I segreti di Sonego, l'antidivo del tennis che non aspetta più (Paolo Rossi, Repubblica)

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I segreti di Sonego, l’antidivo del tennis che non aspetta più (Paolo Rossi, Repubblica)

Lorenzo diventa numero 28 e allunga l’onda verde dell’Italia L’allenatore Arbino: “Nella sua testa sa di essere fortissimo”. Un articolo di Paolo Rossi

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Lorenzo Sonego - ATP Cagliari 2021 (via Twitter, @atptour)
 

A 48 ore dal trionfo di Lorenzo Sonego sulla terra di Cagliari, dove il tennista torinese ha vinto singolare e doppio, vi proponiamo un suo elogio scritto dal collega Paolo Rossi su ‘Repubblica’


L’eleganza del riccio: Lorenzo Sonego. La persona più riservata del mondo, il tennista dal cuore grande così. Torinese con Dna granata. Il «rematore», come una volta lo ha tecnicamente definito Gipo Arbino (il mentore, coach con la pipa), regala all’Italia della racchetta una statistica che mancava dal 1977: 4 azzurri nei primi 30 con la settimana da sogno in Sardegna, vincitore del singolare contro il serbo Djere (2-6, 7-6, 6-4) e del doppio (con l’amico Andrea Vavassori). Dopo Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli, ecco Berrettini, Fognini, Sinner e Sonego, n. 28. Chapeau. Come l’applauso, accompagnato dallo sguardo complice, che proprio Arbino gli ha riservato dopo la finale. Un gesto-sigillo, tipo “Va bin. Missione compiuta“. Per raccontare questo atleta che festeggerà i 26 anni a Roma, l’l1 maggio, non si può scinderlo dal suo coach. Perché questa è una storia Made in Torino. Cominciata grazie a un papà giocatore amatoriale (Giorgio Sonego), amico di un geometra malato dello sport della racchetta (Gipo Arbino). Quest’ultimo per vivere vendeva prodotti antiruggine, prima di mandare al diavolo un lavoro certo per una scommessa: essere coach di tennis. Così diventa leggenda il primo incontro con il bimbo Lorenzo, anni 10. Dopo un paio di palleggi Arbino disse a Sonego senior: «Perché mi hai detto che non aveva mai toccato la racchetta?». Non era una bugia, ma solo il talento di un ragazzino mingherlino che faticava a reggere il peso della racchetta, già luminoso.

«Tanta acqua è dovuta passare sotto i ponti» ricorda Arbino. Ad esempio, il rovescio: modificato in bimane per ragioni di efficacia. Come certe filosofie tattiche: «All’inizio era un attendista, aspettava l’errore. Un rematore. Quindi gli chiesi di essere più aggressivo, ma a volte commetteva l’errore opposto: tirava tutto sempre». Serviva pazienza. Ma tra torinesi ci si intende, soprattutto se c’è fiducia, comprensione e tempo a disposizione. «A me, onestamente, dei riflettori poco importa: l’importante è lavorare bene con il mio team, con chi mi vuole bene. Mi tengo il mio cono d’ombra». Questo ha detto ieri Sonego dopo il trionfo sardo. Altro che delirio di onnipotenza: i cinque minuti di popolarità non sono il suo target. Le ATP Finals, a fine anno proprio a Torino, sì. «Sarebbe bello, ma devo lavorare tanto». Si terrà questi ricordi («questa settimana resta con me per sempre») e passa già oltre: Montecarlo chiama, insieme agli altri 8 azzurri in tabellone, ma la stagione sul rosso promette bene per un tennista polivalente che può vantare un trionfo sull’erba, una finale sul veloce indoor e, adesso, un titolo sulla terra rossa. «Anche se parla poco, tra me e lui c’è un feeling eccezionale a livello di simpatia, stima e affetto». Arbino spiega: «Lorenzo si adatta alle situazioni, non patisce l’essere fuori casa per mesi: nella sua testa c’è una sola convinzione, quella di poter diventare fortissimo». Basta un pizzico di fantasia.

 

Paolo Rossi su ‘Repubblica’ del 12 aprile 20201

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Coppa Davis, Barazzutti: “Italia con le carte in regola per vincere, ma la formula non mi piace”

L’ex capitano azzurro in un’intervista al Corriere dello Sport evidenzia il rammarico per l’occasione non sfruttata pur manifestando ottimismo per il futuro: “: “È lecito avere un piccolo rimpianto, ma credo che ci prenderemo grandi soddisfazioni”

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Corrado Barazzutti - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

L’amarezza per come è finita l’avventura in Coppa Davis della nazionale italiana è molto alta. Il successo da sfavoriti con gli Stati Uniti avevano fatto sognare gli appassionati italiani, poi la sconfitta con il Canada al doppio decisivo ha lasciato il rammarico per un’occasione che poteva essere d’oro, visto l’esito della finale tra i nordamericani e l’Australia.

Non vi sono tuttavia solo lati negativi, ma anche solide basi per pensare che la nazionale italiana possa essere competitiva appieno per conquistare nuovamente la prestigiosa insalatiera dopo l’unica vinta nel lontano 1976 in Cile.

Tra coloro che trionfarono a Santiago del Cile vi era Corrado Barazzutti, ex capitano della nazionale italiana, che in un’intervista al Corriere dello Sport ribadisce come la spedizione Italiana non sia stato un fallimento e che il futuro del tennis del bel paese è roseo.

 

Un percorso nella Final Eight di Malaga che l’Italia ha dovuto affrontare con un roster non al completo ma con Sonego rientrato dalle Maldive che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo. “L’Italia si è presentata a Malaga senza i due giocatori di punta, ma ha ritrovato un Sonego in grande spolvero” ha dichiarato l’ex capitano della nazionale, che non ha nascosto il suo pensiero: “Andando a vedere il bicchiere mezzo vuoto è lecito avere un piccolo rimpianto.”

Rimpianto che deriva dal fatto dall’infortunio di Bolelli ma anche dal fatto che in terra spagnola molte squadre si erano presentate con delle importanti assenze: “Simone Bolelli è stato messo fuori causa sul più bello da una lesione al polpaccio, ma alcune delle concorrenti, come la stessa Italia, non potevano contare su tutti gli effettivi e la Russia è stata esclusa dalla competizione per le note vicende. Si è aperta una finestra in cui l’Italia poteva intrufolarsi e magari sfruttare l’occasione

Sulla scelta di schierare Berrettini in doppio che tante polemiche ha sollevato, sebbene il capitano Volandri avesse le idee chiare sin dall’inizio, anche Barazzutti si dimostra dubbioso: “Non so se Berrettini fosse la scelta migliore per sostituire Bolelli. Matteo è stato generoso ed è evidente che abbia fatto tutto il possibile nonostante non fosse al top. Con Fognini avrei visto meglio un giocatore in salute e in fiducia come Sonego, anche se poi nessuno può sapere come sarebbe andata a finire.”

Se quest’anno a trionfare è stato il Canada, Barazzutti è certo che il futuro può essere roseo per l’Italia: “Abbiamo tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonisti perché siamo la squadra più attrezzata in assoluto. Se negli anni a venire le altre nazioni non produrranno un gruppo assortito di giocatori così forti e al contempo giovani, credo ci prenderemo grandi soddisfazioni”.

Sulle possibile avversarie per l’Italia negli anni a venire le idee sono chiare: “Il Canada continuerà ad essere un’antagonista, così come la Spagna con Alcaraz. Tuttavia senza Rafa Nadal perdono tanto”.

Sul format della competizione, giudicato positivamente da ITF e Kosmos (come dichiarato dal CEO Rojas al Direttore Scanagatta), Barazzutti è lapidario: “Non mi piace. È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto slam, mentre adesso l’hanno ridimensionata”.

Critiche che riguardano non solo il formato in sede unica : “Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile. Ormai questa è la nuova formula e bisogna accettarla così come è stata concepita”.

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ATP

Ruud, la terza è quella buona. All’esibizione di Quito batte Nadal e pensa all’Australian Open

Dopo Quito il tour d’esibizione si sposterà prima a Bogotá, e poi sarà la volta di Ciudad da Messico.

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Casper Ruud - Nitto ATP Finals Torino 2022 (foto Twitter @atptour)

Continua il tour di esibizioni in Sudamerica di Nadal e Ruud: dopo le due sconfitte a Buenos Aires e Belo Horizonte, Casper centra la prima vittoria contro Rafa nel match di esibizione a Quito, con il punteggio di 6-4 6-4. Davanti a circa 12.000 spettatori che hanno praticamente riempito il Coliseo Rumiñahui, Nadal e Ruud hanno offerto uno spettacolo degno della loro classifica ATP.

Le condizioni del campo in sintetico erano piuttosto veloci, favorendo così il tennis propositivo del norvegese. Con questi presupposti Ruud ha saputo sfruttare i suoi potenti servizi e ha vinto molti punti con il suo diritto mettendo Rafa più volte in difficoltà. Certo non sono mancati anche i momenti piacevoli: ad esempio quando Nadal ha portato fuori dal pubblico un bambino per disputare un punto contro Ruud. Il norvegese alla fine ha portato a casa l’agognata vittoria senza essere mai breakkato. A proposito della nuova stagione imminente il norvegese ha dichiarato: “In questa stagione non sono stato in grado di giocare l’Australian Open; quindi, per me sarà come una rivincita e spero vivamente di poter fare bene. Non vedo l’ora di andare in Australia, sperando di ottenere buoni risultati. Non vedo l’ora di iniziare una nuova stagione e di poter tornare a giocare i cinque set. Sono affamato per ottenere un buon risultato anche lì e sono curioso di vedere come andranno le cose il prossimo anno.

Il tour d’esibizione di Nadal proseguirà attraverso l’America Latina che lo ha già portato nei giorni scorsi a Buenos Aires, Santiago del Cile e Belo Horizonte. Adesso dopo Quito toccherà a Bogotá e Città del Messico.

 

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Coppa Davis

Félix Auger-Aliassime: “Avrei preferito affrontare Berrettini al top della forma. Io e lui siamo amici”

“Nei prossimi anni l’Italia sarà tra le contendenti per la Coppa Davis. Sinner può vincere Slam in futuro” – così Auger-Aliassime alla Gazzetta dello Sport

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Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Domenica scorsa il Canada ha riscritto la storia del suo paese, conquistando la prima Coppa Davis della sua storia grazie a Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime, che nel 2015 avevano portato a casa anche la Davis Cup junior. Mattatore assoluto della settimana a Malaga è proprio stato il numero 6 del mondo, che ha mostrato ancora una volta i suoi incredibili miglioramenti in un 2022 da favola e nei 4 match disputati non ha mai perso il servizio.

“Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato ‘tira più forte che puoi‘, e quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi: le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se io e Denis avessimo chiuso un cerchio. La speranza è che questa generazione possa andare ancora molto lontano”.

In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Auger-Aliassime è tornato sulla sfida all’Italia, esprimendo un po’ di rammarico sulle condizioni del suo amico Matteo Berrettini, che avrebbe voluto affrontare al top della forma. I due si sono già scontrati cinque volte nel circuito ATP, con quattro vittorie dell’azzurro (due sull’erba e due alla Laver Cup). L’unico successo del canadese è arrivato l’anno scorso a Cincinnati.

 

“Io e Matteo ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo – prosegue FAA – peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato una gran bella sfida se tutti fossimo stati al 100%. Sono certo però che il peggio per lui sia passato: in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti alla Coppa Davis“.

Come detto in precedenza, Auger-Aliassime ha chiuso la stagione da numero 6 del ranking, in un 2022 che ha dato ampio spazio a risultati straordinari dei giovani. Oltre a lui, impossibile non menzionare il n°1 del mondo Carlos Alcaraz, vincitore di uno Slam e di due Masters1000, così come anche Holger Rune, che se non fosse stato per una manciata di punti persi per un Challenger giocato lo scorso anno avrebbe chiuso l’anno in top10.

“Ho già battuto Carlos, è un giocatore davvero forte. Ha enormi grandi potenzialità ed è impressionante pensare che a 19 anni sia già il numero 1 ATP abbia vinto uno Slam. C’è poi anche Holger, che ha fatto un exploit incredibile: sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti. I miei obiettivi da qui in avanti sono chiari, ovvero vincere i Masters 1000 e gli Slam. Gli italiani? La forza e la potenza di Matteo Berrettini sono impressionanti, poi è una bella persona: siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è il più giovane, sta anche lui facendo molti progressi e il suo tennis è davvero spettacolare“.

Per il 22enne di Montréal, che rispetto ai due 19enni citati in precedenza si sente già un “veterano”, non è però stato sempre tutto facile. Prima di questa stagione, infatti, non aveva mai vinto nemmeno un titolo ATP, vedendosi sempre più spesso attribuita l’etichetta di eterno secondo. Delle otto finali disputate prima del 2022, infatti, non era mai riuscito ad imporsi. Certo non è facile accettare la sconfitta, ma il canadese non si è mai dato per vinto:

“Quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque già un buon risultato. In alcune occasioni non ho giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto. Penso che la resilienza sia una delle mie qualità più grandi”.

C’è poi un aspetto molto importante di cui forse pochi sono a conoscenza, ovvero la grande generosità di Auger-Aliassime. Anche senza farne proclami, il giovane canadese è sempre impegnato in un importante progetto benefico legato al tennis:

Per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo (il paese originario del padre, ndr). Questa stagione devo dire che è andata piuttosto bene, per me questo progetto è una spinta ulteriore per dare tutto quello che ho sul campo“.

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