Il dominio di Djokovic dal 2018 ad oggi: ha vinto il doppio degli Slam di Nadal

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Il dominio di Djokovic dal 2018 ad oggi: ha vinto il doppio degli Slam di Nadal

Negli ultimi tre anni e mezzo, Djokovic ha totalizzato 32215 punti: quasi 8000 in più di Nadal, più del doppio di quelli di Federer. Prima di Wimbledon 2018 era a quota 12 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

32215 – i punti guadagnati da Novak Djokovic da inizio 2018 ad oggi. Proprio il gennaio di tre anni fa è stato forse uno dei momenti più difficili della carriera del campione serbo, che a fine 2016 aveva ceduto a Murray il numero 1 del mondo e nella prima metà del 2017 non era mai riuscito a imporsi negli appuntamenti importanti (aveva raccolto solo due titoli “minori”, a Doha e Eastbourne). Risultati per lui deludenti che avevano inciso nella decisione – dopo essere stato costretto al ritiro contro Berdych nei quarti di Wimbledon 2017 – di terminare anticipatamente la stagione per curare i continui dolori al gomito destro che lo limitavano nel rendimento.

Nel frattempo Roger Federer sembrava allungare definitivamente nelle classifiche che forse contano maggiormente per valutare la carriera di un tennista: il numero di Slam vinti, le settimane complessive e le stagioni terminate in vetta al ranking ATP e la somma dei tornei vinti tra Slam, Masters 1000, Giochi Olimpici e ATP Finals, definiti nel mondo del tennis “Big Titles“. Il fenomeno svizzero, proprio nel gennaio di tre anni fa, conquistava a Melbourne – sconfiggendo in finale Cilic – il suo ventesimo Slam. Quel trionfo lo avrebbe aiutato a tornare numero uno del mondo a fine febbraio, a distanza di sei anni dall’ultima volta, e trascorrerci altre sei settimane fino a raggiungere quota 310.

La situazione è questa: prima dei Championships 2018 Federer ha quasi 37 anni ed è a quota 20 Slam (Nadal ne conta 17, Djokovic è fermo a 12), è primo per numero totale di settimane al numero 1 del mondo (il maiorchino ne ha 177, il serbo 223), ha concluso per cinque anni la stagione al primo della classifica (Rafa lo ha fatto tre volte, Nole quattro) ed è persino primo a quota 53 nella classifica dei Big Titles (lo spagnolo è fermo a 50, il tennista di Belgrado è invece a 47).

 

Djokovic, tra l’altro, vive una prima parte di 2018 molto difficile, infarcita di sconfitte figlie di prove tecnicamente molto brutte: vince appena quattordici partite nei primi otto tornei a cui partecipa e viene sconfitto quattro volte da tennisti non presenti nella top 50 – due di queste sconfitte arrivano addirittura contro giocatori fuori dalla top 100, una circostanza che poi non si sarebbe più ripetuta fino ad oggi. Tre anni fa, quando in primavera si gioca sulla terra battuta, delude anche al Roland Garros dove perde ai quarti di finale contro Cecchinato.

Marco Cecchinato e Novak Djokovic – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Con l’inizio della stagione su erba per lui cambiano le cose: arriva in finale al Queen’s, dove si arrende a Cilic dopo una durissima battaglia. Da quella sconfitta subita contro il croato, dopo un anno e mezzo nel corso del quale Nole aveva perso ben 17 partite – a fronte di 50 vittorie – e vinto soltanto due titoli minori, parte una serie di 167 vittorie in 189 partite (88,3% di vinte). Grazie a questo straordinario rendimento arrivano otto Slam (Nadal da luglio 2018 ne ha vinti altri tre, Federer nessuno) e sei Masters 1000 (in questo periodo lo spagnolo ne ha messi altri quattro in bacheca, mentre lo svizzero solo uno, Miami 2019).

Nelle partite giocate nei tornei del Grande Slam a partire da luglio 2018 Djokovic ha perso solo quattro volte e solo in due casi terminando la partita: entrambe le sconfitte ‘complete’ sono arrivate al Roland Garros. Due anni fa è infatti superato 7-5 al quinto set in semifinale – dopo quasi quattro ore e mezza di partita – da Thiem e poi è stato battuto, questa volta nettamente, da Nadal nella finale del Roland Garros 2020. Le altre due sconfitte corrispondono invece al ritiro contro Wawrinka negli ottavi degli US Open 2019 e alla squalifica avvenuta lo scorso settembre nel match che lo ha visto impegnato contro Carreno Busta, sempre valevole per il quarto turno dello US Open.

Del resto, negli ultimi tre anni Djokovic ha scavato un vasto solco tra sè e i suoi avversari, come si può anche vedere dalla tabella che abbiamo preparato sommando i punti raccolti in queste tre stagioni e mezzo dagli attuali top ten: solo Nadal, nonostante abbia giocato relativamente poco, in qualche modo tiene la scia del serbo (e del resto Rafa ha chiuso il 2019 da numero 1 al mondo), totalizzando 7760 punti in meno di Djokovic. Nole, invece, quasi “doppia” Zverev, terzo tennista ad aver fatto più punti dal 2018 ad oggi, e fa effettivamente più del doppio dei punti del quarto, Thiem, e ovviamente del quinto (Medvedev) e sesto (Tsitipas).

Una generazione di ottimi tennisti ancora giovane (si passa dai quasi 28 anni di Thiem ai nemmeno 23 di Tsitsipas) che si è presa soltanto le briciole concesse dall’inevitabile invecchiamento di tre leggende del nostro sport, ma che non è riuscita – almeno sinora – a produrre un vero campione. Zverev, Tsitsipas e Medvedev da inizio 2018 hanno fatto molto bene nei tornei che contano meno (in questi tre anni e mezzo hanno vinto ad esempio più partite di Nadal), ma a parte qualche successo di una certa rilevanza- in particolare del russo, che ha portato a casa tre Masters 1000 e una ATP Finals – hanno sempre deluso quando potevano far compiere il definitivo salto di qualità alle loro carriere.

Gli ultimi tre anni, come si vede, hanno consentito a Djokovic di avere tanti numeri importanti dalla sua parte, tra cui quelli che gli consentono di essere l’unico tennista ad avere vinto almeno due volte ciascun torneo del Grande Slam o Masters 1000. Con la vittoria a Wimbledon in finale su Berrettini dalla scorsa domenica ha intanto anche raggiunto a 20 successi Federer e Nadal nella prestigiosa classifica che conteggia il numero di Major vinti.

Il serbo ha anche portato a 329 il conteggio delle settimane in vetta alla classifica (lo è stato in 106 delle ultime 119 in cui il ranking non è stato congelato a causa della pandemia) e con tre Slam di cui è attuale detentore del titolo è molto probabile che allunghi ancora di molto sulle 310 di Federer. Senza dimenticare l’ormai quasi certezza che Nole diventi il primo tennista della storia a chiudere per sette anni la stagione al primo posto (al momento detiene in coabitazione con Pete Sampras questo record – sei stagioni).

Per quanto riguarda il computo delle finali giocate nel triennio (e mezzo) preso in esame, anche qui Djokovic domina ampiamente: 24 totali – al secondo posto Medvedev e Tsitsipas con 18 – con 18 vittorie, otto delle quali arrivate negli Slam.

La stessa classifica dei Big Titles arride sempre di più a Novak, con 61 titoli, a fronte dei 57 di Nadal e dei 54 di Federer. Numeri, giusto precisarlo, che non vogliono avere la vana pretesa di stabilire una sorta di oggettiva gerarchia, ma solo di celebrare l’attuale dominio di Djokovic e, soprattutto, la grandezza assoluta di tre campioni che hanno fatto avvicinare al tennis, grazie alle loro sfide e rivalità, vari milioni di appassionati, ma che presto saranno costretti ad arrendersi, persino loro, alla carta d’identità.

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Australian Open 2022: un convincente Sonego supera Querrey. Pesante ko per Fognini, perde Caruso

Il torinese vince in tre set. Netta sconfitta per il ligure contro Griekspoor: difendeva gli ottavi di finale. Il lucky loser siciliano non riesce a far partita contro Kecmanovic

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Lorenzo Sonego - Australian Open 2022 (Instagram - _federtennis)

La campagna italiana in Australia registra in tutto due vittorie e due sconfitte tra gli uomini (che si presentavano ai nastri di partenza con la cifra record di 10 giocatori) nella prima giornata dell’AO. Dopo la vittoria di Berrettini nella notte italiana, il risveglio sorride solo in parte ai tennisti azzurri. Nella mattinata di lunedì infatti sono arrivate le sconfitte di Fabio Fognini e Salvatore Caruso, mentre poco più tardi è arrivato il successo di Lorenzo Sonego.

FOGNINI SEMPRE PIÙ GIÙ – Quando un tennista in ascesa incontro un tennista in discesa, quello in discesa è un tennista sconfitto. Si potrebbe parafrasare così la celebre citazione del film “Per qualche dollaro in più” e in questo caso i due partecipanti alla contesa sono l’olandese 25enne Tallon Griekspoor, vincitore della cifra record di otto titoli Challenger la scorsa stagione, e l’italiano 34enne Fabio Fognini. I due si sono affrontati per la prima volta in questo primo turno di Australian Open dove l’olandese non è mai apparso veramente in difficoltà e ha vinto 6-1 6-4 6-4 in un’ora e 49 minuti. L’unico sussulto del tennista ligure c’è stato forse nel secondo set quando, già sotto di un break sul 3-2, ha avuto le uniche due palle break di tutto l’incontro ma Griekspoor attentissimo non ha lasciato rientrare in partita Fabio e gli ha chiuso definitivamente la porta in faccia.

Uno dei punti di forza del gioco di Fognini, oltre alla disinvoltura con il quale lascia andare il braccio, è la rapidità negli spostamenti che gli permette di trovarsi nel posto giusto nel momento dell’impatto sulla palla. Ebbene oggi proprio nei movimenti è emersa tutta la sua difficoltà nell’affrontare l’avversario, e se poi ci si aggiunge un servizio che nel momento del bisogno non è riuscito a dargli una mano ecco che arriva la sconfitta. Ovviamente non vanno tolti i meriti al n. 62 del mondo il quale oltre a servire benissimo sa anche variare con i colpi da fondo e probabilmente vale molto di più della sua classifica. Ora che avrà più chance di giocare a livello ATP non tarderà a dimostrarlo. Per l’ottava volta in carriera dunque Fognini lascia lo Slam australiano al primo turno e questa uscita pesa anche in termini di classifica perché lo scorso anno raggiunse gli ottavi di finale e dunque erano 180 i punti da difendere. Questo tesoretto gli verrà scalato nell’ultima settimana di febbraio (perché in quel periodo si giocò il torneo nel 2021) e dunque per Fognini, attualmente numero 32 del mondo, la sua permanenza tra i top 50 è sempre più a rischio. “Non potrei essere più felice, ho giocato un ottimo match contro un ottimo avversario”, ha detto Griekspoor, che al secondo turno affronterà Carreno Busta.

 

CARUSO LOTTA SOLO PER UN SET – Non riesce a sfruttare l’occasione concessagli dai giudici federali australiani Salvatore Caruso. Il tennista siciliano è stato ripescato dopo l’espulsione di Djokovic e si è presentato in campo contro un altro serbo, il n. 77 Miomir Kecmanovic il quale ha vinto 6-4 6-2 6-1 in un’ora e 57 minuti. Come si evince facilmente dal punteggio, l’incontro è rimasto sui binari dell’equilibrio solamente nel primo set quanto il n. 150 del mondo è riuscito a tenere testa al gioco più potente del suo avversario. Kecmanovic era passato avanti di un break ma grazie ad un paio di risposte fulminanti di rovescio, Caruso aveva trovato il contro-break nell’ottavo game riportandosi sul 4-4. Purtroppo però lo sforzo si è rivelato vano perché nel game successivo Salvatore ha perso di nuovo la battuta – complice anche un doppio fallo velenosissimo – e ha dovuto dire addio al set. La delusione a livello mentale per il parziale svanito evidentemente non è stata smaltita dall’italiano e il serbo ha preso il largo riuscendo a brekkarlo per tre volte nei rispettivi due set. Termina così dunque la quarta partecipazione di Caruso agli Australian Open e il tennista d’Avola si rallegrerà con un assegno da $90.000 (tasse escluse). “In questo torneo voglio fare bene anche per Novak – ha detto Kecmanovic nella conferenza stampa post gara, quando gli è stato chiesto cosa pensa del caso relativo al più noto compatriota -. Penso che la faccenda non sia stata gestita bene e che lo abbiano trattato in modo terribile. Non vedevo l’ora di giocare contro di lui sulla Rod Laver Arena, sarebbe stato un bel match contro quello che è il mio idolo. Se gli consiglierei di vaccinarsi? Sono un ragazzino rispetto a lui e non sono io a dovergli dare consigli”. Caruso, invece, ha commentato quanto accaduto con filosofia: “Mi sono preparato bene per questo match perchè sapevo di essere il primo lucky loser che sarebbe stato chiamato a partecipare in caso di un altro forfait. Niente di speciale. Poi la partita è andata male, ma questo è il tennis, ci sono giorni migliori e giorni peggiori”.

SONEGO-QUERREY BIS – Dodici mesi fa Lorenzo Sonego batté Sam Querrey al primo turno degli Australian Open per 7-5 6-4 6-4. Quest’anno il sorteggio li ha messi di nuovo uno di fronte all’altro e il tennista torinese ha trovato il modo di migliorarsi: infatti Sonego ha vinto anche questa volta per 7-5 6-3 6-3 in 2 ore e 17 minuti. Lo statunitense è noto per la sua grande efficienza al servizio ma oggi è stato il n. 26 del mondo a brillare con questo colpo: 0 turni di battuta persi e 9 palle break concesse, tutte annullate. Il primo set si è deciso sul 5-5 quando Querrey ha perso la battuta per la prima volta e questo gli è costato il parziale; il n. 110 del mondo ha lottato con le sue armi a disposizione ma la determinazione di Sonego, quando è in giornata, è difficile da scalfire e oggi l’azzurro è apparso carico e grintoso. Al prossimo turno per l’italiano c’è il vincente di Otte-Tseng.

QUI IL TABELLONE COMPLETO DELL’AUSTRALIAN OPEN MASCHILE 2022

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Ons Jabeur dà forfait agli Australian Open

Un problema alla schiena blocca la tennista tunisina testa di serie n. 9

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Ons Jabeur - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Aveva iniziato bene la stagione con due vittorie nel WTA 500 di Sydney, ma poi Ons Jabeur era stata costretta al ritiro a partita in corso nei quarti di finale contro Anett Kontaveit. Il problema patito durante quel match evidentemente non ha trovato una rapida soluzione e poche ore fa è arrivato l’annuncio da parte di Jabeur del ritiro dagli Australian Open 2022. La tennista tunisina, numero 10 del mondo e testa di serie n. 9 nello Slam, è una grande perdita per il torneo perché con le sue ineguagliabili doti tecniche, rappresenta una delle tenniste più spettacolari e variegate del circuito. Questo il messaggio integrale rilasciato dalla giocatrice sui social:

“Ciao a tutti, purtroppo mi devo ritirare dal primo turno odierno degli Australian Open. Mi sono infortunata alla schiena a Sydney la scorsa settimana. Ho provato di tutto per essere pronta e pensavo di essere pronta per giocare qui. Sfortunatamente, il dolore è ancora molto presente e giocare in queste condizioni potrebbe mettere a rischio la mia intera stagione. Ora mi riposerò e mi curerò per tornare il prima possibile. Grazie a tutti i miei fan per il loro aiuto e supporto, sperando di essere al 100% per il prossimo appuntamento.”

Il suo posto nel tabellone è stato preso dalla lucky loser romena Irina Maria Bara (26 anni, n. 134) e quindi è toccato a lei scendere in campo contro la spagnola Nuria Parrizas-Diaz. Quest’ultima, attuale n. 63 del mondo, ha approfittato del cambio avversaria e ha vinto così il suo primo incontro a livello Slam a 30 anni imponendosi sulla romena per 6-3 6-1.

 

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Australian Open

Australian Open, Nadal su Djokovic: “Non è l’unico ad aver sbagliato”

Il maiorchino chiude il discorso sul tema del momento: “A livello personale mi piacerebbe vederlo giocare, se è giusto o meno che ci sia è un’altra discussione di cui non voglio più parlarne”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Esordio vincente per Rafa Nadal in questa edizione degli Australian Open. Il maiorchino, alla prima partecipazione Slam dal Roland Garros 2021, batte agevolmente Marcos Giron per 6-1 6-4 6-2 con una buona prestazione. “Un buon inizio. Ho giocato un buon tennis là fuori oggi, non posso lamentarmi molto” ha sentenziato Rafa appena giunto in conferenza stampa. “Ho fatto le cose nel modo giusto, probabilmente molte cose meglio della scorsa settimana (conclusa con la vittoria all’ATP di Melbourne, ndr). Ora devo andare avanti, giorno per giorno. Oggi è stato un buon inizio. Domani giornata di allenamento.”

Come detto questa è la prima apparizione in uno Slam dopo oltre sei mesi e nel periodo di assenza dal tour lo spagnolo ha dovuto gestire un infortunio al piede sinistro. Lui però di esperienze di questo tipo ne ha a bizzeffe. Ogni ritorno in campo è diverso onestamente. Poi naturalmente, quando si invecchia un po’, tutti i rientri diventano più duri. Questo è stato particolarmente, beh, difficile perché non è solo un rientro da un infortunio, è un rientro in cui cerco di tornare nel circuito dopo quasi due anni dove non ho giocato molti eventi a causa del virus. Se ricordi nel 2020 ho giocato solo qui e ad Acapulco, poi solo a Roma, Roland Garros e Londra. Cinque eventi. Nel 2021 ho giocato qui e poi c’è stata la terra rossa, Monte-Carlo, Barcellona, ​​Madrid, Roma, Roland Garros. Washington, sì. Altri sette eventi. 12 eventi in due anni non sono molti. Se aggiungiamo che anche io non ho potuto allenarmi molto spesso, è davvero dura, no? Ma eccomi qui. Sono super felice di tutto il lavoro che abbiamo fatto per cercare di tornare. Siamo qui a goderci il tennis, e basta. Continuiamo a provarci”.

La difficile gestione degli infortuni deriva anche dalle diverse risposte che il corpo gli dà durante i periodi di pausa. Lo stesso Nadal ha affermato che le sue ginocchia non sono mai state meglio dopo il periodo di lockdown, mentre è stato proprio il problema al piede che gli si è ripresentato durante l’inattività. “Ho sempre avuto il problema al piede durante tutta la mia carriera tennistica e a volte soprattutto con il freddo ho sofferto molto. Ma ho potuto giocare senza molti limiti in termini in termini di competizione nei tornei. Dopo quel periodo di tempo [otto settimane di lockdown], tutto è cambiato e negli ultimi due anni non sono stato in grado di esercitarmi o di giocare nel modo giusto. Quindi spero di avere la possibilità di farlo più spesso.”

 

Dopo aver toccato tutti i vari temi che una conferenza stampa di un primo turno possa offrire, è stato affrontato l’elefante nella stanza e al numero 5 è stato chiesto direttamente se secondo lui Djokovic avrebbe dovuto giocare oppure no. La lucidità espressiva acquisita da Nadal (il quale negli ultimi giorni aveva affermato che l’Australian Open sarebbe stato un grande torneo con o senza Djokovic) non l’ha tradito neanche questa volta. “Sono abbastanza stanco di questa storia. Quasi una settimana fa, quando ha vinto in prima causa, è stato in grado di riavere il visto e di allenarsi. In quel caso ho detto che la giustizia ha fatto il suo corso. Se la giustizia dice che il suo visto è valido e può giocare qui, la giustizia ha parlato, quindi è la cosa più giusta, che si merita di giocare qui. Ieri la giustizia ha detto un’altra cosa. Non sarò mai contrario a ciò che dice la giustizia. Un altro discorso invece è quello in cui io credo personalmente e quella che credo sia la situazione ideale per me, no? La situazione ideale nel mondo dello sport è che i migliori giocatori siano in campo e giochino senza dubbio gli eventi più importanti. Questo è meglio per lo sport senza dubbio. Se Novak Djokovic gioca qui, è meglio per tutti, non c’è dubbio. Un’altra cosa è quello che è successo. Come ho detto all’inizio, non posso dire altro perché credo che la situazione sia molto chiara ora”.

Successivamente gli è stato chiesto se a livello personale sentisse la mancanza del rivale serbo. “Ho sempre avuto un grande rispetto e un ottimo rapporto con i miei rivali. Credo che la vita sia molto migliore quando si ha un buon rapporto con tutti, soprattutto negli spogliatoi. È stato così durante tutta la mia carriera tennistica, con alcune eccezioni molto rare in alcuni momenti. Questa è la mia filosofia, no? È meglio avere un buon rapporto con tutti perché così sei più felice. Con Novak, non abbiamo fatto eccezione. Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Sinceramente gli auguro tutto il meglio. Penso che la situazione sia stata un disastro nel suo complesso. Non è l’unico che probabilmente ha fatto le cose sbagliate in questo caso. Naturalmente, ci sono più responsabili in tutta questa terribile situazione a cui abbiamo assistito nelle ultime due settimane. Ma ovviamente anche lui è uno dei responsabili. Quindi, a livello personale, sì, mi sarebbe piaciuto vederlo giocare qui. Ma se è giusto o meno che stia giocando è un’altra discussione di cui non voglio più parlare.

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