ATP Roma: Wawrinka "mata" Nadal, trova Federer. Djokovic e Ferrer vincono in tre set

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ATP Roma: Wawrinka “mata” Nadal, trova Federer. Djokovic e Ferrer vincono in tre set

Roger Federer si libera in due comodi set di Tomas Berdych, ma non trova Nadal in semifinale, battuto da Wawrinka in due set. David Ferrer ha la meglio al terzo su David Goffin e trova in semifinale Novak Djokovic, che lascia per strada un set ma poi domina Nishikori

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[8] S. Wawrinka b. [4] R. Nadal 7-6(7) 6-2 (da Roma, Claudio Giuliani)

Il big match della giornata è anche quello conclusivo. Stan Wawrinka e Rafael Nadal non si incontrano dall’Australia 2014, prima vittoria dello svizzero sullo spagnolo in carriera, e fin qui anche l’ultima. Stan vinse poi lo Slam asiatico. La Sharapova ha finito da poco, e quindi si smontano velocemente i drappi della WTA posti in favore di telecamera e si sostituiscono con quelli della birra Corona. Nadal scatta in campo facendo la solita serpentina per raggiungere la linea di fondo. Stan sbatte la sua Yonex sotto la suola delle scarpe. Una musica che farebbe rabbrividire il peggior coro parrocchiale della chiesa di paese accompagna il palleggio di riscaldamento dei due, mentre lo speaker elenca il palmares di Nadal e gli toglie subito un Roland Garros, attribuendogliene 8, lui che cerca il decimo. In tribuna Ben Stiller dà il cambio a Owen Wilson, che oggi era sugli spalti a seguire Djokovic. La telecamera ruffiana lo inquadra e quindi si può cominciare. Al pubblico non sembra vero che già al primo game arrivino delle palle break dopo la noia di oggi. Stan ne salva due ma capitola alla terza. Nadal ricambia il favore cedendo il servizio subito dopo. Otto punti a testa, pochi errori e qualche bella volèe. C’è spettacolo, anzi: c’è tennis. Sul 2 a 2 un rovescio ad uscire di Stan, vincente, fa meravigliare il pubblico. Ché un conto è vederlo in TV, un altro dal vivo. Si arriva sul 3 a 3 in perfetto equilibrio: 21 punti Nadal, 22 Wawrinka, che ha avuto una palla break in meno rispetto allo spagnolo, 2 contro 3. Qui si rivede un ottimo Nadal in fase difensiva, mentre Wawrinka sbaglia qualcosa e concede due palle break: Nadal sale 4 a 3. Poi succede quello che accade sempre più di frequente: Nadal tira fuori tre diritti di fila e lo svizzero lo aggancia sul 4 a 4. Si riparte. Stan scende un po’, sparacchia rovesci out di molto. Entrambi hanno alti e bassi, e questa non è una notizia. È più notizia il fatto che in tribuna non siedono vicino Pericoli e Pietrangeli. Si arriva quindi al tiebreak. Nadal allunga sul 4 a 2, che diventa 6 a 2. Qui Wawrinka si riaccende e annulla con coraggio tutte le palle set, procurandosene una sul 7 a 6. Nadal la annulla con un gran diritto ma capitola sotto le cannonate successive di Wawrinka, che chiude 9-7 il tiebreak dopo 1 ora e 17 minuti.

Duro da mandare giù questo finale di set. Infatti, Rafa peggiora. L’umidità crescente fa girare ancora di meno la sua palla e lui tira fuori dei diritti che anni fa sarebbero stati vincenti e Wawrinka, uscito rinfrancato dal primo set, gli toglie il servizio sull’1 a 1. Nadal cerca di scuotersi dopo ogni suo punto ma non riesce proprio a mettere pensiero allo svizzero. Sul 3 a 1 per Stan lo spagnolo tira fuori un diritto sul 40-30 e poi ne mette in rete uno sulla palla break. È la fine, e allo stesso tempo lo specchio di Nadal. “Tu puedes” grida dalle tribune qualche irriducibile fan. Ma Wawrinka di diritto fa solo vincenti e sale 5-1 salvando quattro palle break. Quando manca un quarto d’ora a mezzanotte Stan serve per il match. Concede l’ennesima palla break ma è solo l’ennesima illusione: sigilla la sua seconda vittoria su Rafael Nadal in carriera con il 6-2 finale. Ora per lui c’è il derby con Federer. Per Nadal c’è il Roland Garros. E se a Parigi saprà ritrovarsi lo scopriremo solo a inizio giugno.

 

Wawrinka-Nadal

 

[1] N. Djokovic b [5] K. Nishikori 6-3 3-6 6-1 (da Roma, Claudio Giuliani)

Il motivetto principale di Star Wars è la colonna sonora che accoglie le due stelle in campo, quella di oggi, Djokovic, e quella di domani, Kei Nishikori. Nel giorno della morte di B.B. King si poteva fare un qualcosa di più raffinato che proporre l’anthem dei Pirati dei Caraibi, che segue quello di Guerre Stellari, ma vabbè. Arbitra Mohamed Lahyani. Si parte con i due che steccano molte palle nei pochi palleggi da fondo campo, tirandone alcune addirittura in tribuna. I due sembrano essere leggermente disturbati dal vento e anche dal campo, che proprio perfetto non deve essere. Entrambi sbagliano da fondo campo ma Nishikori più di Djokovic. Il giapponese si complica la vita nel suo primo turno al servizio e lo perde. Questo break si rivelerà decisivo. Non succede praticamente nulla fino al momento in cui Nole arriva a servire per il set, sul 5 a 3, dove è arrivato facendo il minimo sindacale. A questo punto, però, il serbo concede due palle break, che però annulla e quindi chiude 6-3 in 43 minuti, fra il torpore generale sulle tribune.

Si riparte nella speranza che ci sia partita. Fino al 3 a 2 per Nishikori non è così, con i due che lasciano le briciole sui propri turni al servizio. Qui, finalmente, si vede il Nishikori che in molti pronosticano futuro vincitore di Slam. Strappa il servizio a Djokovic piazzando un rovescio dei suoi e poi consolida il break salendo 5 a 2, chiudendo un rovescio ad uscire da centro del campo. Il pubblico spera nel terzo set. Che arriva, quando tiene la battuta lanciando un urlo dopo l’ultimo punto: 6-3 in 34 minuti, 24 punti a 19 in suo favore.

Inizia il terzo con la statistica che darebbe in vantaggio il giapponese. Nishikori è, ad oggi, il tennista con la migliore percentuale di partite vinte al set decisivo con l’80%. Nelle ultime 52 settimane, nelle partite finite al terzo set, Djokovic vanta 17 vittorie e 1 sconfitta (Karlovic a Doha), Nishikori 21 vittorie e 2 sconfitte (Raonic a Brisbane e Djokovic alle ATP Finals).

Sull1-1, quando mancano quindici minuti alle sei del pomeriggio, si accendono le luci, tanto sono grigie le nuvole in cielo. I game scorrono copiosi e il primo punto combattuto del match arriva sul 2-1 Djokovic, Nishikori al servizio. Lo vince il giapponese, che scalda la platea, ma non basta però: Kei capitola e perde il servizio per la seconda volta del match. Nole allunga sul 4-1. Nel game seguente il giapponese si arrende: perde nuovamente la battuta e esce definitivamente dal match. Nole chiude 6-1 in 26 minuti, 27 punti a 13 il parziale del set.

Il numero uno del mondo vince il ventesimo match di fila quest’anno, una sequenza di vittorie già colta tre volte in passato. Allunga sul 4 a 2 nel computo degli scontri diretti con Nishikori e domani sfiderà in semifinale David Ferrer, già battuto nei quarti di finale del 2014 proprio qui a Roma. Gli scontri diretti vedono Djokovic in vantaggio 14 a 5, ma con Ferrer che guida 3 a 2 quelli sulla terra battuta.

Dirà Nishikori in conferenza stampa: “Dopo il primo set ho iniziato a giocare bene. Il primo set lui è stato molto solido, ha sbagliato poco, io ho sbagliato molto invece. Nel terzo set poi lui ha iniziato a giocare molto bene e io non sono stato capace a fermarlo“.

Djokovic invece, dopo di lui: “I tre match che ho giocato sono stati diversi ma anche molto vicini. Per me è difficile dire quale di questi tre ho rischiato di perdere. Ho cercato di trovare la giusta intensità per trovare l’energia per prevalere ma ho avuto alti e bassi durante questi match. Delle volte Questo che serve per vincere: trovare una via per esprimersi al meglio. Le condizioni del campo? Oggi sono state brutte. Il campo non era in buone condizioni. Molto ventoso poi, difficile giocare un tennis di qualità ma questo, di certo, valeva per tutti e due. Ho giocato un buon primo set, tenendo sempre il servizio. Nel secondo lui è cresciuto e io ho sbagliato un po: lui ha meritato di vincere quel set“.

Djokovic-nishikori

[2] R. Federer b. [6] T. Berdych 6-3 6-3 (da Roma, Carlo Carnevale)

Via i dubbi. Via le incertezze della vigilia del torneo, via le insicurezze che Monfils e Kyrgios avevano instillato nel pubblico ed eventualmente in Federer. Via il ciuffo dalla fronte ad ogni vincente, generato da un dritto solido (seppur non devastante) e un rovescio di rara bellezza quando in lungolinea (“Sto sentendo molto il rovescio ultimamente, ma il dritto inside-out resta il mio schema principale”). Via le palline verso il lato opposto del campo, con stizza, quando Fergus Murphy dichiara un overrule in plateale ritardo, a punto già abbondantemente concluso, nel settimo game del secondo set, vinto poi con il servizio successivo. Roger Federer gioca un incontro da professore, pressoché sempre in controllo e solo in avvio costretto ad accelerare per riagganciare un Berdych forse un po’ stanco a causa della sua finora sontuosa stagione (insieme ai quarti di Indian Wells, persi sempre da Federer, questo di Roma è il peggior risultato dell’anno): “Oggi è andata così, ma sono contentissimo delle ultime cinque settimane, sono state fantastiche. Sono molto fiducioso per il Roland Garros”, le parole di Berdych nella brevissima conferenza stampa postpartita. Il ceco, che come Federer è privo della dolce metà nel proprio box, parte in quarta e con il consueto dritto esplosivo costringe l’avversario ad appoggiarsi alle corde, facendolo giocare corto e scentrato, prima dell’uppercut in diagonale con cui sale 3-2 e servizio. Federer si scuote subito, avvelena il back di rovescio con cui causa ansie a Berdych, che infila tre gratuiti e un doppio fallo per restituire il break con gli interessi, tre giochi consecutivi a favore dello svizzero; la palla break per allungare arriva dopo un passante di rovescio incrociato giocato con il polso praticamente liquido, poi Berdych fa da sé e si incarta nuovamente in un doppio errore al servizio. Federer salva tre palle break (le ultime concesse nell’incontro) utilizzando dritto e dropshot, poi si asciuga con il polsino mentre va a sedere con il primo 6-3 in tasca. Successo numero 14 su 20 incontri per Federer contro Berdych, che specialmente negli ultimi anni era diventato uno scoglio importante da superare per lo svizzero (sconfitta in quattro set agli US Open 2012, e in tre a Dubai 2013 sprecando matchpoints, al celebre quarto di finale a Wimbledon 2010); Federer giocherà adesso una semifinale che a prescindere dal contendente, comporterà un tasso di fascino fuori dal normale; il derby con Wawrinka per riscattare l’insuccesso a Montecarlo dello scorso anno, o ancor di più la trentaquattresima sfida contro l’eterno rivale Rafael Nadal.

Il secondo set si decide nel settimo gioco, in cui con due rovesci lungolinea a velocità laser Federer trafigge Berdych per andare 4-3 e servizio, prima di giustificare l’acquisto del biglietto per gli spettatori con un lob in allungo di dritto nel game successivo, fino al secondo break che un ormai prosciugato Berdych cede nel finale; Marcello Lippi in tribuna applaude, e sorride quando l’arbitro invita al “Let!” i giocatori a causa dell’obiettivo mobile di una macchina fotografica che cade in mezzo al rosso del Centrale.
Semifinale numero 55 in un Masters 1000, dietro alle 56 di Rafa Nadal che in serata contro Wawrinka cercherà di staccarlo ancora, per regalare al pubblico romano un’ennesima pagina di uno dei libri più epici della storia del tennis.

Berdych-Federer

[7] D. Ferrer b. D. Goffin 6-2 4-6 6-3 (da Roma, Roberto Dell’Olivo)

David Ferrer è il primo semifinalista di Roma 2015. Il numero 7 del seeding ha superato in tre set il belga Goffin, numero 20 al mondo. Lo spagnolo, alla sua dodicesima partecipazione, riesce così a  superare l’ostacolo dei quarti di finale raggiunti per ben sei volte.

E sicuramente il valenciano sarà rimasto contento di incontrare oggi David Goffin anziché Andy Murray, ritiratosi proprio poco prima del match contro il belga. Il belga invece è alla sua prima partecipazione in Italia, forse già felice di essere approdato ai quarti, grazie ai successi sul nostro Arnaboldi e soprattutto su Jo Tsonga, rivincita del recente Montecarlo. Ferrer  aveva invece eliminato l’altro top di Francia Richard Gasquet.

Uno solo il precedente  tra i due David,  in tre set lo spagnolo si è imposto a Bercy l’anno scorso, giusto in tempo per bloccare il periodo d’oro del belga che da luglio a  dicembre 2014 vinse 44 match, perdendone solo 4, meritandosi il trofeo come miglior “Comeback player” dell’anno, con tanto di premiazione alla O2 Arena di Londra.
Ferrer, alla Grandstand Arena, parte decisamente meglio, il rovescio di Goffin non funziona e lo spagnolo lo cerca con insistenza. Il belga non riesce a pungere, mentre il valenciano sembra più preoccupato del suono di un telefonino che lo blocca due volte di seguito al servizio. E’ l’arbitro italiano Moscarella a rispondere “Hello ?” con il cellulare che continua a suonare. Inevitabile! Il cameramen, giusto dietro Ferrer, ha le cuffie e non sente né il monito dell’arbitro né il suo telefonino.

Il numero 8 al mondo  (già numero 3 nel 2013)  sale fino al 4-2. Qui Goffin inizia a sentire meglio i suoi colpi e chiude lo scambio forse più lungo del match con un bellissimo rovescio  lungo linea, si procura due palle break, che Ferrer stoppa, anche con un ace, chiudendo il set 6-2 in 41 minuti.
Ma è iniziato il miglior momento del match del belga.  Ora in  palla, proprio soprattutto con il rovescio, che gli regala il break che lo porta a condurre 2-1.  Goffin è più libero di esprimere il suo talento, va 5-2 e commette solo qualche  errore banale. Per troppa sufficienza, sbaglia in particolare due smash facili, recuperati dal guerriero Ferrer, con volée successiva appoggiata in corridoio. Rischia così di rimettere in corsa lo spagnolo, che sale 4-5, con il braccio del belga che trema ancora.Ma al terzo set point, Goffin riesce a portare il match al terzo set .

Il finale del set sarà lo specchio del terzo parziale. Goffin, in calo fisico, esce velocemente dalla partita e Ferrer impietosamente raccoglie punto su punto fino al 5-1.  Tra gli spalti una sola bandiera belga, qui non siamo al Roland Garros dove i tifosi belgi arrivano in un attimo per sostenere i  loro campioni. E Goffin è sempre più solo, contro il David spagnolo, oggi nella parte di Golia. Non c’è scampo per “La Goff” che perde 6-3 al terzo in 2 ore e 9 minuti.

Ferrer vola in semifinale dove incontrerà il vincente tra Nishikori e Djokovic.

Goffin-Ferrer

 

Risultati:

[7] D. Ferrer b. D. Goffin 6-2 4-6 6-3
[2] R. Federer b. [6] T. Berdych 6-3 6-3
[1] N. Djokovic b [5] K. Nishikori 6-3 3-6 6-1
[8] S. Wawrinka b. [4] R. Nadal 7-6(7) 6-2

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Svelato il calendario dei tornei in Australia: nove eventi in programma più la ATP Cup

Tennis Australia ha inviato il calendario dei tornei pre-Australian Open ai giocatori che potrebbero partecipare

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La stagione 2021 tennistica non è ancora finita, ma gli occhi di tutti sono già puntati verso l’Australian Open 2022, che con il suo obbligo vaccinale sta già facendo discutere tutto il mondo del tennis. La seconda tappa a livello ufficiale è il calendario dei tornei previsti prima dello Slam australiano, inviato oggi tramite un memorandum a tutti i tennisti uomini e donne che potrebbero recarsi in Australia grazie alla loro classifica. Adelaide parte ospitando due tornei in contemporanea con l’ATP Cup, una partenza col botto per il circuito femminile che esordirà con un torneo di categoria 500 in programma dal 2 al 9 gennaio.

Il WTA 500 di Adelaide prenderà il posto in calendario del WTA 500 di Abu Dhabi, vinto lo scorso anno da Aryna Sabalenka. Non è da meno l’inizio del calendario ATP, che dal 1 al 9 gennaio vedrà sfidarsi sedici squadre nazionali da tutto il mondo nella Ken Rosewall Arena di Sydney per l’ATP Cup, ormai appuntamento fisso di prestigio dell’inizio di stagione. Ad Adelaide anche un torneo ATP 250, nello slot di calendario l’anno scorso occupato dall’Antalya Open e da Delray Beach. Calendario ricco anche a Melbourne, che dal 4 al 9 gennaio ospiterà ben due tornei WTA di categoria 250 e un ATP 250.

Spazio anche a tornei di categoria minore tra il 3 e il 9 gennaio, con l’ATP80 e ITF60k di Bendigo e Traralgon, entrambi a Victoria. A chiudere la prima settimana di tornei ci sarà il Victoria Wheelchair Open, dedicato al circuito del tennis wheelchair. Sydney sarà impegnata nella seconda settimana, con un altro WTA500 dal 10 al 15 gennaio al Sydney Olympic Park Centre. Nella stessa sede ci sarà un altro ATP250, erede insieme all’altro ATP250 sempre in programma dal 10 al 15 gennaio ad Adelaide dei due tornei vinti lo scorso anno da Jannik Sinner e Daniel Evans.

 

Il Memorial Drive di Adelaide vedrà in scena anche un altro WTA250, a completare quindi il programma pre-Australian Open con ben cinque tornei riservati alle donne. Victoria ospiterà gli ultimi due tornei del programma, il Melbourne Wheelchair Open allo Hume Tennis Center di Victoria e un torneo Juniors di categoria J1 a Traralgon, entrambi dal 15 al 19 gennaio. Nessuna sorpresa invece per la terza e quarta settimana dello swing australiano, con l’Australian Open maschile e femminile in calendario dal 17 al 30 gennaio. Definite anche le date dell’Australian Open Junior, dal 19 al 29 gennaio, e dell’AO Wheelchair Championship, dal 23 al 27 gennaio.

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Nitto ATP Finals: Zverev è impeccabile, Medvedev mai in partita. Secondo titolo di Maestro per Sascha

Il tedesco è ingiocabile al servizio e la sua potenza imbriglia il gioco del russo. Il primo campione delle Finals di Torino è lui

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[3] A. Zverev b. [2] D. Medvedev 6-4 6-4

Prima della finale di oggi, la prima delle Nitto ATP Finals giocata a Torino, era accaduto 10 volte su 18 che in caso di rivincita in finale tra due giocatori che si erano già affrontati nel girone, il perdente della prima sfida avesse poi ribaltato il risultato nell’atto conclusivo. Bene, ora possiamo aggiornare a 11 su 19.

Alexander Zverev gioca il miglior match del torneo solo poche ore dopo aver eliminato Novak Djokovic in semifinale, annichilendo Daniil Medvedev in appena 75 minuti con un 6-4 6-4 che non rende nemmeno giustizia alla sua superiorità in campo. Medvedev aveva vinto le ultime cinque sfide consecutive con il tedesco di cui due negli ultimi giorni: la semifinale di Parigi Bercy e come detto il match di Round Robin vinto al tie-break decisivo martedì pomeriggio.

 

Per Sascha si tratta inoltre del sesto titolo della sua stagione, il più prestigioso, ed è anche il secondo alle ATP Finals dopo quello vinto a Londra nel 2018. La vittoria di oggi è anche la n.59 di un 2021 chiuso in modo trionfale (Zverev non giocherà le Finals di Coppa Davis).

In entrambi i set il break è arrivato piuttosto presto, nel terzo game del primo e nel gioco di apertura del secondo. Da lì in avanti è cominciata una performance sontuosa del tedesco al servizio che chiuderà il match senza concedere alcuna palla break con 8 ace, un solo doppio fallo e l’83% di punti con la prima messa in campo quasi 3 volte su 4 (74%). Molto bene anche nelle scelte di discesa a rete con Medvedev lontanissimo dal campo in risposta (15 punti su 21).

Con simili numeri è già stato miracoloso il fatto che Medvedev abbia raccolto otto giochi complessivi, considerando che anche da fondo campo il russo è apparso molto lontano da una delle sue versioni migliori chiudendo addirittura con un saldo negativo tra vincenti ed errori (14/16), un autentico inedito per il Medvedev visto questa settimana.

Un Medvedev apparso quasi più apatico del solito in campo, incapace di invertire la tendenza di un match apparso da subito in salita. Forse non si aspettava nemmeno che Zverev fosse così fresco 17 ore dopo la battaglia con Djokovic nella seconda semifinale. Eppure quello più stanco dei due sembrava proprio il russo che ieri pomeriggio aveva passeggiato contro Casper Ruud.

Per Zverev si ripete dunque quanto era accaduto a Ivan Lendl nel 1982: ottenere il secondo titolo di Maestro senza ancora aver mai vinto un torneo del Grande Slam. Gli farà piacere sapere che poi Ivan ne ha vinti ben otto e a lui il tempo certamente non manca.

Il tabellone completo

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ATP Finals, è di Zverev la battaglia con Djokovic: sarà finale contro Medvedev

Il tedesco la spunta in quasi due ore e mezza di gioco e centra la sua seconda finale alle ATP Finals. Bello l’abbraccio a fine partita col serbo

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Alexander Zverev (sinistra) e Novak Djokovic (destra) - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 7-6 4-6 6-3

Ci si aspettava una battaglia, battaglia è stata. E a vincerla è Alexander Zverev, che elimina il numero uno del mondo Novak Djokovic in tre set e si qualifica per la finale delle ATP Finals, la seconda della sua carriera dopo quella vinta nel 2018 proprio contro il serbo. Il 24enne tedesco ottiene nel sabato sera del PalaAlpitour di Torino la sua quarta vittoria contro il numero uno del mondo, tornando a batterlo dopo il successo in rimonta di quest’estate alle Olimpiadi di Tokyo. È stata una partita equilibrata e molto combattuta, ma il tedesco complessivamente è stato il giocatore migliore: a fine gara sono 35 i suoi vincenti, contro i 27 del serbo, e 24 i suoi errori gratuiti, contro i 29 di Nole.  Zverev è stato bravo a rintuzzare le variazioni di gioco di Djokovic e lo ha battuto spesso anche negli scambi che si sono allungati oltre i nove colpi (il conteggio totale di questo tipo di scambi a fine gara è di 20-10 a favore del vincitore).

Sascha si giocherà il primo titolo sul suolo di Torino contro Daniil Medvedev e di certo arriverà alla finalissima meno riposato del russo, considerando che il campione dello US Open ha giocato nel pomeriggio (vincendo facilmente contro Ruud) e che la semifinale contro Djokovic è durata la bellezza di 2 ore e 28 minuti. Nole, dal canto suo, saluta Torino con un pizzico di amarezza (brutto il passaggio a vuoto che gli è costato il break nel terzo set) e rimanda ulteriormente l’appuntamento con il sesto trionfo alle ATP Finals, un appuntamento che aspetta dal 2015.

 

PRIMO SET: SUPER ZVEREV – Nel primo set regna l’equilibrio, i primi giochi sfilano via con i turni di servizio rispettati senza scossoni: si arriva al 5-4 senza che alcuno dei due giocatori permetta all’avversario di arrivare a 40 in risposta. Questo è dovuto soprattutto all’ottimo rendimento di entrambi al servizio: Nole vanta in questa fase l’81% di prime di servizio “unreturned” e Sascha il 77%, a conferma anche del fatto che la velocità della superficie torinese rende più agevole il compito di chi serve. La situazione inizia a movimentarsi nel decimo gioco, con Zverev al servizio: uno scambio lungo e di altissimo livello si conclude con uno schema palla corta-lob vincente di Djokovic, che chiama l’aiuto del pubblico. Poi Nole piazza la zampata: accelerazione di rovescio lungolinea vincente e prima palla break dell’incontro sul 30-40. Ma Sascha tira una sassata esterna con la prima palla, si salva e fa 5-5. Nel game successivo i ruoli si invertono: è Zverev che arriva a due palle break (15-40). Nole annulla la prima con un’ottima prima slice a uscire, e sulla seconda si inventa una gran cosa: segue a rete la prima palla centrando una gran demi-volée di rovescio. Una prodezza che gli permette di salire successivamente sul 6-5 garantendosi il tie-break. Tie-break che arriva, perchè nel dodicesimo gioco Sascha combina due pasticci con il diritto a punto già mezzo vinto ma poi si aggrappa a San Servizio e sale 6-6. Nel gioco decisivo, Djokovic commette un sanguinoso doppio fallo e Zverev va 3-2, ma restituisce il mini-break con un evitabilissimo errore di diritto. Il 24enne però torna subito avanti leggendo bene una palla corta del serbo aiutato anche dal nastro, che gli sistema la palla sul diritto per chiudere il punto (5-3). Sul 5-4 c’è uno scambio massacrante: Nole tenta di avvolgere l’avversario nella sua ragnatela, ma il tedesco si inventa un rovescio da applausi dal centro del campo (6-4). Ed è buono il primo set point, con la prima vincente: è 7-6 Zverev dopo un’ora esatta di gioco. Ed è un verdetto che può dirsi meritato, se si considera che la bilancia dei vincenti pende nettamente dalla parte del tedesco (14-8), il quale vince il 67% di punti sulla seconda contro il 38% di Nole.

SECONDO SET: LA ZAMPATA DI NOVAK – Segnali di cedimento di Djoko nel secondo gioco del secondo set, ma Zverev, avanti 15-30 in risposta, spreca una ghiotta opportunità mettendo fuori un (per lui) non impossibile passante di diritto in recupero (1-1). Salvo che in quella circostanza, non ci sono grandi scossoni e si arriva al 4-4. Sul servizio tedesco, Nole si fa avanti e sale 15-30 con uno smash, poi prende ancora il centro del campo affondando col diritto e chiudendo con un altro smash: palla break sul 30-40. Ma Zverev la annulla con un ace al centro. Djoko però spara un vincente con il rovescio incrociato, che impatta la linea (inutile il falco chiamato da Zverev): la seconda occasione è quella buona perché il serbo tira fuori una risposta da campione alla prima di servizio del tedesco (5-4). Il numero uno del mondo va a servire per il secondo set (dopo aver piantato un urlaccio al suo box affinché gli venisse portato un collirio al cambio di campo) e, con l’aiutino di Zverev che va fuori giri col rovescio, ha due set point a disposizione: ma concede due errori e il tedesco si arrampica sul 40-40. Qui però l’asso di Belgrado scaglia un ace al centro, ma Zverev non sta a guardare, entra dentro il campo e chiude col diritto. Al momento giusto arriva un’altra prima vincente ma sul quarto set point Zverev risponde alla grande col diritto. Sascha cerca un vincente col rovescio lungo linea ma la palla gli esce, e il quinto set point è quello buono con l’ace al centro di Nole, il sesto del suo match. Al termine di altro set equilibrato è chirurgico il serbo, che al momento giusto si aiuta con il servizio e non concede palle break in questo parziale: dopo un’ora e 49 minuti si va al terzo set.

TERZO SET: ZVEREV NON TREMA – Il turning point è nel quarto game, quando Djokovic si trova a dover fronteggiare due palle break dopo aver affossato malamente un diritto (15-40). Sulla prima, il rovescio di Zverev è lungo; ma sulla seconda il serbo casca sul terreno che dovrebbe essere a lui favorevole, sbagliando in lunghezza un rovescio in manovra durante uno scambio dal fondo che si era allungato. Zverev sale 3-1 e servizio e conferma il break aiutandosi con la prima palla (4-1). Nole sale 4-2 tenendo il servizio a zero, ma è nei turni di battuta di Alexander che ora si gioca la partita: è noto come Sascha in simili circostanze a volte ceda mentalmente e in effetti il tedescone concede palla del contro-break regalando col diritto. Però Nole gli dà una mano, forzando in modo inopportuno col diritto: la palla è lunga. Zverev tira un sospiro di sollievo anche nel punto seguente, quando, chiamato a rete dal serbo, vede il suo passante di rovescio sfilare fuori (non era facilissimo, per la verità). Infine, con una prima vincente Sascha si assicura la possibilità di servire per il match (5-2). Djokovic tiene il servizio in un gioco facile e interlocutorio (5-3) e si arriva al momento della verità: Zverev stavolta non trema, serve bene, comanda il gioco e arriva a tre match point quando un recupero di Djokovic sfila lungo. E porta a casa il match alla sua maniera, con un ace centrale. Il braccio di ferro lo vince Sascha, il bell’abbraccio a rete è una degna conclusione.


LE PAROLE A CALDO – A caldo, ai microfoni di Diego Nargiso, Zverev ha voluto fare un tributo a Djokovic: “A volte ci si dimentica tutto quello che Novak ha raggiunto. Abbiamo giocato cinque volte quest’anno e voglio dargli un tributo. E’ un giocatore pazzesco, il migliore di tutti i tempi, nessuno merita rispetto più di lui. La finale con Medvedev? Sarà una grande partita e spero che il pubblico sia dalla mia parte! Io sono il campione olimpico, lui ha vinto lo US Open, cercheremo di dare vita al miglior show possibile”.

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