Kuznetsova, 34 anni e non sentirli: è in semi a Doha dopo tredici anni

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Kuznetsova, 34 anni e non sentirli: è in semi a Doha dopo tredici anni

Se Maria si ritira a 32 anni, Svetlana – che ne ha due in più – fa ancora la voce grossa contro le top 10. Kvitova ‘vendica’ Pliskova contro Jabeur

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Svetlana Kuznetsova - Doha 2020 (via Twitter, @WTA_insider)

Sembra inossidabile Svetlana Kuznetsova. È nata due anni prima della connazionale Sharapova, fresca di ritiro, eppure ha ancora i piedi ben saldi nel circuito. Saldi ma reattivi, persino più reattivi di quelli di Belinda Bencic, che 15 giorni l’aveva sconfitta a San Pietroburgo (ritorneremo su questo episodio). Questa volta i punti più belli li fa invece Sveta, come anche i recuperi più notevoli: è splendida la coppia di rovesci – incrociato e di puro polso il primo, lungolinea il secondo – con cui ottiene il break che decide il primo set. La tragica seconda palla di Belinda continua ad essere terra di conquista per Kuznetsova, che con due salti ottiene altrettanti break di vantaggio nel parziale successivo. Poi si siede un po’ e ne cede uno, ma quando si accorge di aver abbassato troppo il ritmo, in occasione della palla break che potrebbe rimettere tutto in discussione, gioca un punto perfetto per intensità e scelte tattiche e spegne gli ardori di Bencic.

La vittoria non arriva al primo match point, ottenuto in risposta, per via di un errore di rovescio. Quando Kuz va sotto 0-30 nell’ultimo game della partita si ha la percezione che i 34 anni non le impediranno di lottare fino in fondo per la vittoria di un titolo sfiorato in due occasioni… un’era fa, nel 2004 e nel 2007 (quando in finale fu sconfitta rispettivamente da Myskina ed Henin: eufemistico definirli altri tempi). “Non ricordatemelo!“, sorriderà la russa poco dopo in conferenza. “Tredici anni: è l’età di un bambino che va a scuola già da qualche anno, ecco quant’è!“. Per onore di cronaca, nell’ultimo game Kuznetsova trova un altro splendido angolo con il rovescio e poi chiude al volo, facendo seguire tre servizi vincenti con la tranquillità con cui si morde un Camogli in autogrill (direzione Riccione).

In conferenza, poi, racconta un altro aneddoto che potrebbe aver inciso su questa rivincita portata a termine con successo. Pare che a San Pietroburgo, per la prima volta in carriera, il padre Aleksandr avesse onorato Svetlana della sua presenza in tribuna. Un padre, ex allenatore ciclistico, che con i metodi spicci dell’educazione sportiva sovietica ha avuto cura di forgiarne la tempra che l’ha condotta a vincere due Slam in singolare. Insomma, non era proprio il caso di perderne un’altra, contro Belinda, proprio come quando da piccoli si sbaglia una capriola per poi riprovarla ed eseguirla nel modo corretto: ‘Hai visto cosa so fare, papà?‘.

 

NIENTE BIS PER ONS – Dopo aver rispedito a Louny un’ingenua Karolina Pliskova, a Ons Jabeur non riesce il bis con la connazionale Petra Kvitova, che vince entrambi i tie-break e firma la nona vittoria consecutiva sui campi del Qatar Open. Le tribune ben fornite di addobbi nordafricani – pare che ieri l’ambasciata abbia provato a convocare tutti i tunisini residenti a Doha per sostenere Ons – non bastano a spingere la giocatrice araba oltre l’ostacolo costituito dalla clava mancina di Petra. Jabeur è scesa in campo con la coscia destra fasciata, residuo dell’infortunio subito ieri nel terzo set contro Pliskova, a seguito del quale ha però evitato di chiedere un medical time out per non spostare il focus dalla competizione (un gesto che le fa onore, ancorché la vittoria sia arrivata lo stesso).

I due parziali si snodano in modo neanche troppo dissimile, specie nelle battute finali. Nel primo è Kvitova a costruirsi l’occasione di servire per il set sul 6-5, vanificata con un errore di rovescio, nel secondo è Jabeur a sprecare due occasioni di pareggiare i conti (la tunisina era avanti 6-5 40-15). Ne risultano due tie-break, simili nel punteggio e identici nell’esito, nei quali alla tunisina manca quella lucida follia mostrata più volentieri nella pancia dei due set.

Nel primo set Jabeur è chiamata a rimontare un doppio break di svantaggio e ci riesce, tirando fuori dal borsone una tattica elementare quanto efficace: in manovra rallenta il ritmo, spesso cercando il dritto di Kvitova, e quando non raccoglie l’errore avversario d’improvviso accelera, trovandola impreparata in fase difensiva (come si può prevedere, in effetti, un vincente di Ons?). C’è però il problema del servizio, soprattutto della seconda, dove la tunisina raccoglie più risposte aggressive che punti (41% nel primo set), e in questo precario equilibrio di vincenti improvvisi e seconde tenere si materializza il tie-break, nel quale – incredibile ma vero – è una pessima volée araba a regalare quattro set point a Kvitova. Basta il primo.

Nel secondo set è Kvitova a dover rincorrere, ma un sesto game condito da due doppi falli di Jabeur rimette le cose in parità (3-3). Poi altra altalena: drittone in corsa di Ons per il 6-5 e servizio, e i due set point falliti (un po’ per pigrizia) dalla tunisina che rimettono in partita Kvitova. La ceca sente la difficoltà, eccome, e si concede addirittura qualche esultanza poco simpatica sugli errori dell’avversaria; nel tie-break però lo strappo decisivo è tutta farina del suo sacco, tanto che dopo aver colpito un dritto violentissimo nei pressi della rete rischia quasi l’invasione (chissà cosa sarebbe accaduto). A Ons non resta che annullare un match point con l’ennesima esibizione di pittino, ma su quello successivo può soltanto lanciare la racchetta alla sua sinistra per cercare di intercettare un passante troppo violento di Petra.

È una persona molto umile, è bello dividere il campo con lei” dice Kvitova a fine partita, dopo aver provato a far sparire il broncio di Jabeur con un tenero abbraccio. In semifinale ritroverà Barty, che l’ha sconfitta un mesetto fa all’Australian Open. La numero uno del mondo ha dominato primo e terzo set contro Muguruza, subendone potenza e aggressività solo nel secondo. Una vittoria da numero 1, contro una giocatrice che – non dimentichiamolo – a Melbourne ha sollevato il trofeo di consolazione.

Risultati:

[9] A. Sabalenka b. S. Zheng 3-6 7-6(2) 6-3
S. Kuznetsova b. [4] B. Bencic 6-4 6-4
[8] P. Kvitova b. [WC] O. Jabeur 7-6(2) 7-6(4)
[1] A. Barty b. [11] G. Muguruza 6-1 6-7(4) 6-2

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Internazionali di Roma: Muguruza ferma la corsa di Azarenka, avanza la campionessa in carica

L’iberica troverà Halep, che ha beneficiato del ritiro di Putintseva. L’altra semifinale sarà il derby ceco Vondrousova-Pliskova

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Garbine Muguruza - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)
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Giornata di quarti di finale anche nel femminile, con un parco giocatrici di altissimo livello; vediamo com’è andata.

[9] G. Muguruza b. [SE] V. Azarenka 3-6 6-3 6-4

Garbiñe Muguruza si è imposta nel match di cartello della giornata, per la verità non bellissimo, in due ore e 19 minuti, interrompendo la corsa di un’altra bi-campionessa Slam ed ex numero uno WTA, Vika Azarenka, che è rimasta in partita pur perdendo il servizio sei volte di fila. Per Muguruza prosegue la strage di nomi altisonanti, dopo Stephens, Gauff e Konta.

 

2-1 Azarenka nei confronti diretti prima di questa sfida, con l’ultimo match proprio a Roma lo scorso anno, quando si ritirò la spagnola agli ottavi, mentre qualche mese prima era stata Vika ad abbandonare in corso d’opera durante la finale di Monterrey.

Entrambe piuttosto centrate all’inizio, soprattutto con il rovescio. L’iberica si è procurata le prime due chance, non consecutive, nel terzo gioco: ha risposto con colpi centrali ma potenti alle frequenti seconde dell’avversaria, approfittando di qualche iniziale esitazione in uscita dal servizio per salire a palla break, ma un errore di dritto e un rimbalzo infido l’hanno respinta. Nel gioco successivo, di contro, Vika non è stata così generosa, e rispondendo colpo su colpo ad ogni attacco di Muguruza l’ha portata a commettere tre non forzati per il 3-1, dimostrando di soffrire poco la prima potente di Garbine. Replica immediata, però, con la spagnola a disegnare entrambi i lungolinea per lo 0-40 prima di commettere altri errori esiziali, peccando di concretezza.

Azarenka, che questa settimana si è distinta sia per quanto fatto in campo (la bicicletta a Kenin al secondo turno) che per l’empatia mostrata nei confronti di Kasatkina, infortunatasi alla caviglia durante il tie-break del primo set di ieri, si è più volte lamentata dell’eccessiva altezza della sua panchina, e ha risolto il problema meditando come Siddartha sotto al fico:

Da lì ha gestito il punteggio con più punti diretti dal servizio (20/24 con la prima) e con le sue classiche variazioni di spin e direzione, sempre destabilizzanti per il tennis travolgente ma non troppo sfumato di Muguruza. La bielorussa ha chiuso il set con relativa tranquillità in 47 minuti, trovando punti soprattutto da sinistra e chiudendo su una risposta lunga dell’avversaria.

Bruttino il secondo set, con ben quattro break consecutivi: Azarenka è passata subito senza fare sforzi particolari, sfruttando altri tre dritti sbagliati e un doppio fallo, ma stavolta anche lei ha staccato la spina, sbagliando anche lei con servizio e dritto e riaprendo la contesa. Muguruza però non è stata da meno, e ha perso la battuta a zero continuando a soffrire la posizione avanzata dell’avversaria.

L’ultimo break, però, ha segnato un innalzamento del livello dell’iberica, che ha ritrovato il dritto per salire 2-2 grazie a un altro doppio fallo della bielorussa, il quinto. La chiave in questa fase è stata una maggior accortezza di Muguruza, che ha smesso di spingere già dal terzo colpo per aprirsi gli angoli a poco a poco e ha poi strappato la battuta ad Azarenka per la terza volta procurandosi due chance su una volée non chiusa dalla bielorussa e passando alla seconda occasione su un dritto lungo.

L’incanto è durato poco, sfortunatamente per lei, e un rovescio sbagliato dal centro ha regalato lo 0-40 ad Azarenka, tornata in gioco grazie a… un doppio fallo, ça va sans dire. Vika era in un momento di astenia anche peggiore del suo, però, e l’ha mandata a servire per il set prima di risvegliarsi dal torpore e trovare i suoi migliori colpi di giornata (un passante in corsa, un rovescio vincente dal centro e una combo drop/lob) per andare guadagnarsi tre palle dell’ennesimo contro-break, ma Muguruza ha tenuto e ha portato la partita al terzo grazie a due rovesci appena larghi dopo un’ora e 32 minuti. Per Azarenka 5/21 al servizio nel parziale. L’impressione è che i tanti match giocati (17 in 28 giorni) abbiano iniziato a pesare sulla pur imperturbabile Vika.

Il terzo set è iniziato allo stesso modo, con tre break consecutivi e qualità intermittente. Vantaggio immediato per Muguruza grazie a un doppio fallo di Azarenka, quasi una superfetazione scriverlo, e contro-break a zero con un bel passante e un cross di dritto imprendibile. Nel gioco successivo, 0-40 in favore della spagnola, imprecisa inizialmente ma brava a chiudere lo smash per il 2-1 e servizio. Azarenka è riuscita a tenere la battuta dopo sei break subiti di fila per accorciare, e improvvisamente il livello del match è salito: Muguruza ha vinto un punto straordinario con un dritto lungolinea al termine di una strenua difesa:

Ciononostante, ha concesso tre palle break non consecutive, e, pur salvando le prime due con degli ottimi punti giocati in progressione, si è fatta raggiungere con un rovescio lungo. Proprio quando Vika sembrava essere tornata ai livelli dell’ultimo mese, Muguruza è però riuscita a rialzarsi nell’ottavo gioco, salvando una palla break con il rovescio, e ha vinto 11 degli ultimi 13 punti, breakkando a zero nel nono e chiudendo al terzo match point grazie a un rovescio in rete dell’avversaria. Domani affronterà Halep.

[1] S. Halep b. Y. Putintseva 6-2 2-0 rit.

Di breve durata l’incontro che ha aperto la giornata sul Centrale, dove Simona Halep ha approfittato del ritiro di Yulia Putintseva dopo soli 48 minuti. La kazaka è partita bene, procurandosi due palle break nel terzo gioco, ma una volta sprecate quelle ha sofferto il pressing da fondo della prima favorita del torneo, per poi soccombere a un problema alla parte bassa della schiena – i lunghi match precedenti contro Martic e Rybakina hanno probabilmente influito.

La rumena raggiunge così la sua quinta semifinale romana (non ha mai perso ai quarti), e cercherà di conquistare il suo primo titolo. Interrogata sul vuoto a forma di Roma nel suo palmares, Halep ha risposto: “Vincere qui è il mio obiettivo più importante al momento. Voglio davvero questo trofeo. Amo giocare qui, e ho raggiunto cinque semifinali, quindi magari avrò una chance nel futuro immediato“.

[12] M. Vondrousova b. [4] E. Svitolina 6-3 6-0

La finalista del Roland Garros 2019, Marketa Vondrousova, ha battuto la campionessa di Roma del 2018 e 2019 in 80 minuti. Sei palle break non sfruttate nei primi due giochi da Svitolina, stranamente fallosa (16 unforced) e destabilizzata dai cambi di ritmo dell’avversaria, dotata di un dritto mancino molto carico che tiene le avversarie lontane dal campo per poi colpire con soventi palle corte. La ceca si è allora portata avanti nel gioco successivo, e ha addirittura sprecato due palle per il 5-1 prima di concederne un paio all’avversaria, cancellate però da un rovescio largo e da un drop – zero su otto per Svitolina con le palle break nel parziale. Set estremamente combattuto, con sei game ai vantaggi, ma chiuso a zero da Vondrousova su un dritto in corsa complicato tirato in corridoio dall’ucraina.

La ceca ha subito messo la racchetta avanti anche nel secondo, vincendo uno scambio di pittino e aggredendo una palla corta un po’ telefonata. Svitolina ha avuto una chance per rientrare grazie a un doppio fallo, ma Vondrousova si è schernita attaccando bene con il colpo bimane prima di scappare definitivamente nel gioco successivo, soffrendo solo nell’ultimo game del match prima di chiudere con l’ennesima palla corta chiosata da un pallonetto.

Marketa Vondrousova – Internazionali d’Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

[2] Ka. Pliskova b. [11] E. Mertens 6-3 6-0

Non c’era solo Azarenka fra le reduci dello US Open, visto che sia Pliskova che Mertens hanno giocato a Flushing Meadows, e pure molto bene nel caso della belga (fermata solo dal ciclone-Azarenka). Il loro match odierno si è chiuso con la vittoria della campionessa uscente degli Internazionali d’Italia in due ore e otto minuti.

La ceca ha salvato due palle break nel game d’apertura, ma si è salvata e ha colpito nel game successivo per il rapido 3-0 iniziale. Pliskova avrebbe potuto allargare ulteriormente il gap, ma non è riuscita a sfruttare due occasioni non consecutive nel quarto game. Nonostante questo, ha chiuso facilmente il parziale per 6-3.

L’inizio del secondo sembrava aver indirizzato l’incontro definitivamente, visto che Pliskova era rapidamente salita 1-0 e servizio, e invece la belga ha iniziato a trovare continuità in risposta, arrivando a palla break in ogni turno di servizio dell’avversaria e vincendo cinque game di fila per mandarla al terzo dopo un’ora e 37 minuti. Pliskova ha commesso alcuni errori esiziali, come il doppio fallo sulla palla del 4-2 e il 15-40 non sfruttato sul 3-3.

All’inizio del terzo, però, la campionessa uscente ha ritrovato i suoi colpi, ed è salita 2-0 grazie a un paio di vincenti, uno in contropiede e uno di puro muscolo, beneficiando anche di un’esitazione di Mertens nello scendere a rete. La partita è finita lì, perché la belga è completamente uscita dall’incontro, subendo anche la beffa di un break a zero favorito dal nastro nel quarto gioco. Mertens ha avuto una chance per accorciare il divario subito dopo, ma una bella combinazione seconda-e-dritto di Pliskova l’ha ricacciata indietro, infornando il bagel poco dopo con tre risposte senza tema di smentita consecutive.

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L’incredibile tonfo di Kenin: Azarenka le rifila un doppio 6-0 agli Internazionali di Roma

Risultato incredibile nel pomeriggio romano: Kenin vince soltanto 29 punti in 62 minuti ed esce dal campo con la peggiore sconfitta di una top 5 dal 2005

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Vika Azarenka - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Non capita tutti i giorni di vedere un doppio 6-0, ancora più raramente capita che a subirlo sia una top 10 e campionessa Slam (recente peraltro). Questo è uno di quei giorni. Sofia Kenin infatti ha lasciato il Campo Centrale del Foro Italico scura in volto dopo essere stata dominata in lungo e in largo da Victoria Azarenka, che in questo tennis post lockdown non vuole proprio saperne di rallentare.

Per Kenin, vincitrice agli Australian Open di quest’anno, la disfatta è maturata in poco più di un’ora di partita. La statunitense ha iniziato male, colpendo troppo spesso senza angolare molto e lasciando così spazio ad Azarenka per aggiustare i piedi e accelerare. Se può colpire da ferma, la bielorussa comanda gli scambi e i match come poche altre, in più oggi la giornata è particolarmente buona. Le mancanze di Kenin infatti si sono sommate ad una prestazione davvero eccellente di Vika, ai limiti della perfezione. Il primo set è durato appena ventitré minuti, durante i quali Kenin è riuscita a vincere la miseria di otto punti.

Le statistiche del match

Nel secondo set, la statunitense ha provato a opporre un po’ più di resistenza, ma alla quarta palla break offerta nel game ha subito finito col perdere ancora il servizio. Col morale a terra e la consapevolezza di poter fare pochissimo in risposta (impressionante l’89% di prime palle servite da Vika nel corso del match, 93% nel primo set) Kenin si è scoraggiata sempre di più, scortando docilmente Azarenka nella sua trionfale passerella. Al prossimo turno la bielorussa se la vedrà con Daria Kasatkina.

 

RECORD (?) – Quando sul campo accadono faccende di questa portata, statisticamente parlando, s’avvia presto la corsa a cercare il precedente più prossimo. Sembra che l’ultima top 5 a subire un doppio bagel – e unica, quantomeno da quando questi dati vengono catalogati con un certo zelo – sia stata Maria Sharapova nel lontano 2005, quando a Indian Wells venne travolta con un doppio 6-0 6-0 da Lindsay Davenport. Anche in quell’occasione la malcapitata era una recente campionessa Slam, poiché Masha aveva trionfato a Wimbledon appena otto mesi prima. Praticamente come Kenin.

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Internazionali di Roma: Gauff da applausi e mani nei capelli, agli ottavi va Muguruza

La teenager prodigio perde il primo, poi svolta e gioca quaranta minuti clamorosi, ma cede nel finale. Garbine per la quarta volta agli ottavi a Roma

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Garbine Muguruza - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Coco Gauff non ha ancora digerito la terra battuta. Eppure sul piano dell’adattamento alla superficie più esigente si sono visti progressi impressionanti, sempre che si ricordi, e occorrerebbe, che la ragazzina di anni ne ha sedici. Variazioni, spinta, corsa, colpi piatti alternati a giri vorticosi: a un certo punto, per lunghi minuti nel secondo set, Cori ha costretto un’ex campionessa del Roland Garros a correre rasente ai teloni infliggendole topponi che nemmeno Sarita Errani. Ciò che ancora le è indigesta è la durata; la necessità di star lì per molto più tempo di quanto normalmente le venga richiesto sul familiare rapido.

Il resto, in una partita schizofrenica dal punto di vista emozionale, lo hanno fatto i suoi sedici anni e l’incostanza che spesso ne è caratteristica. Aveva dato il primo strappo, subito ripresa, per poi perdere al tie break un primo set che aveva giocato meglio, anche perché Garbine Muguruza, appesa solo e soltanto al rovescio lungo linea, proprio non pareva in giornata di luna buona. Poi la prima svolta del match, e quattro giochi in fila Gauff nel secondo set giocati come in paradiso. Muguruza, impotente, s’è messa ad aspettare che il ciclone perdesse d’intensità, cosa puntualmente accaduta. Risalita fino al tre-quattro e palla del pareggio a favore, ecco la seconda svolta, tuttavia: la bacchetta magica si è nuovamente materializzata nella mano destra di Coco, autrice di un’altra ventina di minuti mostruosi. Risultato? Sei-tre per lei, e vantaggio di due a zero anche nella partita decisiva.

La terza e irreversibile svolta del match è arrivata quando il fenomeno da Delray Beach sembrava avere la sfida tra le mani. Invece il serbatoio è andato in rosso e il servizio in panne (alla fine solo il 29% con la seconda, 15 doppi falli di cui tre, consecutivi, nel terzo gioco del set dirimente), mentre Garbine riprendeva fiducia, colore e controllo del match. Sempre più sicura e memore del proprio glorioso passato, la testa di serie numero nove ha assestato il parzialone di cinque giochi a uno che è valso a lei gli ottavi contro Konta o Begu, e alla sconsolata Coco una bella lezione di cui far tesoro per le sue future ambizioni on clay.

 
Coco Gauff – Internazionali d’Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

LE BATTAGLIE DI SVETA E YULIA – Nella parte di giornata che si è disputata sotto il sole, altri due incontri si sono conclusi al parziale decisivo. Svetlana Kuznetsova – che non ha giocato lo US Open – ha rimontato al termine di tre ore intensissime Anett Kontaveit, nata ben dieci anni dopo di lei, mentre Yulia Putintseva ha sfiorato il dramma contro Petra Martic. Avanti 6-3 5-1, ha mancato un match point e si è assentata dalla partita il tempo sufficiente a riportar dentro la croata; poi nel terzo set si è ricomposta e ha chiuso 6-4, accompagnando il break decisivo nell’ultimo game col solito urlo che (purtroppo) non ha potuto scuotere alcun spettatore.

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