Stephens: “Ingessata per quindici settimane. È stata durissima”

US Open, Stephens dopo la vittoria contro Sevastova: "Il tifo del centrale? È il motivo per cui giochiamo a tennis. Venus è la nostra leader. È tutto quello che vorremmo diventare"

Stephens: “Ingessata per quindici settimane. È stata durissima”

Stephens continua il sogno, semi Slam dopo quattro anni

Cosa significa per te questa seconda semifinale Slam rispetto alla prima?
A essere sincera, non ricordo cosa provai allora. Ma fu piuttosto travolgente. Questa volta mi sento bene.

 

La tua avversaria ha dichiarato che l’ambiente era tutto dalla tua e che non ha mai giocato in un rumore così assordante. Tu come hai vissuto la situazione? Ti ha condizionata nel modo di giocare e cosa puoi dire del match nel suo complesso?
È stato incredibile. Non riuscivo a sentire niente. C’era un tale baccano in campo. Ma credo sia ciò per cui noi giochiamo. Giocare uno Slam in casa propria, da americana, con la folla che ti sostiene è straordinario. Non può esserci sensazione migliore. Il mio primo incontro sul centrale. Non sapevo cosa attendermi. Non ero abituata a quel tifo. Ho dovuto adattarmi un po’. Ma, ripeto, questo è il motivo per il quale giochiamo a tennis.

Cosa significa per te Venus come persona e come modello?
Venus è la nostra leader. Nel complesso è ciò che tutte vorremmo diventare. È una grande giocatrice e una grande persona. Una leader. Dopo essere stata con lei in Fed Cup non riesco a trovare nulla di negativo da dire sul suo conto. Sono onorata di giocare nella sua epoca. Sono felice che sia ancora in attività. Significa molto per il tennis.

In che cosa sei una giocatrice migliore oggi di quanto non fossi prima della lunga interruzione per l’infortunio al piede?
Sono più lucida. Prima, certo, giocavo bene. Avevo vinto un paio di tornei. Ma l’infortunio mi ha dato un punto di vista sul tennis e sulla vita completamente nuovo. Ora, come ho detto, gioco a tennis per vivere, mi piace e mi diverto. Non farei nulla d’altro al mondo.

Sul punteggio di 1-3 nel terzo set ci sono state svariate situazioni di parità. Sei stata a due punti dal ritrovarti sotto di due break. Hai pensato che, se avessi tenuto quel turno di servizio, avresti poi potuto vincere? Quel game è stato un punto di svolta?
Sì. Sapevo che dovevo starle vicina e che sotto di due break sarebbe stata durissima. Ma in caso contrario ero certa che avrei potuto avere le mie possibilità e che dovevo continuare a dare battaglia. Alla fine avrei avuto una o due chance e avrei dovuto solamente prenderle. È ciò che ho fatto. Non ci ho pensato troppo. Ho continuato a combattere su ogni punto.

Durante l’assenza dai campi sei sempre riuscita a tenere un atteggiamento positivo?
Ho camminato con l’ausilio di una gamba artificiale per quindici settimane. È stata durissima. Ingessata e con una gamba artificiale. È stato il momento più duro. Poi a Charleston ero ospite a Tennis Channel con persone straordinarie intorno a me come Lindsay Davenport. Ho cercato di restare positiva. Quando mi sentivo proprio tanto giù pensavo a loro e a quanto mi ero divertita anche se ero molto limitata nei movimenti.

Hai mai pensato che le donne avrebbero dominato il tennis americano?
Non pensavo che non fosse possibile. Un tempo c’erano poche statunitensi in vetta ma ora credo che ce ne siano 13/14 tra le prime 100. Qualcuno di voi lo sa? Quante donne ci sono tra le prime cento? Nessuno lo sa? È ridicolo (ridendo). Stiamo andando alla grande. Il tennis americano, maschile e femminile, sta andando nella giusta direzione. Sam Querrey è ai quarti. Anche questo è fantastico. Credo proprio che siamo sulla giusta strada.

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