Matteo Fago, il tennista a chilometri zero

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Matteo Fago, il tennista a chilometri zero

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TENNIS – Viene dalla provincia. Non ha avuto sponsor milionari alle spalle ma in serie A domenica scorsa ha rischiato di battere Flavio Cipolla. La storia di Matteo Fago, tennista laureato negli Usa e allievo di Stefano Pescosolido.

Ceprano è una piccola cittadina nella parte bassa del Lazio, profonda provincia di Frosinone che conta neanche diecimila abitanti. Sorge a due passi da Arce, comune notevolmente più piccolo ma famoso nel mondo tennistico per aver dato i natali a Stefano Pescosolido, ex davisman e tennista di valore negli anni ’90. Da qui, da questo piccolo paese, parte la storia di Matteo Fago, tennista che domenica scorsa ha ceduto solamente al terzo set a Flavio Cipolla nel primo match di serie A a squadre difendendo i colori del tennis club Parioli di Roma. I crampi lo hanno costretto a terminare il terzo set praticamente da fermo, dopo essere stato in vantaggio. Aveva di fronte un top 100, lui che da poco è tornato alle competizioni Itf lontano dai riflettori di Cipolla e compagni. Matteo ha una storia particolare alle spalle non essendo un prodotto tennistico di accademia o coach vari, ma soprattutto non essendo costata la sua formazione tennistica migliaia di euro alla sua famiglia. Un’atleta a “km zero” potremmo definirlo, lui tornato da poco in Italia dopo l’esperienza del college americano con i Volts del Tennessee, college dove ha conseguito una laurea in economia.

Matteo, classe 1987, inizia a giocare a tennis molto presto. Suo papà gioca a tennis, un quarta categoria dai colpi molto puliti mentre suo zio Ivano è classificato in serie C, un lottatore indomito che ancora oggi passati i 50 gareggia e trionfa nelle categorie over nel Lazio. I genitori lavorano e Matteo nel pomeriggio è “parcheggiato” assieme al fratello più grande Raffaele, tennista anch’egli, presso i campi rossi della Vignola di Ceprano di proprietà Pietro Federici. Questi è un’istituzione per i tennisti del circondario considerato il rifornimento assolutamente al top del suo negozio, dove campeggia in bella mostra la foto di Stefano Pescosolido intento a colpire un diritto in quel di Wimbledon. Foto ovviamente autografata con dedica.

 

Matteo vaga per il circolo senza mai separarsi da una Head Prestige rossa piatto 600 dismessa da chissà chi – non proprio il massimo per iniziare a giocare in età under – cercando qualcuno che lo faccia palleggiare. È ancora molto piccolo e allora quando la gente lo scansa non gli resta che il muro. Per qualche anno vive all’ombra del fratello, altro talento dai connotati tennistici strani (gioca il diritto a due mani e il rovescio a una) che si metterà in luce in tutte le categorie under salvo poi lasciare preferendo l’università allo sport. Mentre Raffaele comincia a farsi un nome nel Lazio, arrivando a vincere anche il prestigioso Lemon Bowl categoria under 18, Matteo cresce. Siamo a fine anni ’90. A Frosinone, nonostante ci siano diversi maestri nazionali, si insegna ancora il diritto con la continental quando oramai il tennis è cambiato da un pezzo. La soluzione c’è: è Roma.

Un paio di volte a settimana un altro paio di giocatori frusinati vengono accompagnati dal volenteroso genitore di turno alla volta di Roma, presso il circolo Lanciani dove c’è il maestro Lucchetti. Arturo, papà di Matteo, appena può e c’è posto inserisce Matteo in questa carovana. Lucchetti capisce subito che il ragazzo ha stoffa e quindi di lì a tesserarlo ce ne corre poco. Matteo è under 14. Fino ai 16 anni la sua vita è questa. Frequenta da studente diligente il liceo scientifico e gioca a tennis quando rimane tempo andando al Lanciani un paio di pomeriggi a settimana. “Giocavo per passione – dice – finché un’estate non ho fatto risultati importanti”. Succede infatti che riesce a qualificarsi nel 2003 ai campionati nazionali under 16 dove, giusto per dire, in tabellone c’è anche Fognini. Supera molti turni, batte diverse teste di serie prima di arrendersi completando un’avventura portata a termine grazie all’aiuto di due suoi tifosi di Ripi, paese limitrofo, che lo accompagnano e lo sostentano per il periodo necessario, un lasso di tempo che durava ogni giorno di più in seguito alle vittorie di Matteo che non ha neanche i completi da tennis necessari per tutti i match vinti.

Nel frattempo Pescosolido aveva annunciato il suo ritiro, era ancora numero 100 del mondo ma aveva deciso di chiudere a fine anno con l’agonismo. L’ex campione forma allora un gruppetto di giovani under al Parioli da allenare. Fago viene scelto e inizia quindi a fare tennis in maniera più seria. Ha 17 anni e inizia a vincere tornei open (disputati da sempre assieme agli under), scalando la sua classifica nazionale (è stato 2.2 ma con i punti per 2.1 per diversi anni) fino a cogliere il suo primo punto ATP. “Ero al torneo di Avezzano, lo ricordo benissimo. Era un 10 mila. Una partita durissima vinta 7-6 al terzo per il primo punto Atp conquistato. Entrai in classifica mondiale, certo in posizione altissima quanto si vuole, ma per me ha rappresentato una grande soddisfazione, l’inizio di un qualcosa che ancora non riuscivo a cogliere”. Matteo continua a fare tornei ma mai senza esagerare visto che non ci sono sponsor dietro di lui né tantomeno aiuti della Federazione. Arriva quindi la chiamata dall’America.

“Appena cominciai a salire in graduatoria mondiale (attorno alla 900 posizione il suo best ranking ndR) mi arrivò la proposta dall’America, università del Tennessee. Non ho dato molto peso all’inizio all’idea ma poi, anche con Stefano che appoggiava la cosa. pian piano decisi di andare. Mi pagarono viaggio e spese per sostenere tre giorni di provino. Vidi il college, conobbi lo staff e gli allenatori. Mi trovai bene e sostenni anche due esami, di inglese e di matematica, necessari per l’ammissione. Li superai e quindi poco dopo iniziai la scuola di economia”. Gioca ovviamente a tennis nella squadra del college dove dà un grande contributo. “Eravamo in prima divisione, noi Volts. La nostra squadra era molto buona, eravamo una fra le migliori d’America tanto che siamo stati anche al primo posto della classifica per diverso tempo. Abbiamo vinto la nostra conference per due anni di fila, stabilendo un record per il nostro college. Inoltre abbiamo sfiorato la vittoria assoluta, avendo perso la finale nazionale”. (Tra l’altro uno dei compagni di squadra di Matteo, Rhyne Williams, classe ’91, quest’anno si è messo in luce agli Us Open dove ha superato le qualificazioni perdendo poi al primo turno contro Roddick. Gli altri giocatori del team ora sono classificati mediamente attorno alla posizione numero 250).

Mi sono trovato benissimo essendomi ambientato abbastanza presto diciamo allo stile americano, avendo capito inoltre subito il funzionamento delle cose. Ho instaurato un ottimo rapporto con i compagni ma anche con gli allenatori anche se sono stati molto rigidi durante la fase iniziale. Non ascoltavano le richieste dei giocatori, pensavano solo ad insegnare secondo il loro metodo e io di certo non ero abituato a lavorare in questo modo”. Fago passa inoltre dalla terra battuta al cemento. “Era una superficie dura ma molto giocabile e quindi non ho avuto tanti problemi. Ricordo però che i primi anni, quando tornavo in Italia durante la pausa estiva per stare in famiglia e per fare qualche torneo, facevo molta fatica a giocare sul rosso. Mi sentivo molto cambiato a livello di gioco. Cercavo la chiusura del punto in maniera affrettata, prerogativa tipica del cemento che inevitabilmente ti spinge verso un gioco aggressivo. Adesso però che sono tornato a giocare a tempo pieno sulla terra noto molti miglioramenti nel mio gioco. Comunque alla fine ho preferito non tornare ogni anno durante la pausa ma concentrarmi sugli studi per finire in tempo l’università”.

Dopo questo percorso a Matteo non mancano le offerte per rimanere negli States. “Appena laureato potevo subito lavorare, ho ricevuto numerose offerte di lavoro e inoltre mi hanno offerto la possibilità di frequentare un master. Ma ho preferito tornare a casa poiché dopo quattro anni lontano da casa e dagli affetti, ho avvertito il bisogno di rientrare. Non vedevo in prospettiva la possibilità di vivere negli States, il mio futuro lo vedevo qui”. E ora quindi è tornato in pianta stabile in Italia, forte dell’esperienza che lo ha soprattutto maturato. “Ho conseguito una laurea e la piena conoscenza della lingua. Sono maturato e sono felice di aver concluso il percorso di studi in tempo. Durante questi mesi in Italia mi sono allenato qualche volta al Parioli ma in prevalenza sono stato in giro per tornei, facendo base a Ceprano. C’è stato un infortunio che mi ha tenuto fermo questa estate un paio di mesi ma ora va tutto bene”. Proprio la settimana scorsa infatti Fago è stato protagonista in un Itf croato dove ha perso ai quarti di finale dalla testa di serie numero 1 dopo aver battuto fra gli altri un tennista classificato attorno alla posizione numero 400.

Il cerchio si chiude tornando alla sfida con Cipolla. “Ero molto curioso di misurarmi e di vedere il livello di un giocatore top 100 anche se atipico come Flavio”. I tagli del tennista romano e la sua capacità di variare il gioco, sono le armi esatte per contrastare il tennis esuberante di Matteo, colpi abbastanza puliti da fondo campo con un rovescio bimane di rara fluidità ed efficacia, il tutto sorretto da un fisico di prim’ordine. “Ho tratto impressioni positive da questo match anche se ero sceso in campo senza aver nulla da perdere. Pensavo di giocarmela un po’ ma non di poter vincere. Man mano che l’incontro andava avanti mi sono accorto di essere in partita, sfiorando addirittura la vittoria, cosa questa che mi trasmette ora molta fiducia”. Proseguirà quindi l’avventura della serie A dove in squadra farà anche coppia nei doppi con il conterraneo Stefano Pescosolido, l’allievo e il maestro che una volta tanto si rincontrano.

Il futuro lo vede presto impegnato in altri tornei Itf alla ricerca di una classifica Atp migliore (attualmente è 938) e in un inverno che lo vedrà al duro lavoro fisico per giocare nel 2013 i primi tornei a febbraio, tentando di dare il giusto risvolto alle sue potenzialità. Sono così lontani i giorni della Vignola di Ceprano, quel vagare ondivago e spensierato sempre in compagnia della racchetta inseguendo una passione che alla fine lo ha portato a diventare quel che è, grazie all’aiuto della famiglia e dei suoi tifosi ma soprattutto basando tutto sulla serietà e sul sacrificio. Ce la si può fare anche in questa maniera.

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Torneo ITF Circolo Antico Tiro a volo: stamattina la presentazione ufficiale

ROMA – Nella caratteristica location della sala carte del Circolo, ufficialmente, presentata la XII edizione di questo importante torneo ITF

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Circolo Antico Tiro a volo - Roma 2022 (foto Pellegrino Dell'Anno)

Stamattina alle ore 12, nella panoramica e deliziosa cornice del Circolo Antico Tiro a Volo, a Roma in zona Parioli, si è tenuta la conferenza di presentazione della XII edizione del torneo qui ospitato. Si parla di un ITF da 60.000 dollari, che torna in calendario dopo due anni di assenza forzata, con entusiasmo e tante aspettative. Una tappa importante per molte giocatrici, con un albo d’oro che vede nomi come Errani, Garbin, Yastresmka, e anche tante partecipazioni importanti della caratura di Pegula, McHale, Rybakina. Un torneo che evidenzia l’importanza anche di unire sport con cultura e territorio, sottolineata dalla presenza di ospiti come Vito Cozzoli (presidente di Sport e Salute), l’assessore allo sport per la città di Roma Alessandro Onorato e l’attuale direttore del torneo Adriano Albanesi, gold coach che ha allenato tra le altre anche Tsurenko.

Ad aprire la conferenza, e a presentare il tutto con i soliti ringraziamenti di rito, è il presidente del circolo, il dottor Giorgio Averni, che oltre a ricordare quante giocatrici importanti siano passate da qui (anche ad allenarsi, vedi Muguruza e Osaka) sollecitato da una domanda, spiega l’importanza e la voglia di puntare sul torneo WTA: “Da anni abbiamo scelto così, il tennis (e lo sport) femminile non è un ripiego per noi, e abbiamo scelto di dargli lustro. La cornice che offriamo a queste ragazze è importante, i loro coach e manager sono estasiati dal nostro trattamento e ospitalità, che spesso non trovano neanche a Parigi. Inoltre, questo circolo è aperto alle donne, e attento alla famiglia e ai ragazzi: vogliamo insegnare ai futuri uomini a rispettare le regole, l’avversario, e la competizione che poi ci sarà anche nella vita. Questo torneo è una settimana di festa, dello sport e non solo, ci saranno eventi e il gran galà di martedì, dove premieremo atleti che hanno fatto la storia dello sport italiano“.

Giocandosi a Roma, questo torneo è certamente secondo solo agli Internazionali d’Italia come importanza tennistica nella capitale, e difatti non manca l’intervento di Cozzoli (di cui già avevamo riportato delle dichiarazioni post IBI): “Quest’estate è importante per Roma, per il tennis e lo sport italiano. Abbiamo iniziato con gli IBI con maggior pubblico e incasso della storia, oltre ad ospitare eventi di padel, beach volley, skateboard. Questa al circolo è un’occasione di sport, di promozione dello sport, di valorizzare un’organizzazione che richiede sempre entusiasmo e competenza. Tutti gli eventi di Sport e Salute, come questa attività, fanno emergere il legame dello sport con il sociale. Il circolo ha anche questa vocazione, e i circoli in generale sono fondamentali nel promuovere lo sport. Intanto anche al Foro ci stiamo già preparando per gli Internazionali del prossimo anno, che saranno su dodici giorni“.

 

Roma, sport e grandi eventi sono un’assonanza storica, e sempre di successo, come testimoniano le iniziative già intraprese, e le parole oggi espresse, dell’assessore Onorato, altro ospite d’eccellenza della presentazione: “Roma ha una vocazione naturale ai grandi eventi, in particolar modo sportivamente e culturalmente (qui al Circolo ad esempio, alle Olimpiadi del ’60 si teneva la specialità del tiro a volo). I grandi eventi, nella stragrande maggioranza dei casi, aiutano la diffusione degli sport di base, attualmente le iscrizioni alle Federazioni di tennis e atletica sono aumentate grazie ai grandi risultati della scorsa estate. Abbiamo la fortuna di avere gli Internazionali, e con Binaghi ci siamo posti l’obiettivo di coinvolgere tutta la città, migliorare i servizi: abbiamo realizzato per la prima volta in 79 edizioni una stazione dei taxi dedicata al torneo. A Roma, il torneo del circolo è secondo solo agli Internazionali, e si deve lavorare per allargarne la portata d’interesse oltre gli appassionati e soci“.

Le wild card sono state assegnate dagli organizzatori a Verena Meliss, Matilde Paoletti, Camilla Rosatello e Diletta Cherubini. Nelle qualificazioni Nuria Brancaccio, reduce da ben due medaglie ai Giochi del Mediterraneo di Orano, e le giovani Lisa Pigato e Melania Delai.

Alla fine della conferenza, Onorato ha risposto anche a una domanda in esclusiva ad Ubitennis, riguardo i suoi progetti già annunciati di riportare grandi eventi a Roma (“Lei ha espresso la voglia di restituire grandi eventi a Roma, anche sponsorizzare e far crescere storici circoli culturali come questo, tramite tornei, occasioni sportive e non, può essere un punto di partenza?“): “Sì, assolutamente, perché i tennisti stessi sono coinvolti direttamente in un evento importante. E anche se non si tratta degli Internazionali, che sono tra i primi 7-8 tornei al mondo, rende il tennis qualcosa di più spendibile, che anche partendo dal basso può salire e rendere grandi eventi una realtà. E anche fare in modo di aumentare la visibilità di questi eventi italiani“.

Infine, abbiamo anche potuto realizzare un paio di domande, qui integralmente riportate, al direttore tecnico di quest’anno Adriano Albanesi, che ha anche fatto qualche nome interessante di giovani giocatrici presenti quest’anno al torneo dell’Antico Circolo Tiro a Volo (Andreeva, Jiménez Kasintseva) o altre sul panorama internazionale come la russa che si allena in Spagna Vanesian. E proprio l’aver assegnato a lui la direzione tecnica della manifestazione mostra l’importanza che ha l’evento anche come trampolino di lancio per giovani giocatrici in ascesa, come ribadisce qui di seguito(tra l’altro con gran cortesia e proprio di fronte al ricco buffet offerto dal circolo).

D: “Sei un coach WTA gold, e quest’anno ti è stata anche affidata la direzione del torneo. Cosa ti ha fatto provare questa investitura?

Albanesi: “Questo per me è un grande momento, perché è la mia prima esperienza in questo senso. Ogni volta che è stata preparata un’avventura nuova, come quella da coach, è una grande emozione, e altrettanto quella da direttore del torneo. Penso che la macchina organizzativa possa far bene, ma soprattutto mi aspetto un livello alto, un bel potenziale, da parte delle giocatrici.”.

D: “Il torneo vanta nomi importanti nell’entry list, tu da ex allenatore, di giocatrici come anche Tsurenko(che ha giocato abbastanza bene anche a Wimbledon), ritieni che questo torneo sia un importante trampolino di lancio per le giocatrici più giovani?

Albanesi: “Certo, perché già nelle edizioni passate era successo che tanti nomi iscritti all’interno di questa lista, sono poi esplosi. Ma anche perché il torneo fa parte di una fascia poco poco sotto ai WTA, che proprio fa da ponte. Quindi c’è la possibilità che molte giovani scelgano questa data, scelgano questo torneo, perché ha un grande potenziale, ma soprattutto perché permette di prendere quei punti che magari servono per confermarsi o iniziare ad avvicinarsi alle qualificazioni o ai tabelloni degli Slam“.

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Wimbledon, il ritorno al top di Halep: dall’onore mancato del primo martedì all’obiettivo del bis a Londra

Nei quarti di finale la tennista rumena affronterà Amanda Anisimova a cui ha concesso tre game a Bad Homburg due settimane fa

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Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Simona Halep - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Per Simona Halep le premesse per questo Wimbledon non erano delle migliori. Era reduce dal forfait di Bad Homburg, per quel problema al collo che l’ha costretta al ritiro prima della semifinale con Andreescu: “Mi dispiace, ma sfortunatamente stamattina mi sono svegliata con il collo bloccato. Non avrei potuto giocare al massimo“. Con queste parole la campionessa 2019 di Wimbledon si congedava dal torneo, accompagnata da una dose di scetticismo circa il suo stato di salute in vista dei Championships.

Poi il rientro, e la speranza di aprire il programma sul Centre Court nella seconda giornata del torneo, un onore che solitamente spetta alla vincitrice uscente, ovvero Ashleigh Barty, che nel frattempo si è ritirata. La possibilità per Halep di aprire la seconda giornata dell’edizione 2020 da campionessa in carica se l’era portata via il Covid, lo scorso anno è stato un infortunio al polpaccio, mentre quest’anno Iga Swiatek. Non erano pochi coloro che pensavano fosse giusto assegnare ad Halep l’onore di aprire il programma del primo martedì di Wimbledon.

 

Simona ha accettato la decisione degli organizzatori senza battere ciglio. Poi è scesa in campo e ha messo in fila: Muchová, Flipkens, Fręch e Badosa. Ma sono stati mesi duri per Halep ““È stato l’anno più difficile della mia vitaha detto del suo 2021. Il ritiro sembrava un porto sicuro per non essere travolta dalla tempesta. Poi il cambio di allenatore, l’arrivo del guru Mouratoglou che l’ha aiutata a credere in se stessa, a darle la possibilità di realizzare i suoi sogni: “Mi ha dato quella fiducia che possa ancora essere in cima, ma questo non significa che accadrà. Devo solo darmi la possibilità di dare il massimo e vedremo, sono rilassata in entrambi i casi, ma sono motivata a farlo“.

E poi la vita restituisce sempre, a Simona ha restituito il suo agognato centrale ieri contro Paula Badosa. Si è trattato di un assolo della rumena che alla spagnola n.4 del ranking ha concesso solo 3 game. Una prova di forza su un palcoscenico che aspettava da tre anni; quanta vita trascorsa da allora, quante cose le sono capitate. Ora secondo gli addetti è lei la favorita per il torneo, e anche per le maggiori agenzie di scommesse. Intanto c’è da giocare un quarto di finale contro Anisimova: sarà il quinto quarto di finale giocato a Wimbledon, terza tra le tenniste in attività dietro alle sorelle Williams, il sedicesimo a livello major. Il match sarà complicato, ma le due si sono affrontate poche settimane fa a Birmingham e la romena rifilò all’americana un 6-2 6-1. “Sarà un match complicato rispetto a quello – si schermisce Halep -. Mi concentro su me stessa, l’obiettivo è replicare il livello di gioco visto contro la Badosa. Sono pronta e carica“. Anisimova e le altre sono avvisate: Simona Halep sembra tornata al suo top della forma. E per le avversarie non è una bella notizia.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: pochi avrebbero reagito come Jannik Sinner ai 2 match point mancati [VIDEO]

Sinner che non perde un game di servizio in 7 set fra Alcaraz, favorito a 3,15 dai bookmakers, e Isner, merita gli elogi di Djokovic che lo conosce bene: “Jannik ha tutti i colpi”. Ma Rafa Nadal oggi vuole conquistare il nono quarto di finale ai Championships e il… 23° Slam

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Spero proprio che Gianni Clerici abbia condiviso con noi da Lassù questa splendida giornata di festa per il tennis italiano. Sono quasi sicuro che lo ha fatto in questa serata che, in un torneo che sembrava compromesso quel martedì in cui si è scoperto che Matteo Berrettini aveva il Covid, non ci aspettavamo davvero di vivere. Come sarebbe stato contento di averlo visto dal vivo. Gianni, aveva seguito Jannik da sempre, amico e “consulente” come era da sempre di Riccardo Piatti, l’ex coach di Jannik.

Adesso, come tutti sanno, Jannik ha cambiato coach e team, ma certo Gianni avrebbe continuato a seguirlo e sostenerlo con l’abituale sostegno. 

Jannik Sinner era arrivato qui a Wimbledon senza aver mai vinto un solo match sull’erba. Ne ha vinti adesso 4 di fila nel torneo più importante di tutti, smentendo ogni pronostico – i bookmakers pagavano una sua vittoria contro Carlos Alcaraz, dal quale aveva perso due volte su due, 3,15 volte la posta – e lui che è stato spesso nell’occhio del ciclone per via di un servizio non irresistibile è riuscito a non perderlo mai in sette set, sì, neppure una volta, né con John Isner né con Carlos Alcaraz.

 

Contro lo spagnolo Jannik ha salvato 7 palle break, la prima nel secondo game del secondo set grazie a un missile super coraggioso di dritto sparato sulla riga, le altre sei tutte nel quarto sofferto set, nel quale tuttavia ha mostrato tutti gli attributi del miglior Thoeni nelle discese olimpiche, una solidità nervosa fuori dal comune perché non era davvero facile dimenticare di avere già avuto 2 matchpoint nel tiebreak del terzo set, un’ora e 7 minuti prima del sesto matchpoint finalmente trasformato.

CONFERENZA JANNIK SINNER

Non so quanti, all’esordio su quel Centre Court dove in mattinata erano sfilati tanti supercampioni di Wimbledon, avrebbero avuto la forza mentale  per dimenticare il piccolo grande trauma di due matchpoint non trasformati nel terzo set.

Sul primo aveva messo un rovescio in rete dopo uno scambio pesante, ma sul  secondo, 8-7 per Jannik dopo un servizio vincente e lo spagnolo alla battuta, il rimpianto poteva essere maggiore. Alcaraz ha battuto una seconda palla non irresistibile e lui che ne aveva intuito la traiettoria si era spostato per attaccare la risposta con un dritto potenzialmente vincente

Solo che lo ha messo malamente in rete. Dopo di che sull’8 pari Carlito si è inventato una demivolee incredibile diventata una sorta di dropshot stretto e incrociato assolutamente imprendibile. Cui ha fatto seguito un errore di rovescio di Jannik ed ecco tutto da rifare (come avrebbe detto Ginettaccio Bartali, ma anche il primo telecronista Rai degli anni sessanta, Giorgio Bellani).

Quanti sarebbero riusciti a non perdere la testa, a restare calmi? Alcaraz si era rifrancato, dopo i pessimi primi due set, Jannik che aveva perso nei primi 12 turni di servizio la miseria di 15 punti, non era più così incisivo. Tuttavia è stato bravo, bravissimo, a reggere l’urto dello spagnolo che naturalmente aveva cominciato a crederci.

Due palle break annullate nel primo game del quarto set, tre nel quinto da 0-40 quando ha servito alla grande, e poi un’altra ancora sul 5-3 quando serviva per il match. ma dopo aver mancato altri tre matchpoint sul 5-2 e servizio Alcaraz. Veniva allora di fare gli scongiuri se il tuo vicino ti diceva: “Vuoi vedere che ora che lui non ha mai perso il servizio lo perde proprio adesso?” E l’andamento del game lo faceva temere, 0-15,poi 15 pari ma anche 15-30, 30 pari e poi 30-40 quando con grande coraggio Jannik ha tirato un dritto a tutta randa. Poi un servizio vincente per conquistare l’insperato ma meritato quarto di finale.

Eccolo quindi raggiungere gli altri 5 azzurri che hanno raggiunto lo stesso suo risultato a Wimbledon, De Morpurgo nel 1922, Pietrangeli (1960), Panatta (1979), Sanguinetti (1998), Berrettini (2021).

Ma nessuno c’era riuscito così giovane. E in una giornata, oltretutto, cominciata sotto gli sguardi di tanti campioni del passato che si sono seduti, in gran parte, nel Royal Box e chissà che qualcuno di loro non lo abbia visto giocare dal vivo per la  prima volta.

Alla celebrazione del centenario del “centre court” hanno preso parte una venticinquina di campioni di Wimbledon che hanno fatto la storia dei Championships, Laver, Newcombe, Smith, Kodes, Borg, McEnroe, Borg, Cash, Edberg, Ivanisevic, Hewitt, Federer, Nadal, Murray, Djokovic e fra le donne Angela Mortimer (90 anni campionessa nel ’61), Billie Jean King, Chris Evert, Martinez, Venus Williams (non c’era Serena…), Bartoli, Hingis, Kvitova, Kerber, Halep, (non c’era Muguruza…), più Navratilova e Wade assenti per Covid. E’ stata Billie Jean King a menzionare il virus che ha colpito improvvisamente Martina che per l’appunto l’altra sera si era concessa dei selfie con i nostri collaboratori Antonio Ortu, deus ex machina del nostro Instagram, e Claudio Giuliani che invece è il nostro social media manager.  Credo che stiano entrambi toccando ferro.

Come ormai tutti sapete – abbiate o non abbiate visto i quattro video che ho fatto per questa home page, ma anche per quella inglese nonché per Instagram e TikTok (da qualche parte ho detto che Sinner aveva battuto Sinner invece di Isner !… Ma mi perdonerete se non ho rifatto il video alle una di notte, e non solo per mio egoismo, ma per “risparmiare” chi lo doveva montare!) –  Jannik dovrà giocare contro Djokovic nei quarti. 

Il campione serbo a caccia del ventunesimo Slam e del settimo Wimbledon ha vinto con l’olandese Tim Van Rijthoven la sua venticinquesima partita di fila sull’erba di Wimbledon, avendo vinto le ultime tre edizioni del torneo, 2018-2019, 2021 e 4 partite quest’anno. Ovvio che sarà favorito con Jannik, da lui battuto 6-4,6-2 nell’unico precedente a Montecarlo un anno fa.

Ma Novak ha risposto in maniera assai cortese e lunga a una mia domanda su Sinner, quando ero rimasto l’unico italiano ancora in sala stampa e quando chi conduceva la conferenza stampa avrebbe voluto interromperla per far parlare i colleghi serbi.

No, lasciate che mi faccia la sua domanda… – ha chiesto esplicitamente un comprensivo Novak sorridendo – anche se sei arrivato in ritardo…”

Stavo infatti registrando i video e sono arrivato di corsa a conferenza avviata.

Jannik ha molto talento, è già certamente un top-player, l’ho visto giocare su diverse superfici ed è maturato molto. Non sembra neppure soffrire la pressione nei grandi palcoscenici…cosa che può capitare ai più giovani. Ha fiducia nelle proprie possibilità, pensa di poter vincere contro chiunque, ed è importante. E’ già un tennista esperto pur essendo così giovane, ha già affrontato più di un top-player. L’ho visto giocare oggi, la sua performance è stata dominante nei primi due set. Poi è diventata una battaglia, più ravvicinata. Ma era sempre nel controllo del match. E’ molto solido, ha tutti i colpi; servizio, risposta, dritto, rovescio. Mette pressione sugli avversari di continuo. Vedo in lui un po’ del mio gioco. Da fondocampo rovesci piatti, subito dopo la riga di fondo…sarà un match complicato per entrambi. Lui gioca veloce, gli piace il ritmo. Ci siamo allenati insieme qualche volta. So che cosa aspettarmi. Ma sarò pronto per questa sfida…

Accennando a queste strisce e questi record formidabili, beh oggi Rafa Nadal cercherà di battere l’olandese Botic van de Zandschulp (mai che abbiano un cognome facile da pronunciare questi olandesi!) per conquistare il suo 47mo quarto di finale in uno Slam e l’ottavo qui a Wimbledon dove ha trionfato nel 2008 e nel 2010. Se vincerà sarà il terzo più anziano quartofinalista dell’era open, dopo Roger Federer e Ken Rosewall.

Nella giornata odierna scendono in campo ben tre australiani. Kyrgios contro Nakashima, Kubler contro Fritz, De Minaur contro Garin (il cileno che ancora ringrazia il COVID di Berrettini!). Vincessero tutti e tre sarebbe la prima volta che 3 Aussies ce la fanno dal 1971 e la prima volta che succede a in uno Slam dall’Australian Open del 1981.

Per i due americani, Fritz e Nakashima, beh nessuno di loro due ha mai centrato i quarti in uno Slam. Infine se Garin arrivasse nei quarti sarebbe il primo dai tempi (2009) di Fernando Gonzalez, Mano de Pedra.

Queste infine le teste di serie eliminate:

Primo turno

Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)

5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)

15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)Ottavi
Uomini
5 Alcaraz (Sinner 10)
23 Tiafoe (Goffin)
Donne
12 Ostapenko (Maria)

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