Il coach di Kasatkina: “I giocatori non possono comportarsi come bambini viziati”

Interviste

Il coach di Kasatkina: “I giocatori non possono comportarsi come bambini viziati”

Ubitennis ha parlato con Carlos Martinez (al momento a Melbourne) della quarantena pre-Australian Open

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Qui l’articolo originale di ubitennis.net

Sono circa 1200, tra tennisti e staff, coloro che si sono recati a Melbourne per l’Australian Open. Secondo le regole istituite dal governo australiano, i giocatori sono dovuti rimanere nelle loro stanze d’albergo, ad eccezione di un intervallo giornaliero di cinque ore nelle quali è stato consentito loro di uscire per allenarsi, a condizione di non essere entrati in contatto con un positivo al tampone per il COVID-19 (l’intervista è stata fatta durante la quarantena; ora i giocatori sono liberi di circolare, ndr).

Non tutto è andato secondo i piani, però: vari commenti apparsi sui social media hanno fatto trapelare lamentele da parte dei giocatori sul cibo, sull’igiene delle stanze, e sulla programmazione degli allenamenti. Roberto Batista Agut si è spinto a paragonare la sua condizione a quella di una “prigione” in un video fatto trapelare – senza il permesso del tennista – da un sito israeliano. Lo spagnolo si è successivamente scusato.

 

Il malcontento che accompagna la quarantena è palpabile, ma la realtà è davvero grigia come sembra? Lo spagnolo Carlos Martinez è al momento parte, in quanto allenatore, di coloro che vivono nella “bolla”. Vantando una grande esperienza nella gestione di varie giocatrici, è ora coach della ex-Top 10 Daria Kasatkina.

Martinez ha spiegato alcune delle controversie legate alla quarantena, incluse quelle relative alle dichiarazioni di vari giocatori, confusi dalle regole in vigore: “Tennis Australia ha convocato centinaia di video-conferenze al riguardo. Ci hanno informato su tutto, dalle regole che avremmo trovato alla quarantena. Abbiamo ricevuto messaggi ed e-mail con cadenza settimanale. Ha fatto un gran lavoro, secondo me. L’unica cosa non chiara era cosa sarebbe successo in termini di quarantena se qualcuno fosse risultato infetto già sull’aereo. Sembrava dovessero dividere gli aerei in zone differenti, così da isolare soltanto i presenti in quella sezione in caso di positività. Quell’idea è stata abbandonata ed è stato considerato più sicuro isolare chiunque si trovasse sull’aereo incriminato”.

A Martinez non è toccato l’isolamento duro imposto a 72 giocatori. Dal momento che alcuni passeggeri sono stati trovati positivi, tutti i passeggeri dei corrispondenti voli sono stati costretti a passare la quarantena completamente isolati nelle loro camere d’albergo – coloro fra i giocatori che hanno subito questo destino hanno ricevuto apposite attrezzature per l’allenamento in camera. “Sapevamo a cosa saremmo andati incontro, e come sarebbe stato. Naturalmente, al primo impatto tutto sembra più difficile di quanto sia in realtà, ma secondo me è stato fatto un grandissimo sforzo per poter organizzare l’evento. Non possiamo proprio lamentarci”.

ACCOGLIENZA GELIDA E DIFFICOLTÀ INIZIALI

Martinez ha grande ammirazione per come Tennis Australia ha gestito la situazione al fine di permettere la disputa del primo Slam della stagione, ma dall’altro lato ha anche assaggiato in prima persona i limiti dell’organizzazione della “bolla”: anche se i test sono stati condotti con cadenza giornaliera, lo spagnolo lamenta di essere stato tenuto tre giorni e mezzo nella propria stanza senza una chiara spiegazione dei motivi dietro a questa costrizione. Successivamente è stato informato che, per via di un problema legato alla programmazione degli allenamenti, la sua prima sessione con Kasatkina era stata cancellata. Per fortuna questi intoppi sembrano essere stati risolti, e gli allenamenti sono di conseguenza ripresi.

Stiamo seguendo il nostro programma. Pensiamo di essere avanti, rispetto agli altri in hotel – afferma, parlando della preparazione di Kasatkina – lei ha buone sensazioni, si sente tranquilla; non avverto nessun problema. Daria non ha perso condizione, arriviamo da Abu Dhabi dove abbiamo disputato un buon torneo, perdendo al terzo turno ma giocando abbastanza bene, secondo me”.

Mentre da una parte i problemi legati alle restrizioni sono in via di risoluzione, Martinez ammette la presenza di una atmosfera “strana e complicata” all’interno della bolla. Frustrazione, rabbia e critiche del pubblico rappresentano uno scenario da incubo per tutti coloro che si preparano al torneo. Come se non bastasse, i due diversi tipi di quarantena che si sono venuti a creare proiettano un’ombra di irregolarità sulla competizione. “È strano, perché 72 giocatori sono (stati, ndr) costretti ad una quarantena più rigorosa degli altri. In effetti si può dire che non sia giusto, dal momento che avranno minori possibilità degli altri; ad esempio, noi possiamo allenarci per due ore al giorno, più le attività legate al fitness, mentre loro sono confinati alle loro stanze senza potersi muovere. Naturalmente non è una situazione uguale per tutti. È complicato perché ho trovato molte persone lamentarsi di questa situazione, e alcuni i loro hanno fatto notare trattamenti ingiusti. Non è il massimo”.

Tensioni a parte, la domanda a cui si dovrebbe rispondere è: quanto peserà la disparità di trattamento fra i giocatori, fra quelli a cui è stato permesso allenarsi in campo e quelli ai quali ciò non è stato consentito? Alcuni hanno pensato di rinviare l’Australian Open, altri hanno chiesto che la distanza su cui si gioca il singolare maschile venisse ridotta da tre set su cinque a due su tre – due suggerimenti con scarsissima possibilità di adozione, a meno di una clamorosa minaccia di boicottaggio di massa. Che i giocatori e i media stiano esagerando la situazione?

Martinez non crede che l’impatto di questa situazione sarà così determinante come alcuni pensano, anche se ammette che non crede possibile che quei 72 atleti possano essere pronti al torneo che si giocherà in preparazione del Major australiano. “La mia opinione è che [quei 72 atleti] non perderanno completamente la condizione, visto che la maggior parte di loro ha a disposizione equipaggiamento specifico per allenarsi nella loro stanza, e possono in qualche modo sopperire alla mancanza di movimento. Naturalmente non è la stessa cosa rispetto a chi può allenarsi in campo, ma penso che in una settimana di allenamenti possano comunque recuperare la condizione. Alla fine, non penso sia così male. Naturalmente non posso dire sia una situazione equa per tutti, dal momento che non potranno partecipare al primo torneo, ed è importante arrivare ad uno Slam con qualche match nelle gambe, ma alla fine penso che sarà meglio di quanto si pensi” [l’intervista si è svolta prima che la WTA annunciasse, nella giornata di domenica, che le giocatrici in isolamento duro giocheranno un torneo a parte, ndr].

Bianca Andreescu sarà una delle partecipanti al torneo riservato alle giocatrici ‘isolate’

La moltitudine di commenti negativi sulle condizioni cui sono costretti gli atleti, fatta trapelare dai giocatori stessi, ha generato molte critiche da parte del pubblico australiano, riportate con dovizia dal “Sydney Morning Herald”, che ha pubblicato una serie di lettere dei propri lettori in cui viene condannato duramente il comportamento dei giocatori.

Inoltre, la lettera di Novak Djokovic contenente alcune proposte per far cambiare le regole della quarantena è stata seccamente rispedita al mittente dal governo australiano. Il primo ministro Scott Morrison ha recentemente dichiarato: “Penso sia arrivato il momento di seguire le regole, passare la quarantena, e giocare a tennis”. E mentre il pubblico rimane interdetto dalla situazione, ci si domanda come i tennisti verranno ricevuti dai fan durante i tornei al Melbourne Park.

Ci sono persone residenti al di fuori dell’Australia che non possono fare ritorno in patria, e questo è il motivo per cui il pubblico non ci supporta – commenta Martinez – non penso però che ci saranno reazioni negative dai fan, dal momento che saranno felici di poter andare a Melbourne Park a guardare gli incontri di tennis fra i migliori giocatori del mondo. Non ci saranno problemi per nessuno, da quel punto di vista”.

Come molti nel mondo del tennis, ad esempio Victoria Azarenka, lo spagnolo pensa sia necessario guardare alla situazione globale della pandemia. “Alla fine, dobbiamo considerare che i giocatori non possono comportarsi come bambini viziati, lamentandosi delle condizioni dell’hotel, delle camere e cose del genere quando molte altre persone versano in situazioni ben peggiori. Molte persone stanno perdendo il lavoro, e in fin dei conti possiamo dire che Tennis Australia possa essere orgogliosa di quello che sta facendo; in caso contrario saremmo costretti a casa, e passeremmo il tempo a lamentarci di non poter giocare a tennis”, conclude. L’Australian Open si dovrebbe disputare a partire dall’8 Febbraio.

Intervista realizzata da Adam Addicott, traduzione a cura di Michele Brusadelli

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Flash

Wilander sui Fab 4: “Vedremo se le rivalità del futuro saranno allo stesso livello”. Schett: “Non credo che a Djokovic manchi Federer”

Le parole degli opinionisti di Eurosport sul tramonto di un’era, e su quanto lascerà in eredità. “Novak sarà l’ultimo dei tre a giocare, grazie al suo corpo” dice Mats Wilander

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Mats Wilander e Barbara Schett

Il tennis, come tutti i grandi sport, vive dei grandi nomi che lo popolano, delle imprese, i momenti epici… e soprattutto delle rivalità. Le contrapposizioni tra grandi giocatori che alle volte quasi arrivano a prendere forma di complementarità e contemporanea distanza come yin e yang. Ma rivalità del livello di quelle dei Fab Four, la cui era sta ormai finendo, è difficile pensare di rivederne. “Ci mancheranno tremendamente“, spiega Matts Wilander dai microfoni di Eurosport, “penso che Novak sarà l’ultimo dei tre a giocare, grazie al suo corpo. Sembra essere in grado di affrontare gli infortuni che subisce. È così fresco, sembra così giovane, presumo batterà Federer anche nello sci (hobby che il campione svizzero ha ripreso a praticare dopo 15 anni, ndr), visto che Novak è cresciuto sciando. Ci mancherà“.

L’ex campione svedese sa quanto abbiano dato al tennis questi grandissimi, come prima aveva fatto lui insieme a Edberg e Lendl, e prima di loro Borg, Connors e McEnroe, o Sampras e Agassi subito dopo. In fin dei conti ci saranno altri grandissimi giocatori, altri duelli epici, ma varranno un Fedal o i 59 incontri di Rafa e Nole? La risposta dell’ex n.1 al mondo è chiara, ma lascia aperta una porticina: “Non dobbiamo preoccuparci che questi tre se ne vadano, perché si tratta solo di rivalità. Abbiamo visto Alcaraz e Jannik Sinner allo US Open lo scorso anno e per me è stato come “oh mio dio”, è tutta una questione di rivalità. La domanda è: ne avremo come le abbiamo avute con Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic. E Andy Murray“.

Barbara Schett, il volto di punta della cosiddetta “casa degli Slam” (almeno in TV), esamina lo stesso argomento, ma da una prospettiva diversa e più spinosa: cioè quanto e se realmente si possa dire che a un Novak Djokovic, ancora in piene forze sul circuito, manchi l’amico-rivale Roger Federer. Una questione non scontata, e che certamente vale la pena di considerare: “Novak ha detto che gli manca Roger nel Tour, ma quelle rivalità li hanno portati tutti e quattro dove sono oggi, a ricoprire il ruolo che hanno nel Tour in questo momento“.

 

Non credo che gli manchi Roger“, pizzica Schett, “probabilmente perché ha ottime possibilità di entrare nei libri di storia vincendo il maggior numero di titoli del Grande Slam di sempre. Certo, c’è Rafael Nadal, ma lui [Djokovic] è in ottima forma. Ha dei problemi ma non subisce infortuni gravi e sembra che il suo corpo stia davvero bene. Ed è anche ancora così motivato. 21 titoli del Grande Slam non sono sufficienti per Novak Djokovic ed è bello da vedere. Da un lato, probabilmente gli manca Roger Federer, ma dall’altro penso che probabilmente sia felice che non ci sia più“. Una disamina interessante della giornalista austriaca, che tratta chiaramente l’ipotesi di una felicità meramente sportiva, ma che considerando quanti titoli e quante vittorie si siano strappati a vicenda il serbo e lo svizzero, non è poi così azzardata.

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Australian Open

Australian Open, Rybakina: “Sabalenka è tra le poche che sanno mettermi in difficoltà. Non mi sentirò diversa per la classifica”

“Si dovrebbe spingere le altre tenniste verso un gioco più aggressivo”, così la kazaka dopo la finale persa. “Aryna ha avuto grandi miglioramenti”

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Elena Rybakina - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Elena Rybakina - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Il torneo di Elena Rybakina, di livello altissimo e di intense emozioni, certamente non si è concluso nel modo da lei auspicato. La kazaka, dopo una bella finale in cui ancora una volta ha espresso un ottimo tennis, si è dovuta arrendere ad Aryna Sabalenka, una ragazza in missione che ormai da troppo aspettava il momento che finalmente è giunto. Nonostante ciò rimane un gran risultato quello di Elena, con una finale Slam e l’orgoglio di entrare per la prima volta in carriera tra le prime 10. Con questo spirito Rybakina si è presentata in sala stampa per la conferenza post match, mansione mai facile da svolgere dopo una finale persa.

D: “Penso di essere nel giusto dicendo che da lunedì sarai in top 10. Non hai ricevuto i punti per lo Slam che hai vinto (Wimbledon 2022), ma ti sei mai sentita come una giocatrice da prime dieci? Domani ci sarà una differenza per te per il fatto che lo sarai ufficialmente?
Rybakina: “Non credo che domani mi sentirò diversamente solo a causa della classifica. Ma di sicuro cambierà per i tornei più piccoli. Sarò testa di serie, forse in alcuni tornei non giocherò il primo turno. Quindi ovviamente ci sono alcuni vantaggi da questa cosa, ma di certo non guardo così tanto al ranking

D: “Su Sabalenka, considerando quello che ha passato con il suo servizio, quanto è difficile per una giocatrice, contando il livello in cui era lei l’anno scorso, arrivare a servire sotto pressione in quel modo in un grande incontro?
Rybakina: “Di sicuro ha servito davvero bene oggi, non importano i doppi falli. Poche seconde, che ha colpito probabilmente come prime. Il suo servizio era davvero buono, e di sicuro non è facile mentalmente. Lei non ha avuto grandi numeri in battuta l’anno scorso, ma oggi era super forte e ha servito bene. Gliene do atto, so quanto lavoro ci vuole

 

D: “Quanto è importante per te arrivare a questa seconda finale Slam così rapidamente dopo aver vinto Wimbledon? Ti toglie un po’ do pressione il sapere che puoi farlo ancora?
Rybakina: “Sicuramente. Anche se vorrei dire che sto provando a non pensare alle aspettative. Come ho detto nei giorni scorsi, dopo una grande pre-season, stavo pensando che avrei dovuto mostrarlo in campo. Le prime settimane non sono state così belle come forse ho iniziato gli altri anni, ma penso che alla fine ci voglia solo fiducia per andare avanti, per continuare a lavorare. Ora mi sento anche bene fisicamente. So che se continuerò a lavorare, i risultati ci saranno

D: “Potresti un po’ spiegare cosa sia affrontare il tennis di Sabalenka rispetto alle altre giocatrici incontrate in tour?
Rybakina: “Vorrei dire che non molte sono in grado di mettermi realmente sotto pressione. Contro di lei non è facile, perché ha un gran servizio e gioca in maniera davvero aggressiva. La sua palla arriva molto pesante, ci sono forse un paio di altre che giocano come lei. Io solo che dovrò servire bene, c’è pressione fino alla fine, e appena ho delle opportunità, devo prenderle. Oggi ho avuto delle opportunità, non le ho sfruttate, e il match non è andato nella mia direzione. È un’avversaria molto ostica

D: “Ti sei trovata sotto pressione nei tuoi game di servizio più di quanto ti saresti aspettata? Ti ha reso le cose difficili con l’avanzare della partita?
Rybakina: “Assolutamente. Aryna stava rispondendo davvero bene. Ma mi sentivo come quando ho giocato con Vika, non era facile tenere alta la velocità del servizio, le palle erano piuttosto pesanti. Sapevo che non stavo servendo molto veloce, allora avrei dovuto cercare dei buoni piazzamenti. Sentivo una sorta di pressione in quei momenti. Abbiamo giocato molti game davvero lunghi sul mio servizio, tra parità e vantaggi. Ma avrei potuto servire forse un po’ meglio. Basta qualche momento qua e là e la partita può girare, ma non oggi, non per me

D: “Riesci ad apprezzare quanto la partita sia stata di qualità? Cosa pensi possa fare uno spettacolo come questo per il tennis femminile in generale?
Rybakina: “Penso che la qualità della partita fosse buona. Il gioco è stato molto potente da parte di entrambe e, come ho detto, non sono molte le giocatrici potenti in tour. Forse si dovrebbe spingere le altre verso un gioco più aggressivo, anche se le condizioni sono sempre diverse. Devi adattarti a tutto: alla velocità, alla pesantezza della palla, non è facile. Penso che alla fine la partita sia stata di un buon livello…sono troppo stanca, non so più cosa dire (sorridendo)“.

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Australian Open

Australian Open, la grande notte di Sabalenka: “Questo trofeo è per il mio team” [VIDEO]

Tutte le dichiarazioni della nuova campionessa di Melbourne dopo la vittoria del suo primo titolo Slam

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Il resto del video, che qui potete vedere in anteprima, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

Clicca QUI per vedere il video completo!

Aryna Sabalenka, all’età di 24 anni, vince il suo primo trofeo dello Slam. Battuta in rimonta Elena Rybakina nella finale dell’Australian Open 2023 al termine di una contesa durata due ore e ventinove minuti (qui la cronaca). La bielorussa si è lasciata andare così dopo il match point:

Indimenticabile il momento in cui Aryna ha ricevuto il trofeo dalle mani di Billie Jean King:

Così Aryna Sabalenka ha risposto, a caldo, alle domande di Barbara Schett nella one to one con Eurosport.

Schett: “Congratulazioni, a cosa stai pensando?”

Sabalenka: “Avrò bisogno di qualche giorno per realizzare. Sono felice e orgogliosa, tante cose mi passano per la testa, ora non sono con i piedi per terra”.

Schett: “Cosa provi, gioia, sollievo…?”

Sabalenka: “Un po’ di tutto. Sono tra le prime 10 da un po’ di tempo ma ancora non avevo tra le mie mani uno trofeo Slam. Era sempre più complicato, ogni Slam mi creava grosse emozioni. Quindi sì, gioia e sollievo”.

Schett: “Cosa hai detto al tuo team quando li hai abbracciati?”

Sabalenka: “Qualche parolaccia… Loro sono stati presenti, ad incoraggiarmi nei momenti complicati. Mi sentivo quasi responsabile per loro. Si meritavano questo trofeo e per questo sono scese le lacrime”.

Schett: “Parliamo del match. Hai perso il primo, poi tatticamente sei andata più sul suo dritto…”

Sabalenka: “Nel primo set ero tesa, lei giocava benissimo e tatticamente non ho fatto tutto nel modo giusto. Nel secondo set ho modificato qualche cosa, ho cercato di farla giocare più di dritto, di spostarla, di metterla più sotto pressione sul suo servizio”:

Schett: “Cosa farai stasera?”

Sabalenka: “Non lo so, forse mangerò un po’ di cose che di solito non posso mangiare…”

Schett: “E la Coppa dove la metti?”

Sabalenka: “Staranno lottando mia mamma e mia nonna su cui può averla per prima”.

Successicamente a queste interviste, si è recata in sala stampa per la conferenza post partita.

D: “Puoi provare a spiegarci come ti stavi sentendo in quel game finale, e in particolare quando hai commesso doppio fallo sul championship point?

Sabalenka: “Per me è stato un buon inizio. Ero tipo ‘bene, sarà divertente dopo il doppio fallo’ (ridendo). Ero un po’ nervosa nell’ultimo game. Continuavo a ripetere a me stessa ‘nessuno dice che sarà facile, devi lavorare per questo, fino all’ultimo punto’. Come game è stato molto difficile, sono contenta di essere riuscita a gestire le emozioni e vincerlo

D: “Date le circostanze, il momento più importante della tua carriera finora, è questa la miglior partita che tu abbia mai giocato?

Sabalenka: “Sì penso che sia realmente la migliore, direi che lo è stata. Lei ha giocato un tennis incredibile, ho combattuto molto duramente per vincere. Penso che il tennis fosse di alto livello. Sono molto felice che non sia stata una partita facile, mi è piaciuta davvero molto questa battaglia

D: “Cosa hai imparato da quella sconfitta a New York, la tua ultima in uno Slam? Cosa hai usato a tuo favore in finale?

Sabalenka: “Cos’ho imparato? Ho imparato che devo essere un po’ più calma sul campo e non devo fare le cose di fretta. Devo solo giocare la mia partita, essere calma, e credere in me stessa, ciò che attualmente posso fare. Credo che durante queste due settimane sia stata davvero super calma sul campo e abbia creduto molto in me stessa, e che il mio gioco mi avrebbe dato molte opportunità in ogni partita per vincere questo titolo

D: “Ad Adelaide hai parlato di diventare più calma sul campo, di imparare a controllare le tue emozioni. Portaci attraverso quello che hai fatto. Alla fine qual è stato il fattore che ha risolto tutto?

Sabalenka: “Ho sempre avuto questo strano sentimento che quando le persone venivano da me e chiedevano un autografo, avrei voluto dirgli ‘perché lo stai chiedendo? Io non sono nessuno. Sono una giocatrice, non ho neanche vinto uno Slam’. Ho solo cambiato il modo in cui mi sento. Ad esempio, iniziando a rispettare di più me stessa. Comincio a capire che in realtà sono qui perché lavoro molto duramente e sono una buona giocatrice. Avendo capito ciò, posso gestire molte emozioni. Ogni volta che ho avuto un momento difficile in campo, ho semplicemente ricordato a me stessa che sono abbastanza brava da gestire tutto questo

D: “Oggi hai colpito 51 vincenti, commesso 28 non forzati. Un buon rendimento. Dopo aver perso il primo set, sembravi più determinata a fare più vincenti. Attualmente il numero di vincenti sta diventando più alto. Qual era la tua mentalità, la tua tattica, dopo aver perso il primo set?

Sabalenka: “Sono ottime statistiche, più vincenti che non forzati. Dopo il primo set ero nervosa. Ho solo detto a me stessa che dovevo andare avanti, continuare a lottare, a provarci, e avrei avuto la mia possibilità di rientrare nella partita

D: “Sono passati 10 anni da quando Vika ha vinto qui. Ora sono tre gli Australian Open delle donne bielorusse. Quale influenza ha avuto su di te? Cosa c’è tra le giocatrici bielorusse e l’Australian Open?

Sabalenka: “Non so. Penso che amiamo l’Australia, e spero che l’Australia ami noi. C’è qualcosa di buono per noi riguardo l’Australia. 10 anni sono molti, e ad essere onesta non guardavo così tanto il tennis quando lei ha vinto l’Australian Open. Ma, naturalmente, avere una grande giocatrice dal mio Paese mi ha aiutato ad avere quella sorta di fiducia nel poter fare bene. Ho pensato che se ha potuto lei, probabilmente posso anche io

D: “Ovviamente vuoi goderti questo momento. Il n.1 del ranking è tra i tuoi obiettivi quest’anno? È qualcosa che ti piacerebbe raggiungere?

Sabalenka: “Più o meno abbiamo tutte lo stesso tipo di obiettivi. E vincere uno Slam non è l’ultimo sulla mia lista

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