Wimbledon: l'ammazzagrandi Cornet, sfiancata, cede il passo a Tomljanovic. Rybakina regola Martic

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Wimbledon: l’ammazzagrandi Cornet, sfiancata, cede il passo a Tomljanovic. Rybakina regola Martic

La tds n. 17 centra i secondi quarti Slam della carriera. Elena se la vedrà con l’australiana, capace di rimontare la francese, vittima del nervosismo e di un problema muscolare

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Ajla Tomljanovic - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)
 
 

Nel secondo match di giornata, sul Campo 2, si sono fronteggiate per la quinta volta in carriera – tre dei quattro H2H si sono giocati negli Slam – la francese Alize Cornet e l’australiana Alja Tomljanovic. Quest’ultima è riuscita nell’intento di qualificarsi per il secondo anno consecutivo ai quarti di SW19 – il suo secondo quarto in assoluto nei Major – rimontando per 4-6 6-4 6-3 dopo 2h37 di lotta stoica, nella quale le due protagoniste hanno messo sul campo tutto quello che avevano, dando vita ad un grandissimo match sul piano dell’agonismo e del pathos. Abbandona perciò il torneo, alla sua 15esima partecipazione, (meglio di lei in termini di presenze nel torneo soltanto Kuznetsova e le sorelle Williams) l’ammazzadei dal naso all’insù – per la seconda volta gli ottavi dei prati inglesi le sono fatali – dopo aver compiuto l’impresa più ardua dell’anno: fermare dopo 37 vittorie consecutive la n. 1 WTA Iga Swiatek, peraltro scalpo non isolato visto che sempre al terzo round di Wimbledon – ma di otto anni fa – soppiantò l’allora capofila del tennis femminile Serena Williams. I primi due precedenti erano andati in scena oltreoceano, nel 2013 allo Us Open vinse la 32enne nizzarda con un periodico 6-2. La n. 44 WTA invece replicò sei anni dopo in California, ad Indian Wells fu infatti la tennista di origini croate a spuntarla, anche in quella circostanza in due set. Poi l’anno scorso, tra Melbourne e Londra, le ultime due sfide prima di oggi: all’Australian Open il match se lo aggiudicò in rimonta la veterana transalpina, mentre a Wimbledon fu la nativa di Zagabria ad uscire vittoriosa dopo tre frazioni molto dure.

INIZIALMENTE PREVALE LA CLASSE DI CORNET SULLA POTENZA DI TOMLJANOVIC – La partita fin da subito propone un netto confronto di stili, da un lato la potenza dei colpi della 29enne aussie e dall’altro la varietà di soluzioni da parte dell’ex n. 11 del ranking mondiale, la quale si fa preferire anche per una maggiore intelligenza tattica. Questa spiccata capacità strategica di Alizé, ovviamente è una conseguenza del fornitissimo ventaglio di esecuzioni di cui dispone e nella prima parte dell’incontro la completezza tecnica della n. 37 è la vera protagonista della sfida. Cornet riesce infatti ad impiegare tutto il campo, sapendo sapientemente variare le altezze dei suoi colpi, le rotazioni e gli angoli. Inoltre fa uso sovente anche della propria eccelsa manualità, con puntuali e chirurgici uno-due attraverso la smorzata e il successivo pallonetto o usufruendo del suo innato tempismo nell’attaccare in controtempo la rete e nel chiudere il punto con volée smorzate di pregevolissima fattura.

Questa distanza qualitativa tra le due giocatrici si tramuta in un 4-1 iniziale per la peperina della Costa Azzurra. La n. 1 di Francia però permette il rientro alla sua avversaria, a causa di un eccessivo nervosismo, che viene raffigurato da continui monologhi in cui l’esperta 32enne si lamenta per il suo lancio di palla troppo avanzato. L’ammazzagrandi si riprende un break di vantaggio, ma poi nel momento di servire per il set sul 5-3 riaffiora la tensione emotiva e questa volta il battibecco è con la giudice di sedia per via di una mancata chiamata sul set point. Però appena ritrova concentrazione e attenzione, la tennista francese si dimostra perennemente dominante e non per nulla centra il terzo break del parziale, ponendo fine al set in risposta nel decimo game dopo 49 minuti. Infatti, un’altra chiave del match finora è stato il focus mentale della giocatrice più anziana in campo, perché quando c’è stato Tomljanovic è sempre stata costretta a correre e a doversi difendere. Chiaramente controbattere non è la migliore delle attitudini della 29enne di Zagabria e quindi se deve colpire in corsa incontra grandissima difficoltà. Perciò manovrando a proprio piacimento, Cornet fa il bello ed il cattivo tempo.

 

NON RIESCE LA VENDETTA AD ALIZE, DOPO IL KO DEL 2021 AL TERZO TURNO, FRENATA DA GUAI MUSCOLARI – Ma se si distrare l’ex n. 11, allora ecco che l’ex fidanzata di Berrettini potendo lasciare andare, da ferma, i suoi fendenti piatti diventa micidiale. Alja difatti reagisce immediatamente al set perso, breakkando nel primo gioco della seconda partita anche complice un calo fisiologico della classe ’90, nativa della “Baia degli Angeli”. Sembrerebbe rivelarsi solo un fuoco di paglia, poiché Alizé dopo aver trovato subito il contro-break ha ben due occasioni per salire 3-2 e servizio. Ma l’australiana adesso ha alzato i giri del motore in battuta e soprattutto ora attacca a più non posso a braccio totalmente sciolto. La transalpina accusa il colpo delle chance mancate, e ritorna ad esibirsi in soliloqui di Kyrgiosiana memoria, inoltre inizia a commettere anche scelte scriteriate e confusionarie. E così in men che non si dica, è 4-2 in favore della n. 44. La partita in questa fase è veramente una battaglia, con scambi massacranti dove le due si sfidano a colpi di comodini brutali.

Ma come ormai si è capito, a poter realmente decidere questo match in un senso o nell’altro, è Cornet, la quale ritrovando almeno in parte il suo tennis mette a segno l’ennesimo ribaltamento di fronte di questo incontro vincendo due game consecutivi. Purtroppo per lei, nell’ottavo gioco lo sforzo profuso per recuperare, fa sì che ceda per la terza volta nel set il servizio dando il là all’avversario per trascinare la sfida alla frazione decisiva. La sensazione è che, in questo frangente di gara la nizzarda sia in grandissima difficoltà fisica. E’ chiaramente in apnea, non riesce più a comandare e se lascia l’iniziativa a Tomljanovic, dovendo a quel punto remare, il match cambia totalmente il proprio verso. Probabilmente sta influenzando la prestazione della francese, in questa fase rendendola deficitaria, il problema che l’ha fatta scendere in campo con una doppia fasciatura ad ambo le cosce. Non sembra averne veramente più, si piega costantemente sulle ginocchia. Solamente il suo spirito combattivo la convince a non ritirarsi: prima di alzare bandiera bianca però la 32enne transalpina ha un ultimo moto d’orgoglio, riemerge dal 5-1 fino al 5-3, ma a quel punto deve abdicare al terzo match ball.

[17] E. Rybakina b. P. Martic 7-5 6-3

Ad aprire il programma odierno sul Court 1 di Wimbledon, alle 14:00 italiane, è stato lo scontro nel secondo ottavo di finale della parte alta del tabellone tra la tds n. 17 del seeding Elena Rybakina e la croata Petra Martic. Le due giocatrici, entrambe ex Top 15, si affrontavano per la seconda volta, dopo il primo confronto diretto andato in scena due anni fa a Dubai. Nella semifinale del ‘500’, che si disputa negli Emirati Arabi, prevalse la n. 23 WTA con un doppio tie-break. Anche nella sfida sui prati londinesi, la contesa è stata decisa in due parziali e ancora una volta ad avere la meglio è stata la tennista russa, ma di passaporto kazako. La 23enne di Mosca si è infatti imposta con il punteggio di 7-5 6-3 in poco più di un’ora e venti minuti di gioco.

Il primo set è stato certamente più equilibrato, anche se Elena avrebbe potuto farlo suo in maniera molto più agevole vista la partenza a razzo, che gli aveva subito permesso d’involarsi sul 3-0. A questo avvio fulmineo di Rybakina, però, aveva risposto prontamente la 31enne di Spalato, la quale a sua volta ha piazzato un filotto di quattro game consecutivi con cui la n. 80 delle classifiche ha ribaltato l’inerzia della sfida, centrando il secondo break di fila e mettendo per la prima volta nel match la testa avanti. Sul 4-3 in suo favore, però, Petra ha restituito immediatamente il favore e facendosi strappare il secondo turno di servizio, ha rimesso nuovamente in parità l’incontro. Dunque, a questo punto dopo svariati break da ambedue le parti – precisamente 4 nei primi 8 giochi della partita – finalmente le battute sono state registrate e per qualche minuto l’andamento del duello ha seguito la normale alternanza dei servizi. Poi d’improvviso nel dodicesimo gioco, l’ex n. 14 del mondo, chiamata a servire per rimanere nella frazione, ha visto il proprio fondamentale d’inizio gioco perdere di nuovo solidità. Martic si è irrigidita nel momento decisivo, e la n. 1 del Kazakistan non si è fatta pregare cogliendo l’occasione e mettendo in ghiaccio il set d’apertura.

La seconda frazione ha avuto un’andatura decisamente più logica. Le battute sono state perfette, salvo in un game: il sesto, quando sul 3-2 la kazaka ha saputo sfruttare le uniche due chance materializzatesi per le giocatrici in ribattuta nell’intero parziale – negli altri giochi del set nessuna palla break offerta – e per di più nell’unico turno di servizio andato ad oltranza. Allungo, come detto, determinante ai fini del risultato e che ha permesso a Rybakina di staccare il pass per i suoi secondi quarti di finale a livello Slam dopo quelli raggiunti al Roland Garros nel 2021. Sfuma invece, per la tennista balcanica, l’obbiettivo del terzultimo atto sul manto erboso britannico, che anche nel caso di Petra sarebbe stato il suo secondo quarto nei Major dopo quello parigino del 2019. Si ferma perciò al quarto turno, per la terza volta in carriera, la corsa della classe ’91 spalatina sui campi del Sacro Graal tennistico, dopo che già le edizioni del 2017 e del 2019 l’avevano vista soccombere a questo punto del torneo. Da evidenziare da un punto di vista statistico il grande rendimento con il fondamentale d’inizio gioco della kazaka, autrice di ben 6 ace, i quali sono stati accompagnati da ottime percentuali: 65% di prime in campo, il 73% di conversione e il 75% di punti portati a casa con la seconda – un favoloso 14/20. E si comprende pienamente come la performance al servizio, sia stato un fattore cruciale per indirizzare il match nelle mani della medaglia di “legno” degli ultimi Giochi Olimpici, osservando i numeri in battuta della sua avversaria: Petra ha raccolto il 50% con la seconda e ha messo in campo solo il 51% di prime. Premiata anche nel computo vincenti-gratuiti l’ex n. 12 WTA: 26/17 contro il -9 (13/22) della croata.

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ATP Montreal: la prima volta di Carreno Busta, la lunga attesa è finita

Pablo Carreno Busta corona una settimana perfetta conquistando il primo titolo Masters 1000

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Pablo Carreno Busta - Montreal 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

P. Carreno Busta b. [8] H. Hurkacz 3-6 6-3 6-3 (da Montreal, il nostro inviato)

Il mentore di Pablo Carreno Busta, l’ex n. 1 del mondo Juan Carlos Ferrero, ha lasciato Montreal venerdì per andare con il suo pupillo Carlos Alcaraz al Western&Southern Open di Cincinnati. Forse però avrebbe preferito rimanere in Canada per assistere al giorno più bello del su assistito che a 31 anni compiuti il mese scorso e giocando probabilmente il miglior tennis della sua vita è riuscito a conquistare il più importante sigillo della carriera professionistica.

Con pieno merito Carreno Busta ha portato a casa il trofeo color rame dell’Omnium Banque Nationale presentè par Rogers di Montreal, sesto Masters 1000 della stagione e prima tappa dell’avvicinamento del tour allo US Open.

 

Confermando lo straordinario momento di forma messo in mostra durante tutto il torneo, nel quale ha fatto fuori uno dopo l’altro i primi due giocatori italiani, Berrettini e Sinner, Carreno Busta ha fatto fruttare i progressi fatti con la battuta (solo tre break subiti nelle prime cinque partite, più un altro durante la finale) mantenendo anche durante la finale una percentuale di realizzazione oltre il 70% sia sulla prima sia sulla seconda.

Hurkacz ha pagato il grande numero di errori gratuiti (24, contro 10 di Carreno Busta) arrivati nel corso di una condotta di gara comunque estremamente aggressiva, che però non ha dato i frutti sperati anche per colpa dei cali di tensione arrivati nei break concessi nel secondo e nel terzo set.

IL MATCH – Un misto di tensione, cautela ed emozione da parte di entrambi i protagonisti hanno fatto sì che i primi game della finale non siano stati proprio memorabili. Si trattava, d’altra parte, di una partita importante per tutti e due, un’occasione a cui nessuno dei due è particolarmente avvezzo.

Hurkacz aveva iniziato provando ad addormentare gli scambi con traiettorie piuttosto alte e con l’occasionale ‘chop’ di diritto per evitare di entrare nella macchina tritacarne di Carreno Busta che sugli scambi in progressione da fondo gli è certamente superiore. Il polacco è un giocatore più poliedrico, e pertanto ha provato a tenere lo scambio su velocità che potessero consentirgli di manovrare la palla e crearsi le aperture per le conclusioni offensive.

Il primo break è arrivato al sesto game, paradossalmente conquistato da Hurkacz più con le sue doti difensive che non proiettandosi in avanti. Un paio di errori di Carreno Busta hanno fatto la differenza, e da lì in poi il servizio di Hurkacz ha fatto il resto per chiudere il primo set in 31 minuti.

I 9 errori gratuiti commessi dal polacco (contro altrettanti vincenti) nel corso di un set comunque vinto lasciavano presagire che la partita potesse avere molto altro da dire. E infatti subito all’inizio del secondo parziale un game di black out di Hurkacz (quattro errori totalmente non forzati) gli costava il break a zero. Carreno Busta aumentava i giri del motore sui colpi da fondo mentre Hurkacz alzava la velocità del servizio che arrivava a toccare anche i 226 chilometri all’ora. Il risultato è che gli scambi si accorciavano e ai ribattitori rimanevano solo le briciole. Risultato: 6-3 Carreno Busta, e dopo 66 minuti si arrivava al terzo set.

Dopo un’inizio di parziale decisivo sostanzialmente in equilibrio, con Hurkacz che spingeva sempre più insistentemente sul rovescio di Carreno Busta e quest’ultimo che si difendeva da par suo tirando fuori passanti di grande fattura, sull’1-1 il polacco offriva su un piatto d’argento il break con un diritto tirato in mezzo alla rete e una palla corta al terzo colpo che non aveva grande motivo di esistere. Hurkacz provava a recuperare spingendo ancora di più la risposta, ma senza grandi risultati. Il pubblico aveva modo di esaltarsi per un grande scambio chiuso da una “veronica” di Carreno Busta che spingeva il suo avversario a lanciare la racchetta inviperito (fortunatamente senza che nessuno venisse colpito).

E quel punto è probabilmente stato il colpo del K.O. per Hurkacz, che da quel momento in poi è andato via via affievolirsi, fino a subire la risposta vincente lungolinea di rovescio che ha regalato a Pablo Carreno Busta il suo primo titolo Masters 1000 della carriera.

Con questa vittoria lo spagnolo risale al n. 14 del ranking mondiale e al n. 11 della ATP Pepperstone Race, mettendosi prepotentemente in lizza per la qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino. Hurkacz invece rimane al decimo posto della classifica ma sale alla nona piazza della Race, anche lui confermando le sue ambizioni per un posto tra gli otto di Torino.

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ATP

ATP Montreal: ancora superato il record di spettatori. Ora va verso l’allargamento del tabellone

Ritoccato il recordo mondiale di presenze per tornei non-combined di una settimana: 237.158 spettatori. Dal 2024 avrà 12 giorni di gare e tabellone da 96 giocatori

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IGA Stadium - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

Altro anno, altro record per il torneo Masters 1000 di Montreal, quest’anno denominato “Omnium Banque Nationale presenté par Rogers”. Dopo 10 anni di “Rogers Cup presented by National Bank” i due sponsor si sono scambiati nel 2021, principalmente in virtù di un prestito agevolato concesso dall’istituto di credito a Tennis Canada che ha così consentito alla federazione della foglia d’acero di sopravvivere i durissimi anni della pandemia che hanno portato alla cancellazione del torneo nel 2020 e alla drastica riduzione del pubblico nel 2021 (massimo 5.000 spettatori a sessione nello stadio e porte chiuse per i campi laterali).

Ma anche se passano gli anni e cambiano i nomi, la costante che rimane è l’abbattimento anno dopo anno dei record di presenze per un torneo non-combined di una settimana, record che Montreal detiene sia per la versione ATP sia per la versione WTA. In questa edizione 2022 è stato ulteriormente ritoccato il record di spettatori con 237.158 unità, conteggio che supera di qualche migliaio il record stabilito nel 2019 che, a livello ufficiale, era di 223.016, ma quella cifra includeva uno “zero” nella casella della sessione serale di sabato, in quanto la semifinale tra Rafael Nadal e Gael Monfils fu cancellata a causa del ritiro del francese e tutti i biglietti furono rimborsati, ma quella sessione altrimenti sarebbe stata esaurita quindi ci sarebbero stati all’incirca 12.000 spettatori in più.

Un successo che continua di anno in anno per un torneo che per numero di spettatori costituisce il secondo evento della regione, dopo il Gran Premio di Formula 1 di inizio giugno. La differenza principale, tuttavia, e che mentre la Formula 1 è sempre più diventato un “destination event”, ovvero un evento per chi si reca a Montreal esclusivamente per quello scopo, il torneo di tennis invece è una manifestazione principalmente locale: gli spettatori sono in gran parte abitanti della zona, certamente integrati da qualche appassionato che viene da lontano, ma sostanzialmente è un torneo che rappresenta la “tifoseria tennistica” del Quebec.

 

Ed è proprio per questo motivo che sarebbe stata auspicabile una campagna più lunga per l’idolo locale Felix Auger-Aliassime, anche se il direttore del torneo Eugene Lapierre ha confermato nella conferenza stampa di fine torneo: “Se mi avessero garantito che Felix sarebbe arrivato ai quarti di finale avrei firmato subito”. Auger-Aliassime ha comunque fatto la sua parte, vincendo due turni e soprattutto rendendosi disponibile fuori dal campo per iniziative collaterali per aiutare a promuovere il torneo:Si è offerto volontariamente – ha raccontato Lapierre – è venuto da noi per chiedere se poteva fare qualcosa per aiutare il torneo”.

Il video-sorpresa che è stato preparato per lui in occasione del suo compleanno (l’8 agosto) è diventato subito virale, ma ci sono state diverse altre iniziative che l’hanno coinvolto e che sono state molto gradite dai media locali e dalle persone che hanno lavorato nel torneo.

Anche gli altri giocatori apprezzano l’atmosfera del torneo, che riesce a creare un ambiente in cui è molto piacevole giocare. “La partita di venerdì sera tra Paul ed Evans si è giocata con il tutto esaurito, e con i giocatori nella players’ lounge che seguivano il match davanti alla TV. ‘Il torneo di Montreal è questo’ mi ha detto il responsabile comunicazione dell’ATP”.

Ma ovviamente non bisogna mai sedersi sugli allori e allora ecco che Lapierre pensa già ai progetti per l’anno prossimo. “Sicuramente equipaggeremo un quinto campo con Hawk Eye Live in modo da poterlo usare per i match ufficiali in caso di ritardi per pioggia. Quest’anno avremmo voluto farlo, ma purtroppo non è stato possibile perché non avevamo nel contratto con Hawk Eye l’equipaggiamento di un quinto campo. Il costo sarebbe stato intorno ai 40.000 dollari, che per un torneo come il nostro è una spesa tutto sommato marginale”.

Quest’anno per la prima volta sono stati introdotti i riflettori al LED sul campo centrale, e sembra che il feedback sia stato positivo. Verrà considerata l’introduzione dello sfondo del campo a LED in modo da avere un display dinamico, così come verranno aggiunte zone d’ombra per il pubblico (che peraltro già quest’anno sono state davvero abbondanti) e verrà creato uno spazio supplementare di altri 15.000 piedi quadrati (circa 1400 mq) vicino alla palazzina servizio per altre attività e si proseguirà con la preparazione al torneo al salto di qualità previsto per il 2024, quando dovrebbe diventare un torneo da 12 giorni con un tabellone da 96 giocatori.

Ci sono ancora parecchi passi da intraprendere prima di arrivare lì – ha confermato Lapierre – ma credo che ci arriveremo. Stiamo lavorando in collaborazione con l’ATP per raggiungere quell’obiettivo. Secondo loro non abbiamo bisogno di più spazio, anche se io credo che sia necessario per avere un tabellone da 96 giocatori, e siamo sicuri che riusciremo ad aggiungere più spazio grazie al finanziamento ottenuto dal Governo Federale del Canada”. Prima dell’inizio del torneo, infatti, Tennis Canada ha annunciato che nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo Economico della Regione del Quebec aveva ricevuto un finanziamento di 10 milioni di dollari canadesi (circa 7,6 milioni di euro).

Quello dell’aumento del tabellone da 56 a 96 giocatori sarà un passaggio da brividi per l’Open del Canada, che soprattutto nella sede di Montreal ha uno degli impianti più piccoli di tutti i Masters 1000. Ed essendo un torneo estivo dovranno anche risolvere il problema del calendario, che vede i tornei perennemente compressi tra Wimbledon e lo US Open, che nel 2024 avrà anche il rompicapo supplementare dei Giochi Olimpici di Parigi, in programma dal 27 luglio al 4 agosto.

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Darren Cahill : “Jannik può giocare qualsiasi tipo di tennis. Può vincere uno Slam”

Il supercoach di Jannik Sinner parla a Tennis Italiano: “Può farcela in uno Slam ora, a patto che continui a migliorare”

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Darren Cahill

Darren Cahill è stato un tennista di tutto rispetto, sia in singolare (n.22) che in doppio (n.10), ma se possibile da allenatore – consigliere tecnico che dir si voglia – ha fatto ancora meglio. Tra gli altri si è seduto, portandoli in alto, sulle panchine di Lleyton Hewitt (che definisce il più vicino a Sinner dei suoi assistiti), Andre Agassi, e Simona Halep, prima di approdare come supercoach al fianco di Simone Vagnozzi su quella di Jannik Sinner. E proprio dell’altoatesino, in un’intervista realizzata da Stefano Semeraro per la rivista “Il Tennis Italiano“, parla lungamente e con vista rosea sul futuro.

Ho accettato di allenare Jannik perché è un bravissimo ragazzo, oltre che un grande giocatore“, esordisce Cahill, “In Australia mi ha impressionato perché sorrideva sempre, era molto gentile e determinato. Non mi interessa il ranking, ma la persona e le potenzialità che vedo in lui“. Ma da ciò, subito si parte poi a parlare dei miglioramenti in campo di Jannik, e degli obiettivi per il prossimo futuro: “Negli ultimi 12-15 anni il tennis è stato dominato da quattro signori molto forti, e per gli altri è stata dura. Potevano andare un po’ avanti, ma poi c’erano Roger, Rafa, Nole e Andy, anche gli ottimi giocatori. Ora le cose stanno cambiando, ci sono giovani campioni che crescono, e Jannik è tra quelli che possono vincere negli Slam. E non intendo in futuro, ma proprio ora, a patto che poi continui a migliorarsi nei prossimi 10 anni“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Jannik gioca molto bene sul duro“, prosegue il coach con sguardo alle prossime, intense settimane, “Ho visto i suoi match agli Australian Open, si muove bene sul cemento e il suo gioco è abbastanza potente per quel tipo di superficie, i campi degi US Open sono inoltre abbastanza veloci. Il suo servizio sta migliorando, come la transizione a rete e il gioco a volo, ha fatto importanti progressi negli ultimi due anni, con Riccardo e poi con Simone; è importante però che ragioni in prospettiva, che sappia che tipo di tennis vuole giocare nel giro di due anni e faccia di tutto per arrivarci“. E Sinner è migliorato decisamente anche sulla seconda di servizio, oltre che nel gioco a rete, per cui Cahill ha ricevuto i complimenti di Pat Cash: “Sia io che Simone ci stiamo lavorando, abbiamo le idee chiare ma Jannik deve esserne convinto. Sta dando il massimo, l’esercizio e la costanza rendono automatico ciò che non lo è. Pensiamo a Rafa, Novak o Andy: nessuno di loro all’età di Jannik andava volentieri a rete, hanno sviluppato il loro gioco nel corso degli anni. Ha inciso anche il secondo servizio, importantissimo, perché se riesci a renderlo vario ti aiuta anche con il primo, ti fa sentire più libero. Per me è più importante“.

 

Non dimentichiamo, inoltre, che Sinner senza mai aver vinto prima un match su erba, è stato due set in vantaggio contro Novak Djokovic, con Cahill al suo angolo: “Sull’erba più ci giochi e più ti trovi a tuo agio. I primi match sono stati incredibilmente importanti, ha imparato come muoversi, come stare nel punto. Sull’erba Jannik può diventare un giocatore molto pericoloso e lo ha dimostrato nella seconda settimana a Wimbledon. Deve essere solo orgoglioso di ciò che ha fatto“. Toccando l’argomento superfici, ormai sempre meno limitanti di quanto fossero un tempo, si parla anche della varietà gioco che possiede l’azzurro: “Per me è un tennista all around molto aggressivo da fondo che deve rifinire le sue qualità a rete. Non è il solo, altri possono fare il suo gioco, ma non si può vincere facendo un solo tipo di tennis, devi avere una varietà di opzioni, e Jannik può farlo“.

L’obiettivo ATP Final non può naturalmente essere taciuto: “Non ci siamo posti un traguardo preciso, un numero, un torneo. Jannik può vincere subito. ma è un processo che richiede tempo. Le ATP Finals sono importanti, un obiettivo per chiunque. Ci sono gli Slam e poi le Finals, giocarle è un grande onore; che siano a Torino è bellissimo, ma lo sarebbe ovunque“. In ultimo l’australiano parla anche del ruolo dell’allenatore, e di quanto sia cambiato: “Oggi è più facile allenare rispetto a 20 anni fa, perché non c’è un solo coach, ma i tennisti investono per avere più voci tecniche da ascoltare. Novak, Rafa, Roger e Andy hanno reso questo sport molto professionale. Sono scattati avanti, e gli altri hanno dovuto inseguirli e imparare da loro, capire perché erano così forte e dove migliorare“.

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