Wimbledon è assicurato contro la pandemia, ma gli altri tornei rischiano di non sopravvivere

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Wimbledon è assicurato contro la pandemia, ma gli altri tornei rischiano di non sopravvivere

Il ‘The Times’ e il ‘New York Times’ lo danno per certo, ed è uno dei pochissimi tornei ad averla stipulata. Questo rende meno amara la cancellazione. Ma cosa può accadere ai tornei più piccoli?

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Vista sul centrale di Wimbledon (foto Gianni Ciaccia)
 
 

Nella giornata di mercoledì – nessun pesce d’aprile purtroppo, tutto vero – è stata disposta una nuova sospensione dei due circuiti fino al 13 luglio, ma soprattutto è arrivata la decisione del Board of Governors di Wimbledon che ha cancellato l’edizione 2020 dello Slam londinese. Un turbamento che la quiete dei Championships non accusava dall’ultima edizione saltata a causa della guerra, quella del 1945. Ma ad attutire questa caduta sembra esserci un materasso di cui la maggior parte dei tornei non dispone.

Secondo il New York Times – in un articolo firmato da Christopher Clarey – e il The Times – la penna è quella di Stuart Fraser, non meno attendibile – lo Slam londinese è uno dei pochi tornei del circuito ad essere dotato di un’assicurazione completa che copre anche le pandemie (ecco la risposta alla curiosità espressa da Jon Wertheim). Va da sé che si tratta anche di uno dei pochi che poteva permettersi di stipularla: secondo le stime diffuse da Clarey, il premio annuale di una polizza contro l’annullamento è compreso tra i 200.000 e i 700.000 dollari con oscillazioni che dipendono dagli incassi – e dunque dalla caratura del torneo.

Eh, ma quanto incassa un torneo? Partiamo dagli Slam. Secondo Forbes, nel 2017 Wimbledon ha generato introiti per circa 289 milioni di dollari (americani), mentre lo US Open ne ha incassati 335 stra-vincendo la partita sul fronte del ticketing (120 milioni a 47). Sono dati piuttosto attendibili che vanno comunque interpretati con il dovuto margine di errore, mentre sull’Australian Open possiamo essere precisi al centesimo: Tennis Australia pubblica un report di oltre cento pagine dettagliando la situazione finanziaria del torneo. L’ultimo disponibile si riferisce all’edizione 2019 e denuncia un incasso complessivo di 373,591,596 dollari australiani, che al cambio attuale sono circa 229 milioni americani. Il Roland Garros si inserisce tra le cifre dell’Australian Open (lo Slam più ‘povero’, nonostante venda più biglietti di tutti) e quelle di Wimbledon.

 

Si consideri che gli Slam sono eventi molto in salute e incassano sempre più dell’anno precedente (lo testimonia il continuo aumento dei montepremi), dunque è opportuno comparare le cifre della stessa stagione. Un buon confronto è offerto dal grafico di statista.com che si riferisce alle edizioni 2015 dei quattro Major e conferma la classifica prima anticipata – US Open in testa, Aus Open in coda, in mezzo i due Slam europei – oltre a delineare una revenue media di 218 milioni per Slam,

Gli incassi dei quattro Slam nel 2015 (fonte Statista.com)

Questa media è sicuramente cresciuta. Di quanto? L’Australian Open (dato certo) ha fatto segnare un +31% in quattro anni, US Open e Wimbledon 2017 sono cresciuti rispettivamente del 9,8% e del 6,5% soltanto tra 2016 e 2017. È molto improbabile che l’aumento quadriennale sia stato inferiore al 25%, dunque si può ipotizzare che la revenue media degli Slam nel 2019 si sia aggirata tra i 250 e i 300 milioni di dollari.

Da qui, estrapolare il guadagno netto è piuttosto semplice per l’Australian Open che lo segnala a chiare lettere – nel 2019 il torneo ha intascato 6,5 milioni (circa l’1,7% degli incassi) – e per Wimbledon. Il The Times scrive che lo Slam londinese ha un surplus annuale di circa 50-55 milioni di dollari, il 90% del quale viene girato alla Lawn Tennis Association sulla base di un accordo stipulato con l’All England Lawn Tennis and Crocquet Club e valido fino al 2053. L’ultimo bilancio disponibile di LTA, quello del 2018, segnala in effetti 36,7 milioni di sterline provenienti dai Championships e da cui possiamo derivare il surplus della penultima edizione di Wimbledon: circa 51 milioni di dollari al cambio attuale. Nonostante nel 2014 lo Slam londinese venisse segnalato come quello in grado di ‘profittare’ di più (ma non possiamo essere certi che oggi accada lo stesso), la sproporzione con Melbourne appare davvero molto evidente.

Scendiamo adesso di categoria, analizzando gli incassi degli altri tornei del circuito.

Bill Oakes, ex direttore del torneo di Winston-Salem e chairman del gruppo che rappresenta gli interessi degli ATP 250, ha detto (sempre al New York Times) che i Masters 1000 vantano un profitto di circa 6 milioni/edizione.

A primo impatto colpisce subito lo scarto minimo con il surplus dichiarato dall’Australian Open. Ci sono due considerazioni che possono aiutare a contestualizzare il dato. I 1000 non sono tutti uguali, e quella media è verosimilmente portata in alto da Indian Wells (soprattutto) e Miami, i cui margini di profitto sono più vicini a quelli degli Slam che agli altri tornei di categoria. In seconda battuta, i 6,5 milioni di Melbourne appaiono una stima molto ‘severa’: il report australiano è incentrato quasi esclusivamente sulle attività finanziarie dello Slam e i contributi garantiti del governo (ben 8,5 milioni) costituiscono ad esempio voce a parte, non conteggiata nella revenue complessiva. Consultando il bilancio preventivo FIT 2019, che appunto pertiene all’intera attività federale stagione, si può dedurre che gli Internazionali d’Italia e le Next Gen Finals (alla voce ‘manifestazioni internazionali’) generano un surplus di circa 4,8 milioni, ma è difficile identificare eventuali spese relative all’organizzazione dei tornei eppure inglobate in altre voci di bilancio. Senza contare che parliamo di paesi diversi con regimi fiscali differenti.

Scendiamo ancora di categoria. Oakes dichiara che il surplus degli ATP 500 supera di poco il milione e quello degli ATP 250 (quando c’è, come vedremo tra poco) si ferma a circa 125000 dollari, con un budget operativo di circa 4 milioni. Bob Moran, direttore del WTA di Charleston, ha confermato che i margini sono simili nei tornei femminili.

Questo quadro restituisce già a sufficienza la difficoltà (per non dire l’impossibilità) per un torneo medio-piccolo di stipulare una polizza assicurativa. Ulteriori indicazioni arrivano dalle parole di
Edwin Weindorfer, CEO di e|motion, ovvero la compagnia di management sportivo che organizza il torneo maschile di Stoccarda e quest’anno avrebbe dovuto organizzare anche le new entry di Berlino (donne) e Maiorca (uomini, per il quale Weindorfer ha specificato che si tenterà l’impervia strada del rinvio): “Siamo assicurati contro terremoti e atti di terrorismo, ma che io sappia nessun torneo è assicurato contro la specifica evenienza del virus, dunque l’assicurazione non può aiutarci“.

Il torneo di Stoccarda è privo di un’assicurazione che copra la pandemia, come quasi tutti

Nel tragico scenario complessivo, Wimbledon sembra invece avere questo paracadute. Cadrà e si farà male, come tutti i tornei che non si disputeranno quest’anno, ma avrà più margine per rialzarsi e forse proprio per questo ha preso con largo anticipo la decisione di cancellare. La fragilità dei ciuffi di Perennial Ryegrass, la varietà d’erba di cui sono fatti i campi di Church Road, non consente di giocare quando le temperature sono troppo rigide e in questa finestra temporale (diciamo entro fine agosto) Wimbledon non ha ricevuto alcuna garanzia di poter giocare a porte aperte. E dunque si è fatto da parte, contando su quel margine di cui sopra.

Il margine, però, diventa progressivamente più risicato se si scende ai Masters 1000 meno ricchi, agli ATP 500 e soprattutto ai 250. Oakes dice chiaramente che ogni torneo dovrebbe preoccuparsi per questa situazione, e corrobora la scelta di Wimbledon sottolineando che cancellare un evento con maggiore preavviso aiuta a contenere le perdite. Dalla valutazione di questo precario equilibrio nasce dunque l’azzardo – che potrebbe anche pagare – di alcuni tornei, come gli Internazionali d’Italia, che non si sono ancora arresi e vogliono provare a giocare comunque quest’anno.

Per alcune manifestazioni, riuscire a giocare potrebbe costituire il discrimine per rimanere in vita. Se infatti nel 2018, stagione regolarmente disputata, l’impressionante quota di tredici ATP 250 su quaranta ha chiuso il bilancio in rosso, l’ipotesi che nel 2020 questo rapporto si trasformi in un bagno di sangue è molto più di una ipotesi. L’organizzatore di qualche torneo già in difficoltà economica prima della pandemia potrebbe decidere di pigiare l’unico bottone rosso disponibile sulla scrivania: vendere la licenza del torneo e salvare il salvabile. Per quella di un ATP 250 se ne può ricavare una cifra compresa tra un milione e dieci milioni di euro, scrive Clarey.

Insomma, secondo diversi modelli di studio il coronavirus avrà un impatto duraturo sulla nostra vita quotidiana, sulle nostre abitudini e sul modo di rapportarci agli altri. I calendari ufficiali di ATP e WTA potrebbero non fare eccezione, e non è detto che un eventuale repulisti di cui le due associazioni dovessero farsi promotrici – per quanto crudele – non possa giovare alla salute dei due circuiti probabilmente troppo pieni di eventi. E non tutti così sostenibili.

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Medvedev: “Non importa se Nadal e Djokovic non ci sono, vincere è sempre una sensazione particolare”

Un rilassato Daniil Medvedev ha incontrato la stampa a Montreal: “Visto che non ho potuto giocare Wimbleodn ho fatto una intensa preparazione fisica”

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Daniil Medvedev - Los Cabos 2022 (foto Twitter @AbiertoLosCabos)

Un abbronzatissimo Daniil Medvedev, reduce dalla vittoria all’Abierto de Tenis Miftel di Cabo San Lucas, si è presentato per la consueta conferenza stampa pre-torneo all’Omnium Banque Nationale di Montreal con circa due ore di anticipo, dal momento che la pioggia aveva cancellato la sua sessione di allenamento e quindi si è “liberato” molto prima del previsto.

La mancata partecipazione a Wimbledon a causa del ban nei confronti dei giocatori russi ha permesso al n. 1 del mondo di prendersi un po’ di pausa in questo periodo che solitamente è molto intenso, e anche di lavorare molto dal punto di vista fisico. “Ho fatto una settimana di vacanza a Maiorca dopo il mio ultimo torneo, poi mi sono riposato a Monaco per qualche altro giorno, e successivamente ho fatto un blocco di preparazione fisica piuttosto intensa di circa tre settimane. Quando si hanno 16, 18 anni è bene lavorare sulla tecnica del gioco, perché è in quell’area che si possono fare miglioramenti importanti. Quando invece si è un po’ più vecchi è bene lavorare più sull’aspetto fisico, perché non ci sono più molti margini sull’aspetto tennistico. Mi sento molto bene fisicamente, sono contento di aver vinto a Los Cabos e spero di poter giocare delle buone partite qui”.

L’assenza di Nadal e Djokovic in questo torneo non fa troppa differenza per Medvedev: “Sono qui per vincere. Ho sempre fame di vittorie, l’obiettivo è quello di vincere tutti i tornei ai quali partecipo. Ovviamente è più semplice se non ci sono loro, dato che vincono quasi tutti i tornei ai quali partecipano, ma l’obiettivo per me rimane vincere, sia che dall’altra parte ci sia il n. 2 del mondo, sia che ci sia un qualificato o una wild card. Certo le sensazioni sono diverse se si batte uno dei Big 3, anche se non ho mai battuto Federer, però vincere un torneo importante come questo è comunque un’ottima sensazione”.

 

Ora che la stagione si appresta a lanciare la sua tornata finale, con l’ultimo Slam alle porte che poi tirerà la volata verso le Nitto ATP Finals di Torino, si inizia a guardare con interesse chi può essere in corsa per il n.1 di fine anno, che oltre a costituire un titolo di grande prestigio tende anche a garantire bonus importanti nei contratti di sponsorizzazione. “Non seguo troppo le classifiche – ha detto Medvedev – per esempio quando a Los Cabos sono arrivato in finale l’intervistatrice sul campo mi ha detto che sarei arrivato sicuramente allo US Open da n. 1. Non ne avevo idea… In ogni modo ci sono 4000 punti in palio in questi tre tornei, e l’obiettivo è ottenere il massimo. So che Nadal e forse anche Alcaraz sono piuttosto lontani nella Race, tuttavia proverò ad ottenere il massimo che posso raggiungere”.

Medvedev esordirà probabilmente mercoledì dopo aver usufruito di un bye al primo turno e se la dovrà vedere con il vincente della sfida tra Sebastian Baez e Nick Kyrgios.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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WTA Toronto: una commovente Serena Williams torna al successo dopo un’astinenza di 430 giorni

Primo turno positivo per la due volte campionessa Halep e per la finalista in carica Pliskova, a cui va il derby ceco con Krejcikova. Rybakina fa sua una battaglia disumana con Bouzkova, Ostapenko in scioltezza

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Serena Williams – WTA Toronto 2022 (foto via Twitter @WTA)

Day 3 al National Bank Open presented by Rogers di Toronto, ma prima giornata di gare dedicata al tabellone principale dell’edizione 2022 della versione femminile del Canadian Open. Quest’anno il torneo di categoria ‘1000’ riservato alle donzelle del circuito è di scena nella metropoli che si estende lungo le rive del lago Ontario, un appuntamento del tennis femminile mondiale giunto alla 120esima edizione nel Paese della foglia d’acero.

Ad aprire il programma della sessione diurna, alle 11.00 locali – le 17.00 italiane – sul Centre Court è stata la testa di serie numero 15 e due volte campionessa del torneo (2016 e 2018, entrambe le volte a Montreal) Simona Halep. L’attuale n. 15 WTA si è imposta nettamente, quando l’orologio aveva appena visto scoccare il secondo minuto successivo alla prima ed unica ora di gioco del match, concedendo soltanto due giochi6-0 6-2 – alla qualificata croata Donna Vekic. Era il terzo confronto diretto tra le due giocatrici e, così come quello odierno, anche i primi due si erano tenuti in Nord America ma soprattutto in tutti e tre i casi si è sempre materializzato un risultato senza storia per l’ex n. 1 del mondo: nel 2013 allo US Open la rumena cedette soltanto un gioco in più rispetto allo scontro canadese, mentre la n. 82 del ranking riuscì a rendere meno amaro il ko subito ad Indian Wells cinque anni fa arrendendosi per 6-4 6-1.

UNA SOLIDA HALEP PARTE BENE NEL TORNEO – Primo set a dir poco a senso unico, con l’unico momento di equilibrio rappresentato dal primo game del match: Simona infatti dopo aver tenuto ai vantaggi il suo primo turno di servizio, ha lasciato per strada solamente cinque punti infliggendo il bagel alla 26enne di Osijek. Rapporti di forza che non sono per nulla cambiati nella seconda frazione, un 6-2 che poteva essere un altro cappotto se solo la giocatrice balcanica non avesse cancellato tre palle break nel secondo gioco e quattro sul 1-4. A fare la differenza la resa del servizio: Halep ha fatto registrare l’87% di punti vinti con la prima e il 63% con la seconda, al contrario Vekic rispettivamente il 52% e il 23%. Questi numeri testimoniano come la 30enne di Costanza oggi sia stata invalicabile alla battuta, difatti non ha offerto neanche un break point nell’intero scontro. Inoltre hanno pesato anche i quattro doppi falli della croata, commessi in momenti cruciali della partita.

 

IL CUORE DI SERENA – Ma la grande notizia di giornata, che non può che riempire di felicità il cuore degli appassionati della racchetta, è il ritorno alla vittoria dopo la bellezza di 430 giorni di astinenza dell’irriducibile Serena Williams, che ha superato la qualificata spagnola Nuria Parrizas Diaz con lo score di 6-3 6-4 dopo una battaglia di poco meno di due ore. L’ultima gioia era arrivata il 4 giugno 2021 al terzo turno del Roland Garros con un doppio 6-4 su Danielle Collins. La 23 volte campionessa Slam era ritornata alle competizioni, dopo più di un anno di assenza con l’ultimo match disputato a Wimbledon 2021 contro la bielorussa Aliaksandra Sasnovich – nel quale la 40enne statunitense si ritirò uscendo dal campo in lacrime dopo uno strappo muscolare -, lo scorso 21 giugno in doppio affianco di Ons Jabeur nel WTA 250 di Eastbourne.

Quel rientro non è stato che l’antipasto, prima di ricalcare nuovamente in singolare il sacro prato dei Championships e subire però l’amara sconfitta in rimonta al tie-break finale per mano della francesina Harmony Tan. Oggi, invece, 8 agosto prendeva il via un nuovo capitolo della saga di Serena: probabilmente quello conclusivo della sua strabiliante carriera, con l’ultima apparizione nello swing sul cemento estivo e la last dance sui campi di casa a Flushing Meadows.

Lo spartiacque del duello, che ha letteralmente esondato gli argini del match spianando la strada verso il successo della minore delle Williams, è l’infinito ottavo game del secondo set. Un gioco che definire banalmente maratona o fiume è assolutamente inopportuno, dato che abbiamo assistito ad una lotta furibonda con pochi eguali nel recente passato: 18 minuti e mezzo la durata, 24 punti contesi, 4 palle break frantumate e sono servite addirittura 6 palle game alla leggenda a stelle e strisce per porre fine alla resistenza iberica. Come era abbastanza facile prevedere, gli strascichi di questo turning point si sono risentiti pesantemente indirizzando, difatti, l’esito della sfida. Questo perché la campionessa americana ha poi approfittato della scia favorevole e con il vento in poppa ha breakkato nel game successivo, piazzando così la spallata conclusiva alla partita, la quale è stata sigillata senza patemi con il fondamentale d’inizio gioco. Molto bene in battuta Serena, 7 ace scagliati per lei e un buon 67% con la prima sia per presenza in campo che per capacità di farla fruttare.

Ma ciò che ha avuto più impatto nell’incontro, è stata l’abilità di Serena di farsi trovare pronta quando la palla pesava maggiormente: 7 break point salvati su 8. Un dato che dimostra come l’ex n. 1 mondiale abbia fatto la differenza nelle fasi delicate del match, tant’è vero che ha vinto entrambi i parziali in volata. In conclusione possiamo dire di aver ammirato una commovente Williams, capace ancora di pressare le avversarie attraverso il peso specifico del suo nome, della sua storia e di quello che rappresenta. Non la miglior versione di sempre della “Regina”, non quella dominante in lungo e largo del prime della carriera, ma una tennista ancora vogliosa di combattere, di non piegarsi ai limiti fisici che l’età e i pochi match giocati nell’ultimo periodo le impongono: una splendida tennista, che è in grado tutt’ora di far emergere in toto il proprio invidiabile carisma, che ha l’umiltà di soffrire per superare le avversità come una qualunque e che più di tutto vuole che il microcosmo del tennis la ricordi nel modo più luccicante e non sbiadita e arrancante. Ora per la tre volte campionessa del torneo, fra l’altro vittoriosa sempre a Toronto – 2001, 2011 e 2013 – la vincitrice del confronto tra Bencic e Martincova.

RYBAKINA VINCE LA LOTTA TITANICA CON BOUZKOVA – Sul secondo campo per importanza dell’Aviva Centre, la National Bank Grandstand, la prima sfida di giornata vedeva fronteggiarsi la fresca trionfatrice a Church Road Elena Rybakina e la talentuosa ceca Marie Bouzkova. La kazaka che a causa della mancata assegnazione dei punti a SW19 non ha potuto fare il proprio ingresso nella Top Ten mondiale, dopo la sorprendente cavalcata che le aveva garantito il primo Major della sua giovane carriera, era rientrata nel circuito la scorsa settimana al WTA 500 di San José. Ma proprio per via dell’attuale classifica di cui dispone (n. 27) si è trovata a dover affrontare un primo turno molto ostico, venendo eliminata con tanto di 6-0 nel terzo set dalla futura campionessa del torneo – nonché finalista in carica – Kasatkina. Ebbene anche in Canada il sorteggio non è stato benevolo nei suoi confronti, mettendola subito di fronte ad una delle giocatrici più in forma del momento, che da poco aveva firmato il primo titolo nel Tour a Praga.

Ne è venuto fuori uno scontro titanico, degno delle imprese di Leonida e dei suoi 300 fedeli spartani sull’eroico suolo del passo delle Termopili: 3h3 di match, con due set durissimi e decisi sul filo del rasoio che di conseguenza hanno dato vita ad una frazione finale condizionata dalla fatica accumulata. Elena alla fine si è imposta per 7-5(3 )6-7 6-1, prevalendo con il proprio tennis fluido e pulito e facendo leva sulla stanchezza della n. 47, che è dovuta passare anche dalle qualificazioni. La 23enne di Mosca ha mostrato le sue solite doti in battuta: 6 ace scaraventati ed un ottimo 70% di realizzazione con la prima, Marie eliminata nonostante un più che dignitoso 68% sulle palle break salvate (15/22).

OSTAPENKO SI CONFERMA CON KALININA – Ritrova il sorriso anche la campionessa del Roland Garros 2017 Jelena Ostapenko, che non calcava un campo da tennis dagli ottavi di Wimbledon quando si arrese alle affettate di mamma Maria. La lettone, tds n. 16, ha battuto nel secondo match sul Court 1 per la seconda volta in meno di tre mesi l’ucraina Anhelina Kalinina, con il punteggio di 6-4 6-2 in poco oltre l’ora di gioco. Le due infatti si erano già incrociate a Eastbourne, anche in quel caso comoda affermazione dell’ex n. 5 del mondo. Jelena ha messo in cascina il set iniziale nel rush finale, strappando quando l’avversaria serviva per rimanere nel set. Partenza invece a razzo nel secondo per la 25enne di Riga, che però poi si fa riprendere dal 3-0 salvo risvegliarsi dal torpore in tempo e rimettere tutto apposto con altri due break tra il sesto e l’ottavo game, l’ultimo della gara. Uno straordinario 81% di realizzazione con la prima per Ostapenko, ed un altrettanto meraviglioso 83% (5/6) sul salvataggio delle palle break.

NON C’E’ DUE SENZA TRE, ANCORA PLISKOVA – Altro incontro che prometteva spettacolo, e che certamente suscitava un appetitoso languorino d’interesse era il derby ceco – secondo incontro in programma sulla Grandstand – tra la tds n. 14 Karolina Pliskova e la vincitrice dello scorso Open di Francia Barbora Krejcikova. S’incontravano per la terza volta, dopo proprio un duello a Bois De Boulogne nel 2018 vinto da Karolina in due set ed uno l’anno passato alle Finals di Guadalajara, con affermazione sempre dell’ex n. 1 ma in rimonta dopo aver subito un bagel. La 26enne di Brno non ce l’ha fatta neanche questa volta, quasi succube della più esperta connazionale: 6-3 6-4 in un’ora e mezza per la due volte finalista Slam.

Non sono tuttavia mancati vari ribaltamenti dell’inerzia, mai sopita, con la quattordicesima forza del seeding che è salita immediatamente 3-0, in seguito la furia inondante di Barbora ha rimesso il tutto sui binari dell’equilibrio. Infine a chiusura di una frazione dove ci sono stati addirittura 5 break su 9 game totali, Pliskova ha saputo trovare dentro di sé la forza per l’ultimo scatto verso il traguardo. Stesso identico avvio nella ripresa, ancora parzialotto della 30enne di Louny e di nuovo break nell’ottavo gioco, quello che aveva deciso il primo set. La differenza è che quest’ultimo, stavolta, viene messo a referto dalla mancina in campo; ma è soltanto un acuto che non può mettere in discussione l’esito della partita. Ragguardevole bottino di ace (7) per Karolina, ma anche importante dato sui break point sventati: 67% (6/9). Continua quindi la crisi di Krejcikova, che a Praga difendeva il titolo ma ha abdicato ad Hibino (n. 251) mentre Pliskova risentendo l’aria canadese riparte da dove si era fermata, ovvero dalla finale persa contro la nostra Giorgi.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI TORONTO

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WTA Toronto, Trevisan subito eliminata da Haddad Maia

Non riesce la rimonta a Martina Trevisan, sconfitta in tre set dalla brasiliana

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Martina Trevisan - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

B. Haddad Maia b. M. Trevisan 6-2 2-6 6-2

Finisce subito il National Bank Open presented by Rogers di Martina Trevisan. L’azzurra si arrende in tre set alla brasiliana Beatriz Haddad Maia che la precede di due posizioni nel ranking (è n. 24 WTA), ma è certamente più a suo agio della nostra sulle superfici rapide. Brava Martina a reagire nel secondo parziale approfittando di un calo nella percentuale di prime dell’avversaria (comunque appena sopra il 50% nel corso dell’intero match) e a farle perdere sicurezza da fondo soprattutto con il dritto spedendo colpi carichi e profondi con abbondante margine sopra la rete. Nulla da fare però nel terzo set, contraddistinto da un inizio estremamente falloso di Trevisan.

PRIMO SET – Nel primo game Martina annulla ben quattro palle break prima che Haddad Maia le strappi il servizio alla quinta occasione utile. Nel gioco successivo Trevisan ha possibilità di tornare in parità nel punteggio ma la brasiliana è brava ad annullare le due chances di break. L’italiana è molto fallosa da fondo campo, pare non reggere l’intensità messa in campo dall’avversaria che nel frattempo si è portata avanti di un altro break; si gira sul 4-1. Il servizio di Haddad Maia ha fatto soffrire Martina per tutta la durata del primo set che si è chiuso con il punteggio di 6-2.

 

SECONDO SET – Haddad Maia continua imperterrita nella sua marcia anche in apertura di secondo set, macinando punti con la sua prima di servizio alla quale Trevisan non riesce a rispondere. Martina comunque è dentro alla partita e adesso tenta di tenere l’avversaria lontana dalla linea di fondo cercando di toglierle le soluzioni più comode. L’azzurra riesce nell’intento di breakkare Haddad Maia nel quarto gioco complice un turno di battuta con poche prime della brasiliana. Qualche brivido per Trevisan arriva sul 4-2 quando da sotto 15-40 riesce a riaggiustare un game che poteva rimettere la brasiliana in corsa per il set. L’azzurra chiude il secondo 6-2 strappando nuovamente il servizio alla brasiliana. Si deciderà tutto nel terzo.

TERZO SET – Dopo aver conquistato il secondo set, una doccia fredda risveglia Trevisan riportandola alla magra realtà che aveva contraddistinto l’intera frazione inaugurale. Martina complice delle evidenti difficoltà al servizio, in particolar modo un fastidioso fallo di piede, sprofonda in una spirale negativa di errori grossolani messi in fila in serie. L’azzurra va costantemente fuori giri con entrambi i fondamentali, ha totalmente perso le misure del campo, e se ciò non bastasse si dimostra alquanto provata dall’aver smarrito sicurezza nel suo gioco. Così i nervi della mancina toscana non possono che gradualmente ed inesorabilmente iniziare a vacillare: s’inginocchia dopo i gratuiti come segno di disprezzo nei confronti delle proprie maldestre esecuzioni, oltre ad esibirsi in continui dialoghi introspettivi, i quali a volte sfociano verso il suo angolo nel tentativo, da parte della 28enne fiorentina, di trovare supporto alle proprie tesi.

Haddad Maia si limita a rimandare la palla dall’altra parte e a spingere maggiormente la risposta, forte del vantaggio accumulato. Infatti la n. 24 WTA parte nel set decisivo con un parziale a lei favorevole di 16 punti a 5, che fa da contro altare a quello con cui l’italiana aveva chiuso la seconda partita – filotto di 8 punti consecutivi – e che a livello di punteggio corrisponde ad un inequivocabile 4-0, frutto di due break di vantaggio. La n. 1 del tennis italico però non molla, rimane nel match, e anche grazie a qualche verticalizzazione in più ma soprattutto per via della tensione che colpisce la brasiliana al momento di dare la spallata definitiva all’incontro; prima interrompe l’emorragia e poi aiutata da due doppi falli della giocatrice verdeoro si riporta in scia a due game di distanza. Ma purtroppo Trevisan non sfrutta la chance per accorciare ulteriormente e dopo due unforced in uscita dal servizio, a completare la frittata è un comodo dritto in avanzamento affossato malamente in rete, che regala di nuovo il doppio break di vantaggio a Beatriz. La nativa di San Paolo non trema, e a 30 chiude i giochi dopo poco più di due ore di partita.

Ha collaborato Cipriano Colonna

Il tabellone del WTA 1000 di Toronto

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