ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

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ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

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ATP Finals, è di Zverev la battaglia con Djokovic: sarà finale contro Medvedev

Il tedesco la spunta in quasi due ore e mezza di gioco e centra la sua seconda finale alle ATP Finals. Bello l’abbraccio a fine partita col serbo

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Alexander Zverev (sinistra) e Novak Djokovic (destra) - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 7-6 4-6 6-3

Ci si aspettava una battaglia, battaglia è stata. E a vincerla è Alexander Zverev, che elimina il numero uno del mondo Novak Djokovic in tre set e si qualifica per la finale delle ATP Finals, la seconda della sua carriera dopo quella vinta nel 2018 proprio contro il serbo. Il 24enne tedesco ottiene nel sabato sera del PalaAlpitour di Torino la sua quarta vittoria contro il numero uno del mondo, tornando a batterlo dopo il successo in rimonta di quest’estate alle Olimpiadi di Tokyo. È stata una partita equilibrata e molto combattuta, ma il tedesco complessivamente è stato il giocatore migliore: a fine gara sono 35 i suoi vincenti, contro i 27 del serbo, e 24 i suoi errori gratuiti, contro i 29 di Nole.  Zverev è stato bravo a rintuzzare le variazioni di gioco di Djokovic e lo ha battuto spesso anche negli scambi che si sono allungati oltre i nove colpi (il conteggio totale di questo tipo di scambi a fine gara è di 20-10 a favore del vincitore).

Sascha si giocherà il primo titolo sul suolo di Torino contro Daniil Medvedev e di certo arriverà alla finalissima meno riposato del russo, considerando che il campione dello US Open ha giocato nel pomeriggio (vincendo facilmente contro Ruud) e che la semifinale contro Djokovic è durata la bellezza di 2 ore e 28 minuti. Nole, dal canto suo, saluta Torino con un pizzico di amarezza (brutto il passaggio a vuoto che gli è costato il break nel terzo set) e rimanda ulteriormente l’appuntamento con il sesto trionfo alle ATP Finals, un appuntamento che aspetta dal 2015.

 

PRIMO SET: SUPER ZVEREV – Nel primo set regna l’equilibrio, i primi giochi sfilano via con i turni di servizio rispettati senza scossoni: si arriva al 5-4 senza che alcuno dei due giocatori permetta all’avversario di arrivare a 40 in risposta. Questo è dovuto soprattutto all’ottimo rendimento di entrambi al servizio: Nole vanta in questa fase l’81% di prime di servizio “unreturned” e Sascha il 77%, a conferma anche del fatto che la velocità della superficie torinese rende più agevole il compito di chi serve. La situazione inizia a movimentarsi nel decimo gioco, con Zverev al servizio: uno scambio lungo e di altissimo livello si conclude con uno schema palla corta-lob vincente di Djokovic, che chiama l’aiuto del pubblico. Poi Nole piazza la zampata: accelerazione di rovescio lungolinea vincente e prima palla break dell’incontro sul 30-40. Ma Sascha tira una sassata esterna con la prima palla, si salva e fa 5-5. Nel game successivo i ruoli si invertono: è Zverev che arriva a due palle break (15-40). Nole annulla la prima con un’ottima prima slice a uscire, e sulla seconda si inventa una gran cosa: segue a rete la prima palla centrando una gran demi-volée di rovescio. Una prodezza che gli permette di salire successivamente sul 6-5 garantendosi il tie-break. Tie-break che arriva, perchè nel dodicesimo gioco Sascha combina due pasticci con il diritto a punto già mezzo vinto ma poi si aggrappa a San Servizio e sale 6-6. Nel gioco decisivo, Djokovic commette un sanguinoso doppio fallo e Zverev va 3-2, ma restituisce il mini-break con un evitabilissimo errore di diritto. Il 24enne però torna subito avanti leggendo bene una palla corta del serbo aiutato anche dal nastro, che gli sistema la palla sul diritto per chiudere il punto (5-3). Sul 5-4 c’è uno scambio massacrante: Nole tenta di avvolgere l’avversario nella sua ragnatela, ma il tedesco si inventa un rovescio da applausi dal centro del campo (6-4). Ed è buono il primo set point, con la prima vincente: è 7-6 Zverev dopo un’ora esatta di gioco. Ed è un verdetto che può dirsi meritato, se si considera che la bilancia dei vincenti pende nettamente dalla parte del tedesco (14-8), il quale vince il 67% di punti sulla seconda contro il 38% di Nole.

SECONDO SET: LA ZAMPATA DI NOVAK – Segnali di cedimento di Djoko nel secondo gioco del secondo set, ma Zverev, avanti 15-30 in risposta, spreca una ghiotta opportunità mettendo fuori un (per lui) non impossibile passante di diritto in recupero (1-1). Salvo che in quella circostanza, non ci sono grandi scossoni e si arriva al 4-4. Sul servizio tedesco, Nole si fa avanti e sale 15-30 con uno smash, poi prende ancora il centro del campo affondando col diritto e chiudendo con un altro smash: palla break sul 30-40. Ma Zverev la annulla con un ace al centro. Djoko però spara un vincente con il rovescio incrociato, che impatta la linea (inutile il falco chiamato da Zverev): la seconda occasione è quella buona perché il serbo tira fuori una risposta da campione alla prima di servizio del tedesco (5-4). Il numero uno del mondo va a servire per il secondo set (dopo aver piantato un urlaccio al suo box affinché gli venisse portato un collirio al cambio di campo) e, con l’aiutino di Zverev che va fuori giri col rovescio, ha due set point a disposizione: ma concede due errori e il tedesco si arrampica sul 40-40. Qui però l’asso di Belgrado scaglia un ace al centro, ma Zverev non sta a guardare, entra dentro il campo e chiude col diritto. Al momento giusto arriva un’altra prima vincente ma sul quarto set point Zverev risponde alla grande col diritto. Sascha cerca un vincente col rovescio lungo linea ma la palla gli esce, e il quinto set point è quello buono con l’ace al centro di Nole, il sesto del suo match. Al termine di altro set equilibrato è chirurgico il serbo, che al momento giusto si aiuta con il servizio e non concede palle break in questo parziale: dopo un’ora e 49 minuti si va al terzo set.

TERZO SET: ZVEREV NON TREMA – Il turning point è nel quarto game, quando Djokovic si trova a dover fronteggiare due palle break dopo aver affossato malamente un diritto (15-40). Sulla prima, il rovescio di Zverev è lungo; ma sulla seconda il serbo casca sul terreno che dovrebbe essere a lui favorevole, sbagliando in lunghezza un rovescio in manovra durante uno scambio dal fondo che si era allungato. Zverev sale 3-1 e servizio e conferma il break aiutandosi con la prima palla (4-1). Nole sale 4-2 tenendo il servizio a zero, ma è nei turni di battuta di Alexander che ora si gioca la partita: è noto come Sascha in simili circostanze a volte ceda mentalmente e in effetti il tedescone concede palla del contro-break regalando col diritto. Però Nole gli dà una mano, forzando in modo inopportuno col diritto: la palla è lunga. Zverev tira un sospiro di sollievo anche nel punto seguente, quando, chiamato a rete dal serbo, vede il suo passante di rovescio sfilare fuori (non era facilissimo, per la verità). Infine, con una prima vincente Sascha si assicura la possibilità di servire per il match (5-2). Djokovic tiene il servizio in un gioco facile e interlocutorio (5-3) e si arriva al momento della verità: Zverev stavolta non trema, serve bene, comanda il gioco e arriva a tre match point quando un recupero di Djokovic sfila lungo. E porta a casa il match alla sua maniera, con un ace centrale. Il braccio di ferro lo vince Sascha, il bell’abbraccio a rete è una degna conclusione.


LE PAROLE A CALDO – A caldo, ai microfoni di Diego Nargiso, Zverev ha voluto fare un tributo a Djokovic: “A volte ci si dimentica tutto quello che Novak ha raggiunto. Abbiamo giocato cinque volte quest’anno e voglio dargli un tributo. E’ un giocatore pazzesco, il migliore di tutti i tempi, nessuno merita rispetto più di lui. La finale con Medvedev? Sarà una grande partita e spero che il pubblico sia dalla mia parte! Io sono il campione olimpico, lui ha vinto lo US Open, cercheremo di dare vita al miglior show possibile”.

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Calendario ATP 2022, le prime indiscrezioni: ATP Cup a Sydney, quattro ‘250’ prima dell’Australian Open

Si parte a Capodanno con la terza edizione dell’ATP Cup. Poi quattro tornei – con sede da assegnare – prima dello Slam

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Fabio Fognini - ATP Cup 2021 (via Twitter, @ATPCup)

Il calendario della stagione 2022, che partirà tra poco più di un mese, ancora non è stato ufficializzato, ma stando alle ultime indiscrezioni il programma del primo mese dell’anno dovrebbe essere già delineato. La stagione dovrebbe iniziare con l’ATP Cup a Capodanno: la sede designata per ora è Sydney, ed è probabile che Tennis Australia decida di non allargare il torneo ad altre sedi sul suolo australiano (pur essendo nato come torneo a squadre itinerante che doveva includere Brisbane e Perth). Indicato anche il prize money per l’intero evento, pari a 10 milioni di dollari. Al torneo – nato nel 2020 – prendono parte 16 nazionali (contro le 24 della formula “tradizionale” del torneo, che in realtà si è giocato a pieno regime solo nella prima edizione, mentre lo scorso anno parteciparono solo 12 compagini) che si sfidano in una fase a gironi per poi accedere a quarti, semifinale e finale.

Il torneo di Doha dovrebbe essere spostato più avanti nel calendario, come accaduto nel 2021; prima della pandemia, il Qatar ExxonMobil Open era sempre inserito nella prima settimana di tornei, mentre in questa stagione ha preceduto il 500 di Dubai, ricalcando ciò che già succede nel WTA Tour. Il 250 di Auckland, in Nuova Zelanda, è invece a probabile rischio cancellazione per il secondo anno di fila.

 

Prima dell’Open d’Australia figurano ben quattro ATP 250, denominati “Australia 1”, “Australia 2”, “Australia 3” e “Australia 4”. Due scatteranno il 3 gennaio e gli altri due il 10. Ancora non si conoscono le sedi dei rispettivi tornei, né le denominazioni ufficiali. A inizio 2021 i tornei di preparazione all’Open d’Australia si giocarono tutti a Melbourne, e per differenziarli vennero utilizzati i nomi delle principali meraviglie naturali australiane sia a livello maschile che femminile; chissà che non vengano scelte denominazioni simili ma per altre regioni dell’isola.

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Nitto ATP Finals, Medvedev senza problemi con Ruud: è il primo finalista

Nemmeno una palla break concessa al norvegese. Dopo aver vinto l’ultima edizione londinese del torneo, il N.2 ATP cercherà di ripetersi nella prima al Pala Alpitour

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Daniil Medvedev alle Nitto ATP Finals 2021 (Credit: @atptour on Twitter)

[2] D. Medvedev b. [8] C. Ruud 6-4 6-2

Nella fase a gironi, Daniil Medvedev è diventato il primo giocatore nella storia delle Nitto ATP Finals a vincere cinque match di fila al set decisivo (incluse la semi e la finale del 2020). Non ha però avuto bisogno di soffrire durante la prima semifinale di questa edizione: ha infatti liquidato Casper Ruud in 79 minuti. I confronti diretti sono ora sul 3-0, 2-0 nel 2021.

“Mi sento in controllo solo quando la partita è finita, bisogna sempre lottare su ogni punto perché come si è visto ieri Casper può sempre rimontare come ha fatto ieri con Andrey [Rublev, ndr]”, ha detto il vincitore. “Credo di aver giocato bene in tutte le mie partite, non vedo l’ora di giocare domani. Io, Novak e Sascha non siamo un Big 3, ma sicuramente siamo i tre migliori giocatori al mondo in questo momento; domani sarà una grande partita a prescindere dal mio avversario, di recente ho giocato partite intense contro entrambi”.

 

Prestazione dominante per il russo, che non ha concesso nemmeno una palla break vincendo il 74% dei punti sulla seconda contro il 42% del rivale e dominando gli scambi sopra i nove colpi addirittura per 18-3. Il N.2 ATP difenderà il titolo vinto lo scorso anno contro il vincente della seconda semifinale fra Novak Djokovic e Alexander Zverev in programma alle 21 di stasera.

Per Medvedev è la ventiduesima finale in carriera (13 titoli), la ventesima sul cemento (12 titoli), l’ottava indoor (sei titoli di cui uno a Marsiglia nel 2021; la sua unica finale persa al chiuso è stata quella di Bercy contro Djokovic di due settimane fa) e la settima dell’anno (quattro titoli a Marsiglia, Maiorca, Toronto e Flushing Meadows, più la ATP Cup vinta da imbattuto con Team Russia). Per lui è inoltre la vittoria N.58 della stagione, una in più di Zverev che però potrebbe pareggiare stasera contro Djokovic, nonché la nona di fila alle Finals.

LA PARTITA

C’era interesse su come il pubblico avrebbe trattato Medvedev in seguito allo Sbadigliogate dell’altra sera, ma la verità è che il russo non ha dato molte possibilità agli astanti di diventare un fattore: l’unico momento polemico è arrivato ad inizio partita, quando è stato fischiato quasi subito per aver chiesto delucidazioni su una prima chiamata fuori.

Ruud ha mostrato di voler osare fin da subito anche con la seconda, andando con forza al centro nel game d’apertura e usando uno slice acuminato nel successivo. Quando lo scambio è partito, il canovaccio della vigilia si è però dispiegato, e non era favorevole a Casper: Medvedev lo ha chiuso sulla diagonale del rovescio fino ad obbligarlo a staccare la mano sinistra per quel back più simile alla silhouette di un panettone che al laser necessario per far male su questa superficie; una volta guadagnata l’inerzia, il vincitore dello US Open ha iniziato a smistare a piacimento con il dritto anomalo (nel primo set il 49% dei suoi dritti sono stati lungolinea o sventagli) senza rischiare troppo, stravincendo gli scambi sopra i nove colpi per 10-2.

I servizi rischiosi e il pessimo match-up dal lato del rovescio hanno aperto la strada al favorito già nel terzo game: oltre a non riuscire a portare lo scambio sui suoi binari prediletti, Ruud ha commesso due doppi falli, il secondo che ha concesso la palla break. Lo scandinavo si è inizialmente salvato con un vincente di dritto a sventaglio (inizialmente chiamato fuori), ma ne ha concessa un’altra fallendo un semplice passante di rovescio seguìto alla prima smorzata dell’incontro. Stavolta Medvedev ha aggredito fin dall’inizio del punto, forzando repliche sempre più corte e infine sfondando con il dritto inside-in per il 2-1 e servizio.

Ruud ha cercato di mixare con altre smorzate, ma senza grossi risultati, ben lungi: sotto 1-3, ha prima incassato un passante di rovescio lungolinea da cruna dell’ago e poi cercato un drop shot poco efficace, concedendo due palle break che avrebbero chiuso il set; è stato però bravo a trovare una combinazione servizio-dritto per annullare la prima, mentre sulla seconda è arrivato l’errore di dritto del russo. Qui il passante del campione uscente:

Pur rimanendo a contatto e cercando una posizione abbastanza avanzata in risposta, però, Casper non è riuscito ad imbastire granché nei turni del rivale trovandosi quasi sempre a colpire in corsa e perdendo diversi punti diretti sul servizio di Medvedev, che non ha particolarmente sofferto le sue risposte bloccate e ha vinto l’88% dei punti sulla prima e il 70 sulla seconda nel parziale (Ruud si è fermato al 50% con quest’ultima). Arrivato a servire per il set sul 5-4, il russo ha sfruttato un altro back sbilenco dell’avversario e non ha avuto problemi a chiudere con un servizio vincente dopo 41 minuti; sensazione di preveggenza per lui, che per salire a set point ha letto perfettamente l’attacco di rovescio di Ruud su una sua smorzata chiudendo con nonchalance a campo aperto.

Per cercare di prendere maggiormente l’iniziativa, Casper ha alzato decisamente la temperatura con il dritto, trovando alcune accelerazioni davvero impressionanti inclusa la più rapida del torneo, un Saetta McQueen da 185 km/h:

Con il passare dell’incontro, Ruud ha anche cercato di utilizzare (spesso con successo) la prima esterna da destra (da 50 a 64% fra un set e l’altro), esponendo come molti suoi colleghi la posizione profonda di Medvedev. Il problema per lui, tuttavia, è che i game di servizio del russo passavano senza colpo ferire, e quindi prima o poi nemmeno i suoi aggiustamenti sarebbero bastati.

Sul 2-2, infatti, Medvedev l’ha di nuovo chiuso sulla diagonale di sinistra, e ha approfittato di due errori non forzati (un dritto e una smorzata) per salire a doppia palla break. In quella circostanza, però, il russo è stato impreciso, commettendo due errori con il dritto. Ruud ha cercato di tenere con una splendida smorzata in controbalzo in uscita dal servizio ma è stato tradito dal nastro, che l’ha messo fuori gioco sul passante in cross di Medvedev. Daniil si è allora procurato un’altra recuperando su una palla corta per poi vincere il duello a rete, e ha breakkato su un errore di dritto del rivale – la maggior assertività cercata con il suo colpo migliore ha iniziato a mostrare i suoi svantaggi.

Nonostante le rimonte operate in settimana contro Norrie e Rublev, stavolta l’ostacolo si è rivelato troppo complesso per Casper, che ha continuato a sanguinare non forzati. Medvedev ha sentito la finale sempre più vicina, e sul 4-2 si è procurato una palla break con una risposta vincente di dritto dalla piccionaia. Ruud si è salvato con il servizio, ma ha fallito un dritto a campo aperto, e stavolta è subentrata anche la poca lucidità del momento: sulla palla break ha fermato lo scambio perché convinto che il dritto lungolinea dell’avversario fosse lungo, finendo per perdere il punto e salutare il torneo, condannato dalla Cassazione di Hawkeye.

A proposito di poca lucidità, giunto all’ultimo game Medvedev ha perso due punti sbagliando completamente scelte (prima con l’approccio e poi con un’inspiegabile palla corta), ma ha ritrovato la bussola in tempo per infilare uno splendido dritto in corsa; è allora salito a match point con la seconda, chiudendo con un quasi inedito serve-and-volley.

Qui il tabellone aggiornato delle Nitto ATP Finals 2021

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