Parola di capitano: "Sinner e Berrettini al top, possono vincere uno Slam". Nell'Atp Cup l'Italia gioca con Francia e Austria (Crivelli). Atp Cup, Thiem contro l'Italia (Mastroluca). La Indiana Jones del tennis, otto dita per l'avventura (Narducci). Jannik Sinner al gran gala con i top player (Barana)

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Parola di capitano: “Sinner e Berrettini al top, possono vincere uno Slam”. Nell’Atp Cup l’Italia gioca con Francia e Austria (Crivelli). Atp Cup, Thiem contro l’Italia (Mastroluca). La Indiana Jones del tennis, otto dita per l’avventura (Narducci). Jannik Sinner al gran gala con i top player (Barana)

La rassegna stampa del 23 gennaio 2021

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Parola di capitano: “Sinner e Berrettini al top. Possono vincere uno Slam” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Lui ci credeva anche quando il tennis italiano maschile attraversava il deserto: «Stiamo lavorando per voi, arriveranno i momenti di gloria». Ora, da profeta di buona sorte, il capitano di Coppa Davis azzurro si gode un top ten, un fresco ex top ten, il più forte under 21 del mondo e un movimento capace di piazzare otto giocatori tra primi 100, con il puledro Musetti che sta lì di rincorsa.[…]. Corrado, so che prima di analizzare le speranze azzurre c’è bisogno di una premessa. «Certamente: ogni previsione è per forza legata a ciò che succederà con il calendario. Si viene da una stagione in cui si è giocato poco, tanti protagonisti hanno faticato a trovare il ritmo o addirittura non ci sono mai riusciti. È evidente che se la situazione non si normalizza, i valori potrebbero cambiare. Lo vedremo già in Australia, dove tra quarantene, isolamento e allenamenti obbligati bisognerà essere forti soprattutto di testa». >Cominciamo il viaggio rispettando la classifica: cosa si aspetta da Berrettini? «Matteo ha già fatto il grande salto, ormai è un top player. È importante che finalmente abbia potuto svolgere la preparazione senza intoppi fisici, lui è uno di quelli che ha bisogno di giocare per trovare la condizione e la fiducia in se stesso, quindi spero che il calendario gli dia una mano. E poi è relativamente “nuovo” per il vertice, significa che ha ancora margini di miglioramento». ? Per Fognini invece sarà fondamentale ricominciare a pensare a se stesso come a un giocatore sano. «In pratica Fabio deve ripartire da zero, la doppia operazione non è stata una passeggiata e poi, quando stava mettendo finalmente insieme qualche partita, ha preso il virus. Fino a ottobre si è allenato con me, vedevo che mordeva il freno e soffriva perché il dolore non era ancora scomparso. Intanto, deve ritrovare la piena salute e poi considerare che i primi mesi saranno complicati: ma sono sicuro che lo rivedremo ai suoi livelli sulla terra battuta. ha ancora tanto da dare». ?Sinner in Australia si sta allenando con Nadal: sembra quasi una consacrazione. «Intanto per lui sarà un’esperienza straordinaria da cui potrà solo imparare. L’anno scorso Jannik doveva gestire la pressione di una nuova dimensione da giocatore, adesso gli si chiedono risultati immediati. Ci saranno alti e bassi, ovviamente, ma ha le spalle larghe. Soprattutto, è molto consapevole dei suoi mezzi, però non è presuntuoso: questo significa che è disposto ad ascoltare e a lavorare per crescere e migliorare». ? Non nascondiamoci, dopo i periodi bui noi italiani stiamo sognando: Matteo e Jannik possono già vincere uno Slam? «Ne sono convinto. Berrettini ha già giocato una semifinale agli Us Open, che è lo Slam più competitivo, Sinner ha fatto quarti a Parigi mettendo in difficoltà Nadal per due set. Certo, in uno Slam conta anche la capacità di gestire le due settimane e serve un po’ di fortuna nei sorteggi, ma entrambi sono da corsa. E poi comunque il tempo e dalla loro parte: prima o dopo i fenomeni della generazione dorata molleranno la presa. E loro saranno lI per approfittarne» . Lei ha sempre creduto alla resurrezione azzurra e adesso si gode un movimento trainante. «Serviva solo tempo, ora è evidente che la competizione interna stimola. Sonego sarà testa di serie in Australia ed ha ancora ampi margini di miglioramento, Travaglia, Mager e Caruso sono seri e giocano bene. Ma se dovessi scommettere un euro, lo punterei su Cecchinato: è di nuovo tonico, anche di testa, sulla terra battuta tornerà ad essere uno dei migliori del mondo perché una semifinale a Parigi non si dimentica in tre anni». ? Da capitano di Davis. avrà accolto con soddisfazione l’ipotesi che il girone dell’Italia potrebbe disputarsi a Torino. «Gli organizzatori del nuovo format mi hanno chiesto un parere, ed io ho risposto che portare la Davis in tre città fa recuperare un po’ dello spirito originario, sperando che possa esserci ll pubblico. Sarà una grande emozione, ma anche una grande responsabilità. Abbiamo una squadra molto forte e compatta, partecipare non sarà l’unica cosa che conta». 

Nell’Atp Cup l’Italia gioca con Francia e Austria (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Mentre Sinner tornerà ad assaggiare il campo il 29 gennaio in un’esibizione di lusso con Nadal, Djokovic e Thiem prima di giocare uno dei due tornei di Melbourne in preparazione agli Australian Open, Berrettini e Fognini debutteranno ufficialmente nella Atp Cup, la gara a squadre tornata in calendario un anno fa, che si disputa dall’1 al 5 febbraio sempre a Melbourne. L’Italia, nel sorteggio di ieri, è finita nel girone con l’Austria di Thiem e la Francia di Monfils, un test probante soprattutto per l’incrocio con íl numero 3 del mondo: la manifestazione, del resto, presenta al via ben 14 dei primi 15 giocatori del ranking (manca solo Federer). Causa pandemia, il format è stato ridotto da 18 a 12 team, divisi in quattro gironi da 3: ogni squadra incontrerà le altre del gruppo in un «tie» composto da due singolari e un doppio. I singolari vedranno opposti i due numeri uno e i due numeri due di ogni nazione. Le quattro formazioni vincenti dei rispettivi gironi avanzeranno alla seconda fase che sarà a eliminazione diretta. L’Atp Cup mette in palio un montepremi di 3.700.000 euro (il 40% in meno rispetto al 2020) e 500 punti al giocatore che le chiude imbattuto. Nuove richieste Intanto, dopo le polemiche dei giorni scorsi, pare che i 72 giocatori in isolamento per essere stati in contatto con positivi potrebbero far fronte comune nel richiedere un ammorbidimento delle regole: sostanzialmente, la possibilità di allenarsi tra di loro dopo dieci giorni di quarantena e ovviamente con tampone negativo. Sulla proposta ha espresso gradimento anche Craig Tiley, il numero uno della federazione australiana, che tuttavia deve sempre scontrarsi con le autorità sanitarie dello Stato di Victoria. […]

Atp Cup, Thiem contro l’Italia (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

L’Italia di Matteo Benettini e Fabio Fognini sfiderà l’Austria di Dominic Thiem e la Francia di Gael Monfils nella ATP Cup. […]. Ogni incontro fra nazioni prevede due singolari (fra i numeri 1 e poi fra i numeri 2) e un doppio. Le prime dei quattro gironi si qualificano per la semifinale. Nel gruppo A la Serbia del n.1 del mondo Novak Djokovic sfida la Germania di Alexander Zverev e il Canada di Denis Shapovalov e Milos Raonic. Nel gruppo B la Spagna di Rafa Nadal giocherà con la Grecia e l’Australia. La Russia di Daniil Medvedev, l’ultimo vincitore delle ATP Finals, parte da favorita del Gruppo D, che include Argentina e Giappone. Non sarà in Australia, invece, Andy Murray. Lo scozzese ha confermato di essere risultato positivo all’ultimo test Covid, ed è dunque in auto-isolamento nella sua casa vicino Londra. Nonostante avesse ricevuto una wild-card per il primo Slam della stagione, dunque, non è potuto salire sui voli charter messi a disposizione da Tennis Australia. Il regime di quarantena, soprattutto per i 72 atleti che non possono lasciare la camera a Melbourne per 14 giorni, continua ad essere oggetto di critiche. Victoria Azarenka ha detto al quotidiano australiano The Age che quei 72 vorrebbero potersi allenare fra loro, dopo 10 giorni di isolamento, se i test fossero ripetutamente negativi. Ma l’agenzia che gestisce l’emergenza a Melbourne e in tutto lo stato rifiuta cambiamenti. Per Boris Becker è irragionevole pensare che si possa preparare così uno Slam. […]

La Indiana Jones del tennis, otto dita per l’avventura (Fausto Narducci, Sport Week)

Adesso ogni volta che vi sentirete stanchi ma anche fuori ruolo, che vi verrà voglia di arrabbiarvi con l’allenatore che vi fa ripetere un servizio perché impugnate male la racchetta o anche che non ce la fate più a stare in bicicletta: in tutti questi e tanti altri casi, pensate a Francesca Jones, detta Fran. Pensate a quanta fatica deve aver fatto la ventenne britannica con otto dita delle mani (tre dita un pollice su ciascuna estremità) e sette sui piedi (quattro sul sinistro e tre sul destro) per diventare non solo una vera tennista ma addirittura una delle migliori 128 che dall’8 febbraio parteciperanno agli Open d’Australia. «Anche una Rolls Royce è costruita da zero» è la frase che da oltre una settimana è diventata il nuovo motto di “quelli che ce l’hanno fatta”, che in nessuno modo si possono chiamare disabili ma neanche paralimpici. Perché fin da quando il padre da piccolissima la portò a un campus tennistico, Fran si è sentita (o ha voluto sentirsi) come tutte le altre. Più i compagni di scuola la prendevano in giro per quelle strane mani, più gli allenatori della Sanchez Casal Academy di Barcelona — dove si era trasferita a 9 anni — le dicevano che era impossibile diventare come le altre allieve, più l’Indiana Jones del tennis si sentiva uguale agli altri. Appena consapevole, le avevano spiegato che era nata con un’anomalia genetica rara, che soffriva di “displasia ectodermica ectrodattilia”. […] È vero che aveva dovuto risolvere maggiori problemi di equilibrio ma poi, grazie a una racchetta più leggera e a un grip più piccolo, aveva risposto ai critici del suo rovescio bimane scalando le classifiche fino al numero 241 al mondo. Ora che è diventata famosa ha scoperto che c’è anche qualche precedente simile al suo nel tennis: al moschettiere azzurro Tonino Zugarelli manca la falange del pollice destro (ma per un incidente); il leggendario Bill Tilden non ha il dito medio della mano destra. Anche il campione mondiale di scacchi lettone degli Anni 60 Michail Tal’ soffriva di ectrodattilia ma ovviamente le due dita in meno della mano destra non influivano sulla sua attività. Di Indiana Jones, nello , sport, ne esiste una sola.

Jannik Sinner al gran gala con i top player (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

L’unico al gran gala dei fuoriclasse. Il peso internazionale di Jannik Sinner, 19 anni e numero 36 del mondo, cresce a dismisura e l’invito a unirsi a Djokovic, Nadal e Thiem nell’esibizione di Adelaide del 29 gennaio lo dimostra. Il Rosso giocherà con i primi tre giocatori del mondo il minitorneo combined «A day at the drive»: quattro uomini e quattro donne: la Osaka, la Halep, Serena Williams e la Barty. L’esibizione sarà l’antipasto della season australiana outdoor sul cemento, che prenderà il via due giorni dopo, il 31, a Melbourne con due tornei Atp250, Melbourne 1 (con Sinner) e Melbourne 2; e che culminerà con gli Australian Open dell’8-21 febbraio, dove avremo sia Sinner che Andreas Seppi in tabellone. Il Rosso in questi giorni si sta allenando con Rafa Nadal proprio nei campi di North Adelaide dove venerdì prossimo si svolgerà il «Drive». Sinner, Nadal , Djokovic, Thiem e le sorelle Williams sono i soli tennisti nella lussuosa «bolla» di Adelaide (hotel con suite di lusso, un piano dedicato ad ognuno); tutti gli altri – Seppi compreso – si trovano a Melbourne, al centro delle polemiche in questi giorni perché giudicata troppo restrittiva nelle disposizioni della quarantena. […] Tornando all’esibizione del 29: ancora non sono stati resi noti orari e incontri. Quello che è certo è che si giocheranno quattro match alla mattina (due gli uomini e due le donne) e quattro la sera. Sinner poi volerà a Melbourne, dove esordirà ufficialmente il 31 o l’1 febbraio nel primo turno di Melbourne: lì da terza testa di serie dietro a Goffin e Khachanov è tra favoriti e può cogliere l’occasione per incrementare punti, acquisire nuove posizioni in classifica e prendere confidenza — in ottica Australian Open — con il clima caldo e ventoso di Melbourne Park. L’adattamento ambientale infatti è da sempre una variabile aggiuntiva dello slam australiano. Jannik poi a cavallo di febbraio e marzo giocherà in Europa sul «suo» indoor: Montpellier (22 febbraio), poi Rotterdam e Marsiglia. Con questo calendario tra due mesi potrebbe già varcare la top-20 mondiale.

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Sonego ci riprova. Federer, no Miami (Bertellino)

La rassegna stampa di mercoledì 3 marzo 2021

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Sonego ci riprova. Federer, no Miami (Roberto Bertellino, Tuttosport)

L’apertura di programma sul campo Guillermno Vilas di Buenos Aires ha proposto ieri nell’ATP 250 il derby azzurro di 1° turno tra Gianluca Mager, appena uscito dai top 100 (101) e Salvatore Caruso (attuale 79 ATP), al primo match stagionale sul rosso. Set iniziale in stile con Caruso avanti di due break (5-2 e servizio), ripreso dal sanremese (5-5). La decisione al tie-break, con Mager in vantaggio 5-2 con due servizi a disposizione, a sua volta raggiunto dal siciliano sul 5-5. Ultimi due punti per Mager che ha così conquistato la frazione. Il sanremese si è ripetuto nel secondo set, chiuso 6-4 con break decisivo al nono gioco. Mager ora troverà negli ottavi il n°6 del seeding, Pablo Andujar. Oggi a Rotterdam esordirà nell’ATP 500 il torinese Lorenzo Sonego, opposto all’americano Tommy Paul. E’ grande l’attesa dell’ambiente per il rientro agonistico di Roger Federer, assente dagli AO 2020, annunciato la prossima settimana nell’ATP 250 di Doha. Si ripeterà poi nel Golfo, a Dubai dal 24 marzo, ma come annunciato dal suo portavoce Tony Godsick il 39enne svizzero non andrà oltre Oceano per il Masters 1000 di Miami (vinto nel 2019) ma preparerà la stagione sul rosso.

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Federer rinuncia a Miami, Nole lo eguaglia da numero 1 (Gazzetta dello Sport). Cerundolo, un trionfo in stile Play (Viggiani)

La rassegna stampa di martedì 2 marzo 2021

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Federer rinuncia a Miami, Nole lo eguaglia da numero 1 (Ri.cr., Gazzetta dello Sport)

Sotto il sole di Miami, Roger non ci sarà. Il campione in carica (nel 2019 batté Isner, l’anno scorso non si giocò per la pandemia) non difenderà il titolo nel Masters 1000 della Florida (dal 24 marzo al 4 aprile), unico appuntamento stagionale del Sunshine Double americano, visto che Indian Wells al momento è sospeso in attesa di nuova collocazione, se ci sarà. Federer, d’altronde, fin dal momento in cui ha annunciato il rientro a Doha (da lunedì) dopo aver rinunciato all’Australia, ha fissato gli obiettivi stagionali sui grandi appuntamenti estivi, da Wimbledon all’Olimpiade di Tokyo fino agli Us Open di settembre. E poco importa dei punti che perderà in conseguenza di questa scelta, la classifica è ancora congelata e soprattutto un’assenza così prolungata (ultima partita il 30 gennaio 2020) richiede molta cautela e impegni centellinati. Era improbabile, perciò, che il Divino si sottoponesse a un tour de force di tre tornei di fila (dopo Doha giocherà a Dubai) con un lungo viaggio aereo incorporato, senza considerare che a Miami, torneo di livello elevatissimo, il rischio era di affrontare subito un avversario molto impegnativo. La road map, perciò, appare chiara: due tornei di medio livello per mettere nel motore più partite possibili, un paio di sgambate sulla terra europea (Roma spera) e poi l’aumento di intensità per l’erba e il cemento. […] Intanto, da ieri, Federer si ritrova a condividere un record prestigiosissimo, quello delle settimane complessive al numero uno, con Novak Djokovic: 310 per entrambi. Una coabitazione che durerà appena sette giorni, perché da lunedì prossimo, curiosamente proprio nel giorno in cui Roger rientrerà sul circuito, Nole diventerà leader solitario, un traguardo fenomenale e che sembrava impensabile non solo all’inizio della carriera, ma anche dopo lo stop forzato del serbo nel 2017 per i problemi al gomito destro. Il Maestro diventò numero uno per la prima volta il 2 febbraio 2004 e lo rimase per 237 settimane consecutive, primato al momento irraggiungibile, il Djoker invece il 4 luglio 2011: «Essere il numero uno del ranking era il mio sogno da bambino in Serbia, averlo raggiunto e averlo conservato così a lungo è un’enorme soddisfazione. Ora potrò concentrarmi sugli Slam». La sete di successi non si estingue mai.

Cerundolo, un trionfo in stile Play (Mario Viggiani, Corriere dello Sport)

C’è Cerundolo e Cerundolo. Fin qui si conosceva Francisco, 22 anni, numero 135 del ranking ATP, vincitore di tre challenger (Spalato, Guayaquil e Campinas) sul finire del 2020 e finalista in un quarto (Concepcion) a febbraio. E invece ecco Juan Manuel, l’altro figlio d’arte di papà Alejandro, giocatore professionista negli anni Ottanta, quando arrivò a essere 309 del mondo. Appena 19enne, Juan Manuel non ha ancora la classifica del fratello maggiore. Intanto però ha appena realizzato un’impresa mica da poco, sulla terra rossa di Cordoba: al debutto in un tabellone principale ATP (l’ultimo a riuscirci era stato lo spagnolo Santiago Ventura a Casablanca 2004; Cerundolo è il quinto di sempre), s’è aggiudicato il torneo 250 da qualificato (infilando quindi otto vittorie di fila, tre nelle qualificazioni e cinque nel tabellone principale) ed è diventato il quinto giocatore con il ranking più basso a conquistare un torneo ATP (è arrivato a Cordoba da 335 del mondo, da ieri è 181: primatista è Lleyton Hewitt, n. 550 ad Adelaide 1998). Mancino, decisamente leggero nel fisico (è alto 1,83 per appena 70 kg), gran regolarista ma non solo, Juan Manuel finora al massimo aveva collezionato otto partecipazioni ai challenger ATP, conquistando le semifinali a Montevideo 2019 e fallendo le qualificazioni a Trieste 2020, in quella che è stata la sua unica apparizione italiana. Il suo obiettivo, oltre a debuttare in un Slam, è ora quello di guadagnarsi un posto nelle Next Gen Finals che si giocheranno a Milano dal 9 al 13 novembre: con l’exploit di Cordoba è n.3 della classifica dei teenager. Una famiglia molto sportiva, quella dei Cerundolo: è stata tennista anche mamma Maria Luz, senza mai affacciarsi però fuori dall’Argentina (adesso è psicologa sportiva). La secondogenita Constanza, ventenne, soprannominata “Leoncita”, è stata l’unica a tradire racchette e palline per l’hockey prato, ma è riuscita a conquistare la medaglia d’oro con l’Argentina all’Olimpiade giovanile 2018 […]

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Intevista a Gaudenzi: “Djokovic si unisca a noi. Combatte la guerra sbagliata” (Lombardo). Il primo “regalo” delle ATP Finals è uno Sporting restituito alla città (Bonsignore)

La rassegna stampa di lunedì 1 marzo 2021

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Intevista ad Andrea Gaudenzi: “Djokovic si unisca a noi. Combatte la guerra sbagliata” (Marco Lombardo, Il Giornale)

Tennista fino al numero 18 del mondo, finalista di Coppa Davis, una seconda vita da imprenditore. Poi la chiamata come presidente dell’Atp: «E proprio neanche ci pensavo…». Andrea Gaudenzi guida l’associazione a capo del tennis mondiale da poco più di un anno, quello più difficile. «Avevamo tante idee e invece ci siamo dovuti occupare di gestire la crisi. E succede sempre qualcosa». Per fortuna si è riusciti a finire gli Australian Open. «Già in autunno con i tornei di preparazione agli Slam era stato un momento delicato. Ma a Melbourne la quarantena, l’impossibilità di allenarsi, l’essere rinchiusi in una stanza d’hotel, ha reso tutto estremo».

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ll circuito è ripartito. «Ma la situazione è grave: senza spettatori si sono persi un terzo di incassi e si abbassano i prize money. I giocatori fanno più fatica e guadagnano meno: l’equazione non è positiva». ll tennis ha fama di sport per ricchi, ma non è uguale per tutti. «È vero: per giocatori di fascia più bassa il momento è terribile. Stiamo lavorando per un pacchetto che copra le spese di viaggio. E per molti stare in giro ora 6 settimane senza poter portare la famiglia è frustrante». Qual è il piano Gaudenzi? «Il piano Atp, direi: raddoppiare la torta. Dobbiamo lavorare su come far crescere gli introiti: attualmente il montepremi di tutti i tornei Atp è tra i 150 e 160 milioni di dollari. Sembra una grande cifra, ma poi togli tasse e spese e già intorno al numero 80 non rimane nulla». Su questo i big sono divisi: Federer e Nadal con l’Atp, Djokovic con la PTPA. «La pensiamo tutti allo stesso modo: un tennista professionista ha diritto a una carriera tranquilla e corta. Nel senso che quello che incassa deve durare anche quando smette di giocare. La questione è che se sei Top 20 guadagni con gli sponsor, dai 30 in giù fai fatica». Serve equilibrio. «Per questo serve unità. Se chiedi ai fans chi vogliono veder giocare, il 90% ti dice Roger, Rafa e Nole. Prima di preoccuparmi del giocatore 500 al mondo voglio risolvere i problemi del numero 80. La discussione è dove mettere la linea del tennis pro, e poi risolvere per primo quello che c’è sopra». Il sindacato di Djokovic è una spaccatura pericolosa? «La sfida non è tra giocatori contro organizzatori, ma è tennis contro gli altri sport, la musica, Netfiix, tutto ciò che tocca il portafoglio e l’attenzione degli appassionati. Non essere uniti ti fa passare il 90% del tempo a litigare e a sprecare energie». C’è qualcosa in cui potete dargli ragione? «Io sono stato giocatore e so la fatica che si fa, anche a capire i problemi del mondo organizzativo. L’ho detto a Nole: lavoriamo insieme sui punti da migliorare.

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La PTPA è nata durante lo stop per il Covid, quando c’era molto scontento. Ma così il rischio è di far saltare la baracca. E di restare tutti senza lavoro». Si dice anche: bisogna accorciare le partite. «Il tennis va migliorato? Si. Ma cominciamo da quello che c’è intorno: come lo organizziamo, come lo gestiamo. Siamo indietro di almeno 15 anni, non abbiamo un database, non siamo digitalizzati». E le regole? «Da ex giocatore dico che per me il tennis è sacro. Mi rendo conto che per i giovani un match è lungo, ma oggi lo puoi impacchettare come vuoi. Fare highlights più o meno corti, prodotti per i social media, trasmissioni per chi lo vuol vedere 4 ore e chi lo sbircia sugli smartphone. Perché poi: a chi ha pagato il biglietto per la finale di Wimbledon, glielo dici tu che il match dura solo un’ora? E poi: cambiare le regole? Solo su dati certi. E se ne vale la pena». Chiudiamo con l’Italia: il futuro di Roma? «È nella lista dei tornei che potrebbero allungarsi a 11-12 giorni con 96 giocatori in tabellone, vedremo. II Foro Italico? II tennis è uno sport che si guarda al 99% da remoto e chi lo vede in Tv può godere di uno spettacolo incredibile. Spostare il torneo per avere stadi enormi non ha senso. Lì dall’alto non vedi neanche la palla». E le Finali Atp a Torino da presidente? «La vita riserva sempre sorprese. E magari con un giocatore italiano, chissà…». Berrettini alle Finali è già stato. Giudizio su Sinner? «Io sono romagnolo, ma mi allenavo in Austria e conosco la zona. Vedo in Jannik una freddezza eccezionale. Lo sci gli ha dato quello: ti giochi tutto in millesimi di secondo. E nei punti importanti lui va a cercare sempre la cosa giusta da fare».

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Il primo “regalo” delle ATP Finals è uno Sporting restituito alla città (Filippo Bonsignore, Corriere Torino)

Sessant’anni dopo, si sta per scrivere un nuovo capitolo di storia. Da Pietrangeli e Laver a Djokovic, Nadal, Medvedev, Federer. E, chissà, Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego… Sessant’anni dopo, si può sognare di nuovo. Era il 1961 quando, sul Centrale del Circolo della Stampa Sporting, Nicola Pietrangeli conquistava gli Internazionali d’Italia nella finale contro Rod Laver. Ora, lo stadio del tennis sta per tornare a splendere, completamente rinnovato e pronto a mostrarsi nuovamente anche ai migliori del mondo che si ritroveranno sotto la Mole fino al 2025 per conquistare il Masters. Le Atp Finals si giocheranno al vicino PalaAlpitour ma il Circolo di corso Agnelli sarà una delle strutture di riferimento dell’evento, visto che ospiterà gli allenamenti dei campioni.

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Sulla terra rossa dello Sporting, infatti, di storia ne è passata davvero tanta, non solo nel ’61 con il trionfo di Pietrangeli. Sei volte ha ospitato la Coppa Davis, tra il 1948 e il 1973, e poi la Fed Cup del 1966 conquistata dagli Stati Uniti di Billie Jane King, il Challenger (vinto da Fognini nel 2008), i tornei internazionali giovanili, come quello Under 16 maschile e femminile, dove sono sbocciati campioni del calibro di Hewitt, Nalbandian, Rios, Davenport, Dementieva e Dokic. E allora, benvenuti nel futuro. Il «Corriere Torino» è in grado di svelare in esclusiva il volto del nuovo Centrale. Sarà un’arena versatile, dedicata naturalmente al tennis ma capace di ospitare anche concerti, spettacoli teatrali, convegni. Sport e cultura, quindi, per circa 2.500 spettatori. La capienza, in ogni caso, si potrà modulare per rispondere alle misure restrittive dovute alla pandemia, tanto che potrà accogliere comunque 600-800 persone a seconda della configurazione.

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Sono state ripristinate le gradinate mantenendo l’estetica originaria e utilizzando i medesimi materiali. Nuovi sono invece gli spogliatoi per gli atleti, che sono trasformabili in camerini per gli attori. Nuova è l’area accoglienza, sul lato opposto. Nuovo è l’impianto di illuminazione che consentirà appunto di ospitare diverse tipologie di manifestazioni. Nuove sono le quattro torri faro, alte quasi dieci metri, con nove proiettori ciascuno, che permetteranno le riprese in alta definizione. Nuovi sono i due accessi e le quattro aree per disabili. Nuova, infine, è l’area padel, ora adiacente al Centrale, che verrà spostata in un’altra zona del Circolo, quella attualmente occupata dai campi da tennis in cemento, e che sarà ampliata, tanto da ospitare tre campi coperti.

[…]

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