WTA Toronto: Svitolina inarrestabile, Wozniacki ancora senza titolo

La campionessa di Roma lascia appena 4 giochi all'ex N.1 del mondo che perde la sesta finale su sei nel 2017. L'ucraina sale al N.4 del mondo grazie al quinto titolo dell'anno, il terzo a livello Premier 5

WTA Toronto: Svitolina inarrestabile, Wozniacki ancora senza titolo

[5] E. Svitolina b. [6] C. Wozniacki 6-4 6-0

Nell’interregno del circuito WTA spazzato da venti d’anarchia, con Serena Williams in ben altre faccende affaccendata, Sharapova intenta nello scorbutico tentativo di addomesticare un fisico riottoso e Azarenka impegnata nella vitale battaglia per ottenere la custodia del figlioletto Leo, Elina Svitolina potrebbe essere la più solida pretendente al trono nel particolarissimo momento storico che stiamo attraversando. L’incostanza e il volto cupo di Halep e l’atarassica nonchalance di Karolina Pliskova, giusto per parlare delle prime due reggenti, non consentono di far affidamento su una continuità al vertice, né tantomeno di indicare con ragionevole margine di sicurezza una credibile depositaria dei favori del pronostico in vista dell’ultimo Major stagionale.

 

Facendo due rapidi conti, con la splendida vittoria raccolta poco fa sul cemento dell’Aviva Centre, la lanciatissima ribattitrice ucraina ha già raggiunto l’interessante quota di cinque titoli stagionali, mettendo a segno il terzo colpo in un Premier 5 nel 2017 dopo quelli piazzati a Roma e a Dubai, quest’ultimo vinto battendo proprio l’avversaria odierna in finale; un’avversaria che non sa più a quale santo votarsi per riuscire a prevalere in un duello decisivo. Costretta per la sesta volta in stagione a soccombere nell’ultimo atto, per giunta senza mai ricavare la soddisfazione di portare a casa un set, Caroline Wozniacki mastica in un sorriso amaro gli ennesimi complimenti stagionali all’avversaria “che ha giocato meglio”, ma un velo di triste rassegnazione vela i suoi occhi celesti.

Per dirla tutta, la danese a vincere non ci è andata nemmeno vicina: in piena fiducia dopo aver fatto fuori tre consecutive top ten e sostenuta da una forma fisica simile a quella che foraggiava nell’anno di grazia 2010 le prestazioni di una Wozniacki campionessa in Canada – ma si giocava a Montreal – e prossima a conquistare la vetta del circuito, Svitolina ha disposto dell’ex numero 1 pur esprimendo un tennis meno esaltante rispetto a quello messo in mostra nei giorni precedenti. Gli schemi di Elina, a ben guardare, non sono dissimili da quelli applicati dalla sua rivale odierna, ma, a differenza di questa, ella serve meglio, spinge di più seppure in assenza di un colpo letale, e, particolare non trascurabile per atlete che fanno della corsa ragione di vita e ancora di salvezza, esibisce una condizione atletica prossima ad essere debordante.

Caroline, da subito in trincea e in difficoltà nel difendere il servizio, è finita per due volte sotto di un break, ma l’ucraina, che come anticipato non stava attraversando la miglior giornata della settimana, ne ha rinviato l’esecuzione, pasticciando con il fondamentale d’inizio scambio da par suo e accompagnando il set fino a un potenzialmente pericoloso arrivo in volata. Scriviamo “potenzialmente” perché Wozniacki, con la possibilità di servire per mettere pressione all’avversaria sul quattro pari, ha smarrito la battuta a zero, concedendo a un’ucraina fino a quel momento piuttosto incerta di chiudere la prima frazione nel decimo gioco alla seconda occasione utile. Game, set and match, con un set d’anticipo, però. Perso il primo parziale, la danese è naufragata nel secondo, incapace di reggere il palleggio ora asfissiante di Svitolina né di raggranellare alcun gioco, accelerando con rassegnazione la fine delle ostilità.

Wozniacki, seduta nell’attesa dell’ennesimo secondo premio, supplizio che avrebbe volentieri evitato, ha l’espressione del volto che pare significare “apriti, terra, e inghiottimi”. Svitolina, serena, incassa l’ennesimo alloro e un’ulteriore dose di convinzione: e se fosse lei la pretendente al trono più attendibile? Tra un paio di settimane, a New York, occorrerà prestarle l’attenzione che merita.

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