Nella bolla dello US Open c’era un’atmosfera da spiaggia, ma non tutti l'hanno apprezzata

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Nella bolla dello US Open c’era un’atmosfera da spiaggia, ma non tutti l’hanno apprezzata

Il New York Post ha parlato degli svaghi a disposizione dei giocatori fra una partita e l’altra. e della ‘Ashe Beach’. Konta non ama la tintarella: “Quando finiamo di giocare cerchiamo un po’ di ombra!”

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NYC, tramonto dall'Ashe Stadium - US Open 2015 (foto di Art Seitz)
NYC, tramonto dall'Ashe Stadium - US Open 2015 (foto di Art Seitz)

Qui il link all’originale; l’articolo è stato scritto durante il torneo

I giocatori presenti allo US Open sono installati in una bolla fra il Queens e Long Island e non hanno il permesso di visitare Jones Beach o Rockaway Beach, ma sono comunque autorizzati a fare un pieno utilizzo di quella che è stata ribattezzata “Ashe Beach”.

In un tentativo di rendere più eccitanti le visite dei giocatori presso lo USTA National Tennis Center di Flushing Meadows durante questo US Open senza pubblico, infatti, è stata creata una sorta di oasi ricreazionale chiamata proprio “Ashe Beach”. Questa area improvvisata è situata davanti all’Arthur Ashe Stadium, vicino alla fontana dove solitamente i visitatori si aggregano per mangiare, socializzare o guardare la gigantesca TV situata all’esterno dello stadio da 24.000 posti.

 

L’area della South Plaza è stata trasformata con sedie a sdraio, ombrelli, tettoie, palloni da spiaggia che galleggiano nella fontana, e con una vasta gamma di attività di intrattenimento. Secondo una fonte USTA, la principale ragione per cui è stata allestita la “Ashe Beach” è che si vuole incoraggiare i giocatori a stare all’aperto, poiché gli scienziati affermano che rimanere indoor aumenta il rischio di contagio da COVID-19.

Il Western & Southern Open, l’evento di preparazione allo US Open che normalmente si tiene a Cincinnati, si è giocato a Flushing Meadows, mentre lo Slam è iniziato lunedì. Entrambi gli eventi sono a porte chiuse, il che rende la struttura simile a una città fantasma, come ha detto Novak Djokovic.

Volevamo dare ai giocatori più spazio possibile per stare all’esterno senza assembramenti mentre si trovano al circolo”, ha detto al Post la direttrice dello US Open Stacey Allaster. “Prima di tutto come misura per garantire la loro sicurezza, in sinergia con le altre regole sulle mascherine e sul distanziamento sociale. Inoltre, vogliamo metterli a loro agio. La South Plaza era la scelta più ovvia per la creazione di un luogo simile: qui i tennisti possono rilassarsi o prendere parte ad attività di intrattenimento e al contempo rimanere al sicuro stando all’aperto”.

I giochi che circondano la fontana includono un circuito di minigolf, un canestro per giocare a basket, un mini-campo di padel, un calcio balilla, sacchetti per il cornhole [gioco a squadre che consiste nel lanciare sacchetti di stoffa, pieni di mais, verso una piattaforma di legno, ndr], scacchi a dimensione naturale, e macchine di sollevamento pesi. La giovane star Coco Gauff è stata vista uscire dalla “Ashe Beach” martedì scorso dopo la sua sessione di allenamento. Il sabato successivo, durante il media day al Western & Southern Open, Gauff ha ammesso di non disdegnare la possibilità di fermarvisi per prendere un po’ di sole

Tuttavia, la spiaggia improvvisata ha attratto meno persone di quanto sperato.

Penso che l’intenzione sia giusta”, ha detto l’inglese Johanna Konta. “Ovviamente per noi è meglio stare all’aperto. La potenziale fregatura è il meteo. Fa molto caldo, e non penso che i giocatori e le giocatrici vogliano abbronzarsi prima o dopo le partite. Passiamo già parecchio tempo al sole giocando o allenandoci, e quando finiamo credo che le idee predominanti siano di cercare un po’ d’ombra e di andarsene dalla sede del torneo. Probabilmente è per questo motivo che l’area non è troppo affollata”. Konta ha affermato che la “Ashe Beach” era più in voga due settimane fa, nei giorni precedenti l’inizio dello Western & Southern Open.

Johanna Konta – Cincinnati 2020 (via Twitter, @CincyTennis)

Ho fatto un tentativo con il cornhole e il minigolf”, ha aggiunto Konta. “Ho provato anche a fare qualche canestro. Non è andata molto bene. Ma anche ad altri tennisti piacciono i giochi che ci sono lì”. I partecipanti all’Open hanno poca scelta per l’intrattenimento. Sono costretti a rimanere in hotel, il Long Island Marriott, e sono obbligati ad usare bus o furgoni che garantiscono il distanziamento sociale per arrivare al National Center. Inoltre, sono tenuti a camminare in giro per il circolo con la mascherina. Mentre l’hotel ha allestito sale gioco e mense, le gite a Manhattan sono bandite. I giocatori sono stati autorizzati ad affittare appartamenti, ma con la necessità di spendere circa 60.000 dollari per sanificare l’ambiente seguendo i protocolli, e sono consapevoli che gli unici spostamenti possono essere quelli da casa ai campi.

Djokovic, che lo scorso giugno ha contratto il coronavirus, è uno dei pochi giocatori che ha scelto di spendere soldi per la casa, secondo alcune fonti situata nel New Jersey. Ecco perché ha apprezzato lo sforzo della USTA nell’allestire la “Ashe Beach”. “Ho visto alcuni giocatori cimentarsi con qualche tiro a canestro e con il minigolf”, ha detto il numero uno del mondo. “È bello che ci sia la possibilità di fare attività all’aperto per i giocatori in modo da poter rilassarci e socializzare quando non siamo in campo, visto che non possiamo andare da nessuna parte se non all’hotel (o la casa per chi ce l’ha) e al circolo. Le cose stanno così, e potenzialmente si può rimanere qui per un mese (come tutti sanno la permanenza di Djokovic è durata meno, ndr). Quindi sì, è molto bello che ci sia qualcosa con cui passare il tempo”.

Traduzione a cura di Gianluca Sartori

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Editoriali del Direttore

Per colpa di Schwartzman che batte Nadal, piccolo excursus statistico sulle serie vittoriose fra big

Ci aveva perso 9 volte! Con Berdych, Nadal era stato più continuo: le vittorie di fila furono 18. Rino Tommasi e Arthur Ashe vs Rod Laver…Tanti head to head a senso unico. Quiz su Berrettini, Sinner e Musetti

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Rafa Nadal - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

I nostri appassionati di tennis hanno dimostrato in tutti questi lunghi anni in cui i nostri tennisti di soddisfazioni ce ne hanno date pochine, che bastava tifare per Federer, Nadal o Djokovic per aver voglia comunque di seguire il tennis con immutata passione. Per poco più di un quinquennio (2010-2015) è stato motivo d’orgoglio patriottico soprattutto il tennis e i risultati delle nostre ragazze, ma per tre lustri sono stati quei tre a farci divertire più degli altri. A volte anche Murray, a volte anche Wawrinka e del Potro, ma sono stati meno continui.

A Roma, superata la delusione per le sconfitte dei quattro italiani che ci avevano un po’ illuso piazzandosi negli ottavi, ultimo in ordine di tempo colui sul quale era lecito puntare di più, Matteo Berrettini testa di serie n.4, erano tutti convinti che ci saremmo ritrovati con una finale disputata dai soliti due, Nadal e Djokovic.

Il direttore commenta la sconfitta di Berrettini (con un paragone irriverente)

 

Invece Nadal è già tornato a Maiorca. E non andrà a pescare, ma ad allenarsi più duramente del solito se non vorrà perdere anche a Parigi dove ha vinto tre volte più che a Roma: là sono 12, qua erano 9.

Nove erano anche le sue vittorie consecutive con il più piccolo dei grandi del circuito ATP, “El Peque”, il piccolo, l’argentino Diego Schwartzman. Chi non indovina perché si chiami Diego? Peggio per lui, io non glielo dico.

A fine match ho ricordato cosa disse Gerulaitis quando finalmente battè Connors, e lui si è messo a ridere: “Io posso avere anche sempre perso con certi giocatori, ad esempio con tutti i grandi tre, Rafa, Djokovic e Federer, ma quando entro in campo penso sempre che potrei farcela  rovesciare il pronostico. Oggi ho giocato la più bella partita della mia vita e sono contentissimo. Sì, forse lui non sarò al massimo, forse l’umidità della sera ha rallentato le palle che non prendevano più tanto lo spin, ma io ho giocato proprio bene. Gli ho fatto diversi break? Sì, ma io ho sempre fatto tanti break, la risposta è la parte migliore del mio repertorio…”.

Non solo il simpatico piccoletto di Buenos Aires, che era stato in semifinale al Foro anche un anno fa, non aveva mai battuto Nadal in 9 tentativi e – come mi ha detto lui. Nessuno dei celebri Fab 3, ma non era riuscito mai a battere uno dei primi 5 classificati del mondo in 22 duelli. Eppure un paio d’anni fa lui, l’11 giugno dopo aver raggiunto i quarti al Roland Garros, era arrivato a bussare alla porta dei top-ten. Si era fermato a n.11, come best ranking. Con quella classifica, fra i piccoletti, è stato probabilmente il n.2 di sempre. Harold Solomon, l’americano che perse da Panatta la finale del Roland Garros nel 1976, era alto 1m e 68 cm, vinse 22 tornei e salì fino al quinto posto delle classifiche ATP. Sul metro e 70 di Diego, detto fra noi, non ci giurerei. Deve essere stato misurato con un metro argentino. Secondo me è più piccolo. Ma tant’è.

Piuttosto, al di là del fatto che certamente quello visto ieri sera non era il miglior Nadal…e che la sua partita scopre un diverso scenario sia per Roma, dove il favorito diventa Djokovic a dispetto di una condizione non brillante, sia per Parigi dove gente come Thiem, lo stesso Djokovic e altri possono legittimamente pensare di avere molte più chance di quanto si potesse immaginare.

Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

La vittoria di un tennista che aveva perso nove volte con un altro mi ha fatto ripensare a quelle frasi che dicono i giocatori e che sembrano sempre un esercizio di banalità: “Ogni volta si ricomincia da 0 a 0” è una delle più classiche. Altre? “I Vecchi incontrano non contano”, “Lui non è tipo che molli e ti regali la partita” e via dicendo.

Poi però mi è tornata in mente quella sera al Masters quando con Rino Tommasi  e Gianni Clerici (Roberto Lombardi non c’era ancora) commentavamo per Tele+ (o Telecapodistria?) dal Madison Square Garden e Vitas Gerulaitis battè finalmente Jimmy Connors e se ne uscì con quella frase rimasta storica: “Nessuno batte Viats Gerulaitis 17 volte di fila!”. Un capolavoro. Vitas era un ragazzo straordinario e straordinariamente simpatico. Ho avuto il piacere di partecipare a un paio di party organizzato da lui, a Dallas e New York, dove mi sono divertito da matti. Magnifici, nostalgici ricordi.

ALTRI DUELLI A SENSO UNICO

Sulla scia di quel ricordo ho ripensato ad altre serie di duelli a senso unico che poi improvvisamente venivano interrotti. Un altro “17 senza macchia” che mi viene in mente è quello di Roger Federer con Youzhny, perché tre anni fa all’US Open, secondo turno, il russo era avanti 2 set a uno e corremmo tutti sull’Arthur Ashe increduli.

Maestro Rino mi diceva sempre di quando Arthur Ashe lo incontrava e gli diceva: “Senza di te Rino non avrei mai saputo quante volte di fila ho perso  con Rod Laver!”. Erano 19, quando finalmente Arthur ne vinse una. E su 23 ne avrebbe vinte…addirittura 2. E Rino, che Gianni aveva ribattezzato “ComputeRino”, ne era tutto fiero. Finché arriva a dire un giorno: “Prima di Internet…Internet ero io!

In Australia cinque anni fa ricordo di aver visto Andreas Seppi battere Roger Federer sull’HiSense Arena: Andreas ci aveva perso dieci volte di fila. Giocò una partita magnifica in quel torneo in cui ha raggiunto gli ottavi ben quattro volte.

Sempre in Australia, in quello stesso 2015, si interruppe la striscia positiva di Rafa Nadal con Tomas Berdych: il ceco aveva vinto le prime tre partite, e sembrava che Rafa se ne fosse fatto un complesso. Ma poi ne perse ben 18 di fila! In Australia Berdych spezzò la maledizione. Poi ricominciò a perderci… Alla fine il bilancio sarebbe stato dunque 20 a 4 per il maiorchino.

Ricordo anche, più lontana, una serie di 17 vittorie consecutive di Ivan il Terribile Lendl su un Connors che, otto anni più anziano, sul finir di carriera accusava il peso dell’età. Il bilancio non sarebbe stato però umiliante, perché all’inizio il pur longevo Connors aveva bastonato il ceco tante volte: 22 a 13 i confronti diretti. Una di quelle vittorie di Jimbo venne a un Masters, sempre al Madison Square Garden quando Connors dette del vigliacco (Chicken! Non si traduce come pollo, ma proprio vigliacco) a Lendl che contro di lui nell’ultima giornata del round robin aveva perso apposta il secondo set perché, arrivando secondo nel gruppo dietro Jimbo, avrebbe affrontato in semifinale il ben più battibile Gene Mayer che aveva concluso al primo posto dell’altro gruppo nel quale Bjorn Borg si era piazzato secondo. Lendl fece meri calcoli. Jimbo, orgoglioso com’era, non li avrebbe mai fatti.

Lendl, quando diceva di essere più forte di un altro, non lasciava spiragli. Con Brad Gilbert, che pure è stato n.4 del mondo, ha battuto in Slam o Masters gente come Becker e McEnroe, Ivan è stato implacabile: 16 vittorie a zero. Le stesse di Rafa Nadal con Richard Gasquet che soltanto fra il 2004 e il 2008 è riuscito a strappargli un set in 4 occasioni, ma mai più d’uno.

WTA – Fra le donne le serie di vittorie consecutive fra tenniste di altissimo livello ne ricordo diverse: avevo visto la diciottenne Sharapova battere Serena a Wimbledon nel 2004 e quello stesso anno una mia amica che scriveva di spettacoli su USA Today mi ospitò a Los Angeles e mi portò a Holywood a intervistare nella sua camera d’hotel la bellissima Halle Berry (scrissi l’intervista per Panorama, mi pare) nella settimana in cui Masha ribatté Serena allo Staple Center. C’era papà Yuri Sharapov che faceva un tifo esagerato e fuori da ogni bon ton. Mai e poi mai avrei immaginato che da allora Maria non sarebbe più riuscita a battere Serena, lungo 19 sfide in 16 anni! In compenso Maria ha messo sotto Simona Halep sette volte di fila prima di perderci a Pechino tre anni fa e poi a Roma nel 2018.

Mentre quando vidi Steffi Graf, nella finale del Roland Garros 1988 dare 60 60 a Natasha Zvereva in 34 minuti, non mi sorpresi a constatare che il loro bilancio sarebbe stato 20 a 1 per Steffi, che peraltro poteva vantare anche un 21-0 con Nathalie Tauziat, un 17-0 con Manuela Maleeva, un 21-1 con Helenona Sukova. Uno schiacciasassi, Steffi.

Sono sicuro che i lettori ne ricorderanno altre, io mi sono distratto a scrivere di queste e… tutto per colpa di Nadal che ha perso da Schwartzmann dopo averlo battuto 9 volte di fila! Vabbè, scherzi a parte, abbiamo fatto un po’ di ripasso di storia, non senza aver ricordato che Filippo Volandri resta l’ultimo italiano ad aver raggiunto le semifinali dal Foro Italico 13 anni fa, anno 2017. Ad maiora. Chi secondo voi fra Berrettini, Sinner e Musetti sarà in grado di centrare l’obiettivo per primo? E chi più volte?

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ATP

Internazionali di Roma, uno stratosferico Schwartzman elimina Rafa Nadal!

El Peque gioca letteralmente la partita della vita e batte meritatamente un Rafa un po’ impreciso

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Diego Schwartzman a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)
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Clamoroso a Roma: Diego Schwartzman batte Rafa Nadal, nove volte campione agli Internazionali d’Italia, con il punteggio di 6-2 7-5 in due ore e tre minuti, prendendosi la prima vittoria in carriera sullo spagnolo. L’argentino ha giocato probabilmente il miglior match della carriera, chiudendo a +14 nel rapporto fra vincenti e non forzati e a +18 negli scambi sopra ai cinque colpi, raggiungendo così la seconda semifinale romana consecutiva.

I confronti diretti dicevano 9-0 Nadal (22-2 i set), quindi un pronostico apparentemente chiuso (anche per via del livello espresso da Rafa nei primi due match), ma va detto che alcune sfide erano state decisamente combattute, soprattutto perché Schwartzman ha la risposta e l’anticipo lungolinea di rovescio che Rafa non gradisce, ma allo stesso tempo non è in grado, per limiti fisici evidenti, di giocare in salto sui topponi del maiorchino per lungo tempo (come si vede dalla grafica), finendo alla lunga per perdere campo, senza considerare che El Peque non ha ovviamente modo di vincere troppi punti facili.

 

PRIMO SET – Rafa, come sempre, è sceso in campo con idee molto chiare, nello specifico di muovere l’avversario con il classico gancio mancino (ma anche con il rovescio incrociato in cui è migliorato tantissimo in termini di abilità di salire sulla palla per tagliare l’angolo) e di alzare le traiettorie per impedirgli di mettere i piedi sulla riga di fondo. Schwartzman ha spesso usato il recupero in back per darsi il tempo di tornare verso il centro, per andare lungolinea con il rovescio bimane alla prima occasione e anticipando, se possibile.

La prima opportunità per Nadal è arrivata nel quarto game, quando Schwartzman ha cercato di approfittare della sua posizione profonda ma ha sbagliato la palla corta. La tds N.2 ha però spedito in rete un dritto incrociato non da lui, peraltro non la prima sbavatura con il suo colpo preferito. Altri errori hanno allora propiziato una chance per l’argentino, bravissimo a trovare il dritto in corsa per lo 0-40 e a ritorcere lo slice da sinistra di Rafa contro di lui, infilando il dritto nel campo aperto per il 3-2 e servizio, coronando un parziale di 9-0 e infilando alcune smorzate carezzevoli, come quella che ha preceduto questo muro su una veronica dell’avversario:

Nadal ha avuto la presenza di spirito di provare a cercare soluzioni alternative contro un avversario serafico al cospetto del consueto martellamento sulle diagonali, anche perché in diverse circostanze era lui ad essere buttato fuori su quella di sinistra, uno spettacolo a cui non avremmo mai pensato di assistere), e ha finito per forzare e sbagliare anche per via della penuria di punti diretti con il servizio – otto prime su 21 in campo dopo il 4/5 iniziale. Schwartzman si è procurato una palla per il doppio break su un rovescio sballato, ma Nadal ha tirato fuori una smorzata vincente per cavarsi d’impaccio, ma solo brevemente, perché Dieguito ha letto nel Pleistocene la palla corta e si è procurato una nuova occasione per il 5-2, incamerato su un altro drop shot che ha a malapena raggiunto la rete.

L’ottavo favorito del torneo si è quindi procurato due set point colpendo tre vincenti con i piedi dentro il campo, ma Nadal ha avuto un sussulto d’orgoglio, capitolando però su un altro grande inside-in dell’argentino e su un proprio errore di rovescio – 6-2 in 48 minuti. Momento di puro kleos di Schwartzman, che ha chiuso il set con cinque non forzati (13 i vincenti) e il 73% di punti fatti con la prima.

Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Quattro o cinque volte avevo sentito di essermi avvicinato a lui in passato, ma oggi ho provato a fare le stesse cose e sono riuscito a capitalizzare su tutte le occasioni che mi ha dato nel primo set“, ha commentato l’argentino sul primo parziale. “Da lì mi sono detto, ‘lui non gioca da sette mesi, devo riuscire a rimanere in partita’, ed ero pronto a provare a vincere anche al terzo, eventualmente“.

SECONDO SET – Se possibile, Schwartzman ha persino alzato il ritmo nel secondo, mulinando i piedini come un Kitchen Aid e salendo a doppia palla break con un vincente di rovescio incrociato, ma Nadal si è salvato con un pallonetto su cui l’avversario ha messo larga la volée dorsale e con un servizio vincente al centro. Interrotta la striscia di game persi, Rafa ha iniziato a colpire con una violenza belluina, salendo a palla break dopo due vincenti lungolinea, eppure Diego è riuscito a rintuzzare la sua spinta con un recupero a rete e un tocco prodigiosi ancorché ansimanti, o forse ancora più impressionanti proprio per questo motivo:

L’argentino non è mai arretrato, anche perché ha giocato la miglior partita della carriera quantomeno con il dritto (ma probabilmente non solo), e si è preso il 30-40 nel quinto gioco su un passante largo di Nadal, la cui prima ancora latitava. Rafa si è allora affidato al grande classico del repertorio mancino, servizio slice e discesa a rete, tenendo anche grazie al primo ace del set. El Peque ha invece continuato a mantenere altissimi livelli d’efficienza con la battuta (65% in campo con realizzazione di 73 e 83 percento nei primi tre turni), e, per quanto paradossale, era fisiologico che l’occasione successiva sarebbe stata depositata sul suo uscio: dritto inside-out largo di Rafa e 30-40, con il Toro di Manacor a cercare di uscire dallo scambio con la più languida delle palle corte, giunta a rete quasi per miracolo – 4-3 e servizio Schwartzman.

Nadal ha quindi mostrato grande umiltà, e si è messo a contenere la spinta dell’avversario, invitandolo a prendersi il match con diverse difese in back e traiettorie alte. Schwartzman ha iniziato a sbagliare un po’ di più e si è trovato subito 15-40, concedendo il contro-break alla seconda occasione finendo lontano dalla riga sui lift dello spagnolo. Al di là dell’effetto sorpresa, però, l’argentino vive di attrito da fondo, e ancora una volta è stato Rafa, sotto nel punteggio, a spazientirsi e sbagliare, venendo breakkato a zero su un banana shot millimetrico al termine di un duello a rete.

Ancora una volta, però, il braccio di Schwartzman ha tremato, mentre Nadal ha tirato fuori il suo più bel punto della settimana proprio al momento del bisogno con una demi-volée smorta appena dopo la rete, contro-breakkando a zero su una palla malgiudicata da Diego.

In un finale senza la minima logica, con tutta l’inerzia del mondo, Nadal si è inerpicato sulla diagonale di sinistra, commettendo due errori di dritto prima di essere passato per il 6-5 Schwartzman. La terza volta è stata quella buona perché, nonostante la solita refrattarietà alla sconfitta, però, l’iberico ha continuato a commettere troppi errori nello scambio, concedendo un match point che l’argentino si è venuto a prendere a rete, lanciando un meritato urlo liberatorio. +14 vincenti/unforced, +18 nei punti sopra cinque colpi.

Le ultime tre settimane sono state pessime per me, pensavo di dover andare ad Amburgo per prendere un po’ di ritmo, e invece…“, ha detto dopo la partita. “Non pensavo di poter vincere perché non stavo giocando bene ma oggi ho trovato il mio miglior livello, ho giocato più o meno come nel nostro match del Roland Garros 2017“.

Due parole anche sull’avversario di domani, un altro mancino come Denis Shapovalov, il cui allenatore Mikhail Youzhny era alla partita: “Io e Denis ci siamo allenati spesso insieme alle Bahamas, è un gran bravo ragazzo e sta giocando bene, non è più un Next Gen visto che ormai vale la Top 10. Sarà dura, ma se gioco come oggi posso batterlo“.

Il tabellone maschile di Roma con tutti i risultati aggiornati

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Flash

Internazionali di Roma: Muguruza ferma la corsa di Azarenka, avanza la campionessa in carica

L’iberica troverà Halep, che ha beneficiato del ritiro di Putintseva. L’altra semifinale sarà il derby ceco Vondrousova-Pliskova

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Garbine Muguruza - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)
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Giornata di quarti di finale anche nel femminile, con un parco giocatrici di altissimo livello; vediamo com’è andata.

[9] G. Muguruza b. [SE] V. Azarenka 3-6 6-3 6-4

Garbiñe Muguruza si è imposta nel match di cartello della giornata, per la verità non bellissimo, in due ore e 19 minuti, interrompendo la corsa di un’altra bi-campionessa Slam ed ex numero uno WTA, Vika Azarenka, che è rimasta in partita pur perdendo il servizio sei volte di fila. Per Muguruza prosegue la strage di nomi altisonanti, dopo Stephens, Gauff e Konta.

 

2-1 Azarenka nei confronti diretti prima di questa sfida, con l’ultimo match proprio a Roma lo scorso anno, quando si ritirò la spagnola agli ottavi, mentre qualche mese prima era stata Vika ad abbandonare in corso d’opera durante la finale di Monterrey.

Entrambe piuttosto centrate all’inizio, soprattutto con il rovescio. L’iberica si è procurata le prime due chance, non consecutive, nel terzo gioco: ha risposto con colpi centrali ma potenti alle frequenti seconde dell’avversaria, approfittando di qualche iniziale esitazione in uscita dal servizio per salire a palla break, ma un errore di dritto e un rimbalzo infido l’hanno respinta. Nel gioco successivo, di contro, Vika non è stata così generosa, e rispondendo colpo su colpo ad ogni attacco di Muguruza l’ha portata a commettere tre non forzati per il 3-1, dimostrando di soffrire poco la prima potente di Garbine. Replica immediata, però, con la spagnola a disegnare entrambi i lungolinea per lo 0-40 prima di commettere altri errori esiziali, peccando di concretezza.

Azarenka, che questa settimana si è distinta sia per quanto fatto in campo (la bicicletta a Kenin al secondo turno) che per l’empatia mostrata nei confronti di Kasatkina, infortunatasi alla caviglia durante il tie-break del primo set di ieri, si è più volte lamentata dell’eccessiva altezza della sua panchina, e ha risolto il problema meditando come Siddartha sotto al fico:

Da lì ha gestito il punteggio con più punti diretti dal servizio (20/24 con la prima) e con le sue classiche variazioni di spin e direzione, sempre destabilizzanti per il tennis travolgente ma non troppo sfumato di Muguruza. La bielorussa ha chiuso il set con relativa tranquillità in 47 minuti, trovando punti soprattutto da sinistra e chiudendo su una risposta lunga dell’avversaria.

Bruttino il secondo set, con ben quattro break consecutivi: Azarenka è passata subito senza fare sforzi particolari, sfruttando altri tre dritti sbagliati e un doppio fallo, ma stavolta anche lei ha staccato la spina, sbagliando anche lei con servizio e dritto e riaprendo la contesa. Muguruza però non è stata da meno, e ha perso la battuta a zero continuando a soffrire la posizione avanzata dell’avversaria.

L’ultimo break, però, ha segnato un innalzamento del livello dell’iberica, che ha ritrovato il dritto per salire 2-2 grazie a un altro doppio fallo della bielorussa, il quinto. La chiave in questa fase è stata una maggior accortezza di Muguruza, che ha smesso di spingere già dal terzo colpo per aprirsi gli angoli a poco a poco e ha poi strappato la battuta ad Azarenka per la terza volta procurandosi due chance su una volée non chiusa dalla bielorussa e passando alla seconda occasione su un dritto lungo.

L’incanto è durato poco, sfortunatamente per lei, e un rovescio sbagliato dal centro ha regalato lo 0-40 ad Azarenka, tornata in gioco grazie a… un doppio fallo, ça va sans dire. Vika era in un momento di astenia anche peggiore del suo, però, e l’ha mandata a servire per il set prima di risvegliarsi dal torpore e trovare i suoi migliori colpi di giornata (un passante in corsa, un rovescio vincente dal centro e una combo drop/lob) per andare guadagnarsi tre palle dell’ennesimo contro-break, ma Muguruza ha tenuto e ha portato la partita al terzo grazie a due rovesci appena larghi dopo un’ora e 32 minuti. Per Azarenka 5/21 al servizio nel parziale. L’impressione è che i tanti match giocati (17 in 28 giorni) abbiano iniziato a pesare sulla pur imperturbabile Vika.

Il terzo set è iniziato allo stesso modo, con tre break consecutivi e qualità intermittente. Vantaggio immediato per Muguruza grazie a un doppio fallo di Azarenka, quasi una superfetazione scriverlo, e contro-break a zero con un bel passante e un cross di dritto imprendibile. Nel gioco successivo, 0-40 in favore della spagnola, imprecisa inizialmente ma brava a chiudere lo smash per il 2-1 e servizio. Azarenka è riuscita a tenere la battuta dopo sei break subiti di fila per accorciare, e improvvisamente il livello del match è salito: Muguruza ha vinto un punto straordinario con un dritto lungolinea al termine di una strenua difesa:

Ciononostante, ha concesso tre palle break non consecutive, e, pur salvando le prime due con degli ottimi punti giocati in progressione, si è fatta raggiungere con un rovescio lungo. Proprio quando Vika sembrava essere tornata ai livelli dell’ultimo mese, Muguruza è però riuscita a rialzarsi nell’ottavo gioco, salvando una palla break con il rovescio, e ha vinto 11 degli ultimi 13 punti, breakkando a zero nel nono e chiudendo al terzo match point grazie a un rovescio in rete dell’avversaria. Domani affronterà Halep.

[1] S. Halep b. Y. Putintseva 6-2 2-0 rit.

Di breve durata l’incontro che ha aperto la giornata sul Centrale, dove Simona Halep ha approfittato del ritiro di Yulia Putintseva dopo soli 48 minuti. La kazaka è partita bene, procurandosi due palle break nel terzo gioco, ma una volta sprecate quelle ha sofferto il pressing da fondo della prima favorita del torneo, per poi soccombere a un problema alla parte bassa della schiena – i lunghi match precedenti contro Martic e Rybakina hanno probabilmente influito.

La rumena raggiunge così la sua quinta semifinale romana (non ha mai perso ai quarti), e cercherà di conquistare il suo primo titolo. Interrogata sul vuoto a forma di Roma nel suo palmares, Halep ha risposto: “Vincere qui è il mio obiettivo più importante al momento. Voglio davvero questo trofeo. Amo giocare qui, e ho raggiunto cinque semifinali, quindi magari avrò una chance nel futuro immediato“.

[12] M. Vondrousova b. [4] E. Svitolina 6-3 6-0

La finalista del Roland Garros 2019, Marketa Vondrousova, ha battuto la campionessa di Roma del 2018 e 2019 in 80 minuti. Sei palle break non sfruttate nei primi due giochi da Svitolina, stranamente fallosa (16 unforced) e destabilizzata dai cambi di ritmo dell’avversaria, dotata di un dritto mancino molto carico che tiene le avversarie lontane dal campo per poi colpire con soventi palle corte. La ceca si è allora portata avanti nel gioco successivo, e ha addirittura sprecato due palle per il 5-1 prima di concederne un paio all’avversaria, cancellate però da un rovescio largo e da un drop – zero su otto per Svitolina con le palle break nel parziale. Set estremamente combattuto, con sei game ai vantaggi, ma chiuso a zero da Vondrousova su un dritto in corsa complicato tirato in corridoio dall’ucraina.

La ceca ha subito messo la racchetta avanti anche nel secondo, vincendo uno scambio di pittino e aggredendo una palla corta un po’ telefonata. Svitolina ha avuto una chance per rientrare grazie a un doppio fallo, ma Vondrousova si è schernita attaccando bene con il colpo bimane prima di scappare definitivamente nel gioco successivo, soffrendo solo nell’ultimo game del match prima di chiudere con l’ennesima palla corta chiosata da un pallonetto.

Marketa Vondrousova – Internazionali d’Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

[2] Ka. Pliskova b. [11] E. Mertens 6-3 6-0

Non c’era solo Azarenka fra le reduci dello US Open, visto che sia Pliskova che Mertens hanno giocato a Flushing Meadows, e pure molto bene nel caso della belga (fermata solo dal ciclone-Azarenka). Il loro match odierno si è chiuso con la vittoria della campionessa uscente degli Internazionali d’Italia in due ore e otto minuti.

La ceca ha salvato due palle break nel game d’apertura, ma si è salvata e ha colpito nel game successivo per il rapido 3-0 iniziale. Pliskova avrebbe potuto allargare ulteriormente il gap, ma non è riuscita a sfruttare due occasioni non consecutive nel quarto game. Nonostante questo, ha chiuso facilmente il parziale per 6-3.

L’inizio del secondo sembrava aver indirizzato l’incontro definitivamente, visto che Pliskova era rapidamente salita 1-0 e servizio, e invece la belga ha iniziato a trovare continuità in risposta, arrivando a palla break in ogni turno di servizio dell’avversaria e vincendo cinque game di fila per mandarla al terzo dopo un’ora e 37 minuti. Pliskova ha commesso alcuni errori esiziali, come il doppio fallo sulla palla del 4-2 e il 15-40 non sfruttato sul 3-3.

All’inizio del terzo, però, la campionessa uscente ha ritrovato i suoi colpi, ed è salita 2-0 grazie a un paio di vincenti, uno in contropiede e uno di puro muscolo, beneficiando anche di un’esitazione di Mertens nello scendere a rete. La partita è finita lì, perché la belga è completamente uscita dall’incontro, subendo anche la beffa di un break a zero favorito dal nastro nel quarto gioco. Mertens ha avuto una chance per accorciare il divario subito dopo, ma una bella combinazione seconda-e-dritto di Pliskova l’ha ricacciata indietro, infornando il bagel poco dopo con tre risposte senza tema di smentita consecutive.

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