Il pagellone della Davis 2013

Coppa Davis

Il pagellone della Davis 2013

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TENNIS – La rivelazione Canada, la delusione Francia, la Serbia che sfiora il bis, l’Italia che tornai ai quarti dopo 15 anni, il “solito” Stepanek, il ritorno nel World Group di Gran Bretagna e Australia. Promossi e bocciati dell’edizione nr. 101 della Davis.

Siamo a fine stagione, dinanzi a noi un mese e mezzo circa senza tennis giocato. E’ più normale allora che in questo periodo ci si dedichi ai bilanci della stagione appena conclusa. In questa sede ci occupiamo della Coppa Davis, manifestazione che ha chiuso formalmente il 2013 tennistico con la finale di Belgrado tra Serbia e Reoubblica Ceca, quest’ultima al secondo successo consecutivo.

 

Rivisitiamo in chiave semi seria l’edizione appena terminata della gloriosa manifestazione a squadre assegnando i voti ai vari protagonisti che sono scesi in gara e decretando di conseguenza promossi e bocciati.

I BOCCIATI

FRANCIA: Voto 5

Compitino svolto senza problemi nel primo turno casalingo contro Israele, quarti di finale non impossibili giocati e persi in Argentina per 3-2. Eppure la Francia in assoluto ha una delle squadre migliori da schierare. Tsonga, Gasquet, Simon, Llodra e Benneteau in doppio, insomma nulla da dire.

Ma a Buenos Aires, contro un Argentina priva di Del Potro e con Nalbandian in campo solo in doppio, i “galletti” eccezion fatta per Tsonga (voto 7) si sciolgono come neve al sole. Llodra e Benneteau nel doppio (voto 5) si vengono a trovare sul 5-3 40-15 nel terzo set contro Nalbandian e Zeballos, quindi 2 palle per andare due set a uno. D’improvviso si spegne (inspiegabilmente) la luce. Gli argentini rimontano, vincono il terzo set e con esso la partita. Simon è inguardabile nei due singolari (voto 4) e sul 2-2 le prende da Berlocq. Non proprio un bell’inizio per capitan Clement ed il 2014 porta in dote un primo turno da non sottovalutare, la sfida casalinga con l’Australia.

USA: Voto 4,5

Sul fatto che il ricambio generazionale manchi completamente nel tennis a stelle e strisce siamo tutti d’accordo. Che Isner e Querrey siano potenza e poco più passi, però se poi anche i Bryan battono la fiacca la cosa si complica maledettamente. Così i gemelloni americani (voto 5-) si fanno battere prima da Melo e Soares negli ottavi e poi da Bozoljac e Zimonjic nei quarti (15-13 al quinto). Ma se con i sudamericani la sconfitta non risulterà decisiva con  i serbi sarà il contrario. Perché Sam Querrey (voto 4,5) sul 2 pari con i brasiliani batte (ma facendo una fatica immensa) il nr.2 avversario Thiago Alves, ma sull’1-2 contro i serbi le prende da Nole Djokovic che gioca quasi tutto il match con una distorsione alla caviglia e che gli lascia appena un game negli ultimi 2 set. Isner non è proprio infallibile (voto 5, inopinata sconfitta con Bellucci nel primo turno), ci vorrà ben altro che la terra rossa per battere la Gran Bretagna a San Diego nel primo turno 2014. Soprattutto se ci sarà Murray non saranno ammesse distrazioni stavolta.

CROAZIA: Voto 4,5

I campioni in carica del 2005 scendono mestamente in serie B. Dodig (voto 4,5) e Cilic (voto 6) non vengono a capo dell’Italia nel primo turno a Torino, la vicenda doping del nr.1 croato azzoppa in maniera irrimediabile i croati nel match di spareggio con la Gran Bretagna. C’è un Borna Coric (voto 6+ per il confortante esordio) da far crescere, ma soprattutto c’è un Cilic da recuperare per sperare in una veloce risalita.

AUSTRIA: Voto 3

Una retrocessione annunciata, ma siamo andati ben oltre ogni più pessimistica previsione. Melzer (voto 3) inguardabile, perde due singolari con il Kazakhstan nel primo turno e il singolare nello spareggio con l’Olanda. Lui dovrebbe essere il traino di una formazione che ha un numero 2 ai limiti della decenza (Haider-Maurer, voto 4,5) e che però ha nel doppio un punto di forza avendo più elementi da poter gestire (Knowle e Peya contro il Kazakhstan, voto 6,5 e Marach-Peya contro l’Olanda, voto 6), ed invece trascina nel baratro la sua squadra. Poi in Olanda ci si mette pure la sfortuna (infortunati sia Haider-Maurer che Thiem, in singolare è stato costretto a giocare il doppista Marach), ma non giustifica un’annata davvero disastrosa.

La risalita sarà difficilissima, c’è da sperare nel giovane Thiem (classe ’93, nr. 122 del ranking) e negli ultimi squilli dell’ormai maturo Melzer.

 

I PROMOSSI

SERBIA: Voto 6

Che sarebbe la media tra l’8 dei primi 3 turni e un 4,5 per la pessima gestione della finale e di tutto ciò che è girato attorno all’atto conclusivo.

I serbi hanno colto uno splendido successo in Belgio negli ottavi con le vittorie di Djokovic (voto 8, che non ha sbagliato un colpo quest’anno in Davis), Troicki (voto 7, fondamentale vittoria al 5° set su Goffin in rimonta da due set sotto) e del doppio. Si sono poi ripetuti in America, ancora superbo Djokovic (eroico contro Querrey nonostante una caviglia in disordine), dove la mano essenziale l’ha data la coppia Bozoljac/Zimonjic (voto 8,5) vincitrice contro i Bryan (vittoria da raccontare ai posteri).

Infine una vittoria sofferta ma meritata nella semifinale in casa con il Canada, con Nole sempre sugli scudi al quale stavolta ha dato una mano un ritrovato Janko Tipsarevic (voto 7) capace con la vittoria nell’ultimo singolare di completare la rimonta dall’1-2 dopo il doppio.

Ma il tutto viene rovinato dalla finale, oltretutto disputata tra le mura amiche. Innanzitutto mezzo mondo si sta ancora chiedendo perché è stato scelto il veloce e non la terra, rimettendo letteralmente in corsa uno Stepanek che sul mattone tritato sarebbe stato molto meno pericoloso. Lasciamo stare l’infortunio di Tipsarevic (comunque inopportuna la sua gestione del finale di stagione) e la vicenda doping di Troicki (altra vicenda dai risvolti quasi grotteschi), ma Obradovic (voto 5) prima non mette Djokovic in campo nel doppio affermando che sia stata una decisione di squadra (ma poi sarà smentito da Zimonjic su twitter) e poi conferma Lajovic (voto 4,5) nell’ultimo singolare invece di provare il cambio con lo stesso Bozoljac. Non avremo mai la riprova, ma se quello era il massimo che poteva fare Lajovic, la sua sostituzione con il compagno doppista si poteva tranquillamente provare, fare peggio era difficile.

GIAPPONE: Voto 6

Il paese del Sol Levante torna nel World Group con una bella vittoria contro la Colombia rimontando dall’1-2 dopo il doppio. Perfetto Nishikori (voto 7) che finalmente gioca da nr.1, ma onore al merito anche a Go Soeda (voto 7,5 per l’ottima prova nel momento clou della sfida) che sul 2 pari schianta Alejandro Falla non tradendo alcuna pressione. Da rivedere sicuramente il doppio nipponico Ito-Sugita (voto 4), ma il ritorno nel World Group è più che meritato. Il primo turno del 2014 si annuncia molto intrigante. I giapponesi ospiteranno il Canada, sfida tutt’altro che facile ma non proprio impossibile, vediamo se arriverà un altro miracolo.

GRAN BRETAGNA E AUSTRALIA: Voto 6,5

Tornano nel World Group due delle squadre più blasonate della competizione.

Ottima la Gran Bretagna che batte in rimonta dallo 0-2 la Russia nel primo turno (eroe della sfida Daniel Evans, voto 6,5) e poi sfruttando la presenza di Murray (voto 6,5) passa ad Umago (contro la Croazia) nei play-off.

Finalmente concreta l’Australia che approfitta nello spareggio dell’assenza di Janowicz tra i polacchi, ma stavolta Tomic (voto 6,5) e Hewitt (voto 7-) non sbagliano nulla, anche Rafter in panchina gestisce le risorse come meglio può e così dopo 3 anni di sconfitte nei play-off (dopo essere sempre stata in vantaggio per 2-1) gli “aussie” finalmente tornano nella massima serie.

ARGENTINA: Voto 6,5

Fin quando continueranno le beghe interne la Davis continuerà a rimanere una chimera per il team argentino, ma i sudamericani hanno sempre e comunque il pregio di dare l’anima nella competizione. Vittoria netta con la Germania al primo turno, vittoria sudatissima e meritata contro la Francia nei quarti. Berlocq infallibile (voto 7), Nalbandian e Zeballos coppia di ferro in doppio (voto 7). I problemi però nascono sul veloce di Praga, dove Del Potro si tira indietro, Nalbandian è assente, Monaco (voto 5) non è in gran forma e Mayer (voto 5,5) non riesce a sostituire alla meglio Berlocq, utilizzato solo in doppio.

La Repubblica Ceca chiude subito dopo la 2° giornata le ostilità, gli argentini ci riproveranno l’anno prossimo partendo dal match casalingo contro la nostra Italia. Mancherà Del Potro, è stata scelta la terra rossa, in queste condizioni la sfida non sembra per nulla agevole…..certo, con le polemiche sempre dietro l’angolo sarà difficile fare squadra e andare avanti. Obiettivo nr.1 per Jaite in un prossimo futuro recuperare il rapporto con la “Torre di Tandil”.

ITALIA: Voto 6,5

Beh, onestamente quest’anno abbiamo poco da recriminare sulla prova della nostra squadra.

Il match di primo turno con la Croazia è stato gestito in maniera esemplare. Encomiabile la prova di Lorenzi (voto 6,5) che porta al quinto set Marin Cilic, assolutamente determinante Seppi (voto 6,5) che in 4 set batte Dodig e firma l’importantissimo 1-1, bravissimi Bolelli e Fognini (voto 7) che battono i due croati in doppio, chirurgico lo stesso Fabio (voto 6,5) che parte “slow” ma regola Dodig in 4 set per il 3-2 finale. E ad onor del vero niente da dire nemmeno sulla trasferta canadese, dove poi a conti fatti e con quel Raonic davvero si poteva fare poco. Rimane il rimpianto per il doppio perso 15-13 al quinto da Bracciali e Fognini (voto 7-), ma può succedere e non è il caso di prendersela più di tanto.

La squadra azzurra non è affatto male, Seppi è sicuramente nella parte finale della carriera, ma è di un’affidabilità fuori del normale. Fognini invece ha tantissimo talento talvolta non proprio supportato dalla testa, le alternative in doppio non mancano soprattutto se Simone Bolelli recupererà velocemente dall’infortunio al polso. Insomma anche per il 2014 qualche speranza la possiamo nutrire, visto che andremo sì in Argentina ma non troveremo Del Potro e giocheremo sulla terra. L’ambiente sarà caldissimo, ma proprio quando c’è la “corrida” il buon Fognini si esalta…speriamo bene….anche perché il secondo turno sarebbe comunque in casa contro Usa o Gran Bretagna e sulla terra si tratterebbe di un quarto di finale assolutamente abbordabile.

CANADA: Voto 8

La rivelazione della Davis 2013.

Di Raonic (voto 8) bene o male ne conoscevamo le potenzialità, ma al suo fianco viene fuori il bravissimo Pospisil (voto 7,5) che soprattutto al fianco dell’inossidabile Nestor (voto 7,5) in doppio fa sfracelli e rischia di portare la sua squadra alla prima finale della sua storia in Davis. Non dimentichiamo nemmeno Dancevic (voto 7) che gioca la partita della vita negli ottavi contro Granollers e spiana la strada alla vittoria contro una Spagna menomata ma sempre temibile.

Potenzialmente il Canada è la squadra del futuro, la giovane età è dalla parte di Raonic e Pospisil. Il 2014 ricomincia dal Giappone e poi eventualmente presenterebbe una affascinante sfida casalinga contro i campioni in carica. Riusciranno i nostri eroi a raggiungere stavolta la finale?

R.CECA: Voto 9

Si potrà dire di tutto, che la Spagna era senza Nadal, che molti big disertano la manifestazione, che la Serbia ha giocato una finale senza due singolaristi (ma la colpa non è certo di Berdych & Co.), però forse pochi ricordano che i cechi, campioni per il secondo anno consecutivo (aggiungiamo con pieno merito), hanno affrontato la trasferta in Svizzera senza Stepanek e quella in Kazakhstan senza Berdych e con lo stesso Stepanek solo in doppio. Ed allora davvero gran complimenti a tutti, a Rosol (voto 8) entrato nella storia al fianco di Berdych nel doppio vinto contro Wawrinka e Chiudinelli (24-22 al quinto set dopo 7 ore e 1 minuto, il match più lungo della storia della manifestazione), ad Hajek (voto 7) perfetto in Kazakhstan quando chiamato in causa in singolare, a Berdych (voto 8,5) che recita la parte del nr.1 in maniera esemplare, ma soprattutto a quel vecchio volpone di Stepanek (voto 9) che ha quasi 35 anni fa la storia della Davis e del tennis ceco e delizie le platee di tutto il mondo con il suo gioco d’attacco ed i suoi splendidi tocchi sotto rete.

Il 2014 prevede per i cechi un primo turno d’assaggio con l’Olanda in casa e poi la probabile sfida di cui abbiamo detto in terra canadese…..sarebbe un quarto da stropicciarsi gli occhi…….

LUNGA VITA ALLA DAVIS E ANCORA COMPLIMENTI AI CAMPIONI!!!!

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Billie Jean King Cup

Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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Coppa Davis

Coppa Davis: Hewitt, Haggerty, Bertolucci, Barazzutti e Rojas. Opinioni contrastanti su un format che fa discutere

Il 2023 non vedrà nessun cambiamento nella formula della Coppa Davis, anche se non sono in pochi ad augurarsi un ritorno al passato

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La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)
La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Per la prima volta nella sua storia, il Canada di Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime ha vinto la Coppa Davis, battendo in finale l’Australia di Lleyton Hewitt. Proprio il capitano aussie tuttavia, insieme ad altre voci importanti del tennis italiano, non sembra troppo convinto dell’attuale format della Davis Cup, in vigore dal 2019. Le discriminanti principali sono due: in primis, spesso il doppio – punto di forza di tante nazionali – neanche si gioca, come accaduto proprio nella finale di quest’anno. L’altra critica mossa verso questa formula è che possono bastare quattro set per sollevare l’insalatiera, mentre fino al 2018 questi potevano non essere sufficienti neanche per vincere una singola partita.

Lo stesso Hewitt, nella conferenza al termine della finale, aveva rimarcato la sua posizione:

Il formato così com’è adesso non mi piace; non è un mistero, ma la mia voce non viene ascoltata. Come si fa a dire a dei doppisti che si preparano tutto l’anno e che arrivano qua per giocare in una delle più grandi competizioni che non avranno la possibilità di esprimersi? Penso ad esempio al team olandese che abbiamo battuto. O addirittura penso al leggendario doppio Woodforde-Woodbridge, che oggi non avrebbero messo piede in campo”.

 

Anche l’ex capitano dell’Italia Corrado Barazzutti, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua posizione: È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni: non mi piace. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Major, mentre adesso l’hanno ridimensionata. Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile“.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Paolo Bertolucci, che era presente insieme a Barazzutti nello storico successo di Santiago del Cile. Questo un suo breve pensiero tratto da un’intervista a Il Messaggero: La Coppa non va più chiamata ‘Davis’, quella era un’altra cosa. Questa invece si vive in un giorno solo, tutta d’un fiato, è totalmente diversa rispetto a quando c’erano cinque partite al meglio di cinque set“.

Le critiche non sono ovviamente condivise da chi organizza e gestisce la competizione, ossia il presidente dell’ITF David Haggerty e il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, secondo i quali le migliorie apportate alla Davis Cup stanno riscontrando un effetto molto positivo sulla competizione. “Siamo molto contenti del format e dei cambiamenti che abbiamo apportato – commenta Haggerty – ai giocatori piace, ce l’hanno confermato. Apprezzano i due singolari e il doppio decisivo, è un metodo che funziona bene considerando anche la parte di stagione in cui si gioca”.

L’interesse di Kosmos, proprietaria della Coppa Davis, e dell’ITF è quello di ricreare un ambiente simile ad un Mondiale di calcio, dove fan di tutto il mondo possano riunirsi in un’unica città ospitante. In realtà, tuttavia, dal 2019 soltanto il 21% dei biglietti sono stati comprati da appassionati provenienti da paesi diversi dalla Spagna, paese che da tre stagioni ospita la fase finale.

“Guardando il dato del 21% di fan stranieri, penso che questo sia il punto con i maggiori margini di miglioramento. Se riuscissimo ad ottenere, ad esempio, un’affluenza del 50/50, come accade già in molti altri sport, sarebbe fantastico” – ha dichiarato Rojas – In ogni caso, il numero di tifosi è stato decisamente alto. Dobbiamo migliorare la percezione negli appassionati che questo sia il Mondiale del tennis. Vogliamo essere un evento quanto più internazionale possibile, raccogliendo sempre più tifosi da tutto il mondo”.

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Coppa Davis

Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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