WTA 2017: dieci match da ricordare (e riguardare)

Dagli Australian Open alle Finals di Singapore, dieci partite memorabili del 2017 per qualità tecnica, tattica e agonistica

WTA 2017: dieci match da ricordare (e riguardare)
Garbiñe Muguruza - Wimbledon 2017

Come tradizione degli ultimi anni, ecco la scelta dei match WTA del 2017. Non posso parlare di “migliori match” non solo perché i criteri di giudizio restano soggettivi, ma anche perché le partite considerate rientrano esclusivamente fra quelle che ho potuto seguire in prima persona; dunque una parte molto piccola rispetto a quelle disputate durante la stagione.

Non è stato semplice escludere certi incontri, fino all’ultimo sono rimasto in dubbio. Ne cito alcuni (in ordine cronologico): Muguruza-Siniakova a Brisbane, Kuznetsova-Pliskova e Vesnina-Kuznetsova a Indian Wells, Siegemund-Mladenovic a Stoccarda, Martic-Gavrilova a Wimbledon, Makarova-Kerber a Cincinnati… via via fino agli ultimi dell’asian swing in ottobre.
E mi dispiace che non abbiano trovato spazio giocatrici come Wozniacki, Vandeweghe, Keys, Barty, Goerges, Sevastova, Rybarikova, Kasatkina, che durante la stagione hanno saputo offrire dell’ottimo tennis. Ma perché una partita diventi speciale occorre che in campo ci siano contemporaneamente due protagoniste che si combinano in un’alchimia particolare; un dominio che si risolve in un 6-0, 6-0 non può offrire il coinvolgimento di una partita decisa sul filo di lana.

 

Dopo tanti distinguo e chiarimenti che (giustamente) non potranno comunque salvarmi dalle critiche, non resta che iniziare il conto alla rovescia: dal numero 10 al numero 1.

10. [Q] M. Vondrousova def. A. Kontaveit 6-4, 7-6(6) Biel, Fin
Strano torneo quello di Biel: è durato una sola stagione (nel 2018 si trasferirà a Lugano), e ha avuto una modesta cornice di pubblico, penalizzato dai biglietti troppo costosi e dall’eliminazione precoce delle giocatrici di maggior richiamo. Rischiava di rimanere nei ricordi solo per la presenza delle lavatrici in campo, piazzate dallo sponsor accanto alle sedie delle tenniste, e invece è stato forse l‘International più interessante della stagione: per il livello di gioco espresso e perché ha portato alla ribalta nomi inattesi ma di prospettiva come Kontaveit (allora numero 99 del ranking), Sasnovich (numero 108) e Vondrousova (numero 233).

A Biel arrivano in finale due giocatrici che amano costruire lo scambio, anche se attraverso tennis differenti: più aggressivo e di ritmo quello di Kontaveit, più tecnico ed elaborato quello di Vondrousova, che sa utilizzare con accuratezza cambi di geometrie ma anche drop-shot millimetrici.
La partita si decide su pochi game: nel primo set un solo break fa la differenza, mentre nel secondo set (dopo il break e controbreak iniziali) si arriva al tiebreak: Anett sale 6-4 e sembra sul punto di pareggiare il match; ma non riesce ad approfittarne, e con quattro punti consecutivi Marketa ribalta l’esito del tiebreak, aggiudicandosi la finale in due set.

Ha prevalso la teenager, la diciassettenne Vondrousova, che ha giocato meglio i punti importanti, salvando 13 palle break su 14. Un’ora e 45 minuti di gioco complessivi. Bilancio vincenti/errori non forzati: Vondrousova +2 (28/22) Kontaveit -8 (20/28).
Con questo successo Marketa risulta la più giovane vincitrice di un torneo WTA del 2017, e rafforza la sua scalata nel ranking: numero 420 in gennaio, numero 61 in ottobre. Vondrousova e Kontaveit: decisamente il torneo di Biel non si ricorderà solo per le lavatrici.

9. Sloane Stephens def. Lucie Safarova 6-2, 1-6, 7-5 Toronto, QF
Una partita che non ha bisogno di molte spiegazioni. Rappresenta quella felice ma rara situazione che si verifica quando si fronteggiano due tenniste di talento che vivono contemporaneamente una serata di grande ispirazione: non può che uscirne una match di alta qualità. A Toronto sia Safarova che Stephens stanno attraversando un periodo simile: sono reduci da un 2016 pieno di traversie e infortuni, ma finalmente hanno recuperato la forma e possono tornare a giocare libere, divertendosi. E infatti per lunghi tratti di match si assiste a un tennis senza troppe sovrastrutture, in cui i freni mentali per una volta incidono poco: grandi scambi, con la palla colpita senza timori.

Come sempre chi deve inseguire ci mette quel pizzico di carica e di rischio e in più, finendo per mantenere il punteggio complessivamente in equilibrio. E così si arriva al terzo set concluso in volata. Sul 4-4 Safarova ottiene un break che sembra decisivo; va a servire per il match sul 5-4 e le basterebbero quattro punti per chiudere. Invece se ne giocheranno più di venti, trasformando il decimo game nel passaggio chiave della partita. È un vero e proprio braccio di ferro, intensissimo: Lucie non converte tre match point (anche perché Sloane reagisce sempre alla grande) ma deve anche salvare cinque palle break. Capitola alla sesta, e Stephens pareggia sul 5-5.

In pratica il game-fiume decreta la fine della partita, perché Safarova non riesce a riprendersi dalla delusione per l’occasione sfiorata, e perde gli ultimi due game cedendo il servizio a zero. Due ore e 14 minuti di match (il solo terzo set di 73 minuti). Se i primi due set sono stati divertenti, il terzo è ricco di scambi da antologia, in cui il livello sale progressivamente, fino a coinvolgere tutti: giocatrici, pubblico sulle tribune e spettatori davanti alla TV.

a pagina 2: i match numero 8 e numero 7

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