ATP Montreal: Chardy salva 7 match point, Djokovic ne salva 2. Nishikori stende Nadal e trova Murray

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ATP Montreal: Chardy salva 7 match point, Djokovic ne salva 2. Nishikori stende Nadal e trova Murray

Dopo 3 ore e 3 tie-break Jeremy Chardy ha la meglio su John Isner dopo aver annullato 7 match point. Anche Djokovic si savla di un soffio contro il redivivo Ernests Gulbis. Nishikori batte per Nadal per la prima volta in carriera. Murray passa in due set contro Tsonga a notte fonda

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Jeremy Chardy - ATP Montreal 2015

[4] K. Nishikori b. [8] R. Nadal 6-2 6-4 (da Montreal, Vanni Gibertini)

Con una straordinaria dimostrazione di forza Kei Nishikori sfata il tabù Nadal, che lo aveva battuto in tutti sette precedenti scontri diretti e vola in semifinale alla Rogers Cup di Montreal. Davanti ad un Uniprix Stadium pieno, nonostante la tarda ora, Nishikori ha martellato dall’inizio alla fine rallentando un attimo la presa solamente quando era avanti per 6-2, 4-1 “pesante”, consentendo a Nadal, combattente di gran razza, di rientrare in scia e limitare l’entità numerica del risultato, che in campo è stato totalmente a senso unico.

 

Nadal non è mai riuscito, se non sporadicamente nel secondo set, a trovare il modo di arginare la percussione asfissiante dei colpi da fondo campo del nipponico: i suoi top spin non saltavano abbastanza per disturbare un Nishikori comunque velocissimo a trovare la posizione ideale con i piedi e colpire senza sosta le palle che erano quasi sempre ad altezza ideale. Prima troppo lontano dalla riga di fondo, poi costretto ad appiattire i colpi per trovare penetrazione, il maiorchino non è mai parso a suo agio in campo, anche se ha combattuto da par suo fino alla fine del match.
“Oggi Rafa non era molto efficace con la sua battuta, per cui ho cercato di prendere l’iniziativa sulla sua seconda – ha spiegato Nishikori – in ogni modo oggi ho dominato sotto quasi tutti gli aspetti, per cui sono molto felice di come ho giocato”.

[1] N. Djokovic b. [Q] E. Gulbis 5-7 7-6(7) 6-1 (da Montreal, Vanni Gibertini)

Ci è mancato davvero poco che “Ernestino” Gulbis facesse lo sgambetto al n.1 del mondo Novak Djokovic. Proprio quel Gulbis che aveva avuto bisogno di una wild card per il torneo di qualificazione perché si era dimenticato di iscriversi al torneo: “Ho combinato un disastro – ha detto alla televisione canadese – non mi sono iscritto né a Montreal, né a Cincinnati. Sono così abituato ad essere in tabellone che non mi sono proprio preoccupato”. Arrivato quatto quatto ai quarti di finale dopo aver salvato un match point al primo turno in grande stile contro il suo “BFF” Thiem, il lettone è stato abilissimo ad addormentare lo scambio ed indurre a tanti errori da fondo campo un Djokovic incapace per lunghi tratti di trovare la matassa del gioco. Quasi ipnotizzato da Gulbis, il campione serbo ha in parecchie occasioni tirato smash e volèe a campo quasi aperto proprio in bocca al suo avversario, finendo inevitabilmente per perdere il punto. Sui due match point avuti nel tie break del secondo set, Gulbis non ha particolari recriminazioni, nemmeno in quello avuto sul proprio servizio, ma alla fine del tie-break è proprio mancato quel guizzo che avrebbe provocato la più grossa sorpresa del torneo ed aperto il tabellone a tutti gli altri rimasti in gara.

Dopo un inizio da copione, con Djokovic in vantaggio di un break dopo sei game, i lunghi scambi sulla diagonale rovescia impostati da Gulbis tessono una ragnatela nella quale il n.1 al mondo si ingarbuglia sempre di più, sorpreso anche a più riprese da palle corte lungolinea di rovescio sulle quale anche le sue straordinarie doti atletiche non riescono sempre ad arrivare in maniera utile. Sul 5-5 un Djokovic impreciso ed un Gulbis aggressivo confezionano il break decisivo per il lettone, siglato con uno splendido rovescio lungolinea al termine di uno scambio da 36 colpi.

Gulbis continua imperterrito anche nella seconda frazione con il suo gioco, entrando quando possibile sulla seconda di servizio di Djokovic che si trova sovente la palla sui piedi all’uscita del movimento del servizio. Due gratuiti ed un doppio fallo finale procurano il break di vantaggio per Gulbis, che però lo restituisce immediatamente, anche per colpa di due doppi falli. Lo stadio è molto divertito, il pubblico della sessione serale che è stato fatto entrare ad inizio match a causa del ritardo del programma provocato dalla pioggia apprezza il bonus ricevuto e si gode questo grande spettacolo in una serata sì mite, ma particolarmente umida e fastidiosa. Gulbis salva in maniera brillante due palle del 5-3 per Djokovic, il campione serbo risponde da par suo con tre ace consecutivi nel game seguente. Ci sono due set point per il serbo sul 5-4, sul secondo dei quali una volèe di diritto non impossibile finisce in corridoio dopo l’ennesimo lungo scambio.

Nel tie break Gulbis va avanti 3-0, si fa raggiungere sul 3-3, ottiene due punti in regalo sul 4-4 (un doppio fallo ed un gratuito di diritto) ma i due match point svaniscono come sono arrivati, con un diritto vincente di Nole ed un errore di rovescio. Due punti più tardi è la volta di Gulbis di concedere un doppio fatto che di fatto firma la sua condanna. Da lì in poi Nole non si guarda più indietro e si invola in semifinale dopo 2 ore e 30 di gioco nelle quali ha visto la morte da vicino.

[2] A. Murray b. [10] J-W. Tsonga  6-4 6-4  (da Montreal, Vanni Gibertini)

Nell’ennesimo capitolo del “Tennis by night” andato in scena questa volta a Montreal, dopo le ultime puntate di Rio e Madrid, Tsonga e Murray hanno iniziato il loro incontro a dieci minuti dallo scoccare della mezzanotte, davanti ad un pubblico tutto sommato abbastanza numeroso per l’ora.
L’incontro è stato godibile e di buona qualità, date le circostanze, anche se Andy Murray lo ha controllato con buona autorità dall’inizio alla fine.

Lo scozzese ha preso un break di vantaggio subito al terzo game del primo set, mantenendolo fino alla fine, e, dopo essersi difeso da due palle break sull’1-2 del secondo parziale, ha strappato lui stesso la battuta a Tsonga con un magistrale lob liftato di rovescio, proseguendo poi indisturbato fino al traguardo.

J. Chardy b. [16] J. Isner  6-7 (9) 7-6 (13) 7-6 (4) (Valerio Vignoli)

Il francese Jeremy Chardy batte per la quarta volta su quattro incontri l’americano John Isner, testa di serie n.16 del tabellone canadese, il quale non capitalizza 7 match point in totale (5 nel secondo set e 2 nel terzo) nel corso di un incontro tanto lungo quanto entusiasmante. Grazie a questo risultato Chardy si qualifica per la sua prima semifinale in un Masters 1000.

Si parte con quasi due ore di ritardo a causa del maltempo e al primo turno di risposta il gigante di Greensboro ha subito un paio di occasioni per breakkare il suo avversario. Ma Chardy se la cava con merito. I due giocatori, dotati entrambi di un servizio eccellente, tengono molto alte la percentuali di prime in campo e così chi risponde raccoglie le briciole. Il tiebreak diventa dunque la logica conclusione del parziale. Calma piatta fino al 5 pari e poi comincia la giostra di emozioni. Chardy commette il suo quinto doppio fallo e manda “Long John” a servire per il set. Il transalpino però si salva splendidamente grazie ad uno scambio condotto dall’inizio alla fine e concluso con uno smash a rimbalzo. Il n.49 del ranking ATP ci prende gusto e cancella altri due set point: il primo sul servizio e il secondo in risposta con ammirevole coraggio. Sul 8 pari Isner sbaglia una comoda volée di dritto e questa volta è il giocatore pirenaico ad avere la sua chance con la battuta a disposizione. Ma il n.1 degli Stati Uniti si difende con straordinaria abnegazione e riesce a prolungare il parziale. Nel punto successivo il passante di Chardy termina fuori ed è ancora set point per Isner. Al quarto tentativo l’ex studente della University of North Carolina porta a casa un palpitante tiebreak per 11 a 9.

Nel secondo gioco del secondo set il n.7 di Francia si procura le sue due prime palle break. Ma il 30enne tennista americano affidandosi alla sua portentosa battuta mette le cose a posto. Dopo il pericolo scampato, Isner, grazie a tre risposte vincenti fenomenali, realizza il primo break di giornata. Purtroppo però per lo statunitense, la pioggia si ripresenta sul centrale di Montreal e il giudice di sedia è costretto ad interrompere il gioco sul 3 a 1. Dopo oltre un’ora di pausa forzata si torna in campo e l’inerzia si sposta prevedibilmente a favore di Chardy che con la collaborazione del suo avversario conquista il suo primo turno di risposta. Isner però torna ad essere una macchina al servizio ed è di nuovo tiebreak. E si sale di nuovo sulle montagne russe. Dal 6-5 ci sono 5 match point per l’americano (di cui uno sul suo servizio) e 4 set point per il transalpino. Sul 13 pari il francese ottiene finalmente un minibreak. Chardy è on fire e trascina l’incontro al terzo set.

Sul 1-1 del set decisivo il n. 12 del ranking accusa un problema al ginocchio sinistro ma miracolosamente evita il break. Isner è evidentemente in condizioni fisiche precarie e continua a scuotere la testa. Si tiene però in partita con il servizio e tantissima forza di volontà. In maniera eroica si guadagna persino altri 2 match point sul 6-5 e servizio Chardy. Tuttavia il francese non trema ed allora serve un terzo tiebreak per dirimere l’esito di questa epica battaglia. Ancora tanto equilibrio ma alla fine a crollare è Isner che cede il minibreak sul 5 pari. Chardy, dopo Ivo Karlovic, ammazza con una prima vincente il secondo gigante in due giorni al termine di oltre tre ore di grande tennis.

 

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ATP 500 Amburgo: I big si confermano, male Auger-Aliassime

Passano al turno successivo Rublev e Tsitsipas, ma cade il canadese per mano di un sorprendente Bublik

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Quella che sarebbe potuta essere una seconda giornata tranquilla del tabellone principale di Amburgo è stata notevolmente movimentata dal caso Paire. Il francese si è ritirato sul punteggio di 6-4 2-0 contro il norvegese Casper Ruud, ma la vera notizia è quella della nuova positività di Benoit Paire a ben tre settimane dal “fattaccio” degli US Open. Il giocatore ha spiegato di aver effettuato due test risultati poi positivi, seguiti da un test negativo, con il dottore del torneo che ha dato il permesso a Paire di poter scendere in campo. Trovate qui un approfondimento della vicenda che rischia di far saltare a Paire il Roland Garros.

Più prevedibili gli altri incontri della giornata, con tutte le teste di serie oggi scese in campo che sono riuscite a superare gli ottavi di finale. A partire da Stefanos Tsitsipas, vincitore per 6-3 6-1 contro il britannico Daniel Evans. Il tennista greco torna alla vittoria dopo la bruciante sconfitta subita da Coric e la pessima prestazione contro il nostro Jannik Sinner a Roma. Una partita condotta con autorità sin dall’inizio, dopo un primo game di servizio andato ai vantaggi Tsitsipas trova il break nel quarto game e chiude il primo set non concedendo più di due punti al servizio.

 

Ad inizio secondo set la musica sembra cambiare. Evans trova meglio il tempo per salire a rete e mettere pressione a Tsitsipas. Si procura anche una palla break con uno splendido passante di rovescio che sorprende il numero 6 del mondo. Resterà l’ultima per lui, Tsitsipas annulla il break e il tennista britannico crolla completamente al servizio, prendendo tre break consecutivi e chiudendo la partita con il 30% di punti vinti con la prima nel secondo set. Tsitsipas sfiderà Pablo Cuevas al prossimo turno, ultimo precedente tra i due la finale dell’anno scorso ad Estoril vinta dal greco.

Molti più problemi invece per Andrej Rublev. Il russo, finalista uscente del torneo tedesco, ha battuto il tennista americano Tommy Paul 6-1 3-6 6-2 dopo un’ora e trentotto di partita. Il primo set è filato via a favore di Rublev quasi subito, come da pronostico vista la differenza di classifica tra i due. La testa di serie numero 5 approfitta delle incertezze al servizio di Paul per piazzare due break e chiudere il set in 21 minuti. Qualcosa però si rompe nel gioco del russo, che fatica più del dovuto con la seconda e concede il servizio nel secondo game del secondo set. Paul è bravo a contenere il ritorno del russo nel game successivo e si prende di forza un secondo set ampiamente meritato.

La reazione di Rublev non si fa attendere, il numero 14 del mondo è chirurgico in risposta e va a servire per il match sul 5-1 a favore. Due non forzati rimettono l’americano in partita. La sensazione è solo temporanea, Rublev si rimette al lavoro e chiude set e partita alla seconda palla break, incontrerà il vincente di Bautista-Agut – Koepfer nei quarti di finale.

Qualche sorpresa negli unici ottavi in cui non erano presenti teste di serie. Il cileno Christian Garìn rispetta il pronostico battendo non senza fatica un coriaceo Yannick Hanfmann con il punteggio di 6-2 7-6(3). Finisce la favola del tedesco, che nel turno precedente aveva eliminato la testa di serie numero 3 Gael Monfils, apparso molto lontano dalla sua forma abituale. Più sorprendente la vittoria del kazako Alexander Bublik, che ha la meglio per 6-4 6-2 di un Auger-Aliassime apparso molto scarico. Il canadese si è lasciato andare nel secondo set dopo le tante occasioni fallite (4 palle break salvate) quando Bublik serviva per il primo set. Venerdì saranno proprio Garìn e Bublik a dare vita ai quarti di finale, primi nel torneo per entrambi.

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ATP Amburgo: arriva la prima vittoria di Fognini, out Sonego. Humbert stende Medvedev

Il francese con una prova super, elimina il N.1 del seeding. Fabio rimonta un set a Kohlschreiber. Nulla da fare per Lorenzo contro Auger-Aliassime

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SULLA BUONA STRADA – Nel percorso di rientro di Fabio Fognini dopo l’operazione a entrambe le caviglie, è buona la terza. Sconfitto in Austria dallo sconosciuto (ma poi semifinalista) Huesler e a Roma da Humbert con evidenti passi in avanti, arriva la vittoria ad Amburgo contro Philipp Kohlschreiber, anch’egli lontano dal suo massimo splendore ma avversario ostico per Fognini, come testimonia il 7-2 dei confronti diretti. Un match piacevole, al netto di parecchi errori non forzati da parte dell’azzurro che ha però dispensato scampoli del suo tennis migliore davanti a un Kohlschreiber sempre bravo nell’usare il campo e avveduto nelle scelte, ma ormai soggetto a cali di rendimento nell’arco di un incontro.

Nella prima partita, non mancano le occasioni per Fognini. In un quarto game da 18 punti, Fabio si guadagna tre opportunità di allungare: per due volte è bravo Kohli, ma resta il rimpianto sulla terza per una complicata veronica sul lob molto probabilmente destinato a cadere in corridoio. Preciso quando si tratta di contenere ed efficace quando è il momento di accelerare, è il tedesco a effettuare il sorpasso, con il nostro che commette un doppio fallo dopo la chiamata del fallo di piede e perde i successivi tre punti. Philipp si dimostra sempre molto più attento nei punti decisivi (si salva poi da un 15-40) e riesce così a mantenere il distacco fino ad assicurarsi il parziale.

C’è bisogno di andare a prendersi il break e Fabio lo fa al secondo game. Tranquillizzato dal vantaggio, Fogna regala qualche magia, spreca qualcosa forse esagerando, ma ha ormai preso il controllo del gioco di fronte a un avversario meno lucido e dilaga alla sua maniera pareggiando il conto dei set con un perentorio 6-1.

 

Il troppo entusiasmo, sotto forma di un dritto in salto, rischia di costargli la possibilità di strappare il servizio tedesco al terzo game, ma i piedi girano veloci e la mano è on fire e il break arriva. Non la conferma, però, perché un paio di “foot fault!” non possono non significare un turno di battuta ceduto a zero. Il match è godibile nonostante alcuni errori di troppo da parte di entrambi, con Fognini che si prende più rischi e Kohlschreiber che, come spesso gli accade, deve fare i conti con il dritto a tratti ballerino. Non chiude una prima volta con il servizio, il Fogna, ma non si distrae alla seconda occasione e si prende il 7-5 che vale la prima vittoria dalla Coppa Davis di marzo e, in torneo, addirittura dall’Australian Open. Al prossimo turno, affronterà il vincente fra Casper Ruud e Benoit Paire, che giocheranno però mercoledì.

HUMBERT STELLARE – Stupenda prestazione di Ugo Humbert che pochi giorni fa aveva battuto proprio Fognini a Roma. Il francese ottiene la vittoria più prestigiosa della carriera eliminando il N.1 del seeding e N.5 del mondo Daniil Medvedev dopo 82 minuti di tennis impeccabile con il 73% di prime in campo e 15 colpi vincenti a referto. 6-4 6-3 il punteggio finale. Per il russo certamente non il miglior viatico in vista del Roland Garros che inizierà domenica.

SONEGO OUT – Cede in due set a un avversario più quotato, Lorenzo Sonego, nonostante il Felix Auger-Aliassime della seconda parte di stagione non stia particolarmente impressionando. Non un buon momento per il venticinquenne torinese: è la quarta sconfitta negli ultimi cinque incontri, con la sola vittoria ottenuta a Roma contro quel poco che sta offrendo un Basilashvili dalla testa altrove. Il primo parziale è caratterizzato da troppi errori dell’azzurro sia nel palleggio sia quando ha in mano lo scambio e il 6-2 per un più concreto Auger-Aliassime arriva dopo trentasei minuti. Bravo Lorenzo nella seconda partita a trovare la misura dei colpi e a rimanere attaccato al servizio; è lui ad avere più opportunità, comprese due (non consecutive) sul 5 pari, ma è bravo Felix a prendersi i rischi e venire avanti per annullarle. Nel finale, tornano i gratuiti di Sonego che compromettono subito il tie-break; ne fa le spese una pallina scaraventata in direzione Brema, mentre Auger-Aliassime va al secondo turno contro Bublik o Ramos-Viñolas.

Risultati:
[4] R. Bautista Agut b. N. Basilashvili 6-4 6-3
[WC] Y. Hanfmann b. [3] G. Monfils 6-4 6-3
[6] F. Fognini b. [WC] P. Kohlschreiber 4-6 6-1 7-5
[8/WC] K.Khachanov vs J-L. Struff 7-6(5) 4-6 7-5
U. Humbert b. [1] D. Medvedev 6-4 6-3
C. Garin b. K. Nishikori 6-0 6-3
[SE] D. Koepfer b.Y. Nishioka 7-6(0) 4-6 6-1
F. Auger-Aliassime b. L. Sonego 6-2 7-6(2)
[LL] A. Bublik b. A. Ramos-Viñolas 6-2 7-6(5)
D. Lajovic vs A.Mannarino

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Djokovic non lascia scampo a Schwartzman: vince gli Internazionali di Roma per la quinta volta

Il numero uno del mondo incamera il quinto successo qui a Roma, 36° Masters 1000 della carriera: superato Nadal fermo a quota 35. Schwartzman si batte con onore, ma non basta

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Novak Djokovic, con il trofeo - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)
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[1] N. Djokovic b. [8] D. Schwartzman 7-5 6-3

Novak Djokovic conferma il suo ruolo di favorito superando in due set Diego Schwartzman in una finale lottata al meglio delle sue possibilità dal piccolo argentino, necessariamente meno esplosivo rispetto ai faticosi giorni precedenti ma estremamente solido nel palleggio, soprattutto di rovescio, colpo che il fenomeno di Belgrado è andato particolarmente a stuzzicare. Tante e dagli esiti contrastanti le smorzate di Djokovic, sia per le condizioni del campo appesantito da una leggera pioggia nei primi minuti, sia per verificare il lavoro del fisioterapista di Schwartzman dopo le oltre tre ore in campo la sera precedente.

Nole non si è quindi lasciato sfuggire la possibilità di rifarsi dopo la delusione newyorchese con la prima sconfitta della stagione e ha agguantato il Masters 1000 numero 36, passando così in vantaggio solitario dopo aver condiviso il primato con Rafa Nadal per le tre settimane successive al trofeo di “Cincinnati”; curiosamente, entrambi vantano 115 partecipazioni ai tornei di categoria. Allo stesso modo, sfuma per il momento l’obiettivo di Diego di entrare nell’élite del tennis: da martedì, la top 10 accoglierà invece Denis Shapovalov.

 

L’INIZIO CHE NON TI ASPETTI – Djokovic si presenta alla finale con quello quello che ci si attendeva da lui: ha vinto senza strafare lasciando anche un set al tedesco Koepfer (il laureato in Finanza che, contando questa stagione e la precedente, ha imboccato la strada di un buon risultato all’anno nel Tour), si è infuriato, ha preso un paio di warning, si è infischiato dell’arbitro Forcadell che gli ricordava di indossare la mascherina quando si è allontanato dal campo; lo stesso arbitro che poi lo ha chiamato “Federer” assegnandogli il game.

Sceglie di cominciare con la battuta, che in semifinale l’ha comodamente tolto d’impaccio nelle fasi decisive del primo set contro Ruud, ma la cede nonostante un buon inizio grazie a due scambi divertenti vinti da Schwartzman. Per quanto riguarda l’ultimo ostacolo sulla corsa serba al trofeo, Schwartzman è riuscito nell’impresa di battere Rafa senza perdere set (dal primo Roland Garros conquistato dallo spagnolo nel 2005, è appena il nono tennista a riuscirci) e in quella non certo inferiore di confermarsi al turno successivo nel match più godibile dell’evento romano. Ingolosito dal risultato della prima smorzata sulla quale el Peque non è neanche partito, Nole ci riprova anche perché nello scambio neutro la palla gli ritorna sempre indietro, ma senza fortuna. Infastidito apparentemente da qualsiasi cosa, Djokovic colpisce in modo volontariamente scomposto il rovescio che dà a Schwartzman il 3-0 pesante. Forse dispiaciuto, forse distratto, Diego gli rende la cortesia al gioco successivo facendolo entrare in partita.

Diego Schwartzman – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

ARRIVA ANCHE NOVAK – Nonostante il 4-0 dei precedenti, le due vittorie sofferte su terra promettevano a favore di una finale, se non incerta quanto a esito, almeno combattuta e, per adesso, le attese non sono deluse. Il n. 1 del mondo lascia per strada qualche punto non da lui, ma il tennista che si trova davanti una rete da pallavolo, almeno secondo un illustre connazionale, perde colpevolmente scambi “quasi vinti” e il sorpasso arriva inesorabile. Quasi sul punto di sparire dal campo, Dieguito torna a tenere la battuta riprendendosi dal parziale negativo e, in risposta, ha l’occasione per tornare avanti; con lo scambio che si allunga pericolosamente oltre i dieci colpi – situazione che avvantaggia l’argentino – Nole ne esce bene con un drop shot. Altrettanto bene fa pochi minuti dopo il ventottenne di Buenos Aires che annulla un set point con il vincente di dritto. Molto male invece quando serve per andare al tie-break: il terzo doppio fallo e due errori non forzati di rovescio (ne aveva sbagliato uno solo fino a quel momento) gli costano il 5-7 dopo un’ora e dieci minuti di fatica durante i quali ha opposto grande solidità commettendo appena 10 gratuiti. Tre dei quali, appunto, nel dodicesimo gioco.

L’EQUILIBRIO È ROTTO – Persa la prima partita estremamente lottata, con un insperato vantaggio in partenza e altre occasioni mancate, lo sfavorito tende a scendere di livello lasciando via libera all’avversario; se, poi, l’avversario in questione non ha mai perso una finale di un Masters 1000 dopo aver incamerato il primo set su 28 volte, la storia sembra già scritta. Diego, però, fattosi fasciare le dita dal fisioterapista, non ha alcuna intenzione di rispettare certi cliché e resta attaccato al match, mentre Novak continua a seminare smorzate dal lato sinistro, alcune vincenti, altre inguardabili da cui sono discesi diversi dei 15 unforced di rovescio del primo parziale.

Con il dritto che fa male (18 vincenti e 7 errori, alla fine), procede un po’ a corrente alternata, Nole, magari va sotto nel punteggio ma rientra senza patemi, quasi per dimostrare all’altro di avere ancora parecchio margine e di poter mettere a segno lo strappo decisivo a proprio piacimento. L’allungo senza possibilità di opposizione arriva sul 4-3, con due errori di Schwartzman e altrettanti vincenti spettacolari di Djokovic che chiude con il servizio al terzo match point, ovviamente con una smorzata dopo un lungo scambio sulla quale Diego arriva bene ma senza la lucidità per tenerla in campo.

È il quinto successo a Roma su dieci finali per Djokovic che, davanti al microfono, chiude la manifestazione in ottimo italiano con i ringraziamenti di rito, mentre la pioggia suggerisce di affrettarsi.

Il tabellone maschile di Roma con tutti i risultati aggiornati

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