Nole così sembra quello del 2011 e 2015, ingiocabile. Alla risposta ha preso qualunque cosa, al servizio è stato impeccabile.

LA PARTITA – Unica nota positiva, le tenue reazione di Matteo all’inizio difficile che è degna di chi ha giocato le semifinali degli US Open. Primo ace, il dritto ritorna quello di sempre e anche una volée sbagliata non costa caro. Il problema è che al servizio Novak è impeccabile e quando deve contenere le bordate dell’azzurro non si lascia pregare. Resistere a questa pressione è dura, e infatti il terzo turno al servizio di Berrettini è quello che gli costa il break.Il 43% di punti con la seconda, e il 47% con la prima danno bene l’idea della difficoltà di Matteo con la miglior risposta del circuito. 

Il secondo set non cambia le cose, con il n.2 del mondo che continua imperterrito a rispondere a qualunque cosa. Minuto 36, il punto più bello del match è di Berrettini. Quando la palla corta dell’italiano sembra irraggiungibile, l’ossesso di Belgrado non solo ci arriva ma gioca una contro-smorzata da antologia; tocca così a Berrettini raggiungerla e piazzare la palla in lungo linea all’incrocio delle righe, una magia che Nole trasforma in un lob non alto ma insidioso. Il romano però non si scompone e piazza il mezzo smash sulla riga più lontana per il serbo, che applaude. Non basta perché il cannibale serbo si prende tutto esattamente come faceva Merckx e centra il terzo break consecutivo salendo 2-0 e servizio. C’è di che scoraggiarsi ma Matteo non rinuncia a lottare, anche se purtroppo invano.

Quando sul 3-0 Djokovic la sosta si apre con l’ormai ossessiva Dance Monkey, il dramma di avere di fronte un giocatore più forte assume i contorni del grottesco. Il refrain stridulo dell’hit del momento suona a morte per Berrettini, che nel quarto gioco annulla alla grande la prima ma non la seconda palla del 4-0 Djokovic, che esulta con un urlo di battaglia. Tre giochi più tardi il campione di Australian Open e Wimbledon alza le braccia e chiude in 62 minuti di partita a senso unico. Matteo avrà probabilmente più occasioni martedì, contro chi uscirà sconfitto dalla sfida serale tra Federer e Thiem. Ma dovrà giocare meglio. Molto meglio.

La classifica aggiornata del Gruppo Borg

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Sinner, il peccato più grande è la vittoria: le Next Gen Finals sono sue

MILANO – Prova sbalorditiva dell’azzurro che annichilisce il N.18 al mondo e conquista il titolo a Milano che impazzisce per il nuovo fenomeno azzurro

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Jannik Sinner con il trofeo delle Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

da Milano, il nostro inviato

EDITORIALE: Credo che Jannik Sinner sia un fenomeno
CONFERENZA: “Sono felice di aver vinto il primo titolo ATP a Milano come Federer”

[8/WC] J. Sinner b. [1]A. de Minaur 4-2 4-1 4-2

 

Forse era destino che a poche ore dal ritorno di un italiano in campo alle ATP Finals di Londra, un altro italiano firmasse un’altra clamorosa impresa a Milano. Jannik Sinner scrive un piccolo pezzo di Storia del tennis italiano, ma forse è ancora niente in confronto a quello che potrà scrivere in futuro.

Ha compiuto 18 anni il 16 agosto eppure ha annichilito il n.18 del mondo Alex de Minaur, che l’anno scorso aveva perso a Rho con un punteggio meno netto contro Stefanos Tsitsipas. Oltre all’immensa facilità di gioco da entrambi i lati, il coraggio e la freddezza sono gli elementi che hanno contraddistinto una prova stratosferica. L’australiano ha giocato ad alto livello nei primi due set ma si è trovato sotto 0-2 senza neanche capire perché: Sinner ha annullato nove palle break su nove e non ha mai dato la sensazione di soffrire la pressione, mentre è stato un rapace su ogni palla break a sua disposizione, entrando sempre e rischiando l’impossibile pur tenendo il conteggio degli errori non forzati ampiamente sotto il livello d’ordinanza.

Nel terzo set la resa di de Minaur è pressochè inevitabile. Troppe occasioni mancate e un Allianz Cloud ormai più simile a San Siro che al Palalido: l’esplosione sul match point ha ricordato da vicino il boato che ha accompagnato, neanche troppo tempo prima, il gol decisivo dell’Inter nel match pomeridiano di serie A. Alla fine Jannik si dirige verso il suo angolo e si commuove perché sa di aver messo il primo mattone di una casa che rischia di diventare un castello, e anche dei più lussuosi. Il futuro è suo e noi non chiediamo altro che continui su questa strada luminosa. Milano glielo ha già fatto capire.

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Next Gen Finals: Sinner senza limiti, è il primo italiano in finale a Milano (sabato alle 21)

Il pubblico dell’Allianz Cloud impazzisce per Jannik che rimonta un set a Kecmanovic e affronterà de Minaur nella miglior finale possibile

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Jannik Sinner - Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

dalla nostra inviata a Milano

[8/WC] J. Sinner b. [5] M. Kecmanovic 2-4 4-1 4-2 4-2

Jannik Sinner batte in semifinale Miomir Kecmanovic e la tensione in un’Allianz Cloud tutta esaurita. Agli ingressi addirittura si incrociavano bagarini pronti a rivendere i biglietti con un sovrapprezzo di pochi euro. Milano ha ormai adottato Jannik Sinner, 18 anni da San Candido in Val Pusteria. Jannik da bambino, come da tradizione dei luoghi che l’hanno visto nascere, aveva iniziato con lo sci – potete addirittura vederlo qui! – per passare poi a 13 anni al tennis. Fu proprio un suo conterraneo, Massimo Sartori, a notarlo e a portarlo all’accademia di Riccardo Piatti in Liguria. Il resto ormai è una storia che l’Italia tutta sta imparando a conoscere.

 

LA PARTITA – Alle ore 21.00 di un venerdì sera meneghino Jannik scende sul campo di quello che fu il Palalido per sfidare il serbo, classe ’99, Miomir Kecmanovic, numero 60 della classifica ATP. È la prima volta che le due giovani promesse incrociano le racchette. Miomir si è qualificato come secondo del girone A, avendo perso la sfida con Alex de Minaur. L’Allianz Cloud esplode all’ingresso di Sinner. Jannik parte concentrato con un turno al servizio assolutamente perfetto, ma già nel terzo gioco sembra smarrire un po’ di sicurezza. Kecmanovic approfitta di due errori di rovescio di Jannik per piazzare il primo break dell’incontro e con un solido turno in battuta lo conferma volando sul 3 – 1.

Jannik continua a commettere molti errori e regala a Miomir tre set point. Sinner annulla il primo con coraggio al termine di un lungo scambio. Jannik sceglie poi di scendere a rete per cancellare anche la seconda possibilità di Kecmanovic di prendersi il parziale; Sul deciding-point Miomir, incalzato dal rovescio di Sinner, sbaglia un dritto e fa tirare un sospiro di sollievo a Jannik e a tutta l’arena. Kecmanovic però non intende rischiare oltre e con un ottimo turno al servizio si prende il parziale. La percentuale di servizio di Sinner è decisamente più bassa rispetto alle scorse giornate (53 % sulla prima nel parziale).

Il pubblico continua a sostenere Sinner in avvio di secondo set, accompagnando ogni punto con applausi scroscianti e ogni errore dell’altoatesino con battiti di mani ritmati, per sostenerlo. Jannik per la prima volta in questa settimana sembra sentire la pressione e si limita a palleggiare, senza cercare di angolare i colpi. Nel quarto game però Sinner ritrova all’improvviso la lucidità e con essa il suo gioco: alla seconda occasione utile piazza il break, urlando tutta la sua gioia e stringendo il pugno in direzione del proprio angolo. Il successivo turno al servizio di Jannik è un crescendo di entusiasmo che esplode sull’ace con il quale Sinner si prende il parziale 4 giochi a 1. Tra i tricolori e gli striscioni in italiano, ne spunta uno scritto in tedesco, lingua che Jannik parla abitualmente in famiglia.

Kecmanovic subisce il contraccolpo del set appena perso e cede il servizio a zero in avvio di terzo. Sinner però non è in serata al servizio e si trova a fronteggiare ben quattro break point, sui quali lotta e recupera fino a ribaltare la situazione e ad allungare 2 giochi a zero. Nel game successivo si permette persino di ricamare sul campo il punto più creativo del suo torneo, uno slice di dritto vincente che lascia attonito il serbo ed entusiasma il pubblico.

L’Allianz Cloud ora è follemente innamorata di Jannik. Sinner torna a servire come ci aveva abituato nel girone di qualificazione (oltre i 200 km/h) e vola 3-1 senza più soffrire. Kecmanovic risponde con un turno in battuta altrettanto solido e rapido. Il sesto game non è per deboli di cuore: Sinner sente la tensione e si trova subito a rincorrere 0-30, si aggrappa al servizio e al dritto per arrivare a giocarsi il parziale in un deciding-point che fa tremare il palazzetto. La mano di Jannik però non trema: con un servizio vincente Sinner si prende il gioco e il set.

Il quarto set inizia sul filo dell’equilibrio, ma ha il suo culmine nel terzo gioco quando Sinner conquista due palle break. Kecmanovic annulla la prima, ma nulla può sulla seconda quando Jannik scende a rete e con un tocco di classe infinita si prende un punto e un break che hanno il sapore della vittoria. Gli spettatori ne sono consapevoli e l’emozione all’interno del palazzetto è ora alle stelle. Sinner tiene il servizio senza problemi. Kecmanovic annulla con coraggio ben tre match point a Jannik nel corso del quinto game, aggrappandosi alla battuta. Sinner non si scompone, torna in panchina e si prepara a servire per volare in finale. Jannik ora ha fretta, in un minuto vola 40-0 e chiude ancora con una discesa a rete che manda Milano e il suo pubblico in paradiso.

De Minaur è un demone a Milano, seconda finale consecutiva
Il tabellone completo del torneo

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