Il coach di Kasatkina: “I giocatori non possono comportarsi come bambini viziati”

Interviste

Il coach di Kasatkina: “I giocatori non possono comportarsi come bambini viziati”

Ubitennis ha parlato con Carlos Martinez (al momento a Melbourne) della quarantena pre-Australian Open

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Qui l’articolo originale di ubitennis.net

Sono circa 1200, tra tennisti e staff, coloro che si sono recati a Melbourne per l’Australian Open. Secondo le regole istituite dal governo australiano, i giocatori sono dovuti rimanere nelle loro stanze d’albergo, ad eccezione di un intervallo giornaliero di cinque ore nelle quali è stato consentito loro di uscire per allenarsi, a condizione di non essere entrati in contatto con un positivo al tampone per il COVID-19 (l’intervista è stata fatta durante la quarantena; ora i giocatori sono liberi di circolare, ndr).

Non tutto è andato secondo i piani, però: vari commenti apparsi sui social media hanno fatto trapelare lamentele da parte dei giocatori sul cibo, sull’igiene delle stanze, e sulla programmazione degli allenamenti. Roberto Batista Agut si è spinto a paragonare la sua condizione a quella di una “prigione” in un video fatto trapelare – senza il permesso del tennista – da un sito israeliano. Lo spagnolo si è successivamente scusato.

 

Il malcontento che accompagna la quarantena è palpabile, ma la realtà è davvero grigia come sembra? Lo spagnolo Carlos Martinez è al momento parte, in quanto allenatore, di coloro che vivono nella “bolla”. Vantando una grande esperienza nella gestione di varie giocatrici, è ora coach della ex-Top 10 Daria Kasatkina.

Martinez ha spiegato alcune delle controversie legate alla quarantena, incluse quelle relative alle dichiarazioni di vari giocatori, confusi dalle regole in vigore: “Tennis Australia ha convocato centinaia di video-conferenze al riguardo. Ci hanno informato su tutto, dalle regole che avremmo trovato alla quarantena. Abbiamo ricevuto messaggi ed e-mail con cadenza settimanale. Ha fatto un gran lavoro, secondo me. L’unica cosa non chiara era cosa sarebbe successo in termini di quarantena se qualcuno fosse risultato infetto già sull’aereo. Sembrava dovessero dividere gli aerei in zone differenti, così da isolare soltanto i presenti in quella sezione in caso di positività. Quell’idea è stata abbandonata ed è stato considerato più sicuro isolare chiunque si trovasse sull’aereo incriminato”.

A Martinez non è toccato l’isolamento duro imposto a 72 giocatori. Dal momento che alcuni passeggeri sono stati trovati positivi, tutti i passeggeri dei corrispondenti voli sono stati costretti a passare la quarantena completamente isolati nelle loro camere d’albergo – coloro fra i giocatori che hanno subito questo destino hanno ricevuto apposite attrezzature per l’allenamento in camera. “Sapevamo a cosa saremmo andati incontro, e come sarebbe stato. Naturalmente, al primo impatto tutto sembra più difficile di quanto sia in realtà, ma secondo me è stato fatto un grandissimo sforzo per poter organizzare l’evento. Non possiamo proprio lamentarci”.

ACCOGLIENZA GELIDA E DIFFICOLTÀ INIZIALI

Martinez ha grande ammirazione per come Tennis Australia ha gestito la situazione al fine di permettere la disputa del primo Slam della stagione, ma dall’altro lato ha anche assaggiato in prima persona i limiti dell’organizzazione della “bolla”: anche se i test sono stati condotti con cadenza giornaliera, lo spagnolo lamenta di essere stato tenuto tre giorni e mezzo nella propria stanza senza una chiara spiegazione dei motivi dietro a questa costrizione. Successivamente è stato informato che, per via di un problema legato alla programmazione degli allenamenti, la sua prima sessione con Kasatkina era stata cancellata. Per fortuna questi intoppi sembrano essere stati risolti, e gli allenamenti sono di conseguenza ripresi.

Stiamo seguendo il nostro programma. Pensiamo di essere avanti, rispetto agli altri in hotel – afferma, parlando della preparazione di Kasatkina – lei ha buone sensazioni, si sente tranquilla; non avverto nessun problema. Daria non ha perso condizione, arriviamo da Abu Dhabi dove abbiamo disputato un buon torneo, perdendo al terzo turno ma giocando abbastanza bene, secondo me”.

Mentre da una parte i problemi legati alle restrizioni sono in via di risoluzione, Martinez ammette la presenza di una atmosfera “strana e complicata” all’interno della bolla. Frustrazione, rabbia e critiche del pubblico rappresentano uno scenario da incubo per tutti coloro che si preparano al torneo. Come se non bastasse, i due diversi tipi di quarantena che si sono venuti a creare proiettano un’ombra di irregolarità sulla competizione. “È strano, perché 72 giocatori sono (stati, ndr) costretti ad una quarantena più rigorosa degli altri. In effetti si può dire che non sia giusto, dal momento che avranno minori possibilità degli altri; ad esempio, noi possiamo allenarci per due ore al giorno, più le attività legate al fitness, mentre loro sono confinati alle loro stanze senza potersi muovere. Naturalmente non è una situazione uguale per tutti. È complicato perché ho trovato molte persone lamentarsi di questa situazione, e alcuni i loro hanno fatto notare trattamenti ingiusti. Non è il massimo”.

Tensioni a parte, la domanda a cui si dovrebbe rispondere è: quanto peserà la disparità di trattamento fra i giocatori, fra quelli a cui è stato permesso allenarsi in campo e quelli ai quali ciò non è stato consentito? Alcuni hanno pensato di rinviare l’Australian Open, altri hanno chiesto che la distanza su cui si gioca il singolare maschile venisse ridotta da tre set su cinque a due su tre – due suggerimenti con scarsissima possibilità di adozione, a meno di una clamorosa minaccia di boicottaggio di massa. Che i giocatori e i media stiano esagerando la situazione?

Martinez non crede che l’impatto di questa situazione sarà così determinante come alcuni pensano, anche se ammette che non crede possibile che quei 72 atleti possano essere pronti al torneo che si giocherà in preparazione del Major australiano. “La mia opinione è che [quei 72 atleti] non perderanno completamente la condizione, visto che la maggior parte di loro ha a disposizione equipaggiamento specifico per allenarsi nella loro stanza, e possono in qualche modo sopperire alla mancanza di movimento. Naturalmente non è la stessa cosa rispetto a chi può allenarsi in campo, ma penso che in una settimana di allenamenti possano comunque recuperare la condizione. Alla fine, non penso sia così male. Naturalmente non posso dire sia una situazione equa per tutti, dal momento che non potranno partecipare al primo torneo, ed è importante arrivare ad uno Slam con qualche match nelle gambe, ma alla fine penso che sarà meglio di quanto si pensi” [l’intervista si è svolta prima che la WTA annunciasse, nella giornata di domenica, che le giocatrici in isolamento duro giocheranno un torneo a parte, ndr].

Bianca Andreescu sarà una delle partecipanti al torneo riservato alle giocatrici ‘isolate’

La moltitudine di commenti negativi sulle condizioni cui sono costretti gli atleti, fatta trapelare dai giocatori stessi, ha generato molte critiche da parte del pubblico australiano, riportate con dovizia dal “Sydney Morning Herald”, che ha pubblicato una serie di lettere dei propri lettori in cui viene condannato duramente il comportamento dei giocatori.

Inoltre, la lettera di Novak Djokovic contenente alcune proposte per far cambiare le regole della quarantena è stata seccamente rispedita al mittente dal governo australiano. Il primo ministro Scott Morrison ha recentemente dichiarato: “Penso sia arrivato il momento di seguire le regole, passare la quarantena, e giocare a tennis”. E mentre il pubblico rimane interdetto dalla situazione, ci si domanda come i tennisti verranno ricevuti dai fan durante i tornei al Melbourne Park.

Ci sono persone residenti al di fuori dell’Australia che non possono fare ritorno in patria, e questo è il motivo per cui il pubblico non ci supporta – commenta Martinez – non penso però che ci saranno reazioni negative dai fan, dal momento che saranno felici di poter andare a Melbourne Park a guardare gli incontri di tennis fra i migliori giocatori del mondo. Non ci saranno problemi per nessuno, da quel punto di vista”.

Come molti nel mondo del tennis, ad esempio Victoria Azarenka, lo spagnolo pensa sia necessario guardare alla situazione globale della pandemia. “Alla fine, dobbiamo considerare che i giocatori non possono comportarsi come bambini viziati, lamentandosi delle condizioni dell’hotel, delle camere e cose del genere quando molte altre persone versano in situazioni ben peggiori. Molte persone stanno perdendo il lavoro, e in fin dei conti possiamo dire che Tennis Australia possa essere orgogliosa di quello che sta facendo; in caso contrario saremmo costretti a casa, e passeremmo il tempo a lamentarci di non poter giocare a tennis”, conclude. L’Australian Open si dovrebbe disputare a partire dall’8 Febbraio.

Intervista realizzata da Adam Addicott, traduzione a cura di Michele Brusadelli

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Australian Open

Steve Flink: “Osaka vincerà almeno 11 o 12 Slam”

Seconda parte del video di fine Australian Open con il Direttore Scanagatta, stavolta sul torneo femminile. Brady può vincere dei grandi tornei? C’è ancora speranza per il titolo N.24 di Serena?

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La regina dell’Australian Open è per la seconda volta Naomi Osaka: la ventitreenne giapponese ha superato in finale Jennifer Brady, risultato che le è valso il quarto slam della carriera, tutti sul cemento, e sembra pronta a dominare il circuito, mentre la padrona di casa e attuale N.1 Ashleigh Barty non è riuscita a trovare il suo miglior tennis dopo un anno di stop, spegnendosi al primo momento di difficoltà. Questi sono alcuni dei temi che il direttore e Steve Flink hanno affrontato nella loro chat post-torneo. Di seguito il video:

00:00 – Ubaldo: “Steve, sono sicuro che tu non sia così sorpreso del fatto che abbia vinto la Osaka”. Flink: “No, non lo sono. Eravamo entrambi d’accordo che avesse ottime possibilità di vincere. Sta emergendo come la possibile dominatrice del circuito. Potremmo discutere di quanti Slam vincerà in carriera. Prima del torneo non era al top fisicamente per un piccolo infortunio, c’era qualche preoccupazione, ma ho sempre pensato che se fosse stata bene sarebbe arrivata in finale con ottime possibilità di vincere ed è andata così”.

01:55 – Ubaldo: “Osaka è stata in difficoltà una volta sola in tutto il torneo, con Muguruza quando ha dovuto salvare match point”. Flink: “Sicuramente è stato il match migliore del tabellone femminile. La spagnola ha giocato un grande match, ed è andata vicina a vincere. Per me la rimonta è stato merito di Osaka più che demerito di Muguruza. Credo sia stata spettacolare negli ultimi tre giochi dell’incontro, praticamente ingiocabile”. Ubaldo: “Sicuramente io mi aspettavo che Muguruza facesse qualcosa in più. Ha un po’ troppi alti e bassi, più di quelli che dovrebbe avere una vera campionessa. Lei del resto ha vinto degli Slam, ma nell’ultimo anno non ha fatto così bene. Hai ragione, tendo a credere che abbia commesso troppi errori gratuiti contro Osaka, anche se è vero che Naomi serve benissimo, tocca i 190 km/h, qualcosa che non riesce a molti uomini. Insomma, rispondere non è facile. Però quando hai match point e non li sfrutti forse un po’ di rimpianti li hai sempre. Osaka è stata aggressiva, ha approfittato delle opportunità che ha avuto, ma Muguruza forse è stata troppo conservativa”.

 

06:07 – Ubaldo: “Osaka è molto forte quando ha l’iniziativa, quando può comandare il gioco. Secondo me non lo è altrettanto quando deve difendersi”. Flink: “Sono d’accordo, ma è molto veloce, può migliorare molto nella difesa. Inoltre colpisce bene da entrambi i lati e ha un gran servizio. Ha un gran kick sulla seconda palla che spesso la toglie dai guai. Con questo servizio non vedo come non possa vincere Wimbledon prima o poi”.

09:15 – Ubaldo: “Parliamo ora di quello che Osaka può fare in carriera. Mats Wilander ha detto che può vincere tra i dieci e i quindici slam, se migliora sulla terra e sull’erba. Cosa ne pensi?”. Flink: “Sono d’accordo. Il mio pronostico è che possa vincere undici o dodici Slam, e mi sto tenendo stretto. Magari può diventare la Djokovic del circuito femminile. Non vedo perché non possa vincere diverse volte Wimbledon, e magari anche il Roland Garros un paio di volte. La vedo sicuramente andare in doppia cifra di Slam vinti e magari avvicinare Chris Evert e Martina Navratilova che ne hanno vinti 18”. Ubaldo: “Sono più ottimista sulle sue possibilità sull’erba piuttosto che su terra rossa. Sulla terra anche se servi forte ci sono difficoltà, lo abbiamo visto per Venus e Serena Williams. Bisogna muoversi bene, sapersi difendere, battere giocatrici forti sulla terra come può essere Halep”.

12.05 – Ubaldo: “Essendo un americano, e anche di quelli sciovinisti, ti aspettavi che Brady, la numero 26 del mondo, potesse centrare la finale dell’Australian Open dopo la semifinale a Flushing Meadows? Ora è numero 13 del mondo; non so tu, ma credo nessuno pensasse potesse fare un torneo così…” Flink: “Non sono rimasto scioccato, non mi aspettavo magari che arrivasse in finale, ma comunque ultimamente stava giocando molto bene sul cemento. Speravo che facesse bene, e dire che ha dovuto fare la quarantena per il discorso del Covid, ma si è ripresa molto bene, ha avuto un ottimo atteggiamento. Ha un diritto incredibile, poi una volta che è arrivata in finale contro Osaka si è fatta un po’ prendere dall’agitazione”. Ubaldo: “Sì, si è visto quando ha sbagliato quella palla del 5-5 sbagliando un diritto a un metro dalla rete. Un errore incredibile che l’ha un po’ scioccata perché poi ha perso i successivi due o tre game facilmente”. Flink: “Vedo Brady in grado di vincere due o tre Majors”.

16:34 – Flink: “Muchova ha fatto un grande torneo. Barty la stava distruggendo per 6-1 nel primo set, pensavo vincesse facilmente in due set. Poi Muchova ha interrotto il gioco uscendo dal campo e questo forse ha deconcentrato l’australiana. Ma per essere onesti in semifinale contro Brady ha dimostrato di essere forte, avrebbe potuto essere lei a vincere. Ma per Barty è stato un peccato perdere quel match in Australia, quando tutti speravano potesse vincere davanti al suo pubblico”. Ubaldo: “Barty è stata sfortunata perché avrebbe dovuto giocare davanti ai suoi tifosi ma ci sono stati quei cinque giorni di lockdown per il Covid”.

18:28 – Ubaldo: “Parliamo di Serena Williams. Ha lasciato la sala stampa, dopo aver perso con Osaka, dicendo che forse è stato il suo ultimo Australian Open. Credi sia così? Ha comunque battuto la Halep, la numero due del mondo, 6-3 6-3, prima di perdere contro la Osaka per 6-3 6-4. Ha anche battuto Sabalenka, che arrivava da una striscia di vittorie”. Flink: “Per me è stata una grande vittoria per Serena, perché Sabalenka è una delle giocatrici emergenti”. Ubaldo: “Quindi adesso dobbiamo capire se siamo alla fine della leggenda di Serena o se ha ancora la possibilità di raggiungere il ventiquattresimo Slam”.

Flink: “Ha fatto finale a Wimbledon e allo US Open nel 2018 e nel 2019, nel 2020 semifinale allo US Open perdendo in tre set da Azarenka, ora nel 2021 ha perso in semifinale da una super Osaka. Quindi non penso che sia così male. Ma Serena è stata troppo severa con sé stessa davanti ai microfoni. Dall’altra parte della rete ci sono anche le avversarie e sembra che, da come ha parlato, non fosse così forte quella con cui ha perso. Si è concentrata solo sul suo dispiacere e sui suoi errori. Però Osaka, se in finale allo US Open l’aveva sconfitta in un match tirato e pieno di controversie, stavolta l’ha battuta nettamente”.

25:30 – Ubaldo: “Però c’è anche un problema psicologico a mio avviso, sin da quando ha perso con Roberta Vinci allo US Open 2015. Da quella sconfitta e poi da quando è diventata mamma fatica perché vuole così disperatamente raggiungere il record di Slam di Margaret Court che ogni volta diventa troppo nervosa”. Flink: “In qualche modo sono d’accordo con il concetto che esprimi, da quel momento non è stata più la stessa Serena. Ma comunque è vicinissima al suo obiettivo. La questione è, può gestire la pressione nei match più importanti?” Ubaldo: “Come successe ad Edberg e Navratilova, ogni grande giocatore quando invecchia ha molti alti e bassi. Quindi Serena può giocare bene come ha fatto contro Halep e Sabalenka e poi meno bene quando serve davvero. La cosa più difficile è giocare sette match di fila al top del proprio livello”. Flink: “Sono d’accordo, ma credo anche che Osaka sia un’avversaria difficile per chiunque, in qualche modo ti intimidisce. Mi piacerebbe vederle di nuovo giocare contro, magari a Wimbledon. Sicuramente Osaka ha una grande fiducia avendo battuto Serena sia in finale che in semifinale Slam. Pensi che Serena centrerà mai il ventiquattresimo Slam?”. Ubaldo: “Secondo me no, perché non credo che riuscirà a mettere insieme sette match al livello a cui vorrebbe giocare. La miglior vittoria possibile che sogno per lei sarebbe vincere Wimbledon in finale contro Osaka”.

31:53 – Ubaldo: “Ci sono state grandi delusioni in questo torneo? All’inizio ci sono state alcune sconfitte sorprendenti, ad esempio quella di Kenin”. Flink: “Ha poi detto che non giocherà il prossimo torneo perché si è sottoposta ad appendicectomia. Sì, è stata una sconfitta spiacevole perché l’anno scorso ha vinto il torneo. Presto tornerà a competere, non sono preoccupato. Sicuramente aveva molta pressione perché difendeva il titolo dell’anno scorso, ma non era così probabile che potesse vincere per due anni di fila”.


Transcript a cura di Gianluca Sartori

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Australian Open

Steve Flink: “Djokovic e Nadal supereranno gli Slam di Federer”

Un commento sull’Australian Open maschile con il Direttore Scanagatta. Da Thiem delusione del torneo alla partita più bella

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2021 (vai Twitter, @AustralianOpen)

L’Australian Open maschile è finito nel modo più pronosticabile, vale a dire con la vittoria di Novak Djokovic, ma mai come quest’anno il suo percorso è stato irto di difficoltà, come sottolinea Steve Flink nel suo terzo video su questa edizione del torneo girato con il direttore di Ubitennis. Quanto è andata vicina la Next Gen a scalzare i Big Three? Karatsev è un fuoco di paglia?

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

0:00 – Dopo una breve introduzione sui temi che verranno toccati, Steve parla della finale maschile: “Non ero così sicuro che Djokovic vincesse il torneo, vista la fatica nel match con Fritz; anche con Raonic non l’ho visto benissimo, ma dopo la vittoria su Zverev ho capito che avrebbe trionfato”. Medvedev era per alcuni il favorito nella finale, complice la striscia di venti vittorie consecutive (di cui dodici ottenute su atleti presenti in top 10) che lo ha visto protagonista. Per Djokovic è stata la finale Slam più rapida mai disputata: “Era impronosticabile una finale tra loro due così veloce, addirittura sotto le due ore”, afferma Flink. “Ma dopo che Nole ha recuperato il break nel secondo set, ha cambiato marcia ed ha vinto abbastanza agilmente”.

5:00 – Si analizza la prestazione di Djokovic: per Ubaldo “Novak ha fatto tutto giusto, ha variato i colpi di rovescio nel migliore dei modi, non ha nemmeno avuto bisogno del suo micidiale rovescio lungolinea”. Flink aggiunge che “Nole ha avuto un migliore piano tattico ed una migliore esecuzione nei colpi; una cosa che mi ha impressionato è che, nonostante il russo abbia servito il 64% di prime, sia stato breakkato sette volte”. Una delle chiavi del match per Flink è stata proprio la risposta di Djokovic sul primo servizio, “in particolare in chiusura di primo set. Il russo non ha mai avuto turni facili al servizio”.

8:10 – Nonostante gli ultimi precedenti fossero a favore di Medvedev, come ad esempio il match disputato allo scorso Masters, “giocare una finale Slam è un discorso completamente diverso. E Djokovic è molto più abituato a disputare match di questa importanza. Per Medvedev era soltanto la seconda finale Slam”, dice Flink. Novak ha vinto la sua nona finale su nove agli Australian Open, “su una superficie dove in tanti sanno giocare bene, per cui è un risultato ragguardevole. Soprattutto se guardiamo al punteggio netto col quale ha vinto: nessuno si sarebbe aspettato una vittoria così schiacciante”. Ubaldo pone l’accento sulle critiche ricevute dal serbo durante il torneo riguardo l’infortunio occorsogli contro Fritz: “Penso che Novak abbia commesso degli errori dal punto di vista delle relazioni pubbliche in questi mesi di pandemia, e questo è soltanto l’ultimo esempio; non riesci a recuperare da uno strappo al muscolo in così poco tempo”. Flink invece si dice “sicuro che avesse qualcosa contro Raonic e Fritz, l’ho visto fare smorfie dopo quasi ogni punto”.

14:30 – Ubaldo chiede se la Old Gen sia ancora migliore della Next Gen. Per Flink, “Medvedev ha buone chances di scalzare Nadal al numero due del ranking, ma purtroppo per lui la stagione su terra si avvicina”. Tuttavia, ammette che “il dominio dei Big-3 è stato interrotto l’anno scorso allo US Open solo perché Nole fu squalificato; i meriti sono della vecchia guardia che ancora tiene botta”. I giovani pare si stiano avvicinando a quel livello, come abbiamo visto nella vittoria in rimonta di Tsitsipas su Nadal.

17:30 – La quarantena ha influenzato questo torneo? Molti giocatori non erano al loro meglio, come Nadal, Berrettini, lo stesso Djokovic: “È stata la preparazione diversa dal solito a comportare tutti questi piccoli acciacchi?” chiede Ubaldo. Flink precisa che “per Nadal il problema era antecedente, non ha infatti potuto partecipare all’ATP Cup: il tabellone semplice è stata un’arma a doppio taglio, perché inizialmente lo ha favorito, ma al contempo gli ha evitato le battaglie”. Il tiebreak nel terzo set infarcito di errori lo ha svuotato delle energie, tanto che dopo era Stefanos il giocatore più fresco in campo. “Forse aveva fretta di chiudere in tre set perché non si sentiva sicuro delle sue condizioni”, chiosa Flink.

20:40 – Capitolo Federer. Merita il ranking che ha attualmente? “Sicuramente il congelamento delle posizioni lo ha aiutato, gli permetterà di non dover risalire la china come successo all’Australian Open quattro anni fa”. Per Flink è stata la scelta giusta, mentre Ubaldo non sembra convinto di questo. I due concordano che il ritorno nel torneo di Doha sarà interessante, “perché non avrà il giorno libero per recuperare tra un match e l’altro, e lo stop forzato è stato molto lungo. La sua fortuna è che ha la capacità di vincere punti veloci grazie al suo servizio”.

24:30 – Qual è stato il match più bello del torneo? “Il derby russo non è stato all’altezza delle aspettative, poiché Rublev ha gettato la spugna molto rapidamente”; un candidato serio per Flink, è Thiem-Kyrgios, molto divertente e con una calorosa partecipazione del pubblico. Zverev-Djokovic inoltre è stato uno dei match più importanti, perché Nole è stato costretto ad inseguire quasi sempre ed ha rischiato grosso. La scelta di Ubaldo ricade sui cinque set di Kyrgios-Humbert, dove il beniamino di casa ha dovuto fare affidamento sui propri tifosi per portare a casa il risultato; l’australiano veniva a sua volta da un lungo stop, ed ha impressionato Flink, che ammette “le sue prestazioni hanno mostrato quanto sia talentuoso, perché nonostante la lunga pausa, ha tenuto un buon livello di gioco”.

29:45Karatsev viene ovviamente scelto come sorpresa più grande del torneo: “Fortunato contro un acciaccato Dimitrov, ha dimostrato comunque di meritarsi il posto in semifinale con le prestazioni contro Schwartzman ed Auger-Aliassime”. Flink aggiunge che “anche contro Djokovic non ha fatto così male come suggerisce il punteggio: nel secondo set era sotto 5-1 ed ha saputo rimontare fino al 5-4, ottenendo anche due PB prima che Nole chiudesse il set”. Ubaldo fa notare come abbia vinto lo stesso numero di games del finalista: “Ha guadagnato il rispetto di Djokovic, si è visto dallo sguardo di Nole”.

32:20 – Il cammino di Sinner si è interrotto mestamente al primo turno contro Shapovalov, complici le fatiche nel torneo precedente, conclusosi appena il giorno prima del suo esordio a Melbourne. Per Flink “se avesse avuto la possibilità di riposare tra i match, avrebbe avuto buone chances di arrivare in semifinale”. Ubaldo ricorda la grande prestazione a Parigi contro Nadal; non può essere quindi considerato la delusione più grande del torneo: Flink nomina Thiem in tal senso. “Prestazione nulla contro Dimitrov, sembrava un altro giocatore; eppure i match lunghi non gli hanno mai impedito di recuperare e tornare a macinare gioco nei turni successivi. Forse anche lui aveva qualche problemino fisico, ma, dopo la finale dell’anno scorso e la vittoria allo US Open, mi aspettavo molto di più da lui”. Secondo Ubaldo, “Thiem è solito avere un calendario di allenamenti molto intenso, che non ha potuto rispettare a causa della quarantena, e questo potrebbe averne influenzato i risultati in campo”. Menzione per le battaglie di cinque set di Nadal in Australia, nelle quali spesso non riesce a raccogliere quanto meritato.

37:20 – Djokovic riuscirà a raggiungere quota 20 Slam? Sarà sicuro protagonista nei prossimi Slam; per Flink sorpasserà Federer, ma c’è l’incognita Nadal: “Se Rafa riuscisse a vincere altri due Roland Garros, allora chiuderà da solo in vetta in questa speciale classifica, altrimenti penso possano chiudere entrambi con lo stesso numero di Slam vinti, comunque davanti allo svizzero”. Ubaldo ritiene Federer in grado di competere ancora per uno Wimbledon, ma è d’accordo sul fatto che Djokovic sia il favorito per i restanti Slam dell’anno, nonostante l’incombere delle nuove leve. A questo proposito, Ubaldo ricorda l’impressionante statistica di 57 tornei Slam su 68 vinti dai Big Three dal 2004 ad oggi.

41:30 – L’ultimo argomento affrontato è il record di settimane al numero 1 per Djokovic, che il serbo raggiungerà fra poche settimane: per Flink “è la dimostrazione che ha avuto una grandiosa e lunga carriera: per me resterà al numero 1 ben oltre queste due settimane”. Aggiunge che “di sicuro proverà anche a chiudere l’annata in testa alla classifica, perché sarebbe il settimo anno per lui al numero 1, ed è una cosa che nessuno ha mai fatto”.

 

Transcript a cura di Antonio Flagiello

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Focus

L’italiano che porta il tennis alle Canarie: intervista a Marcello Marchesini

Comincia oggi a Gran Canaria un challenger con otto italiani. Sette sono tennisti, uno organizza il torneo: è il fondatore di MEF Tennis Marcello Marchesini

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Marcello Marchesini - Challenger Gran Canarie 2021 (foto Marta Magni)

Non è proprio usuale che un italiano vada a organizzare tornei di tennis all’estero, soprattutto se parliamo della Spagna, un paese cui nessuno può insegnare niente in campo tennistico. Ovviamente stiamo parlando di MEF e di Marcello Marchesini, che ha allestito sull’isola di Gran Canaria due Challenger 80, il primo a partire da lunedì 22 febbraio e l’altro a seguire.

Il campo dei partecipanti è ottimo e ricco di italiani (sette): Musetti, Gaio, Napolitano, Giannessi, Giustino, Moroni, Pellegrino e Bonadio. Senza dimenticare gli specialisti spagnoli della terra battuta – Guillermo Garcia Lopez, Nicola Kuhn e l’intramontabile Tommy Robredo. 

Per parlare del torneo, e non solo, abbiamo raggiunto telefonicamente Marcello Marchesini, con il quale avevamo già avuto il piacere di parlare qualche mese fa.

 

Buongiorno Marcello, certo che con te non ci si annoia.
(Ride, ndr). Te lo avevo detto che ho un carattere vulcanico.

Raccontaci com’è nata questa avventura.
La cosa è partita in maniera assolutamente casuale. Al Challenger di Parma 2 in novembre, mia moglie (oltre a diverse persone dello staff e al tennista francese Constant Lestienne, ndr) ha preso il Covid. Mentre era in convalescenza abbiamo pensato che ci eravamo proprio meritati una bella vacanza. Io, avendo lavorato nel turismo, conoscevo benissimo le isole Canarie, tutte tranne Gran Canaria che è diventata subito il nostro obiettivo.

Bel posto, bel clima, ma niente a che vedere col torneo. 
Vero, almeno fino a che non ho guardato in agenda per controllare se conoscevo qualcuno del posto e ho scoperto che David Marrero (ex tennista spagnolo n.5 ATP in doppio nel 2012) era nato proprio lì. Visto che lo conosco perché nel 2009/10 ha giocato un paio di Challenger a Todi, gli ho telefonato. L’intenzione era di chiedergli qualche informazione turistica, poi, sai com’è (ride, ndr), ci siamo messi a parlare di tennis e l’idea di organizzare qualcosa sull’isola ha cominciato a ronzarmi in testa. 

Problemi di concorrenza con gli organizzatori spagnoli?
Per niente, pensa che appena la notizia è trapelata mi ha telefonato la Federazione Spagnola, talmente entusiasta che mi ha proposto un contratto triennale. Allora, verso fine dicembre, sono andato a fare un sopralluogo e ho incontrato il Patronato del Turismo e quello dello Sport del Cabildo di Gran Canaria (praticamente i nostri assessorati, ndr) e in 10 minuti abbiamo trovato un accordo. L’isola vive di turismo e il Covid gli ha inflitto un durissimo colpo. Così due tornei di tennis di rilevanza internazionale gli sono sembrati un’ottima occasione di rilancio. La mossa decisiva è stata poi quando gli ho promesso che promuoverò l’isola anche nei miei tornei in Italia.

Tu sei sul posto da più di un mese, ci sono stati problemi particolari?
È stata una vera fortuna che sia venuto per tempo, perché il rapporto con le banche è stato molto problematico. Se non hai il N.I.E. (Numero de Identidad de Extranjero, ndr) non puoi fare assolutamente niente, nemmeno comprarti una scheda telefonica, tantomeno aprire un conto corrente. Puoi capire che noi, dovendo avviare un’attività e, tra le altre cose, provvedere alla linea internet per le riprese streaming, ci siamo trovati in grande difficoltà. E nonostante avessi il pieno appoggio della municipalità e il contratto firmato con la Federazione, la banca ha avuto un approccio molto burocratico. Per avere questo N.I.E. ci vogliono mediamente diversi mesi (devi risiedere qui da tempo, avere un lavoro etc.), io per fortuna sono riuscito ad abbreviare di molto i tempi e, una volta aperto il conto, tutto è filato a meraviglia. 

Marcello Marchesini – Challenger Gran Canaria 2021 (foto Marta Magni)

Hai trovato degli sponsor?
Solo un paio: un’assicurazione spagnola e un’azienda di Las Palmas. Ma la cosa importante era partire e creare un’abitudine. Se credo in una cosa posso anche investire del mio. La municipalità comunque è convintissima tanto che Francisco Castellano (Assessore allo sport) e Carlos Alamo (Assessore al turismo) ci hanno proposto un accordo triennale. Io, per il momento, ho preferito un accordo per un solo anno, poi vedremo. 

Dove si gioca?
Nel ‘El Cortijo Club de Campo de Telde’. Un circolo bellissimo dodici campi, sei in terra e sei in cemento. Poi c’è anche un maneggio e un campo da golf. Certo abbiamo dovuto lavorare un bel po’ per sistemarlo, ma io sono un po’ un maniaco e voglio che tutto sia esattamente come nei miei tornei in Italia. 

Ci sarà il pubblico?
Sì, al 50% della capienza. Le limitazioni sono piuttosto blande, pensa che in tutta l’isola ci sono in questo momento meno di 100 casi Covid su 850.000 abitanti. Nonostante questo la gente è molto attenta e gira sempre con la mascherina. Se la polizia ti trova senza, ti registra e, nel caso di una seconda infrazione, ti espelle dall’isola. L’entrata al Circolo sarà gratuita, e l’attesa è davvero grandissima. La gente ne parla e la TV offre un’ampia copertura. Purtroppo sarà solo gente del posto perché il turismo è quasi a zero.

Ci puoi dire qualcosa degli altri tuoi tornei in Italia?
Io sono piuttosto pessimista per la situazione Covid, contrariamente all’ATP che confida in un rapido miglioramento. Io capisco i miei colleghi che, senza pubblico, hanno paura di non rientrare dell’investimento. Noi, come ti dicevo, investiamo sul futuro e abbiamo già ufficializzato Forlì il 14 giugno. Il 6 di luglio ci sarà Perugia, mentre per quanto riguarda Todi ho lasciato la scelta della data all’ATP, offrendomi di riempire eventuali buchi di calendario. Poi, probabilmente in settembre, ci sarà Parma che rimarrà un Challenger 125.

Ci riservi qualche altra sorpresa?
Può essere (ride, ndr). Ci sono un paio di cose che bollono in pentola, una ancora in Spagna e l’altra in Italia. Però è assolutamente prematuro parlarne perché le trattative sono appena iniziate. 

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