La "povera" Italia contro un Paese molto ricco, ma in campo non scendono né soldi né Fognini

Editoriali del Direttore

La “povera” Italia contro un Paese molto ricco, ma in campo non scendono né soldi né Fognini

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Corrado Barazzutti ha scelto Seppi e Bolelli lasciando in panchina il No.1 d’Italia, come non aveva mai fatto. Per la prima volta il “capitano” la pensa come me. C’è da preoccuparsi? Tutte le interviste del sorteggio

Coppa Davis, con Fognini l’Italia vince sempre ma Barazzutti non lo sceglie per i due singolari (Pentagallo)

Se non fosse che secondo me era prevedibile, la notizia sarebbe che Corrado Barazzutti ha rinunciato per la prima volta al suo No.1 e portafortuna Fabio Fognini, preferendogli Andreas Seppi e Simone Bolelli augurandosi che i due ripetano prestazioni all’altezza di quelle fornite dal primo contro Federer e dal secondo contro Raonic. Due top-ten dal record un tantino diverso rispetto a Kukushkin e Golubev, con tutto il rispetto per questi due giocatori che hanno raggiunto rispettivamente un best ranking di 48 e 33.

 

Il timore, da più persone espresso, è che i due russi “emigrati” in Kazakhstan attirati dal profumo dei tenge – la moneta kazaka, 1 euro corrisponde a 250 KZT – si esaltino in casa e si trasformino. Golubev ha battuto qui Goffin (gennaio 2014) e Melzer (2013), i più modesti Chiudinelli e Lammer (e fuori casa Berdych quando a Ostrava conquistò un punto quasi decisivo), mentre Kukushkin ha battuto qui Wawrinka (poi battuto anche da Golubev a Ginevra un anno fa).
Si parla di tennis, di Coppa Davis, di chi vincerà questo primo turno che appare molto equilibrato fra due nazioni che lo scorso anno sono state entrambe battute dalla Svizzera poi vittoriosa nella Coppa – il Kazakhstan diversamente da noi vinceva 2-1 a Ginevra -, ma si approfitta anche per dare una rapida occhiata ad una città ed un Paese che non avevo mai visto. Ed è una impressione… forte. Fortemente inattesa, quasi certamente per la mia scarsa preparazione culturale in materia.

Non ho mai visto nella stessa città tanti grattacieli ed edifici in costruzione come qui ad Astana. Un cantiere aperto. Letteralmente. Si vede che petrolio e gas scorrono a fiumi nelle tasche dei kazaki e a giudicare da quel che vedo gli investimenti sulla città, voluti dal presidente Narsultan Nazarbayer, sono enormi.

Il sorteggio si è svolto nel Palazzo dell’Indipendenza, costruito 5 anni fa, davanti alla moschea più grande di Astana, anch’essa di recentissima costruzione. Ho fatto delle foto con il telefonino e spero che rendano l’idea, mentre scrivo in una sala stampa che, unica stanza dello stadio denominato Centro Nazionale del Tennis a non essere riscaldata, è un frigorifero. Ma almeno il wifi funziona, diversamente dal palazzo in cui si è svolto il sorteggio.

Raggiungere Astana è quasi complicato come andare in Australia. Anche se le ore effettive di volo non sono più di 7 da Roma a Mosca e poi da Mosca ad Astana (circa 3 ore e mezzo ciascun volo), io che ho preso il Freccia d’Argento da Firenze alle 8,22 del mattino di mercoledì per arrivare in tempo al volo Transaero da Fiumicino delle 13,20, sono arrivato dopo la mezzanotte italiana ad Astana, vale a dire alle 5,30 del mattino qui per via del fuso orario. C’erano 24 gradi sottozero, ma curiosamente non si sentiva tutto il freddo che temevo. Si sta peggio in sala stampa!

A Mosca arrivava anche Matteo Renzi ieri, ma non l’ho incrociato. Avesse il petrolio e il gas del Kazakhstan quanti problemi in meno avrebbe il nostro Matteo. Mentre per oltre 3 ore aspettavo con tanta altra gente la coincidenza per Astana (aereo strapieno), c’erano tanti passeggeri intenti a consultare computer, tablet e telefonini, come ormai ovunque: però non m’era mai capitato di vedere tre russi (immagino fossero russi…) che sul computer sembravano impegnatissimi in partite di scacchi, immagino contro il computer. Non fra loro. Non si conoscevano. Erano seduti ognuno lontano dall’altro. Si vede che Kasparov e Spasski hanno fatto proseliti. Da noi al massimo si vedono le signore che fanno i solitari e qualcuno il sudoku. Sul Boeing della Transaero anziché i soliti annunci delle hostess che dissuadono ad aprire i computer in fase di decollo ed atterraggio, ci si premurava di avvertire che con non so più quanti rubli e 20 dollari si poteva avere la connessione internet durante tutto il viaggio e, se su Transaero, anche per i voli in coincidenza dello stesso giorno. Se le hostess l’avessero annunciato con un inglese appena appena più comprensibile, ne avrei approfittato subito.

Astana ricorda una città lunare dei film di fantascienza, e la città universitaria dove insegna Daniele Malafarina, sembra una città del futuro, pronta per un film “2001: Odissea nello spazio”.

Oggi via Internet, se vi incuriosisce, potreste vedere grattacieli pazzeschi fatti in tutte le forme, triangolari, trapezoidali, ellittici, e con tutti i materiali. Qua e là spuntano anche Piramidi di cristallo. Ho avuto la sensazione che da qui sia passato il celebre architetto Calatrava. Per la foggia di alcune sopraelevazioni, ponti ed altro. Ma in realtà la maggior parte degli edifici sono stati progettati da giapponesi. Che secondo alcuni si riconoscono anche per il fatto che accanto a grandi arterie come le autostrade americane hanno sistemato degli svincoli strettissimi, ad imbuto tipo certe stradine dei centri giapponesi appunto, per cui si verificano degli stranissimi imbottigliamenti di traffico.

Che in Kazakhstan ci sia gente che sta piuttosto bene lo si capisce anche dalla qualità delle macchine: grandi marche tedesche (Mercedes, Bmw, Audi) oltre alle Kia, Toyota, Hyundai, e quasi tutte nuove.

Ma non vi tedierò oltre con queste descrizioni approssimative, che sono soltanto il frutto di poco più un’oretta complessiva per i vari trasferimenti dall’aeroporto alla città universitaria e poi al palazzo dell’Indipendenza e quindi al Centro Tennis.

Il palazzetto dello sport, piccolo ma accogliente per massimo 2.500 persone, è – riscaldamento a parte – raccolto, se vogliamo pure bello, ma spreca tanto spazio. Dalla struttura esterna si sarebbe detto capace di ospitare oltre 5.000 persone, ma ne contiene meno della metà. Se non fanno il tutto esaurito…
Faranno rumore, fracassodice Golubev con il suo accento piemontardo – sono più entusiasti che competenti…aggiunge a bassa voce l’ex pupillo di Massimo Puci (che ora segue come coach il giovane e promettente Matteo Donati, il nostro miglior prospect insieme a Gianluigi Quinzi). “le poche volte che sono a Bra mi alleno con lui, è davvero  bravo” garantisce Andrei Golubev.

Ho incontrato qui al palasport una mia vecchia conoscenza, “Muro” Mihal: lui, ex coach per 3 anni di Marian Vajda (il coach di Novak Djokovic), e sempre per 3 anni anche sia di Karol Kucera (ex n.6 del mondo nonché bestia nera di Pete Sampras) sia di Domini. La “povera” Italia contro un Paese molto ricco, Hrabaty, è uno slovacco diventato il direttore tecnico, l’head coach del tennis kazako da questo gennaio.

“I mezzi che ha il Kazakhstan per supportare il tennis sono impressionanti rispetto al mio Paese, la Slovacchiami dice “Muro”io devo seguire una sessantina di ragazzi fra i 10 e i 18 anni reclutati in tutto il Paese, e trasferiti periodicamente qui al centro tennis nazionale di Astana. Ne ho intravisti alcuni davvero buoni, eccellenti promesse. Li abbiamo divisi in diversi gruppi, per età e livello, gruppi che chiamiamo ‘Orange Bowl, Green Bowl, Red Bowl…e sono certo che qualcuno di questi ragazzi verrà fuori.”

Anche Muro indossa una divisa gialla fornita al tennis kazako dalla Lotto. “Hanno stretto un accordo con la Lotto” mi conferma “Muro” Mihal.

L’atmosfera è rilassata. I tennisti kazaki, come sapete, sono in realtà russi “acquisiti”, forse sarebbe più giusto dire adottati. E sono grati al presidente Nursultan Nazarbayer che qui è considerato poco meno di Dio e che ha dato questo indirizzo per promuovere il tennis.

Nel palazzo dell’Indipendenza troneggia un grandissimo dipinto nel quale sembra che tutti i politici più importanti del mondo, vivi e defunti, omaggiano il presidente del Kazakhstan che camminando su un tappeto passa in mezzo a gente come Obama, Putin, Berlusconi (eh sì c’è a che lui), Chirac e poi tanti altri che ho fotografato con il telefonino senza avere il tempo di riconoscerli. Se la foto che ho mandato è decente magari li riconoscerete voi. Chiaro che si tratta di una finzione fantasiosa, ma il quadro d’insieme alla fine si fa guardare.

Avete presente la puntualità degli svizzeri? Beh qui non si sa cosa sia. Il sorteggio era fissato per mezzogiorno, e l’arbitro svizzero. Egli sarà rimasto scioccato quando tutti se la sono presa comoda, hanno portato a spasso per il palazzo i tennisti italiani, facendogli vedere un plastico illuminato della città di Astana con a riproposizione del fiume che l’attraversa, delle due grande arterie principali ed infinite, di tutti i palazzi portati a termine…che sono tantissimi ma raddoppieranno in pochi anni, ne sono certo.

Così la cerimonia del sorteggio si è tenuta con una mezzora abbondante di ritardo, e quando la Zhanar, la ragazza che fa da capo ufficio stampa ci ha detto che con il pulmino della Davis ci avrebbe dato un passaggio allo Stadio….beh abbiamo atteso un’ora abbondante, con lei che sorridente diceva “Relax, relax!”, mentre friggevamo per la mancanza del wi-fi e l’impossibilità di trasmettere qualunque cosa, salvo che usando il telefonino (due euro al minuto…).

Quest’atmosfera rilassata si è trasmessa anche ai giocatori. Nessuno sembra preoccupato né teso.

Fognini come al solito era il più scanzonato, e quando Egli ha annunciato la coppia italiana per il doppio di sabato, Lorenzi e Fognini, Fabio rideva e diceva, rivolgendosi a me, “Eh non cambia mai eh Corrado eh?”. Rideva perfino Barazzutti. Ormai questa del doppio che non gioca e viene fotografato inutilmente è diventato una gag.

“Spero proprio di non giocarlo” ha detto Paolo Lorenzi spiegando: “Vorrebbe dire che qualcuno ha dei problemi, o Simone o Fabio”.

Paolo dovrà andare a letto presto comunque, niente Juventus-Fiorentina in tv per lui stasera: alle 21 in Italia vuol dire alle una di notte qua in Kazakhstan.

Sull’esito del match non si sbilancia nessuno, al massimo qualcuno dei nostri- ascoltate le interviste – dice che “forse abbiamo il 51 per cento dei favori del pronostico”. E poi le inevitabili banalità di tutti: “Partiamo da 0 a 0, le classifiche parlano a nostro favore – dice Barazzutti – ma contano poco alla fine”.

Bolelli è contento di giocare per primo, e anche di affrontare Kukushkin quindi per averlo già battuto, ma sa bene che “batterlo qui sarebbe un’altra cosa”

Kukushkin è russo di Volgograd “Non troppo lontano di qui, un migliaio di chilometri” osserva..quasi per dire “sono davvero mezzo kazako”. Se noi in Italia fossimo saliti mille chilometri più su potevamo prenderci Federer e Wawrinka. Ve lo immaginate?

E’ stato n.48 del mondo come best ranking ma quest’anno era partito alla grande raggiungendo la finale di Sydney...”Sì, ma lì sono cominciati anche i miei guai, sono arrivato stanchissimo dopo 8 partite in 8 giorni all’Australian open e ho perso da Jaziri 7-6 al quarto (e il tunisino avrebbe poi battuto anche RogerVasselin), poi mi sono ammalato e mi sono dovuto fermare. Ma ora sto bene” -dice aprendosi ad un sorriso un po’ sforzato, non così aperti come quelli di Golubev.

Anche Golubev a Melbourne aveva deluso: 61 62 76 con il vecchio guerriero finlandese Nieminen.

I nostri avversari insomma non hanno fatto grandi risultati ultimamente ma qui si dimostrano affiatati, uniti e si sa che in Davis conta molto anche questo. Anche i nostri, però lo sono, e tecnicamente dovrebbero essere superiori.

Una buona notizia è che stamani hanno montato le apparecchiature per l’HawkEye. Su questo campo “Veloce ma non velocissimo, più ruvido che liscio…” così si dice, le palle non lasciano il segno e chissà come saranno i giudici di linea. Una volta, prima dell’avvento del “Falco” potevano essere decisivi. Ora potranno esserlo soltanto entro certi limiti. A me Egli come arbitro non è mai piaciuto granché.

Proprio le palle sembrano poter costituire un problemino: sono dure e veloci appena uscite dal tubo, diventano “gatti arrotolati” dopo cinque/sei games. Ovviamente questa cosa comporta anche problemi tecnici di adeguamento. Chi saprà farlo meglio?

Bolelli ha una certa responsabilità: il punto iniziale di Coppa Davis talvolta indirizza tutto un match. E Seppi, che pure in Australia ha ricordato come il suo singolare vinto su Ward con la Gran Bretagna sul 2 pari sia stato uno dei suoi exploit più importanti, non è sempre stato un mostro di solidità nervosa in Coppa Davis. Ricordate Genova?

Vabbé, tocchiamo ferro. Tutti si attendono un incontro equilibrato, senza nessun punto scontato. La vera sorpresa forse sarebbe una vittoria netta di una delle due squadre. L’appuntamento è per il mezzogiorno di ghiaccio kazako, le sette del mattino in Italia e in tv.

Primo match: Bolelli (49 Atp)-Kukushkin (58 Atp), a seguire Seppi 35 (Atp)-Golubev (91 Atp).

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Coppa Davis

In difesa del tennis, sempre e comunque. Anche questa bistrattata Coppa Davis è tennis. E tennis vero

I giocatori si battono, si impegnano alla morte. A Torino, Innsbruck, Madrid. E non è solo questione di soldi. Vedi Kukushkin, Sinner, Djokovic. Tanti errori. Non avrei voluto cambiarla così. Ma è meglio che niente

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Novak Djokovic - Coppa Davis 2021 (photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Sono più innamorato del tennis che dei nomi che si danno agli eventi. Sono cresciuto con la racchetta in mano e i miei sogni da bambino erano di poter un giorno giocare a Wimbledon e in Coppa Davis, non necessariamente in quell’ordine. Non ce l’ho fatta e il rimpianto è stato di non poter giocare le qualificazioni di Wimbledon nel ’73, quando avrei potuto farle perché avevo fatto dei buonissimi risultati nell’attività di college negli Stati Uniti, battendo fra gli altri il n.1 del Messico Loyo Mayo ma non solo, e per l’appunto per via del boicottaggio di 82 dei primi 100 tennisti del mondo (il numero andrebbe verificato, cito a memoria) a seguito del “caso Pilic” tante volte descritto, l’accesso ai Championships era assai più abbordabile.

Ma mio padre stava molto male, tornai precipitosamente dagli Stati Uniti e dovetti rinunciare a giocarle, con grande dispiacere… perché oltretutto sull’erba giocavo meglio che su altre superfici. Nelle Fiji avevo anche vinto un torneo di doppio organizzato da John Newcombe – lui che mi premiava è uno dei miei più bei ricordi – e me l’ero cavata benino anche in singolare raggiungendo i quarti. Non era uno Slam eh. E nemmeno un 250…

Tutta questa lunga premessa, che ai miei più incalliti denigratori parrà solo sfoggio autocelebrativo, in realtà l’ho fatta perché Davis e Wimbledon, Wimbledon e Davis, sono miei due grandi amori e mai li tradirei come ha fatto David Haggerty, l’attuale presidente della federazione internazionale, e anche tutte le federazioni che lo hanno fatto, inclusa la nostra. Quasi tutte, anche la nostra, lo hanno fatto per i soldi che la vecchia Davis non garantiva e che questa, con l’investimento monstre di Piqué e soci, invece li garantisce a federazioni e giocatori. 3 miliardi di dollari… per 25 anni se ho ben capito. Ma fossero anche meno… hanno consentito di tenerla in vita quando stava morendo perché 130 federazioni su 160 non ce la facevano a mantenersi e a mantenerla.

 

Ciò detto, e pur dichiarandomi io nostalgicamente innamorato anche dei match tre set su cinque, che secondo me garantiscono quasi sempre che a vincere sia il più forte – mentre così non è sulla distanza dei due set su tre; capisco il gusto della sorpresa e del poter dire “C’ero anch’io quando…” – e pur capendo che tutti quelli che hanno giocato la vecchia Coppa Davis inorridiscano nel seguire la nuova versione subentrata all’ultima vinta dalla Croazia nel 2018 e vorrebbero cambiarle il nome (Tennis World Cup?) per evitare, come dice Nicola Pietrangeli, che il suo ideatore Dwight Davis, si rivolti nella tomba, trovo però che sia sbagliato anche disprezzare tutto quello che si sta vedendo in questi giorni.

Sempre tennis è. Ed è vero tennis. Magari più triste perché non c’è sempre l’atmosfera che c’era una volta se una delle due squadre in campo giocava in casa e c’era sulle tribune un entusiasmo travolgente – e sono quindi certamente ancora più preoccupato di quanto potrà accadere negli Emirati Arabi l’anno prossimo… in attesa di scoprire domenica mattina ulteriori dettagli su come si pensa di organizzare l’evento – ma a me che gli si cambi il nome o non glielo si cambi, interessa il giusto. Mi piace vedere tennis e se vedo che si gioca con lo spirito giusto, e non quello delle per me insopportabili esibizioni, a me sta bene così. Preferirei vedere giocare tutti i campioni, certo – è scontato! – però se tanti di quelli dalle loro orecchie non ci sentono – e non ci sentivano neppure prima, almeno negli ultimi anni – pazienza, ce ne faremo una ragione.

Non si può scandalizzarci per i soldi messi in palio da Piqué e soci, o dagli arabi, se poi anche i tennisti più famosi snobbano – perché più facile fare soldi in altro modo – questo evento che come tutte le cose nuove commette errori di vario tipo, prima programmando incontri che finiscono all’alba (vedi 2019 alla Caja Magica), poi facendoli cominciare tardi (a Torino come a Madrid) e finire ad orari sempre assurdi, infine pensando di giocare parte degli incontri indoor per poi finire con la rassegna finale outdoor a tutt’altre temperature e superfici con pochi giorni di intervallo e viaggi aerei di 6 o 7 ore a dir poco… Così pare che potrebbe accadere a Abu Dhabi e da Hewitt a Djokovic a Kukushkin avete già sentito le sdegnate reazioni.

Non so come andrà, se si rivelerà un flop, o un obbrobrio come dice Pietrangeli, che certo dopo aver giocato 164 match in un certo modo non può davvero rassegnarsi a 87 anni a veder chiamare Coppa Davis un evento che non gli assomiglia salvo per il fatto di essere una competizione a squadre. Del resto anche i mondiali di calcio in Qatar non mi convincono. Però non sono d’accordo con chi dice: “Allora meglio nulla”. Io in queste due settimane, fra Torino e Madrid, sto vedendo dell’ottimo tennis. Anche se l’ho visto giocare a pochi top-ten. Ma Sinner è stato grande o no? Djokovic non vale la pena vederlo? Medvedev e Rublev preferireste stessero in Costa Azzurra? Berrettini non ci sarebbe stato se avesse potuto? Avremmo avuto metà dei top-ten… E i doppi erano brutti se giocati da Mektic/Pavic, Cabal/Farah, Sock/Ram?

Mi pare che si esageri in snobismo. E in catastrofismo. Io non sto dicendo che questa sia la soluzione migliore, ma tutti quella che la criticano sembrano incapaci di presentare una soluzione alternativa. Quella che è vissuta fino al 2018 veniva definita in crisi per la stessa primaria ragione che si ripresenta oggi. In primis l’assenza dei top-players una volta che essi (vedi Federer e Wawrinka, Nadal, del Potro… i primi che mi vengono a mente ) l’avevano già vinta e non volevano più sacrificare un minimo di 8 settimane del loro calendario e dei loro soldi (e di quelli dei loro gruppi manageriali, attenzione!) per giocare 4 long-weekend l’anno in tutti gli angoli del mondo e con cambi assolutamente improgrammabili ad inizio anno di superfici, palle, clima, fusi orari, continenti. Spesso travolgendo una più corretta e ordinata programmazione. Che è ciò che, legittimamente, sta più a cuore ai top-players che non possono mai deludere.

In questa criticatissima Coppa Davis – i cui promotori non avrebbero mai potuto pensare di investire tutti i soldi che stanno investendo e che chiedono ai loro sponsor giapponesi (Rakuten), arabi (sceicchi uniti…) italiani (Unicredit) e internazionali se gli avessero cambiato il nome, se l’avessero chiamata Coppa Rakuten invece che Coppa Davis – si è avvertito comunque fra i giocatori, con i loro capitani lo spirito di squadra. Gli abbracci, il sostegno reciproco, non è stato una recita collettiva. Era, è, roba vera. Perfino quel cafone di Opelka, che ha giocato come un cane, era incavolato nero per aver perso a quel modo. Mica recitava.

Le difficoltà organizzative ci sono state dappertutto e sarebbe ingiusto non tenerne conto. Nella vendita dei biglietti, nella ristorazione quasi ovunque inesistente, nella programmazione, negli aspetti logistici, in altri aspetti che ora non cito, ma quel che è successo a Innsbruck all’ultimo momento – la decisione di far giocare a porte chiuse – poteva accadere ovunque in questa disgraziatissima epoca Covid. Non si può non tenerne conto, avere le stesse pretese che si avevano per quegli eventi ante-Covid. Tante partite sono state avvincenti, non solo quelle degli italiani che abbiamo seguito più da vicino, come la rimonta di Jannik Sinner con Marin Cilic che ha servito per il match sul 5-4 nel secondo set. Si sono rivelati ottimi professionisti giocatori semisconosciuti ai più, i vari Gojo, Gomez junior, Mejia, Machac, Piros, Rodionov, che non avrebbero avuto altrimenti una chance di diventare eroi per caso, ma che è bello che lo siano diventati.

Mi diceva Giovanni di Natale che ha un ruolo importante nell’organizzazione media della FIT ed è un ex collaboratore di Ubitennis come tanti altri (Spalluto e Mastroluca fra gli altri, per breve tempo anche Angelo Mancuso, da anni capufficio stampa FIT…, chi più riconoscente, chi meno) che Supertennis ha avuto grandi ascolti durante la Davis, grazie al fatto di essere depositaria unica dei diritti tv. “Quasi da tv importante…”. E io a Torino, ma anche qui in Spagna – sebbene la Spagna sia stata eliminata come l’Italia – dove certo la gente avrà acquistato biglietti prima del k.o., ho visto tantissimi aficionados sulle tribune. E probabilmente tanta anche davanti alle tv di tutti quei Paesi che hanno acquistato i diritti. Tanti bambini entusiasti erano a Torino a gridare Jannik, Jannik! Bellissimo. Sono appassionati che ci resteranno in eredità, per sempre.

Vorremmo privarci di tutto questo? Io sinceramente non vedo perché. È sempre promozione per il tennis, anche se Sonego purtroppo si fa prendere dall’emozione e dalla pressione di dover vincere a tutti i costi e perde il doppio. Ma ci sta. Nello sport nulla deve essere scontato, sennò che gusto ci sarebbe? E mi immagino come se ne sarebbe parlato oggi se anche lui, quel bravissimo ragazzo di Lorenzo, avesse vinto, e ancor più se avessimo avuto qui un Berrettini in grado di farci lottare per la vittoria finale. Che magari arriverà a Abu Dhabi o altrove, chi può saperlo? Per il nostro sport sarà sempre uno spot positivo.

Una volta la Davis poteva essere vinta quasi da un solo giocatore, come accadde quando la vinse Bjorn Borg nel ’75 o più recentemente Andy Murray: due singolari vinti in partenza, un doppio raccattato in qualche modo e oplà, Davis conquistata. Oggi il doppio è diventato improvvisamente molto più importante, per il 33%. Siamo sicuri sia un male, un aspetto negativo? Non si sta rivitalizzando una specialità in agonia? Che fosse in agonia lo scriveva già trent’anni fa Rino Tommasi, quando i più forti tennisti smisero di giocarlo. Era post McEnroe. Ora potrebbe anche rinascere.

Si riuscisse a rigiocarla in casa (o in trasferta) almeno per un turno o due, magari creando degli aspettiti per le squadre che l’anno prima erano giunte in semifinale, potrebbe essere un progresso. Ma siamo ancora in fase sperimentale, e purtroppo ancora in fase Covid. Ci vuole pazienza. Come quella che io ho sempre avuto per i commenti che arrivano a Ubitennis. Molti dei miei collaboratori vorrebbero chiuderli. Li trovano inutili, frequentati sempre dagli stessi 500 lettori su 50.000 abituali e 100.000 o 150.000 più occasionali (nel senso che vengono a leggerci soltanto nelle grandi occasioni). Io trovo che invece si deve solo puntare a farli migliorare individuando un modo il più possibile oggettivo – difficilissimo! – per cassare quelli offensivi, iperpersonalizzati, inutili. Evidenziando invece quelli che contribuiscono a migliorare la qualità del sito, perché segnalano errori – mai prendersela con loro ma semmai ringraziare! Chi fa sbaglia ma non deve prendersela – perché danno suggerimenti utili, notizie, numeri, idee.

Ecco, in particolare per le discussioni relative a questa nuova Coppa Davis, sia i detrattori sia gli estimatori, hanno mantenuto un buon livello di discussione, salvo pochissime inevitabili eccezioni. Io vi invito a rileggere i commenti all’articolo di Vanni Gibertini “Coppa Davis, nuova formula, gironi in Europa, fase finale ad AbuDhabi. Sarebbe il colpo di grazia?”, perché molti – e voglio citare quelli di Alessio Francone, di Unforgiven 79, di Shapo, di Teus, di Cataflic (non li ricordo tutti e mi scuso con gli altri che meritavano citazione), di molte risposte dello stesso Vanni Gibertini – secondo me hanno tentato, riuscendoci, di dare contributi intelligenti alla discussione in atto. Dipende solo da voi lettori mantenere alto il livello dei commenti, evitando personalismi inutili. Per Ubitennis può essere un atout vincente. Sarebbe bello che anche nel corso dei nostri live, che a volte superano i 2.000 post, ci si limitasse a fare osservazioni utili per il maggior numero dei lettori. Ce la faremo?

Intanto dopo aver registrato l’ennesima maratona vincente di Kukushkin, annullando 4 matchpoint e trasformando il quinto nel corso di un infinito tiebreak e di un match di 3 ore e 18 minuti che ha avuto per vittima inconsolabile lo sfortunato (ma un tantino pavido) Kecmanovic, registro anche la vittoria in doppio di Djokovic con Cacic sullo stesso duo kazako Nedovyesov-Golubev (che parla italiano meglio di tanti, dopo la su alunga permanenza in Piemonte) che sei anni fa avevamo affrontato con l’Italia ad Astana. E devo dire “chapeau” a Djokovic perché quei tennisti che mettono in primo piano l’appartenenza al proprio Paese più che ai soldi, ai tornei più importanti, a me suscitano sempre grande ammirazione. Perché, come dicevo all’inizio anche per rispondere a tanti catastrofisti, per me la Coppa Davis e Wimbledon sono due passioni intramontabili. E chi li rispetta merita rispetto.

E se, di nuovo, questa coppa Davis non assomiglia a quella vecchia, pazienza. Finché non ce ne sarà una uguale o un’altra più simile, mi tengo questa senza “massacrarla”. Forse, in questo, a furia di star in mezzo ai ragazzi che collaborano al sito, che mi hanno insegnato a capire (se non sempre ad apprezzare…) i social, anche se fatico ad adeguarmi a Instagram, a Facebook, a Twitter, sono meno vecchio di coloro che vivono soltanto in mezzo ai loro vecchi coetanei. E che si danno ragione l’un l’altro senza confrontarsi con spiriti e anime diverse. Con questo non dico che gli uni o gli altri abbiano ragione di pensarla in un modo o nell’altro. Il mondo è bello perché è vario e non tutti i gusti sono alla vaniglia (ricordava sempre maestro Gianni Clerici). L’importante è che si giochi a tennis, si veda tennis, si legga di tennis, si parli di tennis.

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Editoriali del Direttore

Perché potremmo chiamarla ancora Coppa Davis…

Panatta, Pietrangeli, Bertolucci, Barazzutti che polemizza con la FIT, sono tutti d’accordo, però non è tutto da buttare. Esempio gli outsider Gojo, Piros, Machac, Quiroz, Mejia, Rodionov che impegnano le star. I soldi, i diritti tv, va tutto bene così?

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’amico e collega Angelo Carotenuto sulla sua quotidiana newsletter lo slalom.it, il meglio del racconto sportivo, osserva quel che vedrete in fondo a questo mini-articolo. E io gli rubo il titolo! Carotenuto  lo fa in questi giorni in cui Nicola Pietrangeli dice in un’intervista esclusiva che “Lattuale Coppa Davis è un obbrobrio, il signor Dwight Davis si rivolta nella tomba e poi in giorni in cui Paolo Bertolucci proclama “Non chiamatela più Coppa Davis, questa è un’altra cosa“, in cui Adriano Panatta dice: “Magari il match della scorsa notte con la Colombia si fosse giocato a Bogotà!, qua a Torino di guardare Croazia-Ungheria non frega nulla a nessuno”, in cui Corrado Barazzutti dice: “Ormai comandano i soldi, e pure le tv…” prima di lanciare una terribile stilettata alla FIT dopo 20 anni da capitano di Coppa Davis, ma un triste epilogo che ha visto intervenire gli avvocati di Fit e dell’ex capitano non riconfermato…a mezzo stampa (Corrado lo ha saputo dai giornali…dopo essere andato a braccetto con Binaghi per un ventennio)  in favore di Filippo Volandri: “La Coppa Davis ha cambiato formula grazie anche al voto della FIT”.

Barazzutti dice il vero, stavolta. Infatti è stato Giancarlo Baccini a procurare voti quasi certamente decisivi alla riforma che ha stravolto la tradizionale Davis Cup, visto il modesto margine con cui prevalse la cordata favorevole alla riforma propugnata dal presidente americano ITF David Haggerty. Baccini è un vecchio giornalista, ex barricadiero di sinistra, che per buona sorte della nostra unica gloria italica in Davis non fece proseliti quando gridava in coro in prima fila e in mezzo ai manifestanti del 1976 slogan simili a questo: “No, nessuna volee con il boia Pinochet!“.

Fosse stato per lui, oggi ahinoi consigliere FIT e “consigliori” del presidente dopo aver avuto tutta una serie di rapporti professionali di vario tipo con la Federtennis, non avremmo vinto neppure quell’unica leggendaria Coppa Davis cui Domenico Procacci darà grande lustro con la sua docuserie (ne ho visto un primo spezzone e mi è piaciuto moltissimo, ho riso e pianto a vederlo…avrà sicuro grande successo). Baccini si recò a Orlando nell’agosto del 2018 all’assemblea ITF durante la quale si doveva votare la riforma della Davis, e ci andò con un preciso mandato, quello di negoziare anche i futuri diritti tv per la Coppa Davis. Ovviamente per garantirli a Supertennis di cui era il responsabile. Prima il business, poi il tennis. 

 

Infatti soltanto poche ore dopo il voto che sancì l’approvazione di questo nuovo formato la FIT diramò un comunicato stampa nel quale si annunciava l’esito della votazione e, contestualmente, l’assegnazione dei diritti delle Finali di Coppa Davis a SuperTennis. Baccini votò sì, quindi, come ha ricordato Barazzutti che da capitano di Coppa Davis era bene al corrente, all’epoca, delle vicende che la riguardavano.E oggi possiamo constatare che Supertennis ha i diritti esclusivi sulla Coppa Davis. Non li ha la RAI nè Mediaset che trasmettono in chiaro, non li hanno Sky e  Eurosport che trasmettono a solo abbonati in pay, ma almeno hanno numeri importanti. Va bene così per la massima diffusione del tennis?

Chi li vorrà, soprattutto se l’Italia della Davis si dimostrerà forte come pensiamo tutti e in grado di vincerla o anche solo di raggiungere semifinali e finali nei prossimi 5,6 anni, dovrà pagarli cari. La FIT agisce da tempo come un’azienda commerciale. E anche media, in concorrenza con giornali, siti, tv. E magari è pure giusto, per certi versi. Solo che non si dovrebbe esagerare. A dire il vero, se per il calcio c’è l’obbligo – interesse nazionale? – di far vedere sul massimo canale pubblico e di Stato (in chiaro come lo è anche Supertennis, ma con un’audience ben diversa) le competizioni internazionali della nazionale azzurra, non si capisce bene perchè la cosa non debba valere anche per il tennis. Forse perchè finora eravamo sport minore, vincevamo troppo poco per essere interessanti agli occhi dell’opinione pubblica.

Ma se la squadra del suo fortunato capitano Volandri (che ha i suoi meriti per aver avvicinato anche i team privati e i loro coach al clan FIT che per anni li osteggiava), con Sinner, Sonego, Fognini, Musetti e Bolelli – e in un prossimo futuro che si spera non sia davvero a Abu Dhabi – dovesse arrivare in semifinale a Madrid (e con la Croazia siamo favoriti) perchè la RAI o Mediaset non dovrebbero poter trasmettere quell’evento? Che interesse può avere la FIT (salvo i soldi eh…) che ha il compito istituzionale di promuovere il tennis, di nascondere quell’evento a una Rai (o Mediaset) che trasmettono in chiaro consentendone la programmazione soltanto su Supertennis che ha un’audience modestissima, quasi insignificante (sebbene vada riconosciuto che svolge un eccellente lavoro)?

Vedremo insieme gli sviluppi di queste vicende, sperando che chi accenna spesso all’onestà intellettuale di certe prese di posizioni e conseguenti decisioni, la mostri anche in queste situazioni. E qui chiudo riportando fra virgolette quanto scritto, con la consueta originalità di pensiero, da Angelo Carotenuto già domenica mattina sulla sua newsletter:      

“A proposito di passato e di tradizioni. In tre giorni di Coppa è già successo che il ceko Machac, numero 143 al mondo, abbia battuto contro pronostico il francese Gasquet. Il croato Gojo (276 al mondo) ha vinto contro l’australiano Popyrin che è 61. L’ungherese Zsombor Piros, 282 del mondo, ha messo sotto un altro australiano meglio piazzato di lui in classifica, John Millman. E come Sonego contro Mejia, anche il russo Rublev ha sofferto contro l’ecuadoriano Roberto Quiroz, numero 291 al mondo. La Serbia ha perso con la Germania pur avendo Djokovic. Forse possiamo ancora chiamarla Coppa Davis”.Dopo di che nella giornata di domenica, a confortare la tesi espressa da Carotenuto, Galan 111 Atp ha battuto Isner n.24, Tiafoe n.38 ha dovuto cancellare matchpoint a Mejia n.275 del mondo, Rodionov ha battuto Koepfer 85 posti davanti a lui, Piros ha superato Cilic n.30 del mondo e prossimo avversario di Sinner oggi, Lopez ha sconfitto nientemeno che Rublev a dispetto della sua veneranda età. Beh quando si diceva che in Coppa Davis altri fattori, ben diversi dal ranking ATP,  subentravano per dar corpo a un risultato…anche con questo nuovo formato non mi pare che le cose siano cambiate un granchè.”

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Editoriali del Direttore

Coppa Davis: grande Italia, unica nazione già qualificata per i quarti. Sinner è una rivelazione anche in doppio

Gli azzurri vincono 2-1 sulla Colombia, ma anche nel doppio contro Farah/Cabal si fanno onore. Fognini e Sinner hanno perso 8 punti a 6 nel tiebreak del terzo set dopo essere stati avanti 3 a 0

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Jannik Sinner alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Jose Manuel Alvarez/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

A fine terza giornata dei 6 gruppi della Coppa Davis, l’Italia è sola nazione già qualificata per i quarti. La sola, fra quelle che hanno giocato due incontri, ad averli vinti entrambi.

C’è quasi certamente la Croazia sulla nostra strada verso Madrid, salvo che Cilic, Gojo e il duo Mektic/Pavic perdano imprevedibilmente e clamorosamente 3-0 con l’Ungheria il cui numero uno Fucsovics – per giunta – ha anticipato che al 90% non giocherà per essersi fatto male a una caviglia. Alla Croazia basterà vincere una partita su tre per finire in testa al proprio girone e affrontare l’Italia.

Ma intanto, battuta anche la Colombia dopo gli Stati Uniti, il girone è vinto. E come dicevo i quarti di finale sono garantiti. Sinner e Sonego lo hanno concluso imbattuti in singolare. Se contro i giganti americani erano riusciti a mantenere immacolata la casella dei servizi persi, contro i colombiani – che sulla carta erano più deboli – entrambi hanno invece ceduto una volta il servizio e Sonego ha anche perso un set, il primo. Al tiebreak, per 7 punti a 5, perché il break subito nel primissimo game lo aveva restituito nel sesto raggiungendo il 3 pari. Poi non ha più perso il servizio, né nel secondo né nel terzo, senza giocare mai bene come nella prima giornata ma approfittando del calo inevitabile del suo avversario, Nicolas Mejia, che nel primo set non aveva giocato davvero da N.275 del mondo, ben 248 posti più indietro di Sonego.

 

Sinner nel secondo set ha riservato a Galan lo stesso trattamento dato a Isner: gli ha dato un 6-0 in progressione. Come mi ha detto Nicola Pietrangeli nell’intervista che gli ho fatto, “per accorgersi del livello e della forza di Sinner basta ascoltare il suono che fa la palla sulle sue corde. Pum!

Eh sì, gli altri toccano, lui picchia. E rispetto all’inizio dell’anno, quando eccelleva già di rovescio ma sbagliava tanti dritti quando anziché d’incontro doveva spingere lui la palla e gli davano un gran fastidio le palle basse da tirare su con la frustata di polso, adesso Jannik tira delle fucilate di dritto, sia in cross sia in lungolinea, che fanno paura.

Sbagliando pochissimo in rapporto alle botte che tira.

Francamente, anche se contro Galan è stato meno brillante che contro Isner – contro il quale ha impressionato per la facilità con la quale ha risposto a quasi il 50% delle sue prime palle – mi sembra che questo Sinner sia superiore al Marin Cilic attuale e anche che Sonego sia ben più forte di Gojo, sebbene il numero due croato contro Popyrin abbia dimostrato di non essere uno sprovveduto.

Come al solito dovremo cercare di vincere i due singolari, perché ancora un doppio davvero competitivo con i migliori non lo abbiamo. E migliore di Mektic/Pavic, poi, in questo momento non ce l’ha nessuno. Volandri ha voluto provare una nuova coppia, Fognini/Sinner, sebbene Sinner avesse appena finito di giocare il suo singolare, ma insomma una bella coppia non si improvvisa. E non è detto che un grande singolarista sia anche un ottimo doppista.

Ieri Djokovic, in coppia con Cacic, ha perso in tre set il doppio decisivo contro i tedeschi Krawiets e Puetz…due che se lui li incontrasse in singolare farebbero più o meno gli stessi game di Isner con Sinner.

Prima dell’ultima giornata del round robin i giochi non sono ancora fatti in alcun girone. In quello dell’Italia, USA e Colombia possono ancora tentare di conquistare uno dei due posti riservati alle migliori seconde. Ma sono tante le squadre nelle loro stesse condizioni.

Chi vincerà fra Russia e Spagna vincerà il gruppo A, che si trova in cima al tabellone. La Russia è favorita anche se giocare fuori casa non è mai facile, ma Medvedev con Carreno Busta e Rublev contro Ramos Vinolas o Lopez dovrebbero vincere. La Spagna, pur sconfitta, potrebbe aspirare ad essere una delle migliori due fra le seconde.

Nei quarti forse la Russia potrebbe giocare contro la Svezia, salvo che il Kazakistan vinca con il Canada. E ci sta.

Scendendo nel tabellone il quarto di finale più probabile è Gran Bretagna (se batte la Cechia) contro la Germania (se batte l’Austria lasciandosi dietro la Serbia).

L’Italia si trova nella seconda metà del tabellone e come detto dovrebbe affrontare la Croazia. E spero che si possa andare sul 2-0 e guadagnarsi l’accesso alle semifinali a Madrid.

Contro chi? Contro la vincente del gruppo B (Svezia o Kazakistan) o una seconda squadra che, come detto, potrebbe essere forse più forte sia del Kazakistan sia della Svezia, le quali hanno fatto parte del gruppo decisamente più debole.

Gli incastri sono ancora tantissimi, perché si devono contare i set e magari anche i game, salvo che capitino a pari punti squadre che si sono affrontate; in quel caso ovviamente decide il confronto diretto.

Colombiani e italiani hanno finito di giocare il loro doppio alle 2 e 45 del mattino. Agli americani che dovevano giocarsi le ultime speranze contro i colombiani forse non è dispiaciuto, ma avrebbero preferito che alla fine vincessero gli italiani. Invece ora anche la Colombia può cercare di qualificarsi come seconda.

Non so se Filippo Volandri abbia fatto bene a tenere Sinner in campo fin quasi alle 3 e a mandarlo a letto verso le quattro del mattino. Lui che di solito va a letto alle 22.

Però devo dire che ho visto fare delle cose pazzesche a Sinner anche in doppio. Risposte vincenti in serie, pur rispondendo da destra e sui punti pari perché Fognini ama giocare sui punti dispari e da sinistra (d’altra parte con Bolelli era una scelta obbligata). Ma anche a rete la volée di rovescio di Jannik è di gran livello. Quella di dritto un po’ meno. Però se gioca così è fortissimo anche in doppio. E in coppia con Berrettini potrebbe diventare uno dei doppi più forti del mondo. Roba da Slam winner.

Erano avanti 3 punti a 0 nel tiebreak, dopo un rovescio vincente bellissimo di Sinner nel primo punto e due volée vincenti di Fognini. Sul 3-1 per gli azzurri Sinner ha sbagliato un dritto da metà campo banale per lui e sul 3-2 Fognini ha subito due mini-break, il primo sbagliando un rovescio piuttosto semplice, mentre sul secondo è stato bravo Cabal a giocare una bella volée.

I colombiani, sponsorizzati dalla Mizuno e incitati da un gruppetto di connazionali, sono saliti sul 6-3, ma due match point li ha annullati Sinner che serviva, il secondo con un ace. Poi sul servizio di Cabal una steccaccia clamorosa di dritto di Fognini ha fatto impennare la palla che è terminata poco prima della riga di fondo. Fognini non ha potuto fare a meno di baciare il telaio della racchetta: 6 pari!

Ma la fine è stata rinviata di pochissimo. Cabal ha chiuso uno smash e sul quarto match point Fognini ha sbagliato un lob in topspin: gli è venuto corto e per i colombiani è stato facile chiudere. Abbiamo scoperto che Sinner può giocare benissimo anche il doppio (“Anche il triplo!“, ha detto Volandri) e non è poco in prospettiva. È vero che aveva già giocato e vinto un torneo (ad Atlanta con Opelka…), ma aveva giocato così poco che è stato comunque una vera rivelazione.

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