Vesnina, in conferenza Roger le ruba il trofeo! "Il nastro? Da infarto"

Interviste

Vesnina, in conferenza Roger le ruba il trofeo! “Il nastro? Da infarto”

Indian Wells, finale: [14] E. Vesnina b. [8] S. Kuznetsova 6-7 7-5 6-4. L’intervista del dopo partita a Elena Vesnina

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Congratulazioni. Puoi per un attimo metterti il cappello da psicologo dello sport e dirci come hai fatto mentalmente a cambiare nel secondo set l’andamento dell’incontro
Tranne che nel primo set sono stata sotto tutto l’incontro. Nel primo ho avuto due volte il vantaggio del break ed un set point. Non ho sfruttato le mie opportunità in tali occasioni ed ecco che lei incassa il primo set ed è 4-1 nel secondo. Cercavo di lottare per restare il più a lungo possibile sul campo e non dargliela vinta facilmente. Mi dicevo “sei sotto 4-1. Non hai nulla da perdere. Combatti in ogni gioco, cerca di vincere ogni punto. Di meritarti ogni punto, perché lei non ti concederà niente”. Quando ero sotto 4-2 al terzo avevo quella sensazione, capite, quando hai così tante chance e non le sfrutti, quindi il tuo avversario ne avrà una e la sfrutterà. Questo è ciò che oggi è successo tra me e Svetlana. Era 4-1 nel secondo e 4-2 nel terzo. Ha avuto così tanti break point sul mio servizio. Era 30-0 avanti sulla sua battuta in un paio di circostanze. Ma io continuavo a recuperare a restare attaccata a non concedere nulla in quei momenti. Non pensavo alla fine dell’incontro ma a come rientrare in partita. E quando le ho strappato il servizio sul 4 pari e sono andata alla battuta avevo in mente questo. Ovvero che non l’avrei persa. Che non avrei mai perso quel game. Non so come ho fatto ad andare a servire il punto del match, del torneo ed a non essere troppo nervosa. Capite, in quel game ero calmissima. Non pensavo che se avessi perso il gioco mi sarei ritrovata 5 pari. Non ho avuto il timore di perdere per tutto l’incontro. Pensavo solo a giocare. Penso che Svetlana alla fine della partita avesse paura di perdere e questo abbia fatto la differenza.

Il tuo servizio è stato molto buono in tutto il torneo ma non oggi, a dire poco. Quale è il tuo atteggiamento quando devi tirarti fuori dai guai contando solo sulla seconda di servizio? Cosa fai?
Svetlana oggi rispondeva benissimo. Mi metteva quindi molta pressione addosso. A volte usava il topspin molto alto e profondo. A volte la risposta veloce e piatta. Faceva sì che io non sapessi mai dove servirle nei momenti chiave del match. Per questo ho fatto un paio di doppi falli su palle break a suo favore. Ho iniziato a servire più all’esterno a partire nella metà del secondo set ed alla fine dell’incontro quando mi sentivo maggiormente di farlo e ci provavo con più insistenza. Cercavo il servizio violento, piatto. Anche se lo sbagliavo, continuavo a provarlo. Svetlana è una tale combattente. Gioca sempre al meglio le finali ed ha un buon record contro le giocatrici russe. Me lo ha detto qualcuno prima del match! È anche una giocatrice intelligente. Ti fa fare la figura dell’allocca talvolta sul campo, usando la rotazione slice. Corre su e giù e tira diritti vincenti incredibili ad uscire. Poi ti cambia il servizio. Varia molto direzione e velocità. Serve in slice, topspin, piatto, facendoti muovere e cambiando continuamente. Per questo è stato un match molto fisico, oltre a tutto il resto. Alla fine ad essere sincera ero stanca, ma cercavo di non pensarci. Pensavo: “Forse è l’unica possibilità della tua vita e pensi di essere stanca? Scordatelo e pensa solo a combattere ed a niente altro. Gioca e basta”.

Durante la conferenza stampa momento di grande ilarità. Un addetto si avvicina all’intervistata, al cui fianco campeggia sul tavolo il trofeo appena conquistato e… se lo porta via! Nel frattempo infatti Federer ha battuto Wawrinka e ce n’è bisogno per la premiazione: “Ne abbiamo soltanto uno. Te lo riporto presto, ti faccio le mie scuse!”. Simpaticissima Elena, che allunga le mani verso il trofeo che si allontana e dice “Non portarmelo via!”.  Dal fondo della sala gli dicono “tranquilla, più tardi avrai il tuo”, e lei con gestione perfetta dei tempi comici “datelo pure a Roger, per me è ok”. Ecco il video del siparietto: da antologia le diverse espressioni di Vesnina.

 

Qual è stata la tua reazione a quella deviazione del nastro alla fine del primo set?
È stato un momento da infarto quello per me. Pensavo che avevo lottato nel set per più di un’ora e adesso tutto finiva così! Ne ho parlato anche con mia mamma dopo la partita e lei mi ha detto che mi ha vista giù all’inizio del secondo set a causa di quella deviazione, del set point perduto. È vero. Avevo perso l’attimo, la grinta che avevo in ogni gioco. Stavo giocando in maniera solida e di non fare errori gratuiti. Sapevo già prima del match che ne avrei fatti più di Svetlana, perché lei è grande in difesa. Ho visto i punti più importanti del suo incontro con Karolina Pliskova. Rimandava tutto di là e con me è successa la stessa cosa. Mi faceva sempre fare un colpo in più con una palla più alta, più bassa. Dopo il primo set ho iniziato a sbagliare di più già dopo i primi due colpi ed a non fare scambi lunghi. Quando mi sono ritrovata sotto 1-4 mi sono detta che dovevo smettere di fare così tanti errori gratuiti. Dovevo tenere il centro del campo più a lungo. Sinceramente in quei frangenti non pensavo di riuscire a vincere. Volevo solo restare in campo più a lungo e combattere. Non volevo mollare così facilmente.

Può apparire come un miracolo, ma in realtà c’è dietro tanto lavoro per fare ciò che hai fatto oggi. Più di natura fisica o mentale?
Negli ultimi due anni entrambe le cose. Molti hanno detto che il mio matrimonio mi ha cambiata. Forse sarebbe meglio chiedere a mio marito se io sia o meno cambiata dopo il matrimonio! Forse ho iniziato a grugnire…No, non sono cambiata. Negli ultimi due anni non ho cambiato niente nella mia squadra. Mio padre è sempre al mio fianco. Lavoro con Andrei Chesnokov ed ho sempre con me il fisioterapista. Il personal trainer è in Russia. Mi dicono sempre che ho grandi qualità e che sono una persona positiva. Che non mi abbatto mai e che combatto sino all’ultimo. Sono così sin da ragazzina, ma devi esserlo costantemente per tutto il torneo partita dopo partita. Questa era la cosa più difficile per me; potevo fare un paio di partite strepitose e poi delle sconfitte demoralizzanti. Ecco perché le prime 10 giocatrici sono a questo livello: perché giocano sempre così incontro dopo incontro. Anche quando giocano male, vincono. Questa è la differenza tra loro e le altre. In queste due settimane ho giocato alla grande, secondo me. Ma anche nei momenti difficili, ho continuato a vincere. Riuscivo a cambiare la situazione. Come oggi in cui non stavo giocando il miglior tennis della mia vita nel primo set e continuavo a combattere. Ed ecco come è andata a finire.

Credi che questa sia una vittoria che possa mandare un messaggio agli spogliatoi? Le giocatrici di classifica inferiore meritano attenzione e non solo le migliori?
Sì. Le giocatrici di classifica inferiore hanno bisogno di credere di poter battere queste grandi giocatrici. Non è facile batterne tante nello stesso torneo, sapete. Però penso che questo messaggio arriverà negli spogliatoi.

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Federer ritrova i prati ad Halle: “Non ci metto mai molto ad abituarmi”

Il torneo tedesco avrà 5 dei primi 10 giocatori del mondo dopo la wild-card a Tsitsipas.
Roger senza incertezze: “Dovrò essere esplosivo in campo

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Mentre il Roland Garros sta per scoprire i nomi dei due finalisti dell’edizione 2021, colui che da quel torneo si è ritirato in vista dell’obiettivo primario della sua stagione ha parlato in occasione della conferenza stampa che anticipa l’ATP 500 di Halle in partenza già lunedì prossimo. Dieci volte campione sull’erba tedesca, l’osservato speciale Roger Federer si è detto molto felice di poter tornare in uno dei suoi torei preferiti, “un luogo familiare con tanti bei ricordi”. Un ritorno che, a differenza di moltissime altre volte, non lo vede ricoprire il ruolo di chiaro favorito. Innanzitutto, ci sono le due operazioni al ginocchio e i pochissimi incontri giocati in questa stagione dopo oltre un anno lontano dalle competizioni: “Spero di entrare bene nel torneo” spiega appunto il Maestro di Basilea. “Se ci riesco, è possibile, ma di certo non posso affacciarmi alla finestra e affermare ‘dipende solo da me’”. Anche per questo motivo, l’eventuale successo sarebbe “una spinta pazzesca per il resto della stagione e fantastico per la fiducia in me stesso”.

Tuttavia, a fianco della condizione su cui potrà effettivamente contare Federer, c’è un campo di partecipazione di altissimo livello. Sono infatti addirittura cinque i top 10 attesi ad Halle la prossima settimana – mai così tanti nella storia della manifestazione, come ha confermato il direttore Ralph Weber. Oltre a Roger, campione uscente, si sono iscritti Daniil Medvedev, Sascha Zverev e Andrey Rublev; a loro si è aggiunto Stefanos Tsitsipas che ha ottenuto una wild card A+ (riservata dagli ATP 500 ai top player). Una richiesta, poco prima di entrare in campo per la sua semifinale parigina contro Zverev, che appare quasi scaramantica. L’unica apparizione di Stefanos ad Halle risale al 2018, quando da n. 35 della classifica si arrese a Denis Kudla negli ottavi.

Tornando a Federer, arrivato giovedì, si è messo subito al lavoro allenandosi con un altro che si è fermato agli ottavi parigini: Kei Nishikori, al quale non è stato sufficiente il ritiro di Laaksonen per offrire una valida resistenza a Sascha dopo i dieci set necessari per superare i primi due turni. “Mi sento sempre bene da subito sull’erba” ha detto il venti volte campione Slam. “Ho automaticamente delle buone sensazioni, non ho bisogno di molto tempo per abituarmi”. A detta di Roger, lo stesso allenatore Ivan Ljubicic è rimasto sorpreso della “pulizia e naturalezza con cui ho cominciato rapidamente a colpire la palla”.

 

Se l’intensità degli allenamenti aumenterà nei prossimi giorni, ntanto si dice “molto soddisfatto di come ho giocato al Roland Garros e di come il mio corpo si è ripreso in seguito. Anche questo mi toglie un po’ di pressione qui ad Halle”. Con un bilancio di 68 vittorie e 7 sconfitte sui prati della Vestfalia a cui è legato da un contratto ‘a vita’, Federer considera Halle “un torneo chiave della mia carriera. Inoltre, mi ha mostrato il modo per avere successo a Wimbledon”. Ma non dimentica di osservare le peculiarità della superficie: “È praticamente tutto possibile sull’erba. Puoi perdere velocemente in due tornei di fila o giocarti il titolo”. Quello che importerà davvero, però, è presto detto: “Devo essere subito esplosivo in campo. Alla fine, si tratta semplicemente di giocare libero”.

Insieme ai citati top 10, completeranno il seeding Roberto Bautista Agut, David Goffin (finalista nel 2019, l’ultima edizione) e Gael Monfils, anch’egli beneficiario di una wild card. Invitati anche i tedeschi Philipp Kohlschreiber, che ha alzato il trofeo dieci anni fa, e Daniel Altmaier.

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Roland Garros, Krejcikova: “Non avrei mai pensato di raggiungere una finale Slam”

Un ringraziamento speciale a Jana Novotna, vincitrice di Wimbledon 1998: “Mi ha insegnato ad isolarmi durante i match, e mi ha sempre aiutata”

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Barbora Krejcikova in conferenza stampa al Roland Garros 2021

Al termine di una semifinale di tre ore e 18 minuti, Barbora Krejcikova stenta ancora a crederci: “Sono cresciuta in una piccola città dove non c’erano allenatori professionisti, quindi onestamente non pensavo che sarei riuscita a giocare ad alti livelli, volevo solo divertirmi, nessuno mi obbligava ad allenarmi. Solo a 16-17 anni, quando giocavo i tornei juniores, ho iniziato a pensare che avrei potuto avere una carriera nel tennis, uno sport che amo davvero tanto. Ma mai avrei pensato di raggiungere una finale Slam, è incredibile”.

Per lei questo risultato è il punto d’arrivo di un percorso innanzitutto umano: “Ho sempre voluto giocare grandi incontri come questo, raggiungere i round decisivi dei grandi tornei contro grandi avversarie, ma ci è voluto tanto tempo. Ora però sono davvero maturata e dopo la pandemia ho un maggiore apprezzamento di tutto ciò che mi circonda. Non so davvero cosa pensare, provo così tante emozioni in questo momento!

LA VITTORIA SU SAKKARI

L’incontro, come detto, è stato agonico, con Sakkari che ha avuto un match point sul 5-3 per poi salvarne quattro prima di arrendersi: “Si è trattato di un match durissimo, Maria è davvero forte, una combattente. Credo che avremmo meritato entrambe la vittoria, e sono molto contenta di essere stata io a spuntarla. Ci sono stati molti alti e bassi, mi sono solo detta di continuare a combattere”.

 

Barbora pensava peraltro di aver chiuso la contesa con qualche scambio di anticipo, quando un colpo di Sakkari è stato inizialmente chiamato fuori dal giudice di linea, ma la Cassazione del chair umpire ha ribaltato la decisione, fenomeno a cui ormai si può assistere solo sulla terra battuta: “Non lo so, non c’è Hawk-Eye sulla terra, quindi è difficile avere certezze. Sul momento pensavo fosse fuori, ma se il giudice di sedia la chiama dentro non c’è molto che tu possa fare, non posso fargli cambiare idea”. Va dato atto alla tennista ceca di essere riuscita a dimenticarsi quello che avrebbe potuto vivere come un torto subìto, chiudendo il match poco dopo: “Il punto è stato rigiocato, quindi ho solo cercato di azzerare tutto e vincere quello successivo, è tutto ciò che posso fare, onestamente non credo che avrei potuto fare di più durante questa partita, anche se avessi perso“.

Al termine del match, Barbora ha voluto ringraziare diverse persone che l’hanno aiutata, su tutte la campionessa di Wimbledon ’98 e sua connazionale Jana Novotna, che le ha impartito una lezione tornata utile durante l’incontro di ieri: “Non penso molto al tifo durante le partite, mi concentro solo sul gioco, sul prossimo punto, sulla direzione del servizio, su dove e come colpire, cose del genere. È proprio Jana che mi insegnato ad isolarmi durante il match, ed è quello che cerco di fare; lei c’è sempre per me, prima e dopo i match“.

Barbora Krejcikova – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

UNA DOPPIETTA STORICA, PAVLYUCHENKOVA PERMETTENDO

Va ricordato che, mentre ha raggiunto la Top 100 in singolare solo lo scorso ottobre, Krejcikova è una delle migliori doppiste al mondo, cinque volte campionessa Slam fra femminile e misto. E anche in questo torneo non si sta smentendo, visto che oggi giocherà la semifinale contro Pera/Linette, sempre accompagnata dalla storica partner Katerina Siniakova. Qualora vincesse entrambi i titoli otterrebbe un risultato storico: l’ultima ad aver fatto la doppietta a Parigi è Mary Pierce nel 2000 (Novotna stessa l’ha peraltro fatta quando ha vinto il sopracitato Major): “Domani [oggi, ndr] ho il doppio, e voglio fare del mio meglio per giocare due finali Slam”.

Il doppio impegno, ancorché dispendioso, le permetterà di non preoccuparsi troppo per l’incontro di sabato; nonostante questo, però, ha comunque speso qualche parola sulla sua prossima avversaria Anastasia Pavlyuchenkova: “Per ora non voglio pensare alla finale di singolare, prima devo giocare il doppio. Anastasia è una ottima giocatrice, molto esperta: è in finale, quindi evidentemente sta giocando bene – oggi non l’ho vista giocare perché mi stavo preparando per il mio match. Penso solo che sarà una sfida divertente, me la godrò perché non mi sarei mai aspettata di arrivarci; cercherò di divertirmi e di lottare fino alla fine“.

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Roland Garros, Pavlyuchenkova: “Una vittoria Slam è sempre stata in cima ai miei pensieri”

Raggiunta la prima finale allo Slam N.52, superando i record di Vinci e Schiavone: “Sono felice che il mio nome venga associato al loro”

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Anastasia Pavlyuchenkova in conferenza stampa al Roland Garros 2021

Anastasia Pavlyuchenkova ha sempre pensato di poter raggiungere la sua prima finale Slam, e con la vittoria di ieri su Tamara Zidansek ci è riuscita. Al termine del match, però, non ha lasciato trasparire grandi emozioni, e in conferenza stampa ne ha spiegato il motivo: “Perché è così che mi sono sentita in quel momento. Non sono il tipo che festeggia solo perché bisogna farlo. Comunque sono estremamente felice, il fatto che da fuori non si veda non è importante”.

Di tutti gli incontri che ha disputato fin qui, quello con Zidansek era forse quello che “doveva” vincere, dopo aver eliminato Sabalenka, Azarenka e Rybakina, e può darsi che la pressione le abbia impedito di rilassarsi come avrebbe voluto: “Probabilmente è stato un po’ più difficile, perché avendo una classifica più alta ero favorita, però era la prima semifinale Slam per entrambe. Di sicuro il match si è giocato molto anche a livello mentale, io avevo la mia strategia e sapevo cosa dovevo fare – la cosa più importante è stata la disciplina. In realtà non mi sentivo benissimo, c’era un po’ di negatività perché mi aspettavo di giocare meglio; alla fine però l’importante è la vittoria, quindi ho cercato di essere presente su ogni punto e di fare ciò che dovevo”.

LA FINALE DI DOMANI

Quando si è svolta la conferenza stampa Anastasia non conosceva ancora il nome della sua avversaria di sabato (Barbora Krejcikova), ma in termini di preparazione cambia poco: “Cercherò di prendermela con calma. Un po’ di allenamento, la solita routine: entro venerdì preparerò la finale. Ora però cercherò di passare un po’ di tempo con il mio team e i miei amici per recuperare”.

 

Pavlyuchenkova e Krejcikova sono peraltro andate molto vicine ad affrontarsi già oggi nella semifinale di doppio, visto che la russa (in coppia con Rybakina, da lei battuta mercoledì) ha perso ai quarti con Linette/Pera, che quindi affronteranno Krejcikova/Siniakova. Per Pavlyuchenkova, però, questa eliminazione potrebbe finire per essere una buona cosa, nonostante il cameratismo: Domani non ho il doppio perché abbiamo perso ai quarti, e questa può essere sia una sfortuna che una fortuna, perché da un lato mi prendeva molte energie, ma dall’altro mi piacciono le routine che abbiamo con Elena, ci allenavamo sempre insieme, era divertente”.

Anastasia Pavlyuchenkova – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

LA LUNGA ATTESA

Negli scorsi giorni la narrativa che ha circondato Pavlyuchenkova ha riguardato principalmente lo scollamento fra la sua grande carriera juniores (tre titoli Slam fra il 2006 e il 2007) e un percorso da professionista costellato di alti e bassi, con sei quarti Slam raggiunti ma mai superati. A dispetto del suo desiderio di rimanere focalizzata sui suoi obiettivi, non poteva non essere conscia di queste aspettative: “Avevo molti dubbi, perché nonostante riuscissi a battere delle giocatrici importanti finivo per perdere ai quarti, ho avuto tanti alti e bassi. Però sento di poter battere le più forti, anche se la continuità mancava. Forse non sono stata in grado di gestire le aspettative, e per questo non riuscivo a venire a capo del puzzle“.

Infatti, lei stessa riconosce che si sarebbe aspettata di raggiungere questo traguardo un po’ prima: “Una versione quattordicenne di me stessa mi direbbe: ‘perché ci hai messo tanto?’ In questo momento è difficile parlarne, è stato un lungo percorso; diciamo che ognuno ha i suoi tempi. Alla fine le ci sono voluti 52 Slam per raggiungere la sua prima finale; durante la conferenza le è stato detto che questo è un record per il tennis femminile, superando Roberta Vinci (44) e Francesca Schiavone (39), campionesse che ora è contenta di raggiungere: “Buono a sapersi, onestamente non sono molto informata e quindi non lo sapevo, ma sono contenta che il mio nome venga associato a quello di grandi giocatrici come loro. Ora però voglio di più: sono felice ma allo stesso tempo concentrata sul fare ancora meglio – o almeno, questo è quello che voglio fare“.

La tds N.31 non si è comunque mai arresa, e quest’anno ha aggiunto un elemento importante alla sua preparazione: “Non mi aspettavo di raggiungere la finale, ho solo cercato di lavorare duro e di fare il possibile. Mi sono detta, ‘quest’anno cercherò di fare tutto il necessario per crescere’. Ho iniziato a lavorare con uno psicologo dello sport, e non me ne sono pentita“. Alla fine, però, quanto ci sia voluto non importa, e adesso il coronamento di una carriera è più vicino che mai: “Vincere uno Slam è qualcosa a cui pensi sempre, è l’obiettivo che ogni tennista ha in mente, è per questo che giochiamo. Personalmente ci pensavo tutto il tempo già da junior, o anche da prima. Questo obiettivo è sempre stato nella mia mente“.

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