WTA Indian Wells: Azarenka trema, è Badosa che alza il trofeo

Flash

WTA Indian Wells: Azarenka trema, è Badosa che alza il trofeo

A due punti dal match, Victoria Azarenka smarrisce la vittoria e permette a Paula Badosa di conquistare il primo trionfo in un WTA 1000. Per la spagnola quasi sicura anche la qualificazione alle WTA Finals

Pubblicato

il

Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] P. Badosa b. [27] V. Azarenka 7-6(5) 2-6 7-6(2)

È stata una splendida finale, come davvero non se ne vedevano da tanto tempo nei grandi tornei femminili. Due giocatrici con stili abbastanza simili, ma in fasi diverse delle rispettive carriere e con un’interpretazione differente del loro gioco. Victoria Azarenka aveva la possibilità di diventare la prima giocatrice a vincere il torneo per tre volte, dopo le affermazioni del 2012 e del 2016, ed è arrivata a due punti (forse uno e mezzo) da questo traguardo, ma i nervi l’hanno tradita ed ha rimesso in gara Paula Badosa che sembrava aver alzato bandiera bianca. Nel tie-break finale poi è stato quasi un monologo della spagnola fino al diritto vincente conclusivo seguito dalla caduta a terra “stile Nadal”.

Badosa è stata sicuramente nel corso del match la migliore colpitrice, ha espresso un tennis decisamente più potente rispetto ad Azarenka, ma anche più monocorde. La campionessa bielorussa almeno per tutto il primo set, ha giocato con grande attenzione colpi a parabola arcuata per mettere in difficoltà i fondamentali di spinta di Badosa, e così come è poi successo nel finale di partita, era arrivata molto vicina a trovare la chiave del match.

 

Nel combattutissimo primo set ci sono state due coppie di break, quasi omologhe: prima nel settimo e ottavo game (in entrambi i casi a “15”) e poi nell’undicesimo e dodicesimo game, quando due straordinari punti in difesa di Azarenka hanno rimediato il patatrac compiuto nel game precedente (tre errori gratuiti negli ultimi quattro punti) trascinando il set al tie-break. Qui, dopo una partenza sprint di Badosa (4-0), Azarenka ha ancora una volta rimontato fino all’aggancio sul 5-5, ma sul set point per l’avversaria si è inspiegabilmente messa a fare a pallate, dopo averlo evitato per quasi un’ora e venti minuti, prendendosi un rovescio vincente in faccia e ritrovandosi sotto di un set.

Victoria Azarenka – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

L’approccio mentale al secondo set di Azarenka, dopo aver perso un primo set così combattuto, è stato di quelli che si devono insegnare nelle scuole tennis: totalmente positiva, carica al punto giusto, tanto da entrare in campo e travolgere una Badosa che sicuramente aveva fatto calare la tensione. Vika è andata 3-0 pesante in un attimo, ha rintuzzato il tentativo di rimonta di Badosa per tornare sul 4-1, mettendo poi il sigillo al terzo set in soli 33 minuti.

Il set decisivo è stato uno dei migliori dell’anno: 72 minuti di grandi scambi ed emozioni a non finire, con Badosa che è arrivata vicinissima a perdere il bandolo della matassa facendosi rimontare sue volte un game da 40-15 e salvandone un terzo per il rotto della cuffia. Era stata la spagnola a sprintare subito 2-0, ripresa però immediatamente dalla sua avversaria sul 2-2. Sul rettilineo finale è successo di tutto: nel nono game Badosa dal 40-15 ha infilato un doppio fallo e tre errori gratuiti mandando Azarenka a servire per il match. La bielorussa, però, una volta issatasi 30-0 ha mancato un diritto piuttosto comodo per andare a tre match point inanellando una serie di quattro errori gratuiti che hanno riaperto completamente la finale.

Il tie-break finale, come detto, non ha avuto storia: Badosa era troppo più sicura nei suoi colpi da fondo campo ed è andata subito 3-0, poi 5-1 e infine 7-2.

Con questa vittoria Paula Badosa conquista il suo primo titolo WTA 1000 e sale all’11° posto della classifica WTA, ma soprattutto si qualifica (quasi) matematicamente alle WTA Finals di Guadalajara, che ora vedono il proprio campo di partecipazione già completato (Sabalenka, Krejcikova, Pliskova, Swiatek, Sakkari, Muguruza, Badosa e Jabeur, dando per scontato il forfait di Barty, già tornata in Australia).

Per Victoria Azarenka come detto sfuma la possibilità del terzo titolo a Indian Wells, deve registrare una sconfitta in un match in cui ha vinto nove punti in più dell’avversaria, un match che durando 3 ore e 4 minuti è diventato la finale del BNP Paribas Open più lunga della storia (superando di un minuto la finale 2017 tra Vesnina e Kuznetsova), ma può celebrare il ritorno tra le prime 30 approdando al n. 26.

Continua a leggere
Commenti

Flash

Se n’è andata Darlene Hard, Hall of Famer e vincitrice di 21 titoli Slam

Campionessa negli anni ’50 e ’60, aveva 85 anni. Fu una delle prime allenatrici professioniste, ma scelse di allontanarsi dal mondo del tennis in seguito al ritiro

Pubblicato

il

Darlene Hard (Credit: tennishallofame on Instagram)

Si è spenta a 85 anni Darlene Hard, la tennista meno-pubblicizzata, poco apprezzata, e probabilmente più sottovalutata dell’ultimo mezzo secolo come l’ha definita il Los Angeles Times annunciando della sua morte avvenuta giovedì scorso. Nella sua bacheca si contano 21 trofei dello Slam di cui tre in singolare, molti dei quali le sono stati consegnati dalla Regina Elisabetta II in persona. In singolare due volte è arrivata alla finale di Wimbledon; la più celebre resta quella del 1957, quando perse da Althea Gibson. A una cena dei campioni di Wimbledon si è seduta accanto al principe Filippo e ha chiacchierato con lui. “Era interessante, per niente pesante”, ha ricordato del nobile britannico alcuni anni fa. Di seguito una lista dei suoi titoli Slam in singolare:

  • Roland Garros 1960
  • US Championships 1960 e 1961.

Qui, invece, quella ben più nutrita delle vittorie in doppio:

  • Roland Garros 1955, 1957 e 1960
  • Wimbledon 1957, 1959, 1960 e 1963
  • US Championships 1958, 1959, 1960, 1961, 1962
  • US Open 1969.

Infine il doppio misto:

 
  • Roland Garros 1955 e 1961
  • Wimbledon 1957, 1959 e 1960.

Una delle sue colleghe preferite era Billie Jean King che così ha voluto ricordare la sua amica. “È stata fantastica, una delle mie eroine”, ha detto King, che ha otto anni meno di Hard. “Era una grande giocatrice di doppio, aveva mani veloci ed era una grande atleta. Avevo 13 anni quando mi ha chiesto di giocare con lei il campionato nazionale. Abbiamo vinto ma avevo tanta paura di deluderla”.

La sua carriera terminata nel 1965 è stata ricca di successi (con un best ranking alla posizione numero due pre-computer) tanto da venir introdotta nella Tennis Hall of Fame già nel 1973. Elogi altrettanto prestigiosi sono arrivati da parte di Rod Laver, suo compagno di doppio in tante occasioni. “Scendevo in campo con lei e dicevo all’altra squadra che non avrei dovuto colpire nessuno smash, Darlene li avrebbe presi tutti. Loro iniziavano a prenderla di mira a rete e lei riprendeva tutto. Abbastanza presto il gioco era chiaro. Facevano meglio a mandare la palla a Laver. Era una grande giocatrice di doppio, forse una delle migliori di sempre nel misto, ha concluso Laver.

Una volta smesso di giocare, aveva iniziato a fare l’istruttrice di tennis in una delle sue proprietà nella San Fernando Valley, in California. Questo incarico si lega ad un curioso aneddoto: come riporta il Los Angeles Times, infatti, Hard promise ad una delle sue allieve che avrebbe giocato il doppio con lei allo US Open del 1969 (il secondo dell’Open Era) qualora quest’ultima fosse riuscita a qualificarsi per un torneo di singolare. L’allieva ci riuscì, ma in quanto dilettante le venne impedito di giocare in coppia con Hard, allenatrice professionista. “Non mi era passato neanche per la mente che potesse essere un problema“, avrebbe poi commentato Darlene.

Decisa però a giocare, la veterana trovò una partner nella francese Françoise Durr, presentatale nientepopodimeno che da Pancho Gonzales: le due raggiunsero la finale, dove si trovarono in svantaggio 6-0 2-0 contro Virginia Wade e Margaret Court, una coppia all’apparenza invincibile. E invece Hard e Durr riuscirono a portare a casa 12 degli ultimi 17 giochi, conquistando un insperato titolo. Ritiratasi definitivamente, Hard tornò ad allenare fino al 1981, quando accettò un lavoro d’ufficio presso Southern California, una delle principali università angelene, decidendo scientemente di rimanere lontana dalle luci della ribalta.

Continua a leggere

Flash

Roland Garros, Guy Forget si dimette dalla carica di direttore

Lasciato anche l’incarico di Bercy. Non ancora note le motivazioni, ma l’ex-N.4 ATP era recentemente stato coinvolto nei Pandora Papers in quanto proprietario di una società offshore

Pubblicato

il

Guy Forget - Roland Garros 2016 (foto di Roberto Dell'Olivo)

Come riportato dall’Équipe, Guy Forget si è dimesso dalla carica di presidente del Roland Garros e del Rolex Paris Masters di Bercy; era in carica rispettivamente dal 2016 e dal 2012. Non sono ancora note le motivazioni di questa decisione, ma è forte il sospetto che sia legata al suo coinvolgimento nei Pandora Papers, uno studio su circa 12 milioni di documenti provenienti da 14 società finanziarie che ha rivelato l’esistenza di circa 29.000 entità offshore.

Era infatti emerso come Forget, vincitore di 11 titoli di singolare e 28 di doppio con rispettivi best ranking di N.4 e N.3, fosse stato proprietario per undici anni di una società offshore con sede presso le Isole Vergini Britanniche chiamata Mainland Group Limited. Fondata nel 2005, la compagnia creata per “detenere proprietà intellettuali” è stata liquidata nel 2016 con un attivo di 1,4 milioni di euro.

Forget aveva negato il suo coinvolgimento, attribuendo la gestione di tutti i suoi interessi alla IMG, forse il gruppo più potente nel mondo del tennis come dimostra la recentissima acquisizione del Mutua Madrilena Open. La società di management sportivo aveva però negato, affermando che i rapporti con il tennista transalpino si erano interrotti al momento del suo ritiro avvenuto nel 1997 (secondo Guy, invece, IMG avrebbe continuato a rappresentarlo fino al 2012, anno in cui ha lasciato l’incarico di capitano di Davis ricevuto nel 1999). Le dimissioni di Forget fanno quindi pensare che ci sia stato un sostanziale sviluppo nell’inchiesta in corso, probabilmente non a suo favore; aggiorneremo l’articolo appena ci saranno degli sviluppi.

 

Continua a leggere

ATP

Sorteggiati i gironi dell’ATP Cup, girone di ferro per l’Italia con Russia, Austria e Australia. C’è Djokovic (o è un bluff?)

Incroci con Medvedev e Thiem per Matteo Berrettini. Il numero uno del mondo avrebbe confermato la sua presenza in Australia, ma potrebbe averlo fatto per garantire la partecipazione della Serbia

Pubblicato

il

L’ATP Cup 2022, con tanto di montepremi aumentato, sta prendendo sempre più forma soprattutto grazie al sorteggio dei quattro gironi da quattro nazioni che dal primo gennaio si contenderanno il titolo. L’evento per nazioni targato ATP giunto alla sua terza edizione prevede la partecipazione di sedici squadre che sono state così ripartite (il programma sarà reso noto domani, mercoledì 8 dicembre):

Gruppo A

SERBIA
Novak Djokovic
Dusan Lajovic
Filip Krajinovic
Nikola Cacic
Matej Sabanov
NORVEGIA
Casper Ruud
Viktor Durasovic
Lukas Hellum-Lilleengen
Leyton Rivera
Andreja Petrovic
CILE
Cristian Garin
Alejandro Tabilo
Tomas Barrios Vera
SPAGNA
Roberto Bautista Agut
Pablo Carreno Busta
Albert Ramos-Vinolas
Alejandro Davidovich Fokina
Pedro Martinez

 

Gruppo B

RUSSIA
Daniil Medvedev
Andrey Rublev
Aslan Karatsev
Roman Safiullin
Evgeny Donskoy
ITALIA
Matteo Berrettini
Jannik Sinner
Lorenzo Sonego
Simone Bolelli
Fabio Fognini

AUSTRIA
Dominic Thiem
Dennis Novak
Lucas Miedler
Oliver Marach
Philipp Oswald
AUSTRALIA [WC]
Alex de Minaur
James Duckworth
Max Purcell
John Peers
Luke Saville


Gruppo C

GERMANIA
Alexander Zverev
Jan-Lennard Struff
Yannick Hanfmann
Kevin Krawietz
Tim Puetz
CANADA
Felix Auger-Aliassime
Denis Shapovalov
Brayden Schnur
Peter Polansky
Steven Diez
GRAN BRETAGNA
Cameron Norrie
Daniel Evans
Liam Broady
Joe Salisbury
Jamie Murray
USA
Taylor Fritz
John Isner
Brandon Nakashima
Rajeev Ram
Austin Krajicek

Gruppo D

GRECIA
Stefanos Tsitsipas
Michail Pervolarakis
Petros Tsitsipas
Markos Kalovelonis
Aristotelis Thanos
POLONIA
Hubert Hurkacz
Kamil Majchrzak
Kacper Zuk
Jan Zielinski
Szymon Walkow
ARGENTINA
Diego Schwartzman
Federico Delbonis
Federico Coria
Maximo Gonzalez
Andres Molteni
GEORGIA
Nikoloz Basilashvili
Aleksandre Metreveli
Aleksandre Bakshi
Zura Tkemaladze
Saba Purtseladze

La nazionale azzurra nel Gruppo B dunque dovrà vedersela con la nazione più temibile, la Russia (l’unica insieme all’Italia ad avere due tennisti in Top 10 a fine anno), i padroni di casa dell’Australia, e una nazione come l’Austria le cui fortune sono strettamente legate alla presenza di Dominic Thiem (sulla via del ritorno e al lavoro col nuovo fisioterapista); al momento quindi il numero uno azzurro Matteo Berrettini sfiderebbe Thiem, Daniil Medvedev e Alex De Minaur, mentre Jannik Sinner se la vedrebbe con Andrey Rublev, Dennis Novak e James Duckworth.

L’evento si svolgerà a Sydney dall’1 al 9 gennaio e saranno presenti 18 dei primi 20 giocatori della classifica mondiale. La prima testa di serie, la Serbia, con a capo il numero 1 al mondo Novak Djokovic, guiderà il Gruppo A che comprenderà anche Norvegia, Cile e Spagna. Si tratta di un rematch: due anni fa la Serbia ha alzato il trofeo della prima ATP Cup battendo proprio la Spagna in finale. La Germania, guidata dal campione in carica delle Nitto ATP Finals Alexander Zverev, è in testa al Gruppo C insieme a Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti. La quarta testa di serie Grecia, con Stefanos Tsitsipas in testa, sarà nel Gruppo D che comprende anche Polonia, Argentina e Georgia.

Due nazionali che a livello di ranking si sarebbero qualificate saranno assenti: la Svizzera (per il forfait di Federer) e la Francia (per quello di Monfils, il cui status in vista dell’Australian Open non è tuttavia noto). Queste defezioni hanno permesso alla Georgia e agli Stati Uniti di accedere al torneo.

L’evento di nove giorni di quest’anno si giocherà a Sydney alla Ken Rosewall Arena e alla Qudos Bank Arena. Dopo la fase a gironi, le quattro vincitrici dei gironi avanzeranno alle semifinali a eliminazione diretta per contendersi il trofeo. Durante la prima settimana dell’anno nuovo oltre a questo evento ci saranno anche due tornei ATP 250 ad Adelaide e Melbourne. Ogni paese all’ATP Cup 2022 schiererà una squadra composta da un massimo di cinque giocatori, con ogni sfida che comprende due partite di singolare e una partita di doppio. I numeri due si sfidano in apertura, seguiti dai numeri uno e dal doppio.

Notiamo come nella lista dei partecipanti sia presente Novak Djokovic, fatto imprescindibile affinché la sua nazione possa iscriversi all’evento. Questo però non dà l’assoluta certezza che il N.1 ATP sia vaccinato e che quindi volerà a Sydney (e poi a Melbourne), in quanto Nole avrebbe anche potuto dare la sua disponibilità preventivamente proprio per garantire un posto alla Serbia. La qualificazione per l’ATP Cup è infatti legata alla classifica più alta del giocatore di ogni nazione. Come ipotizzato da Ben Rothenberg del New York Times, pertanto, Djokovic potrebbe aver detto di sì solo come ausilio alla propria nazionale:

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement