Il bicchiere mezzo pieno: calendario libero o calendario forzato?

Rafael Nadal ha alzato la decima a Montecarlo. Ma è giusto che i top player possano decidere di non partecipare a un torneo del genere? Se lo chiedono i nostri Ted e Bill

Il bicchiere mezzo pieno: calendario libero o calendario forzato?
Montecarlo 2017 (foto di Roberto Dell'Olivo)

Il bicchiere mezzo pieno: teste di serie, 16 o 32?
Il bicchiere mezzo pieno: più ricambio o meno ricambio?

Bill: Secondo te è giusto che i giocatori possano snobbare Montecarlo se gli va?

 

Ted: Intendi che Montecarlo dovrebbe essere un 1000 obbligatorio?

Bill: Esatto. Voglio dire, se ci fossero stati tutti i primi dieci il torneo sarebbe stato un po’ più interessante, non credi?

Ted: Forse, come qualsiasi altro torneo. Ma non puoi sperare di avere i primi dieci in tutti i tornei. Neanche in tutti i Masters 1000.

Bill: A meno che non li costringi.

Ted: Che è quello che succede per gli altri Masters 1000, e non sempre funziona. Ma è giusto imporre un calendario forzato a tutti i top player?

Bill: Difficile rispondere. Non saprei, è un po’…

Ted: La storia del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno?

Bill: Esatto!!

Ted: Ci avrei giurato.

Bill: Mi ricordo quando Montecarlo era ancora un torneo rinomato e apprezzato, con un campo di partecipazione impeccabile. Mica come oggi.

Ted: E quando sarebbe successo? Ci saranno stati alcuni anni all’inizio del millennio con tutti i top ten, ma mica tanti. In passato Montecarlo era uno dei tornei più prestigiosi, d’accordo, ma il campo di partecipazione era ben peggiore di oggi.

Bill: Questa mi sembra una contraddizione.

Ted: E invece no. Quando non c’erano obblighi i giocatori si dividevano su molti più tornei ed i campi di partecipazione erano in generale più…

Bill: Scarsi?

Ted: Più vari. Tutti ad un livello più basso per partecipazione in termini di classifica ma non necessariamente noiosi. Allora Montecarlo poteva godere di una fama comparabile se non superiore a Roma, più per la tradizione che per il campo di partecipazione. In passato era il torneo a fare grandi i giocatori. Oggi, per via di sponsor e marketing, è il contrario.

Bill: E secondo te una volta era meglio? Secondo te un torneo senza Federer e Nadal è più interessante di uno in cui vengono entrambi?

Ted: Ancora con questi Federer e Nadal! Certo! Il tennis ha decine di ottimi giocatori, e maggiore varietà fa solo bene. Vedere match diversi con giocatori diversi è positivo, il tennis è uno sport ben più vario di quel che pensano molti giovani fan. Lo sai quali sono le rivalità con il maggior numero di confronti diretti nell’era open?

Bill: È una domanda trabocchetto?

Ted: Sono Djokovic-Nadal, 49 incontri, Djokovic-Federer, 46 incontri e Federer-Nadal, 37 incontri. E lo sai perché?

Bill: Perché sono dei grandissimi campioni che vanno quasi sempre in fondo ai tornei?

Ted: Ok. Sì. Anche per questo motivo. Ma soprattutto perché giocano sempre gli stessi tornei. Sono sempre tutti presenti negli stessi posti. Oh, e anche perché le superfici sono più simili oggi, il che li aiuta ad arrivare in fondo, ma non entriamo in questo dibattito… per ora…

Bill: Sicuro che sia perché giocano sempre gli stessi tornei?

Ted: Certo. Solo per farti un esempio: Federer e Nadal si sono incontrati 37 volte e sono stati in tabellone nello stesso torneo 150 volte (25%). Subito dietro di loro ci sono Lendl e McEnroe. Anche loro si sono incontrati 37 volte ma sono stati nello stesso torneo 113 volte (33%). Quindi Federer e Nadal quando erano in tabellone nello stesso torneo si sono incontrati in media una volta su quattro, Lendl e Mac una su tre.

Bill: Wow! Sono colpito! Hai fatto il conto adesso, mentre parlavamo?

Ted: Certo. Son bravo, eh?

Bill: Quindi tu lasceresti i giocatori più liberi di gestirsi?

Ted: Direi di sì, distribuirei un maggiore pool di punti durante l’anno. Con più punti a disposizione per tutti, anche giocatori nelle retrovie avrebbero più chances di salire in classifica rendendo il ranking più dinamico. E lasciando maggiore libertà ai campioni di scegliere dove andare, i fan in giro per il mondo avrebbero più occasioni di vederli.

Bill: Le ragioni che tu ritieni a favore sono proprio quelle che io ritengo contro. Ranking più dinamico significa maggiore confusione per i fans. Non voglio tornare all’epoca in cui Moya diventava numero uno per due settimane ed in cui quattro o cinque giocatori si alternavano in vetta alla classifica in un anno. Inoltre maggiore libertà nella scelta del calendario significa grossi sottobanco per far venire i giocatori al tuo torneo e poi ti trovi con tornei che hanno grandi investimenti nel montepremi ma nessun giocatore di punta in tabellone. Davvero ti piacerebbe vedere un Woodruff vincere un Masters 1000?

Ted: Chi?

Bill: Appunto.

Ted: Capisco cosa intendi. Infatti non sto dicendo che bisogna lasciare totale libertà, ma forse oggi i top players sono troppo costretti in un calendario unico.

Bill: L’idea originale era di creare un supercircuito dove ci siano sempre tutti i migliori, come per la Formula 1. Così furono concepiti i Masters 1000, che in origine si chiamavano super 9. Mi sembra che più o meno ha funzionato.

Ted: Comprendo i vantaggi ma allo stesso tempo mi domando se ora il sistema non sia troppo rigido. Il calendario pre Masters 1000 aveva un sacco di difetti e sono il primo a dire che i tornei con grandi investimenti economici non possono permettersi di non avere nessuno dei primi in tabellone (cosa accaduta in passato, anche a Roma, per esempio). Però, è proprio necessario avere sempre tutti i top ten in tutti i Masters 1000? Non sarebbe bello avere una settimana con Federer e Murray in un torneo e Djokovic e Nadal in un altro?

Bill: Tu ci avevi già pensato anni addietro, vero?

Ted: Non è che mi tolga il sonno la notte, ma confesso che è un pensiero che mi ronza in testa ogni tanto: avevo anche avanzato una modesta proposta qualche tempo fa: qui.

Bill: E se poi giocano troppo? E se si infortunano?

Ted: Ma è proprio quello che dico io. Più libertà, più punti, più tornei. Lasciali decidere, se vogliono giocare tanto sono fatti loro, se invece vogliono riposare, non li penalizzerei troppo, lasciando altre possibilità durante l’anno per fare punti, e potendo scegliere quando fermarsi senza timore per la classifica. E il discorso vale anche per gli infortuni. Se uno si fa male e perde tornei obbligatori non ha altre occasioni per fare altrettanti punti durante l’anno. Invece se ci sono più tornei un giocatore che torni dopo un infortunio potrebbe comunque salvare la stagione. Oggi come oggi, se vuoi vedere i big, gli Slam e i Masters 1000 sono gli unici tornei sicuri.

Bill: Sicuri mica tanto. Ci sono eccezioni. Anche con il sistema odierno capita spesso che ci siano defezioni anche nei Masters 1000 obbligatori. Basta pensare a Parigi-Bercy. O alla stagione sul rosso di Federer quest’anno.

Ted: E gli assenti prendono zero in classifica. E poi magari vincono un 250 che non possono contare in classifica.

Bill: A meno che…

Ted: A meno che?

Bill: A meno che non abbiano giocato almeno 600 incontri in carriera, o abbiano 12 anni di servizio (leggi, 12 anni dalla prima volta che hai giocato 12 tornei) o almeno 30 anni di età. In questo caso per ciascun requisito soddisfatto un giocatore può saltare un Masters 1000 obbligatorio.

Ted: Con la quantità di ultra trentenni nei piani alti della classifica l’ultimo punto forse andrebbe modificato.

Bill: E se soddisfi tutti e tre i requisiti (come Federer e Nadal) puoi saltare tutti i tornei che vuoi!

Ted: Eh?

Bill: Lo dice il regolamento ATP: “If all three conditions are met then the player has a complete exemption from the ATP World Tour Masters 1000 player commitment”. L’importante è cancellarsi dal torneo per tempo.

Ted: Wow! Quindi dall’anno prossimo in linea di principio Federer, Wawrinka, Nadal, Djokovic e Murray potranno fare quel che gli pare?

Bill: Beh… non proprio. La regola dice che non sono obbligati a giocare i Masters 1000, ma il regolamento dice anche che possono sostituire la mancata partecipazione ad un 1000 un massimo di tre volte.

Ted: Ovvero?

Bill: Possono saltarli tutti ma non possono giocare 18 ATP 250 in un anno e contarli tutti in classifica. Senza le eccezioni un giocatore tra i primi 30 può contare i sei migliori risultati tra ATP 250 e ATP 500 ai fini del ranking. Con le eccezioni possono diventare un massimo di nove.

Ted: Aaaah! Quindi in pratica sono costretti ad andare ai Masters 1000 lo stesso. Sono i tornei che danno più punti e gli altri non potrebbero contarli comunque.

Bill: Già. E ti dirò, dopo l’ultimo torneo di Montecarlo sono ben contento.

Ted: Che intendi?

Bill: Ramos-Vinolas in finale? E Pouille in semifinale?

Ted: Sei sempre il solito tifoso. Guarda che Murray e Djokovic c’erano. Meglio di Miami.

Bill: Forse. Intanto io questo week end vado al mare.

Ted: Come vuoi, io mi guardo Barcellona. Tanto è impossibile fare contenti tutti.

Bill: Esatto. È un po’…

Ted: Lo so, lo so, non me lo dire. È un po’ la storia del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno.

Bill: Eh! Ma allora sei davvero bravo!

Ted: Vai al mare, va. Invece di fare ironia. Ci si rivede a Parigi con tutti presenti.

Bill: Si spera.

Ted: Si spera.

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