WTA Rio: Schiavone batte Martic, sarà finale contro Rogers!

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WTA Rio: Schiavone batte Martic, sarà finale contro Rogers!

Francesca Schiavone gioca una partita splendida e conquista la finale nel WTA International di Rio de Janeiro, la sua prima finale dal 2013. Sconfitta Petra Martic con il punteggio di 6-3 6-3. Nell’atto decisivo sfiderà per il titolo l’americana Shelby Rogers che ha sconfitto in due set (6-4 6-4) la rumena Sorana Cirstea

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Se si giudicasse la bontà di un torneo meramente in base alla classifica delle giocatrici arrivate alle fasi finali, allora il WTA International di Rio de Janeiro risulterebbe essere probabilmente il peggior torneo dell’anno. La classifica media delle quattro semifinaliste è infatti 156. Non tanto meglio di un discreto $25k europeo di metà stagione. Il tennis però, e lo sport in genere, non può essere valutato solo da fredde cifre. Ed ecco che le semifinali di Rio assumono tutt’altro valore: Martic contro Schiavone, Cirstea contro Rogers.

Petra Martic è una giocatrice che vale ben di più del 162 che la classifica le assegna ora. La venticinquenne croata si fece notare per la prima volta dal grande pubblico sei anni fa, quando nel torneo indoor di Parigi sconfisse una belga, Wickmayer, che sembrava dovesse seguire più da vicino le gloriose orme delle sue compatriote Henin e Clijsterse che ha invece finito per veleggiare attorno alla cinquantesima posizione della classifica. Wickmayer all’epoca era numero 15 al mondo e veniva dalla semifinale degli US Open e dal quarto turno degli Australian Open dove aveva tolto un set a Justine Henin. La croata giocò una partita splendida, favorita da un gran servizio e da un gioco bello, vario, fatto di accelerazioni e variazioni, di spada e di fioretto. Vinse 7-5 al terzo set e sembrava fosse arrivata una consacrazione. Riuscì a raggiungere poi il numero 42 nel 2012, anno in cui raggiunse la sua unica finale a livello WTA a Kuala Lumpur, ma non riuscì a mantenere le attese createsi sul suo futuro, a causa di quella fragilità emotiva che ha spesso seguito come un’ombra la sua avversaria odierna, la nostra eroina nazionale, Francesca Schiavone, precipitata ora al numero 132.
Francesca, la poetessa della racchetta, intricata sia a parole che nel gioco. Francesca, l’unica giocatrice il cui gioco riflette a specchio la sua personalità. Francesca, che amo per e nonostante le sue contraddizioni. Francesca, che in campo è gioia e dolore e esaltazione e annientamento e artista e manovale. Francesca, che è tweener e volée smorzata, back e top, rovescio affossato a metà rete e dritto fuori campo. Francesca, che viene ripetutamente invitata a trovare un chiodo a cui appendere quella racchetta che, si dice, non essere degna di essere trascinata mestamente di sconfitta in sconfitta dopo essere stata sul tetto del mondo. Francesca, che però non si arrende e lotta per quello che le piace fare anche se le provoca così tanti dispiaceri. E che continua a regalare emozioni, quelle emozioni che ti portano a dire, fa niente dei risultati, continua a regalarcele.

L’unica volta che ha affrontato Martic è stato a Marrakesh nel 2013, quando uscì vittoriosa in due set, riuscendo poi a conquistare il torneo. L’ultimo della sua carriera, finora. Chissà che magari… Nel torneo Schiavone ha faticato notevolmente sia contro Duque Marino che contro Burger, a cui ha dovuto persino annullare un match point. Martic anche viene da due maratone di due ore e mezza l’una vinte contro Erakovic e Arruabarrena.

 

La partita inizia con una piacevole, se non sei una delle due persone in campo, temperatura di 32 gradi. Il primo gioco è chiuso dalla Martic con un bell’ace sulla T. Schiavone ha già fatto vedere in sequenza un back di rovescio lontano chilometri dalla riga di fondo, un dritto colpito male, una smorzata millimetrica morta dopo la rete ed una deliziosa volée di rovescio in chiusura di uno scambio votato all’attacco. Francesca risponde con un gioco vinto a 0, anch’esso condito di un ace centrale. Martic, tuttavia, non vuole esser da meno e piazza questa volta due ace e due servizi vincenti. Sembrano entrambe piuttosto centrate e la partita potrebbe promettere bene. Il servizio continua a farla da padrone anche nel quarto gioco, conquistato a 15 da Francesca. Martic continua a far parlare il suo servizio per lei ed in un lampo si è sul 3-2. 70% di prime in campo finora e 91% di punti vinti con la prima. Tre pari dopo che Schiavone tiene a trenta, ma che bella partita stanno giocando. Dritti carichi, sortite a rete, smorzate e volee da ambo le parti. Ecco che, ovviamente, Martic ci smentisce colpendo due doppi falli in serie, a cui Francesca fa seguire un dritto inside-out strettissimo di parigina memoria ed un fantastico vincente di rovescio lungolinea. È break, il primo. 4-3 Francesca e coach Martic precipitosamente chiamato in campo. La cura sembra sortire i suoi effetti e la croata comincia a far viaggiare il dritto, 15-30. Francesca però è sul pezzo questo pomeriggio e con il secondo ace e due altri servizi vincenti vola sul 5-3. Un paio di punti costruiti bene ed un regalo della croata ed arrivano i primi due set point per Schiavone, il primo annullato da un ace ed il secondo da una volee di dritto. E poi ace Martic e smash Schiavone e ancora smash Schiavone. Altro set point, questa volta quello buono: dritto lungo della croata e 6-3 per Francesca.

Il secondo set prosegue sulla falsariga del primo. Francesca è ispirata, gioca bene di dritto, di rovescio, col servizio e Martic sembra iniziare a patire l’enorme differenza carismatica. Nel successivo game al servizio inizia con un gran servizio ed un dritto vincente, Francesca però si diverte, si esalta, continua a macinare vincenti con il dritto e ad intrattenersi in battaglie di back portate a casa vittoriosamente e conquista il sesto gioco consecutivo. Si prodiga anche in serve and volley, per la disperazione della croata che inizia un flusso di coscienza joyciano comune a molti giocatori di sport individuali. Siamo 6-3 3-0 e a meno di, frequenti tra l’altro, distrazioni di Schiavone la partita sembra avviata su binari a noi favorevoli. Martic riesce finalmente ad interrompere un’emorragia di sette giochi grazie a dei servizi ben piazzati. Così, un po’ di rabbia, un po’ di determinazione, decide di attaccare anche in risposta. Tre punti vinti di forza e “Ajde” è contro-break. 3-2 Schiavone nel secondo set. I colpi a Francesca iniziano ad uscire di poco e Martic inizia a colpire le righe. Incredibile come possa cambiare l’inerzia di una partita. È 3-3 e set che ritorna in discussione. Schiavone sbaglia ancora di dritto quando Martic di dritto sforna vincenti e ci sono due palle break per la croata. Francesca sbraita, aumenta la potenza del ruggito, si arrabbia: “Quanto gioco male” e poi si esalta grazie ad una squisita stop-volley di dritto e ad un passante vincente di rovescio. Di prepotenza conquista il game e sale sul 4-3. Schiavone chiama l’allenatrice che alle esortazioni sullo stare calma e tranquilla si sente rispondere, “ma tu sei tranquilla?” Ah che mestiere difficile deve essere quello di accompagnare Francesca. Il gioco successivo vede entrare in campo anche aspetti divini quando Francesca, puntando il dito al cielo, ringrazia i santi a lei più cari per una palla break conquistata grazie ad un nastro beffardo. La prima la spreca con un rovescio destinato al campo numero 1 più che al centrale, ma sulla seconda Martic decide di semplificarle la vita, commettendo il secondo doppio fallo del game. Schiavone va a servire per il match sul 6-3 5-3. Un ace la porta sul 30-0. “Andiamo!”, servizio vincente e tre match point. Basta il primo, il dritto di Martic va in rete. Braccia in alto, gran sorriso e prima finale dal 2013, diciottesima della sua carriera, sei le vittorie.

La seconda semifinale vede contrapposte Sorana Cirstea, rumena numero 199 WTA ma con un passato da numero 21, e Shelby Rogers, ventitreene americana numero 131 e best ranking alla posizione 70 raggiunto nel Settembre 2014. Cirstea è il prototipo della giocatrice bombardiera del ventunesimo secolo. Capace di raggiungere una finale nel Premier 5 di Toronto ed i quarti di finale dei Roland Garros, è anche in grado di perdere in fila diversi primi turni in tornei ITF. Un solo piano di gioco: colpire tutto e forte, cercando sempre il vincente. Boom, boom, boom. Intervallati spesso dagli “out” dei giudici di linea. Un po’ come Aravane Rezai o la nostra Camila Giorgi. Rogers invece è più regolarista, in grado comunque di colpire la palla forte e piatta e di produrre qualche vincente.

Come è spesso il caso con Cirstea la partita ha un andamento schizofrenico determinato dalla frequenza degli “out” sui vari comodini tirati. Rogers va subito avanti di un break nel primo set, 2-1, allungando poi ulteriormente con un altro break sul 4-2. Qui Cirstea si sveglia, i colpi riescono a trovare il campo e si riavvicina nel punteggio. Chiamata ancora a servire per il set, Rogers concede una palla break ma chiude poi alla prima occasione grazie all’ennesimo errore gratuito di rovescio della rumena. 6-4 per Rogers.
Il secondo set inizia ancora con un servizio perso da Cirstea, che va subito sotto 2-0. La lampadina torna di nuovo ad accendersi e quattro games consecutivi la portano sul 4-2. Ma la luce va ad intermittenza ed errori in serie portano Rogers a conquistare tre giochi di fila ed a conquistarsi la possibilità di servire per il match sul 6-4 5-4. Un gran rovescio vincente le dà 2 match point ed un dritto lungo della rumena le garantisce la vittoria. 6-4 6-4 per Rogers dunque, che domani giocherà la sua seconda finale WTA dopo quella persa sulla terra rossa di Bad Gastein nel 2014 contro Andrea Petkovic. Non ci sono precedenti fra Schiavone e Rogers.

Risultati:

F. Schiavone b. P. Martic 6-3 6-3
S. Rogers b. [WC] S. Cirstea 6-4 6-4

Lorenzo Dicandia

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WTA Tenerife: Giorgi ai quarti in scioltezza

Camila gioca una partita quasi perfetta e vola ai quarti, dove aspetta Minnen o Rus. Zheng e Begu vincono alla distanza contro Tauson e Vekic

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[4] C. Giorgi b. D. Kovinic 6-1 6-2

Dopo la rocambolesca vittoria al primo turno contro Bolsova, Camila Giorgi ha disputato un match pressoché perfetto liquidando Danka Kovinic con un sonoro 6-1 6-2 e guadagnandosi l’accesso ai quarti di finale. L’azzurra è apparsa lontana parente della Camila estremamente nervosa e fallosa vista all’esordio nel torneo ed è riuscita a ridurre ai minimi termini l’avversaria nello scambio con una prova balistica davvero di prim’ordine.

Camila fronteggia e salva una palla break nel primissimo game dell’incontro, poi cambia marcia in maniera repentina. Il ritmo imposto dall’italiana è insostenibile per Kovinic, che molto spesso si ritrova a dover osservare impotente i vincenti che le scorrono accanto. Dopo 19 minuti Camila è già avanti 4-0 e poco dopo sale 5-0. Un moto d’orgoglio evita a Kovinic l’onta del bagel, ma non la perdita del primo set che si chiude 6-1 in mezz’ora circa di gioco. Anche nel secondo set Giorgi parte alla grande e si invola sul 3-0. Qui si registra l’unico momento di incertezza dell’azzurra che commette tre doppi falli nello stesso game e restituisce uno dei due break. Camila ha l’occasione di riprendersi subito il doppio vantaggio, ma non converte una palla break e Kovinic ne approfitta per avvicinarsi sul 3-2. Giorgi però non incappa in nessun cedimento nervoso e si scrolla subito di dosso quanto successo. Un parziale di dodici punti a due le spalanca le porte dei quarti di finale, dove troverà la vincente tra Greet Minnen e Arantxa Rus.

 

GLI ALTRI MATCH – Decisamente più lottati gli altri incontri di giornata. Saisai Zheng ha impiegato quasi tre ore per avere la meglio su Clara Tauson con il punteggio di 7-6(4) 2-6 6-4, in un match nel quale si sono visti ben tredici break. Brutta sconfitta per Donna Vekic contro Irina Camelia Begu. Dopo aver vinto il primo set 6-4, la croata è sparita dal campo nel secondo, perso con un netto 6-2, e finendo sotto 2-0 nel terzo. Vekic è subito rientrata in partita, ma è apparsa in grande difficoltà per tutto il corso del set. Begu infatti ha servito due volte per il match (nel decimo e dodicesimo game) subendo però sempre il controbreak. Nel tiebreak la romena è finalmente riuscita a trovare lo strappo decisivo sul 4-4, chiudendo l’incontro dopo 3 ore e 11 minuti.

Il tabellone completo

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WTA Tenerife: Giorgi avanza nonostante due penalty game!

Al termine di un match incredibile Camila la spunta nonostante ripetute ammonizioni. Al secondo turno giocherà con Kovinic

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Camila Giorgi a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Ian Walton)

Camila Giorgi ha conquistato il passaggio al secondo turno del Tenerife Ladies Open in una partita rocambolesca come poche nella quale ha ricevuto ammonizioni a ripetizione, arrivando persino a dover cedere un punto e ben due game per le intemperanze sue e del padre Sergio.

La tennista marchigiana ha sconfitto la spagnola Alione Bolsova per 7-6(4) 3-6 6-4 in un match durato ben oltre le tre ore durante il quale ci sono state parecchie proteste da parte di Camila per le chiamate dei giudici di linea. Il primo warning era arrivato per una discussione prolungata da parte di Sergio Giorgi con l’arbitro, proseguita anche dopo che l’ufficiale di gara aveva invitato a terminare la conversazione. Poi ne sono arrivate altre per abuso di palla e per aver lanciato la racchetta nella rete, peraltro nemmeno troppo lontana dal raccattapalle, rischiando quindi una squalifica diretta.

Dopo aver vinto il primo set in volata al tie-break, Giorgi si era portata in vantaggio per 3-0 “pesante” nel secondo set, ma è stato proprio in quel momento che il nervosismo di Giorgi è arrivato al culmine, rimediando “warning” a ripetizione fino al penalty game del 3-2. Bolsova ha sfruttato il nervosismo della giocatrice italiana mettendo a segno una serie di sei giochi consecutivi che le hanno consegnato il secondo set.

 

Nella terza partita Giorgi ha ripreso il controllo del match, salendo fino al 5-2, ma poi facendosi “strappare il servizio” per colpa di un altro penalty game proprio quando avrebbe dovuto servire per il match. Fortunatamente per lei, Camila è poi riuscita a conquistare il game finale su servizio di Bolsova chiudendo quindi questa incredibile partita.

Giorgi, testa di serie n. 4 del torneo, se la dovrà vedere al secondo turno con la macedone Danka Kovinic (n. 74 WTA), contro la quale non ha mai giocato in match ufficiali.

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WTA Indian Wells: Azarenka trema, è Badosa che alza il trofeo

A due punti dal match, Victoria Azarenka smarrisce la vittoria e permette a Paula Badosa di conquistare il primo trionfo in un WTA 1000. Per la spagnola quasi sicura anche la qualificazione alle WTA Finals

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] P. Badosa b. [27] V. Azarenka 7-6(5) 2-6 7-6(2)

È stata una splendida finale, come davvero non se ne vedevano da tanto tempo nei grandi tornei femminili. Due giocatrici con stili abbastanza simili, ma in fasi diverse delle rispettive carriere e con un’interpretazione differente del loro gioco. Victoria Azarenka aveva la possibilità di diventare la prima giocatrice a vincere il torneo per tre volte, dopo le affermazioni del 2012 e del 2016, ed è arrivata a due punti (forse uno e mezzo) da questo traguardo, ma i nervi l’hanno tradita ed ha rimesso in gara Paula Badosa che sembrava aver alzato bandiera bianca. Nel tie-break finale poi è stato quasi un monologo della spagnola fino al diritto vincente conclusivo seguito dalla caduta a terra “stile Nadal”.

Badosa è stata sicuramente nel corso del match la migliore colpitrice, ha espresso un tennis decisamente più potente rispetto ad Azarenka, ma anche più monocorde. La campionessa bielorussa almeno per tutto il primo set, ha giocato con grande attenzione colpi a parabola arcuata per mettere in difficoltà i fondamentali di spinta di Badosa, e così come è poi successo nel finale di partita, era arrivata molto vicina a trovare la chiave del match.

 

Nel combattutissimo primo set ci sono state due coppie di break, quasi omologhe: prima nel settimo e ottavo game (in entrambi i casi a “15”) e poi nell’undicesimo e dodicesimo game, quando due straordinari punti in difesa di Azarenka hanno rimediato il patatrac compiuto nel game precedente (tre errori gratuiti negli ultimi quattro punti) trascinando il set al tie-break. Qui, dopo una partenza sprint di Badosa (4-0), Azarenka ha ancora una volta rimontato fino all’aggancio sul 5-5, ma sul set point per l’avversaria si è inspiegabilmente messa a fare a pallate, dopo averlo evitato per quasi un’ora e venti minuti, prendendosi un rovescio vincente in faccia e ritrovandosi sotto di un set.

Victoria Azarenka – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

L’approccio mentale al secondo set di Azarenka, dopo aver perso un primo set così combattuto, è stato di quelli che si devono insegnare nelle scuole tennis: totalmente positiva, carica al punto giusto, tanto da entrare in campo e travolgere una Badosa che sicuramente aveva fatto calare la tensione. Vika è andata 3-0 pesante in un attimo, ha rintuzzato il tentativo di rimonta di Badosa per tornare sul 4-1, mettendo poi il sigillo al terzo set in soli 33 minuti.

Il set decisivo è stato uno dei migliori dell’anno: 72 minuti di grandi scambi ed emozioni a non finire, con Badosa che è arrivata vicinissima a perdere il bandolo della matassa facendosi rimontare sue volte un game da 40-15 e salvandone un terzo per il rotto della cuffia. Era stata la spagnola a sprintare subito 2-0, ripresa però immediatamente dalla sua avversaria sul 2-2. Sul rettilineo finale è successo di tutto: nel nono game Badosa dal 40-15 ha infilato un doppio fallo e tre errori gratuiti mandando Azarenka a servire per il match. La bielorussa, però, una volta issatasi 30-0 ha mancato un diritto piuttosto comodo per andare a tre match point inanellando una serie di quattro errori gratuiti che hanno riaperto completamente la finale.

Il tie-break finale, come detto, non ha avuto storia: Badosa era troppo più sicura nei suoi colpi da fondo campo ed è andata subito 3-0, poi 5-1 e infine 7-2.

Con questa vittoria Paula Badosa conquista il suo primo titolo WTA 1000 e sale all’11° posto della classifica WTA, ma soprattutto si qualifica (quasi) matematicamente alle WTA Finals di Guadalajara, che ora vedono il proprio campo di partecipazione già completato (Sabalenka, Krejcikova, Pliskova, Swiatek, Sakkari, Muguruza, Badosa e Jabeur, dando per scontato il forfait di Barty, già tornata in Australia).

Per Victoria Azarenka come detto sfuma la possibilità del terzo titolo a Indian Wells, deve registrare una sconfitta in un match in cui ha vinto nove punti in più dell’avversaria, un match che durando 3 ore e 4 minuti è diventato la finale del BNP Paribas Open più lunga della storia (superando di un minuto la finale 2017 tra Vesnina e Kuznetsova), ma può celebrare il ritorno tra le prime 30 approdando al n. 26.

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