La "società segreta" degli arbitri di tennis che vive in un regime di paura, abusi di potere e favori sessuali

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La “società segreta” degli arbitri di tennis che vive in un regime di paura, abusi di potere e favori sessuali

L’indagine del Telegraph ha rivelato le accuse di sfruttamento in corso da decenni che sono state mantenute segrete

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L'arbitro dell'incontro, Pascal Maria, Coppa Davis 2014 Napoli (Photo by VINCENZO ARTIANO)
 
 

Traduzione dell’articolo di Simon Briggs, pubblicato su The Telegraph il 14 aprile 2022

Gli arbitri di tennis vivono sotto una “regola della paura” e sono a rischio di avances sessuali secondo alcune figure di spicco, che hanno chiesto una riforma urgente per impedire lo sfruttamento degli ufficiali di gara giovani . Un’indagine del Telegraph sul caso di Soeren Friemel – il capo dell’arbitraggio ITF che si è dimesso il mese scorso dopo aver rivolto “commenti e inviti inappropriati” a un arbitro più giovane – ha rivelato precedenti casi di comportamento simile.
Abbiamo scoperto che:
– Gli abusi di potere di questo tipo sono noti alle autorità del tennis da almeno 15 anni
– Sono stati impiegati accordi di riservatezza per mantenere segreti tali casi
– “Usare il tuo corpo” – essere aperti alle avances sessuali – è stata a lungo considerata una corsia
preferenziale per aspiranti arbitri
– Un piccolo numero di persone ha un’influenza sproporzionata sulle nomine arbitrali, creando reti di
clientelismo e potenziale sfruttamento
– Le persone hanno paura di parlare apertamente, poiché gli informatori tendono a essere
ostracizzati

L’indagine ha anche scoperto che le autorità del tennis, compresa l’International Tennis Federation, hanno passato sotto silenzio le controversie vietando agli arbitri qualsiasi interazione con i media. Nelle parole di Richard Ings – ex capo dell’arbitraggio dell’ATP Tour – “Questa regola è stata progettata per evitare la discussione di casi particolari all’interno delle partite. Non è mai stata pensata per proteggere lo sport dall’imbarazzo. Ma è quello che è diventato”. Le dimissioni di Friemel sono avvenute nel bel mezzo del periodo più turbolento per i rapporti tra giocatori e arbitri da quando John McEnroe era al suo apice. Nel primo grande evento del 2022, gli Australian Open di gennaio, il canadese Denis Shapovalov ha preso una multa di 8.000 dollari per aver urlato “Voi ragazzi siete tutti corrotti” all’arbitro di sedia Carlos Bernardes.

 

L’iniziativa per un nuovo regime arbitrale è oggi portata avanti da Andrew Jarrett, l’inglese che è stato uno dei predecessori di Friemel come capo dell’arbitraggio ITF, ad è anche stato arbitro di Wimbledon tra il 2006 e il 2019. “La recente indagine di un QC [sul comportamento di Friemel] e il successivo annuncio dell’ITF non hanno costituto una grande sorpresa”, ha detto Jarrett al Telegraph in un’e-mail. “Il tennis mondiale e gli ufficiali di gara che lavorano al suo interno meritano una migliore governance. Questa è ora un’opportunità per apportare modifiche a un sistema che è stato a lungo malfunzionante”.

“Dobbiamo distruggere il sistema”

Il caso di Friemel ha suscitato interesse in tutto il mondo quando è stato segnalato per la prima volta dal Telegraph il 3 febbraio. Un tedesco di 50 anni, Friemel, è stato sospeso per 12 mesi in relazione a quattro incidenti che hanno coinvolto lo stesso arbitro tra il 2011 e il 2015. Secondo un portavoce dell’ITF, “Il problema era la situazione di squilibrio di potere”. Ora il Telegraph può rivelare che accuse simili erano state precedentemente mosse contro un’altra figura arbitrale di rilievo, che non può essere nominata per motivi legali. Questo secondo caso è ampiamente conosciuto nel mondo degli arbitri ma non è mai stato portato all’attenzione del pubblico, a causa degli accordi di riservatezza utilizzati in quello che un insider ha definito “un’uscita concordata”. Secondo un alto dirigente del tennis, che ha parlato sotto anonimato, il fatto che due casi simili siano emersi dal mondo chiuso dell’arbitraggio è la prova che un cambiamento è assolutamente necessario. “L’arbitraggio deve essere rivisto”, ha affermato il dirigente. “Dobbiamo solo riconoscere che non è giusto. Non necessita di un cerotto. Dobbiamo stracciare tutto”.

Altri ex ufficiali di gara hanno detto al Telegraph che abusi di vario genere avvengono in segreto da decenni. Le reti clientelari si sviluppano perché il potere è concentrato nelle mani di un piccolo numero di persone. Gli arbitri giovani hanno tutte le ragioni per ingraziarsi i superiori. “Ai miei tempi, era un sistema ben noto per velocizzare la tua carriera se eri disposto a usare il tuo corpo per promuovere la tua carriera”, ha detto Martin Wikstrom, uno svedese che era un arbitro di sedia nei primi anni 2000, prima di diventare un dirigente d’azienda di successo. “Se si guarda ad alcuni degli ufficiali di gara che sono riusciti a emergere – diciamo entro 10 anni – non ce l’avrebbero mai fatta, se fosse dipeso puramente dalla loro competenza”. La sospensione di Friemel è insolita poiché di dominio pubblico, a differenza degli scandali precedenti. La cultura del silenzio degli arbitri inizia con il codice di condotta firmato da tutti gli ufficiali di gara, che afferma che “non devono, in qualsiasi momento, partecipare a interviste con i media o incontri con i giornalisti … senza l’approvazione del supervisore/referente”.

Nelle pratica, l’approvazione viene data raramente e, senza alcun mezzo per far sentire la propria voce, gli ufficiali più giovani e meno esperti diventano facili prede dello sfruttamento. “I giudici hanno paura di parlare”, ha detto Richard Ings, che è stato il capo dell’arbitraggio dell’ATP dal 2001 al 2005, nonché l’arbitro di sedia più quotato al mondo alla fine degli anni ’90. “Se raccontano a un giornalista quel che sta accadendo “dietro le quinte”, anche in modo anonimo, i loro capi andranno a caccia di chi ha dato quell’informazione. Se trovano il colpevole, o magari sospettano di qualcuno, non devono nemmeno portare una vera e propria accusa di inadempimento al codice di condotta, possono semplicemente non selezionare più quella persona per l’incarico successivo. Il messaggio si diffonde rapidamente e si costruisce un muro di silenzi”.

“Anche la faccia conta”

Se il mondo dell’arbitraggio funzionasse senza intoppi alle proprie condizioni, la sua natura interna non costituirebbe un problema così rilevante. Tuttavia la promozione degli ufficiali di gara è qualcosa di soggettivo, ulteriormente complicato da una struttura apparentemente disfunzionale. Come un ex arbitro del Grande Slam ha raccontato al Telegraph, “Questa struttura è un’eredità dell’inizio dell’era Open del tennis nel 1968. I circuiti avevano bisogno di fornire un arbitraggio di alta qualità per gli eventi, ma questo significava trovarsi con tre diverse organizzazioni, ognuna con i propri arbitri. Il risultato è stato terribile: ogni gruppo tirava acqua al proprio mulino”. L’ITF impiega nove ufficiali di gara a tempo pieno, l’ATP nove e la WTA sette, più altri cinque in una categoria di “sviluppo”. I giudici di sedia iniziano con un distintivo bianco e poi guadagnano promozioni attraverso le tre categorie superiori – bronzo, argento e oro. Le loro prestazioni sono valutate dagli arbitri nella fascia immediatamente superiore, il che rappresenta un conflitto di interessi immediato. Un ex arbitro con il distintivo d’oro ha detto al Telegraph di essere stato incoraggiato dai suoi pari grado a non assegnare valutazioni troppo generose.

Alla fine di ogni anno, una “panel di rivalutazione” composto da cinque persone si riunisce. La commissione, che comprende i capi dell’ufficio di presidenza dei tre tour, un rappresentante degli eventi del Grande Slam e un osservatore indipendente, decide chi deve essere spostato in alto nella gerarchia e chi in basso, in un processo che molti credono abbia delle falle. “È come un club per soli uomini”, ha detto un arbitro con il distintivo d’argento. “Gestiscono i voti in maniera da mantenere le persone in certe posizioni. Le organizzazioni sanno chi vogliono e poi la riunione di fine anno è di fatto una contrattazione, uno scambio. “Se ci lasciate questo, noi vi diamo quello”. Organizzano i voti che vogliono, li gonfiano per quelli che vogliono favorire, penalizzano gli altri ignorandone l’effettivo valore. Ai supervisori e ai giudici è data una flessibilità che permette di redigere i rapporti nel modo che vogliono. Non c’è trasparenza, non c’è neutralità. Gli arbitri con il distintivo d’oro” – che sono 33 – “hanno 50 sfumature d’oro. Alcuni hanno metà del parco arbitri nella loro ‘No List’, mentre altri possono gestire tutti i partecipanti. [La ‘No List’ comprende i giocatori da cui un arbitro è tenuto lontano a causa di precedenti diverbi]”.

Secondo un altro ufficiale di gara, la mancanza di chiarezza sulle nomine permette che si sviluppino reti clientelari. Al giorno d’oggi, affinché un arbitro faccia una buona carriera o venga promosso, non è sufficiente essere bravo sulla sedia. Anche la faccia conta. Se ti costruisci le giuste connessioni, o vai ai matrimoni giusti, passerai davanti anche persone molto più brave di te, e continuerai ad andare avanti, anche se fai pessimi errori in diretta televisiva mondiale”. Il Telegraph ha sottoposto queste dichiarazioni in merito all’esistenza di nepotismo a Kris Dent, il responsabile del tennis professionistico dell’ITF, il cui dipartimento supervisiona gli arbitri.

“Prendiamo seriamente qualsiasi voce di condotta non conforme e abbiamo dimostrato che agiremo laddove necessario”, ha risposto Dent in una e-mail. “Questo include affrontare qualsiasi percezione di ingiustizia, in modo che tutti gli arbitri sentano di essere trattati allo stesso modo. Dobbiamo anche proseguire nei nostri sforzi per affrontare la diversità in termini di arbitri uomini e donne e attirare più persone dall’Africa e da alcune parti dell’Asia. Riconosco che ci sono alcune persone che non approvano questi cambiamenti, ma il cambiamento è una costante e dobbiamo continuare ad adattarci se vogliamo essere adatti allo scopo. L’ITF ha scelto di nominare un QC indipendente per condurre l’inchiesta su Soeren Friemel. Abbiamo chiesto a una società d’arbitrato con sede a Londra di occuparsi dell’eventuale appello successivo. Nel 2016 abbiamo introdotto dei livelli di controllo e di approvazione dei processi di nomina degli ufficiali di gara per gli incontri di Davis Cup e Billie Jean King Cup. Nell’ITF non è possibile che queste decisioni vengano prese da una persona sola”.

Il Telegraph ha anche chiesto a Dent se le due organizzazioni dei circuiti tennistici debbano continuare, secondo lui, a gestire ognuna i propri arbitri, o se questi ultimi debbano rientrare nelle competenze dell’International Tennis Integrity Agency, una nuova organizzazione creata lo scorso anno per supervisionare le operazioni di antidoping e di prevenzione contro la manipolazione delle partite di tennis. “Devo ancora valutare l’opportunità di una scelta del genere”, concede Dent. “Quello che credo fermamente è che sia noi che i tour dobbiamo continuare ad allinearci e lavorare a stretto contatto, a vantaggio dell’arbitraggio a livello globale. Lavorando insieme possiamo affrontare con successo le sfide emergenti come il ruolo delle nuove tecnologie, ad esempio le chiamate elettroniche, che richiederanno senza dubbio modifiche al percorso di sviluppo per la prossima generazione di arbitri e ufficiali di gara”.

Le opinioni di Dent su quest’ultima questione non sono condivise da tutti. Un Senior Tennis Administrator – il quale ha preferito rimanere anonimo – ha sottolineato la necessità di una maggiore separazione tra giocatori e ufficiali di gara. Quando i tour si basano sui buoni rapporti degli arbitri con i giocatori, e contemporaneamente gli arbitri decidono in merito alle loro partite, la situazione diventa piuttosto difficile“, afferma il dirigente. “Nasce un evidente conflitto di interessi. Una associazione indipendente sarebbe un’idea molto saggia. Il caso Friemel deve essere un campanello d’allarme, in questo senso”. Diversi incidenti recenti hanno attirato l’attenzione sulla natura del rapporto giocatore-arbitro. Il mese scorso, il numero 3 del mondo Alexander Zverev ha ricevuto una condanna (poi sospesa) per aver sbattuto la racchetta quattro volte sulla sedia dell’arbitro dopo una chiamata contestata ad Acapulco. La decisione, presa dal capo dell’arbitraggio ATP Miro Bratoev, ha portato Wikstrom a commentare sui social media che “gli arbitri [sono] accucciati in grembo ai migliori giocatori”.

La scorsa settimana, l’amministratore delegato dell’ATP Andrea Gaudenzi è stato costretto a inviare una circolare all’attenzione del tour maschile in cui lamentava che “i primi tre mesi della stagione hanno visto un’insolita frequenza di incidenti, con giocatori di alto profilo che si sono resi protagonisti di comportamenti antisportivi”, promettendo quindi sanzioni più severe in futuro. L’ITF ha iniziato ad attivarsi per la sostituzione di Friemel alla fine di febbraio. La nomina che ne seguirà è vista da molti come il momento della verità. Nelle parole di Kris Dent “stiamo cercando sia dentro che fuori dal mondo del tennis”, viene sottolineato anche che un’agenzia esterna – Sports Recruitment International – si sta occupando del processo. Per quelli che si sentano esclusi o sfruttati dal sistema, un candidato di continuità – cioè qualcuno che sia già ai vertici del settore – sarebbe un’ulteriore conferma che nulla cambierà. Puntano il dito contro coloro che da decenni stanno ai vertici dell’arbitraggio e sostengono che il loro stesso silenzio sia una forma di complicità. Alcuni credono che lo stesso Friemel possa ancora tornare in prima linea, forse anche tornando o ricoprire la precedente posizione di arbitro degli US Open. Non sarebbe tuttavia un risultato gradito ai più. Molti infatti vedono le sue dimissioni dall’ITF come un’opportunità per ripensare l’intero movimento.

Traduzione di Massimo Volpati, Alice Nagni, Michele Brusadelli

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WTA multa Wimbledon e LTA per l’esclusione di russi e bielorussi: da pagare 1 milione

La Federazione britannica dovrà sborsare 750 mila dollari. Mentre per l’All England Club la multa è di 250 mila dollari

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Secondo quanto riportato dal Daily Mail, la WTA ha deciso di sanzionare la Lawn Tennis Association (che gestisce i tornei di Nottingham ed Eastbourne) e l’All England Club con una multa di un milione di dollari nel complesso, spartita in questo modo: 750 mila dollari per la Federazione britannica e 250 mila all’All England Club per l’esclusione di atleti russi e bielorussi da Wimbledon e dagli altri tornei in Gran Bretagna. Come confermato dalla BBC, il club ha presentato ricorso contro la decisione; nonostante questo le multe andranno comunque pagate interamente prima che inizino le udienze per l’appello.

Sally Bolton, amministratore delegato del club che organizza Wimbledon, ha detto ai giornalisti che l’organizzazione è “profondamente delusa” dalla reazione del tour. Alla domanda sulle multe, ha detto: “Penso che la prima cosa da dire sia che è oggetto di un procedimento legale, quindi non posso commentarlo in modo specifico”. Ma ha aggiunto: “Rimaniamo fedeli alla decisione che abbiamo preso, siamo profondamente delusi dalle reazioni dei tour a quella decisione e probabilmente non posso dire altro al riguardo in questo momento”. Alla domanda se l’AELTC avrebbe presentato ricorso, ha risposto: “Sì, abbiamo presentato ricorso”.

 

Come è noto la LTA (federazione tennis britannica) ha seguito la scia di organizzazioni sportive – come la FIFA o la UEFA – che hanno optato per l’esclusione delle nazionali e delle squadre di club russe e bielorusse dalle competizioni internazionali. L’All England Club si era giustificato a suo tempo sulla decisione attraverso un comunicato “Abbiamo la responsabilità di fare la nostra parte per favorire lo sforzo generale del governo, dell’industria, delle istituzioni dello sport e dello spettacolo per limitare l’influenza globale della Russia. E sarebbe inaccettabile che il regime russo ottenga benefici di qualunque genere dalla presenza di atleti russi e bielorussi a Wimbledon“.

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ATP

Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Jannik Sinner, un tennista così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. Sono stati 2 match in uno

I Championships dovrebbero aver spazzato via le perplessità sul suo conto. Lui e Berrettini, che fortuna per il tennis italiano. Peccato che Sinner e Djokovic non abbiano giocato al meglio nello stesso tempo

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Jannik ha perso, ma evviva Jannik. Un giocatore così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. So quel che dico. Lui ci ha fatto sognare la vittoria più importante di sempre di un tennista italiano a Wimbledon contro un supercampione. E ciò dovrebbe bastare per applaudirlo con tutto il cuore e l’entusiasmo che merita.

È vero che questo era “solo” un match di quarti di finale e che Pietrangeli qui ha fatto semifinale (1960) e Berrettini finale (2021), ma nessuno di loro due aveva battuto lungo il cammino un giocatore con lo status di Djokovic.

Non lo ha battuto nemmeno Jannik, alla fine, quindi il discorso va rimandato a tempi migliori. Ma quando uno è capace di giocare così, sia contro Alcaraz sia contro Djokovic, a soli 20 anni, anche se non ancora per tre ore e mezzo, beh merita certamente fiducia e non solo rispetto. Se poi Berrettini avrebbe potuto fare ancora meglio, nessuno può saperlo. Ma avere due giocatori così è una vera grande fortuna, lasciatevelo dire da chi per 40 anni non ne ha visto uno di questo livello.

 

Il modo in cui Sinner ha giocato per un set e mezzo – dall’1-4 e palla break per l’1-5 del primo set fino al 7-5, 6-2 conquistando 11 game su 13 – contro il più forte tennista visto a Wimbledon negli ultimi 4 anni, giunto alla vittoria n.26 consecutiva sui prati dell’All England Club e in piena corsa per il settimo trionfo nei Championships che lo porterebbe a eguagliare il record del suo idolo di gioventù Pete Sampras, non può non aver chiarito le idee a tutti sull’enorme potenziale del ragazzo della Val Pusteria. Lui per primo sa di avere ancora grossi limiti. Lo sa anche Simone Vagnozzi, lo sa Darren Cahill che ha già cominciato a dare il suo concreto apporto. Tutti sembrano avere la necessaria umiltà, tutti sono consapevoli che soltanto con il duro lavoro – e non sono parole al vento – i progressi arriveranno. Così come sono arrivati nel tempo anche agli altri grandi talenti precoci, i Nadal, i Djokovic, i Federer.

E’ certo vero che abbiamo assistito a due match in uno. Sinner ha giocato molto bene da quel “quasi” 1-5 fino al 7-5, ma Djokovic era stranamente falloso perfino nella risposta che è per solito il suo colpo migliore, e poi invece dal terzo set in poi mentre cresceva a dismisura Novak, che ha servito in maniera pazzesca, Jannik ha sofferto un deciso calo. Al servizio e non solo. Secondo me anche di condizione fisica, non solo mentale come sembra aver suggerito Novak quando ha detto: “Fino al 7-5, 6-2 Jannik non aveva nulla da perdere, ma avanti due set a zero invece si è trovato all’improvviso con molto da perdere”.

La percentuale delle sue prime palle è infatti calata vistosamente, e la media, il 54%,  è chiaramente insufficiente se vuoi competere con un fenomeno come Djokovic che al contrario di Jannik è andato in costante crescendo. Nel quinto set ha servito il 71% di prime palle, la media era stata il 66%.

Invece, trascurando altri aspetti che sono più difficile da contabilizzare, Sinner nel primo set ha vinto sulla seconda palla il 65% dei punti, nel secondo il 56%, nel terzo il 40% e nel quarto il 33%. Una bella differenza no?


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Io poi mi sono proprio segnato nel mio bloc notes, all’inizio del quarto set quando Jannik ha esordito perdendo il servizio nel primo game a seguito di due doppi falli e di un primo errore su una risposta profonda ma non irresistibile di Djokovic e poi un secondo errore con una palla malamente steccata, che Jannik era improvvisamente diventato lento, poco reattivo. Ho scritto proprio su quei due errori: LENTO, a caratteri maiuscoli, in mezzo ai due punti persi.

Se sia stato tale per stanchezza o per calo di concentrazione – come i due doppi falli potrebbero far pensare – non so. Dico però che tale stanchezza sarebbe più che comprensibile, perché il tennis sull’erba, che costringe a stare sempre molto bassi, è faticosissimo. E di certo Jannik non era abituato a vincere quattro partite e mezzo di fila. Con tutto quel che segue, perché la stanchezza fisica si accompagna anche quella mentale. Lo stress, le interviste, le attenzioni, la gente che improvvisamente chiede e pretende spazio.

Certo è che negli ultimi 3 set Nole non ha mai dato l’impressione di essere sotto stress. Una performance impressionante, la sua. Una vittoria dell’esperienza, certo, ma non solo quella. E non è stata soltanto la visita nella toilette con lui che si guardava allo specchio e si chiedeva: “Ma dove sei Nole? Quello visto fin qui non è il vero Nole”.

Anche se da lì è ripartita la settima vittoriosa rimonta da sotto 2 set a zero.

Jannik ha più volte detto dopo il match, insieme al solito “non mi piace mai perdere”, di essere contento del suo torneo e anche del suo quinto set:  “Lui stava dettando il gioco, io ho tentato di riprenderlo in mano. Sono orgoglioso di quel che ho fatto in questo torneo, ma penso che potrò fare in futuro ancora meglio”.

Ed è stato proprio così. Sull’1 pari ha subito il break che ha di fatto deciso il set e il match. Ha sbagliato un dritto abbastanza semplice e si è trovato sotto 0-30, poi sul 15-30 ha fatto tutto giusto attaccando, ma ha messo in rete la volee. Annullata una prima palla break ha giocato una smorzata, che secondo me aveva fatto benissimo a giocare, ma purtroppo la palla non è andata oltre la rete.

Ma era tutto giusto. Fra un anno o due Jannik non sbaglierà più quelle volee, non sbaglierà neppure quella smorzata, anche se magari non gli verrà così naturale come capita a Alcaraz o, oggi, a Djokovic che ne ha giocate di stupende. Però io mi ricordo Novak ragazzino: non è che la palla corta di rovescio gli riuscisse così bene come adesso. E certamente non serviva allora come serve oggi.

Rivedo in Sinner un po’ me stesso” mi aveva detto Novak Djokovic nel corso di quella simpaticissima risposta in cui mi fa un po’ il verso e che è diventata virale sul nostro TikTok di Ubitennis avendo superato a ieri sera già le 300.000 visualizzazioni!

Ricordo sempre che cosa mi aveva detto in Slovacchia Gipo Arbino, il coach di Lorenzo Sonego: “Lorenzo ha giocato sia con Sinner sia con Djokovic e mi ha sempre detto che Nole ha maggiore varietà, angolazioni e fisicità, oltre a un miglior servizio, ma Jannik ha una potenza, un peso di palla, superiore a quello di Nole. Quando si scambia Jannik ti toglie la racchetta di mano”.

Sono convinto che Nole farà un sol boccone di Norrie – che ha battuto 7-5 al quinto un encomiabile Goffin – perché la verà semifinale della metà del tabellone è stata Djokovic-Sinner. Così come sono sicuro che nel prossimo duello fra Djokovic e Sinner i bookmakers non pagheranno più la vittoria di Jannik 6 volte e mezzo la posta.

Per oggi sono curioso di vedere come se la caverà Nadal con Fritz che non ha ancora perso un set, ma penso che Rafa vincerà perché ha troppa più personalità e carisma di Fritz, così come – salvo che gli faccia male la spalla come ha detto – son certo che Kyrgios batterà il già appagato cileno Garin.

E allora poi la semifinale Nadal Kyrgios sarà un bel vedere. Con Djokovic che se la potrà gustare senza troppo stress. Per chi tiferà Nole? Proverò a chiederlo ai suoi amici, perché lui non lo dirà facilmente neppure a me. Voi intanto provate a dirlo…

Buon tennis a tutti con un unico piccolo rimpianto: vedo la Maria n.103 WTA in semifinale (contro la Jabeur… evviva Ons, troppo brava e simpatica, magari vincesse il torneo!) per aver battuto la Niemeier n.97. In quella zona c’erano Trevisan e Cocciaretto, purtroppo non Camila Giorgi che sull’erba di solito gioca meglio… Ma non poteva arrivarci una delle nostre ragazze? O i tempi di Pennetta-Schiavone, ieri battute nel torneo delle leggende da Radwanska e Jankovic, non torneranno tanto presto?

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