Williams infinita. Nessuna come lei. Di nuovo in finale (Crivelli). Anche Venus ferma la Next Gen (Semeraro). Che Federer: 13^ volta in finale. C’è Del Potro (La Gazzetta dello Sport). Dalle piazze alle scuole. Next Gen, è partito il conto alla rovescia (Annovazzi)

Williams infinita. Nessuna come lei. Di nuovo in finale (Crivelli). Anche Venus ferma la Next Gen (Semeraro). Che Federer: 13^ volta in finale. C’è Del Potro (La Gazzetta dello Sport). Dalle piazze alle scuole. Next Gen, è partito il conto alla rovescia (Annovazzi)

Williams infinita. Nessuna come lei. Di nuovo in finale (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Il prossimo trattato sull’immortalità dell’anima e del corpo dovrà avere per forza un capitolo dedicato solo a lei, Venere intramontabile. La maggiore delle Williams il 31 ottobre festeggerà (ebbene sì) i 23 anni di professionismo. Aveva 14 anni appena compiuti e solo quel folle visionario di papà Richard era convinto che il progetto di dominare il mondo del tennis costruito attorno alle figlie si sarebbe completato in pochi anni. Fortuna, determinazione, applicazione, programmazione: scegliete la parola che preferite, ma certamente nel ceppo delle Williams scorre una linfa che le rende speciali, uniche, infinite. Nell’anno della maternità di Serena, con il circuito in preda alle convulsioni anche spettacolari di nuove generazioni di giocatrici incapaci tuttavia di imprimere un marchio secco, l’onore di famiglia e il carisma di tutto il movimento finiscono sulle spalle di Venus Ebony Starr. Che giocava il primo Masters della carriera nel lontanissimo 1999 e si presentava all’ultimo, almeno fino a questa settimana, nel lontano 2009. Solo Martina Navratilova è stata più longeva di lei, ma nessuna è riuscita a qualificarsi otto anni dopo l’ultima volta. Per inchinarsi deferenti basterebbe questo, di fronte a una donna che ha attraversato le epoche evolvendosi da ragazzina a signora sempre con stile ed eleganza e a dispetto di una malattia che avrebbe messo chiunque altra spalle al muro. Ma la Williams ha fatto di più, prendendosi addirittura la finale, la terza dopo quella vinta nel 2008 contro la Zvonareva e quella persa l’anno dopo contro Serena. Mai nessuna si era spinta così lontano alle Finals a un’età così avanzata. E alla fine di una battaglia di due ore e mezza, è stata la più giovane Garcia ad abbassare lo sguardo. La francese (che ha disputato comunque un gran torneo) è più aggressiva nel tie break del primo set, ma non può più opporsi quando Venus alza il livello, specialmente al servizio, dimostrando che la gestione delle emozioni e la capacità di leggere le situazioni tattiche va oltre l’età e la fatica. Venere è felice: «Queste ragazze ti costringono sempre a trovare il meglio da te stessa, io sono stata brava a migliorare la qualità del gioco durante la partita. Nel secondo e nel terzo set, ogni volta che ho pensato di averla tra le mani, Caroline ha estratto colpi favolosi. Ma non è mai finita fino a quando la signora grassa canta (è un tipico modo di dire americano, ndr), e io non sono grassa». L’ironia, la capacità di accettare la sconfitta, il tennis come divertimento hanno accompagnato Venus in una stagione sorprendente per tutti ma non per lei. Potrebbe diventare la seconda dopo la Sabatini nel 1994 a vincere il Masters come unico torneo dell’anno, e i precedenti con la Wozniacki, che affronta oggi, le sorridono: ha vinto sette volte su sette. L’altra Caroline però è arrivata a Singapore con una condizione atletica e soprattutto mentale mai viste neppure quando era arrivata alla vetta del ranking. La danese perse la finale del 2010 contro la Clijsters e ieri battendo la Pliskova ha consegnato alla Halep il numero uno di fine stagione. La romena diventa la 13′ giocatrice della storia a centrare l’obiettivo. Applausi. Ma quando non ci saranno più le Williams, saremo tutti più poveri.

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Anche Venus ferma la Next Gen (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Prima la baby Ostapenko, anni 20, battuta nella fase a gironi dopo una battaglia di tre set. Poi la 24enne Garbine Mugunrza, n. 2 Wta, che a luglio le aveva negato il sesto Wimbledon, seccata in due set per accedere alle semifinali. Ieri, l’altra 24enne Caroline Garcia, n.8, una delle matricole di queste Wta Finals di Singapore, superata anche lei in tre set (6-7 6-2 6-3) dopo due ore e mezzo di battaglia: insomma, Venus Williams di appendere la racchetta per fare da zia alla piccola Alexis Olympia, la figlia di sister Serena, non ha proprio voglia. Dopo otto anni è di nuovo in finale al Masters, la più anziana finalista di sempre con i suoi 37 anni e 4 mesi e oggi alle 12.30 incontrerà Caro Wozniacki che a 27 anni è la seconda più anziana delle otto maestre e ieri ha battuto in due set (7-6 6-3) la 25enne Karolina Pliskova, bloccando la rincorsa della ceca al numero 1 del ranking, che così resta definitivamente nelle mani di Simona Halep. Doveva essere il Masters del cambio della guardia, ma come in campo maschile anche fra le ragazze si porta l’usato di qualità. «Oddio, un’altra Carolina!», ha scherzato dopo il match Venere. «E la Wozniacki è fortissima.. Ma va bene, siamo amiche, Sono contenta che a vincere sarà una di noi due». “Caro”, che è anche la migliore amica di Serena, a Singapore ha mostrato una condizione fisica impressionante, ma in carriera contro Venus ha perso 7 volte su 7. Ieri l’americana dopo aver perso il primo set al tie-break si è presa il match cambiando marcia nei punti che contavano, salvandosi con calma olimpica anche da un pericoloso 0-40 quando si è trovata a servire per il match sul 5-3 del terzo set. Dopo una settimana di straordinari avrà energie sufficienti per spegnere un’avversaria-Duracell come la danese? «Non è facile giocare il miglior tennis alla fine della stagione, perché hai già speso tanto, ma è importante riuscirci qui». Venus ha già vinto le Finals nel 2008, l’anno seguente perse in finale da Serena. La sua antica rivale e coetanea Martina Hingis si è appena ritirata perla terza volta, lei può diventare la prima dopo Gabriela Sabatini nel ‘94 a vincere come unico torneo della stagione il Masters. Di due cose è già sicura: male che vada finirà il 2017 da n.4 del mondo e l’anno prossimo sarà ancora in campo. «Ritirarmi? Non fa parte dei miei piani».

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Che Federer: 13^ volta in finale. C’è Del Potro (La Gazzetta dello Sport)

In Svizzera forse la scaramanzia del 13 non esiste. Però lì possono godersi un fenomeno che inanella settimana dopo settimana numeri da leggenda. A Basilea, Federer centra la 13^ finale nel torneo di casa, vinto sette volte, cancellando in un pomeriggio le difficoltà incontrate contro Mannarino per dominare in appena un’ora il numero 10 del mondo David Goffin. Adesso incrocio di lusso con Del Potro, che piega Cilic e si avvicina a Carreno Busta per l’ottavo posto alle Atp Finals. Palito, sotto 17-6 negli scontri con il Divino, ha però buonissimi ricordi di Basilea, dove lo ha battuto due volte in finale, nel 2012 e nel 2013. Roger ha comunicato che deciderà solo dopo la partita se giocare il Masters 1000 di Bercy che comincia domani oppure rientrare direttamente al Masters. Ovviamente una rinuncia a Parigi, dove invece giocherà Nadal, consegnerebbe in pratica il numero uno di fine stagione allo spagnolo, ma Federer ha fatto capire che la priorità è rivincere a Londra per la settima volta. A proposito di numeri.

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Dalle piazze alle scuole. Next Gen, è partito il conto alla rovescia (Carlo Annovazzi, La Repubblica – Milano)

Il capello lungo biondo, il berrettino da baseball al contrario. E, soprattutto, una qualità pazzesca nel braccio sinistro, l’eleganza tipica di un mancino unita alla velocità del gesto. Non ci sono dubbi, sarà Denis Shapovalov la stella delle Next Gen Finals, il master mondiale di tennis per under 21. Magari non vincerà ma sicuramente catturerà l’interesse del pubblico. Lo ha già fatto in un torneo ancora più grande, gli Us Open. È diventato la star, sul Centrale da venticinquemila posti ha strappato boati che abitualmente vengono riservati agli americani o a Federer, ha conquistato persino un critico perenne come John McEnroe che ha deciso definitivamente di chiamarlo Shapo. Ecco, Shapo arriverà a Milano alla fine della settimana, con lui gli altri magnifici sei Andrey Rublev, Karen Khachanov, Borna Coric, Jared Donaldson, Hyeon Chung, Daniil Medvedev. Nelle prossime ore saranno in campo a Parigi Bercy, alcuni in tabellone altri nelle qualificazioni. A loro si unirà un italiano, ovvero chi si meriterà l’onore vincendo il minitorneo che comincerà venerdì a Milano 3. Il favorito è Berrettini; lo sfideranno Quinzi, Caruana, Pellegrino, Baldi, Carli, Moroni e Balzerani. Le Next Gen Finals hanno fatto partire il conto alla rovescia. Nove giorni alla prima sfida ufficiale, il 7, e il torneo sta entrando nel cuore della città. I cartelloni della manifestazione si vedono in centro, da corso Garibaldi a piazza Duomo, da San Babila alla Darsena. E nei prossimi giorni entrerà anche nelle scuole. «Abbiamo in pratica concluso la fase di promozione nelle scuole tennis — spiega Sergio Palmieri, il direttore della manifestazione — adesso entreremo nelle scuole pubbliche con offerte per portare più giovani possibile. Lo spirito del torneo è proprio questo, coinvolgere le generazioni future, in campo e sugli spalti». Proprio per questo Next Gen avrà regole nuove, sperimentali: set ai 4, tutte le partite 3 su 5, punto secco sul 40 pari con la scelta di campo lasciata a chi serve, il net libero sul servizio (se la palla cadrà nello spazio di destinazione dovrà essere colpita anche se avrà toccato il nastro). Il tennis, da sempre legato alla tradizione, sa che nei prossimi anni si gioca il futuro e il fatto che l’Atp abbia deciso di far partire tutto questo da Milano testimonia il ruolo innovativo che ormai la città si è ritagliata nel mondo. Lo spettacolo sarà a Rho-Pero, in uno dei padiglioni della Fiera che diventerà il palazzo del tennis per una settimana. «In undici giorni dobbiamo trasformare un padiglione in una struttura mai vista, dovranno sorgere dal nulla un campo di gara e due di allenamento, tribune per quattromila persone, spogliatoi, stand, spazi per la ristorazione. Il pensiero non mi fa dormire…» continua Palmieri. Si lavora al contorno per trasformare un torneo in una festa. Il party con i giocatori e con il sorteggio allo spazio Arome, l’esibizione con i piccoli di Zverev, il numero uno degli under 21 ma che non disputerà il master perché pochi giorni dopo sarà in campo a Londra per quello assoluto. «L’attesa è molta, finora tutto il mondo ha contribuito a creare l’evento, adesso tocca a Milano. Che, ne sono convinto, risponderà con un grande entusiasmo» chiude Palmieri.

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