Wimbledon è assicurato contro la pandemia, ma gli altri tornei rischiano di non sopravvivere

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Wimbledon è assicurato contro la pandemia, ma gli altri tornei rischiano di non sopravvivere

Il ‘The Times’ e il ‘New York Times’ lo danno per certo, ed è uno dei pochissimi tornei ad averla stipulata. Questo rende meno amara la cancellazione. Ma cosa può accadere ai tornei più piccoli?

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Vista sul centrale di Wimbledon (foto Gianni Ciaccia)

Nella giornata di mercoledì – nessun pesce d’aprile purtroppo, tutto vero – è stata disposta una nuova sospensione dei due circuiti fino al 13 luglio, ma soprattutto è arrivata la decisione del Board of Governors di Wimbledon che ha cancellato l’edizione 2020 dello Slam londinese. Un turbamento che la quiete dei Championships non accusava dall’ultima edizione saltata a causa della guerra, quella del 1945. Ma ad attutire questa caduta sembra esserci un materasso di cui la maggior parte dei tornei non dispone.

Secondo il New York Times – in un articolo firmato da Christopher Clarey – e il The Times – la penna è quella di Stuart Fraser, non meno attendibile – lo Slam londinese è uno dei pochi tornei del circuito ad essere dotato di un’assicurazione completa che copre anche le pandemie (ecco la risposta alla curiosità espressa da Jon Wertheim). Va da sé che si tratta anche di uno dei pochi che poteva permettersi di stipularla: secondo le stime diffuse da Clarey, il premio annuale di una polizza contro l’annullamento è compreso tra i 200.000 e i 700.000 dollari con oscillazioni che dipendono dagli incassi – e dunque dalla caratura del torneo.

Eh, ma quanto incassa un torneo? Partiamo dagli Slam. Secondo Forbes, nel 2017 Wimbledon ha generato introiti per circa 289 milioni di dollari (americani), mentre lo US Open ne ha incassati 335 stra-vincendo la partita sul fronte del ticketing (120 milioni a 47). Sono dati piuttosto attendibili che vanno comunque interpretati con il dovuto margine di errore, mentre sull’Australian Open possiamo essere precisi al centesimo: Tennis Australia pubblica un report di oltre cento pagine dettagliando la situazione finanziaria del torneo. L’ultimo disponibile si riferisce all’edizione 2019 e denuncia un incasso complessivo di 373,591,596 dollari australiani, che al cambio attuale sono circa 229 milioni americani. Il Roland Garros si inserisce tra le cifre dell’Australian Open (lo Slam più ‘povero’, nonostante venda più biglietti di tutti) e quelle di Wimbledon.

 

Si consideri che gli Slam sono eventi molto in salute e incassano sempre più dell’anno precedente (lo testimonia il continuo aumento dei montepremi), dunque è opportuno comparare le cifre della stessa stagione. Un buon confronto è offerto dal grafico di statista.com che si riferisce alle edizioni 2015 dei quattro Major e conferma la classifica prima anticipata – US Open in testa, Aus Open in coda, in mezzo i due Slam europei – oltre a delineare una revenue media di 218 milioni per Slam,

Gli incassi dei quattro Slam nel 2015 (fonte Statista.com)

Questa media è sicuramente cresciuta. Di quanto? L’Australian Open (dato certo) ha fatto segnare un +31% in quattro anni, US Open e Wimbledon 2017 sono cresciuti rispettivamente del 9,8% e del 6,5% soltanto tra 2016 e 2017. È molto improbabile che l’aumento quadriennale sia stato inferiore al 25%, dunque si può ipotizzare che la revenue media degli Slam nel 2019 si sia aggirata tra i 250 e i 300 milioni di dollari.

Da qui, estrapolare il guadagno netto è piuttosto semplice per l’Australian Open che lo segnala a chiare lettere – nel 2019 il torneo ha intascato 6,5 milioni (circa l’1,7% degli incassi) – e per Wimbledon. Il The Times scrive che lo Slam londinese ha un surplus annuale di circa 50-55 milioni di dollari, il 90% del quale viene girato alla Lawn Tennis Association sulla base di un accordo stipulato con l’All England Lawn Tennis and Crocquet Club e valido fino al 2053. L’ultimo bilancio disponibile di LTA, quello del 2018, segnala in effetti 36,7 milioni di sterline provenienti dai Championships e da cui possiamo derivare il surplus della penultima edizione di Wimbledon: circa 51 milioni di dollari al cambio attuale. Nonostante nel 2014 lo Slam londinese venisse segnalato come quello in grado di ‘profittare’ di più (ma non possiamo essere certi che oggi accada lo stesso), la sproporzione con Melbourne appare davvero molto evidente.

Scendiamo adesso di categoria, analizzando gli incassi degli altri tornei del circuito.

Bill Oakes, ex direttore del torneo di Winston-Salem e chairman del gruppo che rappresenta gli interessi degli ATP 250, ha detto (sempre al New York Times) che i Masters 1000 vantano un profitto di circa 6 milioni/edizione.

A primo impatto colpisce subito lo scarto minimo con il surplus dichiarato dall’Australian Open. Ci sono due considerazioni che possono aiutare a contestualizzare il dato. I 1000 non sono tutti uguali, e quella media è verosimilmente portata in alto da Indian Wells (soprattutto) e Miami, i cui margini di profitto sono più vicini a quelli degli Slam che agli altri tornei di categoria. In seconda battuta, i 6,5 milioni di Melbourne appaiono una stima molto ‘severa’: il report australiano è incentrato quasi esclusivamente sulle attività finanziarie dello Slam e i contributi garantiti del governo (ben 8,5 milioni) costituiscono ad esempio voce a parte, non conteggiata nella revenue complessiva. Consultando il bilancio preventivo FIT 2019, che appunto pertiene all’intera attività federale stagione, si può dedurre che gli Internazionali d’Italia e le Next Gen Finals (alla voce ‘manifestazioni internazionali’) generano un surplus di circa 4,8 milioni, ma è difficile identificare eventuali spese relative all’organizzazione dei tornei eppure inglobate in altre voci di bilancio. Senza contare che parliamo di paesi diversi con regimi fiscali differenti.

Scendiamo ancora di categoria. Oakes dichiara che il surplus degli ATP 500 supera di poco il milione e quello degli ATP 250 (quando c’è, come vedremo tra poco) si ferma a circa 125000 dollari, con un budget operativo di circa 4 milioni. Bob Moran, direttore del WTA di Charleston, ha confermato che i margini sono simili nei tornei femminili.

Questo quadro restituisce già a sufficienza la difficoltà (per non dire l’impossibilità) per un torneo medio-piccolo di stipulare una polizza assicurativa. Ulteriori indicazioni arrivano dalle parole di
Edwin Weindorfer, CEO di e|motion, ovvero la compagnia di management sportivo che organizza il torneo maschile di Stoccarda e quest’anno avrebbe dovuto organizzare anche le new entry di Berlino (donne) e Maiorca (uomini, per il quale Weindorfer ha specificato che si tenterà l’impervia strada del rinvio): “Siamo assicurati contro terremoti e atti di terrorismo, ma che io sappia nessun torneo è assicurato contro la specifica evenienza del virus, dunque l’assicurazione non può aiutarci“.

Il torneo di Stoccarda è privo di un’assicurazione che copra la pandemia, come quasi tutti

Nel tragico scenario complessivo, Wimbledon sembra invece avere questo paracadute. Cadrà e si farà male, come tutti i tornei che non si disputeranno quest’anno, ma avrà più margine per rialzarsi e forse proprio per questo ha preso con largo anticipo la decisione di cancellare. La fragilità dei ciuffi di Perennial Ryegrass, la varietà d’erba di cui sono fatti i campi di Church Road, non consente di giocare quando le temperature sono troppo rigide e in questa finestra temporale (diciamo entro fine agosto) Wimbledon non ha ricevuto alcuna garanzia di poter giocare a porte aperte. E dunque si è fatto da parte, contando su quel margine di cui sopra.

Il margine, però, diventa progressivamente più risicato se si scende ai Masters 1000 meno ricchi, agli ATP 500 e soprattutto ai 250. Oakes dice chiaramente che ogni torneo dovrebbe preoccuparsi per questa situazione, e corrobora la scelta di Wimbledon sottolineando che cancellare un evento con maggiore preavviso aiuta a contenere le perdite. Dalla valutazione di questo precario equilibrio nasce dunque l’azzardo – che potrebbe anche pagare – di alcuni tornei, come gli Internazionali d’Italia, che non si sono ancora arresi e vogliono provare a giocare comunque quest’anno.

Per alcune manifestazioni, riuscire a giocare potrebbe costituire il discrimine per rimanere in vita. Se infatti nel 2018, stagione regolarmente disputata, l’impressionante quota di tredici ATP 250 su quaranta ha chiuso il bilancio in rosso, l’ipotesi che nel 2020 questo rapporto si trasformi in un bagno di sangue è molto più di una ipotesi. L’organizzatore di qualche torneo già in difficoltà economica prima della pandemia potrebbe decidere di pigiare l’unico bottone rosso disponibile sulla scrivania: vendere la licenza del torneo e salvare il salvabile. Per quella di un ATP 250 se ne può ricavare una cifra compresa tra un milione e dieci milioni di euro, scrive Clarey.

Insomma, secondo diversi modelli di studio il coronavirus avrà un impatto duraturo sulla nostra vita quotidiana, sulle nostre abitudini e sul modo di rapportarci agli altri. I calendari ufficiali di ATP e WTA potrebbero non fare eccezione, e non è detto che un eventuale repulisti di cui le due associazioni dovessero farsi promotrici – per quanto crudele – non possa giovare alla salute dei due circuiti probabilmente troppo pieni di eventi. E non tutti così sostenibili.

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Ranking WTA, Paula Badosa al sesto posto. Serena Williams esce dalla Top 50

Best ranking anche per Cori Gauff, male Mertens e Vondrousova

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Pochi movimenti verso l’alto nel WTA Ranking di questa settimana, come d’altronde è tradizione per il periodo immediatamente precedente ad uno Slam. In Top 10 c’è grande stabilità, con una sola eccezione: forte del titolo conquistato al 500 di Sydney, Paula Badosa ha conquistato il best ranking di N.6 WTA; e pensare che un anno fa era stata l’unica tennista positiva (uomini compresi) alla vigilia del torneo, finendo isolata in un hotel senza nemmeno gli attrezzi per allenarsi. A fare le spese della sua ascesa sono Maria Sakkari (-2, da N.6 a N.8) e Iga Swiatek (-1, da N.8 a N.9).

In Top 20 ci sono altre due tenniste che raggiungono la propria miglior classifica, vale a dire Elena Rybakina (N.12, +1) e Cori Gauff (N.16, +3). Calo per Angelique Kerber (N.17, -3) e soprattutto per Elise Mertens, che esce dalle prime venti accasandosi alla 26 (-6). Il suo posto viene preso da Petra Kvitova (+2, N.19). Poco più indietro, buon salto per Daria Kasatkina (N.23, +3).

I veri spostamenti di rilievo sono avvenuti più indietro. Si segnalano infatti i forti cali di Marketa Vondrousova (-7, N.41) e soprattutto di Serena Williams, che è uscita dalla Top 50 perdendo 12 posizioni. Questo è solo il prodromo di un vero e proprio crollo per la leggenda statunitense, che dopo l’Australian Open (dove difendeva la semifinale ma è stata costretta al forfait) uscirà addirittura dalle prime 200 (il suo live ranking è di N.244). Destino simile per la finalista uscente Jennifer Brady, che fra due settimane si troverà fuori dalle prime cento (live ranking di N.110). Di seguito la Top 50:

 
Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
10Ashleigh Barty7111
20Aryna Sabalenka5698
30Garbiñe Muguruza5425
40Barbora Krejcikova5213
50Karolina Pliskova4582
6+3Paula Badosa4264
70Anett Kontaveit4231
8-2Maria Sakkari4071
9-1Iga Swiatek3916
100Ons Jabeur3500
110Anastasia Pavlyuchenkova2968
12+1Elena Rybakina2765
13-1Sofia Kenin2762
140Naomi Osaka2696
150Simona Halep2657
16+3Cori Gauff2655
17-1Elina Svitolina2641
180Emma Raducanu2595
19+2Petra Kvitova2530
20-3Angelique Kerber2517
21+1Jessica Pegula2474
22+1Belinda Bencic2415
23+3Daria Kasatkina2360
240Leylah Fernandez2279
250Victoria Azarenka2166
26-6Elise Mertens2091
27+1Jelena Ostapenko2035
28-1Jennifer Brady1953
29+2Tamara Zidansek1931
30-1Danielle Collins1911
31+1Karolina Muchova1734
32-2Veronika Kudermetova1695
330Camila Giorgi1692
34+3Jil Teichmann1620
350Sara Sorribes Tormo1588
360Shelby Rogers1583
37+2Liudmila Samsonova1577
380Sorana Cirstea1502
39+2Clara Tauson1459
40+2Viktorija Golubic1452
41-7Marketa Vondrousova1447
42+1Yulia Putintseva1400
43+2Ajla Tomljanovic1395
44+2Bianca Andreescu1378
45-5Ekaterina Alexandrova1356
46+11Alison Riske1271
47+1Tereza Martincova1226
48+1Katerina Siniakova1220
49+2Anna Kalinina1188
50+3Camila Osorio1167

CASA ITALIA

Le migliori giocatrici italiane rimangono piuttosto stabili, anche perché la N.1 Camila Giorgi ha deciso di non scendere in campo prima dell’Australian Open, mentre Trevisan, Errani, Bronzetti, Cocciaretto, Stefanini e Di Sarra erano impegnate nelle qualificazioni dello Slam – Trevisan e Bronzetti sono riuscite ad accaparrarsi un posto in tabellone, con Lucia che si è guadagnata l’esordio assoluto in un Major. Si segnala purtroppo la forte discesa di Bianca Turati, che ha perso 64 posizioni rispetto alla scorsa settimana. Di seguito le venti migliori azzurre:

Classifica WTAVariazioneGiocatricePunti
330Camila Giorgi1692
520Jasmine Paolini1153
111+2Martina Trevisan713
121+2Sara Errani621
142+3Lucia Bronzetti511
159-4Elisabetta Cocciaretto43′
184-3Lucrezia Stefanini368
190+2Giulia Gatto-Monticone361
204+1Federica Di Sarra337
280+4Martina Di Giuseppe243
294+4Cristiana Ferrando229
295-2Jessica Pieri228
386-64Bianca Turati148
411+3Stefania Rubini131
413+3Camilla Rosatello129
414-7Martina Caregaro129
424+2Anna Turati123
430+1Nuria Brancaccio121
444+1Dalila Spiteri115
469-1Anastasia Grymalska105

NEXT GEN RANKING

Raggiunto il best ranking, Coco Gauff si riprende anche lo scettro di miglior teenager del circuito grazie alla semifinale raggiunta all’Adelaide International 2. Superata Emma Raducanu, travolta senza tema di smentita da Rybakina a Sydney. Brutto calo per Marta Kostyuk, che perde 16 posizioni ed esce dalla Top 50. Qui le migliori tenniste nate dopo il 1° gennaio 2002:

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
1+3Cori Gauff200416
20Emma Raducanu200219
30Leylah Fernandez200224
4+2Clara Tauson200239
5-16Marta Kostyuk200266
6+3Qinwen Zheng2002108
7+3Diane Parry2002114
8+1Daria Snigur2002151
90Victoria Jimenez Kasintseva2005202
10+3Elina Avanesyan2002211

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ATP

Classifica ATP: eppur si muove

Nadal torna fra i primi cinque, Sinner rientra in Top 10 dopo una settimana. Best ranking per Auger-Aliassime, grandi exploit per Cressy e Kokkinakis

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Jannik Sinner - ATP Cup 2022 Sydney (foto Facebook ATP Cup)

Il caso Djokovic rischia di diventare per il tennis l’equivalente di un buco nero in astrofisica: una vicenda che inghiotte tutto ciò che la circonda. Per ribellarci a questo destino, dedichiamo tempo e attenzione anche a ciò che accade al di fuori delle vicende che hanno coinvolto il tennista serbo e le autorità australiane, cominciando dalla classifica ATP che, nonostante la stagione sia appena cominciata, “eppur si muove”.

E i movimenti che compie sono interessanti. Di seguito la Top 20:

17/01/2022Giocatore03/01/2022Differenza
1Djokovic10
2Medvedev20
3Zverev30
4Tsitsipas40
5Nadal6+1
6Rublev5-1
7Berrettini70
8Ruud80
9Auger-Aliassime11+2
10Sinner100
11Hurkacz9-2
12Norrie120
13Schwartzman130
14Shapovalov140
15Karatsev18+3
16Thiem15-1
17Federer16-1
18Bautista Agut19+1
19Garin17-2
20Monfils21+1

 

Qualche annotazione:

  • Il canadese Felix Auger-Aliassime – grazie alla vittoria del Canada nella ATP Cup, ottenuta anche con il suo decisivo contributo – torna ad occupare una posizione tra i 10 migliori giocatori del mondo, la numero 9, dopo una fugace apparizione al numero 10 lo scorso novembre. Hubert Hurkacz scende al numero 11: Jannik Sinner torna dunque in Top 10 dopo una fugace uscita la scorsa settimana.
  • Aslan Karatsev, grazie alla vittoria conquistata a Sidney, eguaglia il proprio best ranking: il numero 15.
  • Il francese Arthur Rinderknech – finalista ad Adelaide 2 – entra tra i primi 50. È numero 48.
  • Maxime Cressy – uno degli ultimi interpreti del serve & volley – è stato protagonista di un grande inizio di stagione, prima con la finale di Melbourne e poi con i quarti di finale a Sidney. Questi risultati gli sono valsi l’ingresso per la prima volta in carriera nella top 100; oggi lo troviamo al numero 70.
  • Lo statunitense Cressy non è l’unico giocatore ad avere varcato per la prima volta la soglia della Top 100 nel corso di questo mese; il tedesco Oscar Otte (96) e il danese Holger Rune (99) hanno fatto altrettanto. Non ce ne vorrà Otte ma in termini prospettici ci sembra più significativo l’exploit compiuto dal danese; con il suo arrivo, Carlos Alcaraz non è più l’unico tennista nato nel 2003 presente tra i primi 100.

Nell’ultima classifica pubblicata lo scorso anno, nove tennisti italiani occupavano una delle prime 100 posizioni; oggi ne troviamo uno in meno:

17/01/2022NOMENATO NEL
7Berrettini1996
10Sinner2001
26Sonego1995
32Fognini1987
60Musetti2002
65Mager1994
95Cecchinato1992
98Travaglia1991

Andreas Seppi è scivolato al numero 101. Inizio di stagione importante sotto il profilo statistico per il diciannovenne Flavio Cobolli; il tennista fiorentino è entrato tra i primi 200 giocatori del pianeta, al numero 199.

Un mese di gennaio indimenticabile per Thanasi Kokkinakisl’australiano in un sol colpo ad Adelaide ha vinto il primo torneo della carriera, ha ricevuto un messaggio di congratulazioni da Roger Federer e si è portato a sole tre posizioni di distanza dalla Top 100. Forse non è troppo tardi per immaginare un futuro importante per un ragazzo di 25 anni che a 20 era arrivato a occupare la poltrona numero 69 e che poi a causa di un’infinita serie di problemi fisici era caduto in una profonda depressione e sembrava perduto per il tennis che conta.

Bentornato Thanasi.

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ATP

Australian Open uomini: Zverev avanti. Bene Shapovalov, Monfils e Alcaraz, Korda asfalta Norrie. Maratona Karatsev

Un primo turno allenante per Sascha contro Altmaier. Sorprende il giovane americano: lasciati solo sette giochi al britannico numero 12 del mondo. Servono quasi cinque ore ad Aslan per battere Munar

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Alexander Zverev - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)
Alexander Zverev - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)

Dopo tanta attesa e tante distrazioni extra-tennistiche è iniziato nella notte italiana tra domenica e lunedì il primo Slam della stagione. La prima giornata degli Australian Open 2022 non ha riservato grandi sorprese per quanto riguarda il tabellone maschile e tutti i principali favoriti hanno vinto piuttosto agevolmente il loro primo turno. Ecco la carrellata di quello che è successo nel Day 1 oltre ai match che hanno visto protagonisti gli italiani, di cui parliamo in altri articoli: dalla vittoria di Matteo Berrettini contro Nakashima a quella di Sonego contro Querrey.

La prima testa di serie di rilievo a scendere in campo in ordine cronologico è stata la n. 14, cioè Denis Shapovalov, che in quattro set ha superato Laslo Djere per 7-6(3) 6-4 3-6 7-6(3) in 3 ore e 23 minuti. Il canadese, reduce dalla vittoria della ATP Cup, non è apparso al meglio sotto l’aspetto tecnico (68 errori gratuiti) ma sicuramente sta facendo progressi sotto quello mentale; “Sto lavorando col mio team per raggiungere una mentalità alla Nadal”, ha confermato lui. Sopra 5-2 nel quarto set, Shapovalov stava servendo per chiudere la partita ma si è creato da solo dei problemi quando con tre errori non forzati e un doppio fallo ha prolungato la sua permanenza in campo. Il n. 51 del mondo ha annullato un match point sul 5-4 e ha brekkato il canadese due volte per giungere al tiebreak, ma lì Djere ha ceduto concedendo la vittoria a Shapovalov.

Alla sua seconda partecipazione all’Australian Open Carlos Alcaraz raggiunge il secondo turno replicando il risultato dello scorso anno dove aveva battuto anche in quel caso un qualificato. Questa volta ha superato nel match di esordio il cileno Alejandro Tabilo 6-2 6-2 6-3 con una prestazione travolgente con un leggero tentennamento solamente nel primo set dove parecchi game ai vantaggi hanno prolungato l’incontro. Lo spagnolo, che dodici mesi fa si presentava a questo torneo da n. 141 mentre ora è n. 31, quest’oggi farà parlare di sé forse più per il vestiario che per la sua vittoria agevole e si potrebbe dire scontata. Il 18enne infatti è sceso in campo con una canotta smanicata che molto ha ricordato lo stile del giovane Nadal, e che ha messo in mostra i suoi muscoli molto più definiti rispetto a quelli del suo connazionale ex n. 1 del mondo.

 

Altre vittorie di tennisti di alto profilo sono quelle di Gael Monfils che ha iniziato la stagione con il titolo vinto nell’ATP 250 di Adelaide 1. Il francese, alla sua 17esima partecipazione in carriera agli Australian Open, ha superato nettamente l’argentino Federico Coria per 6-1 6-1 6-3 concedendo 6 palle break e salvandole tutte. Ha lasciato un set per strada invece il kazako Alexander Bublik contro il ripescato statunitense Ernesco Escobedo. Il n. 37 del mondo ha vinto in rimonta 3-6 7-6(5) 6-3 6-3 e ora se la vedrà proprio contro Monfils in una sfida tra due tennisti estrosi che promette scintille.

Il risultato più sorprendente della giornata è rappresentato forse dalla vittoria di Sebastian Korda su Cameron Norrie. Il numero 12 del mondo, che ha partecipato da Alternate alle ATP Finals di Torino, esce mestamente al primo turno, e con un risultato pure netto: 6-3 6-0 6-4 il risultato a favore del giovane americano, che fino a pochi giorni fa era in quarantena dopo essere risultato positivo al Covid. Korda, che a Melbourne vinse il trofeo junior, alla Kia Arena ha sostanzialmente dominato dalla prima all’ultima pallina, vincendo in un’ora e 42 minuti. “Non è stato facile, non ho avuto una grande preparazione – ha detto Korda -. E non avevo ancora potuto giocare un match quest’anno. Però su questi campi mi trovo molto bene e le mie tattiche hanno funzionato alla perfezione”. Il figlio d’arte Sebastian affronterà al secondo turno Corentin Moutet, vittorioso nel derby francese contro Lucas Pouille.

Nell’ultimo match della sessione serale sulla Rod Laver Arena, Sascha Zverev – uno dei primissimi favoriti del torneo vista l’assenza di Djokovic – ha staccato il suo biglietto per il secondo turno vincendo in tre set contro il compatriota Daniel Altmaier. Non è stata una passeggiata per il vincitore delle ATP Finals di Torino: 7-6 6-1 7-6 il risultato finale, con il meno noto dei due tedeschi, attuale 87 del mondo, che ha dato tutto costringendo il rivale a giocare due tie-break. Zverev ha commesso qualche sbavatura ma nei momenti decisivi ha messo grande concentrazione. Vedere per credere il momento in cui, così preso dalla partita, non si è accorto di aver vinto dopo aver trasformato il match point decisivo con una prima vincente. “Ho vinto, ma per il resto non è andato tutto secondo i piani. Se non sei Roger o Rafa sai che difficilmente inizi perfettamente un torneo già dalla prima partita – ha detto Zverev nell’intervista in campo, in cui c’è stato un simpatico siparietto per il fatto che il tedesco non capisse alla perfezione l’accento fortemente australiano dell’intervistatore -. Millman? L’ho affrontato un paio di volte a Parigi, una volta un match molto lungo al Roland Garros. Lui è difficile da battere qui in Australia e ricordo un match epico contro Roger. Mi auguro sarà una bella partita e non vedo l’ora di tornare in campo”.

In coda di giornata è arrivata anche la prima vera maratona del torneo, quella che ha visto coinvolti Aslan Karatsev, semifinalista uscente, e Jaume Munar. Il russo ha prevalso per 3-6 7-6(1) 6-7(3) 6-4 6-4, ma gli sono servite quattro ore e 52 minuti per avere ragione dell’iberico classe 1997; al prossimo turno affronterà lo statunitense Mackenzie McDonald. Un Karatsev estremamente falloso, soprattutto se si ripensa alla prestazione pressoché perfetta di due giorni fa contro Andy Murray nella finale del torneo si Sydney: Aslan ha infatti concluso con ben 107 errori non forzati contro 87 vincenti, andando in attivo nel saldo solo negli ultimi due parziali e prevalendo solo negli scambi corti (117-91, mentre Munar ha vinto quelli superiori ai cinque colpi per 93-72).

Inizio davvero negativo per lui. Nel primo set ha fatto fatica a trovare il campo (appena 7 vincenti) e ha fatto sembrare la prima del rivale quella di un peso massimo (14/15 Munar nel parziale). Andato sotto 3-0 nel secondo, e pur continuando a regalare (26 errori contro i 3 del rivale), Karatsev è riuscito a prendere in mano il pallino del gioco nel secondo (21-4 il conto dei vincenti), colmando il gap e finendo per dominare il tie-break senza più concedere opportunità nei propri turni. Nel terzo, tuttavia, percentuali negative al servizio (63% con la prima, 40% con la seconda) l’hanno visto andare sotto in due circostanze: prima Munar si è portato avanti 2-0, e poi ha potuto servire per il set sul 6-5. Pur salvandosi, Karatsev è andato sotto 3-1 nel tie-break, ma ancora una volta non è riuscito a sfruttare il mini-break recuperato sul 3-4 ed è andato nuovamente in svantaggio.

All’inizio del quarto, tuttavia, il semifinalista uscente è riuscito a portarsi avanti nel set per la prima volta, vincendo un lungo game in cui ha avuto cinque palle break a disposizione e doppiando per il 3-0 pesante. A sorpresa, Munar è riuscito a rimontare solo per riperdere immediatamente il servizio, venendo così trascinato al quinto nonostante i tre set point salvati sul 3-5. Anche nel parziale decisivo Karatsev si è preso due break di vantaggio, ma Munar si è riavvicinato sul 3-4 e ha anche avuto un ghiotto 0-40 nell’ottavo game per pareggiarla, ma Aslan ha tenuto ed è riuscito a chiudere la contesa (e il Day 1) nel turno di battuta successivo.

QUI IL TABELLONE COMPLETO DELL’AUSTRALIAN OPEN MASCHILE 2022

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