WTA Madrid: la finale é Halep-Sharapova

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WTA Madrid: la finale é Halep-Sharapova

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TENNIS – La rumena supera in rimonta 67(4) 63 62 Petra Kvitova portandosi a soli 21 punti da Victoria Azarenka, quarta nel ranking WTA. Nel caso in cui dovesse vincere il torneo supererà la bielorussa ferma ai box da Indian Wells. Masha conferma la ritrovata fiducia tennistica dominando la n.3 mondiale in 2 rapidi set 61 64. Da lunedì tornerà tra le prime otto giocatrici al mondo, posizione cruciale in vista del Roland Garros. Finale aperta ad ogni risultato.

(4) S. Halep b (5) P. Kvitová 6-7(4) 6-3 6-2

La prima semifinale di Madrid vede lo scontro tra Simona Halep giunta a questo appuntamento dopo la chiara vittoria di ieri a spese di Ana Ivanovic e Petra Kvitová, giunta alla semifinale sfruttando la grande assenza di Serena Williams per via di un infortunio che mette in forse anche la sua partecipazione agli Internazionali d’Italia di Roma.

 

Nell’unico precedente dell’agosto 2013 ha prevalso la Halep con un doppio 6-2.

Inizia il match con la Kvitová al servizio che passa a condure 1-o nel primo set. Simona Halep al servizio, la ceca riesce a tenere brevi gli scambi e a mantenerne il controllo, arriva a giocarsi 3 volte palla break senza trasformarne una, la Halep con un ace al centro porta a casa un game cruciale per impedire all’avversaria di allungare sul 2-0 con il primo break dell’incontro.

Molto attenta la Halep, conferma i miglioramenti nel servizio, non gioca in pressione, spinge quando capisce di non essere a rischio di errore e prende il controllo degli scambi con il diritto, mettendo in difficoltà la Kvitová.

Il match diviene subito molto serrato, sul servizio Kvitová vola sul 15-40 la rumena, ma recupera bene la Kvitová e mantiene il turno di servizio.

Buon turno di servizio della Halep che pareggia i conti nel primo set: 2-2, torna la Kvitová al servizio, poche prime, la Kvitová pressa subito anche sulla seconda col diritto piatto, si difende bene la Halep, senza perdere campo, la Kvitová annulla altre 2 palle break, poi con 2 punti consecutivi riesce a mantenere il servizio e torna a condurre, 3-2 primo set, senza break.

Halep al servizio, pressa subito Kvitová ed arriva il break, gioca di pressione e mette in difficoltà la Halep portandola all’errore, 4-2 e servizio per la ceca. Replica immediatamente Simona Halep, gioca un game di forte pressione e con un devastante rovescio incrociato trasforma l’unica palla break del game, ancora in vantaggio la Kvitová 4-3, ma al servizio c’è la Halep, altro game duro, che arriva ai vantaggi; errore della Kvitová ed ace al centro per la Halep, 4-4. Turno di servizio a zero per la Kvitová che si porta 5-4, la Halep serve per restare nel set. Il game di servizio inizia con uno scambio durissimo vinto dalla Halep, che prende il largo e vola 40-0, lascia andare giustamente il braccio la Kvitová, ma va in fuori giri col diritto, game Halep, 5-5, dopo 43 minuti di gioco, servizio Kvitová.
Gioca bene la Halep ed arriva il quinto game ai vantaggi, annulla palla break e la spunta anche in questo game, conduce 6-5. Serve per andare al tie-break la Halep che si aggiudica il game.

Si gioca il tie-break, va subito 3-0 la ceca con 2 minibreak, 4-0 Kvitová, 4-1, 4-2, 4-3, 5-3 Kvitová, 6-3, 6-4, doppio fallo di Simona Halep e la Kvitová si aggiudica il primo set, un tie-break non giocato ai suoi livelli dalla Halep, che si è lasciata sorprendere un paio di volte nella fase iniziale del tie-break, ha concesso 4 punti e reso immediatamente difficile l’eventuale rientro nel punteggio, alla Kvitová è bastato giocare in controllo e servire bene per chiudere 7-3 il gioco di rottura della parità ed aggiudicarsi il primo set.

Halep al servizio ad inizio secondo set, Kvitová tenta di mettere subito pressione per tentare di prendere il largo e vola 15-40, perde il controllo di un diritto non difficile la Halep, perde male il servizio di apertura e la possibilità di partire in vantaggio nel secondo set.

Prova la Halep ad approfittare di un momento no della Kvitová, porta il game ai vantaggi, ma forza il diritto e concede alla ceca di chiudere il game con un ottimo servizio vincente, 2-0 Kvitová.

Non gioca bene, ma mantiene il servizio la Halep e rimane vicina, la Kvitová è parsa leggermente meno mobile rispetto ai primi due games del secondo set, 2-1 e servizio Kvitová dopo il cambio di campo.

Non trova per due volte il giusto timing col diritto la Halep, che sembra alle prese con un calo di concentrazione, 30-0, è un momento di difficoltà per entrambe le tenniste, 2 doppi falli e 30-30, poi due errori in rapida successione uno della Halep ed uno della ceca, parità; altro errore Halep, vantaggio Kvitová, nuovo errore della ceca e parità. Grande passante di diritto in corsa della Kvitová e terza chance per il 3-1, sbaglia la Halep e la Kvitová vola 3-1 nel secondo.

Non è un bel momento del match, la Halep meno concentrata, mentre più stanca appare la ceca, la Halep si porta comunque sul 2-3 nel secondo, arriva un cambio di campo necessario ad entrambe.

Inizia male la Kvitová il game e la Halep vola 0-40, contro break della Halep e 3-3, appare stanca la ceca, potrebbe cambiare l’inerzia del set, la Halep sembra essere in fase di ritrovamento della concentrazione, va subito 40-0 al servizio e senza concedere nulla tiene il servizio a zero e passa nuovamente a condurre 4-3 Halep nel secondo.

Kvitová al servizio, è affaticata la ceca dopo 1 ora e 41 di partita, vola 15-40 nel la Halep, non concede repliche e si aggiudica il game, il parziale si fa importante: 12 punti a 2, 5-3 Halep e servizio.

E’ salita la Halep, sta dando tutto la Kvitová, si arriva ai vantaggi nel game di servizio di Simona Halep, che annulla con un ace, l’ottavo, una palla break; set point per la rumena che non perdona e chiude game e set, 6-3 Halep, si deve giocare il terzo set per conoscere il nome della prima finalista.

Alla Kvitová il servizio di apertura del terzo, la Halep si limita a controllarla e conquista il primo break del terzo set limitandosi a contenere e rendere difficile ogni colpo alla Kvitová, 1-0 Halep e servizio. Vola via il game di servizio della Rumena che conduce 2-0 nel terzo; servizio Kvitová, si allunga ai vantaggi e la Kvitová concede l’ennesima chance, ma riesce a conquistare il game, conduce Halep 2-1 e servizio. Passa facilmente la Halep nel suo turno di battuta, 3-1, terzo set. Ancora con fatica la ceca, 3-2 Halep. Vola ancora sul servizio la Halep, 4-2; game di servizio Kvitová ai vantaggi, stremata la ceca, va 5-2 e servizio la Halep, eccoci all’epilogo, 2 palle del match Halep, basta la prima chance: seconda di servizio vincente: 6-7. 6-3, 6-2 e Simona Halep è in finale a Madrid.

(8) M. Sharapova b (3) A. Radswanka 6-1 6-4

Siamo alla seconda semifinale femminile, prevediamo un match caratterizzato dalla diversità di peso di palla in favore della Sharapova, sarà importante che la Radwanska non conceda alla siberiana di giocare nel campo i suoi colpi più pesanti, dovrà tenerla in campo il più possibile, giocando il suo tennis di variazioni di velocità, di peso di palla e di effetti per ottenere il massimo da questo incontro, le posizioni sono ben definite, la Sharapova stabilmente il più vicino possibile all’interno del campo a mettere pressione, la Radwanska un po’ più arretrata a contenere e ad allungare gli scambi. I precedenti parlano di 9 – 2 in favore di Maria Sharapova.

Inizia a servire la Radwanska, break immediato ed 1-0 per la siberiana. Al servizio Maria Sharapova, game di passerella e la russa si porta 2-0. Servizio Radwanska, pressa subito la russa e si conquista una palla break sul 30-40, diventano subito due i break di vantaggio, 3-0 e servizio Sharapova. Con un vincente e 2 doppi falli della russa tripla palla break la polacca, errore di rovescio Sharapova che continua a condurre, 3-1 servizio Radwanska, vola la siberiana sullo 0-40, annulla la prima palla break la Radwanska, poi sfonda la Sharapova e passa a sul 4-1 e servizio.  Altro game di servizio molto breve per maria Sharapova, e si porta sul 5-1. Al servizio la polacca, tre set point Sharapova sul servizio Radwanska, incredibile risposta di rovescio della russa e che fa suo il primo set, per 6-1.

Sharapova al servizio nel game di apertura, tiene il servizio a zero e passa subito a condurre 1-0 nel secondo; Radwanska al servizio, non si gioca, 0-30 Sharapova, missile di diritto della russa e 0-40, 15-40 con un ace Radwanska, scappa la palla della russa, 30-40, nulla da fare, ancora game Sharapova, 2-0 e servizio. Si inizia con un ace al centro, una percentuale di prime palle elevatissima, incredibile, 30-0, 40-0, seconda, a segno ancora la Sharapova, 3-0. 6-1-3-0 Sharapova dopo soli 34 minuti, non si gioca oggi contro Maria. Servizio Radwanska, si vola immediatamente 15-30, 30-30, 30-40 e palla per il 4-0, parità, primo game ai vantaggi, palla game Radwanska, ancora parità, regalo Sharapova, vantaggio Radwanska, parità, terza possibilità 1-3 per la polacca, finalmente tiene un turno di servizio, Sharapova 3-1 e servizio, la polacca sfrutta un paio di errori della russa e con un filotto di 4 punti si avvicina sul 3-2 e andrà al servizio al cambio di campo.

Tiene il servizio la polacca e si porta sul 3-3 secondo set, servizio Sharapova, calano le prime palle di maria e la Radwanska si procura 2 palle break 15-40, 30-40 e gioco per la polacca, 4-3 Radwanska, sembra aver perso il controllo dei colpi maria Sharapova, c’è un parziale di 4 games a zero per la polacca, che dopo il cambio di campo andrà al servizio, riprende a giocare la siberiana e strappa nuovamente il servizio alla polacca, 4-4; Maria al servizio  subito 40-0, ace e 5-4 per la russa, servizio Radwanska, la russa a due punti dal match, match point Sharapova, game, set and match Sharapova, 6-1, 6-4 in un’ora e otto minuti di gioco.

La Sharapova ha vinto 9 dei primi 10 games, ne ha persi 4 di seguito ed ha vinto gli ultimi 3 games decisivi, ha dominato il primo set e contenuto il tentativo di rientrare nel match della Radwanska per poi chiudere la pratica. Arriva in finale sicuramente da favorita.

Marco Gatti

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Original 9: Kristy Pigeon

Primo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Si comincia con la più giovane, la mancina Kristy Pigeon

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La prima protagonista è Kristy Pigeon. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA, abbiamo incontrato Kristy Pigeon, il membro più giovane del pionieristico Original 9. Kristy Pigeon aveva solo 20 anni quando prese posizione come Original 9 ai Virginia Slims Invitational nel 1970. Vincitrice dei titoli junior US e Wimbledon, la mancina ha raggiunto gli ottavi all’All England nel 1968 e 1969 ed è stata Top 10 degli Stati Uniti. Pigeon ha lasciato il tour nel 1975 all’età di 25 anni e ha conseguito una laurea in Arte e Biologia presso la UC Berkeley. Dopo essere tornata brevemente a giocare nel World Team Tennis, si è trasferita in Idaho, dove ha gestito la Elkorn Tennis School per 11 anni. Nel 1991 ha fondato il Centro di addestramento equino Sagebrush per portatori di handicap, che è diventata una delle principali sedi di ippoterapia della nazione. Si è ritirata da direttore esecutivo di SETCH nel 2011, ed è un’ambientalista attiva.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
All’età di sei anni mi sono unita a una squadra di nuoto competitiva nella mia città natale di Danville, in California. Durante l’estate del 1962 fu offerto un programma di tennis gratuito presso il centro ricreativo della comunità situato a pochi passi dalla piscina. Dopo l’allenamento di nuoto mi mettevo le mie Keds e mi dirigevo al campo con ancora il mio costume da bagno Speedo nero addosso. Alla fine dell’estate ho vinto il torneo cittadino e mi sono appassionata al tennis.

 

In quale momento hai capito che amavi giocare a tennis e volevi sceglierlo come carriera?
Dopo aver vinto il torneo in città, ho accettato un lavoro al Diablo Country Club per pulire il negozio pro in cambio di lezioni. All’età di 13 anni mia madre mi ha fatta entrare nei tornei junior della Northern California Tennis Association e sono rapidamente salita al top della mia fascia d’età. All’inizio del 1968 ho fissato un obiettivo impegnativo e ho deciso che il tennis era l’elemento più importante della mia vita.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Il tennis mi ha offerto l’opportunità di sviluppare la fiducia e le abilità di vita che porto con me ancora oggi. I viaggi e il cameratismo internazionale mi hanno esposto ad un mondo grande in giovane età. La mia capacità di fissare obiettivi e rimanere concentrata si è sviluppata grazie alle mie esperienze di tennis.

Quale è stata la tua esperienza più memorabile mentre giocavi nel Tour WTA?
La mia esperienza più memorabile non è stata quella di giocare nel tour, ma di aver contribuito a creare le basi nel 1970 che hanno portato alla formazione della WTA nel 1973. Come una degli Original 9, ho combattuto per un premio in denaro uguale per donne e uomini.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Dato che preferivo il serve-and-volley, le mie migliori performance sono state sull’erba. Penso di aver detenuto per un po’ di tempo il record per aver giocato la partita più breve agli Open di Francia! Nella mia prima partita su terra rossa ho perso con Ann Haydon Jones 6-0, 6-0 in 39 minuti. Ho imparato che il gioco serve-and-volley non funziona sulla terra lenta!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo essermi ritirata dal tennis e aver conseguito la laurea, mi sono trasferita a Sun Valley, nell’Idaho. Insegnavo a sciare in inverno e gestivo una scuola di tennis in estate. Nel 1991, ho fondato un programma di equitazione terapeutica senza scopo di lucro per essere utile ad adulti e bambini con problemi mentali e fisici nell’Idaho meridionale. Oggi il mio obiettivo è costruire paludi e ripristinare l’habitat per la fauna selvatica.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Mio padre non era favorevole al mio interesse per il tennis. Invece di esercitarmi in campo, pensava che avrei dovuto fare un provino per cheerleader del liceo. La sua idea della donna perfetta era quella che indossava maglioni d’angora stretti e sfoggiava tacchi altissimi! Ho superato questo ostacolo dissociandomi da mio padre, mantenendo il percorso scelto e accettando il sostegno di mia madre.

A chi guardi e perché?
Gladys Heldman (madre di Julie, ndr). Era una innovatrice, una donna d’affari di successo e una pensatrice creativa. Sono rimasto amica di Gladys molto tempo dopo che abbiamo formato il Virginia Slims Circuit. È diventata la mia mentore nell’arte di diventare una raccoglitrice di fondi di successo a beneficio delle organizzazioni no profit.

Descrivi la tua vittoria più memorabile e ciò che hai imparato.
Ho vinto il Welsh Open nel 1968 dopo aver quasi perso con una ragazza locale al primo turno. Stavo giocando orribilmente contro questa sconosciuta e ho perso la mia grinta. Dopo aver ottenuto la vittoria, ho scoperto che ogni punto può determinare il risultato di una partita e che bisogna rimanere equilibrati e concentrati su ogni punto. Un aggiustamento dell’atteggiamento mi ha aiutato a vincere il torneo.

Qual è stato il tuo torneo preferito da giocare?
Senza dubbio Wimbledon! Non c’è niente di più bello al mondo di un campo da tennis ben curato!

Qual è il tuo film preferito sullo sport?
‘La battaglia dei sessi’, ovviamente!

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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Le dieci regine del Foro Italico e il successo pugliese di Raffaella Reggi

L’albo d’oro dell’Italian Open: dal dominio di Evert alla doppietta di Elina Svitolina, passando per i successi di Sabatini, Martinez e Sharapova e le finali perse da Navratilova

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Chris Evert è la giocatrice che ha vinto più volte l'edizione femminile degli Internazionali d'Italia

Dall’10 al 17 maggio, se non fosse intervenuto il coronavirus a complicare tutto, si sarebbero giocati gli Internazionali BNL d’Italia. Per lenire un po’ la nostalgia, e sperando che il torneo possa essere recuperato quest’anno, abbiamo preparato una serie di articoli sui Sette Re di Roma da pubblicare fino a domenica, il giorno in cui si sarebbe disputata la finale.

Oggi integriamo la storia del torneo maschile con una selezione di campionesse che hanno brillato all’Italian Open.


La storia degli Internazionali d’Italia femminili non ha nulla da invidiare a quella del maschile. Finali memorabili, campionesse straordinarie e rivincite si sono alternate anche tra le donne, che a dirla tutta sono state “sfrattate” dal Foro Italico nel 1980, costrette a traslocare prima a Perugia e poi a Taranto. Questo l’albo d’oro, con le dieci regine dell’Italian Open di cui ripercorreremo i successi che hanno segnato la storia della manifestazione.

Evert: 5 titoli
Sabatini, Martinez, Serena Williams: 4 titoli
Sharapova: 3 titoli
Seles, Hingis, Mauresmo, Jankovic, Svitolina: 2 titoli

La giocatrice più vincente in Italia è Chris Evert con i suoi cinque titoli. Tuttavia perde la sua prima finale agli Internazionali d’Italia nel 1973 contro Evonne Goolagong, alla quale fa seguito anche la sconfitta al Roland Garros (sua prima finale Slam) poche settimane dopo. Ma la sua è una storia di riscatto: nei due anni successivi centra la doppietta Roma-Parigi, battendo facilmente Martina Navratilova al Foro nel ’74 e ’75. Passano cinque anni prima di rivederla in finale all’Italian Open, che nel frattempo ha traslocato al Junior Tennis di Perugia solo per il torneo femminile, mentre gli uomini continuano a calcare i campi della Capitale. In Umbria stavolta Evert si supera, inanellando tre successi consecutivi: i primi due contro Virginia Ruzici e l’ultimo, nel 1982, battendo Hana Mandlikova. Due anni dopo avrà anche l’opportunità di vincere il sesto titolo, ma dovrà arrendersi a Manuela Maleeva in due set.

Il 1985 è invece l’anno di gloria per Raffaella Reggi. Gli Internazionali d’Italia hanno nuovamente cambiato sede. Roma è ancora off-limits e perciò è Taranto a ospitare un edizione del torneo in tono decisamente minore. Il tabellone è piuttosto aperto per le giocatrici italiane e infatti in semifinale le azzurre occupano tre dei quattro posti disponibili. Laura Garrone viene eliminata però dalla statunitense Vicki Nelson e sfuma il sogno di una finale tutta azzurra. Il derby nella parte bassa del main draw se lo aggiudica Raffaella Reggi, che lascia solo un game a Caterina Nozzoli. In finale la romagnola si impone con un doppio 6-4 e riesce a vincere il titolo, l’ultimo di una giocatrice italiana agli Internazionali. Si tratta di una settimana speciale per Raffaella, che trionfa anche in doppio con la compagna Sandra Cecchini.

Per rivedere una tennista italiana in finale agli Internazionali, stavolta a Roma, si dovranno attendere altri 29 anni. Sara Errani raggiunge infatti la finale nel 2014, ma viene sconfitta da Serena Williams, che nell’albo d’oro si piazza appena un gradino dietro Chris Evert, con quattro titoli. Procedendo in ordine cronologico, a fine anni Ottanta incontriamo altre due campionesse che eguagliano i successi di Serena al Foro.

Gabriela Sabatini e Conchita Martinez, che dominano per un decennio nella Capitale: l’argentina gioca ben sei finali in sette anni. Perde la prima contro Steffi Graf (unico trionfo della tedesca in Italia) nel 1987, l’anno del ritorno del torneo femminile nella Città Eterna. La stagione successiva si prende la rivincita su Steffi a Boca Raton e due mesi più tardi centra il primo di quattro trionfi a Roma, battendo Helen Kelesi in finale. Riesce a difendere il titolo nell’89, ma nel 1990 Martina Navratilova (quattro finali e zero vittorie in carriera al Foro) la ferma in semifinale prima di cedere a Monica Seles nell’ultimo atto. La stessa Seles, dieci anni dopo il primo titolo e sette anni dopo l’attentato di Amburgo, riesce a cogliere anche un secondo successo agli Internazionali nel maggio del 2000.

Prima però dovrà ingoiare amaramente due sconfitte consecutive in finale contro Sabatini. Gabriela è presente anche nella finale del 1993, ma la spagnola Conchita Martinez le soffia il titolo, vincendo in due set. Si apre qui un nuovo ciclo nel segno dell’attuale allenatrice di Garbine Muguruza. Conchita vince quattro titoli di fila finché nel 1997, alla sua quinta finale a Roma, Mary Pierce mette fine al suo progetto di dominio quinquennale. La tennista spagnola rimane a quattro titoli, una lunghezza dietro Chris Evet.

A fine secolo il Foro saluta la nascita di diverse future stelle del tennis. Martina Hingis vince nel 1998, ma dovrà aspettare otto anni per trionfare una seconda volta. Nel 1999 la svizzera ha già messo cinque Slam in saccoccia, ma si ferma in semifinale e ad alzare il trofeo è Venus Williams, che nel 2000 inizierà a collezionare Slam assieme alla sorella Serena, campionessa per la prima volta a Roma nel 2002. A cavallo tra anni Novanta e Duemila esplode anche il talento di Amelie Mauresmo, una delle giocatrici con più finali disputate in carriera al Foro Italico, ben cinque, le prime tre tutte perse. L’anno buono è il 2004, quando vince al tie-break del terzo contro Jennifer Capriati; lafrancese centra anche il bis dodici mesi più tardi. Tra 2007 e 2008 è invece tempo di doppietta per Jelena Jankovic, che manca il tris nel 2010 contro una straordinaria Maria José Martinez Sanchez.

Anche Maria Sharapova ha scritto pagine di storia importanti a Roma negli anni Dieci. Dopo il primo titolo nel 2011, vince una delle finali più belle delle ultime edizioni contro Li Na nel 2012 e il mese successivo trionfa anche a Parigi, completando il Career Grand Slam. Tra il suo secondo e terzo successo agli Internazionali ecco che ritorna lo strapotere di Serena Williams, che trita Viktoria Azarenka nella finale 2013 (stagione in cui ritroverà anche il titolo al Roland Garros) e un’acciaccata ed eroica Sara Errani l’anno successivo.

Dopo il quarto (e per ora ultimo) titolo di Serena a Roma nel 2016 e la terza affermazione di Sharapova nel 2015, è l’ucraina Elina Svitolina a incantare il Foro Italico per due stagioni consecutive, nel 2017 e 2018, battendo Simona Halep in entrambe le finali. In attesa che il mondo si tolga di dosso il grave peso del coronavirus e ATP e WTA possano annunciare una ripresa delle gare, il Foro Italico attende, gli Internazionali attendono. Fino ad allora Karolina Pliskova resterà la campionessa in carica.

 

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Original 9: da Bartkowicz a Pigeon, chi sono le donne che hanno cambiato il tennis

Iniziamo a scoprire le ‘Original 9’, le nove donne a cui la WTA deve la sua esistenza

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Questo articolo racchiude estratti da due pezzi di Adam Lincoln, uno del 2017 e uno del 2020. Qui il link alla versione originale del primo, e qui quello del secondo. Seguiranno nelle prossime settimane le storie di questi nove personaggi cruciali per la storia della WTA

Il primo articolo – Original 9: un retaggio di indipendenza ed emancipazione


Jane “Peaches” Bartkowicz aveva 21 anni quando firmò il contratto da un dollaro per giocare a Houston. Dopo una stellare carriera juniores che l’aveva vista vincere innumerevoli titoli, fra cui Wimbledon a soli 15 anni, Bartkowicz ottenne scalpi importanti quali Virginia Wade e Evonne Goolagong, raggiungendo i quarti allo US Open nel 1968 e nel 1969 e vincendo l’Open del Canada nel 1968. Parte della squadra americana che vinse la Fed Cup nel 1969, si ritirò nel 1971 per poi tornare brevemente a giocare nel tour e nel World Team Tennis nel 1974.

 

Era fuor di dubbio che qualcosa andasse fatto, così quando venne organizzato il torneo di Houston non esitai, soprattutto perché sapevo che c’era Gladys Heldman dietro l’iniziativa”, racconta. “Era la proprietaria di una rivista di tennis, era una donna, e sua figlia Julie avrebbe partecipato al torneo, perciò sapevo che era interessata a noi. Onestamente, Gladys mi intimidiva, era una donna molto decisa, ma era anche molto gentile, ed ero sicura che sapesse cosa stava facendo. Capii che se si riesce a fare qualcosa del genere nel tennis, nel mondo degli affari, o in qualunque altro campo, può esserci un effetto domino che alla lunga porterà benefici a tutti”.

Terza miglior giocatrice del mondo nel 1970 (suo best ranking), Rosie Casals aveva 22 anni quando sconfisse Judy Dalton nella finale del Virginia Slims Invitational. Vincitrice di 11 tornei professionistici, raggiunse due finali Slam, entrambe a Forest Hills, perdendo da Court nel 1970 e da King nel 1971. Il suo bottino di 112 tornei vinti in doppio, che include cinque Wimbledon in coppia con King e nove Slam totali, è secondo solo a quello di Martina Navratilova – ha anche vinto tre Slam in doppio misto. Sette volte campionessa in Fed Cup, fa parte della Hall of Fame di Newport dal 1996.

La parte più rischiosa nell’affrontare l’establishment era probabilmente il mettere a repentaglio la possibilità di giocare gli Slam”, dice Casals. “Che altri rischi c’erano? Eravamo già delle cittadine di Serie B quando giocavamo negli stessi eventi degli uomini. Da questo punto non avevamo molto da perdere, mentre gli Slam erano tutto per noi all’epoca. Non era solo una questione di soldi, ma di riconoscimento, era questione di avere posti dove giocare e di essere pagate equamente per qualcosa che sapevamo fare bene”.   

Judy Dalton (Tegart il cognome da nubile) aveva 32 anni quando perse quella finale. Nel corso della sua carriera realizzò il Career Grand Slam in doppio, vincendone nove in totale (cinque in coppia con Margaret Court). In singolare fece finale a Wimbledon nel 1968, eliminando a sorpresa Court e Nancy Richey prima di perdere contro Billie Jean King. Nel periodo che va da Wimbledon 1967 al suo ritiro (avvenuto all’Australian Open 1977, a 40 anni), Dalton raggiunse almeno i quarti in 10 Slam sui 20 a cui prese parte, vincendo anche due Fed Cup.

Addentrarsi nella politica del tennis era veramente difficile, ma quando firmammo quel contratto sapevamo che era la cosa giusta da fare”, dice oggi. “Avevo aiutato a far circolare i questionari sul gradimento del tennis femminile allo US Open, e alcuni uomini mi dissero addirittura di preferirlo a quello maschile, perché si identificavano maggiormente con scambi più lunghi. Penso che sia fantastico vedere giocatrici provenienti da così tanti Paesi diversi ora. Non credo che all’epoca potessimo anche solo sognarci che il tennis sarebbe diventato uno sport tanto globale”.

Julie Heldman, la figlia di Gladys, aveva 25 anni all’epoca. Vinse 25 tornei in carriera, fra cui Roma, e raggiunse tre semifinali Slam, divenendo la N.2 americana (N.5 del mondo) nel 1969. Fu parte di tre squadre capaci di vincere la Fed Cup prima di ritirarsi nel 1975.

La tensione era palpabile – le vite di ciascuna di noi stavano per essere stravolte”, è il suo ricordo. “I giocatori erano contro di noi e i dirigenti erano contro di noi – va tenuto a mente che allora non c’erano donne ai piani alti del tennis”.

Affettuosamente chiamata “the Old Lady”, Billie Jean King non aveva ancora compiuto 27 anni quando si prese la responsabilità di guidare le sue colleghe a Houston. A quel punto aveva già vinto cinque dei suoi 12 Slam in singolare (39 includendo le varie specialità) ed era già stata in cima alle classifiche di singolare e di doppio. Nonostante questo, aveva ancora tanto da fare, sia in campo che fuori. Mentre il suo ruolo politico si rafforzava durante i primi anni Settanta, King stava anche raggiungendo il proprio picco di tennista. Solo nel 1971 (la prima stagione disputata per intero sotto l’egida della Virginia Slims) vinse 17 tornei in singolare e divenne la prima atleta donna a guadagnare più di 100.000 dollari in una sola stagione. Nel 1973 sconfisse Bobby Riggs nella Battaglia dei Sessi e divenne fondatrice e presidente della WTA.

Billie Jean King e Bobby Riggs

“Sapevamo che per garantirci un futuro dovevamo avere un circuito, o quantomeno una serie di tornei”, racconta. “Non avevamo idea di cosa sarebbe successo, ma avevamo il sogno, la visione”.

Nel 1970, Nancy Richey aveva 28 anni e aveva vinto due Slam in singolare, l’Australia Open 1967 e il Roland Garros 1968 – il primo Slam dell’Era Open. In una carriera durata vent’anni, la texana vinse 69 tornei di singolare, raggiunse il N.2 delle classifiche nel 1969, e vinse anche quattro Slam in doppio. Si ritirò a 36 anni, allo US Open 1978, e venne ammessa nella Hall of Fame nel 2003.

Mi ricordo il tennis nei giorni del dilettantismo, quando dovevamo prendere la metro da Midtown a Forest Hills portandoci le borse, per poi tornare indietro con 20 chili di vestiti bagnati in più”, dice Richey. “Niente soldi, niente mensa, niente di niente. Adesso si gioca per milioni di dollari, il prize money è lo stesso per gli uomini e per le donne, e il gioco è cresciuto – penso che sia assolutamente fantastico. Ogni volta che vado a Flushing Meadows mi abbraccio da sola, perché è tutto ciò che sognavamo per il gioco”.

Kerry Melville Reid aveva 23 anni quando giocò a Houston nel 1970. Fra i 22 titoli in singolare che conquistò durante la sua carriera c’è anche lo Slam di casa, l’Australian Open 1977. Fra le altre 40 finali giocate si annoverano Melbourne 1970 e lo US Open 1972, anno in cui raggiunse l’ultimo atto anche nella prima edizione del torneo conclusivo del Virginia Slims Tour – le odierne WTA Finals. Presenza fissa nella Top 10 per tutti gli anni Settanta, vinse tre Slam di doppio, fra cui Wimbledon 1978 con Wendy Turnbull.

Volevo delle condizioni migliori per noi, certo, ma non mi considero una femminista”, dice oggi. “Credo che i miei genitori fossero un po’ preoccupati, ma sentivo che avevamo una leader molto forte in Billie Jean – era una top player ed era potente. Io e l’altra australiana del gruppo, Judy Dalton, non potemmo giocare in patria per un po’, ma alla fine tutto si sistemò. Alcune delle altre ragazze ci misero un po’ a convincersi, e lo capisco – era una decisione importante per il futuro di una carriera”.

Kristy Pigeon era il membro più giovane delle Original 9, visto che aveva solo 20 anni all’epoca del Virginia Slims Invitational. Dopo aver vinto Wimbledon e US Open a livello juniores, Pigeon fece due volte gli ottavi all’All England Club nel 1968 e nel 1969, ed entrò fra le dieci migliori statunitensi. Si ritirò nel 1975 dopo aver giocato per la nazionale americana e dopo aver vinto l’Open del Galles.

Ero andata a scuola a Oakland e Berkeley, dove i valori femministi erano promossi con forza… Ricordo che Betty Friedan [attivista scomparsa nel 2006, ndr] venne a farci lezione. Penso però che molte delle prime femministe non avessero approcciato la questione dalla giusta prospettiva”, racconta. “In un certo senso non fecero tanto rumore quanto ne facemmo noi tenniste, perché noi riuscimmo a dimostrare che come atlete eravamo interessanti quanto gli uomini. Le nostre partite erano stimolanti da guardare e potevano coinvolgere il pubblico – per quanto mi riguarda, questo è un modo più efficace di raggiungere la parità di genere”.

Valerie Ziegenfuss aveva 21 anni nel 1970. In singolare, raggiunse gli ottavi in tre Slam e una finale nel nascente circuito, al torneo Virginia Slims dell’Oklahoma, nel 1972. Fu anche la settima miglior giocatrice americana in singolare, mentre raggiunse il N.1 delle classifiche di doppio nel 1967.

Giocai per 14 settimane su 16, ma non mi posso certo lamentare – volevamo il nostro circuito, quindi qualcuno doveva pur farlo!” racconta. “Avevamo la responsabilità di promuovere il tour, ma onestamente mi divertii a farlo, e penso di essere stata brava. Contribuimmo tutte in qualche modo, facendo tutto ciò che potevamo per far progredire il circuito, e tutte potemmo goderci qualche abito alla moda grazie a Teddy Tinling [stilista e player liaison, una sorta di factotum, per il tour femminile, ndr]. Mi fece un abito di velluto nero con strass sul collo da abbinare a una gonna di lamé color argento. Era pensato per le luci di un’arena ed era strepitoso”.

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