ATP Challenger: primo titolo per Nakashima, a Ortisei trionfa Ivashka

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ATP Challenger: primo titolo per Nakashima, a Ortisei trionfa Ivashka

Il 19enne americano alza il trofeo a Orlando senza perdere nemmeno un set. Cerundolo campione sulla terra di Guayaquil

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Brandon Nakashima - ATP Challenger Orlando 2020 (via Twitter, @ATPChallenger)

CHALLENGER 80 ORTISEI

Dopo l’uscita di scena del nostro Federico Gaio nei quarti ad opera del russo Aslan Karatsev (7-6 6-3), sono il bielorusso Ilya Ivashka (n.113 ATP) e il francese Antoine Hoang (n.126 ATP) a giocarsi la finale del Challenger di Ortisei. Partita che si prevede equilibrata sul velocissimo tappeto gardenese che entrambi hanno già dimostrato di gradire. Nemmeno il tempo di allacciarsi le scarpe e Hoang si trova già sotto di un break quando un magnifico passante in corsa di diritto di Ivashka gli fa capire subito che per lui non sarà una domenica facile. Il bielorusso, testa di serie n.2, incamera infatti il primo set in un attimo senza concedere al francese nemmeno una chance di riequilibrare il punteggio.

Hoang ha però la forza di non perdersi d’animo e nel sesto gioco brekka l’avversario portandosi sul 4-2. Ivashka completa poi la frittata quando, dovendo fronteggiare il primo set point, viene tradito proprio dalla sua arma migliore e commette un orribile doppio fallo. Un set per parte e palla al centro. Nulla di particolare da segnalare nel terzo parziale fino a quando Ivashka, sul 6-5 si procura una palla break che è anche match point. Il bell’attacco di dritto del francese rimanda tutto al tie-break. Un tie-break che Ivashka si aggiudica in scioltezza lasciando all’avversario solo tre punti. Risultato finale 6-4 3-6 7-6 per il bielorusso che succede nell’albo d’oro a Jannik Sinner e si conferma uno dei giocatori più in forma, bissando il successo di un mese fa a Istanbul.

Decisivo il servizio con 15 ace contro 3 a favore di Ivashka che oltretutto ottiene l’80% di punti sulle prime contro il 67%. Analoga la differenza in risposta: 33% di punti contro il 20% di Hoang. Il commento del vincitore: “Ho giocato bene tutta la settimana. Questa è la mia superficie preferita anche se non è facile giocare in altura. L’unico rammarico è che forse avrei potuto chiuderla prima ma mi sono un po’ innervosito e lui è stato bravo a rimanere in partita”. A lenire il piccolo rammarico gli 80 punti ATP che lo porteranno a ridosso dei top 100 e l’assegno da 6190 euro. Per Hoang semifinale l’anno scorso (battuto da Sinner) e finale quest’anno, per cercare di portare a casa questo torneo dovrà per forza tornare l’anno prossimo.

CHALLENGER 80 ORLANDO

Il 19enne Brandon Nakashima (n.202 ATP) completa il magico quartetto dei nati dopo il 2000 che sono riusciti, in questa fantastica annata, a vincere almeno un Challenger. Raggiunge il nostro Musetti, lo spagnolo Alcaraz e il ceco Machac. Il ragazzo ha dominato con autorità la finale del torneo di Orlando (6-3 6-4) costringendo l’indiano Prajnesh Gunneswaran (n.137 ATP e quarta testa di serie) alla seconda sconfitta consecutiva in finale (la settimana scorsa contro Kudla a Cary).

Nakashima che al secondo turno aveva eliminato la prima testa di serie, il forte brasiliano Thiago Monteiro, parte subito forte prendendo in mano il comando del gioco. Al sesto gioco fa il break e non lascia replica all’indiano. All’inizio del secondo set Gunneswaran cerca di reagire ma ogni suo tentativo si infrange (otto palle break annullate su otto) contro il muro eretto dal giovane avversario. Nakashima gioca davvero bene, con idee chiare e piedi rapidi, la sua palla esce piatta e veloce: è un piacere guardarlo. Nel terzo game brekka di nuovo l’avversario e non si farà più riprendere. Intendiamoci, Gunneswaran ci prova e nell’ottavo gioco ha tre occasioni per il contro break ma quando una palla orribilmente steccata da Nakashima rimane in campo sembra un chiaro segno del destino. O almeno così lo interpreta l’indiano che si arrende velocemente. Per conoscere meglio questo nuovo talento emergente vi consigliamo di rivedervi l’intervista che il nostro direttore Scanagatta gli fece nel giugno scorso.

CHALLENGER 80 GUAYAQUIL

Il terzo torneo della settimana si è svolto a Guyaquil (Ecuador) su terra battuta. Nessun italiano ai nastri di partenza, la finale ha visto opposti lo slovacco Andrej Martin (n.105 ATP) e l’argentino Francisco Cerundolo (n.198 ATP). Il primo set, dopo essersi pigramente trascinato senza particolari emozioni fino al decimo gioco, ha un improvviso sussulto quando Martin, vittima di un inaspettato black-out, si lascia strappare il servizio e regala il set all’argentino.

All’inizio del secondo parziale è a Cerundolo che spegne la luce e Martin, forse ricordandosi di essere la testa di serie n.3, prende il comando delle operazioni: 2-1 e battuta. I tentativi di Cerundolo di risalire la china sono poco più che simbolici, anzi nel nono gioco perde di nuovo il servizio e manda la partita al terzo e decisivo set. I giocatori continuano ad esprimere un livello di gioco intermittente con continui alti e bassi. I bassi sono soprattutto dello slovacco che nel terzo game perde il servizio. E si ripete subito dopo inabissandosi sotto il peso del doppio break. Risultato finale 6-4 3-6 6-2 per Cerundolo che bissa così la vittoria ottenuta a Spalato un mese fa e si avvia a concludere questo 2020 con un bilancio decisamente positivo.

 

Massimo Gaiba

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Challenger Istanbul 125: fuori tutti gli italiani. Il coach di Musetti: “Era molto nervoso”

“Il campo non era veloce, il problema non era quello” ammonisce Simone Tartarini. Che torna sulle quali di Doha: “Quasi un sollievo essere stati eliminati. Le condizioni di sicurezza erano pressoché inesistenti”

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Simone Tartarini e Lorenzo Musetti - ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)

Al Challenger 125 di Istanbul i tre italiani rimasti in gara si fermano tutti al secondo turno. La sconfitta più dolorosa è quella di Lorenzo Musetti che, a dispetto dei due precedenti favorevoli, viene eliminato (6-1 6-4) dal francese Benjamin Bonzi (n.164 ATP) che è più cinico a sfruttare le occasioni favorevoli (quattro palle break convertite su cinque, contro l’unica messa a segno dall’italiano).

Lorenzo fatica a entrare in partita e nel primo set non vede praticamente palla, come conferma coach Tartarini, che abbiamo raggiunto telefonicamente: “È partito subito male e poi non è riuscito a sfruttare le chance che ha avuto per rientrare in partita. Era molto nervoso e non è mai stato capace di prendere il giusto ritmo. Avrebbe bisogno di giocare molte partite e purtroppo non ci sta riuscendo“.

Le occasioni si sono presentate nel secondo set, quando il nostro portacolori ottiene il suo unico break e va avanti 3-0. Purtroppo nel settimo gioco Musetti restituisce il break e lì finisce la sua partita, nonostante i soliti sprazzi di gran gioco. Gli è mancata quella continuità che sarebbe servita; inoltre Lorenzo ha dato l’impressione di essere un po’ in ritardo sui colpi. Per questo non si può nemmeno dare la colpa al tappeto indoor, una superficie che spesso ha messo in difficoltà il nostro tennista: “No no, il campo non era per niente veloce. Il problema non è stato quello.

 

Adesso Musetti andrà in Turchia per un altro Challenger, questa volta su terra battuta, ma coach Tartarini torna per un attimo sull’esperienza delle qualificazioni per il primo Slam dell’anno, disputate a Doha: “Certo è stata una delusione non esserci qualificati per l’Australian Open, ma forse non tutti i mali vengono per nuocere se questa serie di Challenger ci aiuterà a trovare un po’ di continuità. Soprattutto ora che andiamo sulla terra battuta. Poi sarò sincero, essere venuti via in anticipo da Doha (dove si è svolto il torneo di qualificazione per gli Australian Open, ndr) è stato quasi un sollievo. Le condizioni di sicurezza erano pressoché inesistenti: eravamo confinati in un angolo tipo arresti domiciliari ma poi in ascensore stavamo tutti pigiati, assieme al personale di servizio. Stesse scene al ristorante, isolati ma allo stesso tempo assembrati. Non mi stupisco per niente dei casi di positività che stanno emergendo nella bolla di Melbourne“.

TUTTI FUORI A ISTANBUL

Anche per Federico Gaio stop al secondo turno (7-6 7-5) contro l’esperto egiziano Mohamed Safwat (n.153 ATP), che a 30 anni continua a essere un avversario ostico, che non regala mai niente, per battere il quale è necessario essere al meglio delle proprie condizioni – cosa che a Federico non accade da un po’ di tempo. Sembra che il lungo lockdown lo abbia profondamente destabilizzato e che nemmeno il cambiamento di guida tecnica riesca a dargli una scossa (adesso si allena a Torino presso il Circolo della Stampa, lo stesso di Lorenzo Sonego, agli ordini di Fabio Colangelo, ndr). Contro Safwat, in una partita non entusiasmante, Gaio ha avuto le sue occasioni come nel primo set quando, dopo essersi portato avanti 5-2, ha fallito due set point consecutivi sul 6-5. Anche nel secondo parziale, sul 4-4, ha sprecato ben cinque palle break – ancora a causa di quel diritto che continua a costargli diversi errori. A quasi 29 anni, Gaio è consapevole del fatto che la sua carriera sia ormai a una svolta decisiva. Vedremo in quale direzione.

Non ha avuto maggiore fortuna Lorenzo Giustino, eliminato dall’altro francese Antoine Hoang (n.121 ATP) che ha chiuso 6-4 6-4 senza mai lasciare una vera chance all’azzurro. Giustino ha perso subito il servizio a seguito di una partenza lenta, ha recuperato sul 2-2 per poi cedere nuovamente il servizio e salutare definitivamente il primo set. Nella seconda partita, il break per Hoang arriva al settimo gioco e da lì per il francese è tutta discesa. Le statistiche del match non danno indicazioni rilevanti; forse solo Giustino potrebbe spiegarci come mai il suo tennis sembri essere rimasto al Roland Garros, a quell’incredibile maratona vinta contro Corentin Moutet – il secondo match più lungo della storia del torneo.

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Calendario Challenger 2021: si riparte dalla Turchia, a Biella il primo appuntamento italiano

Programmati dall’ATP i primi dieci tornei del circuito cadetto che farà tappa in Piemonte per due settimane dall’8 febbraio. Si giocherà anche in Francia e Sudafrica

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Jannik Sinner - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Felice Calabrò)

In parallelo rispetto al calendario del circuito maggiore, l’ATP ha reso noti anche i primi appuntamenti del 2021 dei Challenger. Dieci tornei in un mese, a partire dal 18 gennaio. Il via da Istanbul (torneo 125 al trentunesimo anno di vita), con la Turchia che ospiterà tre settimane consecutive (due i tornei sulla terra di Antalya, successivi all’ATP 250 in programma nella stessa città dal 5 al 13 gennaio). In contemporanea, si giocherà anche in Francia sul cemento indoor di Quimper e Orleans, poi dall’8 febbraio a Cherbourg. Nella stessa data il debutto in Italia – in contemporanea rispetto all’Australian Open – con il doppio appuntamento di Biella (replay nella settimana successiva, sempre sul veloce).

In parallelo rispetto ai tornei piemontesi, il circuito cadetto sarà di scena in Sudafrica per 15 giorni a Potchefstroom. Per ciascun torneo è prevista la durata di otto giorni, con un tabellone principale da 32 partecipanti al quale proveranno ad accedere anche i 16 ammessi nelle qualificazioni. Quanto prima – si legge sul sito ATP – verranno ufficializzate anche le date successive di un circuito che vede l’Italia tradizionalmente grande protagonista, con numerosi eventi su tutto il territorio nazionale.

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Pedro Sousa e Cerundolo conquistano gli ultimi due Challenger della stagione

Terzo titolo dell’anno per Cerundolo, che trionfa a Campinas. Sousa vince a Maia l’ottavo Challenger della sua carriera

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Francisco Cerundolo - ATP Challenger Campinas 2020 (via Twitter, @ATPChallenger)

CHALLENGER CAMPINAS 80

Nella città di Campinas, a un centinaio di km da San Paolo, si chiude, su terra battuta, la stagione 2020. Nessun italiano al via ma il campo di partecipazione è di ottimo livello, anche se perde presto per strada due dei grandi favoriti. Prima il 19enne argentino Thiago Agustin Tirante, che dopo la straordinaria finale di San Paol, viene fermato dal kazako Dmitry Popko, poi la grande speranza brasiliana Thiago Seyboth Wild, che si fa sorprendere dal cileno Alejandro Tabilo. Una conferma di quanto i tabelloni Challenger siano una vera giungla dove il minimo calo di tensione può essere fatale. Eliminato al primo turno anche il nostro protégé, il 19enne Matheus Pucinelli de Almeida. Ottimo tennis, cognome stupendo, ne risentiremo parlare.

La finale ha visto così di fronte l’argentino Francisco Cerundolo (n.159 ATP), fresco vincitore del Challenger di Guayaquil e lo spagnolo Roberto Carballes Baena, (n.102 ATP) testa di serie n.1 del torneo. Cerundolo ottiene il break nel settimo gioco e conduce in porto un primo set di poche emozioni. Nel secondo parziale Carballes riprende in mano l’iniziativa e sul 2-1 ha a disposizione tre palle break sulle quali l’argentino tira fuori altrettanti conigli dal cilindro. Nello stesso cilindro lo spagnolo pesca allora un medical time-out dal quale esce talmente ringalluzzito da strappare subito il servizio all’avversario.

Nel terzo e decisivo set le cose sembrano mettersi molto bene per lui: break immediato e tentativo di fuga. Ma Cerundolo non ci sta, evidentemente ha deciso che sotto l’albero di Natale vuole mettere un altro trofeo. La sua palla diventa più veloce, le sue accelerazioni fanno male a Carballes che perde progressivamente terreno e convinzione. Un paio di break chiudono velocemente la pratica a favore di Cerundolo (6-4 3-6 6-3) che ottiene così il suo nuovo best ranking al n.139.

CHALLENGER MAIA 80

Sulla terra battuta indoor di Maia, l’Italia vince nel doppio con Andrea Vavassori ma perde nel singolare con Arnaboldi che lascia il torneo nei quarti di finale. Troppo forte il croato Duje Ajdukovic che batte l’azzurro in maniera molto netta (6-3 6-0). Decisiva la differenza sulla prima di servizio (83% di punti contro il 43%) e sulla risposta (57% contro il 17%). Il croato viene fermato a sua volta in semifinale dallo spagnolo Carlos Taberner (n.152 ATP) che va così a giocarsi la finale contro il padrone di casa Pedro Sousa (n. 113 ATP e seconda testa di serie).

Peccato che lo spagnolo abbia probabilmente equivocato sull’orario d’inizio perché nei primi venti minuti in campo si vede solo la sua pallida controfigura che incassa un severo 6-0. Taberner cerca di entrare in partita in un secondo parziale in cui il livello di gioco rimane in realtà piuttosto modesto. Ci riesce nel settimo game quando strappa la battuta al portoghese e va a servire sul 5-4. Perde però sciaguratamente il servizio, che subito l’avversario decide gentilmente di restituire, rimandando la decisione al terzo set. Dove i due protagonisti continuano a colpirsi stancamente, senza la forza di sferrare il pugno del ko, così a decidere è un nastro malandrino che manda avanti Sousa 4-2. Taberner non riesce più a reagire e il 32enne portoghese vince 6-0 5-7 6-2 riavvicinando quella top 100 da cui era da poco uscito.

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