Nadal: "Sono soddisfatto, il mio tennis sta tornando quello di prima"

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Nadal: “Sono soddisfatto, il mio tennis sta tornando quello di prima”

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TENNIS ROLAND GARROS – Incontro di semifinale. R. Nadal b. A. Murray 6-3, 6-2, 6-1. Intervista del dopo-partita a Rafael Nadal.

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Ha giocato meglio in questa stagione? E’ stata una prestazione incredibile?
Come ho detto in altre occasioni, è già da tempo che mi sto allenando bene e questi sono i risultati, no?
In generale, quando sei in buone condizioni, puoi avere la giusta intensità. Puoi giocare allo stesso livello degli allenamenti e penso che oggi abbia fatto  proprio questo.
Ho giocato bene con il dritto ed è importante che il servizio abbia funzionato. Era necessario con Andy che ha una ottima risposta e ti fa commettere molti errori. Dopo il servizio con il dritto sono stato in grado di essere in vantaggio dal primo colpo. E poi sono stato anche in grado di colpire più rovesci in lungolinea rispetto a un mese fa ed è un aspetto molto positivo. .

Si aspettava un mese fa, quando veniva sconfitto in partite che prima non perdeva,  di ritornare a essere così forte? Si aspetta che Murray facesse solo sette punti sulla risposta al servizio sino la metà del terzo set?
Ovviamente non sono a conoscenza delle statistiche, argomento ostico per me. E’ vero che con il mio tennis attuale non avrei perso così tante partite. Un altro aspetto è che settimana dopo settimana il mio gioco sta migliorando. Forse se avessi iniziato prima a prepararmi sulla terra forse avrei avuto un’altra grandiosa stagione sul rosso.
Ma il punto è sempre lo stesso, il confronto col passato, perché un altro tennista raggiungere i quarti di finale a Montecarlo, i quarti a Barcellona, vincere a Madrid, finale a Roma e Parigi è sicuramente una stagione molto positiva. Ma se si fa un confronto rispetto gli ultimi 8 anni appare una stagione sottotono. Io invece mi ritengo soddisfatto dei miei risultati.
Ciò che è fondamentale è che oggi abbia giocato davvero ad alto livello. Ho chiuso la partita meglio delle altre e considero l’incontro odierno il migliore sulla terra battuta. Sono contento. Seriamente. Sono molto contento di essere ancora in finale al Roland Garros. E’ qualcosa di speciale per me.

Due domande: è rimasto sorpreso per come ha condotto così facilmente la partita? Si aspetta un risultato simile? La seconda domanda è su Djokovic che a Parigi non ha mai vinto.  Pensa che la sua maggiore motivazione ad aggiudicarsi il torneo per la prima volta possa essere domenica un problema extra? E’ questo il fattore principale?
Per prima cosa, mi scusi, è difficile rispondere a queste domande. Quando vai in campo per affrontare uno dei migliori giocatori al mondo, non ti aspetti nulla. Mi aspetto solo una partita difficilissima, di giocare punto su punto e cercare di vincere. Questa è la realtà.
La seconda cosa è che Novak ha già avuto a Parigi ottimi risultati. Non è la sua prima finale e di sicuro cercherà di vincere il suo primo Roland Garros. Allo stesso tempo, lui risente di maggiore pressione addosso. La mia motivazione è alta e voglio prendermi il nono titolo. Entrambi saremo in campo per lo stesso obiettivo. Non so che pressione abbia ma siamo in due situazioni diverse. Alla fine alzerà la coppa chi avrà giocato meglio.

Dà qualche significato sulla possibilità di vincere il quinto Roland Garros consecutivo e cosa sarebbe per lei questo risultato?
L’unica motivazione per me è vincere il Roland Garros. Non importa se 5 di fila, 4 o solo uno.  Avere la possibilità di aggiudicarmi il titolo è qualcosa di speciale. Il resto non conta.

E’ interessante la tua osservazione che dopo ogni settimana sulla terra ha imparato qualcosa.
Non ho detto che ho imparato qualcosa ma che ho fatto meglio altre cose. Non ho imparato nulla. Posso ancora imparare ma…
Sulla vita sì. Sul tennis provo ancora a imparare ogni giorno ma è sempre una sfida, no?

Ok. Quali cose ha fatto meglio?
Nelle prime settimane con il dritto non riuscivo a crearmi gli spazi per i vincenti. Perdevo campo e commettevo più errori del solito. Il mio livello non era tale da competere coi migliori giocatori.
Ero nervoso e ansioso perché avevo la sensazione di non riuscire a trovare il mio tennis sulla terra, giocando bene e male. Ora un errore col dritto, ora un errore col rovescio, una partita la vincevo facilmente, un’altra sulla distanza.  Non correvo bene e non avevo il giusto tempo sulla pallina. Era una sensazione strana che dovevo risolvere.
Cercare di migliorare, recuperare, trovare soluzioni ai tuoi problemi è questo che rende lo sport in generale così affascinante. Per questo motivo che lo sport è così popolare nel mondo, perché è legato alla vita reale. Quando giochi bene, vinci. Una volta vinci, un’altra volta perdi. Solo un giocatore gioca meglio e l’altro è peggiore. Quello che guardi in campo è quello che accade nella vita reale.

Ci sono numeri a cui possiamo dare un particolare significato come il 42. Il 42esimo scontro con Djokovic.
Non so cosa rispondere.

Non lo sa? Sono curioso di sapere come affronterà una persona che conosce così bene
Alla fin fine è la stessa persona, no? Non so se avrà qualcosa di nuovo, se n’è a conoscenza, me lo dica in modo tale da prepararmi. L’unica cosa che so che in questi due giorni li trascorrerò con il mio fisioterapista,  con la mia famiglia e il mio team cercando anche di riposarmi.
Domani mi allenerò e cercherò di farlo al meglio. Il pomeriggio un po’ di relax e la mattina dopo alzarsi con il giusto feeling ed entrare in campo cercando di dare il meglio di me per vincere il torneo. Non farò nulla di diverso dal solito.
Oggi iI tempo è stato eccellente e le ha permesso di giocare meglio il topspin. Domenica preferisce una giornata soleggiata? Crede che possa essere di aiuto al suo tennis? Cosa pensa anche del fatto di aver perso gli ultimi quattro scontri diretti ma con Djokovic ha sempre vinto al Roland Garros. Come si sente essere in finale contro di lui?
Lo ripeto sempre ogni giorno, no? Per il mio tennis le condizioni ottimali sono con un tempo come quello di oggi. Posso dare più topspin. La pallina viaggia più veloce nell’aria così col mio dritto posso colpire con meno fatica. E’ ovvio che giornate simili aiutano il mio tennis. Non importa come sia domenica. Darò il meglio e giocherò aggressivo. Proverò a mantenere con un livello di gioco molto alto.
E’ vero che ho perso 4 delle ultime partite ma preferisco essere nella condizione di vincere la prossima volta con lui. Mentalmente Novak è avvantaggiato dal fatto di aver vinto gli ultimi scontri diretti. Ma mi sento bene e proverò a giocare ancora meglio.

Cosa ti ha aiutato a dominare così l’incontro? Qual è la differenza tra la partita di oggi e quella con Ferrer?
Possiamo analizzare in dettaglio ogni punto ma la questione alla fine è che ho giocato meglio del mio avversario. Oggi sono stato superiore di Andy. Lui ha fatto pochi errori, specialmente con la risposta. Anch’io ne ho fatto pochi. Ho giocato nei punti importati seguendo la mia strategia.
Andy non è riuscito a mettere in pratica la sua. Questi sono i fatti. Mi spiace per lui ma a fine partita rimane sempre un giocatore che ammiro molto. E’ un tennista che mi piace davvero. E’ una splendida persona. Ha avuto un ottimo torneo sebbene oggi abbia perso ma alla fine il mio gioco è stato migliore.

A parte i miglioramenti che accennava prima, può dirci la differenza in qualità di gioco da Roma a Parigi? Da un punto di vista mentale, lei è arrivato al Roland Garros indubbiamente con una grande motivazione.
Le condizioni a Roma erano totalmente diverse. A Roma contro Djokovic ho capito che il mio tennis stava ritornando quello di prima. Anche se ho perso, ho avuto il punto di svolta. A Parigi ho già vinto otto volte ma il numero dei game, delle partite che qui ho giocato bene è inferiore rispetto a Roma o Montecarlo. Tornare al Roland Garros è stato diverso. C’è stato un netto miglioramento. Ogni giorno pretendevo di trovare la giusta forza mentale per giocare bene come oggi.
E’ naturale che se di settimana in settimana il tuo stato sta progredendo, scaturiscono delle dinamiche positive. Esattamente quello che mi è accaduto durante l’intera stagione sulla terra.
Domenica la finale è molto aperta, tutto può succedere. Dovrò iniziare con la giusta mentalità. Oggi posso dire che sono soddisfatto.

Ha perso con Novak la finale di Roma e poi le sue dinamiche sono cambiate. No so se questo possa avere un impatto domenica.
Ci conosciamo bene. Tutto può influenzare a livello mentale quando giochi simili partite. Credo che lui sia avvantaggiato. Mi sono preparato bene per domenica. Negli ultimi giorni, durante allenamenti ho lavorato duramente. Credo di dover migliorare di più sulla risposta. Oggi il rovescio ha funzionato meglio rispetto gli altri turni. Devo essere paziente.
Devo essere in grado di controllare la pressione e la tensione, cercando di spostarmi sul dritto. Con questo colpo andrà tutto bene. E’ veloce e potente, ne sono contento. E’ corretto dire che ho perso le ultime 4 volte ma spero che non abbia impatti nefasti.
A Roma ha giocato un numero di ore maggiore rispetto a Parigi, dovrebbe essere un aspetto a suo favore.
Non lo so. L’anno scorso ho vinto molte partite contro Novak invece nel 2011 ho perso spesso con lui. Domenica ci sarà un’altra situazione. L’incontro sarà vinto da chi avrà giocato meglio tutto il tempo.
Nella mia carriera ho incontrato grandi rivali per lunghi periodi. A questo livello è normale avere simili confronti. Per me un altro incontro con Djokovic è solo la continuazione di una rivalità, torneo dopo torneo. Questo mi dà pressione come al mio avversario.
Per questo motivi che abbiamo periodi altalenanti. Puoi perdere alcune partite di seguito come vincerle. Il tennis è uno sport che richiede molta tensione e la stagione è lunga. Al momento Djokovic sta avendo un periodo fantastico che mi auguro possa mettere una fine.
In ogni caso è questa la bellezza dello sport. Avere momenti meravigliosi e altri in cui sei costretto a recuperare, fermarti e prendere fiato per rilassarti. Questa rivalità continuerà domenica. Dovrò essere al top della forma anche se in passato ho superato avversari così difficili da battere,

Ha accennato sulla sua tenuta e forza mentale. Sulla base della sua esperienza quanto la sua tenuta mentale conta nel suo gioco? Quanto sarà importante domenica? Perchè Novak proverà a vincere il suo primo titolo a Parigi. Credo che lei abbia bene in mente tutte le statistiche quando è in campo e cosa si aspetta di difficile.
La cosa più importante per me è vincere a Parigi ancora una volta. Ho recuperato dal mio infortunio e non ho degli obiettivi ben precisi. Essere il numero uno al mondo non è uno di questi. Di sicuro voglio vincere il Roland Garros.
L’anno scorso dopo Cincinnati sono diventato il numero uno ma non era quello che avevo al momento in testa. E’ qualcosa che è semplicemente accaduto. Oggi l’unica motivazione che ho è di vincere, come per Djokovic. Ma se alla fine perderà, sono sicuro che non sarà la fine del mondo per lui. Non sappiamo quale sarà il risultato ma spero che non sia la mia ultima possibilità.

Ha avuto grandi rivali come Federer e oggi Djokovic. Qual è la differenza tra queste rivalità?
Sa meglio di me che non sono uguali. Sono due giocatori che hanno stili completamente diversi. Giocare con Federer è diverso da Djokovic. Con Federer gli incontri sono molto tattici e più ripetitivi. Contro Novak credo che entrambi usiamo tutti i nostri colpi e solo qualche volta è necessario usare la tattica. Comunque entrambi hanno un tennis di alta qualità. Un tennis bellissimo. Spero lo stesso per il mio.

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Coppa Davis

Coppa Davis, Medvedev: “Tutti vogliono che ci comportiamo come Federer e Nadal, ma io non sono così”

“Roger e Rafa sono i giocatori più corretti di sempre, mentre io sono meno in controllo delle mie emozioni”, ha risposto il N.2 ATP ad una domanda del direttore Scanagatta

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credits: Mateo Villalba/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

Daniil Medvedev ha fatto parlare di sé molto più per la sua esultanza al termine della semifinale di Coppa Davis contro Jan-Lennard Struff che per la vittoria stessa. Chiuso il tie, infatti, il vincitore dello US Open ha fatto segno al pubblico di calmarsi; gli spettatori non l’hanno presa bene, portandolo a calpestare polemicamente il cemento della Madrid Arena e a rincarare la dose nell’intervista post-partita.

LA GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CAMPO E IL PARAGONE CON FEDERER E NADAL

Arrivato in conferenza stampa, Daniil ha spiegato il significato della sua esultanza: “Mi piace festeggiare la vittoria facendo qualcosa di divertente. Nella nostra squadra abbiamo un coach spagnolo che dice di essere russo anche se non conosce molte parole nella nostra lingua [si riferisce a José Clavet, coach di Karen Khachanov, ndr]. Una delle poche cose che sa dire in russo è ‘calma’, quindi quando giochiamo a carte o a tennis e qualcuno vince gli piace dire ‘calma, calma’ facendo anche il gesto. Quando Cristiano [Ronaldo] giocava a Madrid, faceva spesso il gesto della calma per esultare, ed è per questo che ho deciso di farlo anch’io, pensavo fosse divertente. Forse è stata una scelta sbagliata, come può succedere, ma una volta fatta non potevo rimangiarmela. Comunque è sempre meglio avere i tifosi dalla tua parte, altrimenti oltre all’avversario devi battere anche loro“.

Ricordando gli episodi di Wimbledon 2018 (quando lanciò delle monetine all’arbitro) e dello US Open 2019 (quando strappò l’asciugamano ad un ball boy e mostrò il dito medio al pubblico), il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta gli ha allora chiesto se quella di provocare il pubblico sia una scelta consapevole, suscitando una risposta molto lunga ed articolata in puro stile Medvedev, uno dei giocatori più riflessivi del circuito… almeno fuori dal campo, stando alle sue parole: “Non è qualcosa che faccio di proposito. Tutto quello che faccio, soprattutto in campo, è un puro frutto delle mie emozioni, nella vita di tutti i giorni sono più calmo. Quando voi giornalisti mi fate una domanda ho il tempo di pensare ad una risposta, ma in campo non è così, c’è tanta adrenalina che mi scorre in corpo perché odio perdere, quindi ho meno tempo e sono anche meno in controllo delle mie azioni, non riesco a fermarmi e pensare. Affidarsi alle emozioni a volte è un bene, altre un male”.

 

Di sicuro il tennis contemporaneo è poco uso a comportamenti di questo tipo (giusti o sbagliati che siano), e secondo Daniil c’è una spiegazione molto precisa: “Alcuni dicono che al tennis servano personaggi autentici, e quando uso questo aggettivo non intendo forti, deboli, buoni o cattivi, ma solo autentici. Tutto quello che faccio in campo rispecchia le mie sensazioni del momento, quindi è autentico – alle persone dovrebbe piacere! […] Per la mia generazione è difficile essere così emotivi in campo, perché siamo stati preceduti da Roger e Rafa, che sono probabilmente i giocatori più corretti nella storia del nostro sport e hanno vinto così tanti titoli. Quindi quando qualcuno si comporta in modo diverso le persone tendono a non apprezzarlo e a dire, ‘perché non sei come Roger e Rafa?’ Indovinate un po’, siamo tutti diversi. Credo che giocatori con un carattere diverso saranno apprezzati di più quando ci saranno nuovi appassionati che non hanno visto giocare né Roger né Rafa“.

Detto questo, Medvedev non vuole usare l’emotività per giustificarsi: “Comunque sarò onesto, non provoco il pubblico di proposito, ma quando stai giocando una partita sei solo davanti a 20.000 persone che a volte tifano per te, a volte tifano contro. Se faccio qualcosa che li provoca non è per farli arrabbiare, è perché in quel momento mi sento così; non ci vedo niente di male, anche se di alcuni episodi mi pento, come quello di Wimbledon. Anche quello fu frutto delle mie emozioni, ma non fu una bella cosa e me ne rammarico; comunque è così che si impara, attraverso gli errori“.

IL SOGNO COPPA DAVIS

Tornando al tennis giocato, il tie odierno è stato vinto agevolmente dalla RTF, ma secondo Medvedev non ci si può fermare all’apparente squilibrio dei punteggi, soprattutto in questa competizione: “Non è mai facile in Coppa Davis. Certo, se guardate i punteggi di oggi sembra che lo sia stato, visto che non abbiamo concesso palle break fino all’ultimo game della mia partita, ma non è così. […] Fino al 4-4 Jan [Struff] ha giocato benissimo, soprattutto con il servizio. Poi ha avuto un game un po’ meno positivo, con più seconde e più errori, e così sono riuscito a breakkarlo – quella è stata la chiave dell’incontro. Prima che si inizi a giocare non puoi mai sapere come andrà, e Jan è uno che mi ha fatto soffrire parecchio ultimamente. Comunque siamo contenti, abbiamo giocato due incontri rapidi, così domani saremo freschi e sicuri di noi stessi“.

Il dato certo è che riportare il trofeo in patria dopo 15 anni è un obiettivo essenziale per la sua carriera: “Per me è molto importante vincere questa competizione, altrimenti non sarei qui. Non è stata una stagione semplice, alcuni giocatori hanno deciso di non giocare la Davis e capisco perfettamente il perché: l’annata è lunga e l’Australia è dietro l’angolo, quindi li capisco e li supporto nella loro scelta. Noi però abbiamo una squadra fantastica, e io amo giocare per il mio Paese e per i miei fan, anche se qui ce ne sono pochi“.

Tecnicamente Medvedev non sta giocando per la Russia in questa competizione, ma bensì per la RTF, la squadra della federazione (bandiera e inno russi non possono essere utilizzati in virtù di una sentenza del CAS legata al doping di Stato). La cosa tuttavia non sembra pesargli più di tanto: “So che Paese sto rappresentando, e conosco il mio inno. Non è bello non avere l’opportunità di ascoltarlo o di utilizzare la nostra bandiera, ma allo stesso tempo la competizione è sempre la Coppa Davis, e noi stiamo sempre giocando per il nostro Paese. Anche vincendo saremo delusi per via di questi piccoli dettagli, ma allo stesso tempo una vittoria è una vittoria, questi divieti non hanno alcun impatto sulle mie prestazioni“.

Domani la squadra della federazione russa affronterà la Croazia, che ha sconfitto la Serbia per 2-1. Qualora fosse stata quest’ultima a prevalere, l’ultimo singolare della stagione avrebbe visto protagonisti i due migliori giocatori al mondo, vale a dire Medvedev e Novak Djokovic. Daniil però ha voluto sottolineare che la portata storica della finale prescinde dal nome del suo avversario: “Affrontare Novak è sempre speciale, ma questa è una competizione a squadre e, anche se lui ha vinto il suo singolare, la Serbia ha perso – è il bello della Davis. Gojo ha fatto un lavoro fantastico, e nel momento in cui lui ha vinto il primo singolare ho pensato subito che sarebbe stata dura per la Serbia, visto che la Croazia ha il miglior doppio al mondo. Comunque mi sto preparando per affrontare Cilic, come in ogni altro torneo; affrontare Novak sarebbe stato speciale ma domani sarà uno spettacolo a prescindere“.

Ha infine ricordato quante cose siano cambiate per l’attuale generazione russa: “Mi ricordo che quattro anni fa mi stavo allenando a Cincinnati, ero fra la 30 e la 50 del domando, e un giocatore mi chiese, ‘quanti anni hai? Quanti ne hanno Karen e Andrey?’ Gli risposi e lui disse al suo coach, ‘quante Davis pensi che vinceranno questi ragazzi?’ In realtà però non è stato semplice arrivare al World Group, abbiamo perso diversi tie, per esempio con l’Ungheria e con l’Austria. Due anni fa abbiamo sfiorato la finale, anche se io non c’ero, mentre quest’anno abbiamo vinto l’ATP Cup. Sono felice che la nostra generazione stia facendo così bene, visto che giocavamo insieme già ai tempi della Davis juniores. Domani abbiamo una chance di alzare il trofeo, ed è una cosa fantastica“.

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Novak Djokovic sul pezzo: “Giocare per la Serbia è sempre magico”. E sostiene la WTA sul caso Peng

Il numero uno crede nella chance dei suoi, per bissare il trionfo di undici anni fa: “In Davis è sempre tutto aperto”

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Novak Djokovic - Coppa Davis 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Un Novak Djokovc raggiante e sereno quello che si presenta davanti ai giornalisti dopo il successo in doppio sul Kazakistan, utile a garantire alla Serbia un posto nella semifinale di venerdì contro la Croazia. Felice, perché giocare per la nazionale lo rigenera, ne smussa gli spigoli più polemici. Stare nel gruppo lo fa stare bene. Certo le vittorie aiutano ad allargare il sorriso, ma la giornata in ufficio del numero uno al mondo è stata impegnativa. Dopo la pazzesca sconfitta incassata dal giovane adepto Kecmanovic nel primo incontro con Kukushkin, Nole ha dovuto fare gli straordinari in una serata dall’alto coefficiente emozionale: prima ha battuto Bublik in scioltezza; poi ha trascinato Nikola Cacic al punto della qualificazione, alla fine di un match complesso contro la rodata coppia kazaka conclusosi non molto prima della mezzanotte. La corsa verso il bis del trionfo Davis del 2010 può proseguire, almeno fino a venerdì.

È stata una sfida dura, molto intensa. Miomir ha perso la prima partita ma è stato davvero vicino a vincere, ha avuto molti match point. Un debutto duro per lui, ma sono sicuro che saprà trarre molte cose positive da questa esperienza. Del resto Kukushkin non è facile da affrontare in questa competizione, il suo storico parla per lui; è un tennista di qualità e ama giocare per il Kazakistan. Per quanto mi riguarda sono felice di come ho affrontato la partita con Bublik, ho fatto tutto quello che avevo in mente. Non lo avevo mai affrontato ed è pericoloso, ha servito davvero bene per tutto l’incontro. Per me non è stato facile, le emozioni vissute durante la partita di Miomir erano ancora vivide nella mia testa, ma sono stato molto solido. Il doppio, specialmente in Davis e alla fine di una lunga giornata, può sempre finire in qualsiasi modo. Nedovyesov e Golubev hanno giocato insieme molte più volte di quanto non lo avessimo fatto io e Cacic; inoltre io e Nikola avevamo perso gli ultimi tre incontri in volata, e sono cose che rimangono in testa, ma siamo stati bravi a reagire dopo un brutto secondo set. Un bel sospiro di sollievo e una grande spinta per la prossima sfida“.

Il prossimo ostacolo si chiama Croazia, un avversario che non può mai essere assimilato agli altri, a prescindere da questioni strettamente inerenti al campo. “Sarà un tie delicato – ha continuato Nole – perché sono forti e perché sono i nostri vicini di casa. La gente sente molto questa rivalità, così come noi giocatori. Li conosco bene, e prima di ogni altra questione c’è un grande rispetto tra di noi. Ho giocato contro Cilic tantissime volte, è un grande giocatore e un amico, non sarà assolutamente un match scontato contro di lui. Poi c’è Borna Gojo, un ragazzo che forse in troppi abbiamo sottovalutato. È giovane, ha un gran servizio e si trova a meraviglia in questa competizione. Ha battuto Sonego in Italia, una vittoria che mi ha impressionato e credo dica molto del suo livello e del suo spirito. Sul loro doppio poco da dire: Mektic e Pavic formano la coppia più forte del mondo, fin qui hanno vinto ogni incontro in modo piuttosto comodo e se il doppio dovrà essere decisivo sarà complicato batterli, ma la Davis è la Davis“.

 

Oltre all’insalatiera, ci sono altre questioni che scuotono l’attualità della pallina, di questi tempi. Trasloco della Davis ad Abu Dhabi a parte, è la brutta faccenda riguardante il caso di Shuai Peng – l’ex numero uno del doppio WTA scomparsa da qualche settimana dopo un post di accusa all’ex vice-Premier del governo cinese – a tenere tristemente banco. La notizia del giorno è la decisione dell’associazione tenniste di non disputare alcun torneo in Cina e a Hong Kong fintanto che sulla questione non sarà fatta opportuna chiarezza, e il nostro direttore Ubaldo Scanagatta ha chiesto a Nole un parere in merito alla netta presa di posizione del governo della racchetta femminile. “Non sapevo della decisione – ha detto Djokovic -, me la state comunicando voi in questo momento, ma credo che ogni organizzazione coinvolta nel governo del nostro sport, sia essa l’ATP, La PTPA, la WTA o l’ITF poco importa, debba collaborare per provare a risolvere una situazione molto poco chiara“.

Qui non si tratta di una partita di tennis – ha proseguito -, di una vittoria o di una sconfitta, ma della vita di una giocatrice. Fino a quando non saremo certi che Peng sta bene dovremo continuare a combattere e a tenere le antenne bene alzate, tutti insieme. Le ultime notizie su di lei non mi rassicurano, sono preoccupato. La decisione della WTA è quella giusta, la sostengo e farò il possibile per dare il mio contributo“.

Nel frattempo lo show dovrà andare avanti, il gran finale di stagione essendo alle porte. Per Nole c’è una Davis da conquistare, sarebbe la seconda della carriera e un alloro non da poco da appuntare a un petto ricchissimo di riconoscimenti, anche se le forze, sul finire di stagione, sono quelle che sono. “Ma quando si gioca la Davis il serbatoio si riempie da sé. L’ho detto più volte negli ultimi anni: le priorità adesso per me sono i Major e le gare a squadre. Giocare per la nazionale mi motiva tantissimo, finché starò bene darò il mio contributo per onorare questa competizione storica e l’ATP Cup. Abbiamo un team giovane, qualcuno dovrà essere pronto a prendere il testimone quando non ci sarò più, ma intanto ci sono e sono ispirato. Fare parte della nazionale Serbia mi rende orgoglioso, e finché sarò in grado di contribuire in modo positivo state certi che lo farò“.

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Coppa Davis, Volandri: “Primo mattoncino per il futuro”. Sinner: “Giocare per la nazione è totalmente diverso”

I protagonisti azzurri commentano l’uscita di scena contro la Croazia. Fognini: “Fatico a stare lontano da casa”

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Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Difficile per l’Italia del tennis digerire una sconfitta arrivata in casa nel doppio decisivo, tuttavia come si è visto in campo la superiorità della Croazia nell’ultimo match è stata evidente e dunque il capitano Filippo Volandri in conferenza stampa ha giustamente elogiato la sua squadra: “Sono molto orgoglioso dei miei ragazzi, abbiamo cercato di vincere, questa settimana è stata fantastica ma abbiamo dovuto gestire varie emergenze con gli infortuni di Simone [Bolelli] e Matteo [Berrettini]. Parlando poi in proposito dell’ultimo match ha aggiunto: “Tutte le squadre contro cui abbiamo giocato avevano un doppio pazzesco. I colombiani e gli americani erano fortissimi. I croati sono i migliori al mondo”. E il PalaAlpitour deve portare bene alla nazione balcanica, che a Torino, nel 2016, con la sua squadra di basket aveva estromesso l’Italia dall’Olimpiade di Rio de Janeiro vincendo all’overtime (84-78) lo spareggio decisivo.

La vera delusione per il risultato di ieri sta nel match che ha aperto la giornata durante il quale si è consumata una vera e propria sorpresa quando il n. 276 Gojo ha battuto in tre set il nostro numero 2. Lorenzo [Sonego] sapeva che dal suo lato il punto era necessario e ha sentito più tensione del solito, nel terzo set ha sentito troppo il dovere di vincere la partita. Questo succede in coppa Davis, la sua miglior partita è stata contro Opelka, che era la partita più difficile. Oggi ha dovuto combattere con tante emozioni, ha avuto una bella reazione nel secondo set, ma è andata così“.

In questa fase finale della Davis Cup c’è stato anche l’esordio nella competizione di Jannik Sinner il quale ha risposto alla chiamata con tre vittorie in singolare e due sconfitte in doppio al fianco di Fognini. È molto diverso da un torneo normale, tutti hanno dato il 100%. Spero di essere cresciuto in queste partite” ha commentato l’altoatesino. Ormai abbiamo imparato a conoscerlo e sappiamo quanta importanza metta nel processo di apprendimento come ha ribadito nuovamente. “Ho imparato tante cose già nelle Finals; giocare qua è totalmente diverso perché giochi per tutto il team e non per te stesso. C’è più responsabilità perché giochi per la nazione, ovviamente il doppio lo devo ancora imparare, credo che Fabio abbia tanta esperienza e mi ha insegnato tanto, anche con Bolelli. Mi ha fatto piacere stare in questo gruppo, non è facile fare il Capitano, anche per lui era la prima volta, ma ci ha lasciato abbastanza liberi”.

Volandri è poi tornato a parlare concentrandosi sul futuro e scacciando via pensieri di rammarico per il risultato. “Abbiamo messo un primo mattoncino per qualcosa di più importante in futuro. Sul doppio siamo stati sfortunati perché Bolelli è il numero 9 del mondo in doppio e Matteo avrebbe potuto dare un grosso aiuto anche lì ma non abbiamo potuto averli a disposizione”. Su un possibile trasferimento delle fasi finali della Coppa Davis per la prossima stagione invece: “Su Abu Dhabi non saprei, a me piace giocare la Davis in casa o comunque nelle sedi delle squadre che la giocano. La proposta di Nole di giocare in sei location differenti è molto interessante”.

 

Infine ha parlato anche il 34enne Fabio Fognini che ieri sera ha disputato il suo 67esimo incontro con la maglia azzurra. “Faccio sempre più fatica a stare lontano da casa per periodi prolungati. Penso che giocherò tornei ravvicinati. Futuro in nazionale? C’è un ricambio in atto, dovrò meritarmi la convocazione, ci sono tanti giovani molto forti”. In precedenza aveva anche voluto ricordare il Professor Parra e il grande apporto che ha dato a tutto il team: Sono molto triste per la scomparsa di Parra, abbiamo passato bei momenti insieme”.

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