Niente Wimbledon ma premi per tutti (Crivelli, Marcotti, Bertellino). Federer in Italia palleggia sui tetti (Alvisi)

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Niente Wimbledon ma premi per tutti (Crivelli, Marcotti, Bertellino). Federer in Italia palleggia sui tetti (Alvisi)

La rassegna stampa del 11 luglio 2020

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Wimbledon, premi ai giocatori anche senza il torneo (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

[…] Anche nell’anno in cui la pandemia l’ha obbligato a non aprire le Doherty Gates per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, Wimbledon ribadisce la sua diversità: e lo fa distribuendo premi in denaro aI 620 giocatori e giocatrici (singolaristi, doppisti e tennisti in carrozzina) che avrebbero avuto la classifica per giocare il torneo o almeno le qualificazioni. La cifra utilizzata,11.850.000 euro, è quella che l’All England Lawn and Tennis Club ha ricevuto come indennizzo dall assicurazione Covid e verrà così distribuita: ai 256 giocatori dei tabelloni principali 27.940 euro, aI 224 che avrebbero potuto iscriversi alle qualificazioni 13.970 euro, aI 120 doppisti 6984 euro. […] Ma c’è un’altra grande novità che arriva da Londra: dall’anno prossimo, le teste di serie maschili non saranno più legate all’algoritmo che dal 2002 le decide sulla base del ranking e dei risultati sull’erba degli ultimi due anni, con la conseguenza di favorire gli specialisti, ma seguiranno pedissequamente la classifica (per le donne è già così). In questi giorni in cui Wimbledon avrebbe celebrato il suo epilogo, la pioggia si è trasferita a Kitzbuehel, all’esibizione organizzata da Thiem: l’austriaco è in finale dopo aver battuto Bautista, 6-7 6-2 6-2, ma la semifinale Berrettini-Rublev è stata rinviata a oggi con il russo avanti 6-4 2-1.

Niente Wimbledon ma premi per tutti (Gabriele Marcotti, Il Corriere dello Sport)

 

[…] Non era mai successo dalla Seconda guerra mondiale che l’All England Club non organizzasse i Championships, il torneo più antico e prestigioso del circuito tennistico. Ma, di fronte alla pandemia di coronavirus, è stata proprio la sua peculiarità – ovvero il disputarsi (unico Slam rimasto) sull’erba – a condannarlo, rendendo impossibile ogni alternativa. Come, per esempio, accadrà con il Roland Garros, slittato a settembre. Una soluzione impraticabile a Wimbledon, perché sono davvero troppo poche le settimane asciutte nell’estate britannica per immaginare un rinvio anche solo di qualche mese. […] Nel frattempo si devono accontentare delle imprese epiche del passato, sicuri che Wimbledon – nell’immaginario collettivo – resterà unico e inimitabile. Anche nella scelta, ufficializzata ieri, di distribuire pure quest’anno, a dispetto della cancellazione, il “prize money’: oltre 11 milioni di euro da ridistribuire ai 620 giocatori che avrebbero avuto la classifica – prima dell’emergenza sanitaria – per disputare il torneo. OSSIGENO. Ciascun giocatore di singolare dei tabelloni maschile e femminile riceverà dunque un assegno di 25.000 sterline, l’equivalente di 28.000 euro. Per i super campioni come Federer e Nadal si tratta di una mancetta di cortesia, ma per altri, i comprimari, rappresenta di certo una somma considerevole, più che mai gradita in questo periodo di limitata attività agonistica. Come ha sottolineato il direttore di Wimbledon, spiegando il senso della decisione. «Sappiamo che per molti atleti questi sono mesi di grande incertezza e preoccupazione – le parole di Richard Lewis – In molti dovranno affrontare difficoltà economiche inattese fin qui, ed è per questo che, avendone avuto la possibilità, siamo stati lieti di riconoscere questi premi». Grazie a una polizza assicurativa rinnovata dall’ultima epidemia di Sars, l’All England Club è riuscita ad annullare i contraccolpi economici causati dalla cancellazione dell’edizione 2020, riuscendo a coprire tutte le perdite. Rispetto ai qualificati di diritto al tabellone principale, ai giocatori che avrebbero affrontato le qualificazioni (224) verrà riconosciuto un gettone di 14.000 euro, il doppio di quanto andrà a ciascun doppista (7.000 euro). Un gesto di attenzione e generosità esteso anche ai professionisti che animano il torneo in carrozzina (singolare e doppio), tutti ugualmente omaggiati.

Ora Wimbledon paga tutti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Wimbledon si dimostra regale anche in un anno di cancellazione del torneo causa pandemia. Pagherà infatti 12,5 milioni di dollari in premi in denaro a 620 giocatori. […] I dirigenti del club hanno spiegato che i 256 giocatori che avrebbero partecipato al sorteggio del tabellone principale riceveranno ciascuno 31.000 dollari, mentre i 224 giocatori che avrebbero partecipato alle qualificazioni riceveranno ciascuno 15.600 dollari. Verranno pagati importi inferiori anche per i concorrenti in doppio e su sedia a rotelle. Cambieranno nel 2021 i criteri per la compilazione dei tabelloni. Non più teste di serie anche in funzione dei risultati su erba, ma solo derivanti dal ranking. In casa Italia domani torna (ore 10) la serie Al, maschile e femminile. […] Nel girone 1 maschile i campioni in carica del Selva Alta Vigevano fanno visita allo Sporting Sassuolo, mentre TC Match Ball Siracusa e CT Maglie si affrontano a caccia dei primi punti. Nel girone 2 l’ambizioso Park Genova, forte tra gli altri di Bolelli e Musetti, fa visita al Massalombarda. L’altra sfida oppone il TC Vela Messina al TC Panoli. Nel terzo raggruppamento regna l’equilibrio con le quattro formazioni tutte ad un punto dopo la “prima”. Testa a testa tra TC Genova 1893 e TC Sinalunga, TC Vicenza, con Marco Cecchinato, e TC Crema Nel girone 4 Lorenzo Sonego, che giovedì ha ricevuto ufficialmente il titolo di ambasciatore del territorio dalla sindaca di Torino, difenderà i colori del TC Italia Forte dei Marmi contro il New Tennis TDG. L’altro match opporrà l’SG Angiulli di Bari al Circolo del Tennis Palermo. In campo femminile l’US Tennis Beinasco di Giulia Gatto Monticone, numero 3 d’Italia, affronta il TC Parioli: «Sfida classica – ha detto la torinese – che cercheremo di portare dalla nostra parte, dopo il bell’esordio di domenica scorsa». Nello stesso girone completa il quadro CT Siena-TC Genova 1893. Girone 2 con match infine tra la CanottierCasale e le campionesse in carica del TC Prato; Bal Lumezzane e Tennis Lucca Semifinale bagnata e più volte interrotta quella di ieri tra Matteo Berrettini e Andrey Rublev, la seconda in ordine di tempo nel Thiem 7, torneo esibizione organizzato dall’austriaco numero 3 del mondo nella “sua” Kitzbuhel. Il primo stop dopo il palleggio di riscaldamento, il secondo sul 3-3 del primo set; il terzo sul 6-4 2-1 Rublev, con il russo che intanto aveva operato il break decisivo al decimo gioco del primo parziale. Il rinvio a stamane dopo l’ultimo tentativo di ripresa non riuscito. Oggi finalina alle 11,30, non prima delle 13 la finale con protagonista Thiem che ieri ha fermato in tre set lo spagnolo Bautista Agut. Alle 10 odierne conferenza stampa molto attesa a Palermo per il Wta che segnerà il ritorno del circuito agonistico mondiale femminile (1-9 agosto). Si sveleranno carte e nomi di spicco.

Federer in Italia palleggia sui tetti (Matteo Alvisi, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

 In tempo di lockdown si allenavano a tennis giocando da un tetto all’altro delle loro abitazioni a Finale Ligure: il loro video era diventato subito virale. Ieri a Vittoria Oliveri e Carola Pessina si è unito addirittura la leggenda vivente del tennis mondiale, ovvero il campione svizzero Roger Federer che si è esibito a palleggiare sul ‘loro’ tetto anche insieme alle due ragazze. L’obiettivo dell’iniziativa era girare il nuovo spot della pasta italiana di cui l’ex numero uno è testimonial, proprio nella stessa location dove le due giovani tenniste sono diventate star del web, grazie al video che ha avuto ben 9 milioni di visualizzazioni ed è finito in prima pagina sul New York Times. […]. In questi giorni Re Roger, che ha in bacheca qualcosa come 20 titoli del Grande Slam, ha confessato che il ritiro dai tornei non è lontano, ma ha ribadito l’intenzione di tornare competitivo nel 2021 appena risolti i guai fisici che lo tormentano.

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Sinner, buona la prima (Pierelli, Mastroluca, Azzolini). Maratona da favola, riecco l’Highlander (Pierelli)

La rassegna stampa di mercoledì 19 gennaio 2022

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Sinner crescente (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

L’Australia gli piace e le partenze a razzo di inizio stagione ormai sono una costante della giovane carriera di Jannik Sinner: nel 2021 vinse Melbourne 1, quest’anno non ha sbagliato un colpo in singolare nell’Atp Cup e ora sta cercando feeling anche con il primo Slam della stagione, dove al massimo ha raggiunto il secondo turno. Gli obiettivi del rosso di Sesto Pusteria sono immutati: giocare almeno 60 partite all’anno e fare il meglio possibile nei tornei più importanti, quelli che danno lustro alla carriera dei campioni. E per fare questo ha annunciato una sorpresa: allargherà il team, come rivelato da lui stesso dopo la travolgente vittoria in tre set contro il lucky loser portoghese Joao Sousa. «Come sapete – ha detto Sinner – da un po’ di tempo il mio team è composto da me e da altre tre persone: assieme all’allenatore Riccardo Piatti ci sono il fisioterapista Claudio Zimaglia e il preparatore Dalibor Sirola. A breve ci sarà un quinto componente, ma per adesso non posso dirvi altro». In attesa di sapere novità, si può ricordare come in passato, spesso, Riccardo Piatti abbia parlato di affiancare una figura di peso tipo quella di John McEnroe per permettere al suo pupillo di allargare gli orizzonti e assorbire insegnamenti che possono essere molto importanti. Staremo a vedere. Intanto Jannik parte nel migliore dei modi: Joao Sousa è spazzato via in tre comodi set, in poco più di due ore di gioco. Al prossimo turno l’altoatesino avrà l’americano Steve Johnson che ha già battuto a Roma 2019 e a Washington 2021. «Ricordo bene gli incontri con Johnson – ha detto Jannik -, in particolare quello del Foro Italico: ero sotto nel punteggio, facevo molta fatica, e il pubblico mi aiutò a tirarmi fuori dai guai e a vincere. In generale mi sento di essere la stessa persona di allora, anche se allo stesso tempo cresco, maturo, come ho fatto negli ultimi mesi. Mi chiedete del ranking e non posso certo dire che non mi interessi. Però non per il numerino di fianco al mio nome, ma perché la classifica è la diretta conseguenza dei risultati: ogni volta che vinci fai un piccolo passo in avanti. Ma non bisogna farsi abbagliare: certi obiettivi vanno valutati nel lungo periodo. So di avere tanto ancora da imparare. Penso al servizio, al gioco di volo, alla necessità di fare delle variazioni. Ci vuole quella pazienza che può essere la tua migliore amica o la tua peggiore nemica, a seconda dei momenti. Anche io sembro calmo, ma ogni tanto la fretta mi spinge a commettere degli errori, a perdere l’equilibrio del mio gioco. Io ho la fortuna di avere un team solido che mi aiuta a rimanere calmo». […]

Sinner vola sulle ali del vento (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Federico Zampaglione, il cantante dei Tiromancino, voleva imparare dal vento a respirare. Janník Sinner, invece, dal vento ha imparato che la velocità serve più della pazienza delle onde. Nella nuova Kia Arena l’altoatesino ha fatto tesoro del ricordo della sconfitta di due anni fa contro Marton Fucsovics. Il risultato è una netta vittoria sul lucky loser portoghese Joao Sousa. «Mi sono dovuto adattare in fretta alle nuove condizioni – ha detto -. Mi sono ricordato della partita che avevo perso due anni fa in condizioni ventose, e allora Fucsovics era stato bravo a comprendere la situazione andando spesso a rete per chiudere il punto. Così stavolta mi sono in un certo senso imposto di andare a giocare al volo più spesso del solito. Alla fine la tattica ha pagato». Il 6-4 7-5 6-1 vale al ventenne altoatesino la quarta vittoria consecutiva in questa trasferta australiana, iniziata con la presenza da secondo singolarista azzurro in ATP Cup, competizione a squadre in cui si è messo alla prova anche in doppio con Matteo Berrettini. I bookmaker gli danno più chances di conquistare il titolo a Melbourne di Berrettini e lo considerano, complessivamente, come il quinto favorito dopo Medvedev, Zverev, Nadal e Tsitsipas, facile vincitore ieri sullo svedese Mikael Ymer. Giovedì, il ventenne di Sesto Pusteria ritroverà Steve Johnson. Tre anni fa, agli Internazionali Bnl d’Italia a Roma, contro l’ex Top 20 festeggiò il primo successo in un Masters 1000 con sobrietà inattesa. Allora Jannik era poco più di un ragazzino alto e magro con una cascata di capelli rossi e tanta voglia di arrivare. «Ricordo bene il nostro match a Roma – ha detto in conferenza stampa Sinner -. Oggi sento di essere la stessa persona di allora. Ma allo stesso tempo cresco, maturo, l’ho fatto anche negli ultimi mesi. Non solo come giocatore ma anche nel privato. Quella partita al Foro Italico non me la scorderò mai: ero sotto nel punteggio, facevo fatica, ma il pubblico mi ha aiutato a tirarmi fuori e a vincere. Finora è senza dubbio uno dei momenti più belli della mia carriera».

Il certo e l’incerto (Daniele Azzolini, Tuttosport)

È lui il più bravo, diceva Jannik, ma a vederli oggi non si direbbe. Sinner e Musetti sembrano finiti in due zone opposte del tennis, lontanissime, agli antipodi. Non c’entrano le vittorie, la classifica. E nemmeno i risultati delle loro ultime fatiche nella notte australiana. Jannik aveva la strada spianata, un avversario a portata di racchetta, inferiore per tecnica e velocità dei colpi Musetti sapeva di avere un percorso in salita, che si sarebbe presto ridotto a un acciottolato stretto e scivoloso se non avesse imposto ad Alex de Minaur buoni diritti che gli vengono da una classe eccelsa. Sostenendoli però con il sudore di una prova vigorosa, pronto a sporcarsi le mani e a dare battaglia centimetro su centimetro. Ma così non è stato. La differenza la fa ciò che i due portano in campo, insieme con gli attrezzi del mestiere. Nel borsone di Sinner ci sono racchette e certezze. In quello di Musetti le certezze ci sono state, oggi regna la confusione che sul campo si traduce nel trambusto di un tennis che fa seguire ai colpi più spettacolari soluzioni che paiono tirate vie, senza un perché. Semola è un giovane vecchio, il suo team l’ha messo a parte di un progetto che lo porterà in alto per restarci a lungo, lui l’ha fatto suo e non deroga dagli schemi che ormai gli sono familiari. Ne ha dato prova anche ieri, dopo i tre set inflitti a Scusa. «Mi chiedete spesso della classifica, e sarebbe sciocco se vi rispondessi che non mi interessa. Mi interessa eccome, ma non tanto per il numero accanto al mio nome, quanto per essere la diretta conseguenza dei risultati che riesco a ottenere. Se vinco, salgo. Ma non mi faccio abbagliare. L’obiettivo è dato dall’evoluzione del gioco. Ci sono questioni tecniche da perfezionare. Tante. Servizio, gioco a volo, variazioni, rotazioni. Ci lavoriamo lutti i giorni, ma la conclusione è sempre la stessa: ho ancora molto da imparare. Ci vuole pazienza. C’è un team che mi aiuta a stare calmo. Ma a volte la fretta si fa strada, e allora avverto che l’equilibrio del mio gioco rischia di andare in frantumi». Musetti si stringe al primo set, giocato davvero molto bene, sebbene la magia si sia esaurita troppo presto per sperare di battere de Minaur. «Davanti al suo pubblico Alex è davvero un demonio. Sapevo che sarebbe stata dura, ma nel primo set mi riusciva tutto. Poi sono stato più discontinuo. Da domani si ricomincia, allenamento e lavoro». […]

 Maratona da favola, riecco l’Highlander: «Ho sofferto tanto» (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

Il pensiero non può che tornare a tre anni fa, quando Andy Murray lasciò Melbourne in lacrime dopo la sconfitta al primo turno contro Bautista Augut. Quella avrebbe potuto essere l’ultima partita della sua carriera, il dolore all’anca destra era troppo forte per andare avanti: lo scozzese annunciò che si sarebbe fermato, non sapendo se sarebbe mai potuto tornare in campo. Invece, dopo gli interventi chirurgici a cui si è sottoposto, si e piano piano ricostruito, andando a giocare con umiltà anche i challenger (come ad esempio a Biella a febbraio), lui che e stato due volte oro olimpico nonché eroe di tre Slam. E ora eccolo qua, a 34 anni, capace di vincere al quinto set contro Basilashvili. Dopo una battaglia di 3 ore e 52 minuti nello Slam che lo ha visto cinque volte finalista ma sempre respinto all’ultimo metro: quattro volte da Novak Djokovic e una da Roger Federer. Per Murray si e trattato del primo successo agli Australian Open a distanza di cinque anni: ha saltato il 2018 e 2020 per infortunio e il 2021 per il Covid. Stavolta, da numero 113 del mondo, ha potuto beneficiare della wild card. E l’ha sfruttata nel migliore dei modi: adesso è ritornato virtualmente nei primi 100. «Tre anni fa, qui in pratica davo l’addio al tennis – ha detto lo scozzese dopo il match -, ma l’impressione che ho avuto è quella di non averlo mai abbandonato, anche se sono stato fermo tanto tempo. È stata dura. Ho capito che avrei potuto continuare a giocare verso la fine del 2019, durante I tornei in Asia. Ma il dolore all’anca mi condiziona ancora e so di non poter dare il massimo in tutti i tornei. La strada intrapresa è quella giusta, però è difficile pensare di tornare al livello di qualche anno fa». Adesso Andy avrà un possibile secondo turno contro Taro Daniel: se saltasse anche questo ostacolo potrebbe trovarsi di fronte Jannik Sinner, impegnato contro Steve Johnson. «Mi piacerebbe andare il più avanti possibile – ha aggiunto Murray – è qualcosa che negli Slam mi manca da tanto e che mi motiva. Qui comunque ho giocato alcuni dei miei match migliori e mi sento a mio agio. Quindi...».

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L’espulsione di Djokovic dall’Australia (Crivelli, Mastroluca, Rossi, Piccardi)

La rassegna stampa di lunedì 17 gennaio 2022

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DjoKOvic (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Cacciato dal suo giardino dell’Eden. Gli Australian Open vinti per nove volte, non saranno più il paradiso di Novak Djokovic, certamente non per quest’anno e forse per sempre. Il re è nudo, spogliato e stordito dalla sentenza definitiva di una Corte australiana che ha ritenuto legittima la seconda revoca del visto per ragioni di salute e ordine pubblici disposta discrezionalmente dal Ministro per l’immigrazione Alex Hawke e di conseguenza ne ha determinato l’espulsione immediata dal paese. Alle 7.53 italiane di ieri, le 17.53 di Melbourne, tre giudici hanno stabilito che la decisione sul merito o sul buon senso del provvedimento del ministro non rientrava nelle funzioni della Corte e che in ogni caso si trattava di una sanzione rispettosa della legge.

[…]

 

Si chiude così, dopo 12 giorni irreali, una delle pagine più buie e controverse della storia recente del tennis e dello sport. iniziata il 4 gennaio quando il numero uno del mondo pubblicò sul suo profilo Instagram la foto della partenza per Melbourne con un’esenzione medica da non vaccinato, scatenando un inferno prima mediatico e poi politico. Lo stesso Novak che sempre sui social ha espresso a caldo le sue idee: «Sono estremamente deluso dalla decisione della Corte di respingere il ricorso contro la decisione del ministro di revocare il mio visto, per cui non putrb rima nere in Australia e giocare gli Australian Open. Rispetto la sentenza della Corte e collaborerò con le autorità competenti per il mio rimpatrio. Mi prenderò del tempo per riposare e recuperare. Mi spiace che tutta l’attenzione sia stata su di me nelle ultime settimane. spero che adesso possiamo tutti concentrarci sul gioco e sul torneo che amo. Vorrei augurare il meglio ai giocatori. agli ufficiali, allo staff, ai volontari e ai tifosi».

[…]

Soprattutto, gli viene impedito di puntare nell’immediato al 21′ Slam, cosi da staccare gli arcirivali Rafa e Federer nella classifica dei plurivincitori e, ancor più grave per lui, non avrà la possibilità di tentare di nuovo il Grande Slam sfiorato nel 2021. l n classifica. scaduti a metà febbraio i punti del successo di un anno fa, rischia di perdere ii numero uno ai danni di Medvedev o Zverev, se uno dei due vincerà gli Australian Open. Senza contare i possibili danni economici, dal 4 milioni che potrebbe perdere di soli montepremi da qui a marzo (qualora avesse vinto in Australia e poi i due Masters 1000 americani di Indian Wells e Miami) o i 30 milioni di sponsorizzazioni se l’impatto della vicenda comporterà un crollo del suo appeal da testimonial, anche se per adesso nessuna delle aziende che lo supportano ha annunciato la volontà di staccarsi,

[…]

ll presidente dell’Atp Andrea Gaùdenzi ha affidato il suo pensiero a un comunicato ufficiale: «Le sentenze delle autorità legali in materia di salute pubblica devano essere rispettate… Indipendentemente da come si sia arrivati a questo punto, Novak e uno dei più grandi campioni nel nostro sport e la sua assenza dall’Australian Open è una perdita per il tennis… Gli auguriamo il meglio e auspichiamo di rivederlo presto in campo. L’Atp continua a raccomandare fortemente la vaccinazione a tutti i giocatori». Punto e a capo.

Djokovic “E ora buon Open a tutti” (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Djokovic ha lasciato l’Australia. È ripartito ieri con un volo Emirates per Dubai, decollato alle 22.30. Undici giorni prima, quasi alla stessa ora, atterrava a Melbourne convinto di poter disputare l’Australian Open senza doversi mettere in quarantena grazie a un’esenzione medica. Secondo Alex Hawke, ministro per l’immigrazione che aveva deciso di esercitare il suo potere personale consentito dal MigrationAct del 1958 per chiedere l’espulsione del numera 1 del mondo. Giusto o sbagliato che sia, ha affermato il legale del Governo Stephen Lloyd durante l’udienza, «molti lo considerano un sostenitore di vista contrari ai vaccini». LA SENTENZA. Dunque, la sua presenza in Australia, visti Il suo prestigio e la sua influenza, avrebbe potuto stimolare un consenso maggiore verso le tesi anzi-vacciniste e incoraggiare le persone”, ha concluso Lloyd, «a emulare la sua apparente noncuranza verso i protocolli di sicurezza»

Il chiaro riferimento è all’intervista con annesso servizio fotografico che Djokovic ha effettuato a Belgrado il 18 dicembre per il quotidiano francese L’Fquipe pur sapendo di essere risultato positivo due giorni prima.

[…]

La reazione di Nole: «Sono estremamente deluso dalla decisione – ha dichiarato Novak Djokovic, che ha diffuso una nota per i media, rinviando al futuro, dopo un periodo di riposo, ogni ulteriore commento -. Rispetto la sentenza, e mi spiace che tutta l’attenzione nelle ultime due settimane si sia concentrata su di me. Orad possiamo tutti concentrare sull’Australian Open, un torneo die ama Auguro il meglio ai giocatori, agli ufficiali, allo staff ai volontari e ai tifasi.

[…]

LE REAZIONI POLITICHE. Numerose le reazioni politiche in Australia. Il primo ministro Scott Morrison ha sottolineato i grandi sacrifici durante la pandemia dei cittadini. Ora, ha spiegato, «gli australiani si aspettano che i risultati di questi loro sacrifici siano protetti». Anche il ministro Hawke ha sottolineato gli stessi concetti, e rinforzato l dea che la severitä nelle politiche di gestione degli ingressi al confine sia un fattore determinante perla coesione sociale. LE REAZIONI SPORTIVE. Sul piano sportivo, Tennis Australia si è limitata ad affermare che rispetta la sentenza. L’ATP ha accolto con una nota prudente quella che ha definito »una serie profondamente spiacevole di eventi. La sua assenza è una sconfitta per il tennis». Fra i tennisti, Djokovic ha ottenuto l’appoggio di John Inner e Reilly Opelka, che hanno elogiato le sue qualità umane prima ancora che tecniche. ll canadese Vasek Pospisil, il suo braccio destro nella nuova Professional Tennis Players Association, ha evidenziato un punto chiave. «E stata una decisione politica. Se non gli fosse stata data un’esenzione, Novak non sarebbe partito per l’Australia: sarebbe rimasto a casa e nessuno avrebbe parlato di questo caos» ha det

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Ma il vero sconfitto, ha dichiarato Patrick Mouratoglou, coach di Serena Williams, non è ll serbo. «Chi davvero perde in questa storia è il torneo — ha scritto -. Spero almeno che da questo momento si torni a parlare di tennis»

Non Djoko più (Paolo Rossi, La Repubblica)

Lo status di numero uno gli è rimasto, ma di pericolo pubblico però. E per questa ragione lo hanno espulso. Novak Djokovic non difenderà il titolo di campione 2021 degli Australian Open: è stato sconfitto dal governo australiano e dalla tesi che, non essendo vaccinato, avrebbe reso «controproducenti tutti gli sforzi intrapresi per la vaccinazione del popolo aussie». Insomma, lo hanno trattato come fosse un influencer qualsiasi, e in fondo, anche la difesa legale del tennista serbo ha fatto cenno a «ragionamenti orwelliani». Comunque sia, i tre giudici hanno trovato l’unanimità nel legittimare il potere discrezionale che è nelle funzioni del ministro dell’Immigrazione, Alex Hawke, e dunque: game-set-match.

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Djokovic poi paga quel selfie pre-partenza e tutte le successive discrepanze per le quali ha anche dovuto scusarsi pubblicamente e, lo pensano tutti, la vicinanza con le elezioni politiche australiane a marzo. Non c’era un capro espiatorio migliore di lui, per il premier Morrison e la sua squadra. Un’associazione di avvocati in effetti ha cercato di portare all’attenzione il rischio di questo precedente, che potrebbe essere usato anche per motivi prettamente più politici, ma questo lo vedremo in futuro. Djokovic è sulla strada dell’Europa, ora. Si è congedato dall’Australia senza polemiche, dicendo di accettare la decisione della corte, seppur «profondamente deluso». Ora intende riposare e recuperare lo stress di questi giorni. In realtà dovrà anche pianificare bene la sua agenda, essendogli saltato anche l’obiettivo primario, quello del Grande Slam. Spulciando il calendario, e saltando direttamente a febbraio, potrebbe decidere di iniziare la stagione a Rotterdam, e magari fare un salto a Dubai. Djokovic ha il green pass, avendo avuto il Covid a dicembre: quindi pub. Ma a marzo ci sono i due Masters 1000 americani: Indian Wells e Miami. Il governo Usa non ammette l’ingresso ai non vaccinati, anche se hanno contratto il virus: occorre un’altra esenzione.

[…]

L’Australia espelle Djokovic, l’ira della Serbia (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Volo Emirates Melbourne-Dubai, sola andata. Dopo undici giorni di battaglia legale con il governo australiano, si conclude il Djokovicgate: il numero uno del tennis fallisce l’ultimo assalto alla diligenza, il collegio di tre giudici della Corte Federale stabilisce che il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke aveva il diritto di revocare per la seconda volta il visto del campione per ragioni di «pubblica salute e ordine», la decisione non è appellata, espatrio inevitabile con il rischio di essere bandito dal Paese per tre anni.

[…]

Alle 22.3o di domenica sera, mentre 128 tennisti vaccinati si preparano ad affrontare il primo grande torneo della stagione (incluso il siciliano Salvatore Caruso, che si ritrova scaraventato lassì? nel tabellone al nosto del *** fuoriclasse espulso come un corpo estraneo), l’unico no vax s’imbarca verso casa e un futuro incerto («Sono estre mamente deluso, mi prenderò del tempo per riposare e recuperare. Buon tennis a chi rimane») mentre da Belgrado tuona Aleksandr Vucic, il muscolare presidente della Serbia: «Lo hanno maltrattato per giorni per poi consegnargli una decisione che avevano preso dall’inizio: Nole può tornare a testa alta e guardare tutti noi serbi negli occhi». Nick Wood, l’avvocato australiano del giocatore, ha provato a far passare la tesi del reato d’opinione, Djokovic cacciato per le sue teorie anti vaccino senza mai essersi pubblicamente dichiarato no vax; gli ha risposto l’empirismo di Stephen Lloyd, legale del governo australiano: che il serbo sia contro i vaccini è dimostrato dai suoi comportamenti: avrebbe potuto presentarsi in regola con la richiesta del Paese meno disposto al mondo a trattare sull’argomento, e invece ha accettato l’esenzione offertagli incautamente da Tennis Australia, l’ente che organizza il torneo, la terza parte in causa che — insieme al governo centrale e a Djokovic — esce a pezzi da questa storiaccia

[…]

rimangono questioni irrisolte però non secondarie. I molti dubbi sul fatto che sia stato accettato anche se consegnato fuori tempo limite (la deadline era il io dicembre), la violazione dell’isolamento essendo andato in giro positivo prima a sua insaputa e poi consapevolmente (in Italia è un reato penale), la dichiarazione falsa in dogana (della quale ha incolpato il manager italiano). Se è lecito aspettarsi che Djokovic trasformi questa catena di incredibili leggerezze in una battaglia per la libertà quando, a fine torneo, tornerà a parlare, intanto Australia e Serbia se le danno di santa ragione.

[…]

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Nole il lungo braccio di ferro (De Ponti, Mastroluca). Nadal: «Pensiamo a giocare» (Crivelli). Chris Evert, la sfida più dura (Pierelli)

La rassegna stampa di domenica 16 gennaio 2022

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Nole il lungo braccio di ferro (Diego De Ponti, Tuttosport)

Nel tabellone c’è, ma Novak Djokovic il suo torneo lo sta già giocando tra centri per migranti e ricorsi. Nella notte il suo caso è stato esaminato dalla Corte federale australiana che potrebbe aver messo fine a questo duro confronto. Djokovic rischia tre anni di espulsione dal Paese. Ieri il campione serbo era tornato in stato di fermo al Park Hotel di Carlton, il centro che ospita i migranti senza visto. Una decisione arrivata dopo il colloquio con i funzionari dell’Immigrazione. l legali del governo hanno sostenuto che, secondo il ministro Alex Hawke, «la presenza di Djokovic può portare ad aumentare il sentimento anti vaccini nella comunità australiana, con cortei e manifestazioni di protesta che potrebbero a loro volta diventare una fonte di trasmissione del virus». Ieri si sono svolte due manifestazioni di protesta a favore del giocatore serbo. A farla da padroni slogan come “Novak libero” e striscioni contro le limitazioni per la pandemia. Persone si sono riunite anche nei pressi del Park Hotel. I legali di Djokovic contestano la tesi del ministro Hawke e hanno presentato un dossier di oltre 250 pagine, inserendo anche sondaggi realizzati dai media locali che dimostrerebbero il desiderio degli australiani di vedere il numero 1 del mondo in campo, ma anche prospettano pericolose ripercussioni economiche e organizzative per il futuro degli Australian Open. Per i legali l’espulsione del serbo «darebbe l’impressione di un processo decisionale politicamente motivato». Una tesi sostenuta anche da alcuni colleghi tennisti come Alexander Zverev. ll tedesco si schiera dalla parte di Djokovic «È qui e deve giocare. Aveva il suo visto, era in regola, non credo che sarebbe partito senza le garanzie necessarie per poter giocare il torneo».

«Djokovic è un pericolo per l’Australia» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Due manifestazioni hanno acceso la giornata di sabato a Melbourne. Una sotto il Park Hotel, il centro che ospita i migranti senza visto dove Novak Djokovic è stato nuovamente trasferito dopo la seconda revoca del visto, l’altra davanti alla Rod Laver Arena. A Melbourne Park, dove nella notte italiana scatterà l’Australian Open, si sono riunite circa duecento persone in corteo per protestare contro i vaccini anti-COVID. La protesta è coincisa con l’annuncio delle motivazioni con cui il ministro per l’immigrazione Hawke ha deciso di proporre respulsione del numero 1 del mondo. Come emerso nell’udienza preliminare alla Federal Court dove si è discusso il secondo ricorso del serbo davanti a tre giudici d’appello, Hawke temeva che la presenza di Djokovic potesse far crescere il consenso verso le posizioni dei no-vax. Il profilo di Djokovic, ha sostenuto Hawke, e la sua popolarità «potrebbero far aumentare cortei e manifestazioni di protesta che a loro volta rischierebbero di diventare una fonte di trasmissione del virus». Gli avvocati della difesa, nelle 268 pagine di affidavit presentato nell’udienza di sabato, hanno contestato questa tesi che può, a loro dire, danneggiare la reputazione dell’Ansiralian Open e mettere a rischio la stessa possibilità che continui a ospitare il primo Slam nel calendario del tennis mondiale. Nella notte italiana di ieri il serbo è comparso davanti alla Federal Court, un tribunale di grado superiore, per discutere íl suo secondo appello. Posizioni diverse tra i colleghi del serbo. Secondo Zverev, «il caos è scoppiato perché è una star – ha detto – non penso che sarebbe partito senza garanzie». Rafa Nadal usa invece la forza del buon senso, e colpisce proprio per la mite ragionevolezza con cui affronta un tema così caldo: «Questa storia è andata un po’ troppo avanti, penso sarebbe importante parlare di tennis anche se il nostro sport conta “zero” rispetto a quello che stiamo affrontando . Abbiamo tutti dovuto affrontare momenti difficili negli ultimi due anni. E comunque non c’è giocatore che sia più importante di un torneo. Novak è senza dubbio uno dei più grandi campioni della storia, ma nemmeno lui, nemmeno io o Roger o Bjorn Borg prima, siamo più importanti di uno Slam. I giocatori col tempo se ne vanno e vengono sostituiti da altri. Il tennis va avanti: l’Australian Open sarà grande con o senza di lui».

Nadal: «Pensiamo a giocare» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ritorno al Park Hotel. Da qualunque parte lo si guardi, un remake di un film dell’orrore sportivo di cui si sarebbe fatto volentieri a meno a poche ore dall’inizio degli Australian Open, che scattano stanotte all’una italiana ma sono stati cannibalizzati dal caso più surreale e imprevedibile della storia del tennis, il visto negato dall’Australia al numero uno del mondo . Una saga dalla risonanza debordante capace di monopolizzare da 11 giorni tutte le attenzioni planetarie e che in queste ore, con la sentenza definitiva sulla legittimità della seconda revoca esercitata discrezionalmente dal Ministro dell’Immigrazione Alex Hawke, dovrebbe finalmente essere giunta a compimento. I legali del serbo, nel giorno di vigilia, hanno ottenuto un successo procedurale importante anche psicologicamente: il nuovo ricorso è stato dibattuto dalla Corte Federale in seduta plenaria, cioè con un consiglio di tre giudici. Significa che in nessun caso le parti in causa potranno presentare un altro appello, e infatti l’accusa si era opposta. I patrocinanti del serbo hanno depositato una memoria di 286 pagine che dettaglia la linea difensiva già emersa nel pre-dibattimento: la scelta della revoca del visto sulla base della presunta pericolosità sociale di Djokovic in quanto convinto no vax in grado di mobilitare sentimenti contrari alla politica sanitaria australiana, è «irragionevole». Intanto perché anche un’eventuale espulsione, da quel punto di vista, potrebbe farne un martire e poi perché è dal marzo 2020, inizio della pandemia, che Nole non esprime opinioni generali sul vaccino. I legali dell’accusa, ovviamente, non recedono e nella loro documentazione hanno confermato che la sua presenza è una minaccia all’ordine e alla sanità pubbliche. Nel frattempo, siccome c’è uno Slam incombente, le operazioni procedono e ieri molti big si sono sottoposti alla classica conferenza stampa pre-torneo, dove come prevedibile l’argomento Djokovic è stato l’oggetto della prima domanda per tutti. tanto che pure il sempre educatissimo Nadal ha finito per risentirsi un po’: «Penso che la situazione sia andata troppo oltre. Onestamente sono un po’ stanco di tutto questo perché credo che sia importante parlare del nostro sport. Djokovic è uno dei migliori giocatori della storia, senza dubbio. Ma non c’è nessun giocatore nella storia che è più importante di un evento. Se non lo farà, l’Australian Open sarà comunque un grande torneo, con o senza di lui. Lo rispetto come persona, come atleta, senza dubbio. Ma ognuno sceglie la propria strada. Gli auguro tutto il meglio e davvero lo rispetto, anche se non sono d’accordo con molte delle cose che ha fatto nelle ultime due settimane. Se la soluzione per uscire dalla pandemia è il vaccino, quella deve essere». Più diplomatico Medvedev: «Aspettiamo di capire cosa succede, bisogna rispettare le regole, ma per quel che so ha un’esenzione valida e quindi può giocare». Sasha Zverev, invece, è dalla parte dell’amico Nole: «È qui e deve giocare, non credo sia giusto quello che sta accadendo. Aveva il suo visto, era in regola. lo non credo che sarebbe partito senza le garanzie necessarie. Il problema è che è una star, altrimenti questo caos non sarebbe scoppiato». Tsitsipas invece è decisamente sull’altra sponda: «Non mento: da due settimane si parla solo di lui e non di tennis giocato, ed è una vergogna».

Evert shock, la sfida più dura. «Ho un cancro alle ovaie» (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

E’ la partita più importante della sua vita, lei che ne ha giocate moltissime sui campi di tutto il mondo negli anni Settanta e Ottanta. Chris Evert, uno dei miti del tennis femminile, ha rivelato al mondo che sta lottando contro un cancro alle ovaie. La vincitrice di 18 Slam, che adesso fa la commentatrice tv, ha anche voluto tranquillizzare tutti. «Raccontare la mia storia è un modo per aiutare gli altri – ha detto la 67enne ex numero 1 del mondo -. Mi è stato diagnosticato un cancro alle ovaie al primo stadio. Mi sento molto fortunata perché la malattia è stata scoperta in fase ancora iniziale e mi aspetto buoni risultati dal ciclo di chemioterapia. Sono fiduciosa». La Evert è poi entrata nei dettagli anche in un colloquio con Espn, emittente con cui collabora da una decina d’anni: provvidenziale un’isterectomia preventiva. Che ha dato esiti confortanti visto che il cancro non si è propagato in altre parti del suo corpo. L’ex campionessa americana ha avuto la terribile notizia un mese fa. A preoccuparla, anche il precedente della sorella Jeanne, morta nel febbraio 2020 per lo stesso male a 62 anni. «Quando faccio la chemio penso a lei e sento che mi darà una mano a superare questa difficile prova». La Evert è in cura alla Cleveland Clinic Florid, a Fort Lauderdale, seguita dal dottor Joel Cardenas che l’ha operata il 13 dicembre scorso. «Se non fossimo intervenuti – ha detto il chirurgo – tra tre mesi o poco più il tumore, anziché lo stadio 1, avrebbe raggiunto il 3 o il 4. Se si sta fermi raggiunge l’ addome» . La Evert ha comunque voluto tranquillizzare ulteriormente («Mi vedrete qualche volta in collegamento su Espn per qualche commento sugli Australian Open») e poi ha chiesto comprensione: «Spero capirete il mio bisogno di concentrarmi sulla salute e sulle cure». Coraggio Chris.

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