Il racconto di Indian Wells di Steve Flink

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Il racconto di Indian Wells di Steve Flink

Il giornalista americano Hall of Fame, Steve Flink, ripercorre il torneo californiano dal suo punto di vista

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Steve Flink durante il suo discorso alla cerimonia di introduzione alla Hall Of Fame (photo Ben Solomon/ITHF)
 
 

Quelli di noi che scrivono di sport troppo facilmente possono ricorrere a cliché quando si trovano a descrivere imprese clamorose di atleti straordinari. A volte ricopriamo i giocatori di elogi, li lodiamo per prestazioni a volte sopravvalutate ed esaltiamo le loro virtù in maniera iperbolica. Questa è la natura del nostro lavoro. Ma mentre mi trovo qui seduto davanti tastiera cercando di mettere nella giusta prospettiva il trionfo di Taylor Fritz a Indian Wells, mi sento di poter affermare senz’ombra di dubbio che questo americano incredibile è entrato inequivocabilmente in una nuova fase della sua carriera. Il ventiquattrenne ha posto una serie di pietre miliari con la sua vittoria sui campi in cemento della California. E’ il primo americano a trionfare a Indian Wells dopo Andre Agassi nel 2001.

In precedenza Fritz non aveva mai raggiunto una finale in un Masters 1000. Nella sfida per il titolo si è trovato ad affrontare un formidabile Rafael Nadal che inseguiva la sua quarta affermazione nel deserto californiano. Nadal aveva aperto la stagione aggiudicandosi tre tornei consecutivi, tra cui il suo ventunesimo titolo in un Grande Slam agli Australian Open. Sembrava sempre più probabile che il guerriero 35enne si sarebbe presentato sulla terra battuta ancora imbattuto dopo il suo miglior inizio di stagione di sempre. Inoltre due anni fa aveva vinto l’unico precedente con Fritz nella finale di Acapulco con il punteggio di 6-3 6-2. Come se tutto ciò non bastasse, Fritz si era infortunato verso la fine della combattuta semifinale con Andrey Rublev. Alcuni membri del suo staff non volevano neppure che entrasse in campo con Nadal, temendo che l’infortunio alla caviglia potesse aggravarsi e costringerlo al ritiro addirittura nelle prime fasi del match.

Ma Fritz, nonostante il dolore lacerante che aveva sentito sui campi di allenamento al mattino, ha deciso di fidarsi del proprio istinto e ha scelto di confrontarsi con uno dei più grandi giocatori di ogni tempo. Nadal a sua volta era alle prese con problemi fisici di non poco conto. Nel corso del torneo era riaffiorato il medesimo fastidio al piede che l’aveva tenuto fuori dal circuito per la maggior parte della seconda metà della stagione 2021. Più volte il mago mancino spagnolo era sopravvissuto a battaglie sfiancanti nel suo percorso verso la finale. Ma alla preoccupazione per il piede si aggiungeva un infortunio ai pettorali che aveva richiesto l’intervento del fisioterapista nella semifinale. Il servizio di Nadal non viaggiava ai soliti livelli e anche il suo gioco da fondocampo era discontinuo.

 

Tuttavia il maiorchino ha continuato a combattere strenuamente in una giornata ventosa in cui era evidente la sua difficoltà a ritrovare il gioco dei giorni migliori. Incredibilmente Fritz è sembrato tranquillo da un punto di vista fisico fin dall’inizio della partita nonostante una vistosa fascia blu attorno al polpaccio. L’americano colpiva la palla con efficacia mentre Nadal sembrava fuori palla e a disagio, nonostante avesse di mira l’obbiettivo di pareggiare il record detenuto da Novak Djokovic di 37 Master 1000 vinti. Si trattava inoltre nella sua 53esima finale in un Master 1000, dunque un territorio con cui lo spagnolo aveva molta dimestichezza. Eppure si è trovato subito ad arrancare in balia dei colpi potenti e aggressivi di Fritz. L’eroe di casa ha brekkato Nadal nel gioco d’apertura con una gragnuola penetrante di colpi.

Nei tre game successivi Fritz ha vinto 12 punti su 14 e si è issato sul 4-0 per poi salire ancora 5-1. Nonostante Nadal abbia recuperato un break, Fritz non si è lasciato impressionare, ottenendo un nuovo break nel nono gioco e ponendo il proprio sigillo sul primo set. Lo spagnolo si è preso un medical time out dopo la fine del set ed è poi riuscito ad alzare lievemente il livello del suo gioco ottenendo un break e portandosi avanti 2-1 nel secondo set. Un Fritz alquanto determinato ha ottenuto immediatamente il controbreak. Nel quarto gioco Fritz ha annullato quattro break point. L’ intensità della partita è cresciuta vertiginosamente. Sul 4 pari Nadal si è guadagnato un altro break point dopo essersi aggiudicato uno scambio durato 36 colpi e chiuso con un passante vincente di diritto ma anche questa volta Fritz non si è fatto intimidire. Con Nadal che serviva per rimanere nel match sul 4-5, Fritz è arrivato al match point ma Nadal lo ha annullato alla sua maniera con un imprendibile diritto a sventaglio su una risposta bassa. Dopo aver tenuto il servizio, è andato 15-40 sul servizio di Fritz nell’undicesimo gioco. Lo spagnolo però ha commesso un errore non forzato di diritto e successivamente Fritz ha messo a segno un ace, portandosi avanti 6-5. Nadal ha poi tenuto agevolmente il servizio cedendo un solo punto. Si è così giustamente andati al tiebreak.

Nel corso della settimana Fritz era tre a zero nel conto dei tiebreak. Nadal aveva fatto ancora meglio vincendone quattro senza perderne nessuno. La sensazione era che Fritz dovesse chiudere i conti con Nadal prima che l’adrenalina e l’esperienza portassero lo spagnolo a tagliare per primo il traguardo finale. Nel tiebreak Nadal ha servito avanti 5-4 ma, con il campo spalancato, ha mandato fuori un diritto al volo.Invece di trovarsi sul 6-4 con due set point a disposizione si è ritrovato impantanato in un 5-5. Ha perso il punto successivo in cui Fritz ha costretto Nadal all’errore tirando un piattone di diritto con il vento a favore. Il californiano è arrivato così a giocarsi un secondo match point, questa volta sul servizio, e il braccio non ha minimamente tremato: la risposta di Nadal è uscita corta e Fritz ha colpito un diritto d’attacco con la massima decisione. Nadal è riuscito a malapena a toccare la palla.

Fritz ha potuto così festeggiare un momento di svolta per la sua carriera, sconfiggendo Nadal 6-3 7-6(5) e vincendo il torneo più importante della sua carriera, un trionfo che porterà l’americano al tredicesimo posto nel ranking. Per tutta la settimana Nadal aveva vissuto al limite, vincendo soprattutto grazie alla tenacia, al coraggio e alla sua fama. Aveva cominciato rischiando grosso contro Sebastian Korda, classificato al n. 38. Il ventunenne Korda stava colpendo la palla splendidamente sia di diritto che di rovescio e a lungo Nadal era rimasto in balia dell’avversario. Sotto 5-2 nel terzo set Nadal cercava di controbattere giocando allo stesso ritmo senza riuscirvi.
Nadal aveva commesso due doppi falli che gli erano costati un secondo break nel terzo set, ma Korda, nell’occasione più importante della sua giovane carriera, non è stato all’altezza. il figlio del vincitore dell’Australian Open 1998 Petr Korda ha servito solo una prima palla di servizio sul 5-2 e ha commesso quattro errori non forzati di rovescio. Nadal ha poi tenuto il proprio servizio. Korda ha servito per il match una seconda volta sul 5-4 arrivando a due punti dalla vittoria, ma questa volta è stato punito da un perfetto pallonetto di rovescio lungolinea di Nadal. Korda si è allungato nel tentativo di mettere a segno una volée alta di rovescio ma la palla è uscita nettamente.

Dopo aver così recuperato con tenacia fino al 5-5 Nadal ha comunque continuato a soffrire e ha dovuto annullare una palla break nell’undicesimo gioco. Alla fine ha portato a casa il match concedendo poco nel tiebreak e vincendo gli ultimi 5 punti dopo essere stato sotto 2-3. Ma le difficoltà di Nadal non sono finite lì. Al turno successivo l’astuto britannico Dan Evans si è portato avanti 4-2 nel primo set ma Nadal ha gradualmente trovato la misura del diritto vincendo infine con il punteggio di 7-5 6-3. Contro il gigante Reilly Opelka, 2 metri e 11 centimetri di altezza, Nadal ha corso notevoli rischi, passando il turno con un doppio tiebreak 7-6 (3) 7-6 (5). Diciassettesimo nel ranking quando ha affrontato Nadal, Opelka sembrava lanciato nel secondo set quando Nadal era indietro 2-4, 15-40. L’Americano ha avuto 3 palle break nel settimo cruciale game, ma non è mai riuscito a tenere in campo la risposta.

Nei quarti di finale abbiamo assistito al nono round dell’emozionante sfida tra Nadal e il lunatico Kyrgios. Ancora una volta Nadal ha potuto far conto sulla sua capacità di giocare bene i punti importanti e sul suo acume tattico, che gli hanno permesso di vincere un match che avrebbe benissimo potuto perdere. Kyrgios era riuscito a giocare in maniera esplosiva e disciplinata finché non ha servito per il primo set sul 5-4 ed è salito 30-15. Nadal è riuscito però faticosamente a rimettere un rovesciolungolinea in slice che è atterrato appena all’interno della riga di fondo. Ha vinto quel punto e i due successivi per portarsi infine a casa il set al tiebreak in cui l’australiano è letteralmente imploso, subendo anche un penality point nel finale. Nel tiebreak Nadal è stato assolutamente perfetto, quanto Kyrgios è stato altrettanto auto-distruttivo. Lo dimostra il punteggio: 7-0 per lo spagnolo. Kyrgios è stato commendevole nel ritrovare la calma e grazie a un gioco finalmente continuo e a qualche errore di troppo da parte dello spagnolo è riuscito ad aggiudicarsi il secondo set con un break al dodicesimo gioco.

Nel terzo Nadal ha tirato fuori il meglio di sé, salvando due break point nel secondo gioco e strappando a sua volta il servizio a Kyrgios sul 3-3, dopo avere finalmente trovato la posizione ideale sulla risposta. In un incontro vibrante e avvincente Nadal ha avuto la meglio con il punteggio di 7-6 (0), 5-7 6-4 ottenendo la sua sesta vittoria su nove confronti con l’australiano. Complessivamente Nadal ha vinto solamente tre punti in più di Kyrgios (106 a 103) Ma nei momenti chiave ha giocato nettamente meglio.

È così era pronto il palcoscenico per un altro appassionante match di Nadal in semifinale contro il compatriota Carlos Alcaraz. A Indian Wells il diciottenne era un uomo in missione. Il suo livello di gioco nei quattro incontri che avevano preceduto il suo appuntamento con Nadal non erano mai stati men che eccellenti. Aveva fatto a pezzi l’ottimo americano Mackenzie McDonald con il punteggio di 6-3 6-3, aveva demolito Roberto Bautista Agut, uno dei veterani più coriacei del circuito, con il punteggio di 6-2 6-0, si era sbarazzato di Gael Monfils 7-5 6-1, e infine aveva sconfitto l’insidioso mancino Cam Norrie 6-4 6-3. Nadal era ben consapevole del percorso spettacolare di Alcaraz e sapeva bene che la vittoria netta ottenuta l’anno precedente sulla terra battuta di Madrid sul suo avversario dal talento incredibile ormai non significava più niente. Alcaraz è immensamente migliorato da allora e si presentato a questo incontro senza alcun timore reverenziale nei confronti del suo idolo e fiducioso di poter vincere.

Alcaraz si è portato avanti 2-0 dopo un lungo game di servizio mentre Nadal si è trovato a inseguire 0-30 nel terzo gioco in seguito a un doppio fallo e a una palla corta affossata in rete. Ma nel momento critico ha tenuto duro, stringendo i pugni, ben sapendo quanto fosse importante vincere quel game. Nadal è salito 4-2, ha perso i due game successivi, ma è riuscito comunque a vincere il set per 6-4 nonostante alcuni errori plateali.Alla fine del primo set le condizioni atmosferiche erano diventate ingiocabili. La violenza del vento, con raffiche oltre gli 80 km orari, ostacolava entrambi i giocatori in maniera drammatica. La situazione è peggiorata ulteriormente nel secondo set e entrambi i combattenti erano decisamente messi alle strette.

Le condizioni erano simili a quelle in cui Nadal aveva battuto agevolmente Andy Murray nella finale di Indian Wells del 2009 e ricordavano anche la finale degli US Open del 2012 quando Murray aveva sconfitto Novak Djokovic in 5 set, oppure quelle della semifinale Djokovic-Ferrer nello stesso torneo, chi era stata portata a termine il giorno successivo con un vento così forte da far sembrare ridicoli due giocatori straordinari. Chi può dimenticare quel giorno delle semifinali al Roland Garros tre anni fa quando Nadal eliminò Roger Federer in tre set con il vento che imperversava sul Philip Chatrier rendendo la palla incontrollabile? Sempre lo stesso giorno, più tardi, Djokovic era indietro nel punteggio contro Dominique Thiem nella seconda semifinale e il serbo giustamente insistette per rinviare la partita al giorno successivo. Thiem alla fine ebbe la meglio in 5 set. Dove si colloca questo confronto Nadal-Alcaraz nella classifica degli incontri più ventosi? Non è una domanda a cui si possa rispondere facilmente ma una cosa è certa: quello che i due spagnoli hanno affrontato – soprattutto nel secondo set – è stato assolutamente inaudito.

Considerando le circostanze orripilanti, hanno giocato in maniera incredibile, ma ben al di sotto dei loro standard abituali. Nel secondo set entrambi i giocatori hanno servito notevolmente più piano e ci sono stati 5 break di fila. Alcaraz ha ottenuto l’ultimo break che gli ha regalato il 5-4 con uno scintillante lob di rovescio in topspin oltre l’immaginabile e poi ha tenuto il servizio aggiudicandosi così un set faticoso e stressante. Il teenager ha gestito le avverse condizioni atmosferiche in maniera ammirevole. Nel corso degli anni Nadal ha sempre dimostrato di essere capace di adattarsi a condizioni ventose meglio degli altri; tuttavia, in quest’occasione ha faticato a trovare la misura. Peraltro il vento è gradualmente diminuito nel terzo set, arrecando minore fastidio ai giocatori.

Sul 2 pari Alcaraz ha avuto un’ottima occasione arrivando tre volte ad avere una palla break, ma Nadal ha colto l’importanza della situazione ed ha giocato all’altezza. Si è salvato gagliardamente sul primo break point con un primo servizio al centro che gli ha aperto il campo per un diritto vincente; ha annullato il secondo con uno smash e ha piazzato un servizio vincente a uscire sul terzo. Dal 3-3 40 pari Nadal è stato inespugnabile. E ha chiuso il set vincendo tre game consecutivi e gli ultimi 7 punti della partita. Nella stretta finale dell’incontro ha giocato in maniera impeccabile, in maniera molto simile a come aveva fatto contro Daniil Medvedev quando si erano incontrati nel torneo di Acapulco qualche settimana prima. La volée bassa di rovescio dello spagnolo non è mai stata più perfetta. La sua capacità di giocare d’anticipo è stata prodigiosa.

Ma Nadal è giunto alla finale ormai logoro, diversamente da Fritz, il che ha costituito una sorpresa, in quanto l’americano aveva faticato non poco per raggiungere la finale. I primi turni erano stati pieni di insidie e l’americano non aveva giocato al meglio, ma resta il fatto che è riuscito a tirarsi fuori da match molto combattuti con sprazzi di ottimo gioco. Dopo essersi sbarazzato di Kami Majchrzak, n. 75 al mondo, con il punteggio di 6-1 6-1, ha dovuto combattere fino allo stremo con lo spagnolo Jaume Munar (n. 99) vincendo infine 6-4 2-6 7-6(2). Anche negli ottavi contro l’australiano Alex de Minaur, Fritz ha sudato le proverbiali sette camicie prima di portare a casa la partita solamente al tiebreak del terzo set. Nei quarti di finale Fritz aveva dovuto faticare nuovamente prima di avere la meglio sul serbo Miomar Kecmanovic con il punteggio di 7-6 5-3 6-1. Incredibilmente Fritz e riuscito ad alzare esponenzialmente il livello del proprio gioco nella semifinale con Rublev vinta 7-5 6-4. il russo aveva vinto due tornei e vantava una striscia vincente di 13 partite ma ha gettato alle ortiche una rimonta da 2-5 nel primo set. Si è infuriato a tal punto da prendersi a racchettate la mano fino a farla insanguinare. Nel penultimo game della partita Fritz si è accorto di avere un problema alla caviglia, comunque in qualche maniera e riuscito a tornare a casa con la corona del vincitore. Contro Nadal in certi momenti ha giocato meravigliosamente, colpendo la palla, nonostante il vento, con stupefacente profondità e controllo, e commettendo solo 22 errori non forzati, 12 meno di Nadal.

Con questa vittoria ottenuta contro un avversario formidabile Fritz è assurto a una nuova dimensione. Lo spagnolo sfrutterà certamente il prossimo mese per recuperare sotto il profilo fisico, mentale ed emotivo prima di cominciare la sua stagione sulla terra battuta a Montecarlo. Ma cosa dire degli altri colpi di scena che si sono verificati a Indian Wells. Daniil Medvedev aveva appena festeggiato la propria ascesa a numero 1 del mondo ma contro Monfils, dal 3-3 nel secondo set ha perso 9 degli ultimi 10 giochi. Dopo un inizio prudente il francese è riuscito a far breccia con una serie impressionante di diritti vincenti. Monfils ha giocato in maniera incredibile ma va detto che Medvedev si è via via lasciato andare e verso la fine dell’incontro è sembrato rassegnato alla sconfitta.

In realtà Medvedev non si è ancora ripreso dalla scioccante sconfitta contro Nadal nella finale degli Australian Open in cui si era portato in vantaggio per due set a zero con Nadal sotto 2-3 e 0-40 nel terzo. Il russo avrebbe drammaticamente bisogno di vincere il prossimo ATP 1000 in Miami ma dubito che in questo momento abbia abbastanza fiducia in se stesso per riuscirci. In maniera abbastanza simile Sasha Zverev ha vagato tristemente per il circuito in questo inizio del 2022. E’ anche stato fortunato a non essere sospeso dopo aver preso a racchettate la sedia del giudice arbitro ad Acapulco. Forse quell’imbarazzante episodio aleggia ancora nell’aria perché Zverev è incappato in una sconfitta evitabile contro il coriaceo americano Tommy Paul che ha giocato un tiebreak scoppiettante per poi sconfiggerlo in tre set.

Resta il fatto che Zverev si era trovato a servire in vantaggio 4-2 nel terzo set quando ha commesso quattro doppi falli che gli sono costati il break. Sicuramente in questo momento Medvedev e Zverev sono assillati dai dubbi mentre si avviano a giocare a Miami dove cercheranno di ritrovare un trend vincente. A dire il vero, però, non mi aspetto molto da Zverev a Miami. Non vedo nessun giocatore nettamente favorito per la vittoria. Fritz avrà sicuramente bisogno di un po’ di tempo per digerire la vittoria più emozionante e gratificante della sua carriera. Ritengo che giocherà dell’ottimo tennis sulla terra battuta, che si farà notare a Wimbledon nelle fasi finali del torneo e che otterrà ottimi risultati sui campi in cemento durante l’estate nordamericana. La vittoria in un torneo così importante comporterà notevoli cambiamenti per questo ragazzo, ma rimane il fatto che avrà bisogno di un po’ di tempo per adattarsi a una nuova dimensione psicologica e abituarsi ad essere all’altezza delle nuove aspettative da cui sarà circondato. Alcaraz sarà ancora pericoloso a Miami e non mi sorprenderebbe se si portasse a casa il titolo. Per quanto riguarda Rafael Nadal, si riprenderà rapidamente dalla sconfitta a Indian Wells. Se riuscirà a rimettersi in sesto fisicamente e ad affrontare la stagione sulla terra battuta in piena forma sarà l’avversario che nessuno vorrà incontrare.

Tradotto da Kingsley Elliot Kaye

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ATP

ATP Montreal, Kyrgios: “La vittoria su Medvedev? Non è la prima volta che batto un n.1”

L’australiano aggiunge: “L’aver battuto il n. 1 del mondo non eleverà la mia classifica portandomi in Top 10, è solo una partita”

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Nick Kyrgios - Montreal 2022 (foto Twitter @atptour)

E’ un Nick Kyrgios consapevole dei suoi mezzi (ma la sicurezza in sè stesso l’ha sempre avuta) oltre che totalmente determinato per quanto riguarda i piani futuri, quello che si presenta in sala stampa dopo aver centrato la 27esima vittoria contro un Top 10 nonché la 14esima contro un Top 5 superando il n. 1 del tabellone dell’Omnium Banque National presented by Rogers Daniil Medvedev. L’obbiettivo è chiaro, quello di arrivare ad essere una testa di serie importante a Flushing Meadows, e per questo c’è un torneo da vivere da protagonista a Montreal, un torneo in cui si candida ad arrivare in fondo. L’attuale n. 37 del mondo sembra consapevole del fatto che il tennis si dimentichi facilmente di quello che accade, del fatto che ci sarà sempre una nuova partita o un nuovo torneo a soddisfare l’insaziabile passione e del fatto che soprattutto questo è uno sport che richiede continuità. Ecco le parole di Kyrgios in conferenza stampa dopo la vittoria su Medvedev.

IL MODERATORE: Nick, grande partita. Hai battuto il numero 1 del mondo. Come ti senti?

Nick Kyrgios: “Sì, è stata una partita difficile. Voglio dire, non sono andato sul campo pensando che fosse il numero 1 del mondo. Ci eravamo già affrontati tre volte. Mi aveva battuto l’ultima volta, io l’ho battuto due volte. Sapevo che si sentiva sicuro, quindi dovevo mettere in pratica uno stile di gioco che non gli avrebbe dato troppo ritmo. Ho fatto il serve&volley praticamente su ogni punto.  Ho servito bene, prendendo la rete abbastanza bene. Ho avuto un ottimo atteggiamento anche oggi. Nonostante la stanchezza, mi sono procurato due set point anche nel primo set. Sono stato in campo focalizzato fin dall’inizio. Quindi sono davvero contento di come ho espresso il mio tennis, della mia attitudine. Per quanto riguarda l’aver vinto contro il n. 1, alla fine è solo una partita, non modifica l’ordine delle cose. Anche questo è il tennis. Questo successo da solo non eleverà la mia classifica portandomi in top 10. È solo una partita, quindi devo prepararmi per la prossima”.

 

D: Dopo il primo set, come hai reagito psicologicamente? Sei tornato alla tua sedia e hai semplicemente svuotato la mente? Come hai affrontato il secondo set?

Nick Kyrgios: “Ho avuto delle occasioni pure nel primo set. Sono andato vicinissimo a vincerlo. Ma lui ha eseguito due incredibili servizi sui set point. Mi sentivo come se fossi proprio in controllo alla partita. Mi sentivo se come se meritassi di vincere il primo set. Dopo averlo perso, ho soltanto avuto una specie di reset. Ho guardato la mia squadra e ho detto loro: ‘Vedete cosa abbiamo fatto la scorsa settimana. Abbiamo trascorso una settimana fantastica’, questo mi ha permesso di caricarmi facendomi togliere un po’ di pressione. Ero in un mood del tipo: ‘Divertiamoci, giochiamo totalmente liberi nei game di risposta, senza alcuno schema predefinito’. Così sono riuscito a partire molto bene nel primo gioco del secondo set. Gli ho tolto subito il servizio e con lo slancio derivante dal break, sono riuscito a cambiare l’inerzia da quel momento in poi per tutto il resto del match. Oggi ho giocato bene i grandi punti, quelli decisivi. Sento che il mio gioco e la mia fiducia sotto pressione sono ai massimi storici. Questo è tutto ciò che ho davvero fatto”.

D: Ti è piaciuta la reazione della folla? Hai mandato alcune palle fuori dallo stadio, dopo averli rallegrati con le tue giocate, e ti hanno fischiato. Era una situazione di amore-odio?

Nick Kyrgios “Voglio dire, faccio tutto quello che voglio fare in campo. Cerco di giocare nel modo in cui voglio giocare. Che alla folla non piaccia o piaccia… Lo stadio era di nuovo pieno. Questo è tutto ciò che so”.

D. Fisicamente come ti senti? Sei arrivato piuttosto tardi da Washington. Fisicamente sei ancora a posto, al 100%?

Nick Kyrgios: “ A questo punto della stagione, penso che tutti sono costretti a scendere in campo con alcuni fastidi, non sentendosi fisicamente freschi. Ma sicuramente mi sento un po’ stanco, i miei riscaldamenti sono ora più brevi. Sto cercando di fare il minimo indispensabile per preservare la mia energia in vista delle prossime partite. Oggi mi sono riscaldato letteralmente per circa 10 minuti, poi sono tornato negli spogliatoi, per andare a posizionarmi sul tavolo del fisioterapista. Questa volta è un enorme sollievo avere con me il mio fisioterapista a tempo pieno. Non ho potuto farlo l’anno scorso a causa del Covid-19. È stato difficile gestire il mio corpo. Ora sto effettuando due, tre ore di fisioterapia ogni giorno. Ma sono in grado di analizzare le partite molto meglio di quanto probabilmente abbia mai fatto. In generale sto vivendo un periodo, di buona mentalità. La mia attitudine è positiva. La mia ragazza mi aiuta a mantenermi positivo. Il mio team intorno a me lo fa, tutti sanno che il tennis presuppone un buon approccio mentale. Se mi svegliassi ogni giorno ed essere in uno stato del tipo: ‘non ho voglia di giocare oggi’ sarei mentalmente lento, di conseguenza probabilmente sarei anche fisicamente piuttosto lento. Devo rimanere da un punto di vista mentale positivo, ricordandomi solo che sto vivendo un buon momento di forma, e ho avuto modo di capitalizzarla già la settimana scorsa, quindi …”.

D: Hai parlato della fatica. Ovviamente mentalmente non sembra che tu sia stanco. Andando verso lo US Open, sei chiaramente molto motivato, giusto? Come hai intenzione di assicurarti di non esagerare sul piano dello sforzo agonistico? Hai qualcuno a cui appoggiarti per quel tipo di consiglio, come i giocatori del passato o i giocatori attuali? Ne parli con qualcuno?

Nick Kyrgios: “Mi sento come se dovessi continuare a fare le cose giuste. Non giocherò la settimana prima degli US Open. Ho sicuramente quella settimana per riposare. L’anno scorso ho giocato a Winston-Salem. Ho firmato per il torneo, ma certamente mi ritirerò. Quest’anno ho intenzione di mantenere quella settimana libera da impegni nel circuito per essere fresco ed arrivare a New York, potendo gestire al meglio la mia routine. Tuttavia non lascerò nulla nel serbatoio in queste due settimane, pensando a New York. Soprattutto l’ho detto prima, senza i punti a Wimbledon, la mia classifica non mi garantisce di essere testa di serie in tutti i tornei. Ho bisogno di capitalizzare in queste due settimane, di fare più punti possibili. Queste sono due settimane fondamentali. Ho avuto successo a Cincinnati in passato.  Ho fatto la finale lì, ed ora mi sento molto fiducioso nei miei mezzi. Ma, voglio dire, non c’è nulla di garantito. Non ci sono mai garanzie nella vita. Potrei andare agli US Open, sentirmi fresco, giocare contro qualcuno nel giorno in cui è semplicemente troppo forte ed uscire subito comunque. In quel caso mi pentirei solo se non avessi lasciato tutto quello che avevo nel serbatoio a Montreal e Cincinnati. Sto affrontando il tutto, un giorno alla volta, non guardo troppo avanti. C’è così tanto sforzo nella mia routine quotidiana ora, non penso minimante a quello che verrà dopo. Penso che il modo migliore per vivere la mia vita sia semplicemente affrontare giorno per giorno, cercando di migliorarmi quotidianamente. Quando arriverò agli US Open, allora ci penserò. Mancano ancora tre settimane. C’è così tanto che può andare storto. Potrei farmi male alla caviglia, ad esempio. Come, toccando ferro, potrei piegarmi la caviglia camminando verso la macchina o qualcosa del genere. Non ho intenzione di pensarci. È così lontano”.

D: Cosa hai imparato su di te dalla partita di oggi?

Nick Kyrgios: “Voi ragazzi vi state comportando come se non avessi mai battuto i numeri 1 del mondo prima o qualcosa del genere. Ma l’ho già fatto prima. Avevo già battuto Medvedev. Ho battuto Roger, Novak, Rafa. Io sento che la mia fiducia in me stesso c’è sempre stata. Potrei perdere cinque partite di fila e so per certo che manterrei intatta la convinzione dentro di me, di essere in grado di battere chiunque. Non so se ho imparato qualcosa su me stesso oggi. So che sto giocando molto di più per me stesso ora, rispetto al passato. Guardo oggi e vedo che sono a Montreal, sul campo centrale, uno dei campi più belli del mondo contro Medvedev. Sarei un po’ egoista, se non andassi là fuori e cercassi di dare al pubblico una buona prestazione, a me stesso una buona prestazione, alla mia squadra una buona prestazione, a tutti la possibilità di guardare un grande spettacolo. Se non mi fossi presentato al top della forma oggi, avrei fatto un cattivo servizio a molte persone. Questo è ciò di cui lo sport ha bisogno, lo sport ha bisogno di partite come questa. Guarda il pubblico. Sono sicuro che tutti i giocatori la stavano guardando. È importante che i grandi giocatori e i giocatori iconici si presentino a partite come questa perché mantiene vivo lo sport”.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP

Atp Montreal, Medvedev dopo il ko con Kyrgios: “Mi sono mancati alcuni colpi”

Spiega così, il numero uno al mondo, la sconfitta subita da Kyrgios. “Sentivo che mancava qualcosa, mancavano i miei colpi migliori; di sicuro giocare con Nick il primo turno non mi ha aiutato”

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Daniil Medvedev - Miami 2022 (foto Twitter @atptour)

Formalmente è stato un secondo turno di un mille, in sostanza un match che avremmo potuto e voluto vedere più avanti nel torneo. Abbiamo assistito, anche ultimamente, a finali dal livello tecnico e dall’entusiasmo mediatico sicuramente inferiori rispetto al match tra Nick Kyrgios e Daniil Medvedev; il primo, alla vigilia, vincitore degli ultimi 13 match sui 14 disputati (passando per Wimbledon, dettaglio non da poco), il secondo “soltanto” il numero 1 al mondo. Ne è venuto fuori, infatti, un match bello, intenso e dal risultato che ha dato ragione all’australiano, mai come adesso assolutamente “on fire”. Ne è consapevole Medvedev che nella conferenza stampa post match non nasconde il proprio stato d’animo:

Credo di essere stato un po’ sfortunato ad affrontare subito Nick, finalista di Wimbledon e fresco vincitore a Washington. Continuando così chiuderà l’anno tra i primi 15/10 giocatori al mondo. Forse sarebbe stato meglio incontrarlo in una fase più avanzata del torneo, dopo aver rotto il ghiaccio qui. Se ci fossimo incontrati nei quarti avrei potuto vincere 6-4, 6-4 e lo stesso avrebbe potuto fare lui; il tema è un altro. Come a Los Cabos anche oggi sentivo che mi mancavano dei colpi. Mi ricordo la mia prima partita in Messico giocata con Rinky Hijikata, che credo sia numero 230 al mondo (217 n.d.r.); anche quella volta stessa sensazione, mi mancavano dei colpi ma quelli che avevo sono stati sufficienti per batterlo e andare avanti. Con Nick no. Ad esempio nel secondo set sul 15-40 e mio servizio (game terminato poi con il break a favore di Kyrgios) ho messo in rete un dritto stretto che in altre situazioni, magari anche più avanti nel torneo, avrei colpito più forte e più sicuro”.

Nonostante questo – continua il numero uno al mondo – stavo comunque giocando piuttosto bene, il match è stato in equilibrio ma, come ho detto prima, sentivo che mancavano dei colpi. E’ un peccato. Devo prenderne atto”.  

 

Pragmatico e comunque consapevole di avere sulle spalle il grosso peso del campione in carica, Medvedev, oltra al titolo di Montreal e i suoi relativi punti, ormai andati, dovrà difendere anche, tra qualche settimana, il titolo di New York. Non una passeggiata. 

In questo momento è dura – ammette Medvedev in totale sincerità – ho appena perso, non mi sento felice e nemmeno sicuro di me. I prossimi due-tre giorni non sanno semplici, sapendo che tutti stanno ancora giocando a Montreal, lottando per vincere un 1000. Ho avuto momenti difficili durante la mia carriera, questo non è il più difficile. Adesso devo preparare bene Cincinnati e poi gli US Open. Quando dico “bene” è perché questi tornei li voglio vincere. So che ci saranno tanti contendenti, molti giocatori che stanno giocando piuttosto bene: Nick, Stefanos, Carlos, forse torna Sascha, Rafa, Novak. Insomma un sacco di ottimi giocatori (non una parola sugli italiani, vabbè…n.d.r.). Quello che voglio fare è mostrare a tutti il mio miglior tennis, con tutti i suoi colpi e fare meglio di quanto ho fatto finora”.

I match con Kyrgios poi non sono mai match istituzionalmente perfetti: chi scende in campo con lui sa che prima o poi qualcosa succederà. A livello comportamentale, a livello tennistico è sempre lecito aspettarsi sorprese. Ma quanto poi incide tutto questo sui suoi avversari? La risposta ce la dà proprio il russo: “Questi colpi di solito interrompono il ritmo: un tweener, un servizio da sotto, un pallonetto sono tutti colpi che spezzano il ritmo. Quello che io faccio è pensare a me stesso e a come rispondere cercando appunto di far sì che il mio ritmo di gioco non venga interrotto. Oggi ha servito da sotto due volte: una volta ha sbagliato, un’altra ha fatto punto, ma sempre in situazioni di vantaggio. Prossima volta spero lo faccia sul 30-40”.

E adesso? Come detto Medvedev proverà a ricaricarsi: “Farò un giro a Montreal, non ho mai visto bene la città. Poi in realtà non ho ancora deciso. Cincinnati è in mezzo al nulla ma credo che comunque andare lì sia la situazione migliore per ambientarmi, allenarmi e tornare a giocare il mio tennis al 100%”. 

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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WTA Toronto: Serena cede a Bencic e si congeda dal Canada, Andreescu agli ottavi

Belinda Bencic liquida Serena Williams in due set e sancisce la fine della sua carriera su suolo canadese

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Bianca Andreescu - Toronto 2022 (foto Twitter @NBOtoronto)

La prima partita disputata da Serena Williams dopo l’annuncio del suo ritiro non poteva che essere uno show di grande impatto emotivo. Il centrale del Sobeys Tennis Center di Toronto con il pubblico delle grandi occasioni, e l’attenzione mediatica in Canada tutta concentrata sulla città dell’Ontario, nonostante a Montreal fosse in corso il Masters 1000 maschile con l’idolo di casa Felix Auger-Aliassime ancora in gara.

Tuttavia la “vicenda agonistica” (come era solito chiamarla il compianto Gianni Clerici) non è stata all’altezza dell’enfasi e dell’anticipazione riservata all’evento: davvero troppa la differenza tra le due giocatrici, soprattutto dal punto di vista atletico. La capacità di movimento di Serena non è ancora tale (e forse non lo sarà mai più) da permetterle di competere con una tennista del calibro di Belinda Bencic, che comunque ha svolto il suo compito alla perfezione senza lasciarsi distrarre dal sostegno del pubblico per la grande campionessa americana.

In un’ora e 17 minuti la svizzera ha chiuso la pratica ed ha anche chiuso la carriera in Canada di Serena Williams che ha lasciato il campo in lacrime con un mazzo di fiori, le maglie dei Toronto Maple Leafs (hockey) e dei Toronto Raptors (basket) per se stessa e per sua figlia Olympia, e ovviamente l’ennesima standing ovation della sua carriera, la prima di tantissime che riceverà nel suo “tour d’addio” fino allo US Open.

 

Mi sono sempre divertita moltissimo qui [a Toronto], dentro e fuori dal campo – ha detto Serena Williams prima di uscire dal campo ai microfoni di Sportsnet, la televisione canadese che trasmette l’evento in Canada – Tornerò come semplice turista a visitare la città. È stato tutto molto bello, ho giocato partite incredibili su questo campo, con splendide vittorie e un match altrettanto incredibile contro di te [Bencic n.d.r] alcuni anni fa. È stato un piacere giocare per voi oggi, e grazie per il sostegno.”

In conclusione di giornata, l’incontro finale della sessione serale sul Centrale ha visto l’ultima canadese rimasta in gara, Bianca Andreescu, sudare per oltre due ore e 10 minuti per avere la meglio della francese Alize Cornet. Dopo essere stata avanti 6-4, 3-1, Andreescu ha patito il ritorno dell’avversariache ha infilato quattro giochi consecutivi e poi ha chiuso il set 6-4.

Nel terzo set la canadese ha comunque mantenuto il comando del match e del punteggio chiudendo per 6-3 e prenotando l’appuntamento negli ottavi con la giovane promessa cinese Qinwen Zheng, che ha beneficiato del ritiro di Ons Jabeur.

Il tabellone completo del WTA di Toronto

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