Sinner! Jannik, la scalata è ripartita (Cocchi). Sinner da veterano. Sempre più in alto! (Semeraro). Sinner, prima vittoria contro un Top-10 (Barana)

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Sinner! Jannik, la scalata è ripartita (Cocchi). Sinner da veterano. Sempre più in alto! (Semeraro). Sinner, prima vittoria contro un Top-10 (Barana)

La rassegna stampa di venerdì 14 febbraio 2020

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Sinner! Jannik, la scalata è ripartita (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Gli avevano già dato del fuoco di paglia. Del talento sbocciato troppo presto e quindi già schiacciato dalla pressione. Jannik Sinner, pertò non se ne e mai curato troppo, continuando a lavorare con fiducia insieme al coach Riccardo Piatti, che lo cresce da quando aveva 13 anni. E ha fatto bene, perché ieri a Rotterdam Jannik si e mangiato David Goffin in un sol boccone, 7-6 7-5, centrando la prima vittoria contro un top 10 e conquistando per la prima volta i quarti di finale in un Atp 500. Con il successo di ieri si e arrampicato fino al numero 68 virtuale, con la possibilità di migliorare ancora oggi, se dovesse ripetersi con Pablo Carreno Busta e conquistare un posto in semifinale. Un match difficile ma non impossibile contro un avversario che non ha iniziato molto bene la stagione ma comunque esperto e pericoloso. Intanto Sinner si gode una vittoria speciale, di quelle che segnano la carriera di un giocatore e danno la misura di quanto un talento sia in crescita. Il primo successo contro un giocatore che sta tra i primi 10 al mondo e un po’ come il primo esame importante passato all’università. […] La prestazione del 18enne italiano ha lasciato a bocca aperta anche l’ex numero 1 Evgeny Kafelnikov, che ha twittato entusiasta: «Vedendo il gioco di Sinner, ho la ferma convinzione che finalmente dopo tanti anni potremo avere un 19enne che chiude l’anno tra i primi 10 al mondo». Jannik invece mantiene la calma, senza esaltarsi: «Non e stato facile per niente – ha detto dopo la partita —, David è molto forte, corre tantissimo, quando pensi di aver fatto un vincente lui arriva e te la manda indietro. Certo, la prima vittoria contro un top 10 e importante, ma cerco di considerarla come un match qualunque, senza montarmi la testa». La prestazione di Rotterdam e figlia del «metodo Piatti», quello delle sconfitte che aiutano a crescere. Dopo un inizio di stagione difficile, con gli stop di Canberra contro Ruusuvuori e l’uscita all’esordio di Auckland contro Paire, Sinner aveva chiesto al coach di tornare sui Challenger. Proposta respinta: «Jannik deve capire — spiega Piatti—, che il suo livello ormai è questo. In allenamento in Australia ha fatto un set pari con Federer, ha perso al tie break un set con Nadal. Ovvio che l’intensità è diversa, ma dobbiamo continuare a confrontarci con questi campioni, senza ripercorrere strade già conosciute».

Sinner da veterano. Sempre più in alto! (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

Tre indizi fanno una prova? Allora eccoli. Primo: Jannik Sinner a Rotterdam ha battuto il primo top-10 della sua carriera, David Goffin, e lo ha fatto splendidamente (7-5 7-6), con il braccio e con la testa, da veterano, guadagnandosi anche il primo quarto di finale in un Masters 500 della sua carriera. E ha solo 18 anni e 5 mesi. Secondo: per vedere il posato, mite, educatissimo elfo belga Goffin urlare al pubblico e tirare una pallina in tribuna, beccandosi anche un warning, ce ne vuole. Significa che David proprio non sapeva a che santo tennistico votarsi. Si chiama frustrazione. Terzo, ascoltate il commento dell’ex numero 1 del mondo Evgheny Kafelnikov, diramato urbi et web via Twitter: «Dopo aver visto giocare Jannik Sinner oggi, credo fortemente che per la prima volta in trent’anni vedremo un diciannovenne finire l’anno fra i migliori dieci del mondo». Kafelnikov esagera un po’ – dimenticandosi a esempio di due tipetti precoci come Nadal e Hewitt – ma insomma ci siamo capiti. Chi aveva alzato il sopracciglio dopo la sconfitta di Jan il rosso a Melbourne contro Fucsovics e a Montpellier contro Ymer – e prima ancora contro Paire ad Auckland e Ruusuvuori nel Challenger di Bendigo, può tranquillizzarsi. Il ragazzo c’è, eccome. Tenere il ritmo del geometra Goffin da fondo, e spesso spaccare lo scambio con vincenti fulminanti – 27 in totale – non è da tutti, e neppure prendersi due set in volata, usando i nervi, oltre al rovescio, come arma vincente. «Mi sento alla grande – dice Sinner – perché giocare contro di lui non è semplice. E’ solidissimo, nel corso del match ti costringe a fare tante cose diverse, quindi per fare punto devi cambiare ritmo o provare a piazzare un vincente. Può sembrare una vittoria come le altre ma a volte giochi dei match meglio di altri. Alla fine è tutta questione di mettersi alla prova e capire a che punto sei». Il punto, provvisorio, parla del numero 68 nel ranking virtuale, e di un quarto da giocare contro Pablo Carreno Busta, 28 anni, altro ex top-10. «Non lo conosco, chiederò a Riccardo, mi darà lui consigli giusti su come affrontarlo,ma so che non sarà affatto facile. Qui ha battuto Roberto Batista Agut, mi aspetto una partita dura». […]

Sinner, prima vittoria contro un Top-10 (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

Lo scalpo più bello. Jannik Sinner meraviglia l’Ahoy Arena di Rotterdam: elimina David Goffin e a soli 18 anni torna a collezionare precoci prime volte. Quella di ieri contro il belga, numero 10 del mondo, è la sua prima vittoria in carriera contro un Top ten, e per la prima volta Jannik accede a un quarto di finale di un Atp 500. Oggi se la vedrà con lo spagnolo Pablo Carreno Busta (30 Atp). Quello che è già nero su bianco è la nuova impresa del pusterese, che griffa un successo da copertina in due set (7-6, 7-5) e due ore di gioco di una bellissima (ed equilibrata) partita con tanti game ai vantaggi (soprattutto nella prima frazione), break di Goffin e immediati controbreak di Sinner in avvio dei due set e 11 palle break salvate (6 Sinner e 5 Goffin). La differenza l’hanno fatta i dettagli: Sinner, nel primo set, dopo aver salvato tre volte il suo servizio sul 3-3 e perso due opportunità di avanzare sul 5-3 nel game successivo, ha sprigionato colpi da cineteca al tie-break. Dal 2-2 del secondo set ha invece preso il comando — sostenuto anche da un 70% di prime di servizio (65% il dato complessivo) — e ha «finito» Goffin sul 5-5, piazzando l’allungo decisivo. Forse il più bel Sinner mai visto, anche superiore a quello che a ottobre schiantò Monfils (allora 13 del mondo) ad Anversa e il mese dopo il 16 Atp De Minaur alle Next Gen Finals di Milano. […]. Da 79 del mondo, in attesa del risultato odierno con Carreno Busta, è già certo di salire lunedì almeno alla 65^-68^ posizione. Sul cemento indoor della città olandese lo si è visto anche più sciolto fisicamente (segno che sta smaltendo i carichi invernali), di conseguenza più facilitato nell’esprimere il suo repertorio da fondo campo: palla pesante, anticipi e il solito rovescio bimane chirurgico. Con, in aggiunta, qualche variazione in più di slice e un gioco a rete in miglioramento. […]

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Renzo Furlan: “In Serbia a caccia dei nuovi Djokovic” (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 26 maggio 2020

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Intervista a Renzo Furlan: “In Serbia a caccia dei nuovi Djokovic” (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Renzo Furlan da giocatore è stato numero 19 del mondo e a lungo una delle certezze della nostra squadra di Davis. Dopo l’esperienza da direttore del centro federale di Tirrena, ha iniziato una collaborazione con la federazione serba, incaricato da Novak Djokovic in persona di una missione a cui il numero 1 del mondo tiene molto: trovargli un erede, possibilmente anche più di uno. […] Conosciamo il Djokovic tennista. Ci racconta il suo lato di dirigente? «Quella prima volta parlammo due ore, e Djokovic mi impressionò per la chiarezza di pensiero e la concentrazione. Aveva in mente un progetto perfettamente definito, e non si rilassò un minuto. Quelle due ore mi sorpresero, e mi aiutarono a capire il Djokovic giocatore. Uno che sa darsi una disciplina ferrea e dispone di un’energia impressionante». Ultimamente ha fatto notizia per alcune opinioni molto controverse…. «Io conosco la sua grande etica lavorativa. Novak si interessa molto al futuro del pianeta, alle energie riciclabili, è molto rigoroso nell’alimentazione. E non credo che si metterebbe mai sulla maglietta uno sponsor di cui non condivide i principi». Come si è svolto il suo lavoro in questi anni? «Dal luglio del 2016 ci siamo concentrati sulla fascia 12-20 anni, compilando schede sui migliori e iniziando a lavorare sui sei campi che Djokovic mette a disposizione della federazione all’interno del suo Novak Tennis Center di Belgrado, ma muovendoci anche nelle quattro regioni in cui è diviso il Paese. […]». In che misura Djokovic finanzia l’attività della federazione? «Non so dirlo, ma sicuramente ha una grande influenza. È evidente il suo desiderio di restituire parte di quello che ha ricevuto dal tennis. Sa di avere il potere di cambiare le cose, e vuole impiegarlo al meglio. È molto preoccupato, ad esempio, che si possano perdere per strada potenziali talenti. Stesso discorso per Tipsarevic, che ha un’altra bellissima academy e sta facendo bene anche come promotore. Purtroppo allo sport non arrivano molti fondi dallo Stato, il tennis in questo è nelle stesse condizioni del calcio, della pallavolo che ottiene ottimi risultati, o del basket, che pure ha come presidente un altro mito dello sport come Sasha Danilovic». La figlia dell’ex giocatore della Virtus Bologna, Olga, fra l’altro gioca a tennis… «Un talento fenomenale. È nata nel 2001 e l’anno scorso a Mosca ha già vinto un torneo Wta. Ha un potenziale atletico e tecnico enorme, però è imprevedibile, nel bene e nel male, proprio come suo padre. Può arrivare in alto, ma deve trovare continuità». Chi sono gli eredi del Djoker? «La Serbia è un Paese di appena 7 milioni di persone e i tesserati del tennis restano pochi, nonostante il traino di Djokovic, Tipsarevic e Ana Ivanovic. Ma i talenti ci sono: penso a Hamad Medjedovic, un classe 2003 che ha fatto finale a Tarbes, nel torneo che ha un albo d’oro pieno di campioni; o a Branko Djuric, 2005, un montenegrino che si allena anche da Riccardo Piatti a Bordighera. Sta crescendo inoltre tutto un sottobosco di giovani che promette molto bene». Oltre all’impegno in Serbia per lei c’è anche il ruolo di allenatore di Jasmine Paolini, la nostra migliore azzurra insieme a Camila Giorgi… «Uscita da Tirrenia, Jasmine mi ha chiesto di darle una mano. Non posso seguirla sempre, ma lei è stata bravissima ad adeguarsi a una situazione non facile. Io l’alleno a Massa, il suo preparatore Michelangelo Manganello sta a Pisa, insomma non c’è una base fissa. Oggi è 90 del mondo, deve consolidarsi e salire ulteriormente. Jasmine, nonostante non sia altissima, ha grandi qualità tecniche e tattiche e molti margini di miglioramento. Il 29 giugno fra l’altro la accompagnerò in Serbia per la seconda tappa dei tornei che organizza Tipsarevic». La grande stagione del nostro tennis femminile non ha lasciato eredi all’altezza. Come mai? «Una generazione come quella, con quattro Top 10 che hanno tutte vinto o fatto finale in uno Slam, non la rivedremo facilmente. C’è molto da ricostruire, ma non è sempre facile avviare nuovi cicli. Insieme a Jasmine ora abbiamo Elisabetta Cocciaretto, altra giovane molto interessante, e se loro cresceranno potranno fare da traino ad altre giovanissime che iniziano a muoversi». Il settore maschile stava invece conoscendo una stagione eccezionale. Continuerà dopo la ripresa? «È il momento migliore degli ultimi 30 anni. Ci sono veterani di grande qualità come Fognini e giovani già fortissimi come Berrettini. Lorenzo Sonego a 25 anni è nei Top 50, Stefano Travaglia ha recuperato dopo tanti infortuni, e un giovanissimo come Sinner è stato capace di vincere le Next Gen Finals a 18 anni; un’impresa eccezionale. Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri hanno solo un anno meno di Jannik, dietro di loro troviamo un talento come Luca Nardi. C’è qualità in tutte le generazioni, e i successi di Sinner possono ispirare molti ragazzi».

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Gli anni di Fabio (Cocchi). Favola Osaka, è l’atleta più pagata di sempre (Grilli). Djokovic organizza un mini-circuito in quattro Paesi per ricominciare (Crivelli)

La rassegna stampa di domenica 24 maggio 2020

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Gli anni di Fabio: «Mi manca la gara, ma adesso sono un esperto di Tom & Jerry» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Trentatré sono gli anni che compie oggi Fabio Fognini, mai come ora preso dal ruolo di padre e uomo di famiglia. Tre sono gli anni che ha compiuto Federico, il primogenito di Fabio e Flavia Pennetta, finalmente festeggiati senza una valigia in mano. Un’età importante. E tempo di bilanci per Fognini, genio e sregolatezza del tennis italiano, capace di far passare al tifoso medio tutto l’arco costituzionale delle emozioni, dall’esaltazione alla furia. Fabio, che sapore ha questa giornata? «Il sapore dolce della famiglia. In questo periodo così difficile ho potuto almeno godere al massimo di una vita che non ero abituato a fare. Ho avuto modo di stare tantissimo coi bambini. Farah è nata il 23 dicembre, la sto vedendo crescere. Federico è il “grande”, ci divertiamo a fare tante cose insieme, andiamo a cavallo, al golf, giochiamo tanto».

Lei e Flavia festeggerete quattro anni di matrimonio l’11 giugno. ma forse non avete mai passato tanto tempo insieme…

 

È proprio così, la quotidianità per così dire “prolungata” è una dimensione che ci mancava. E devo dire che non è stato sempre facile, soprattutto all’inizio. In 15 anni di carriera sono sempre stato abituato ad andare e venire, stare fermo e non sapere nulla del futuro mi rendeva un po’ nervoso. Ma pian piano ci siamo abituati. Abbiamo iniziato a collaborare di più, io ho cercato di aiutarla. Magari cucinando, o tenendo Federico quando è più occupata con Farah. E così abbiamo trovato il ritmo. E siamo anche riusciti a divertirci. […] Per una vita dopo il tennis c’è tempo, però mi sento cresciuto come padre e come marito. E ora ho pure una cultura sconfinata di cartoni animati. Ogni sera io e Federico ci mettiamo sul lettone a vedere Tom e Jerry. È un appuntamento fisso, dovrebbe aiutarlo a fare la nanna. Ma il primo a crollare sono io. […]

Finalmente è tornato ad allenarsi in campo. Quanto le mancano i tornei?

Mi manca competere. Mi sto allenando ma un’oretta o due al giorno, non di più. È molto difficile concentrarsi senza obiettivi, senza sapere se e quando tornerai, o su quale superficie.

Cosa ne pensa coach Barazzutti?

La pensa come me. Ci sentiamo ogni giorno, ma non mi dà grosse indicazioni. Non sono più un giovane che deve approfittare della pausa per cambiare il proprio gioco. Ci confrontiamo, ma restiamo in attesa di sapere che sarà della stagione. Ora le classifiche sono congelate, ma il ranking non mi interessa. Guardo chi c’è davanti a me, e a parte i tre fenomeni gli altri sono tutti giocatori che ho già battuto e so di poter battere di nuovo. Anche Berrettini, che ha fatto grandi cose, è ancora giovane e ha tanti punti da difendere. Vediamo cosa ci riserverà il futuro.

Riserverà distanziamento sociale e nuove abitudini. A proposito, l’abbiamo vista giocare col guanto: come si è trovato?

Sapendo che potrebbe diventare obbligatorio ho voluto provare. La sensibilità un po’ cambia, ma tra allenamento e partita c’è una bella differenza.

Cosa porterà con sé da questo momento assurdo che stiamo vivendo?

Mai come ora noi umani pensavamo di essere invincibili, i padroni del mondo, e invece di fronte alla natura non siamo nulla. L’Universo si è preso il suo tempo. E davanti agli scogli dove sono cresciuto ora sono tornati a giocare i delfini.

Favola Osaka, è l’atleta più pagata di sempre (Paolo Grilli, La Nazione)

Prima giapponese a vincere uno Slam, l’Us Open del 2018, e prima tennista asiatica in grado di raggiungere la vetta della graduatoria Wta, Naomi Osaka può gioire anche per un altro record, certo meno evocativo ma di enorme conforto: è lei la sportiva più pagata al mondo, secondo Forbes, avendo guadagnato nel 2019 circa 34 milioni di euro (lordi) tra montepremi e contratti di sponsorizzazione. E la ciliegina sul primato, per la 22enne nipponica, è quella di aver superato di poco la rivale Serena Williams, che si era sempre piazzata sul gradino più alto del podio femminile degli introiti nei quattro anni precedenti. L’asiatica occupa la 29esima posizione dei guadagni tra gli sportivi di tutto il mondo, mentre l’eterna campionessa americana non va oltre la 33esima piazza. Si tratta comunque della prima volte nella storia in cui due donne riescono a entrare nella top 50 assoluta: un piccolo passo verso una reale e auspicata parità di genere dello sport. La Osaka, ironia della sorte, non è stata protagonista di un 2019 stellare. Ha vinto gli Australian Open in gennaio, facendo il bis negli Slam dopo la vittoria a New York dell’autunno precedente, ma poi ha conosciuto una lunga impasse, tra difficoltà tecniche e fisiche. E solo alla fine dell’anno scorso ha vinto due tornei (Pechino e… Osaka!) riscattando le figure non proprio eccelse rimediate negli altri Slam. Quest’anno, poi, proprio agli Australian Open ha incassato una secca sconfitta dall’astro nascente Usa Cori Gauff. E Naomi è arretrata cosi fino alla decima posizione Wta. Ma ormai lei è un fenomeno globale e gli sponsor fanno a gara per mettere i loro marchi accanto al suo sorriso. […]

Djokovic organizza un mini-circuito in quattro Paesi per ricominciare (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Voglia di ricominciare. Il tennis, travolto come il resto del mondo dall’emergenza coronavirus, ricerca lentamente la sua normalità e anche se fino al 31 luglio sono sospese tutte le attività, i campioni hanno cominciato ad allenarsi e alcuni di loro si stanno pure muovendo per garantirsi una parvenza di agonismo attraverso match senza valore ufficiale. Così, mentre Nadal posta su Instagram le foto del primo giorno di preparazione nella sua Accademia (e un giornalista spagnolo lo propone come ministro degli Esteri in un eventuale governo tecnico per gestire il post-pandemia), Djokovic festeggia il compleanno (33 come Fognini, compiuti venerdì) lanciando l’Adria Tour, un mini circuito itinerante di partite di esibizione che coinvolgeranno quattro Paesi dell’ex Jugoslavia e che scatterà il 13 giugno. L’obiettivo dell’evento è la solidarietà a favore di vari progetti umanitari nei Balcani. Il numero uno del mondo sarà affiancato da alcuni top player, innanzitutto da quel Dominic Thiem che Nole ha sconfitto a fatica nella finale degli Australian Open di gennaio. Poi ci saranno Grigor Dimitrov nonché l’amico e connazionale Viktor Troicki, mentre non si conoscono ancora i nomi degli altri quattro tennisti che dovrebbero completare il parterre della manifestazione. Il mini circuito si svolgerà in quattro diversi fine settimana e quattro differenti località, con un match bonus tra Djokovic e Damir Dzumhur che chiuderà l’Adria Tour il 5 luglio. Il programma prevede la prima tappa a Belgrado (Serbia, 13-14 giugno), la seconda a Zagabria (Croazia, 20-21 giugno), la terza in Montenegro (27-28 giugno) e la quarta a Banja Luka (Bosnia, 3-4 luglio), con il bonus a Sarajevo il giorno dopo. Per ogni weekend, i partecipanti saranno ripartiti in due gruppi e si sfideranno secondo la formula del round robin. I vincitori di ciascun gruppo giocheranno la finale. Gli incontri seguiranno le regole del Fast 4: set ai quattro game e partite al meglio dei tre set. La speranza è che possa addirittura giocarsi con il pubblico, visto il basso tasso di contagiosità dei quattro Paesi. […] Chi sembra non avere nessuna fretta di ripartire è Roger Federer, che infatti ha dichiarato apertamente che non si sta allenando in questo periodo perché non ha stimoli sufficienti, considerando che resta forte l’incertezza sulla data di inizio dei tornei. In una chat con Kuerten, il Divino ha rivelato: «Al momento sono fermo, perché non vedo il motivo per preparami. Sono felice con il mio corpo ora e credo che la ripresa del circuito sia ancora molto lontana. E penso che a questo punto sia importante per me godermi questa pausa. Quando avrò un obiettivo per cui allenarmi, sarò super motivato». Filosofia da Maestro.

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Il tennis più forte della crisi grazie all’effetto Berrettini (Calabresi)

La rassegna stampa del 23 maggio 2020

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Il tennis più forte della crisi grazie all’effetto Berrettini (Marco Calabresi, Il Corriere della Sera)

Matteo Berrettini ha trascorso il periodo di lockdown a Boca Raton, in Florida. A migliaia di chilometri di distanza, invece, tanti ragazzini e ragazzine crescono sperando di diventare come lui. Per loro, e per tantissimi circoli della Capitale (lunedì, tra gli altri, riapriranno il CC Roma e il CC Lazio), è stato un periodo durissimo e oltre due mesi di «buco» non saranno semplici da colmare. […]Nelle accademie c’è voglia di normalità: mascherine per i maestri, sorrisi per gli atleti. Nel Lazio c’è il 12% del movimento nazionale: circa 370 circoli (280 a Roma, molti dei quali scuole tennis riconosciute dalla Fit), oltre 4omila tesserati, e tanto talento. Nello sport romano che arranca soprattutto a livello di discipline di squadra, il tennis è una piacevole eccezione. L’effetto Berrettini (Matteo è attualmente al numero 8 della classifica Atp) è l’elemento trainante: opinione comune, nei circoli, è che il suo percorso abbia creato nei giovani la consapevolezza che non sia necessario primeggiare a livello di Under 12 o Under 14, bensì seguire un percorso di formazione tecnica che vada aldilà del risultato. […] «Matteo, da giovanissimo, non era tra i top, lo ha ammesso anche lui – racconta il suo allenatore, Vincenzo Santopadre – Stare meno con le luci puntate lo ha aiutato, ma lui è stato comunque bravo a mantenere il giusto equilibrio. Non pensare a vincere il torneo di oggi, ma a costruirsi un futuro migliore. In questo senso, è stato fondamentale tutto l’ambiente che lo ha circondato: la famiglia, noi dello staff, il CC Aniene. E forse è stato importante anche il periodo dell’anno in cui ha raggiunto i risultati più importanti: gli Us Open tra agosto e settembre, quando la gente è ancora in vacanza e si è potuta svegliare di notte per vederlo e sognare con lui. Ho tanti amici nel tennis che hanno figli: vogliono tutti sapere quando Matteo è a Roma per andarlo a vedere o a chiedergli un autografo». La bella immagine di Berrettini, ma non solo: «C’è nuova linfa per il nostro tennis. Arriva dai giocatori di vertice come Matteo, ma anche dalla popolarità che lo sport sta acquisendo, e che ci ha permesso di aumentare i numeri. Tutto questo, nonostante a Roma ci sia carenza di strutture al coperto che permettono l’allenamento con qualsiasi condizione atmosferica. E fondamentale che nei circoli ci sia qualità, necessaria per far emergere le potenzialità dei giovani». Santopadre segue Berrettini, ma è anche tra i fondatori della Rome Tennis Academy, dove si allena Jacopo, fratello minore di Matteo (classe ’98). Con Santopadre, c’è Stefano Cobolli, papà di Flavio, tra i talenti da seguire della NextGen romana. Nato nel 2002, era passato anche per il settore giovanile della Roma, prima di scegliere la racchetta. Su di lui, e su Matteo Gigante, sono riposte grandi speranze, ma non sono i soli: Giulio Zeppieri (2001, di Latina) e Gian Marco Moroni (1998) sono in rampa di lancio. Come tutto il tennis romano

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