Quanto conta il servizio: oggi la partita si gioca sulla seconda. Soprattutto tra top 10

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Quanto conta il servizio: oggi la partita si gioca sulla seconda. Soprattutto tra top 10

Abbiamo svolto una analisi comparata per periodi di tempo, superfici e classifica dei giocatori. Ne viene fuori che il servizio continua a essere un colpo determinante. Ma tra top 10 serve altro

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Spesso ci si interroga sull’evoluzione nello stile di gioco nel corso degli anni, e le decadi. È relativamente semplice individuare un punto di snodo nell’introduzione di nuovi materiali, che hanno progressivamente portato all’obsolescenza delle racchette di legno a partire dagli anni ’80 del secolo scorso.

Si può dire che il canto del cigno delle vecchie racchette in legno si sia avuto con la vittoria a Indian Wells di Miroslav Mecir nel 1989 (giocatore tanto talentuoso quanto, forse a torto, un po’ dimenticato). Da quel momento in poi, tutti i tornei maggiori sono stati vinti brandendo una racchetta più moderna, con uno sweet spot, ovvero un punto d’impatto a massima efficacia, molto più largo, e che comprende praticamente l’intero piatto corde.

Da quel momento in poi, lo stile tennistico, perlomeno ai massimi livelli, e in particolare al maschile, caratterizzato da una maggiore velocità dei colpi, si è modificato, ad esempio privilegiando, seguendo soprattutto le orme di Borg, il gioco da fondo rispetto alle discese a rete (data la maggiore efficacia dei colpi di sbarramento che, complice la tecnologia, possono risultare vincenti anche da posizioni complicate).

 

Gli anni ’90 sono caratterizzati soprattutto dal dualismo Sampras-Agassi, ovvero dalla sfida tra uno straordinario battitore e un eccezionale ribattitore. Passato un breve periodo di interregno, si affacciano sulla scena, a partire dai primi anni del nuovo millennio, prima Federer, poi Nadal, poi Djokovic: i tre giocatori che, al momento, vantano il maggior numero di tornei del Grande Slam vinti in carriera.

Se gettiamo lo sguardo al di là di questi tre fenomeni (difficilmente riconducibili a una qualunque classificazione), distinguiamo però, appena alle loro spalle, nello stesso periodo, giocatori come Murray, Roddick, Del Potro, Wawrinka: tutti dotati di una prima di servizio davvero pesante. E poi, già: poi? Da diversi anni si attende la fantomatica Next Gen, capace di spodestare i soliti noti dal proprio trono. Per ora, vista anche la marcia trionfale di Djokovic a Melbourne (e la notevole performance di Nadal, sconfitto solo da uno straordinario Tsitsipas al quinto), sembra ci sia ancora da aspettare. Tuttavia, praticamente tutti i pretendenti fanno del servizio un elemento cardine del proprio gioco: pensiamo ad esempio a Medvedev, Sascha Zverev, Tsistipas o Thiem.

Il servizio si fa dunque sempre più determinante, una decade alla volta? I dati messi a disposizione da ATP sul proprio sito web, che comprendono statistiche piuttosto dettagliate su tutti i match svolti dal 1991 al 2017, ci permettono di mettere alla prova questa ipotesi in modo più sistematico. A tal fine, distingueremo tre periodi all’interno della nostra analisi: 1991-1999, 2000-2009 e 2010-2017, confrontandoli in termini statistici e data-driven, con uno sguardo particolarmente attento sul ruolo del servizio.

Ace

  Figura 1. Differenza media in termini di ace tra vincitore e sconfitto

In primo luogo possiamo verificare se, e in che misura, il vincitore dei match è anche, di solito, il giocatore che totalizza più ace: è effettivamente così, in tutti e tre i periodi considerati, ma in diversa misura. Negli anni ’90 infatti la differenza media tra vincitore è sconfitto, in termini di ace, è di 1,44, mentre raggiunge 1,64 nei primi dieci anni del nuovo millennio (segnando una forte crescita, +13,8%) e raggiungendo 1,71 nell’ultimo periodo considerato, ovvero dal 2010 al 2017. Si sarebbe tentati quindi di concludere che il servizio, già nella sua manifestazione più diretta di efficacia (l’ace) abbia acquisito un peso crescente, nel determinare il vincitore di un match di alto livello.

Cosa succede però se restringiamo l’analisi ai tornei del Grande Slam, che rappresentano i momenti più importanti della stagione, con tutti i big in campo (salvo infortuni)? In questo caso, il risultato è diametralmente opposto: la differenza misurata negli anni ’90 è di 2,35, e decresce a 2,29 nei primi anni duemila, per attestarsi, mediamente, a 2,15 nell’ultimo periodo considerato.

Ci torna in mente però a questo punto una riflessione attribuita ad Agassi, che spesso si trovava a ricevere commenti legati alla non eccezionale efficacia del proprio servizio, se paragonato al suo livello di gioco. Il tennista americano osservava, acutamente, che molto spesso, e in particolare nei casi in cui riusciva a mettere in campo la prima, pur non ottenendo il punto diretto, si metteva in condizione di giocare un colpo agevole in uscita dal servizio. Considerando l’efficacia dei suoi colpi di rimbalzo, ciò risultava più che sufficiente a rendere arduo il break all’avversario, mettendolo sotto pressione.

Anche su questa base, proviamo ad approfondire la nostra indagine concentrandoci su un’altra statistica, più rappresentativa del rendimento al servizio in termini complessivi, e non soltanto a livello di punti diretti: la percentuale di punti vinti con la prima palla.

Percentuale di punti vinti sulla prima

Figura 2. Differenza media in termini di percentuale di punti vinti sulla prima, tra vincitore e sconfitto

Ripetendo l’analisi e applicandola a questa nuova statistica, otteniamo in effetti un risultato concorde, sia considerando la totalità dei tornei svolti, sia focalizzandoci sui quattro principali appuntamenti della stagione.

Negli anni ’90, mediamente, considerando tutti i tornei, il vincitore del match ottiene una percentuale di punti sulla prima che supera del 10,8% quella del giocatore perdente. Nei primi anni 2000 il divario sale a 11,1%, raggiungendo l’11,5% nel terzo periodo considerato (2011-2017). Concentrandoci sui tornei del Grande Slam, l’andamento rimane analogo in termini relativi, anche se a partire da una base leggermente più bassa: partiamo da una differenza media di 10,4% negli anni ’90, che cresce poi a 10,7% e infine a 11,2% nei due successivi periodi considerati.

Sembra di poter concludere quindi, confortati dai dati, che, in termini medi, il giocatore che porta a casa il match è, sempre più, colui che riesce a ottenere punti dalla propria prima di servizio, così imponendo il proprio gioco all’avversario. Ancora una volta però, proviamo a rileggere il dato in filigrana, memori di un’altra osservazione di un grande tennista, ex numero tre del mondo e ora coach di Roger Federer: Ivan Ljubičić. Durante un’intervista, gli si chiedeva di paragonare il servizio di Federer a quello di altri giocatori, tra cui veniva citato anche Stan Wawrinka.

A questo proposito, Ljubo ricordava come, anche se Wawrinka era probabilmente in grado, sulla prima palla, di sviluppare velocità superiori, Federer era dotato di un servizio più completo e imprevedibile. Ma non soltanto. Uno dei punti di forza del servizio di Federer, maggiormente distintivo rispetto ad altri giocatori, è la seconda palla. “Sulla seconda palla di Roger” concludeva il coach croato, “può essere relativamente semplice rispondere, ma è comunque molto complicato attaccare”.

In questo senso, ci ritroviamo a osservare il servizio anche sotto un’altra luce: non soltanto come colpo definitivo (ace) o comunque aggressivo (prima palla), ma anche come uno strumento per non essere vittima della risposta aggressiva dell’avversario: in un certo senso, come colpo di manovra, se non addirittura difensivo. Proviamo allora a domandarci se, specialmente ad alti livelli, questo aspetto del gioco risulti determinante, e quale peso si trovi ad assumere con il passare del tempo.

Percentuale di punti vinti sulla seconda

Figura 3. Differenza media in termini di percentuale di punti vinti sulla seconda, tra vincitore e sconfitto

Per esaminare in termini più quantitativi anche tale aspetto, ci concentreremo su una diversa statistica: la percentuale di punti vinti con la seconda. Anche in questo caso, valuteremo prima la totalità dei tornei, per poi concentrarci su Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

Considerando tutti i tornei, individuiamo un deciso passo in avanti tra gli anni ’90 e i primi anni duemila, con la differenza in termini di percentuale di punti vinti sulla seconda che passa, mediamente, da 10% a 11%. Nel corso degli anni successivi, fino al 2017, si registra ancora una leggera crescita, che porta a un divario medio dell’11,1%.

Focalizzandoci sui tornei del Grande Slam, registriamo una dinamica analoga ma, in questo caso, a partire da una base più elevata: passiamo da un divario medio di 11% (anni ’90) a 11,8% (primi duemila), per raggiungere una differenza media di 12% sui punti vinti con la seconda nel periodo 2010-2017.

Ripensando anche a quanto osservato a livello di percentuale di punti vinti sulla prima, siamo portati a concludere che, in un torneo a tre set su cinque, specie nelle fasi avanzate del match, entrambi i giocatori perdano di brillantezza e di precisione. Non stupisce quindi che a determinare in misura maggiore l’esito dell’incontro sia uno sbilanciamento negli scambi più “giocati”, che prendono il via cioè da una seconda e non da una prima di servizio.

A partire da una prima osservazione su base intuitiva, quindi, dettata dall’evoluzione nello stile di gioco dei migliori giocatori del mondo, abbiamo raccolto una serie di evidenze che sembrano sostenere, in diversa forma, come il pattern suggerito dall’intuizione (una sempre maggiore importanza del servizio) trovi riscontro nei dati, considerando la totalità dei giocatori del circuito ATP.

Proviamo ora a fare un passo indietro e, forti di questa consapevolezza, chiederci: considerando che sempre più giocatori di vertice puntano sul servizio, questo colpo assume importanza crescente anche nei match tra Top 10 o, in questo caso, assistiamo a un livellamento e quindi, paradossalmente, all’emergere di altre componenti del gioco come più decisive?  

I Top 10

Figura 4. Differenza media in termini di ace (in alto) e percentuale di punti vinti sulla prima e sulla seconda (in basso), tra vincitore e sconfitto, match tra top 10

Esaminando la Figura 4 notiamo come, in effetti, l’evoluzione del ruolo del servizio sembri caratterizzarsi in modo diverso, nelle ultime tre decadi. Per quanto riguarda la differenza misurata in termini di ace tra vincitore e sconfitto, assistiamo a una crescita nei primi anni duemila, seguita però da una decisa decrescita nel periodo 2010-2017.

Degno di nota anche come i valori medi associati a match tra i Top 10 per questa statistica siano notevolmente superiori ai valori medi considerando tutti i match nelle prime due decadi e notevolmente inferiori nella terza. In altre parole: negli anni ’90 e nei primi duemila la differenza in termini di ace tra vincitore e sconfitto in un match tra top 10 era mediamente il doppio della differenza tra ace di un match qualsiasi. Tra il 2011 e il 2017 invece, la differenza per i top 10 è meno della metà di quella associata a un match generico. A confermare l’idea di un livellamento al rialzo da questo punto di vista, con la prima di servizio che diventa quasi un must ad alto livello e, per questa ragione, non può essere anche il colpo che “fa la differenza”, contribuiscono le statistiche relative ai punti vinti sulla prima e sulla seconda, anche in questo caso ricalcolate considerando soltanto gli incontri in cui entrambi i contendenti sono tra i primi dieci giocatori del seeding del torneo considerato.

In termini di percentuale di punti vinti sulla prima, si cresce dall’8.1% degli anni ’90 al 9.0% dei primi duemila, per decrescere poi al 8.5% del periodo 2010-2017. Al contrario, il rendimento sulla seconda di servizio mostra una crescita in entrambe le decadi, con un’accelerazione nell’ultimo periodo considerato. Passiamo infatti, mediamente, da una differenza del 9% negli anni ’90 a un 9.9% tra 2000 e 2009, per raggiungere un 11.8% di differenza tra 2010 e 2017. Saremmo quindi portati a concludere che il servizio sia diventato, sempre più, una sorta di biglietto da visita da presentare all’ingresso del club dei migliori tennisti del mondo: un colpo da cui non si può prescindere ma che, al contempo, sempre più, non è sufficiente a battere uno dei propri pari, e così a conquistare vittorie Slam e il vero e proprio primato.

Proviamo però a mettere, ancora una volta, questa ipotesi alla prova dei dati, e ricalcoliamo nuovamente le statistiche di efficacia al servizio distinguendo anche per superficie. Cerchiamo cioè, in altre parole, di rispondere alla domanda: ciò che abbiamo dedotto vale sia sull’erba, che sul cemento, che sulla terra battuta?

Erba, cemento, terra

Figura 5. Differenza media in termini di ace tra vincitore e sconfitto, distribuzione per superficie

Osservando l’andamento della differenza di ace tra vincitore e sconfitto separatamente per superficie, osserviamo intanto come il divario tra terra e cemento sia grosso modo costante, così come la dinamica lungo le tre decadi considerare. Ciò suggerirebbe, come già altre considerazioni trattate in un passato articolo di Daniele Malafarina, qualche dubbio in più rispetto alla teoria secondo cui le superfici di gioco tendono ad assomigliarsi sempre di più, nel corso degli ultimi anni.

Piuttosto, si riscontra una dinamica dissonante per quanto riguarda l’erba, in controtendenza rispetto alle altre superfici e rispetto alla media globale, discussa nella sezione 2. Si potrebbe, a questo proposito, osservare che sono sempre meno, anche sull’erba, i giocatori di serve & volley. In questo senso quindi, si può immaginare che anche un battitore non eccezionale, sull’erba, cerchi l’ace quando tira la prima, non volendo contare su una chiusura a rete del punto. A confermare questa impressione anche il fatto che, data la sempre minore frequenza delle discese a rete, il quadrato del servizio, specie nelle fasi avanzate dei tornei, tenda a restituire molta più velocità rispetto al fondocampo, zona in cui l’erba è molto più consumata e lenta. Tirare forte la prima, alla ricerca dell’ace, può essere quindi un gioco che vale la candela, per molti. Da osservare inoltre che, comunque, anche nel corso dell’ultimo periodo trattato, la differenza di ace, in termini assoluti, è maggiore sull’erba rispetto al cemento e alla terra, sia pure con una tendenza discendente.

Figura 6. Differenza media in termini di punti vinti sulla prima tra vincitore e sconfitto, distribuzione per superficie

Considerando invece la differenza media, in termini di percentuale di punti vinti sulla prima, distinguendo non soltanto per periodo ma anche per superficie, ci ritroviamo a osservare un andamento diverso. Sull’erba e sulla terra, il divario tende a crescere (in particolare sulla terra, nel passaggio dagli anni ’90 ai primi duemila), mentre per quanto riguarda il cemento la statistica è grosso modo stabile, con una leggera flessione nei primi anni duemila, seguita da una piccola ripresa a partire dal 2010.

Forse è la statistica sulla terra a meritare una riflessione specifica. Cercando di interpretare questa crescita, possiamo riflettere sul fatto che i primi anni duemila hanno segnato, sulla terra, l’affermazione di giocatori (anche al di là di Nadal, monarca assoluto della superficie) che fanno della pesantezza dei propri colpi una carta vincente. Il terraiolo, quindi, non è più un Sergi Bruguera o un Thomas Muster, regolaristi puri, ma piuttosto un attaccante da fondo: basti ricordare, da questo punto di vista, i notevoli risultati di Wawrinka, o anche dello stesso Federer.

In questo senso quindi, si può comprendere come, anche se la superficie tende a ridurre il numero di punti diretti col servizio, tali giocatori (spesso vincenti) finiscano per scavare un solco tra sé e l’avversario in termini di percentuale di punti vinti con la prima in campo.

Figura 7. Differenza media in termini di punti vinti sulla seconda tra vincitore e sconfitto, distribuzione per superficie

La differenza in termini di punti vinti sulla seconda mostra andamenti tutto sommato paragonabili tra le tre superfici. In tutte e tre i periodi considerati, la differenza maggiore si riscontra sulla terra, seguita dal cemento e dall’erba, in tutti e tre i periodi. L’erba vive una significativa crescita (da 9.7% a 11.2%) all’inizio degli anni duemila, forse a causa del fatto che sempre più giocatori, anche sull’erba, rimangono a fondocampo.

In sostanza, si potrebbe forse osservare che, almeno a partire dai primi anni duemila, pur in presenza, date tutte le considerazioni precedenti, di una crescente importanza del colpo di inizio gioco per eccellenza (il servizio), la differenza maggiore tra vincitore e sconfitto si riscontra in termini di percentuale di punti vinti sulla seconda, e non sulla prima, fenomeno ancora più pronunciato nei match fra Top 10. Questo, perlomeno, sembrano raccontarci i dati, che ci sforziamo non di ricevere come una sentenza, ma di interpretare, come una storia. Perché, come ricordava Dostoevskij in “Delitto e castigo”, “i fatti non son tutto; almeno metà della faccenda consiste nel modo in cui li si sappia trattare”.


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Medvedev: “Non importa se Nadal e Djokovic non ci sono, vincere è sempre una sensazione particolare”

Un rilassato Daniil Medvedev ha incontrato la stampa a Montreal: “Visto che non ho potuto giocare Wimbleodn ho fatto una intensa preparazione fisica”

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Daniil Medvedev - Los Cabos 2022 (foto Twitter @AbiertoLosCabos)

Un abbronzatissimo Daniil Medvedev, reduce dalla vittoria all’Abierto de Tenis Miftel di Cabo San Lucas, si è presentato per la consueta conferenza stampa pre-torneo all’Omnium Banque Nationale di Montreal con circa due ore di anticipo, dal momento che la pioggia aveva cancellato la sua sessione di allenamento e quindi si è “liberato” molto prima del previsto.

La mancata partecipazione a Wimbledon a causa del ban nei confronti dei giocatori russi ha permesso al n. 1 del mondo di prendersi un po’ di pausa in questo periodo che solitamente è molto intenso, e anche di lavorare molto dal punto di vista fisico. “Ho fatto una settimana di vacanza a Maiorca dopo il mio ultimo torneo, poi mi sono riposato a Monaco per qualche altro giorno, e successivamente ho fatto un blocco di preparazione fisica piuttosto intensa di circa tre settimane. Quando si hanno 16, 18 anni è bene lavorare sulla tecnica del gioco, perché è in quell’area che si possono fare miglioramenti importanti. Quando invece si è un po’ più vecchi è bene lavorare più sull’aspetto fisico, perché non ci sono più molti margini sull’aspetto tennistico. Mi sento molto bene fisicamente, sono contento di aver vinto a Los Cabos e spero di poter giocare delle buone partite qui”.

L’assenza di Nadal e Djokovic in questo torneo non fa troppa differenza per Medvedev: “Sono qui per vincere. Ho sempre fame di vittorie, l’obiettivo è quello di vincere tutti i tornei ai quali partecipo. Ovviamente è più semplice se non ci sono loro, dato che vincono quasi tutti i tornei ai quali partecipano, ma l’obiettivo per me rimane vincere, sia che dall’altra parte ci sia il n. 2 del mondo, sia che ci sia un qualificato o una wild card. Certo le sensazioni sono diverse se si batte uno dei Big 3, anche se non ho mai battuto Federer, però vincere un torneo importante come questo è comunque un’ottima sensazione”.

 

Ora che la stagione si appresta a lanciare la sua tornata finale, con l’ultimo Slam alle porte che poi tirerà la volata verso le Nitto ATP Finals di Torino, si inizia a guardare con interesse chi può essere in corsa per il n.1 di fine anno, che oltre a costituire un titolo di grande prestigio tende anche a garantire bonus importanti nei contratti di sponsorizzazione. “Non seguo troppo le classifiche – ha detto Medvedev – per esempio quando a Los Cabos sono arrivato in finale l’intervistatrice sul campo mi ha detto che sarei arrivato sicuramente allo US Open da n. 1. Non ne avevo idea… In ogni modo ci sono 4000 punti in palio in questi tre tornei, e l’obiettivo è ottenere il massimo. So che Nadal e forse anche Alcaraz sono piuttosto lontani nella Race, tuttavia proverò ad ottenere il massimo che posso raggiungere”.

Medvedev esordirà probabilmente mercoledì dopo aver usufruito di un bye al primo turno e se la dovrà vedere con il vincente della sfida tra Sebastian Baez e Nick Kyrgios.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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WTA Toronto: una commovente Serena Williams torna al successo dopo un’astinenza di 430 giorni

Primo turno positivo per la due volte campionessa Halep e per la finalista in carica Pliskova, a cui va il derby ceco con Krejcikova. Rybakina fa sua una battaglia disumana con Bouzkova, Ostapenko in scioltezza

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Serena Williams – WTA Toronto 2022 (foto via Twitter @WTA)

Day 3 al National Bank Open presented by Rogers di Toronto, ma prima giornata di gare dedicata al tabellone principale dell’edizione 2022 della versione femminile del Canadian Open. Quest’anno il torneo di categoria ‘1000’ riservato alle donzelle del circuito è di scena nella metropoli che si estende lungo le rive del lago Ontario, un appuntamento del tennis femminile mondiale giunto alla 120esima edizione nel Paese della foglia d’acero.

Ad aprire il programma della sessione diurna, alle 11.00 locali – le 17.00 italiane – sul Centre Court è stata la testa di serie numero 15 e due volte campionessa del torneo (2016 e 2018, entrambe le volte a Montreal) Simona Halep. L’attuale n. 15 WTA si è imposta nettamente, quando l’orologio aveva appena visto scoccare il secondo minuto successivo alla prima ed unica ora di gioco del match, concedendo soltanto due giochi6-0 6-2 – alla qualificata croata Donna Vekic. Era il terzo confronto diretto tra le due giocatrici e, così come quello odierno, anche i primi due si erano tenuti in Nord America ma soprattutto in tutti e tre i casi si è sempre materializzato un risultato senza storia per l’ex n. 1 del mondo: nel 2013 allo US Open la rumena cedette soltanto un gioco in più rispetto allo scontro canadese, mentre la n. 82 del ranking riuscì a rendere meno amaro il ko subito ad Indian Wells cinque anni fa arrendendosi per 6-4 6-1.

UNA SOLIDA HALEP PARTE BENE NEL TORNEO – Primo set a dir poco a senso unico, con l’unico momento di equilibrio rappresentato dal primo game del match: Simona infatti dopo aver tenuto ai vantaggi il suo primo turno di servizio, ha lasciato per strada solamente cinque punti infliggendo il bagel alla 26enne di Osijek. Rapporti di forza che non sono per nulla cambiati nella seconda frazione, un 6-2 che poteva essere un altro cappotto se solo la giocatrice balcanica non avesse cancellato tre palle break nel secondo gioco e quattro sul 1-4. A fare la differenza la resa del servizio: Halep ha fatto registrare l’87% di punti vinti con la prima e il 63% con la seconda, al contrario Vekic rispettivamente il 52% e il 23%. Questi numeri testimoniano come la 30enne di Costanza oggi sia stata invalicabile alla battuta, difatti non ha offerto neanche un break point nell’intero scontro. Inoltre hanno pesato anche i quattro doppi falli della croata, commessi in momenti cruciali della partita.

 

IL CUORE DI SERENA – Ma la grande notizia di giornata, che non può che riempire di felicità il cuore degli appassionati della racchetta, è il ritorno alla vittoria dopo la bellezza di 430 giorni di astinenza dell’irriducibile Serena Williams, che ha superato la qualificata spagnola Nuria Parrizas Diaz con lo score di 6-3 6-4 dopo una battaglia di poco meno di due ore. L’ultima gioia era arrivata il 4 giugno 2021 al terzo turno del Roland Garros con un doppio 6-4 su Danielle Collins. La 23 volte campionessa Slam era ritornata alle competizioni, dopo più di un anno di assenza con l’ultimo match disputato a Wimbledon 2021 contro la bielorussa Aliaksandra Sasnovich – nel quale la 40enne statunitense si ritirò uscendo dal campo in lacrime dopo uno strappo muscolare -, lo scorso 21 giugno in doppio affianco di Ons Jabeur nel WTA 250 di Eastbourne.

Quel rientro non è stato che l’antipasto, prima di ricalcare nuovamente in singolare il sacro prato dei Championships e subire però l’amara sconfitta in rimonta al tie-break finale per mano della francesina Harmony Tan. Oggi, invece, 8 agosto prendeva il via un nuovo capitolo della saga di Serena: probabilmente quello conclusivo della sua strabiliante carriera, con l’ultima apparizione nello swing sul cemento estivo e la last dance sui campi di casa a Flushing Meadows.

Lo spartiacque del duello, che ha letteralmente esondato gli argini del match spianando la strada verso il successo della minore delle Williams, è l’infinito ottavo game del secondo set. Un gioco che definire banalmente maratona o fiume è assolutamente inopportuno, dato che abbiamo assistito ad una lotta furibonda con pochi eguali nel recente passato: 18 minuti e mezzo la durata, 24 punti contesi, 4 palle break frantumate e sono servite addirittura 6 palle game alla leggenda a stelle e strisce per porre fine alla resistenza iberica. Come era abbastanza facile prevedere, gli strascichi di questo turning point si sono risentiti pesantemente indirizzando, difatti, l’esito della sfida. Questo perché la campionessa americana ha poi approfittato della scia favorevole e con il vento in poppa ha breakkato nel game successivo, piazzando così la spallata conclusiva alla partita, la quale è stata sigillata senza patemi con il fondamentale d’inizio gioco. Molto bene in battuta Serena, 7 ace scagliati per lei e un buon 67% con la prima sia per presenza in campo che per capacità di farla fruttare.

Ma ciò che ha avuto più impatto nell’incontro, è stata l’abilità di Serena di farsi trovare pronta quando la palla pesava maggiormente: 7 break point salvati su 8. Un dato che dimostra come l’ex n. 1 mondiale abbia fatto la differenza nelle fasi delicate del match, tant’è vero che ha vinto entrambi i parziali in volata. In conclusione possiamo dire di aver ammirato una commovente Williams, capace ancora di pressare le avversarie attraverso il peso specifico del suo nome, della sua storia e di quello che rappresenta. Non la miglior versione di sempre della “Regina”, non quella dominante in lungo e largo del prime della carriera, ma una tennista ancora vogliosa di combattere, di non piegarsi ai limiti fisici che l’età e i pochi match giocati nell’ultimo periodo le impongono: una splendida tennista, che è in grado tutt’ora di far emergere in toto il proprio invidiabile carisma, che ha l’umiltà di soffrire per superare le avversità come una qualunque e che più di tutto vuole che il microcosmo del tennis la ricordi nel modo più luccicante e non sbiadita e arrancante. Ora per la tre volte campionessa del torneo, fra l’altro vittoriosa sempre a Toronto – 2001, 2011 e 2013 – la vincitrice del confronto tra Bencic e Martincova.

RYBAKINA VINCE LA LOTTA TITANICA CON BOUZKOVA – Sul secondo campo per importanza dell’Aviva Centre, la National Bank Grandstand, la prima sfida di giornata vedeva fronteggiarsi la fresca trionfatrice a Church Road Elena Rybakina e la talentuosa ceca Marie Bouzkova. La kazaka che a causa della mancata assegnazione dei punti a SW19 non ha potuto fare il proprio ingresso nella Top Ten mondiale, dopo la sorprendente cavalcata che le aveva garantito il primo Major della sua giovane carriera, era rientrata nel circuito la scorsa settimana al WTA 500 di San José. Ma proprio per via dell’attuale classifica di cui dispone (n. 27) si è trovata a dover affrontare un primo turno molto ostico, venendo eliminata con tanto di 6-0 nel terzo set dalla futura campionessa del torneo – nonché finalista in carica – Kasatkina. Ebbene anche in Canada il sorteggio non è stato benevolo nei suoi confronti, mettendola subito di fronte ad una delle giocatrici più in forma del momento, che da poco aveva firmato il primo titolo nel Tour a Praga.

Ne è venuto fuori uno scontro titanico, degno delle imprese di Leonida e dei suoi 300 fedeli spartani sull’eroico suolo del passo delle Termopili: 3h3 di match, con due set durissimi e decisi sul filo del rasoio che di conseguenza hanno dato vita ad una frazione finale condizionata dalla fatica accumulata. Elena alla fine si è imposta per 7-5(3 )6-7 6-1, prevalendo con il proprio tennis fluido e pulito e facendo leva sulla stanchezza della n. 47, che è dovuta passare anche dalle qualificazioni. La 23enne di Mosca ha mostrato le sue solite doti in battuta: 6 ace scaraventati ed un ottimo 70% di realizzazione con la prima, Marie eliminata nonostante un più che dignitoso 68% sulle palle break salvate (15/22).

OSTAPENKO SI CONFERMA CON KALININA – Ritrova il sorriso anche la campionessa del Roland Garros 2017 Jelena Ostapenko, che non calcava un campo da tennis dagli ottavi di Wimbledon quando si arrese alle affettate di mamma Maria. La lettone, tds n. 16, ha battuto nel secondo match sul Court 1 per la seconda volta in meno di tre mesi l’ucraina Anhelina Kalinina, con il punteggio di 6-4 6-2 in poco oltre l’ora di gioco. Le due infatti si erano già incrociate a Eastbourne, anche in quel caso comoda affermazione dell’ex n. 5 del mondo. Jelena ha messo in cascina il set iniziale nel rush finale, strappando quando l’avversaria serviva per rimanere nel set. Partenza invece a razzo nel secondo per la 25enne di Riga, che però poi si fa riprendere dal 3-0 salvo risvegliarsi dal torpore in tempo e rimettere tutto apposto con altri due break tra il sesto e l’ottavo game, l’ultimo della gara. Uno straordinario 81% di realizzazione con la prima per Ostapenko, ed un altrettanto meraviglioso 83% (5/6) sul salvataggio delle palle break.

NON C’E’ DUE SENZA TRE, ANCORA PLISKOVA – Altro incontro che prometteva spettacolo, e che certamente suscitava un appetitoso languorino d’interesse era il derby ceco – secondo incontro in programma sulla Grandstand – tra la tds n. 14 Karolina Pliskova e la vincitrice dello scorso Open di Francia Barbora Krejcikova. S’incontravano per la terza volta, dopo proprio un duello a Bois De Boulogne nel 2018 vinto da Karolina in due set ed uno l’anno passato alle Finals di Guadalajara, con affermazione sempre dell’ex n. 1 ma in rimonta dopo aver subito un bagel. La 26enne di Brno non ce l’ha fatta neanche questa volta, quasi succube della più esperta connazionale: 6-3 6-4 in un’ora e mezza per la due volte finalista Slam.

Non sono tuttavia mancati vari ribaltamenti dell’inerzia, mai sopita, con la quattordicesima forza del seeding che è salita immediatamente 3-0, in seguito la furia inondante di Barbora ha rimesso il tutto sui binari dell’equilibrio. Infine a chiusura di una frazione dove ci sono stati addirittura 5 break su 9 game totali, Pliskova ha saputo trovare dentro di sé la forza per l’ultimo scatto verso il traguardo. Stesso identico avvio nella ripresa, ancora parzialotto della 30enne di Louny e di nuovo break nell’ottavo gioco, quello che aveva deciso il primo set. La differenza è che quest’ultimo, stavolta, viene messo a referto dalla mancina in campo; ma è soltanto un acuto che non può mettere in discussione l’esito della partita. Ragguardevole bottino di ace (7) per Karolina, ma anche importante dato sui break point sventati: 67% (6/9). Continua quindi la crisi di Krejcikova, che a Praga difendeva il titolo ma ha abdicato ad Hibino (n. 251) mentre Pliskova risentendo l’aria canadese riparte da dove si era fermata, ovvero dalla finale persa contro la nostra Giorgi.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI TORONTO

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WTA Toronto, Trevisan subito eliminata da Haddad Maia

Non riesce la rimonta a Martina Trevisan, sconfitta in tre set dalla brasiliana

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Martina Trevisan - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

B. Haddad Maia b. M. Trevisan 6-2 2-6 6-2

Finisce subito il National Bank Open presented by Rogers di Martina Trevisan. L’azzurra si arrende in tre set alla brasiliana Beatriz Haddad Maia che la precede di due posizioni nel ranking (è n. 24 WTA), ma è certamente più a suo agio della nostra sulle superfici rapide. Brava Martina a reagire nel secondo parziale approfittando di un calo nella percentuale di prime dell’avversaria (comunque appena sopra il 50% nel corso dell’intero match) e a farle perdere sicurezza da fondo soprattutto con il dritto spedendo colpi carichi e profondi con abbondante margine sopra la rete. Nulla da fare però nel terzo set, contraddistinto da un inizio estremamente falloso di Trevisan.

PRIMO SET – Nel primo game Martina annulla ben quattro palle break prima che Haddad Maia le strappi il servizio alla quinta occasione utile. Nel gioco successivo Trevisan ha possibilità di tornare in parità nel punteggio ma la brasiliana è brava ad annullare le due chances di break. L’italiana è molto fallosa da fondo campo, pare non reggere l’intensità messa in campo dall’avversaria che nel frattempo si è portata avanti di un altro break; si gira sul 4-1. Il servizio di Haddad Maia ha fatto soffrire Martina per tutta la durata del primo set che si è chiuso con il punteggio di 6-2.

 

SECONDO SET – Haddad Maia continua imperterrita nella sua marcia anche in apertura di secondo set, macinando punti con la sua prima di servizio alla quale Trevisan non riesce a rispondere. Martina comunque è dentro alla partita e adesso tenta di tenere l’avversaria lontana dalla linea di fondo cercando di toglierle le soluzioni più comode. L’azzurra riesce nell’intento di breakkare Haddad Maia nel quarto gioco complice un turno di battuta con poche prime della brasiliana. Qualche brivido per Trevisan arriva sul 4-2 quando da sotto 15-40 riesce a riaggiustare un game che poteva rimettere la brasiliana in corsa per il set. L’azzurra chiude il secondo 6-2 strappando nuovamente il servizio alla brasiliana. Si deciderà tutto nel terzo.

TERZO SET – Dopo aver conquistato il secondo set, una doccia fredda risveglia Trevisan riportandola alla magra realtà che aveva contraddistinto l’intera frazione inaugurale. Martina complice delle evidenti difficoltà al servizio, in particolar modo un fastidioso fallo di piede, sprofonda in una spirale negativa di errori grossolani messi in fila in serie. L’azzurra va costantemente fuori giri con entrambi i fondamentali, ha totalmente perso le misure del campo, e se ciò non bastasse si dimostra alquanto provata dall’aver smarrito sicurezza nel suo gioco. Così i nervi della mancina toscana non possono che gradualmente ed inesorabilmente iniziare a vacillare: s’inginocchia dopo i gratuiti come segno di disprezzo nei confronti delle proprie maldestre esecuzioni, oltre ad esibirsi in continui dialoghi introspettivi, i quali a volte sfociano verso il suo angolo nel tentativo, da parte della 28enne fiorentina, di trovare supporto alle proprie tesi.

Haddad Maia si limita a rimandare la palla dall’altra parte e a spingere maggiormente la risposta, forte del vantaggio accumulato. Infatti la n. 24 WTA parte nel set decisivo con un parziale a lei favorevole di 16 punti a 5, che fa da contro altare a quello con cui l’italiana aveva chiuso la seconda partita – filotto di 8 punti consecutivi – e che a livello di punteggio corrisponde ad un inequivocabile 4-0, frutto di due break di vantaggio. La n. 1 del tennis italico però non molla, rimane nel match, e anche grazie a qualche verticalizzazione in più ma soprattutto per via della tensione che colpisce la brasiliana al momento di dare la spallata definitiva all’incontro; prima interrompe l’emorragia e poi aiutata da due doppi falli della giocatrice verdeoro si riporta in scia a due game di distanza. Ma purtroppo Trevisan non sfrutta la chance per accorciare ulteriormente e dopo due unforced in uscita dal servizio, a completare la frittata è un comodo dritto in avanzamento affossato malamente in rete, che regala di nuovo il doppio break di vantaggio a Beatriz. La nativa di San Paolo non trema, e a 30 chiude i giochi dopo poco più di due ore di partita.

Ha collaborato Cipriano Colonna

Il tabellone del WTA 1000 di Toronto

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