Se Fabio Fognini ha perso l'occasione è perché ha perso di nuovo la testa

Editoriali del Direttore

Se Fabio Fognini ha perso l’occasione è perché ha perso di nuovo la testa

MELBOURNE – All’Australian Open Fabio non stringe la mano all’arbitro e dice: “Non ho nulla da recriminare”. Sbaglia. Opportunità sprecata. Ha regalato 15 punti di fila a Sandgren. Chi ha meritato il primo set? I cattivi consiglieri

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Fabio Fognini ancora una volta è stato il migliore dei nostri, alla tredicesima partecipazione a questo torneo è arrivato ancora una volta al quarto turno, ma non ce l’ha fatta neppure questa volta a qualificarsi per i quarti di finale di uno Slam. Ha detto a fine partita, dopo il 7-6, 6-4, 6-7, 6-4 con il quale ha perso da Tennys Sandgren di non aver nulla da recriminare, nulla da rimpiangere.

Davvero non è il caso di criticare chi in tutti questi anni è stato il tennista italiano più continuo ad alto livello, certamente il migliore dopo l’era Panatta, almeno fino a quando uno tra Berrettini e Sinner non riesca a fare meglio di lui. Arrivare in ottavi a uno Slam, e per la terza volta qui, la settima fra tutti gli Slam, è un exploit che molti pagherebbero per centrare.

Ciò detto, e reso onore al merito, io credo però che questa fosse una partita che lui avrebbe potuto vincere se avesse giocato al meglio delle proprie possibilità. Secondo me non lo ha fatto. Magari un pochino colpa anche delle Dunlop che quando non erano più fresche non riusciva a spingere come il suo più possente e muscoloso avversario, ma qualche palla corta in più quando riusciva a spingere contro la rete di fondo quel “pedalatore” del Tennessee, qualche discesa a rete in più quando l’avversario era in chiara difficoltà, secondo me Fabio avrebbe dovuto metterla in atto. Se non gli sia venuto in mente, se non gli sia stato suggerito…per evitare di fare a pallate da fondocampo, beh non lo so. So che lui ha più talento di Sandgren, ma vedendo la partita questo talento non è emerso che a sprazzi, troppo poco. E se perde la testa e regala 15 punti al suo avversario che è invece rimasto sempre calmo e concentrato…poi se la deve prendere solo con se stesso. Non è stato solo bravo Sandgren, anche se ha giocato meglio di quanto lui – e noi – ci aspettassimo.

 

Ma a questo arrivo dopo. Qui dico che lui poteva essere il quarto italiano a raggiungere i quarti a Melbourne e purtroppo non ce l’ha fatta. Auguriamogli che ci possa riuscire in avvenire, ma senza dimenticare che a maggio compierà 33 anni e… non tutti sono come Federer che gioca 4 ore e 3 minuti venerdì sera contro Millman e poi affronta Fucsovics come se nulla fosse, ci perde il primo set, dopo di che domina secondo, terzo e quarto contro chi aveva superato Shapovalov, Sinner e Paul (il giustiziere di Dimitrov).

Roger Federer – Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Ai quarti qui erano arrivati – fra i tanti azzurri cimentatisi Down Under – solo in tre. Per primo solo l’ambidestro che giocava due dritti, uno per lato, Giorgio De Stefani nel ’35: ma prese 6-0 6-0 6-0 da Fred Perry! Vero che l’inglese è tipo che vinse Wimbledon tre volte di fila proprio in quegli anni (1934-1935-1936) e che il Regno Unito dovette attendere 71 anni e Andy Murray per celebrare un altro proprio vincitore, ma credo che a livello di quarti di Slam quel triplo 6-0 sia uno score che non si sia mai più ripetuto. Il secondo italiano capace di arrivare allo stesso traguardo è stato Nicola Pietrangeli nel ’57. Nicola perse dall’australiano Mal Anderson 9-7 9-7 6-2 (com’erano più belli quei punteggi!).

A quei tempi l’Australia era…più lontana di oggi, nel senso che per arrivarci era dura, durissima. Nel ’35 ci volevano 12 giorni e mezzo, un lungo tratto in treno (tra Italia e Francia), 31 soste e tanta pazienza, ma anche ai tempi di Pietrangeli non era uno scherzo. Ora sulla rotta Londra-Perth bastano 17-18 ore. Tutte ad alta quota. Senza scalo. Nel 1935 l’unico tipo di intrattenimento era l’ascolto di It’s a Long Way to Tipperary in versione corale, canzone non proprio nuovissima, molto famosa tra i soldati della Prima guerra mondiale.

Fra Pietrangeli e Cristiano Caratti ci fu un gap di 34 anni. Nel ’91 Karate Kid, come fu ribattezzato, battè Richard Krajicek (l’olandese classe ’71 che avrebbe fatto semifinale qui nel ’92 e poi vinto Wimbledon nel ’96) in ottavi  per perdere poi nei quarti da Patrick McEnroe. Ricordo bene che Patrick, che continuava a essere presentato come “il fratello di John”, subito dopo la vittoria su Caratti fece quella dichiarazione che venne considerata fra le più simpatiche e spiritose dell’anno in corso: “Perché tutti sembrate così sorpresi? Qual è la novita? In semifinale ci sono i soliti quattro, Becker, Edberg, Lendl e… McEnroe!

Dati a Fabio Fognini i meriti che è giusto riceva, devo ricordare che questa era la settima volta che aveva la chance di agguantare i quarti in uno Slam – la terza qui a Melbourne – ma la sola nella quale è riuscito a trasformare un suo ottavo in un quarto di finale è stata quella del Roland Garros 2011, quando batté lo spagnolo Albert Montanes – guarda caso il più scarso di tutti i sette avversari incontrati in ottavi – al termine di un match a dir poco rocambolesco (a mia memoria davvero unico nel suo svolgimento finale). Leggete qui che cosa scrissi allora

Se siete stati pigri e non avete avuto voglia di aprire il link, beh, in sintesi quel match vide lo spagnolo mangiarsi 5 match point e Fabio vincere da zoppo, metà incrampato e metà stirato (via via che i minuti e i punti passavano il suo stato fisico andava peggiorando). Fabio vinse nonostante 9 falli di piede chiamatigli dai giudici di linea (di cui quattro sulla prima palla del match point per l’avversario e due sulla seconda sull’avant-matchpoint) negli ultimi tre turni di servizio. Alla fine vinse e avrebbe dovuto giocare nei quarti contro Novak Djokovic e invece non potè scendere in campo perché il crampo si era trasformato in uno stiramento. Se lo avesse fatto anche da zoppo sarebbe indirettamente entrato nella storia del tennis, anche perdendo da Djokovic nei quarti.

Infatti Nole, quell’anno, aveva vinto 41 partite consecutive. Una sola vittoria in più e il serbo avrebbe eguagliato il record di 42 vittorie consecutive stabilite da John McEnroe nel suo magico 1984, quando SuperMac perse la sua prima partita dell’anno nella memorabile finale del Roland Garros con Ivan Lendl. E tutti avrebbero ricordato che Djokovic aveva eguagliato McEnroe battendo Fabio Fognini. Ma quel match non si giocò, la vittoria di Djokovic per ritiro non contò per la striscia e Nole perse in semifinale contro Federer interrompendola. Qui potete trovare le strisce vittoriose più lunghe da quella di Vilas, 46 nel ’77 (interrotta da Nastase a Aix En provence che lo battè con la racchetta “Spaghetti” con doppia cordatura che fu poi decretata illegale…), a quella di McEnroe con 42, mentre Federer ne può vantare una di 41 successi di fila colti fra il 2006 e il 2007. Borg ne vinse 43 i fila nel ’78, Lendl 44 fra ‘1981 e 1982. Se ai 41 successi di Novak del 2011 aggiungiamo anche le due vittorie nei singolari di Davis del 2010 – il momento che lui ha sempre dichiarato essere quello della svolta – il conto sale a 43.

Ma torniamo a Fognini. Qualche lettore ha contestato l’assunto che questa fosse un’occasione, un’opportunità per Fognini, soltanto per il fatto che ci aveva perso già a Wimbledon – in quella famosa partita al termine della quale Fabio aveva auspicato che qualcuno bombardasse l’All England Club perché il suo match era stato programmato sul campo 14 anziché su uno show court – e anche che Sandgren, a dispetto del suo ranking ATP, n.100, a) aveva battuto Berrettini 7-5 al quinto (dopo aver annullato 3 palle break per il 5-3 nel quinto a Matteo) b) infine anche perché era già approdato qui ai quarti di finale nel 2018. A quei lettori rispondo: premesso che nel tennis so benissimo che match facili non esistono e che può capitare – come è capitato – che Sandgren giochi un’ottima partita, e altresì premesso che Sandgren è certamente un giocatore migliore del suo ranking – è stato più volte scritto e non solo dal sottoscritto – resta il fatto che a luglio l’americano del Tennesse compierà 29 anni e che il suo best ranking fino a oggi è stato n.41.

Tennys Sandgren – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Così come resta il fatto che Fabio pochi mesi fa era un top-ten e oggi è n.12 del mondo. Ciò non gli garantiva la vittoria a tavolino, ci mancherebbe!, – tant’è che ha perso in 4 set – però il favorito era lui, per tutti…E quindi questa era una sacrosanta opportunità. Più favorevole di quelle avute con gli altri sei tennisti decisamente più forti. Che poi Fabio dica che il primo set lo doveva vincere lui perchè lui ha avuto cinque palle break e Sandgren nessuna…beh, purtroppo non significa nulla. Nel tennis conta fare i punti importanti. E anche se al tie-break i due sono arrivati con Sandgren che aveva ceduto 14 punti nei propri sei turni di battuta e Fognini appena 5, una volta approdati al tie-break conta chi lo vince. Fabio, dopo quei soli 5 punti persi in 6 turni di battuta, ne ha però ceduti 3 nel tie-break: il secondo e il terzo punto (infatti è andato sotto 3-0 e poi 4-0) e poi sul 5 pari – quando l’arbitro gli ha inflitto un warning per time violation – ne ha perso un terzo subendo un attacco e una volée incrociata di Sandgren. Tre mini-break subiti in un tie-break spesso sono decisivi.

Di certo una chiamata di fallo di piede lo aveva vieppiù innervosito, ma si sa che Fabio ogni tanto si distrae e il fallo di piede lo fa. Non è che tutti i giudici di linea del mondo ce l’abbiano con lui. Sul primo setpoint per Sandgren c’è stato uno scambio e Fabio ha sbagliato per primo: un dritto out. Allora lì Fabio, furibondo, ha pensato che fosse il caso di discutere con l’arbitro francese Damien Dumusois.

Che cosa gli rimproverasse e anche che cosa gli abbia detto precisamente non sono in grado – né io né tutti i presenti alla sua conferenza stampa – di saperlo e dirvelo perché quando Fabio è venuto in sala stampa dapprima ai colleghi inglesi ha detto che non voleva parlare dell’episodio. Poi a noi italiani – anche quelli di Ubitennis, gioco forza muti nella piena indifferenza assolutoria del media manager dell’ATP Nicola Arzani il quale una volta tempo fa ha detto a Vanni Gibertini: “Ma perché non gli fate domande?” quasi che vivesse sulla luna dato che sa benissimo come alle nostre domande Fabio o non risponde, o la fa a monosillabi quando non replica dicendo “Questa è una domanda stupida, questa è una domanda del cavolo… – ha invece detto testualmente: “Non voglio fare la vittima, non lo sono. Purtroppo è successo quel che è successo. Oggi ho ragione al 110 per cento. Magari (l’altro giorno) con Bernardes ho usato parole che non avrei dovuto usare, ma oggi il giudice arbitro ha cagato fuori dal vaso! Non gli ho stretto la mano perché non merita rispetto, per quello che ha fatto e per come si è comportato. Per il resto sono tranquillo, ho dato tutto, abbiamo giocato intorno a 3 ore e mezzo, non ho nulla da recriminare. Meritavo il primo, potevo essere due set a uno sopra, ma con il senno di poi…non si va da nessuna parte. Ho perso quattro set molto molto molto combattuti, sono comunque contento della prestazione di questa settimana e nulla di più…Oggi ho preso di tutto, time violation, warning, penalty point…– si interrompe e aggiunge (lo ripeterà tre volte)- ma la multa che ho preso, che mi verrà data, la voglio dare agli australiani per solidarietà alle vittime degli incendi…Lui ha giocato in modo pazzesco, io non ho nulla da recriminare – ripete per l’ennesima volta – il primo set meritavo io, il secondo è andato a quel modo, il terzo l’ho vinto dominando il tie-break. Nel quarto avrò fatto due punti sui suoi servizi (5 in realtà…), ogni volta che batteva faceva 1 ace/barra due… che potevo fare di più ? Sull’ultimo game neanche se va a Lourdes e si mette nella vasca da bagno per una settimana rigioca così. Bisogna dirgli bravo, è quel che gli ho detto a fine partita. Non potevo fare di più, ci ho messo le mani, non è bastato”.

Ipse dixit. Quanto a me voglio ricordare i precedenti sei duelli persi da Fabio negli ottavi di Slam: due al Roland Garros con Cilic 2018 e Zverev 2019. Due anche all’Australian Open con Djokovic 2014 e Berdych 2018 prima di oggi con Sandgren. Una all’US Open con Feliciano Lopez dopo che aveva rimontato al terzo turno 2 set di handicap a Rafa Nadal. Ecco, quando si è parlato di grande occasione per Fabio, ci si è tutti riferiti a questi precedenti. Forse soltanto Feliciano Lopez era un giocatore battibile quasi quanto Sandgren, sulla carta. Ma il best ranking di Lopez è stato 12, non 41, è tennista che ha vinto 7 tornei in 18 finali. Ecco perché in questo caso era più che giusto parlare di occasione, di opportunità.

Nel confronto indiretto contro Sandgren – questo sì che conta poco perché nel tennis la proprietà transitiva non esiste – è uscito meglio Berrettini, che ha avuto 3 palle break per il 5-3 nel quinto, piuttosto che Fognini che ha perso in 4 set senza avere mai chance nel quarto di breakkarlo. Ma la verità è che Fabio ha perso 15 punti di fila, fra chiusura di primo set e fino a quasi il 4-0 al secondo, perché ha perso la testa. E questo ai veri campioni con…(appunto) la testa sulla spalle, non succede. Non si può regalare un set e mezzo per episodi del genere. Ok, l’arbitro ti ha dato un warning ingiusto? Ti calmi, ti metti lì, cerchi di dimenticare, ti concentri sul prossimo punto, eviti di metterti a discutere con l’arbitro. Anche se sei convinto che lui abbia sbagliato ad ammonirti. Anche se hai ragione.Hai 32 anni e mezzo, tanta esperienza alle spalle, che senso ha sbroccare? 

Invece ha perso talmente la testa che dopo quei due punti che hanno deciso negativamente il tie-break del primo set, che lui riteneva di aver meritato di vincere, ha perso in un batter d’occhio i quattro punti a fila del game di servizio che ha aperto il secondo set. E allora per la rabbia della presunta ingiustizia subita non ci ha visto più e si è strappato platealmente la maglietta (Chissà quanto sarà stato contento Giorgio Armani e il suo staff…). Riguardo all’ingiustizia di quel provvedimento prima o poi ne conosceremo i risvolti. Io ho sentito solo un discorso relativo a un asciugamano e a una raccattapalle… ma non ho capito se sia stata la tardiva consegna dell’asciugamano a fare prendere a Fognini la prima ammonizione per time violation. Se lui invece di quest’atteggiamento francamente sciocco parlasse e spiegasse – se non a Ubitennis almeno a qualcuno – che cosa è successo esattamente, non rischieremmo di essere imprecisi e di arrampicarci sugli specchi.

Ma anche sul fatto che il primo set avrebbe meritato di aggiudicarselo lui, beh sono d’accordo fino a un certo punto. Ricordo una volta che Edberg ebbe 14 palle break contro Chang e perse il set. Mi pare si accaduto a Parigi. Era stato bravo Chang. E magari meno bravo Edberg. Nessuno sentì dire a Edberg che era lui che avrebbe meritato di vincere il set. Nel tennis accadono situazioni analoghe quasi tutti i giorni. E chi annulla le pallebreak è quantomeno bravo come colui che se le procura. Sampras, con il servizio che aveva, ne annullava a caterve, idem Ivanisevic. E anche Sandgren serve bene. Ha i suoi meriti se riesce ad annullarle.

Qualcuno osserverà poi che in fondo Fognini era riuscito a recuperare da 0-4 a 4 pari nel secondo set. Fabio è addirittura passato a condurre, vinti 5 game di fila, per 5-4. Ma quasi sempre questi sforzi si pagano. Quante volte si assiste a grandi rimonte e poi, nel momento in cui il giocatore che rimonta riesce a raggiungere l’avversario, si ammoscia, vive un momento di appagamento, perde l’adrenalina che lo aveva spinto a rimontare e molla quel tanto che basta per vanificare la propria rimonta. L’ho visto accadere innumerevoli volte. Ed è successo anche a Fognini: sul 5 pari di quel secondo set miracolosamente rimesso in discussione Fabio ha perso il servizio a 15 e si è ritrovato sotto due set a zero. Pagava lo stress della rimonta per un set quasi perso. Uno dice a stesso: “Uffa ce l’ho fatta” e in quel momento è fregato.

Quel che ha poi detto e ribadito Fabio “avrei dovuto essere avanti due set a uno” è privo di fondamento. Non è che le cinque pallembreak del primo set le ha regalate lui (e anche se fosse…). Gliele ha annullate Sandgren. Quindi, ribadisco, è sbagliato dire che quel set l’americano non se l’era meritato solo perché Fabio aveva avuto 5 palle break e lui nessuna. Ci sta. Ma quando si arriva al tie-break chi lo vince ha meritato il set. Il resto sono chiacchiere.

Il punto è un altro. Cui Fabio dicendo “non ho nulla da recriminare” non accenna. A questi livelli, anche con l’avversario che è n.100 del mondo – e soprattutto se sul cemento vale assai di più – non ci si può permettere di regalare un set e mezzo (gli ultimi due punti del primo e i successivi 13) game dopo game senza giocare. Ai primissimi tennisti del mondo non succede. E se succedesse anche una sola volta se ne renderebbero conto e non gli succederebbe più. Personalmente sono convinto che se a Fabio, fin da piccolo, qualcuno in casa sua e fra i suoi primi tecnici, gli avesse fatto capire fin dall’inizio queste cose, questo tipo di comportamenti – mi dicono che con Roger Federer è stato necessario farlo e i risultati poi si sono visti- forse Fabio sarebbe cresciuto con una testa diversa.  Forse, manca la controprova, lo so.

Ma io penso che invece probabilmente gli hanno dato troppo spesso ragione – magari non sempre – probabilmente per non contraddirlo, o anche più semplicemente per il “vivi e lascia vivere”, quando non per interesse da parte di chi parzialmente dipendeva da lui. E questo atteggiamento compiacente che su un ragazzino poteva essere costruttivo ha prodotto danni irreparabili. Perché con il talento naturale che Fabio ha i suoi già eccellenti risultati avrebbero potuto essere assolutamente ancora più straordinari.

Ma voi pensate, in tutta onestà,  che un Barazzutti, un Binaghi, un Palmieri, un Milan, un Ricci Bitti – tutti federales – domani si sognino di dire a Fognini :“Guarda che sbagli qui, guarda che hai sbagliato qua, guarda che dovresti fare così? Guarda che – e questo è solo un piccolissimo esempio del tutto marginale eppur tuttavia significativo– il fatto che un atleta non parli con alcuni giornalisti che raccontano da 15 anni le tue partite, belle e meno belle da tutto il mondo, che pubblicano centinaia di tue foto in cui compaiono i loghi dei tuoi sponsor che finanziano la tua attività non dovrebbe esistere. Non danneggi loro, danneggi te stesso e la tua immagine. Anche se tu li avessi fortemente sulla scatole, caro Fabio sbagli?” Macchè, figurarsi se pensano a dirlo. Anzi lo inciteranno a continuare a farlo. Si congratuleranno con lui. E allora, attorniato da gente così, come potevate illudervi che un ragazzino potesse cambiare, crescere, maturare?

Fabio Fognini – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

P.S. Questo mio editoriale può apparire inopportuno nel momento in cui Fabio Fognini ha comunque raggiunto un ottimo risultato, con gli ottavi a Melbourne. E di cui tutti noi tifosi del tennis italiano dobbiamo essergli grati, così come per tutta la sua stupenda carriera. Ma la consapevolezza che accanto a lui non ci sia chi cerchi di dirgli che le cose non stanno come evidentemente le vede e le racconta lui, mi ha spinto a scrivere quel che ho scritto, pur sapendo benissimo che certo non verrà condiviso da molti, e non solo dai suoi fan. Ma poichè personalmente ne sono convinto non vedo perchè dovrei temere di esprimere una mia opinione.

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Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

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Editoriali del Direttore

Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

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I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

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Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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