Quanto conta il servizio: oggi la partita si gioca sulla seconda. Soprattutto tra top 10

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Quanto conta il servizio: oggi la partita si gioca sulla seconda. Soprattutto tra top 10

Abbiamo svolto una analisi comparata per periodi di tempo, superfici e classifica dei giocatori. Ne viene fuori che il servizio continua a essere un colpo determinante. Ma tra top 10 serve altro

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Spesso ci si interroga sull’evoluzione nello stile di gioco nel corso degli anni, e le decadi. È relativamente semplice individuare un punto di snodo nell’introduzione di nuovi materiali, che hanno progressivamente portato all’obsolescenza delle racchette di legno a partire dagli anni ’80 del secolo scorso.

Si può dire che il canto del cigno delle vecchie racchette in legno si sia avuto con la vittoria a Indian Wells di Miroslav Mecir nel 1989 (giocatore tanto talentuoso quanto, forse a torto, un po’ dimenticato). Da quel momento in poi, tutti i tornei maggiori sono stati vinti brandendo una racchetta più moderna, con uno sweet spot, ovvero un punto d’impatto a massima efficacia, molto più largo, e che comprende praticamente l’intero piatto corde.

Da quel momento in poi, lo stile tennistico, perlomeno ai massimi livelli, e in particolare al maschile, caratterizzato da una maggiore velocità dei colpi, si è modificato, ad esempio privilegiando, seguendo soprattutto le orme di Borg, il gioco da fondo rispetto alle discese a rete (data la maggiore efficacia dei colpi di sbarramento che, complice la tecnologia, possono risultare vincenti anche da posizioni complicate).

 

Gli anni ’90 sono caratterizzati soprattutto dal dualismo Sampras-Agassi, ovvero dalla sfida tra uno straordinario battitore e un eccezionale ribattitore. Passato un breve periodo di interregno, si affacciano sulla scena, a partire dai primi anni del nuovo millennio, prima Federer, poi Nadal, poi Djokovic: i tre giocatori che, al momento, vantano il maggior numero di tornei del Grande Slam vinti in carriera.

Se gettiamo lo sguardo al di là di questi tre fenomeni (difficilmente riconducibili a una qualunque classificazione), distinguiamo però, appena alle loro spalle, nello stesso periodo, giocatori come Murray, Roddick, Del Potro, Wawrinka: tutti dotati di una prima di servizio davvero pesante. E poi, già: poi? Da diversi anni si attende la fantomatica Next Gen, capace di spodestare i soliti noti dal proprio trono. Per ora, vista anche la marcia trionfale di Djokovic a Melbourne (e la notevole performance di Nadal, sconfitto solo da uno straordinario Tsitsipas al quinto), sembra ci sia ancora da aspettare. Tuttavia, praticamente tutti i pretendenti fanno del servizio un elemento cardine del proprio gioco: pensiamo ad esempio a Medvedev, Sascha Zverev, Tsistipas o Thiem.

Il servizio si fa dunque sempre più determinante, una decade alla volta? I dati messi a disposizione da ATP sul proprio sito web, che comprendono statistiche piuttosto dettagliate su tutti i match svolti dal 1991 al 2017, ci permettono di mettere alla prova questa ipotesi in modo più sistematico. A tal fine, distingueremo tre periodi all’interno della nostra analisi: 1991-1999, 2000-2009 e 2010-2017, confrontandoli in termini statistici e data-driven, con uno sguardo particolarmente attento sul ruolo del servizio.

Ace

  Figura 1. Differenza media in termini di ace tra vincitore e sconfitto

In primo luogo possiamo verificare se, e in che misura, il vincitore dei match è anche, di solito, il giocatore che totalizza più ace: è effettivamente così, in tutti e tre i periodi considerati, ma in diversa misura. Negli anni ’90 infatti la differenza media tra vincitore è sconfitto, in termini di ace, è di 1,44, mentre raggiunge 1,64 nei primi dieci anni del nuovo millennio (segnando una forte crescita, +13,8%) e raggiungendo 1,71 nell’ultimo periodo considerato, ovvero dal 2010 al 2017. Si sarebbe tentati quindi di concludere che il servizio, già nella sua manifestazione più diretta di efficacia (l’ace) abbia acquisito un peso crescente, nel determinare il vincitore di un match di alto livello.

Cosa succede però se restringiamo l’analisi ai tornei del Grande Slam, che rappresentano i momenti più importanti della stagione, con tutti i big in campo (salvo infortuni)? In questo caso, il risultato è diametralmente opposto: la differenza misurata negli anni ’90 è di 2,35, e decresce a 2,29 nei primi anni duemila, per attestarsi, mediamente, a 2,15 nell’ultimo periodo considerato.

Ci torna in mente però a questo punto una riflessione attribuita ad Agassi, che spesso si trovava a ricevere commenti legati alla non eccezionale efficacia del proprio servizio, se paragonato al suo livello di gioco. Il tennista americano osservava, acutamente, che molto spesso, e in particolare nei casi in cui riusciva a mettere in campo la prima, pur non ottenendo il punto diretto, si metteva in condizione di giocare un colpo agevole in uscita dal servizio. Considerando l’efficacia dei suoi colpi di rimbalzo, ciò risultava più che sufficiente a rendere arduo il break all’avversario, mettendolo sotto pressione.

Anche su questa base, proviamo ad approfondire la nostra indagine concentrandoci su un’altra statistica, più rappresentativa del rendimento al servizio in termini complessivi, e non soltanto a livello di punti diretti: la percentuale di punti vinti con la prima palla.

Percentuale di punti vinti sulla prima

Figura 2. Differenza media in termini di percentuale di punti vinti sulla prima, tra vincitore e sconfitto

Ripetendo l’analisi e applicandola a questa nuova statistica, otteniamo in effetti un risultato concorde, sia considerando la totalità dei tornei svolti, sia focalizzandoci sui quattro principali appuntamenti della stagione.

Negli anni ’90, mediamente, considerando tutti i tornei, il vincitore del match ottiene una percentuale di punti sulla prima che supera del 10,8% quella del giocatore perdente. Nei primi anni 2000 il divario sale a 11,1%, raggiungendo l’11,5% nel terzo periodo considerato (2011-2017). Concentrandoci sui tornei del Grande Slam, l’andamento rimane analogo in termini relativi, anche se a partire da una base leggermente più bassa: partiamo da una differenza media di 10,4% negli anni ’90, che cresce poi a 10,7% e infine a 11,2% nei due successivi periodi considerati.

Sembra di poter concludere quindi, confortati dai dati, che, in termini medi, il giocatore che porta a casa il match è, sempre più, colui che riesce a ottenere punti dalla propria prima di servizio, così imponendo il proprio gioco all’avversario. Ancora una volta però, proviamo a rileggere il dato in filigrana, memori di un’altra osservazione di un grande tennista, ex numero tre del mondo e ora coach di Roger Federer: Ivan Ljubičić. Durante un’intervista, gli si chiedeva di paragonare il servizio di Federer a quello di altri giocatori, tra cui veniva citato anche Stan Wawrinka.

A questo proposito, Ljubo ricordava come, anche se Wawrinka era probabilmente in grado, sulla prima palla, di sviluppare velocità superiori, Federer era dotato di un servizio più completo e imprevedibile. Ma non soltanto. Uno dei punti di forza del servizio di Federer, maggiormente distintivo rispetto ad altri giocatori, è la seconda palla. “Sulla seconda palla di Roger” concludeva il coach croato, “può essere relativamente semplice rispondere, ma è comunque molto complicato attaccare”.

In questo senso, ci ritroviamo a osservare il servizio anche sotto un’altra luce: non soltanto come colpo definitivo (ace) o comunque aggressivo (prima palla), ma anche come uno strumento per non essere vittima della risposta aggressiva dell’avversario: in un certo senso, come colpo di manovra, se non addirittura difensivo. Proviamo allora a domandarci se, specialmente ad alti livelli, questo aspetto del gioco risulti determinante, e quale peso si trovi ad assumere con il passare del tempo.

Percentuale di punti vinti sulla seconda

Figura 3. Differenza media in termini di percentuale di punti vinti sulla seconda, tra vincitore e sconfitto

Per esaminare in termini più quantitativi anche tale aspetto, ci concentreremo su una diversa statistica: la percentuale di punti vinti con la seconda. Anche in questo caso, valuteremo prima la totalità dei tornei, per poi concentrarci su Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

Considerando tutti i tornei, individuiamo un deciso passo in avanti tra gli anni ’90 e i primi anni duemila, con la differenza in termini di percentuale di punti vinti sulla seconda che passa, mediamente, da 10% a 11%. Nel corso degli anni successivi, fino al 2017, si registra ancora una leggera crescita, che porta a un divario medio dell’11,1%.

Focalizzandoci sui tornei del Grande Slam, registriamo una dinamica analoga ma, in questo caso, a partire da una base più elevata: passiamo da un divario medio di 11% (anni ’90) a 11,8% (primi duemila), per raggiungere una differenza media di 12% sui punti vinti con la seconda nel periodo 2010-2017.

Ripensando anche a quanto osservato a livello di percentuale di punti vinti sulla prima, siamo portati a concludere che, in un torneo a tre set su cinque, specie nelle fasi avanzate del match, entrambi i giocatori perdano di brillantezza e di precisione. Non stupisce quindi che a determinare in misura maggiore l’esito dell’incontro sia uno sbilanciamento negli scambi più “giocati”, che prendono il via cioè da una seconda e non da una prima di servizio.

A partire da una prima osservazione su base intuitiva, quindi, dettata dall’evoluzione nello stile di gioco dei migliori giocatori del mondo, abbiamo raccolto una serie di evidenze che sembrano sostenere, in diversa forma, come il pattern suggerito dall’intuizione (una sempre maggiore importanza del servizio) trovi riscontro nei dati, considerando la totalità dei giocatori del circuito ATP.

Proviamo ora a fare un passo indietro e, forti di questa consapevolezza, chiederci: considerando che sempre più giocatori di vertice puntano sul servizio, questo colpo assume importanza crescente anche nei match tra Top 10 o, in questo caso, assistiamo a un livellamento e quindi, paradossalmente, all’emergere di altre componenti del gioco come più decisive?  

I Top 10

Figura 4. Differenza media in termini di ace (in alto) e percentuale di punti vinti sulla prima e sulla seconda (in basso), tra vincitore e sconfitto, match tra top 10

Esaminando la Figura 4 notiamo come, in effetti, l’evoluzione del ruolo del servizio sembri caratterizzarsi in modo diverso, nelle ultime tre decadi. Per quanto riguarda la differenza misurata in termini di ace tra vincitore e sconfitto, assistiamo a una crescita nei primi anni duemila, seguita però da una decisa decrescita nel periodo 2010-2017.

Degno di nota anche come i valori medi associati a match tra i Top 10 per questa statistica siano notevolmente superiori ai valori medi considerando tutti i match nelle prime due decadi e notevolmente inferiori nella terza. In altre parole: negli anni ’90 e nei primi duemila la differenza in termini di ace tra vincitore e sconfitto in un match tra top 10 era mediamente il doppio della differenza tra ace di un match qualsiasi. Tra il 2011 e il 2017 invece, la differenza per i top 10 è meno della metà di quella associata a un match generico. A confermare l’idea di un livellamento al rialzo da questo punto di vista, con la prima di servizio che diventa quasi un must ad alto livello e, per questa ragione, non può essere anche il colpo che “fa la differenza”, contribuiscono le statistiche relative ai punti vinti sulla prima e sulla seconda, anche in questo caso ricalcolate considerando soltanto gli incontri in cui entrambi i contendenti sono tra i primi dieci giocatori del seeding del torneo considerato.

In termini di percentuale di punti vinti sulla prima, si cresce dall’8.1% degli anni ’90 al 9.0% dei primi duemila, per decrescere poi al 8.5% del periodo 2010-2017. Al contrario, il rendimento sulla seconda di servizio mostra una crescita in entrambe le decadi, con un’accelerazione nell’ultimo periodo considerato. Passiamo infatti, mediamente, da una differenza del 9% negli anni ’90 a un 9.9% tra 2000 e 2009, per raggiungere un 11.8% di differenza tra 2010 e 2017. Saremmo quindi portati a concludere che il servizio sia diventato, sempre più, una sorta di biglietto da visita da presentare all’ingresso del club dei migliori tennisti del mondo: un colpo da cui non si può prescindere ma che, al contempo, sempre più, non è sufficiente a battere uno dei propri pari, e così a conquistare vittorie Slam e il vero e proprio primato.

Proviamo però a mettere, ancora una volta, questa ipotesi alla prova dei dati, e ricalcoliamo nuovamente le statistiche di efficacia al servizio distinguendo anche per superficie. Cerchiamo cioè, in altre parole, di rispondere alla domanda: ciò che abbiamo dedotto vale sia sull’erba, che sul cemento, che sulla terra battuta?

Erba, cemento, terra

Figura 5. Differenza media in termini di ace tra vincitore e sconfitto, distribuzione per superficie

Osservando l’andamento della differenza di ace tra vincitore e sconfitto separatamente per superficie, osserviamo intanto come il divario tra terra e cemento sia grosso modo costante, così come la dinamica lungo le tre decadi considerare. Ciò suggerirebbe, come già altre considerazioni trattate in un passato articolo di Daniele Malafarina, qualche dubbio in più rispetto alla teoria secondo cui le superfici di gioco tendono ad assomigliarsi sempre di più, nel corso degli ultimi anni.

Piuttosto, si riscontra una dinamica dissonante per quanto riguarda l’erba, in controtendenza rispetto alle altre superfici e rispetto alla media globale, discussa nella sezione 2. Si potrebbe, a questo proposito, osservare che sono sempre meno, anche sull’erba, i giocatori di serve & volley. In questo senso quindi, si può immaginare che anche un battitore non eccezionale, sull’erba, cerchi l’ace quando tira la prima, non volendo contare su una chiusura a rete del punto. A confermare questa impressione anche il fatto che, data la sempre minore frequenza delle discese a rete, il quadrato del servizio, specie nelle fasi avanzate dei tornei, tenda a restituire molta più velocità rispetto al fondocampo, zona in cui l’erba è molto più consumata e lenta. Tirare forte la prima, alla ricerca dell’ace, può essere quindi un gioco che vale la candela, per molti. Da osservare inoltre che, comunque, anche nel corso dell’ultimo periodo trattato, la differenza di ace, in termini assoluti, è maggiore sull’erba rispetto al cemento e alla terra, sia pure con una tendenza discendente.

Figura 6. Differenza media in termini di punti vinti sulla prima tra vincitore e sconfitto, distribuzione per superficie

Considerando invece la differenza media, in termini di percentuale di punti vinti sulla prima, distinguendo non soltanto per periodo ma anche per superficie, ci ritroviamo a osservare un andamento diverso. Sull’erba e sulla terra, il divario tende a crescere (in particolare sulla terra, nel passaggio dagli anni ’90 ai primi duemila), mentre per quanto riguarda il cemento la statistica è grosso modo stabile, con una leggera flessione nei primi anni duemila, seguita da una piccola ripresa a partire dal 2010.

Forse è la statistica sulla terra a meritare una riflessione specifica. Cercando di interpretare questa crescita, possiamo riflettere sul fatto che i primi anni duemila hanno segnato, sulla terra, l’affermazione di giocatori (anche al di là di Nadal, monarca assoluto della superficie) che fanno della pesantezza dei propri colpi una carta vincente. Il terraiolo, quindi, non è più un Sergi Bruguera o un Thomas Muster, regolaristi puri, ma piuttosto un attaccante da fondo: basti ricordare, da questo punto di vista, i notevoli risultati di Wawrinka, o anche dello stesso Federer.

In questo senso quindi, si può comprendere come, anche se la superficie tende a ridurre il numero di punti diretti col servizio, tali giocatori (spesso vincenti) finiscano per scavare un solco tra sé e l’avversario in termini di percentuale di punti vinti con la prima in campo.

Figura 7. Differenza media in termini di punti vinti sulla seconda tra vincitore e sconfitto, distribuzione per superficie

La differenza in termini di punti vinti sulla seconda mostra andamenti tutto sommato paragonabili tra le tre superfici. In tutte e tre i periodi considerati, la differenza maggiore si riscontra sulla terra, seguita dal cemento e dall’erba, in tutti e tre i periodi. L’erba vive una significativa crescita (da 9.7% a 11.2%) all’inizio degli anni duemila, forse a causa del fatto che sempre più giocatori, anche sull’erba, rimangono a fondocampo.

In sostanza, si potrebbe forse osservare che, almeno a partire dai primi anni duemila, pur in presenza, date tutte le considerazioni precedenti, di una crescente importanza del colpo di inizio gioco per eccellenza (il servizio), la differenza maggiore tra vincitore e sconfitto si riscontra in termini di percentuale di punti vinti sulla seconda, e non sulla prima, fenomeno ancora più pronunciato nei match fra Top 10. Questo, perlomeno, sembrano raccontarci i dati, che ci sforziamo non di ricevere come una sentenza, ma di interpretare, come una storia. Perché, come ricordava Dostoevskij in “Delitto e castigo”, “i fatti non son tutto; almeno metà della faccenda consiste nel modo in cui li si sappia trattare”.

Damiano Verda

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Cecchinato e Simon lasciano presto Metz. Sarà Rune a sfidare Sonego agli ottavi

Il siciliano perde in due set contro Kohschreiber. Rune domina Zapata Miralles e si guadagna la sfida con Sonego. Continua il periodo nero di Simon

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Marco Cecchinato - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Finisce subito il torneo di Marco Cecchinato, fermato 7-6 6-3 da Philipp Kohlschreiber, ripescato come lucky loser dopo la sconfitta per mano di Rune nell’ultimo turno delle qualificazioni. Nel primo set, il classe 1983 ha affrontato una sola palla break, salvata nel secondo gioco dell’incontro. Nessuna opportunità concessa invece alla risposta da parte di Cecchinato, che però perde i primi sei punti del tie-break prima di soccombere 7-3. Ancora un’opportunità per l’azzurro sempre nel primo turno di battuta tedesco e sempre senza fortuna. Tenuto il servizio al sedicesimo punto, Kohli passa invece al gioco successivo trasformando l’unica occasione, che difende senza difficoltà fino al 6-3 finale.

A proposito di Holger Vitus Nodskov Rune, sarà lui l’avversario di Lorenzo Sonego agli ottavi. Il diciottenne con un numero insensato di nomi ha rifilato un doppio bagel al perdente (poco) fortunato Bernabé Zapata Miralles nel match che ha seguito quello del Ceck sul Campo 1. Un campo che ricorda un po’ una palestra delle scuole medie – forse per quello si è trovato più a suo agio il giovane danese? Di sicuro è stata stortissima la giornata (o, almeno, quei 47 minuti) di Bernabé, incapace di centrare il campo per tre colpi di fila e, quelle poche volte che riusciva ad aprirselo, falliva il dritto in entrata. Capita. Così come è capitato che la sfida tra Rune e Zapata si sia sostituita a quella inizialmente prevista dal sorteggio tra Martinez e Popyrin, entrambi ritirati. Nel primo incontro, un Jan-Lennard Struff in periodo negativo si era fermato davanti all’alt…ernate Mikael Ymer.

Trasferiamoci sul Centrale, dove c’è un francese in ognuno dei quattro incontri in programma: perderanno tutto dopo essersi illusi accaparrandosi il primo parziale. Fuori Arthur Rinderknech, rimontato da Marcos Giron, e fuori Alexandre Muller, anch’egli vincitore del primo set, salvo poi subire il recupero di Karen Khachanov. Il ventiquattrenne di Poissy, qualificato, ha avuto una ghiotta opportunità di rientrare nel match all’ottavo gioco della partita finale, ma ha messo lunga una volée tutt’altro che impossibile e ha così perso i successivi (e ultimi) otto punti.

 

Continua la stagione da dimenticare per Gilles Simon che, arrendendosi in tre set ad Alejandro Davidovich Fokina, vede il suo bilancio vittorie-sconfitte sempre più in rosso: 3-16. E non è certo andata meglio nei tre tornei Challenger al n. 99 del ranking, che si era preso anche sei settimane di pausa dopo il torneo di Montpellier per cercare di ritrovare la voglia di giocare. Nel primo parziale, Simon serve sul 5-4 e sul 30 pari segue a rete il dritto lungolinea dopo essersi aperto il capo; Fokina, rientrante di gran carriera da un recupero in scivolata sul piede esterno, lo trafigge con il rovescio bimane scivolando sul piede esterno (l’altro piede). Fenomeno, ma tirare un po’ più forte quel dritto non avrebbe nociuto a Gilou. Che poi incappa nel doppio fallo e poco dopo si ritrova sotto 5-6, mentre il deejay diffonde una versione strumentale di Bella Ciao che sarebbe stato simpatico ascoltare durante il match di Zapata. In ogni caso, il trentaseienne nizzardo ripara al tie-break che fa suo con la complicità di un paio di smorzate spagnole. Secondo parziale dal finale quasi speculare rispetto al primo: doppio fallo di Davidovich che rende il break all’avversario al momento di chiudere, ma poi, sotto 0-2, si aggiudica il tie-break con sette punti consecutivi. Anche i primi tre giochi del terzo, lottatissimi, vanno a Davidovich Fokina che chiude 6-2 dopo tre ore di gioco.

L’incontro di cartello del martedì vede un ritrovato Andy Murray liberarsi della brutta prova di Rennes e di Ugo Humbert – quarta sconfitta consecutiva per lui – dilagando nel terzo set. Arrivato in Mosella, aveva detto di sentirsi bene fisicamente, Sir Andy, e di voler “tentare di giocare il più possibile da qui alla fine della stagione”. Il piano è allora di volare negli Usa per l’ATP 250 di San Diego e il 1000 di Indian Wells e tornare in Europa alla volta di Anversa, il suo ultimo torneo vinto (il primo dopo l’operazione di rivestimento all’anca) battendo in semifinale Humbert, attuale detentore del titolo.

Per quanto riguarda il match, è l’ex numero 1 del mondo a partire più centrato e, al secondo game, Humbert deve già affrontare tre palle break da sinistra, ben annullate prendendo l’iniziativa, con qualche colpa di un Murray troppo conservativo su un paio di seconde. La partita procede piacevole fino al nono gioco, in cui Murray si esibisce in un lob bimane di origine controllata, ma la pessima volée tiene aperto il game; gran sventaglio mancino, bello scambio rete-rete ed è break che Humbert conferma risalendo da 15-40, bruciandosi quindi le sue due chance di riscrivere il copione della giornata.

Grande attenzione di entrambi fino all’ottavo gioco, quando il dritto francese va in tilt: quattro errori in un climax di bruttezza e, alla quarta opportunità del game e nono complessiva, Murray strappa e va a prendersi il set. È proprio vero che il fisico è a posto perché, nel terzo, Murray alza il livello senza problemi, varia il ritmo, la sua prima continua a far male (85% di trasformazione nel match), mentre il rovescio tradisce Ugo ed è 4-0 Scozia. Humbert tenta di riprendersi, le opportunità ci sono in paio di di turni di risposta, ma Andy è pronto a respingerle e dopo due ore e ventitré minuti pianta l’ace numero 18 che lo porta al secondo turno contro Vasek Pospisil.

Risultati:

M. Giron b. A. Rinderknech 3-6 7-6(3) 6-4
[7] K. Khachanov b. [Q] A. Muller -6 6-1 6-3
A. Davidovich Fokina b. [PR] G. Simon 6-7(4) 7-6(2) 6-2
[WC] A. Murray b. [6] U. Humbert 4-6 6-3 6-2
[alt] M. Ymer b. J-L. Struff 7-5 6-3
[LL] P. Kohlschreiber b. M. Cecchinato 7-6(3) 6-3
[Q] HVN Rune b. [LL] B. Zapata Miralles 6-0 6-0

Il tabellone aggiornato di Metz

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Jasmine Paolini dopo il primo titolo WTA: “Vittoria ancora più bella perché sul cemento e vicina all’Italia”

Le parole di Jasmine Paolini il giorno dopo la vittoria al torneo WTA di Portorose: “È una sensazione bellissima. Felicità allo stato puro”

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

La prima vittoria in un torneo del circuito maggiore e sicuramente un momento molto speciale per qualsiasi tennista. E così è anche per la nostra Jasmine Paolini, che la settimana scorsa ha conquistato il suo primo titolo al Zavarovalnica Sava Portoroz in Slovenia, sconfiggendo Alison Riske in finale.

È una sensazione bellissima – ci ha detto Jasmine quando l’abbiamo raggiunta telefonicamente il giorno dopo il trionfo -. Tanti pensieri che mi vengono in mente lì per lì, felicità allo stato puro. Poi pensi da dove sei partita, perché era un obiettivo sin da quando ho iniziato a dire che volevo fare la professionista, e quando lo raggiungi sei tanto felice, ma sei troppo dentro questo sport, questa vita, quindi non realizzi bene cosa vuol dire, secondo me. Sono troppo contenta, e sono contenta che questo titolo sia arrivato sul cemento, perché significava tanto”.

La strada verso la vittoria non è stata tutta in discesa, ci sono state parecchie difficoltà da superare: “Ho rimontato belle partite, sono contenta di come ho gestito momenti difficili, anche con Cirstea ho perso il secondo set che ero 3-0 sopra, non è stato facile. Ma semplicemente mi sono concentrata su quello che dovevo fare e non sul punteggio. È successo anche ieri con Riske, non pensavo tanto al punteggio, ma pensavo piuttosto a entrare in partita perché all’inizio facevo fatica, e ha funzionato”.

Tutte le ore passate in campo durante l’estate con il coach Renzo Furlan a sviluppare il suo tennis, a renderlo meno “terraiolo” hanno finalmente dato i loro frutti: “Abbiamo lavorato tanto prima dello US Open. Soprattutto ora ci credo di più, penso di poter giocare anche sul cemento, mentre prima mi veniva detto dalle persone vicine a me, ma io ero la prima a non crederci abbastanza. Sicuramente ho lavorato dalla parte del diritto, anche sul servizio, ma ovviamente sono lavori che bisogna continuare a fare, bisogna stare lì e continuare per vedere miglioramenti ancora più grandi”.

 

L’affermazione, che Jasmine dedica alla sua famiglia e a tutte le persone che hanno lavorato con lei, ha un sapore ancora più dolce perché arrivata in un torneo a pochi chilometri dal territorio italiano, con tanti connazionali che tifavano per lei: “Sicuramente mi sono sentita come se fossi in Italia, perché la gente sentivo che mi tifava, quindi quello è stato un valore aggiunto. Poi da quando sono entrata in Top 100 c’è stato il COVID, per cui non è capitato troppo spesso avere la gente che ti guardasse, che ti applaudisse. Forse è stato ancora più bello perché c’erano così tanti italiani tra il pubblico”.

Ma il circuito WTA non si ferma, la stagione non è ancora finita e ci sono ancora altri tornei da giocare: “Adesso andrò sicuramente a Chicago, Indian Wells e Tenerife. Per la fine di questa stagione voglio continuare a lavorare e fare le cose come ho fatto negli ultimi due mesi. Ci sta che ci siano partite migliori o peggiori, ma secondo me stiamo lavorando nel modo giusto. Credo dobbiamo continuare così anche nel 2022, focalizzandoci sul lavoro e sui miglioramenti da fare”.

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Mondo Futures: Luca Nardi fa suo il torneo di Madrid

Settimana molto convincente per il talento azzurro, che torna al successo dopo tre mesi

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M25 MADRID (SPA, terra rossa – indoor) – VINCITORE: Luca Nardi

È Luca Nardi (n.446 ATP) ad aggiudicarsi il torneo più prestigioso della settimana, il 25mila di Madrid, disputatosi sull’insolita superficie della terra rossa indoor: condizioni che ben si sposano con il gioco del talento pesarese, da sempre amante dei campi più veloci. Esattamente tre mesi fa, subito dopo la sua prima vittoria stagionale a Genova e non ancora maggiorenne, Nardi auspicava che quello appena vinto potesse essere il suo trampolino per il prosieguo di stagione: ebbene, fa piacere constatare che la strada intrapresa sembri essere quella giusta. Molto belle le vittorie contro la tds numero 1 del tabellone, Roberto Ortega Olmedo (n.329 ATP) ed il giovane Nikolas Sanchez Izquierdo (n.345 ATP), fresco vincitore di un torneo Future a sua volta, prima dell’ultimo atto nel quale ha avuto ragione del gigante tedesco Louis Wessels (n.439 ATP). Altri due italiani presenti in tabellone, entrambi eliminati da Carlos Lopez Montagud: Omar Giacalone ai quarti, Jacopo Berrettini all’esordio.

M15 CHAMPAIGN (USA, cemento) – VINCITORE: Martin Damm

Arriva finalmente la prima vittoria in carriera per il promettente Martin Damm (n.621 ATP), che dopo mesi di tentativi e qualche timido approccio al circuito Challenger, riesce a mettere il suo timbro sul torneo di Champaign: regolato in finale il pugnace Gabi Adrian Boitan (n.968 ATP), un avversario molto ostico che è poco presente nel Tour, ma quei pochi tornei che disputa riesce sempre ad onorarli al meglio arrivando alle fasi finali. Quasi due metri d’altezza, mancino e gioco molto aggressivo: questo il profilo del giovane Martin, ex numero 3 juniores e semifinalista a Wimbledon e Roland Garros, che mira a superare la carriera di tutto rispetto di papà Martin Sr. Intanto il 17enne, che insieme al nostro Luca Nardi è tra i più giovani ad appartenere alla Top-1000, si porta a casa il suo primo trofeo come regalo in vista del 18esimo compleanno tra nove giorni.

M15 CAIRO (EGI, terra rossa) – VINCITORE: Leonardo Aboian

È andato vicinissimo al colpaccio Simone Roncalli (n.641 ATP), ancora in attesa di riempire la sua bacheca, nel torneo di El Cairo: a trionfare alla fine è Leonardo Aboian (n.895 ATP), anche lui esordiente a certi livelli. Il 23enne infatti in questa annata non era mai andato oltre il terzo turno, per cui questa vittoria suona come un riscatto con tanto di interessi: partito dalle qualificazioni, Aboian non si è mai voltato indietro e, salvo un paio di set lasciati per strada, non ha mai dato l’impressione di poter perdere realmente. Ne sanno qualcosa, oltre al già citato Roncalli, i nostri Stefano Battaglino e Luca Tomasetto, usciti sconfitti dalla sfida con l’argentino rispettivamente al secondo turno ed ai quarti. Anche per Andrea Picchione il torneo termina ai quarti, mentre saranno delusi dal rispettivo cammino Francesco Passaro ed Andrea Miceli, entrambi fuori dopo un solo turno; male anche la tds numero 1, Davide Galoppini, che perde all’esordio da Valerio Aboian, fratellino del vincitore finale Leonardo.

 

M25 MEDELLIN (COL, terra rossa) – VINCITORE: Gilbert Klier Junior

Settimana perfetta per Gilbert Klier Junior (n.479 ATP) che, nel torneo di Medellin tutto a tinte verde-oro, riesce ad imporsi sia nel tabellone di singolo che nel doppio. La svolta arriva in semifinale quando, al cospetto di Pedro Sakamoto (n.324 ATP), suo connazionale, abituale frequentatore dei Challenger, il giovane non trema ed anzi conduce in porto una gara che lo ha visto sempre comandare il gioco; la finale, disputata contro il suo amico storico Joao Lucas Reis da Silva (n.481 ATP), è semplicemente una formalità e si conclude infatti con un doppio 6-2. Il duo carioca, come preannunciato, si prende anche il torneo di doppio, strappandolo dalle mani di un’altra coppia brasiliana, a certificare il dominio in terra straniera per il Paese dell’Ordine e del Progresso. Un solo portacolori italiano oltreoceano questa settimana, ed è il solito (a queste latitudini) Davide Pontoglio, che è però sconfitto all’esordio dal più quotato Gerardo Lopez Villasenor.

M25H+ PLAISIR (FRA, cemento – indoor) – VINCITORE: Tristan Schoolkate

Primo titolo in carriera anche per Tristan Schoolkate (n.595 ATP), che nel ricco torneo di Plaisir impone la legge del più forte e supera la sorpresa locale Alexandre Reco, mai oltre il secondo turno in una carriera cominciata nel 2015. Reco, autore di un vero e proprio exploit, si spinge dove non aveva mai osato prima, e partendo dalle qualificazioni arriva sino alla finale contro Schoolkate: qui l’australiano fa valere la maggior classe e chiude la pratica in due set. Già apparso in un tabellone ATP ad inizio anno, per la precisione nel 250 di Melbourne, e più volte protagonista nei vari Challenger, il giovane Tristan sembrava aver smarrito la forma dalla primavera, incappando a più riprese in sconfitte sorprendenti: l’auspicio è che possa ritrovarsi dopo essersi sbloccato. 

In chiusura, riportiamo il bis di Paul Jubb (n.370 ATP) a Sintra, a soli sette giorni di distanza; Fabian Marozsan (n.413 ATP) dice tre a Zlatibor e prosegue la sua scalata in classifica. Li Tu (n.777 ATP) continua a stupire a Monastir e raddoppia il suo bottino stagionale; altra sorpresa anche nel torneo di Johannesburg, che vede la prima affermazione in carriera di Alastair Gray (n.718 ATP). Inaugura il suo palmares anche il giovane Alejo Lorenzo Lingua Lavallen (n.539 ATP), vincitore ad Ulcinj; infine, il redivivo Ryan James Storrie (n.887 ATP) trionfa a Sozopol.

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