Talentuosi, appassionati, sotto i riflettori, l’incredibile vita di due precoci fratelli giapponesi: gli Owaki

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Talentuosi, appassionati, sotto i riflettori, l’incredibile vita di due precoci fratelli giapponesi: gli Owaki

Yunosuke e Koujirou Owaki sono dei veri fenomeni con le loro racchette: li abbiamo incontrati in occasione del loro primo viaggio in Europa, dove sono stati invitati dai loro idoli Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic.

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Pubblicato da Tennis Majors il 3 maggio 2022

I fratelli Owaki sono esattamente come tutti gli altri bambini: si abbuffano di dolci e bevande alla merenda, regalano enormi sorrisi ai genitori con la medesima facilità con cui respirano e litigano per chi debba usare per primo il tal gioco… Hanno solo un problema di concentrazione quando viene chiesto loro qualcosa di diverso… come un servizio fotografico.

Dicevamo che sono come tutti i bambini, ma con un “piccolo” particolare che li porta vicino ad avere lo status di baby star: giocano a tennis con un’incredibile bravura.

 

Il primo viaggio della famiglia Owaki

I fratelli giocano a tennis nel vero senso della parola: si divertono con palline e racchette, trasportati dall’inesauribile energia dei loro anni – sei e otto – e questo, ci hanno detto, senza risentire del fuso orario.

Yunosuke e Koujirou hanno dunque appena viaggiato fuori dal Giappone per la prima volta, insieme ai loro genitori, Kosuke Owaki, che fa il venditore in un’azienda che produce metalli e la madre Minako Owaki, segretaria in un’azienda di pompe subacquee. Entrambi hanno 35 anni.

Nel momento in cui state leggendo questo articolo, la famiglia Owaki è già tornata a casa, a Mizumaki nel nord dell’isola più meridionale del Giappone, Kyuchu, dopo 20 giorni passati in Europa: 3 settimane da sogno per Yunosuke e Koujirou, così composte: 2 settimane sulla costa francese, prima alla Mouratoglou Academy per una settimana di allenamenti, poi ad assistere al Master 1000 di Monte-Carlo, poi a Belgrado per vedere l’ATP 250 nella Capitale serba.

Come in un sogno, erano stati invitati dai loro idoli: Stefanos Tsitsipas, il giocatore preferito di Yunosuke, e Novak Djokovic, quello di Koujirou.

I fratelli cominciano a essere famosi su Instagram

Il rovescio ad una mano di Yunosuke (e Tsitsipas) e quello a due mani di Koujirou (e Djokovic): questi gesti tecnici, inauditi in termini di precisione e impegno per giocatori così giovani, hanno reso famosi i fratelli Owaki durante il lockdown della primavera del 2020.

“Tutti li conoscono in Giappone – i genitori si sono sorpresi che la gente li conoscesse anche in Europa. Non ci potevano credere”. Così ha detto Magashi Ogawa, l’agente che adesso li accompagna vista l’attenzione crescente che ha già fruttato 25 interviste nel loro paese.

La gente chiede di fare foto con loro e i genitori sono davvero stupiti di quanto i fratelli vengano riconosciuti”.

Ecco il miracolo dei social media. Il loro account Instagram, dove il padre posta regolarmente i loro esercizi, allenamenti e, occasionalmente, partite, dà l’impressione distorta di una vita dedita al tennis, ma i due fratelli non giocano proprio molto…

“Due volte alla settimana e solo due ore al mese con un maestro”, così ci dicono i genitori.

Mizumaki è una città medio-piccola (30.000 abitanti) con una tradizione mineraria, dove il tennis è quasi sconosciuto. Questo spiega perché la maggior parte dei video sono girati in un parcheggio locale oppure in casa: il J Struct Tennis Club, dove si allenano, e il Tagawa Tennis Club, dove la famigli si reca nel tempo libero, sono a un’ora di distanza.

Vedremo presto i fratelli Owaki iniziare a competere?

Yunosuke, il più grande, ha già l’età per fare attività a livello agonistico e ha giocato il primo torneo nell’estate del 2021 ma è l’eccezione che conferma la regola.

“In Giappone gli unici tornei aperti a giocatori della sua età sono nell’area di Osaka o Tokyo” dice la famiglia; per entrambe le città bisogna prendere l’aereo.

“Se ne avranno le capacità e se lo vorranno, potremo certamente pensare a una carriera tennistica, ma adesso vogliamo che i ragazzi si divertano. Al momento il tennis non è preso molto serio, ci giocano e basta” dice la madre.

“Li portai ad una lezione in un club vicino e i ragazzi si divertirono. Tutti dissero che erano molto bravi, lo dicevano i maestri. I ragazzi erano davvero contenti e così hanno cominciato…”.

Una cosa è sicura: se i loro movimenti sembrano assolutamente precisi e promettenti per la loro età, vedendo i video in circolazione, non ti stai ingannando: quello che i ragazzi stanno facendo è davvero eccezionale.

“A questa età non ho mai visto niente di simile”, dice Patrick Mouratoglou, fondatore dell’accademia che porta il suo nome, attuale allenatore di Simona Halep, co-fondatore di Tennis Majors e fondatore della ChampSeed Foundation, che finanzia i sogni dei giovani giocatori a partire dai dieci anni di età. “Il loro livello, me lo spiego con il molto lavoro, soprattutto mimato. I loro genitori mi hanno detto che si esercitavano facendo molti gesti a vuoto (esercitando i movimenti dei colpi), come un pianista si esercita con la sequenza di note della scala. Penso che abbiano anche molto talento naturale. C’è un tempismo eccezionale nei loro movimenti. Sanno giocare la demi volée, sanno giocare palle alte, c’era molto vento durante la nostra sessione e si sono adattati senza alcun problema”.

Alcuni incredibili dritti corti incrociati o passanti di rovescio lungolinea confermano tale osservazione.

Tuttavia, Yonosuke e Koujiro sono ancora lontani anni luce dal diventare campioni. “La cosa più importante per progredire è giocare molte partite”, spiega Mouratoglou. “Vincere è ciò che conta per un tennista e si impara facendolo. Ma giocano poche o nessuna partita. In questa fase adorano giocare, puoi vederlo, ed è la cosa più importante. Se gli piace, progrediranno. Hanno la tecnica, ma è solo uno strumento, che non basta. Il successo ai massimi livelli è una questione di motivazione e personalità. Ci vogliono anni per formare un agonista”.

Wilson, Adidas e altro

Hanno il gusto della competizione? Yunosuke ha esultato facendo il pugnetto parecchie volte durante i suoi primi incontri, ci dice la famiglia. Come reagiranno ai giovani avversari che, senza dubbio, vorranno aggiungere il nome dei piccoli talenti di Instagram alla loro lista di successi? A questo punto dobbiamo accontentarci di supposizioni.

“Sono il loro unico partner”, sorride il padre, Kosuke Owaki. “Vogliono giocare di più. Non escludo di trasferirmi per rendere le cose più facili, e perché non all’estero, perché non qui?” dice, nella caffetteria dell’Accademia Mouratoglou. “Stiamo esaminando come farlo”.

Quando hanno partite di allenamento, non ci sono litigi. Il ragazzo più grande di solito vince con un margine ristretto, nonostante parta in svantaggio con il sistema di punteggio a handicap.

La celebrità dei due ragazzi ha portato loro qualche sponsorizzazione locale, flessibilità da parte del datore di lavoro dei genitori, supporto, di cui non si conoscono i dettagli, da Wilson (ora nella biografia dell’account) e Adidas (che non ha il diritto di farlo). È comprensibile che la famiglia Owaki non debba più preoccuparsi dell’attrezzatura, ma l’esperienza europea che Tsitsipas e Djokovic hanno appena offerto loro non può diventare uno stile di vita.

Per ora i due ragazzi si stanno godendo i primi trofei: polo e racchette autografate dai loro idoli, abbracci e selfie con le loro star preferite, l’amicizia del primogenito di Djokovic, Stefan, con cui stanno giocando, e i posti in prima fila allo stadio. Monte-Carlo e Belgrado sono state le prime partite di alto livello viste dagli spalti.

La loro attenzione nel seguire le partite senza distrarsi, anche se così giovani – hanno una perfetta padronanza delle regole – è un’altra affascinante manifestazione del loro amore per il tennis.

Patrick Mouratoglou ha dovuto rispondere recentemente alle domande del canale televisivo Canal+ sulla possibile sovraesposizione di questi bambini che hanno appena iniziato la scuola.

“C’è il rischio di esporli troppo, sì, ma i genitori non hanno molta scelta”, ha risposto l’allenatore. “Nel tennis il fabbisogno finanziario è enorme. Hai bisogno di un allenatore, di un preparatore atletico, devi pagare le trasferte ai tornei. Quasi nessun genitore ha questi mezzi. Pubblicizzare i tuoi figli quando sono dei fenomeni può aiutare a trovare questi mezzi necessari”. I genitori giurano che se i ragazzi vorranno smettere di giocare a tennis domani, non ci saranno problemi.

I fratelli Owaki sembrano lontani anni luce da tali considerazioni, lontani da essere grandi giocatori come i nostri occhi adulti vogliono spontaneamente vedere nel talento precoce. Sono ragazzi abbastanza fortunati, con le loro capacità naturali e le conoscenze che Instagram ha permesso loro di fare, per vivere al meglio il loro sogno.

Vivere in un territorio privo di tennis, dove giocare su un campo normale è impossibile, in questa fase sembra più un’opportunità. Non puoi sognare qualcosa che trovi ogni giorno sotto casa tua.

Traduzione di Luca Gori e Massimo Volpati

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Wimbledon: Rufus il falco, guardiano attento dei sacri prati dell’All England Club

LONDRA – Se i prati dell’All England Club sono così perfetti è anche grazie a loro: Rufus il falco e il suo addestratore Wayne

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Da Londra, la nostra inviata

L’occhio di falco, quello vero, a Wimbledon c’è eccome ed è quello di Rufus. Il rapace è bravissimo nel tenere lontani i piccioni dai campi dell’All England Club e a preservarne così la bellezza.

Una vera e propria tradizione e istituzione quella del rapace ai Championships, necessario per tenere i piccioni lontani dai campi, mantenendoli così integri e puliti.

 

Ovviamente il buon Rufus proviene da una “scuola” che lo prepara adeguatamente. Alla base delle delle sue “performance” c’è Wayne Davis, 59 anni, originario del Northamptonshire che fa l’addestratore di falchi ormai da ventidue anni.

Ora Wayne è diventato un professionista di successo nel suo campo ma, all’inizio della sua carriera, la sua scelta aveva lasciato perplesso il suo entourage, tant’è che gli era stato detto di “trovarsi un vero lavoro“.

Fortunatamente Davis non ha ascoltato chi lo voleva più “convenzionale” ed ora, grazie al falco Hamish, prima, e a Rufus, adesso, è uno dei più celebri addestratori britannici di rapaci, nonché uno dei fautori, assieme a Rufus, certo, della perfezione dei campi dei Championships.

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Gianni Clerici ed Hemingway

Ricordi e aneddoti su Gianni Clerici: dall’incontro con Hemingway, alle passeggiate tra i vialetti di Wimbledon

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Gianni era dolcissimo e fumantino allo stesso tempo. L’ho conosciuto più di dieci anni fa a una conferenza stampa della Schiavone, che aveva appena passato un turno a Wimbledon. Gianni Clerici le chiese se la leonessa (nomignolo, che forse le aveva appioppato proprio lui) fosse tornata a ruggire…E lei: “Voi giornalisti dovete smetterla di chiamarmi così”…Non l’avesse mai detto. Gianni da persona affabile divenne un leone e alla Schiavone replicò che lei non doveva permettersi di apostrofarlo come “giornalista”, perché lui era un semplice scriba e non poteva essere accomunato con nessuno. Abbandonò la conferenza stampa e non ci mise più piede quell’anno e negli anni successivi. Gianni era così: un aristocratico del tennis e della scrittura.

Gianni Clerici e quel bar sospeso tra tennis e tempo

Al Press Center di Wimbledon la mattina era tra i primi ad arrivare. Condividevo questo privilegio per la mia insonnia. Alla macchinetta del caffè il primo commento: Repubblica mi ha dato le solite 40-50 righe striminzite di spalla“…
“Gianni preferisco leggerti altrove… nei tuoi libri
E lui si illuminava e ribatteva: “ma va là…

 

Gli raccontai che un amico di mio figlio, Guido, aveva assistito a una match vicino a lui ed era rimasto folgorato dalle sue parole. Gianni si ricordò perfettamente di questo ragazzo gracilino e molto educato, compagno di una partita. Gianni era un peripatetico. Gli piaceva tantissimo passeggiare lungo i vialetti di Wimbledon, il nostro Eden, e raccontare. Un giorno incontrò Ernest Hemingway in un baretto di Pamplona. Ma dai Gianni…

“Sì, ho origliato quello che diceva a un amico. Parlava di un torero, Romero, ucciso dal torello di cui si era innamorato”. Al grande scrittore americano Gianni si presentò come ammiratore e scriba, chiedendo se Romero fosse al centro del suo nuovo romanzo. E lui rispose con la proposta di un gentlemen’s agreement: se lui non avesse utilizzato quella storia, avrebbe potuta scriverla l’interlocutore appena conosciuto.

Il pittore della carta stampata: il ricordo di Gianni Clerici di Steve Flink

Gianni qualche tempo dopo mi inviò una copia di “Quello del tennis”, appena edito. C’era la storia del torero Romero, ereditata da Hemingway. Con questo biglietto che conservo come una reliquia: “Caro Antonio, non sono in molti, oltre a noi, ad aver giocato a Wimbledon. Alla prossima edizione! Gianni”.

Era un uomo generoso. Avevo partecipato al torneo dei giornalisti accreditati a Wimbledon, vincendo una bottiglia di Champagne che la sera avevamo bevuto assieme al ristorante. Gianni nobilitò questa partecipazione con quelle righe. Lui, invece, aveva partecipato al Wimbledon vero, all’età di 23 anni, dopo aver raggiunto Londra in Topolina.

Ciao Gianni, porterò nel cuore quelle lunghe passeggiate e quelle cene offerte il giovedì ai giornalisti dal Wimbledon Club. Al termine mi chiedevi mezzo toscano, che fumavi con orgoglio, facendo il giro dei tavoli. Gianni, la Hall of Fame già dal 2006 ti ha accolto tra gli immortali del tennis. Per me resti un caro amico che condivide i vialetti di Wimbledon come se fossero quelli dell’Eden. Grazie.

Antonio De Florio

L’addio a Clerici sui giornali italiani: “Lui, Mura e Brera, i tre grandi Gianni del racconto sportivo”

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 20 giugno 2022!

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La vita di un giornalista di tennis che vive nell’Ucraina dilaniata dalla guerra [ESCLUSIVA]

UbiTennis è il primo media a parlare con Sergey Kontorchik, delle sue esperienze di guerra e della reazione
della comunità del tennis

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Traduzione dell’intervista di Adam Addicott, pubblicata su ubitennis.net 26/05/2022

A volte dovevo scrivere notizie mentre ero seduto in un rifugio, soprattutto durante i primi mesi. Le sirene d’allarme suonavano molto, molto spesso. Molte volte ci sono anche suoni di aerei, jet da combattimento, ambulanze o sirene di camion dei pompieri e suoni di esplosioni se un missile colpisce qualcosa o se i sistemi di difesa aerea entrano in funzione”.

Sergey Kontorchik è come qualsiasi altro giornalista di tennis nel mondo. Segue religiosamente lo sport per tenersi aggiornato sugli ultimi sviluppi. L’ucraino è il fondatore del sito web Великий теніс України o come è comunemente noto in inglese BTU. Nel 2012 ha deciso di creare una pagina Facebook per promuovere il tennis nel suo paese. Tre anni dopo è stato lanciato un sito web e l’anno scorso ha ricevuto per la prima volta più di un milione di visitatori.

 

“Sono stato ispirato dal tennis e avevo anche il desiderio di essere più vicino al mondo del tennis e forse di attirare più ucraini nello sport che amo”, racconta a UbiTennis.

All’inizio il sito web era piuttosto piccolo, perché non avevo sponsor e nessun collaboratore e pagavo tutto di tasca mia“.

Ho iniziato a comunicare di più con i nostri giocatori. Ogni volta che ce n’era la possibilità ho provato a visitare le partite della nazionale in Coppa Davis/Billie Jean King Cup e altri tornei, scattare foto e parlare con i giocatori per approfondire la storia del tennis ucraino. Dal 2015 altre due persone, entusiaste quanto me, si sono unite a BTU. Sono molto fortunato di avere questo team, perché senza di loro non sarebbe possibile portare avanti questo progetto così attivamente”.

È difficile trovare un difetto nell’impegno di Kontorcvhik mentre si occupa degli ultimi sviluppi agli Open di Francia dalla sua terra natale colpita dalla guerra. L’Ucraina è impegnata in un conflitto militare con la Russia dal 24 febbraio dopo che è stata intrapresa una cosiddetta “operazione speciale”. Dal 24 maggio l’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha potuto verificare che 3.942 civili sono stati uccisi e altri 4.591 feriti. Anche se si teme che il bilancio sia significativamente più alto e il conteggio non tenga conto delle morti dei militari coinvolti.

Kontorchik vive a Dnipro, una città situata al centro della regione di Dnipropetrovsk che confina con Donetsk, una delle due aree controllate dai separatisti sostenuti da Mosca e si chiama Repubblica Popolare di Donetsk. Secondo il diritto internazionale la regione fa parte dell’Ucraina ma la Russia la riconosce come nazione indipendente. È una delle aree [di interesse russo] che ha fatto sì che la guerra iniziasse.

Mi sono svegliato alle 6 del mattino a causa dei terribili e rumorosi schianti: il nostro aeroporto è stato colpito da diversi missili. Ho controllato il mio telefono e ho visto dozzine di messaggi su Putin che ha avviato una guerra e inviato truppe russe che sono entrate nel nostro paese da più direzioni e che Kiev e il nord dell’Ucraina sono stati attaccati dalla parte della Bielorussia. È stato terrificante, ha detto Kontorchik nel momento in cui ha scoperto che la guerra era iniziata.

Dnipro è sempre stata vicina alla prima linea nel sud-est dell’Ucraina. È diventata un fulcro per gli sforzi sia umanitari che militari. Dnipro è diventata un luogo in cui i feriti arrivano dal fronte e gli sfollati vengono per sfuggire dalla guerra. Lo stesso sta accadendo ora, solo su scala molto più ampia”. Ha aggiunto.

UbiTennis è il primo media ad offrire a Kontorchik una piattaforma per parlare delle sue esperienze come giornalista di tennis che vive in una zona di guerra. A causa delle barriere linguistiche, abbiamo interagito tramite un traduttore per ottenere informazioni accurate.

In un certo senso il tennis ha creato un piccolo senso di evasione per gli scrittori di BTU e il loro proprietario. Hanno partecipato a vari eventi di raccolta fondi per aiutare a sostenere le persone colpite dalla guerra. Uno dei loro lettori con sede in Italia ha inviato loro “diversi pallet” di medicinali.

Ti permette di allontanarti per un attimo da questo orrore che gira dappertutto e che ti ruba un sacco di energie. Non è rilassante. Sì, il tennis è una distrazione e ti ricorda che la vita deve andare avanti, ma è sbagliato vederlo come “ok, ora posso godermi il mio tempo ed essere eccitato a causa del tennis, spiega Kontorchik.

Abbiamo scoperto che è davvero difficile guardare le partite di tennis in questo momento. Non riesci a mantenere la concentrazione o il tuo interesse. Ho provato a seguire alcune partite importanti e non sono riuscito a guardarle a lungo. Perdevo l’attenzione rapidamente. Prova a immaginare, sei stato così interessato a qualcosa per tutta la tua vita e la guerra te la rende quasi indifferente. Molti ucraini dicono che è difficile guardare film o leggere libri in questo momento. Come se il loro cervello avesse qualche forma di resistenza. Ma è importante fare qualcosa per non perdere completamente la testa”.

Cercare di promuovere il tennis in un paese colpito da un conflitto è un compito difficile. Secondo un recente rapporto, si dice che le forze russe abbiano distrutto in Ucraina almeno 130 strutture scolastiche e danneggiato altre 1500. Inevitabilmente questo avrà anche un impatto sull’accesso agli impianti sportivi. Quanto a BTU, hanno perso tutti i loro guadagni dalla pubblicità. Ora si affidano alle donazioni dei lettori per sopravvivere.

Affrontare una nuova realtà

Sin dall’inizio del conflitto, BTU ha sentito il bisogno di dare voce a coloro che nello sport potrebbero non essere in grado di parlare con i media internazionali. Un esempio è quello di Viacheslav Bielinskyi. Un diciottenne che lo scorso dicembre ha raggiunto la quinta posizione nella classifica [mondiale] juniores, dice che i giocatori russi hanno parlato con lui della loro opposizione alla guerra, ma hanno paura di farlo pubblicamente. Quelle conversazioni sono avvenute tra giocatori che giocavano nel circuito ITF.

“Siamo stati in contatto con i nostri tennisti dal primo giorno di guerra”, ha risposto Kontorchik quando gli è stato chiesto del suo legame con le stelle del tennis del suo paese.

In questo momento cerchiamo anche di raccogliere le loro storie sull’affrontare una nuova realtà, magari per parlare con chi non ha avuto la possibilità di comunicare con i media internazionali e vuole condividere con noi la propria storia. C’è chi vuole condividere e c’è chi vuole andare avanti e magari lasciare qualche episodio dell’orrore nel passato“.

Sembra assurdo che nel 2022 alcune di queste interviste siano state realizzate mentre i tennisti si nascondevano nei rifugi antiaerei. Coloro che sono riusciti a sfuggire al conflitto continuano a esprimere la loro posizione in campo. Elina Svitolina ha già parlato dell’impatto mentale della guerra e ha raccolto fondi per la sua patria. Dayana Yastremska ha donato il premio in denaro vinto con il titolo dell’Open di Lione. Nel frattempo, gli ex giocatori Alexandr Dolgopolov e Sergiy Stakhovsky si sono uniti alle forze armate del loro Paese.

Per quanto riguarda i giocatori russi e bielorussi, alcuni hanno espresso messaggi contro la guerra, ma nessuno si è spinto a tal punto da criticare il proprio governo. Il motivo principale è probabilmente legato alle severe leggi del loro Paese, che potenzialmente puniscono chi critica il conflitto. Per questo motivo Wimbledon ha deciso di non mettere in atto un documento che preveda una dichiarazione che i giocatori dovrebbero firmare, nella quale si condanna il proprio governo per poter prendere parte al torneo.

Tuttavia, questa argomentazione colpisce particolarmente Kontorchik, che sottolinea come la Russia abbia annesso la Crimea nel 2014, ma le leggi contro la guerra in Russia siano state pubblicate solo nel marzo 2022.

“C’è stata una reazione molto limitata da parte della famosa popolazione russa o bielorussa in generale. Anche da parte di coloro che trascorrono la maggior parte del loro tempo all’estero, anche da parte di coloro che vivono lì con le loro famiglie. Molti hanno provato a parlare solo dopo che le sanzioni hanno iniziato a impedire loro di condurre il loro solito stile di vita lussuoso, afferma.

Per i giocatori ucraini è come un doppio fallo: il primo “out” è che non si ottiene la risposta che ci si aspetterebbe dagli amici o dai colleghi; il secondo “out” è che si ha l’impressione che l’intera comunità degli appassionati di tennis, dei media e delle autorità non capisca affatto il tuo punto di vista. Se questi ragazzi rimangono in silenzio, i giocatori ucraini continuano ovviamente a chiedersi cosa possano pensare: forse sostengono Putin, forse pensano che sia tutta colpa dell’Ucraina, forse non riescono a vedere la differenza tra il bene e il male. È assurdo. È già davvero difficile continuare a giocare e cercare di costruire la propria carriera soltanto considerando questi fattori, senza parlare del fatto di non avere una casa”.

Il conflitto ha scatenato l’azione del mondo sportivo, ma anche nel tennis è un argomento che divide. L’ATP, la WTA e l’ITF hanno sospeso i giocatori russi e bielorussi dal giocare sotto la loro bandiera, oltre a escludere le loro federazioni nazionali dagli eventi a squadre. Wimbledon ha fatto un ulteriore passo avanti, vietando loro di giocare e facendo arrabbiare gli altri organi di governo dello sport. Il risultato è che il Grande Slam di quest’anno si svolgerà senza l’assegnazione di punti di classifica per la prima volta da quando il sistema di classifica è stato introdotto quasi 50 anni fa.

Questo divieto è stato un segno inaspettato, ma importante, di sostegno all’Ucraina, anche se alcuni continuano a ricordarci che lo hanno fatto solo per l’immagine pubblica“, ha commentato Kontorchik. “Tuttavia è stato anche un messaggio per gli altri grandi tornei. Wimbledon è il più grande evento tennistico della storia, le persone al di fuori del tennis lo conoscono e lo seguono. Il tennis, come qualsiasi altro sport, è un importante strumento di propaganda per i russi, che stanno sfruttando al massimo il loro successo sportivo”.

“Se guardiamo la questione dal punto di vista della dirigenza del tennis, sembra incomprensibile che stiano seriamente spingendo per togliere i punti a tutti. Con il pretesto di proteggere i diritti di tutti i tennisti, in sostanza tutti saranno puniti, e nessuno avrà l’opportunità di guadagnare punti a Wimbledon. Questa sarebbe la cosiddetta tutela dei diritti?”.

Date le ripercussioni legate a Wimbledon, è probabile che gli altri tornei non seguano lo stesso precedente, a meno che non siano costretti a farlo.

Il tutto fa sorgere la domanda: cos’altro si potrebbe fare? Kontorchik rende omaggio a coloro che hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi, tra cui la numero 1 del mondo Iga Swiatek, che ha parlato più volte della guerra. Andy Murray e Roger Federer sono tra i giocatori che hanno fatto donazioni per gli sforzi umanitari. La Federazione svizzera di tennis ha ospitato giocatori ucraini. Infine, l’ex campionessa degli Open di Francia Francesca Schiavone ha organizzato un evento di beneficenza a favore della fondazione di Svitolina.

D’altro canto, c’è anche un certo grado di delusione. Quando è emerso il timore che Peng Shuai potesse essere sottoposta a censura da parte delle autorità cinesi, la WTA ha reagito in modo rapido e deciso sospendendo tutti i suoi eventi in Cina, causando perdite di milioni di dollari.

Le azioni del mondo del tennis, dei top player, del management, sono state estremamente deludenti in generale. Molti ucraini hanno lasciato commenti, stanno perdendo o hanno già perso il desiderio di seguire questo sport se questa ne è la reazione sincera”, ritiene Kontorchik.

“La guerra in Ucraina è uno slogan “No war” o “Stand for peace” (usato nello sport) – ma siamo onesti – come può qualcuno, qualsiasi persona sana di mente, essere a favore della guerra e contro la pace in generale?”.

Il racconto di Kontorcvhik su cosa significhi vivere in Ucraina in questo periodo rimette davvero tutto in prospettiva. Come milioni di suoi compatrioti, è inevitabilmente colpito dalla guerra. Eppure, continua a dedicare il suo tempo al tennis. Anche se nessuno sa per quanto tempo, visto che si trova in un Paese dal futuro incerto.

“Siamo chiari: il futuro del tennis in Ucraina è molto, molto incerto. A nessuno interesserà il tennis, quando la gente in Ucraina non avrà dove vivere e cosa mangiare. Le Nazioni Unite dicono che una guerra prolungata porterà 9 ucraini su 10 a vivere in condizioni di povertà o quasi. Il 50% delle aziende ha già chiuso, l’altro 50% sta lottando in questo momento. Il nostro nuovo e moderno centro di tennis è stato distrutto, i campi non sono in buone condizioni tali da permettere i giocatori di allenarsi. È solo la punta dell’iceberg”, conclude.

Traduzione di Alice Nagni e Massimo Volpati

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