Vesnina, in conferenza Roger le ruba il trofeo! "Il nastro? Da infarto"

Interviste

Vesnina, in conferenza Roger le ruba il trofeo! “Il nastro? Da infarto”

Indian Wells, finale: [14] E. Vesnina b. [8] S. Kuznetsova 6-7 7-5 6-4. L’intervista del dopo partita a Elena Vesnina

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Congratulazioni. Puoi per un attimo metterti il cappello da psicologo dello sport e dirci come hai fatto mentalmente a cambiare nel secondo set l’andamento dell’incontro
Tranne che nel primo set sono stata sotto tutto l’incontro. Nel primo ho avuto due volte il vantaggio del break ed un set point. Non ho sfruttato le mie opportunità in tali occasioni ed ecco che lei incassa il primo set ed è 4-1 nel secondo. Cercavo di lottare per restare il più a lungo possibile sul campo e non dargliela vinta facilmente. Mi dicevo “sei sotto 4-1. Non hai nulla da perdere. Combatti in ogni gioco, cerca di vincere ogni punto. Di meritarti ogni punto, perché lei non ti concederà niente”. Quando ero sotto 4-2 al terzo avevo quella sensazione, capite, quando hai così tante chance e non le sfrutti, quindi il tuo avversario ne avrà una e la sfrutterà. Questo è ciò che oggi è successo tra me e Svetlana. Era 4-1 nel secondo e 4-2 nel terzo. Ha avuto così tanti break point sul mio servizio. Era 30-0 avanti sulla sua battuta in un paio di circostanze. Ma io continuavo a recuperare a restare attaccata a non concedere nulla in quei momenti. Non pensavo alla fine dell’incontro ma a come rientrare in partita. E quando le ho strappato il servizio sul 4 pari e sono andata alla battuta avevo in mente questo. Ovvero che non l’avrei persa. Che non avrei mai perso quel game. Non so come ho fatto ad andare a servire il punto del match, del torneo ed a non essere troppo nervosa. Capite, in quel game ero calmissima. Non pensavo che se avessi perso il gioco mi sarei ritrovata 5 pari. Non ho avuto il timore di perdere per tutto l’incontro. Pensavo solo a giocare. Penso che Svetlana alla fine della partita avesse paura di perdere e questo abbia fatto la differenza.

Il tuo servizio è stato molto buono in tutto il torneo ma non oggi, a dire poco. Quale è il tuo atteggiamento quando devi tirarti fuori dai guai contando solo sulla seconda di servizio? Cosa fai?
Svetlana oggi rispondeva benissimo. Mi metteva quindi molta pressione addosso. A volte usava il topspin molto alto e profondo. A volte la risposta veloce e piatta. Faceva sì che io non sapessi mai dove servirle nei momenti chiave del match. Per questo ho fatto un paio di doppi falli su palle break a suo favore. Ho iniziato a servire più all’esterno a partire nella metà del secondo set ed alla fine dell’incontro quando mi sentivo maggiormente di farlo e ci provavo con più insistenza. Cercavo il servizio violento, piatto. Anche se lo sbagliavo, continuavo a provarlo. Svetlana è una tale combattente. Gioca sempre al meglio le finali ed ha un buon record contro le giocatrici russe. Me lo ha detto qualcuno prima del match! È anche una giocatrice intelligente. Ti fa fare la figura dell’allocca talvolta sul campo, usando la rotazione slice. Corre su e giù e tira diritti vincenti incredibili ad uscire. Poi ti cambia il servizio. Varia molto direzione e velocità. Serve in slice, topspin, piatto, facendoti muovere e cambiando continuamente. Per questo è stato un match molto fisico, oltre a tutto il resto. Alla fine ad essere sincera ero stanca, ma cercavo di non pensarci. Pensavo: “Forse è l’unica possibilità della tua vita e pensi di essere stanca? Scordatelo e pensa solo a combattere ed a niente altro. Gioca e basta”.

Durante la conferenza stampa momento di grande ilarità. Un addetto si avvicina all’intervistata, al cui fianco campeggia sul tavolo il trofeo appena conquistato e… se lo porta via! Nel frattempo infatti Federer ha battuto Wawrinka e ce n’è bisogno per la premiazione: “Ne abbiamo soltanto uno. Te lo riporto presto, ti faccio le mie scuse!”. Simpaticissima Elena, che allunga le mani verso il trofeo che si allontana e dice “Non portarmelo via!”.  Dal fondo della sala gli dicono “tranquilla, più tardi avrai il tuo”, e lei con gestione perfetta dei tempi comici “datelo pure a Roger, per me è ok”. Ecco il video del siparietto: da antologia le diverse espressioni di Vesnina.

 

Qual è stata la tua reazione a quella deviazione del nastro alla fine del primo set?
È stato un momento da infarto quello per me. Pensavo che avevo lottato nel set per più di un’ora e adesso tutto finiva così! Ne ho parlato anche con mia mamma dopo la partita e lei mi ha detto che mi ha vista giù all’inizio del secondo set a causa di quella deviazione, del set point perduto. È vero. Avevo perso l’attimo, la grinta che avevo in ogni gioco. Stavo giocando in maniera solida e di non fare errori gratuiti. Sapevo già prima del match che ne avrei fatti più di Svetlana, perché lei è grande in difesa. Ho visto i punti più importanti del suo incontro con Karolina Pliskova. Rimandava tutto di là e con me è successa la stessa cosa. Mi faceva sempre fare un colpo in più con una palla più alta, più bassa. Dopo il primo set ho iniziato a sbagliare di più già dopo i primi due colpi ed a non fare scambi lunghi. Quando mi sono ritrovata sotto 1-4 mi sono detta che dovevo smettere di fare così tanti errori gratuiti. Dovevo tenere il centro del campo più a lungo. Sinceramente in quei frangenti non pensavo di riuscire a vincere. Volevo solo restare in campo più a lungo e combattere. Non volevo mollare così facilmente.

Può apparire come un miracolo, ma in realtà c’è dietro tanto lavoro per fare ciò che hai fatto oggi. Più di natura fisica o mentale?
Negli ultimi due anni entrambe le cose. Molti hanno detto che il mio matrimonio mi ha cambiata. Forse sarebbe meglio chiedere a mio marito se io sia o meno cambiata dopo il matrimonio! Forse ho iniziato a grugnire…No, non sono cambiata. Negli ultimi due anni non ho cambiato niente nella mia squadra. Mio padre è sempre al mio fianco. Lavoro con Andrei Chesnokov ed ho sempre con me il fisioterapista. Il personal trainer è in Russia. Mi dicono sempre che ho grandi qualità e che sono una persona positiva. Che non mi abbatto mai e che combatto sino all’ultimo. Sono così sin da ragazzina, ma devi esserlo costantemente per tutto il torneo partita dopo partita. Questa era la cosa più difficile per me; potevo fare un paio di partite strepitose e poi delle sconfitte demoralizzanti. Ecco perché le prime 10 giocatrici sono a questo livello: perché giocano sempre così incontro dopo incontro. Anche quando giocano male, vincono. Questa è la differenza tra loro e le altre. In queste due settimane ho giocato alla grande, secondo me. Ma anche nei momenti difficili, ho continuato a vincere. Riuscivo a cambiare la situazione. Come oggi in cui non stavo giocando il miglior tennis della mia vita nel primo set e continuavo a combattere. Ed ecco come è andata a finire.

Credi che questa sia una vittoria che possa mandare un messaggio agli spogliatoi? Le giocatrici di classifica inferiore meritano attenzione e non solo le migliori?
Sì. Le giocatrici di classifica inferiore hanno bisogno di credere di poter battere queste grandi giocatrici. Non è facile batterne tante nello stesso torneo, sapete. Però penso che questo messaggio arriverà negli spogliatoi.

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Coppa Davis

Coppa Davis, Medvedev: “Tutti vogliono che ci comportiamo come Federer e Nadal, ma io non sono così”

“Roger e Rafa sono i giocatori più corretti di sempre, mentre io sono meno in controllo delle mie emozioni”, ha risposto il N.2 ATP ad una domanda del direttore Scanagatta

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credits: Mateo Villalba/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

Daniil Medvedev ha fatto parlare di sé molto più per la sua esultanza al termine della semifinale di Coppa Davis contro Jan-Lennard Struff che per la vittoria stessa. Chiuso il tie, infatti, il vincitore dello US Open ha fatto segno al pubblico di calmarsi; gli spettatori non l’hanno presa bene, portandolo a calpestare polemicamente il cemento della Madrid Arena e a rincarare la dose nell’intervista post-partita.

LA GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CAMPO E IL PARAGONE CON FEDERER E NADAL

Arrivato in conferenza stampa, Daniil ha spiegato il significato della sua esultanza: “Mi piace festeggiare la vittoria facendo qualcosa di divertente. Nella nostra squadra abbiamo un coach spagnolo che dice di essere russo anche se non conosce molte parole nella nostra lingua [si riferisce a José Clavet, coach di Karen Khachanov, ndr]. Una delle poche cose che sa dire in russo è ‘calma’, quindi quando giochiamo a carte o a tennis e qualcuno vince gli piace dire ‘calma, calma’ facendo anche il gesto. Quando Cristiano [Ronaldo] giocava a Madrid, faceva spesso il gesto della calma per esultare, ed è per questo che ho deciso di farlo anch’io, pensavo fosse divertente. Forse è stata una scelta sbagliata, come può succedere, ma una volta fatta non potevo rimangiarmela. Comunque è sempre meglio avere i tifosi dalla tua parte, altrimenti oltre all’avversario devi battere anche loro“.

Ricordando gli episodi di Wimbledon 2018 (quando lanciò delle monetine all’arbitro) e dello US Open 2019 (quando strappò l’asciugamano ad un ball boy e mostrò il dito medio al pubblico), il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta gli ha allora chiesto se quella di provocare il pubblico sia una scelta consapevole, suscitando una risposta molto lunga ed articolata in puro stile Medvedev, uno dei giocatori più riflessivi del circuito… almeno fuori dal campo, stando alle sue parole: “Non è qualcosa che faccio di proposito. Tutto quello che faccio, soprattutto in campo, è un puro frutto delle mie emozioni, nella vita di tutti i giorni sono più calmo. Quando voi giornalisti mi fate una domanda ho il tempo di pensare ad una risposta, ma in campo non è così, c’è tanta adrenalina che mi scorre in corpo perché odio perdere, quindi ho meno tempo e sono anche meno in controllo delle mie azioni, non riesco a fermarmi e pensare. Affidarsi alle emozioni a volte è un bene, altre un male”.

 

Di sicuro il tennis contemporaneo è poco uso a comportamenti di questo tipo (giusti o sbagliati che siano), e secondo Daniil c’è una spiegazione molto precisa: “Alcuni dicono che al tennis servano personaggi autentici, e quando uso questo aggettivo non intendo forti, deboli, buoni o cattivi, ma solo autentici. Tutto quello che faccio in campo rispecchia le mie sensazioni del momento, quindi è autentico – alle persone dovrebbe piacere! […] Per la mia generazione è difficile essere così emotivi in campo, perché siamo stati preceduti da Roger e Rafa, che sono probabilmente i giocatori più corretti nella storia del nostro sport e hanno vinto così tanti titoli. Quindi quando qualcuno si comporta in modo diverso le persone tendono a non apprezzarlo e a dire, ‘perché non sei come Roger e Rafa?’ Indovinate un po’, siamo tutti diversi. Credo che giocatori con un carattere diverso saranno apprezzati di più quando ci saranno nuovi appassionati che non hanno visto giocare né Roger né Rafa“.

Detto questo, Medvedev non vuole usare l’emotività per giustificarsi: “Comunque sarò onesto, non provoco il pubblico di proposito, ma quando stai giocando una partita sei solo davanti a 20.000 persone che a volte tifano per te, a volte tifano contro. Se faccio qualcosa che li provoca non è per farli arrabbiare, è perché in quel momento mi sento così; non ci vedo niente di male, anche se di alcuni episodi mi pento, come quello di Wimbledon. Anche quello fu frutto delle mie emozioni, ma non fu una bella cosa e me ne rammarico; comunque è così che si impara, attraverso gli errori“.

IL SOGNO COPPA DAVIS

Tornando al tennis giocato, il tie odierno è stato vinto agevolmente dalla RTF, ma secondo Medvedev non ci si può fermare all’apparente squilibrio dei punteggi, soprattutto in questa competizione: “Non è mai facile in Coppa Davis. Certo, se guardate i punteggi di oggi sembra che lo sia stato, visto che non abbiamo concesso palle break fino all’ultimo game della mia partita, ma non è così. […] Fino al 4-4 Jan [Struff] ha giocato benissimo, soprattutto con il servizio. Poi ha avuto un game un po’ meno positivo, con più seconde e più errori, e così sono riuscito a breakkarlo – quella è stata la chiave dell’incontro. Prima che si inizi a giocare non puoi mai sapere come andrà, e Jan è uno che mi ha fatto soffrire parecchio ultimamente. Comunque siamo contenti, abbiamo giocato due incontri rapidi, così domani saremo freschi e sicuri di noi stessi“.

Il dato certo è che riportare il trofeo in patria dopo 15 anni è un obiettivo essenziale per la sua carriera: “Per me è molto importante vincere questa competizione, altrimenti non sarei qui. Non è stata una stagione semplice, alcuni giocatori hanno deciso di non giocare la Davis e capisco perfettamente il perché: l’annata è lunga e l’Australia è dietro l’angolo, quindi li capisco e li supporto nella loro scelta. Noi però abbiamo una squadra fantastica, e io amo giocare per il mio Paese e per i miei fan, anche se qui ce ne sono pochi“.

Tecnicamente Medvedev non sta giocando per la Russia in questa competizione, ma bensì per la RTF, la squadra della federazione (bandiera e inno russi non possono essere utilizzati in virtù di una sentenza del CAS legata al doping di Stato). La cosa tuttavia non sembra pesargli più di tanto: “So che Paese sto rappresentando, e conosco il mio inno. Non è bello non avere l’opportunità di ascoltarlo o di utilizzare la nostra bandiera, ma allo stesso tempo la competizione è sempre la Coppa Davis, e noi stiamo sempre giocando per il nostro Paese. Anche vincendo saremo delusi per via di questi piccoli dettagli, ma allo stesso tempo una vittoria è una vittoria, questi divieti non hanno alcun impatto sulle mie prestazioni“.

Domani la squadra della federazione russa affronterà la Croazia, che ha sconfitto la Serbia per 2-1. Qualora fosse stata quest’ultima a prevalere, l’ultimo singolare della stagione avrebbe visto protagonisti i due migliori giocatori al mondo, vale a dire Medvedev e Novak Djokovic. Daniil però ha voluto sottolineare che la portata storica della finale prescinde dal nome del suo avversario: “Affrontare Novak è sempre speciale, ma questa è una competizione a squadre e, anche se lui ha vinto il suo singolare, la Serbia ha perso – è il bello della Davis. Gojo ha fatto un lavoro fantastico, e nel momento in cui lui ha vinto il primo singolare ho pensato subito che sarebbe stata dura per la Serbia, visto che la Croazia ha il miglior doppio al mondo. Comunque mi sto preparando per affrontare Cilic, come in ogni altro torneo; affrontare Novak sarebbe stato speciale ma domani sarà uno spettacolo a prescindere“.

Ha infine ricordato quante cose siano cambiate per l’attuale generazione russa: “Mi ricordo che quattro anni fa mi stavo allenando a Cincinnati, ero fra la 30 e la 50 del domando, e un giocatore mi chiese, ‘quanti anni hai? Quanti ne hanno Karen e Andrey?’ Gli risposi e lui disse al suo coach, ‘quante Davis pensi che vinceranno questi ragazzi?’ In realtà però non è stato semplice arrivare al World Group, abbiamo perso diversi tie, per esempio con l’Ungheria e con l’Austria. Due anni fa abbiamo sfiorato la finale, anche se io non c’ero, mentre quest’anno abbiamo vinto l’ATP Cup. Sono felice che la nostra generazione stia facendo così bene, visto che giocavamo insieme già ai tempi della Davis juniores. Domani abbiamo una chance di alzare il trofeo, ed è una cosa fantastica“.

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Novak Djokovic sul pezzo: “Giocare per la Serbia è sempre magico”. E sostiene la WTA sul caso Peng

Il numero uno crede nella chance dei suoi, per bissare il trionfo di undici anni fa: “In Davis è sempre tutto aperto”

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Novak Djokovic - Coppa Davis 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Un Novak Djokovc raggiante e sereno quello che si presenta davanti ai giornalisti dopo il successo in doppio sul Kazakistan, utile a garantire alla Serbia un posto nella semifinale di venerdì contro la Croazia. Felice, perché giocare per la nazionale lo rigenera, ne smussa gli spigoli più polemici. Stare nel gruppo lo fa stare bene. Certo le vittorie aiutano ad allargare il sorriso, ma la giornata in ufficio del numero uno al mondo è stata impegnativa. Dopo la pazzesca sconfitta incassata dal giovane adepto Kecmanovic nel primo incontro con Kukushkin, Nole ha dovuto fare gli straordinari in una serata dall’alto coefficiente emozionale: prima ha battuto Bublik in scioltezza; poi ha trascinato Nikola Cacic al punto della qualificazione, alla fine di un match complesso contro la rodata coppia kazaka conclusosi non molto prima della mezzanotte. La corsa verso il bis del trionfo Davis del 2010 può proseguire, almeno fino a venerdì.

È stata una sfida dura, molto intensa. Miomir ha perso la prima partita ma è stato davvero vicino a vincere, ha avuto molti match point. Un debutto duro per lui, ma sono sicuro che saprà trarre molte cose positive da questa esperienza. Del resto Kukushkin non è facile da affrontare in questa competizione, il suo storico parla per lui; è un tennista di qualità e ama giocare per il Kazakistan. Per quanto mi riguarda sono felice di come ho affrontato la partita con Bublik, ho fatto tutto quello che avevo in mente. Non lo avevo mai affrontato ed è pericoloso, ha servito davvero bene per tutto l’incontro. Per me non è stato facile, le emozioni vissute durante la partita di Miomir erano ancora vivide nella mia testa, ma sono stato molto solido. Il doppio, specialmente in Davis e alla fine di una lunga giornata, può sempre finire in qualsiasi modo. Nedovyesov e Golubev hanno giocato insieme molte più volte di quanto non lo avessimo fatto io e Cacic; inoltre io e Nikola avevamo perso gli ultimi tre incontri in volata, e sono cose che rimangono in testa, ma siamo stati bravi a reagire dopo un brutto secondo set. Un bel sospiro di sollievo e una grande spinta per la prossima sfida“.

Il prossimo ostacolo si chiama Croazia, un avversario che non può mai essere assimilato agli altri, a prescindere da questioni strettamente inerenti al campo. “Sarà un tie delicato – ha continuato Nole – perché sono forti e perché sono i nostri vicini di casa. La gente sente molto questa rivalità, così come noi giocatori. Li conosco bene, e prima di ogni altra questione c’è un grande rispetto tra di noi. Ho giocato contro Cilic tantissime volte, è un grande giocatore e un amico, non sarà assolutamente un match scontato contro di lui. Poi c’è Borna Gojo, un ragazzo che forse in troppi abbiamo sottovalutato. È giovane, ha un gran servizio e si trova a meraviglia in questa competizione. Ha battuto Sonego in Italia, una vittoria che mi ha impressionato e credo dica molto del suo livello e del suo spirito. Sul loro doppio poco da dire: Mektic e Pavic formano la coppia più forte del mondo, fin qui hanno vinto ogni incontro in modo piuttosto comodo e se il doppio dovrà essere decisivo sarà complicato batterli, ma la Davis è la Davis“.

 

Oltre all’insalatiera, ci sono altre questioni che scuotono l’attualità della pallina, di questi tempi. Trasloco della Davis ad Abu Dhabi a parte, è la brutta faccenda riguardante il caso di Shuai Peng – l’ex numero uno del doppio WTA scomparsa da qualche settimana dopo un post di accusa all’ex vice-Premier del governo cinese – a tenere tristemente banco. La notizia del giorno è la decisione dell’associazione tenniste di non disputare alcun torneo in Cina e a Hong Kong fintanto che sulla questione non sarà fatta opportuna chiarezza, e il nostro direttore Ubaldo Scanagatta ha chiesto a Nole un parere in merito alla netta presa di posizione del governo della racchetta femminile. “Non sapevo della decisione – ha detto Djokovic -, me la state comunicando voi in questo momento, ma credo che ogni organizzazione coinvolta nel governo del nostro sport, sia essa l’ATP, La PTPA, la WTA o l’ITF poco importa, debba collaborare per provare a risolvere una situazione molto poco chiara“.

Qui non si tratta di una partita di tennis – ha proseguito -, di una vittoria o di una sconfitta, ma della vita di una giocatrice. Fino a quando non saremo certi che Peng sta bene dovremo continuare a combattere e a tenere le antenne bene alzate, tutti insieme. Le ultime notizie su di lei non mi rassicurano, sono preoccupato. La decisione della WTA è quella giusta, la sostengo e farò il possibile per dare il mio contributo“.

Nel frattempo lo show dovrà andare avanti, il gran finale di stagione essendo alle porte. Per Nole c’è una Davis da conquistare, sarebbe la seconda della carriera e un alloro non da poco da appuntare a un petto ricchissimo di riconoscimenti, anche se le forze, sul finire di stagione, sono quelle che sono. “Ma quando si gioca la Davis il serbatoio si riempie da sé. L’ho detto più volte negli ultimi anni: le priorità adesso per me sono i Major e le gare a squadre. Giocare per la nazionale mi motiva tantissimo, finché starò bene darò il mio contributo per onorare questa competizione storica e l’ATP Cup. Abbiamo un team giovane, qualcuno dovrà essere pronto a prendere il testimone quando non ci sarò più, ma intanto ci sono e sono ispirato. Fare parte della nazionale Serbia mi rende orgoglioso, e finché sarò in grado di contribuire in modo positivo state certi che lo farò“.

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Coppa Davis, Volandri: “Primo mattoncino per il futuro”. Sinner: “Giocare per la nazione è totalmente diverso”

I protagonisti azzurri commentano l’uscita di scena contro la Croazia. Fognini: “Fatico a stare lontano da casa”

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Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Difficile per l’Italia del tennis digerire una sconfitta arrivata in casa nel doppio decisivo, tuttavia come si è visto in campo la superiorità della Croazia nell’ultimo match è stata evidente e dunque il capitano Filippo Volandri in conferenza stampa ha giustamente elogiato la sua squadra: “Sono molto orgoglioso dei miei ragazzi, abbiamo cercato di vincere, questa settimana è stata fantastica ma abbiamo dovuto gestire varie emergenze con gli infortuni di Simone [Bolelli] e Matteo [Berrettini]. Parlando poi in proposito dell’ultimo match ha aggiunto: “Tutte le squadre contro cui abbiamo giocato avevano un doppio pazzesco. I colombiani e gli americani erano fortissimi. I croati sono i migliori al mondo”. E il PalaAlpitour deve portare bene alla nazione balcanica, che a Torino, nel 2016, con la sua squadra di basket aveva estromesso l’Italia dall’Olimpiade di Rio de Janeiro vincendo all’overtime (84-78) lo spareggio decisivo.

La vera delusione per il risultato di ieri sta nel match che ha aperto la giornata durante il quale si è consumata una vera e propria sorpresa quando il n. 276 Gojo ha battuto in tre set il nostro numero 2. Lorenzo [Sonego] sapeva che dal suo lato il punto era necessario e ha sentito più tensione del solito, nel terzo set ha sentito troppo il dovere di vincere la partita. Questo succede in coppa Davis, la sua miglior partita è stata contro Opelka, che era la partita più difficile. Oggi ha dovuto combattere con tante emozioni, ha avuto una bella reazione nel secondo set, ma è andata così“.

In questa fase finale della Davis Cup c’è stato anche l’esordio nella competizione di Jannik Sinner il quale ha risposto alla chiamata con tre vittorie in singolare e due sconfitte in doppio al fianco di Fognini. È molto diverso da un torneo normale, tutti hanno dato il 100%. Spero di essere cresciuto in queste partite” ha commentato l’altoatesino. Ormai abbiamo imparato a conoscerlo e sappiamo quanta importanza metta nel processo di apprendimento come ha ribadito nuovamente. “Ho imparato tante cose già nelle Finals; giocare qua è totalmente diverso perché giochi per tutto il team e non per te stesso. C’è più responsabilità perché giochi per la nazione, ovviamente il doppio lo devo ancora imparare, credo che Fabio abbia tanta esperienza e mi ha insegnato tanto, anche con Bolelli. Mi ha fatto piacere stare in questo gruppo, non è facile fare il Capitano, anche per lui era la prima volta, ma ci ha lasciato abbastanza liberi”.

Volandri è poi tornato a parlare concentrandosi sul futuro e scacciando via pensieri di rammarico per il risultato. “Abbiamo messo un primo mattoncino per qualcosa di più importante in futuro. Sul doppio siamo stati sfortunati perché Bolelli è il numero 9 del mondo in doppio e Matteo avrebbe potuto dare un grosso aiuto anche lì ma non abbiamo potuto averli a disposizione”. Su un possibile trasferimento delle fasi finali della Coppa Davis per la prossima stagione invece: “Su Abu Dhabi non saprei, a me piace giocare la Davis in casa o comunque nelle sedi delle squadre che la giocano. La proposta di Nole di giocare in sei location differenti è molto interessante”.

 

Infine ha parlato anche il 34enne Fabio Fognini che ieri sera ha disputato il suo 67esimo incontro con la maglia azzurra. “Faccio sempre più fatica a stare lontano da casa per periodi prolungati. Penso che giocherò tornei ravvicinati. Futuro in nazionale? C’è un ricambio in atto, dovrò meritarmi la convocazione, ci sono tanti giovani molto forti”. In precedenza aveva anche voluto ricordare il Professor Parra e il grande apporto che ha dato a tutto il team: Sono molto triste per la scomparsa di Parra, abbiamo passato bei momenti insieme”.

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