Felici e conten…nis: Grande Slam di periferia

La passione che fa rincorrere una pallina a qualsiasi età. Quella parte bambina che non muore mai nei tennisti amatoriali

Felici e conten…nis: Grande Slam di periferia

Per gli appassionati di tennis nulla è più sacro della partitella serale, quella prenotata magari con una delle moderne app, dopo un giorno di lavoro stressante e interminabile. Una volta entrati nel rutilante mondo dei circoli tennistici e trovati un po’ di avversari del proprio livello, si comincia a diventare dei veri e propri “maniaci”. Sul campo si ritrovano energie ed entusiasmo, e ci si sente felici come bimbi a inseguire quelle maledette e involontarie palle corte dell’avversario.

Tutto comincia con la scelta della superficie adatta a far risaltare le proprie dubbie capacità tecniche, anche se alla fine si propende per il campo più vicino ed economico. E così si arriva all’ora del match tanto atteso, che Supertennis non trasmetterà, ma che per te conta più di un torneo del Grande Slam. Già nel riscaldamento si sente salire l’adrenalina, e ci si arrabbia se non si riescono a fare dei lob precisi per gli smash del rivale, quasi mai vincenti.

 

Durante il match non c’è il supporto di un coach, e ci si galvanizzerà con dei monologhi da schizofrenici che però ci faranno focalizzare meglio gli obiettivi tattici. Ci si impegnerà a porre in essere strategie cervellotiche, per forzare il balbettante rovescio del nostro avversario, o costringerlo a dei timidi lob sui quali scaricare tutta la frustrazione accumulata nei palleggi lenti da fondo campo, che non si sopportano a lungo e scivolano spesso nel patetico.

È poi la volta dei commenti post-gara, delle recriminazioni, degli sfottò per dei colpi che mai si ammetterà non cercati e voluti. Ma il meglio in fondo viene dopo, con fogli Excel da aggiornare, statistiche da confermare su Tpra, colpi da migliorare alla prossima lezione col proprio coach, o da rivedere coi figli giocando alle console.

Tutto ciò fa sentire parte di un girone di dannati felici, ormai incapaci di restare troppo a lungo lontano dai campi, risucchiati in un vortice di passione così forte da incidere persino sul linguaggio. Ormai le battute non sono più sarcastiche, ma tentativi di ace, e negli approcci con le donne si prova un serve and volley che le prenda in contropiede. A una riunione di lavoro si è guardinghi, si aspetta l’avversario da fondo campo, per poi “passarlo” con un dritto fulmineo, magari ricordando qualche buon contratto chiuso di recente. Anche al cinema si sceglie con questo filtro il film da vedere, come dei moderni cineasti si confessa un amore antico per Woody Allen, e si attende tutto il film per godersi le scene girate sul campo da tennis, senza confessare di averle viste nel trailer.

Sono così, gli appassionati, entusiasti e nostalgici, e nei videogames sceglieranno sempre fra Sampras e Agassi, e non tradiranno mai il loro amore giovanile. Perché non si può evitare di schierarsi fra due rivali, non si può dividere il proprio cuore a metà. Sarà più facile cambiare partner che smettere di scegliere fra Nadal e Federer. Gli appassionati sono in fondo anche degli eroi, giocano anche col raffreddore e l’epicondilite, con la stanchezza, il freddo, la fame, perché ormai hanno un impegno più stringente di un contratto di sponsorizzazione, un impegno con se stessi, col loro lato bambino, e anche se non potranno ammetterlo mai, solo giocando si sentono ancora, come un tempo, felici e… “contennis”.

Antonio Petrucci

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