Coppa Davis: Australia-USA 1-1. Francia avanti, mentre in Germania e in Belgio è parità

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Coppa Davis: Australia-USA 1-1. Francia avanti, mentre in Germania e in Belgio è parità

Dopo la vittoria di Isner contro Groth in tre set, Bernard Tomic si fa il solito pisolino, cede il terzo set, ma non ha particolari problemi contro Sock. Il doppio sarà decisivo. Ad Hannover, A Kohlschreiber, che supera in 5 set Lukas Rosol, risponde Berdych che rimonta Zverev al quinto e porta la Repubblica Ceca sull’1 a 1. Parità anche a Liegi tra Croazia e Belgio grazie a Marin Cilic e Goffin. Monfils e Simon danno invece un comodo 2-0 alla Francia contro il Canada a Guadalupe

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FRANCIA – CANADA 2-0 (Gabriele Ferrara)

G. Monfils b. F. Dancevic 6-3 6-1 6-3

Vittoria facile per Gael Monfils che domina Frank Dancevic con lo score di 6-3 6-1 6-3 in un’ora e venticinque minuti di partita, consentendo così alla Francia di portarsi sull’1 a 0. Dopo tutte le polemiche che ci sono state in seno alla FFT dopo l’eliminazione dei Blues ai quarti di finale di Coppa Davis dello scorso anno contro la Gran Bretagna dei fratelli Murray, finalmente inizia il tie di Coppa Davis tra Francia e Canada. Si gioca nella splendida cornice dell’isola di Guadalupe. Iniziano Monfils e Dancevic, che in passato non si sono mai affrontati.
La partita però è a senso unico, con “LaMonf” che nel primo parziale breakka l’avversario nel terzo e nel nono gioco. Dancevic non riesce a reggere lo scambio da fondocampo col transalpino, che oggi trova numerosi vincenti sia dalla parte del dritto sia da quella del rovescio. Il numero 245 del mondo, invece, sbaglia tantissimo- alla fine saranno 38 gli errori gratuiti per lui- e non riesce a trovare le giuste contromisure in risposta, con il numero 17 Atp che in tutta la partita perde solamente quindici punti al servizio in dodici turni di battuta.

 

Il secondo set scivola via ancora più nettamente, col canadese che racimola un solo game. Appare sempre più evidente come Dancevic sulla terra non riesca ad esprimersi al meglio: infatti raccoglie poco dal servizio e dal suo gioco estremamente offensivo, mostrando poi poca pazienza nella costruzione del punto, che su questi terreni spesso non può arrivare entro 2-3 scambi come lui vorrebbe. Nel terzo parziale il trentenne parigino breakka così il canadese nel quinto e nel nono gioco, archiviando la pratica in meno di un’ora e mezza. Buona prova per Monfils, che però ha trovato un avversario che, in particolare sulla terra battuta, non è in grado di impensierirlo.

G. Simon b. V. Pospisil 7-5 6-3 6-3

Vittoria in tre set per Gilles Simon che, dopo un avvio fenomenale di Pospisil, ha avuto la meglio sul canadese con lo score di 7-5 6-3 6-3 in due ore e trentotto minuti di partita.

I due giocatori, prima del match odierno, si sono affrontati due volte, con una vittoria a testa- anche se nello scontro di Cincinnati del 2013 il canadese approfittò del ritiro del transalpino ad inizio secondo set.

Si inizia con Pospisil che, scatenato, si porta sul 5-0. Simon non sbaglia molto, ma il canadese è in giocabile al servizio e trova numerosi vincenti con il dritto. Tuttavia, a partire dal sesto game, il transalpino inizia a carburare: trova ottime soluzioni con il rovescio e costringe l’avversario a giocare due o tre colpi in più. Il venticinquenne di Vernon adesso sbaglia moltissimo da fondocampo, specialmente dalla parte sinistra. Incredibilmente si arriva così sul 5 pari. Nell’undicesimo gioco Pospisil commette un gratuito di dritto ed un errore nei pressi della rete, con il tennista francese che breakka l’avversario per la terza volta consecutiva grazie ad un bel dritto lungo linea. Nel game seguente il canadese riesce a portarsi sullo 0-40 grazie a due splendidi dritti, ma nei cinque punti successivi sbaglia molto con lo stesso colpo- che spesso tende a ricercare in maniera troppo ossessiva dal lato del rovescio- e Simon riesce così a conquistare il primo parziale per 7-5. Nel secondo parziale il transalpino sembra aver preso le misure al rivale, che non riesce più a tenere lo scambio da fondocampo. Gillou si porta così sul 2-0 e nel nono gioco trova un altro break, chiudendo così il set per 6-3 dopo l’ennesimo vincente di rovescio . Il numero 19 del mondo adesso riesce a contenere bene le accelerazioni di Pospisil, che sbaglia molto, non riuscendo a sfondare da fondocampo il tennista d’Oltralpe. Il trentunenne francese imposta la maggior parte degli scambi sulla diagonale sinistra- come sempre senza alzare troppo il ritmo-, per poi cambiare in lungo linea per far spostare l’avversario verso destra in maniera repentina, portandolo così a commettere molti errori da quella parte. Nel terzo set, dopo aver salvato due break point in apertura, Simon si procura tre palle break nel quarto gioco ed un’altra sul 3-2, ma sbaglia molto con il dritto e Pospisil riesce a portarsi sul 3 pari. Nel settimo game il canadese si procura due opportunità per strappare il servizio al transalpino grazie ad un paio di splendide accelerazioni di dritto, ma vanifica tutto con altrettanti errori di rovescio. Simon ringrazia e, con un ace, si porta sul 4-3. Nel gioco seguente il numero 44 del mondo continua a concedere molto dalla parte sinistra e perde il servizio. Sul 5-3 il francese concede una palla break, ma Pospisil sbaglia un paio di dritti in difesa, con Simon che si aggiudica dunque l’incontro.

Niente da fare quindi per Pospisil che, dopo un avvio fulminante, non è riuscito a dare continuità al suo gioco, confermando i suoi limiti tecnici- troppo ancorato allo schema servizio&dritto e molte volte passivo nei punti importanti- e la mancanza di incisività dalla parte del rovescio. Da quella parte il canadese spesso o ha cercato di rallentare il ritmo con il back. oppure ha tentato di spostarsi sul lato sinistro per colpire con il dritto anomalo, finendo però per concedere troppo campo ad un avversario solido ed intelligente come Simon. Dall’altra parte solita prestazione attenta e con poche sbavature da parte del transalpino, che porta così sul 2-0 i Blues, che a questo punto sono già con un piede- e forse anche qualcosa di più- nei quarti di finale. Domani potranno chiudere già con il doppio in cui, a prescindere dalla composizione delle due coppie, partiranno ampiamente favoriti.

AUSTRALIA – USA 1-1 (dal nostro inviato a Melbourne, Robbie Cappuccio)

J. Isner b. S. Groth 7-6(2) 6-2 6-2

Sono le 10:50 di una splendida giornata estiva a Melbourne: cielo limpido e temperatura di 27 gradi. Si preannuncia una giornata calda con massima di 36. Una breve cerimonia di apertura con gli inni nazionali (seguita dai Fanatics, i famigerati supporter australiani che – con tanto di banda – cantano Chameleon e poi Waltzin matilda, l’inno non ufficiale australiano) e poi si parte.

Inizia la partita con Isner al servizio. 4 prime, un bel kick sull’unica seconda e 1-0. Risponde Groth tenendo a zero: è la gara di ace e servizi vincenti che tutti si aspettano. Entrambi i giocatori ricevono a buoni 2 metri e mezzo dalla linea di fondo. Si potrebbe commentare punto a punto, ma a parte un salvataggio di Isner da 0-40 sul 3 pari tutto procede come da copione fino al tie break, tra ace (tanti) e risposte vincenti (qualcuna). Groth gioca bene, ma soffre non tanto la prima piatta, quanto la seconda kick di Isner che gli rimbalza oltre la testa (nonostante i 193 cm).

Nel tie break Isner mostra di essere il numero 11 del mondo, infila una paio di buone risposte e si porta a casa il set 7-6(2).

Groth accusa il colpo e perde subito il servizio. Isner è  ora in controllo e lo sarà da ora in poi.Sullo 0-40 erano praticamente 3 set points (anche se il risultato era 3-3). Era un momento cruciale e sono riuscito a superarlo e ho preso sicurezza dopodichè“.  Il servizio di Groth non fa più male, o meglio Isner risponde davvero bene, soprattutto con il dritto lungo la linea, costringendo Groth a giocare più volè e vincendo punto passandolo o tirando al corpo. “Isner rispondeva così bene e prendeva le linee, e quindi uno inizia a mettere in discussione quello che sta facendo“, dice Groth durante la conferenza stampa. Groth perde di nuovo sul 4-2, mentre Isner tiene il suo servizio a zero e con un gran kick serve si prende il secondo set 6-2. Il terzo set è una fotocopia del secondo: Isner strappa il servizio sull’1-1 e poi salva un break point (6 break point salvati su 6 per l’americano) per poi strappare di nuovo il servizio: 5-2 in pochi minuti. Isner continua a servire bene e ottiene 2 match point:  buono il primo con Groth che risponde lungo col dritto un kick serve: gioco, partita e incontro 7-6 (2), 6-2, 6-2 e 1-0 per gli Stati Uniti d’America.

B. Tomic b. J. Sock 7-6(2) 6-3 3-6 6-4

È l’1:30 di un caldo pomeriggio con temperatura ben oltre i 30°C: in queste condizioni Bernard Tomic e Jack Sock iniziano il secondo singolare della giornata sull’erba si Kooyong. La partita è completamente diversa dalla precedente tra Isner e Groth, con entrambi i giocatori che non si avventurano a rete e preferiscono lunghi (circa) scambi da fondo, di solito conclusi da un banale errore non forzato, con steccate e palle che atterrano metri fuori dal campo (le statistiche dicono 35 errori forzati e 35 errori non forzati per Tomic e 29 non forzati e 53 forzati per Sock, ma chi ha compilato le statistiche è stato molto generoso considerando gli errori come forzati). E così il primo naviga tranquillamente al tie break senza troppe emozioni, tie break che Tomic si prende facilmente con un paio di buoni vincenti e una risposta di dritto di Sock ben fuori: 7-6 (2).
Qualcosa accade poi nel secondo set: siamo sul 3-2 per Sock quando Tomic inizia a spingere di più, alternando il suo rovescio tagliato (a 3/4 campo che scivola molto basso sull’erba e su cui Sock non può colpire efficacemente col suo dritto) a quello piatto, profondo sul rovescio di Sock. Con 16 punti a 3 Tomic vola sul 5-3 e poi conquista il set con una risposta sulla linea che Sock stecca: 6-3.
Sembra che Tomic veleggi verso una facile vittoria e conquista anche il primo gioco del terzo set. Poi sembra che l’australiano si assopisca, perdendo mobilità, perdendo intensità, lasciando il controllo del gioco a Sock e commettendo una pletora di errori non forzati: 4 errori non forzati nel terzo gioco contano più di 2 servizi vincenti e Tomic perde il servizio una prima volta. Nonostante lo sforzo dei Fanatics di tenere sveglio Bernie con una buona dose di rumore e cori a squarciagola, Tomic appare letargico, mentre il dritto di Sock è tanto efficace quanto brutto da guardare. Sul 5-3 l’americano ottiene 2 set point: Tomic manda un dritto facile in rete e Stati Uniti riaprono la partita.
Nulla cambia nel quarto set fino al 4 pari, quando finalmente Tomic si sveglia pian pianino. Nel gioco successivo una buona difesa e Sock che spedisce lungo uno smash, e poi un dritto ad uscire vincente di Tomic (un totale di 22 vincenti per lui e 30 per Sock) danno Tomic punti 2 break point: l’australiano converte il secondo grazie ad un dritto in rete di Sock . Tomic serve per il match e non fallisce: un paio di vincenti da parte sua e un errore dell’americano gli procurano 3 match point: il primo è sufficiente, con che manda lunga la risposta per un risultato finale di 7-6 (2), 6-3, 3- 6, 6-4. Australia 1 – Stati Uniti d’America 1 e tutti negli spogliatoi giusto in tempo per evitare lo scroscio violento d’acqua.
È stato fondamentale l’aiuto di Hewitt che mi ha detto le cose giuste fin dall’inizio e mi ha supportato quando iniziavo ad avere pensieri negativi nel terzo set” dice Tomic in conferenza stampa. “È stato molto importante vincere oggi per darmi sicurezza. Non avevo vinto nei due precedenti incontri con Sock, così come non ho vinto nel precedente con Isner, ma questa [l’erba] è la superficie dove posso riuscirci. Devo rispondere bene, sto servendo bene, e mi giocherò le mie chance.

Domani sarà un mezzogiorno di fuoco con Groth e Peers cercheranno di ribaltare i pronostici contro i fratelli Bryan. A meno che Lleyton Hewitt non abbia prurito alla mano e faccia a tutti una sorpresa…

 

GERMANIA – REPUBBLICA CECA 1-1 (Tommaso Voto) 

P.Kohlschreiber b. L. Rosol 3-6 6-3 6-4 2-6 6-3 

Philipp ha un gioco completo e complessivamente più solido del ceco, che quando è sotto pressione perde spesso la lucidità e la precisione. I precedenti, 4-1 per il tedesco, descrivono plasticamente la superiorità del n.30 del mondo, che ha perso una sola volta, su terra indoor a Stoccarda, da Rosol.

Il teutonico ha un inizio di partita complicato, anche perché Rosol gioca in modo praticamente perfetto e riesce a comandare da fondo campo con i suoi colpi violenti e precisi. Ottenuto il break nel secondo games del primo set, Lukas non ha alcuna difficoltà a consolidare il vantaggio ed a chiudere sul definitivo 6-3. Tuttavia con il passare dei minuti il ceco perde precisione ed ha un calo prestazionale evidente, infatti Philipp, non solo riesce a rispondere alle bordate di Rosol  con continuità, ma soprattutto inizia a ribaltare l’inerzia dello scambio a suo favore.
Il pubblico locale supporta il tedesco che alza sensibilmente il suo livello di gioco e questo gli permette di conquistare con discreta facilità il secondo ed il terzo parziale.
L’inerzia della partita è nelle mani di Philipp, che, nel quarto set, si distrae e permette al suo avversario di ritornare in corsa. Infatti dal 2-2 Rosol vince quattro giochi consecutivi e porta la sfida al set decisivo. La tensione è evidente, ma il tedesco non si scompone e torna a giocare in modo convincente, anche se Rosol nei primi giochi mantiene l’iniziativa. Come spesso succede è il settimo gioco a rompere l’equilibrio, Rosol scivola sotto 0-40 ed è costretto agli straordinari (bellissimo il passante di diritto in corsa con cui annulla una palla break), ma purtroppo commette qualche errore di troppo e consegna gli ultimi tre giochi al suo avversario, che porta cosi in vantaggio la Germania.

T. Berdych b. A. Zverev 7-6 (6) 1-6 4-6 7-6(5) 6-4

Con la Germania avanti 1-0, la Repubblica Ceca si affida a Berdych per stabilire la parità nel punteggio della prima giornata di Coppa Davis.
Tomas, con sofferenza e “mestiere”, rimonta e supera al quinto set  la promessa tedesca Zverev al termine di un match, che ha confermato il salto di qualità evidente del tedesco e le difficoltà emotive e tecniche di Berdych. Ora il doppio potrà essere l’ago della bilancia di questa sfida, che ha regalato emozioni e tennis di ottima qualità.

Il n.7 del mondo soffre l’esuberanza del tennista di casa, che spinge con convinzione da fondo campo e spesso mette in crisi il “rigido” ceco, che quando è chiamato a colpire in movimento perde costantemente di efficacia. Il primo set è molto spettacolare, con entrambi che concedono qualcosa al servizio, infatti subiscono due break per parte. L’equilibrio regna sovrano, anche perché Berdych non riesce a trovare le contromisure al rovescio del tedesco (colpo con il quale fa la differenza da fondo) e commette qualche errore di troppo con il diritto. Il lunghissimo decimo gioco “regala” qualche elemento di preoccupazione al tedesco, che deve annullare anche un set point a Berdych. La conclusione naturale è il tie break, in cui Berdych si porta in vantaggio 4 a 2, ma subisce il ritorno del suo avversario che impatta sul 4 a 4. Ora ogni punto è lottato, ma è sempre il tedesco a decidere l’inerzia dello scambio. L’ansia è l’elemento che spesso condiziona le prestazioni del ceco, che, stavolta, è attento a neutralizzare il set point di Zverev e va, poi, a chiudere sul definitivo 8-6.
La sconfitta del primo set non spegne Zverev, che prende maggior coraggio ed inizia a “martellare”, in ogni settore del campo,  mentre il ceco ha un calo verticale delle sue prestazioni. Ora è un monologo di Alexander che in pochi minuti si porta sul 6-1 ed è un vero e proprio “uragano”. La tempesta tedesca prende sempre più vigore, con Tomas che ha una “navigazione” sempre più complicata. Anche nel terzo set Zverev si porta sul 4-1, ma, per qualche minuto, allenta la presa e Berdych compie un recupero effimero e sostanzialmente inutile.
Perso il terzo set con il punteggio di 6-4, la situazione del n.7 del mondo e della Repubblica Ceca diventa preoccupante, anche perché Zverev è sempre più in fiducia. Il tedesco ha, ad inizio quarto set, anche due palle break, ma finalmente Berdych si ricorda di essere un top player e le annulla con autorità. I turni al servizio del ceco sono una sofferenza infinita, infatti è costretto sempre agli straordinari. Nel quinto gioco Zverev commette due errori banali su palla break, che tengono a “galla” il finalista di Wimbledon.
Le occasioni mancate per chiudere il match per Zverev iniziano ad essere troppe, Berdych con il passare dei minuti sistema un po’ il suo gioco e, nel dodicesimo game, si vede annullare un set point. Nel tie break il ceco prende il vantaggio definitivo e vince il parziale 7 a 5 e porta la sfida al quinto.
La tensione è alta, Berdych torna a soffrire, ma è lui ad operare il break decisivo nel “fatidico” settimo game, in cui Zverev perde un po’ di sicurezza in alcuni punti decisivi. Conquistato il vantaggio, Tomas conclude sul 6-4 e arpiona un punto fondamentale per la Repubblica Ceca.

 

BELGIO – CROAZIA 1-1 (Valerio Vignoli)

M.Cilic b. K. Coppejans 7-5 6-3 7-5

Un Marin Cilic incolore e un po’ scarico fisicamente riesce comunque ad avere la meglio in 3 set di Kimmer Coppejans, n.122 del ranking ATP.
Inizio sottotono per il 27enne di Medjugorje che commette molti errori gratuiti. Coppejans invece appare pimpante e già al secondo gioco si procura una palla break. Cilic però annulla con un ace e tiene il servizio. Il n.12 del ranking ATP non accenna a svegliarsi e, sotto 2-3, cede malamente la propria. Un concentrato Coppejans scappa nel punteggio fino a servire sul 5 a 3. Il belga accusa però la tensione e spreca la chance. Da lì in avanti si spegne la luce per il fiammingo che subisce un parziale di 4 game a 0 da un Cilic non certo irresistibile. Il n. 1 croato conquista così in 44 minuti per 7-5 un set che Gianni Clerici avrebbe tranquillamente definito da “chapa no”, con ben 35 errori complessivi a fronte di 12 errori.

Nonostante la vittoria del primo set, Cilic non eleva il suo livello di gioco e cede ancora il turno di servizio alla prima occasione. Ma Coppejans stavolta non ne approfitta. Il belga infatti prima si fa controbreakkare, riportando il parziale in parità sul 2 a 2, e, poi, perde nuovamente la battuta al termine del game più lungo del match (14 punti totali). Pur non brillando, il vincitore degli US Open 2014 mette dunque la testa avanti. Alla fine Cilic porta a casa con il punteggio di 6-3 anche il secondo set grazie ad un orribile dritto a chiudere in rete di Coppejans, incanalando decisamente il match sui suoi binary.

Ma il n.1 croato continua a faticare e va sotto anche nel terzo set. Coppejans infatti ottiene il break sul 1 pari con uno splendido dritto a sventaglio. Ma proprio come nei precedenti parziali Cilic fa valere l’esperienza e la differenza di livello, strappando il servizio al suo avversario nel settimo gioco e rimettendo in piedi la situazione. Sul 6-5 e servizio, proprio quando ormai il parziale sembra destinato al tiebreak, Coppejans commette una serie di errori sanguinosi (tra i quali un doppio fallo) che gli costano l’incontro. Cilic ringrazia ma dovrà sicuramente fare qualcosa in più domenica per battere David Goffin.

D.Goffin b. B. Coric 6-3 6-2 2-6 3-6 6-3

Un David Goffin un po’ distratto sulla terra di Liegi si fa rimontare due set di svantaggio da un indomito Borna Coric ma riesce comunque a rimettere in parità le sorti del tie per il suo Belgo.

A partire leggermente meglio è però il 19enne di Zagabria che si procura una palla break nel tiratissimo game d’apertura e poi nel terzo gioco. Ma il n.16 del ranking ATP non si scompone e, avanti 3 a 2, mette il piede sull’acceleratore strappando alla seconda occasione il servizio all’avversario. Coric continua a lottare ma non è abbastanza consistente. Goffin mantiene il vantaggio e si prende il primo set per 6-3, nonostante qualche patema nell’ultimo gioco di servizio.

Il dominio del belga conferma anche nel secondo parziale in cui Goffin coglie il break nel quarto gioco al termine di un game lungo e combattuto in cui il n.47 del ranking ATP era riuscito a risalire da 0-40. Il 25enne tennista vallone, avanti 3-1, non si accontenta e mette ancora pressione sul servizio di Coric fino a togliergli ancora la battuta e andare così a servire per il secondo set. Il teen-ager croato sfoga la sua frustrazione per una partita che sembra sfuggirgli di mano lanciando la racchetta. Goffin non esita sul proprio turno di battuta e mette in cascina anche il secondo parziale per 6-2.

Il terzo set si apre con uno scambio di break tra i due giocatori. Coric ora però sembra molto più motivato e nel sesto gioco leva il servizio a 30 al nativo di Rocourt. Goffin ha un piccolo passaggio a vuoto e perde ancora la battuta con un doppio fallo sotto 5 a 2, regalando così il terzo set a Coric.

Il sussulto d’orgoglio del tenace croato sembra giungere al capolinea quando nel terzo gioco del quarto parziale un autorevole Goffin prende ancora il largo grazie ad un break a zero. Ma Coric non ne vuole proprio sapere di arrendersi e prima recupera lo svantaggio poi addirittura grazie ad un altro break va a servire per riportare il conto dei set in parità. Goffin cerca di salvare in corner il set ma Coric è letteralmente “in the zone”, come dicono gli americani, e trascina l’incontro al quinto.

Il set decisivo comincia seguendo pedissequamente i turni di servizio. Avanti 3 a 2 è il belga dal timing sempre perfetto a prendere coraggio e spezzare l’equilibrio con un break a zero. I titoli di coda per Coric arrivano due game più tardi quando Goffin chiude il quinto set con punteggio di 6-3 e, di conseguenza, anche il match dopo oltre 3 ore di tennis forse non eccelso per qualità dei colpi e percentuali ma sicuramente molto intenso ed estremamente fisico.

 

 

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Coppa Davis

Félix Auger-Aliassime: “Avrei preferito affrontare Berrettini al top della forma. Io e lui siamo amici”

“Nei prossimi anni l’Italia sarà tra le contendenti per la Coppa Davis. Sinner può vincere Slam in futuro” – così Auger-Aliassime alla Gazzetta dello Sport

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Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Domenica scorsa il Canada ha riscritto la storia del suo paese, conquistando la prima Coppa Davis della sua storia grazie a Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime, che nel 2015 avevano portato a casa anche la Davis Cup junior. Mattatore assoluto della settimana a Malaga è proprio stato il numero 6 del mondo, che ha mostrato ancora una volta i suoi incredibili miglioramenti in un 2022 da favola e nei 4 match disputati non ha mai perso il servizio.

“Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato ‘tira più forte che puoi‘, e quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi: le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se io e Denis avessimo chiuso un cerchio. La speranza è che questa generazione possa andare ancora molto lontano”.

In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Auger-Aliassime è tornato sulla sfida all’Italia, esprimendo un po’ di rammarico sulle condizioni del suo amico Matteo Berrettini, che avrebbe voluto affrontare al top della forma. I due si sono già scontrati cinque volte nel circuito ATP, con quattro vittorie dell’azzurro (due sull’erba e due alla Laver Cup). L’unico successo del canadese è arrivato l’anno scorso a Cincinnati.

 

“Io e Matteo ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo – prosegue FAA – peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato una gran bella sfida se tutti fossimo stati al 100%. Sono certo però che il peggio per lui sia passato: in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti alla Coppa Davis“.

Come detto in precedenza, Auger-Aliassime ha chiuso la stagione da numero 6 del ranking, in un 2022 che ha dato ampio spazio a risultati straordinari dei giovani. Oltre a lui, impossibile non menzionare il n°1 del mondo Carlos Alcaraz, vincitore di uno Slam e di due Masters1000, così come anche Holger Rune, che se non fosse stato per una manciata di punti persi per un Challenger giocato lo scorso anno avrebbe chiuso l’anno in top10.

“Ho già battuto Carlos, è un giocatore davvero forte. Ha enormi grandi potenzialità ed è impressionante pensare che a 19 anni sia già il numero 1 ATP abbia vinto uno Slam. C’è poi anche Holger, che ha fatto un exploit incredibile: sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti. I miei obiettivi da qui in avanti sono chiari, ovvero vincere i Masters 1000 e gli Slam. Gli italiani? La forza e la potenza di Matteo Berrettini sono impressionanti, poi è una bella persona: siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è il più giovane, sta anche lui facendo molti progressi e il suo tennis è davvero spettacolare“.

Per il 22enne di Montréal, che rispetto ai due 19enni citati in precedenza si sente già un “veterano”, non è però stato sempre tutto facile. Prima di questa stagione, infatti, non aveva mai vinto nemmeno un titolo ATP, vedendosi sempre più spesso attribuita l’etichetta di eterno secondo. Delle otto finali disputate prima del 2022, infatti, non era mai riuscito ad imporsi. Certo non è facile accettare la sconfitta, ma il canadese non si è mai dato per vinto:

“Quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque già un buon risultato. In alcune occasioni non ho giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto. Penso che la resilienza sia una delle mie qualità più grandi”.

C’è poi un aspetto molto importante di cui forse pochi sono a conoscenza, ovvero la grande generosità di Auger-Aliassime. Anche senza farne proclami, il giovane canadese è sempre impegnato in un importante progetto benefico legato al tennis:

Per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo (il paese originario del padre, ndr). Questa stagione devo dire che è andata piuttosto bene, per me questo progetto è una spinta ulteriore per dare tutto quello che ho sul campo“.

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Coppa Davis

Félix Auger-Aliassime MVP della Coppa Davis: ora il canadese si candida per un 2023 da urlo

Quattro match vinti su quattro, nessun break subito e una solidità impressionante. L’eroe del Canada è il suo giocatore più giovane e competitivo

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Félix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Inscalfibile. È forse questo uno degli aggettivi che meglio si addice all’ultima, clamorosa settimana di Félix Auger-Aliassime in questo già di per sé fantastico 2022.

La stagione appena conclusa, per il 22enne di Montréal, è stata quella della definitiva consacrazione. A gennaio, insieme al compagno e amico Denis Shapovalov, è arrivato il primo grande successo nel circuito maggiore, con il trionfo nell’ormai accantonata ATP Cup. A febbraio poi, al ‘500’ di Rotterdam, il canadese ha finalmente conquistato il primo titolo in carriera, spezzando una maledizione di otto finali perse consecutivamente.

Davvero devastante è stato poi il suo post-US Open, periodo nel quale Auger-Aliassime a livello individuale – escludendo quindi la fase a gironi di Coppa Davis e la Laver Cup – ha raccolto 17 vittorie nei suoi ultimi 21 incontri, tra cui l’impressionante striscia di 16 affermazioni consecutive (e tre titoli di fila) tra il ‘250’ di Firenze e il Masters1000 di Parigi Bercy.

 

La parte di stagione disputata sul cemento indoor ha messo ancora di più in luce i suoi grandi miglioramenti, specialmente al servizio e da fondo. Le percentuali di resa con la prima rasentano la perfezione, mentre con dritto e rovescio ha mostrato una solidità invidiabile.

Nei tre match da lui giocati in singolare non ha mai dato la sensazione di poter perdere. Contro Otte, Musetti e De Minaur ha sempre vinto in due set, con la consapevolezza che, nelle prime due occasioni, un suo passo falso sarebbe equivalso all’eliminazione. La forza mentale è il passo in avanti più grande di Felix negli ultimi sei mesi, dopo alcune sconfitte inopinate dovute in gran parte alla difficoltà nel fronteggiare le pressioni.

Oggi, nonostante i soli 22 anni, in campo Auger-Aliassime sembra già un veterano, capace di alzare ancor di più il livello nei momenti importanti. Basti pensare che in quattro incontri – considerando anche il doppio contro l’Italia – il canadese non ha mai ceduto il servizio, annullando complessivamente 11 palle break. Tra l’altro, nei due tie-break disputati contro Otte e Berrettini/Fognini, non ha mai neanche concesso un mini-break.

Che poi Auger-Aliassime abbia uno dei servizi migliori di tutto il circuito già si sapeva e i dati al servizio dell’ultima settimana, in particolare alla resa con la prima palla, ne sono un’ulteriore conferma:

  • 15 ace e 89% (31/35) di punti vinti con la prima contro Otte
  • 12 ace e 91% (30/33) di punti vinti con la prima contro Musetti
  • 6 ace e 70% (23/33) di punti vinti con la prima contro De Minaur

33 ace in tre incontri – media perfetta di 11 a partita – e un invidiabile 84/101 di punti vinti con la prima di servizio. Con questo colpo, in sostanza, Auger-Aliassime ha concesso solamente 17 punti in tre match. Mediamente, quando ha messo la prima ha perso meno di sei punti.

Tutte le volte che è stato chiamato in causa non ha mai fatto trasparire segni di nervosismo. La tranquillità nella gestione dei momenti importanti, unita ad una giustificata e tutt’altro che ostentata consapevolezza dei propri mezzi, ha restituito al Canada un giocatore ultracompetitivo, su cui poter fare grande affidamento nei prossimi anni.

Chiuso l’anno da n°6 ATP, suo best ranking, chissà che ora il prossimo obiettivo non sia quello di raggiungere vette esplorate finora soltanto da Milos Raonic, quali una finale Slam e la top3. E a soli 22 anni, i margini per ottenere quei risultati – e superarli – ci sono tutti: Felix Auger-Aliassime si candida a un 2023 da grandissimo protagonista.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2022: il trionfo del Canada e i tanti rimpianti della spedizione azzurra

Una squadra di giocatori giovanissimi e multietnica premia gli sforzi di Tennis Canada e alza l’insalatiera per la prima volta in 109 anni. Qualche rimpianto per i nostri ma capitan Volandri può sorridere e guardare positivamente al futuro

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Nella prima finale di Coppa Davis senza una nazione europea dal lontano 1990, trionfa il Canada guidato da Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. Dall’eliminazione nella fase a gironi, al ripescaggio fortuito a causa del conflitto bellico che ha escluso la squadra campione nel 2021, al trionfo. In questa nuova Coppa Davis, succede anche questo.

Il mancino, 23 anni e con un potenziale da Top 10, ha origini russo-ucraine ed è nato in terra d’Israele, a Tel-Aviv. La mamma Tessa è stata una tennista per l’Unione Sovietica.

Il vero trascinatore della spedizione canadese, infallibile in queste Finals spagnole è Felix Auger-Aliassime. In questo finale di stagione, ha saputo finalmente sbloccarsi e vincere 4 titoli consecutivi dopo le 9 finali perse tra il 2019 e il febbraio scorso. Alle Finals di Torino ha deluso le aspettative mancando la qualificazione alle semifinali ma al termine di una lunga stagione contro i giocatori più forti del circuito, si può anche sbagliare.

 

Non ha sbagliato invece nei tre singolari contro la Germania di Otte, l’Italia di Musetti e l’Australia di De Minaur, e sebbene non fosse troppo a suo agio nel doppio, il punto della vittoria nella semifinale contro l’Italia è anche merito suo. Anche lui, nato da padre togolese e madre franco-canadese.

Il capitano Frank Dancevic ha origini nella Serbia di Novak Djokovic; Vasek Pospisil, l’unico vero doppista della squadra, è ceco. Un trionfo multietnico e multiculturale che ben rappresenta la modernità e la lungimiranza di un paese come il Canada.

Succede anche che, la finale, l’atto conclusivo dell’evento a squadre più importante nel mondo della racchetta, si concluda dopo soli due singolari, terminati entrambi in due set. Enric Rojas, CEO di Kosmos Tennis, ha ribadito anche ieri al nostro direttore Ubaldo Scanagatta che “questo format funziona e deve rimanere questo” con buona pace degli amanti del tennis e dei nostalgici della vecchia Coppa Davis.

La spedizione azzurra, sconfitta al doppio decisivo dal team poi vincitore, ha certo più di un rimpianto. Sono pesate le assenze dei singolaristi più forti, Sinner e Berrettini, ma soprattutto l’infortunio di Simone Bolelli è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questi giorni, Filippo Volandri ha difeso i suoi giocatori e il suo progetto per questa squadra.

Tra gli appassionati, sono stati sollevati dubbi riguardo il reale infortunio di Simone e la discutibile decisione di Volandri di schierare un Berrettini a metà. Il capitano ha prontamente risposto confermando l’infortunio del compagno di Fognini: Nemmeno sotto tortura mi sarei privato di chi contro gli Usa era stato il migliore in campo nel doppio. Qualcuno ha parlato di una insistenza di Berrettini: follia pura. La verità è che Sonego non scendeva dal lettino per la stanchezza e Musetti era troppo giù per giocare. È stata una scelta obbligata. […] Non riduciamo tutto a una vittoria o a una sconfitta, serve più cultura sportiva”.

Su questo, capitan Volandri, ha ragione. L’Italia in Coppa Davis non raggiungeva una semifinale dal 2014; nel tie contro gli Stati Uniti, da sfavoriti, un Lorenzo Sonego eroico ha regalato il primo fondamentale punto, con i Chicchi a mettere il sigillo finale. In fondo, ci siamo arresi al doppio decisivo contro i futuri campioni con una squadra decimata dagli infortuni. Si può guardare al futuro con sereno ottimismo. Capitan Volandri è già al lavoro per il 2023. Salteremo la fase eliminatoria di febbraio per vederci direttamente alla fase a gironi di settembre, a Bologna (sede confermata) grazie alla wild card assegnata da Kosmos Tennis e ITF. Una notizia, da un lato positiva perché i nostri potranno riposare subito dopo la fine degli Australian Open – sperando che qualcuno possa arrivare nelle fasi finali del torneo-, dall’altro è un’occasione in meno di stare insieme e fare gruppo” secondo Volandri.

Non sono mancate nemmeno critiche rivolte a Jannik Sinner per non aver accompagnato la squadra in quel di Malaga, nonostante l’infortunio. Volandri difende a spada a tratta l’altoatesino: “Jannik si è messo a disposizione a febbraio nel preliminare nonostante stesse vivendo un periodo molto difficile. […] A Bologna si è unito subito dopo la dolorosa sconfitta con Alcaraz a New York”.

Paolo Bertolucci, uno che di match di Coppa Davis ne ha giocati parecchi e l’ha anche vinta, vede il bicchiere mezzo pieno e guarda con fiducia al prossimo futuro. “Abbiamo un ottimo gruppo. Abbiamo 4 singolaristi di livello e, accanto a Fognini, oltre a Bolelli, anche altre due opzioni di doppio con Berrettini e Sonego. Ce la giochiamo con tutti. Siamo fra le 4 più forti e l’anno prossimo con un pizzico di fortuna e meno infortuni possiamo rivincere la Coppa. Che non dobbiamo chiamare più Davis, però. Questa si vive in un giorno solo, tutta di un fiato, è un’altra cosa dall’altra, quella con 5 partite al meglio di 5 set”.

La Coppa Davis 2022 dell’Italia si conclude con un ottimo terzo posto e tanti spunti tecnici su cui lavorare. Con questo nuovo format, il 33% del punteggio di ogni sfida è affidato al doppio, un settore sul quale il nostro capitano e la Federazione devono investire se l’obiettivo è quello di alzare ancora una volta l’insalatiera.

Lascia un po’ perplessi l’idea di Volandri: “Nel futuro si potrebbe pensare anche a un duo Sinner-Berrettini quando c’è a disposizione anche la coppia piemontese Sonego-Vavassori, ma il capitano assicura che “stiamo lavorando anche sul ricambio, sul circuito prendiamo wild card anche in doppio per far fare esperienza ai più giovani. Questo percorso alla rincorsa della Davis è un progetto a lungo termine, abbiamo appena cominciato”. Con Sinner, Berrettini, Musetti e Sonego come singolaristi e le coppie Bolelli-Fognini e Vavassori-Sonego, il tennis italiano sorride. E nei prossimi anni speriamo di sorridere sollevando la Coppa Davis.

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